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Nel complesso dobbiamo constatare come il provvedimento proposto sarebbe più correttamente da nominarsi PIANO VENATORIO REGIONALE piuttosto che Piano Faunistico-Venatorio Regionale. Senza provvedimenti forti, la nostra fauna selvatica continuerà a soffrire in modo sempre più grave, con popolazioni sempre più in difficoltà a causa di un impatto abnorme del prelievo venatorio che va ad aggiungersi alle altre problematiche, quali la degradazione e depauperazione degli ambienti naturali, i cambiamenti climatici, l’agricoltura intensiva, ecc.
Qui trovate invece le nostre osservazioni:
1- Osservazioni al Piano Faunistico Venatorio RegionaleToscano 2024–2033
Dalle dichiarazioni della sindaca di Firenze Sara Funaro emerge la proposta di far acquistare ad Alia-Plures le quote del socio privato di Publiacqua per una cifra stimata tra 100 e 150 milioni di euro.
Un’idea che, dietro l’apparenza di una “ripubblicizzazione”, rischia in realtà di rendere impossibile qualsiasi futura gestione pubblica in-house, l’unica forma che la legge riconosce come realmente pubblica e controllata dai Comuni.
Se le quote venissero acquisite da Alia-Plures, la società risulterebbe sì interamente pubblica nella composizione azionaria, ma non nella natura: si tratta infatti di una holding finanziaria strutturalmente incompatibile con la gestione in-house e tuttora orientata alla quotazione in Borsa dopo il 2029, come dichiarato dallo stesso management di Alia.
Si tratterebbe dunque di un passaggio solo formale, funzionale non alla ripubblicizzazione, ma al rafforzamento della Multiutility in vista della futura quotazione, operazione contraria rispetto alle dichiarazioni del presidente Giani che si è recentemente dichiarato favorevole alla fuoriuscita dell’acqua dalla società Plures per la realizzazione di gestioni in house.
È invece chiaro che devono essere i Comuni, come previsto dal mandato della società, a procedere alla liquidazione del socio privato.
Solo una volta conclusa questa fase e verificati i valori reali, i Comuni – riuniti nell’Autorità Idrica Toscana – potranno finanziare direttamente l’operazione, utilizzando i fondi provenienti dagli utili della gestione idrica, senza alcun impatto sulle bollette.
Non si tratta di un’operazione impossibile: Publiacqua ha distribuito negli anni oltre 400 milioni di euro di dividendi, e questo dimostra che la società e la futura gestione pubblica dell’acqua avranno tutta la solidità economica necessaria per sostenere la liquidazione del socio privato.
Prima però è indispensabile una valutazione indipendente e trasparente, una vera due diligence che consenta di accertare il valore effettivo delle quote.
Le cifre oggi circolate – con differenze di circa 50 milioni di euro tra una stima e l’altra – dimostrano che siamo di fronte a valutazioni fatte “a braccio”, non a un’analisi seria e documentata.
E proporre ai cittadini un’operazione così confusa e contraddittoria, spacciandola per un passo verso l’acqua pubblica, è un’offesa per tutti coloro che da anni chiedono trasparenza e continuano a pagare le bollette tra le più alte d’Italia.
La verità è che la proposta Funaro riprende alla lettera i passaggi previsti dal piano industriale di Alia-Plures fin dal momento della sua costituzione: prima acquisire la proprietà diretta delle società che gestiscono acqua, rifiuti ed energia, e poi procedere alla quotazione in Borsa.
È esattamente questo il percorso che si sta portando avanti, e che non ha nulla a che vedere con la ripubblicizzazione dell’acqua, ma piuttosto con la sua piena integrazione nella Multiutility.
Per questo, la proposta della sindaca Funaro non può essere né accettata né appoggiata da chi ha realmente a cuore la gestione pubblica del servizio idrico.
Non è un’operazione seria, né sul piano economico né su quello politico: è un passaggio funzionale a consolidare il controllo della Multiutility e impedire per sempre la gestione in-house dell’acqua, l’unica che garantirebbe un controllo diretto, pubblico e trasparente da parte dei Comuni e dei cittadini.
Rete toscana per la tutela dei beni comuni
Purtroppo dobbiamo dare una triste notizia perchè ci hanno comunicato che l'Avv. Ceruti ci ha lasciato.
Gianluigi Ceruti lo abbiamo conosciuto durante le varie fasi dei ricorsi al TAR per l'inceneritore di Selvapiana, assieme a tutto il team di avvocati di Firenze. Da allora siamo riusciti a portare avanti dei progetti a lui cari, come, in vista dei finanziamenti del PNRR, questa PROPOSTA AL GOVERNO ITALIANO DI PIANO PLURIENNALE DI MANUTENZIONE DEI BENI PUBBLICI , DEI BENI AMBIENTALI E CULTURALI ANCHE PRIVATI AI FINI DEL RECOVERY PLAN. Con contributi di importanti relatori sui temi a lui cari, sull'Ambiente. Questa raccolta di pensieri la trovate in PDF QUI.
Nel 2019 invece avevamo contribuito nel raccontare la nostra vicenda sull'inceneritore di Selvapiana, poi inserita in un suo libro insieme ad altre storie che, in qualche modo, rappresentano anche le sue VITTORIE sul piano ambientale.
Il libro si intitola: "L'Avevamo detto", con presentazione del giornalista Salvatore Giannella, e fu presentato a Villa Poggio Reale a Rufina il 28 settembre 2019 (qui le foto e il video integrale su youtube).
Solo qualche giorno fa ci eravamo sentiti perchè interessato a far avere un libro, a cui teneva molto, ad una libreria di Firenze, in quanto, come direttore di una collana editoriale della casa editrice Agorà Factory, stava per pubblicare questo libro monografico su Castagneto Carducci recante firme importanti e temi di grandissimo interesse.
Le Associazioni Valdisieve e Vivere in Valdisieve si stringono in un caloroso abbraccio ai familiari e ai suoi collaboratori, porgendo le nostre più sentite condoglianze.
Un grazie invece a Gianluigi Ceruti per il suo contributo sulle tematiche in difesa dell'Ambiente e del Paesaggio che lo hanno accompagnato dagli anni 80 fino ai giorni nostri.
* La foto lo ritrae, con alle spalle Maria Rita Signorini (di Italia Nostra, della quale associazione è stato anche Vice Presidente nel decennio 1980/90), durante la presentazione del suo libro a Villa Poggio Reale a Rufina.
DIFFONDIAMO LA NOTIZIA SULLA RACCOLTA DI FIRME. DAL BLOG DI ALTERNATIVA COMUNE DI PONTASSIEVE. (https://alternativacomunepontassieveblog.blogspot.com/2025/07/raccolta-firme-per-il-referendum.html)
Il gruppo di Alternativa Comune Pontassieve aderisce alla campagna di RACCOLTA FIRME per il REFERENDUM CONSULTIVO SULLA SANITA'.Occorrono 35.000 firme entro l'ultima settimana di SETTEMBRE
I MODULI sono stati consegnati in comune a Pontassieve.
PER FIRMARE BASTA RECARSI ALL'UFFICIO URP DI PONTASSIEVE
DALLE ORE 8.30 ALLE ORE 12.30
ANCHE DI POMERIGGIO DALLE ORE 15.15 ALLE ORE 17.45.
Qualche informazione sul Referendum.
Comunicato ufficiale dei promotori:
Sono passati 10 anni da quando fu approvata la RIFORMA del Servizio Sanitario Regionale in TOSCANA, legge 84/2015 (da noi definita SCHIFORMA).
Quella
Riforma noi la contestammo democraticamente e fortemente e mai avremmo
pensato che la partecipazione dei Cittadini venisse offesa e vituperata
impedendo lo svolgimento del REFERENDUM Abrogativo. In Toscana, già
patria della civiltà democratica, subimmo e vivemmo la stagione buia
dello strapotere politico.
Eppure non occorreva essere profeti per prevedere le sventure che si sarebbero verificate. Purtroppo.
Da
subito contestammo l’idea fondante e cioè che “riducendo il numero
delle Asl e concentrando in poche mani i livelli di programmazione,
direzione e gestione si potessero ottenere risparmi economici,
miglioramenti dell’efficienza e della qualità dei servizi”. Questa idea
non trovava riscontro nella realtà perché le esperienze nazionali e
internazionali dimostravanono che – nove volte su dieci – le
macrofusioni organizzative in sanità producevano l’effetto contrario:
facevano aumentare i costi e riducevano l’efficienza e la qualità dei
servizi”.
Altra critica formulata riguardava “il gigantismo
organizzativo” che in sanità non paga: aumenta la complessità
organizzativa e finanziaria, diminuisce la capacità di controllo sul
funzionamento dei servizi e aumentano le distanze tra il livello
decisionale e la partecipazione democratica, e si riducono quasi a zero
le possibilità di influenza dei sindaci e delle comunità locali.
Nel
complesso lunghi tempi di attesa associati a ticket particolarmente
costosi “producono migrazioni di massa verso il settore privato,
soprattutto se questo mette sul mercato prestazioni low cost. Anche
questo era un effetto – e un obiettivo (non dichiarato) – del
definanziamento del servizio sanitario pubblico. ll mix che porta alla
privatizzazione ha naturalmente costi sociali elevati, rappresentati
dalle persone che rinunciano a prestazioni sanitarie o all’acquisto di
farmaci a causa di motivi economici o carenze di strutture di offerta”.
Ed
oggi purtroppo, ripeto, purtroppo il sistema è andato in progressiva
sofferenza. Lunghi tempi di attesa, liste chiuse, difficoltà di accesso
per motivi economici o di residenza. Desta vergogna pensare che 220.000
cittadini toscani rinunciano alle cure per motivi economici.
Dopo 10 anni è tempo di verificare l’attuazione della legge di riforma del 2015. Chiediamo e ci chiediamo:
- Ha migliorato il Servizio Sanitario Regionale?
- Le AUSL di Area Vasta hanno semplificato o complicato la gestione?
- I Presidi Ospedalieri hanno migliorato o peggiorato la capacità di ricovero?
- I tempi di attesa per un ricovero programmato sono aumentati o diminuiti?
- Il numero dei posti letto ospedalieri sono aumentati o diminuiti?
- I tempi di attesa per prestazioni di diagnostica e specialistica sono aumentati o ridotti?
- Gli Ospedali periferici/zone disagiate/di zona sono stati potenziati o ridimensionati?
- Il Pronto Soccorso dei Presidi Ospedalieri garantisce una migliore risposta o è peggiorato?
- Sono state attivate le Case della Salute/Comunità con tutti i servizi socio-sanitari previsti?
- Le posizioni dirigenziali/ dipartimentali/struttura/professionali sono aumentate o ridotte?
- Il territorio è stato valorizzato?
- Le risorse sono state redistribuite tenendo conto delle realtà periferiche?
- I Sindaci riescono a indirizzare la programmazione socio-sanitaria in area vasta?
-
II Bilancio regionale della sanità dal 2015 ad oggi ha registrato
economie di scala oppure disavanzi con obbligo di tassazione
aggiuntiva?
- Le prestazioni richieste in libera professione sono aumentate o ridotte?
- Il ricorso al Privato è aumentato o ridotto?
- Il ricorso a rapporti atipici (tipo a gettoni) ha influito nella qualità assistenziale?
- Nel campo della Prevenzione (Igiene e sicurezza luoghi di lavoro, Alimenti, veterinaria ecc.) ci sono stati miglioramenti?
A nostro modo di vedere, complessivamente, il SERVIZIO SANITARIO REGIONALE è peggiorato. La Legge che ha imposto le Aree Vaste ha fallito. Non c’è giorno che non vengano denunciate carenze organizzative:
1) Elba. Forse è anche un optional avere all’Elba un cardiologo fisso che in caso di urgenza potrebbe salvare la vita?
2) Massa. “devo prenotare un esame per mio padre per il prossimo Settembre/Ottobre presso il NOA di Massa ma la lista è chiusa.
3)
Livorno. “Siamo alla follia nel mese di gennaio all'ospedale di Cecina è
stato sospeso il servizio ambulatoriale della terapia del dolore, i
malati non riescono ad avere appuntamenti nei tempi previsti per
rinnovare piani terapeutici”
4) Empoli. Peggiora la situazione del Pronto Soccorso
5) Lucca. Pronto Soccorso Odissea nello strazio. Turni infernali
6) Grosseto. Si sente male in Ospedale: mezz’ora per soccorrerla
7) Prato. Caos Emergenza, Per CGIL il sistema è sbagliato
8) Pistoia. Ospedale Caos. Ricoveri Impossibili
9)
Arezzo. I Sindaci sulla nomina del D.G. “Non possiamo esprimere alla
Conferenza nessun parere perché il messaggio che la Regione ci ha dato è
stato chiaro: nella sostanza il nostro consenso è irrilevante.”
Quando interpelli gli Operatori Sanitari ricevi conferme del disastro provocato dalla SCHIFORMA:
- l’accorpamento ha allungato eccessivamente le linee gestionali, emarginando i territori;
-
la creazione di dipartimenti multi provinciali ha creato strutture così
grandi da influire negativamente sulla gestione rendendo impossibile
una reale partecipazione degli operatori;
- alla fine gli organismi
di partecipazione dei professionisti (consiglio dei sanitari, ufficio di
direzione) sono stati esautorati ed il potere è stato concentrato nella
triade di vertice, escludendo rappresentanti dei territori e dei
professionisti;
- Sotto il profilo economico i presunti risparmi
derivanti dalla concentrazione sono stati riassorbiti dalle strutture di
controllo necessarie alla gestione di macroaziende.
Per questo siamo tornati
e proponiamo un REFERENDUM CONSULTIVO per dare ai Cittadini la possibilità di esprimersi democraticamente.
QUESITO REFERENDARIO
“Siete
favorevoli alla proposta volta a rivedere l’attuale assetto del
Servizio Sanitario Regionale incentrato in tre Aziende Unità Sanitarie
Locali (AUSL) di area vasta, come previsto dalla legge regionale toscana
n. 84/2015 (“Riordino dell'assetto istituzionale e organizzativo del
sistema sanitario regionale. Modifiche alla l.r. 40/2005”), al fine di
assicurare una maggiore diffusione delle AUSL sul territorio,
organizzandole su base provinciale?”
Ciò al fine di
garantire un piu’ efficace coinvolgimento delle comunità locali
necessario per una migliore analisi dei bisogni e delle esigenze dei
cittadini toscani, nonché una piu’ adeguata e coerente risposta
organizzativa, gestionale e socio- assistenziale in particolare sulle
liste di attesa, ricoveri e accesso al pronto soccorso.
Per il Comitato Promotore
Giuseppe Ricci - Eva Giuliani - Oreste Giommoni
QUI elenco aggiornato di tutti i comuni dove si può firmare
QUI, RELAZIONE ILLUSTRATIVA per saperne di più.
Al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani
Articolo tratto dal blog di SALVIAMO IL PAESAGGIO a questo link: https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2025/07/firenze-immobili-fantasma-e-abbandonati-un-altro-passo-avanti/?fbclid=IwY2xjawLnNKVleHRuA2FlbQIxMAABHl6uuFIJ8WR9tvN9dSzmWNNVT3THBBjbLRkys2iJv0nR2mrbjL0TxAbhnJy6_aem_Jg4lxLV6x255dQqtK7kKXQ
La mozione è poi entrata nel dibattito della Commissione Urbanistica e, dopo l’audizione del nostro Alessandro Mortarino che ha illustrato ai consiglieri il quadro della situazione e le opzioni adottabili per restituire lo stock edilizio inutilizzato esistente e restituirlo alla disponibilità collettiva, ha dato impulso a una approfondita riflessione che ha portato alla decisione di approvare un documento in cui si invita, tra l’altro, Sindaca e Giunta a:
– valutare l’opportunità di istituire il “Registro dei crediti edilizi e edifici abbandonati”, entro la legislatura corrente, quale opportunità per il Comune di Firenze di recuperare edifici abbandonati, contribuendo alla rigenerazione urbana e al miglioramento della qualità della vita della città e dei suoi cittadini;
– integrare le procedure previste nell’art.17 del Piano Operativo in caso di inattività da parte dei privati proprietari, con strumenti aggiuntivi che possano delineare strategie di intervento per ridefinire la funzione sociale degli immobili abbandonati/degradati.
FONTE ARTICOLO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/02/caldo-estremo-mercalli-accordo-parigi-oggi/8046375/
Si è chiuso con una grande vittoria per il popolo inquinato il processo di primo grado per uno dei più gravi casi di avvelenamento delle acque nella storia italiana causato dallo stabilimento Miteni di Trissino a Vicenza.
Un inquinamento che ha segnato un territorio di 300.000 abitanti, estendendosi per oltre 100 chilometri quadrati e contaminando la seconda falda acquifera d’Europa. Dopo anni di denunce, vertenze e battaglie, portate avanti anche da Legambiente e dai suoi circoli, chi ha inquinato finalmente paga per aver avvelenato senza scrupoli il territorio veneto danneggiando non solo l’ambiente, ma anche la salute dei cittadini.
«Un grande lavoro, a partire dalla prima denuncia nel 2014 fatta dal Circolo “Perla Blu” di Cologna Veneta e dall’avvocato Enrico Varali coordinatore regionale del Centro di azione giuridica di Legambiente, che in questi anni si sono battuti, dentro e fuori le aule del tribunale, per ottenere ecogiustizia. Con la sentenza di oggi a Vicenza si conclude, infatti, uno tra i più grandi processi di inquinamento ambientale che la storia d’Italia ricordi: il processo ai vertici delle aziende che si sono avvicendate nella gestione del sito produttivo Miteni, oggi condannate per aver contaminato l’acqua da PFAS, compresa l’acqua potabile, della seconda falda acquifera d’Europa a servizio di più di 300.000 persone nella regione Veneto. Ora si proceda quanto prima alla bonifica del sedime inquinato, che ha provocato e continua a provocare una delle più estese contaminazioni acquifere con cui i cittadini veneti sono costretti a confrontarsi da decenni: dalle acque di falda – rese pericolose ai fini idropotabili ed irrigui in un’area di più di 180 km quadrati – ai corsi d’acqua superficiali che attraversano quei territori (Fratta Gorzone, Bacchiglione, Retrone, Adige) esposti ad una persistente presenza di questi forever chemicals, con conseguenze negative per l’ecosistema, la salute e per l’economia produttiva», questo il commento di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che unitamente a Legambiente Veneto e al circolo locale si sono costituite parti civili nel processo e presenti oggi in aula alla lettura della sentenza.
Leggi tutto qui: https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/inquinamento-da-pfas-sentenza-storica-per-il-caso-miteni/
L'ondata di maltempo di 1 mese fa, che ha alluvionato alcune zone della Val di Sieve, tra cui Rufina, Montebonello e Contea, con la portata d'acqua abbondante che c'è stata anche sul torrente Argomenna (affluente del fiume Sieve in zona Montebonello - siamo nel comune di Pontassieve, adiacenti al comune di Rufina), ha fatto franare gli argini nel punto dove era collocata una vecchia discarica comunale.
Ora nel torrente, dal punto della discarica in Via Argomenna, fino a circa 700 m. a dove sfocia nel fiume Sieve, ci sono sacchetti, stoffe, e altri rifiuti che sono stati portati via dalla corrente il 14 marzo scorso.
E' un ex discarica comunale (FI079), già inserita nell'elenco dei siti da bonificare http://www.appenninosettentrionale.it/eis2/interventi.php?comune=09048033 pare, catagolata come Industria (ma i rifiuti che vengono fuori, sembrano più urbani e indifferenziati). Già conosciuta fin dal Piano Regionale dei Rifiuti del 1999 sui siti da bonificare. Anche il POI (Piano Operativo Intercomunale di Pontassieve e Pelago, che sta per essere approvato a giorni) la riporta nel Rapporto Ambientale a pag. 232 .
Forse però è arrivato il momento di ripulire e bonificarla per davvero?? E magari in tempi brevi? E magari di caratterizzare anche il tipo dei rifiuti in essere visto che gli abitanti più anziani della zona ci dicono che era consuetudine buttare lì i rifiuti e ogni tanto bruciarli (forse alcuni strati di terra più scura possono essere proprio le ceneri?). Se fossero stati rifiuti indifferenziati (come è logico pensare visto che in quegli anni non c'erano le raccolte differenziate come ora) e fossero stati davvero bruciati, forse in quel luogo c'è anche traccia di inquinanti pericolosi derivati dal bruciare le plastiche, come la diossina?
ALCUNE FOTO
| https://sira.arpat.toscana.it/app/f?p=55002:MAPPA |