Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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venerdì 14 giugno 2024

ITALIA NOSTRA FIRENZE sul procedimento di VIA della SS67 Lotto 2A e 2B condivide le osservazioni di Vivere in Valdisieve

Il Presidente di ITALIA NOSTRA APS sezione di Firenze LEONARDO ROMBAI, che hanno condiviso le Osservazioni dell'Associazione "Vivere in Valdisieve".


1 Osservazioni Associazione "Vivere in Valdisieve"

DAL GRIG un sostegno al procedimento in corso sulla S.S. n. 67 “Tosco – Romagnola”, il progetto di adeguamento va sottoposto a procedura di VIA nella sua integrità.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), su segnalazione dell’Associazione Vivere in Val di Sieve, ha inoltrato (13 giugno 2024) uno specifico atto di intervento con “osservazioni” nel procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di adeguamento di un tratto di 3 chilometri della S.S. n. 67 “Tosco-Romagnola” da parte di ANAS s.p.a.

Per giurisprudenza comunitaria e nazionale, qualsiasi progetto – compreso quello in questione – deve essere considerato nella sua unitarietà (con eventuali opere connesse) e cumulativamente, comprendendo le opere già esistenti ovvero rientranti in diversi progetti, al fine di valutare l’impatto complessivo sull’ambiente e sulle relative componenti.

In questo caso, il procedimento di V.I.A. riguarda, invece, tunnel e viadotti per un tratto di soli 3 chilometri (variante di Rufina, lotto 2A – 2B) nei Comuni di Rufina e Pontassieve, presso la collina di Montebonello, in una zona ricca di vegetazione, coltivazioni (vigneti), dove sono presenti il vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ben tre aree rientranti nella Rete Natura 2000 (i SIC Vallombrosa e Bosco S. Antonio”, “Foreste a Alto Bacino dell’Arno”, “Poggio Ripanera e S. Brigida”).

Non risulta nemmeno presa in adeguata considerazione la c.d. alternativa zero, come invece richiede l’art. 22 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (Testo unico sull’ambiente).

Il GrIG auspica una dichiarazione di non compatibilità ambientale per le riscontrate carenze.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)


1 Osservazioni Associazione "Vivere in Valdisieve"

2 Ulteriori osservazioni Associazione "Vivere in Valdisieve"

martedì 12 dicembre 2023

VIDEOCONFERENZA: "DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI". Perchè l'entità dei disastri si è andata aggravando nel nostro paese?

GIOVEDI 30 NOVEMBRE 2023 SI E' SVOLTA LA CONFERENZA COME RIPORTATO SOTTO. 

LA SI PUO' RIVEDERE REGISTRATA A QUESTO LINK: https://www.radioradicale.it/scheda/714571/disastri-idrogeologici-e-cambiamenti-climatici-perche-lentita-dei-disastri-si-e-andata 

ore 18:00

"DISASTRI IDROGEOLOGICI E CAMBIAMENTI CLIMATICI"

Perchè l'entità dei disastri si è andata progressivamente ampliando ?

I cambiamenti climatici fanno vacillare le noste "certezze" sul nostro modello di sviluppo e di vita.

webinar tenuto da:

                                LUCA MERCALLI                                            

Climatologo e divulgatore scientifico

MICHELE MUNAFO'

Ricercatore ISPRA, esperto sul consumo di suolo.

GIOVANNI DAMIANI

Biologo, gia' direttore ANPA e presidente GUFI (Gruppo unitario foreste italiane)

PAOLO BERDINI

Urbanista

A cura di

ENRICO DEL VESCOVO

Consigliere nazionale di Italia Nostra e presidente della sezione Castelli Romani.

martedì 14 novembre 2023

LaNazione: Alluvione, il ministro Musumeci a Campi Bisenzio: “Scarso lavoro di prevenzione”

Il ministro è stato in visita a Firenze, nelle aree colpite dall'alluvione nei giorni scorsi. 

Non le ha mandate a dire, ed è stato piuttosto chiaro......anche se poi ai nostri amministratori non deve essere piaciuto molto e lo hanno invitato a non polemizzare.....
C'è poco da polemizzare!! Dal punto di vista della PREVENZIONE ha ragione da vendere.....

Purtroppo a parole sono tutti bravi, ma poi di fare le casse di espansione, per esempio (a Scopeti, c'è, dice, il progetto già pronto, ma è da quando si è instaurata l'Autirtà di Bacino che sono previste, ma nessuno le ha ancora viste), o di EVITARE di costruire dove c'è Pericolosità e Rischio idraulico e idrogeologico.....ci dimentichiamo facilmente.  
Così come dimentichiamo la famosa legge regionale per il consumo di suolo zero, che purtroppo con il benestare dei enti vari (da quelli dell'Autorità di Bacino, alle direzioni interne della stessa regione, comuni, città  metropolitana ecc.), alla fine FA costruire anche a fianco ai fiumi con pericolosità alta e rischio alto. Che dire? Poco, tanto non si capisce! 

L'articolo lo potete leggere su La Nazione a questo link: https://www.lanazione.it/cronaca/alluvione-musumeci-blsotxi5 

esondazione del campo sotto la discarica 2017
Area di Pertinenza fluviale PAI
Area interessata da inondazini ricorrenti 

Area a Pericolosità P3 (blu scuro)

Rischio R2-R3-R4: Mappa Rischio alluvioni / confronto area Google Maps

dissesti geomorfologici -PAI
in arancio pericolosità elevata, proprio dove sulla strada di Via Colognolese, spesso ci sono delle frane!

sabato 11 novembre 2023

Osservazioni a Sue interviste pubbliche rilasciate a seguito dell’alluvione del 2 e 3 novembre u.s

Eugenio Giani Presidente Regione Toscanaregionetoscana@postacert.toscana.it

e p.c.

Giunta Regionale Toscana regionetoscana@postacert.toscana.it

Presidente e Consiglieri del Consiglio Regionale Toscano
consiglioregionale@postacert.toscana.it

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze
prot.procura.firenze@giustiziacert.it

Piana Fi-Po-Pt, 11 novembre 2023

Oggetto: Osservazioni a Sue interviste pubbliche rilasciate a seguito dell’alluvione del 2 e 3
novembre u.s.

Egregio Presidente,
nelle Sue dichiarazioni del 4 e 5 novembre, andate in onda sabato 4 novembre su TGTVL ore
20:30 https://www.youtube.com/watch?v=RYWQJvsORo0&t=264s riprese poi domenica 5
novembre da TGCom 24 alle ore 9:30, in risposta al Sindaco di Prato sulla responsabilità
dell’accaduto, Lei attribuiva parte della colpa di quanto è successo agli stessi Sindaci, che con
varianti ai Piani Regolatori hanno nel tempo richiesto di effettuare nuove edificazioni, con
conseguente maggiore consumo di suolo.

A tale riguardo, per il futuro, ha giustamente minacciato future bocciature nei confronti di richieste
di nuove costruzioni in presenza di evidenti rischi idrogeologici sul territorio. (“che nessun Sindaco
mi venga poi a presentare piani urbanistici dove io stamattina ho visto l’acqua”).

Proprio il recente Rapporto ISPRA 2023 sul Consumo del Suolo evidenzia a pagina 17 la
massiccia impermeabilizzazione della Piana a discapito del Parco Agricolo (soggetto ordinatore)
ed in particolare il Comune di Campi Bisenzio (pagina 26), in precedenza amministrato da Fossi e
Monni, si pone al terzo posto in Toscana, per consumo di suolo del proprio territorio con l’8,86%,
rispetto agli anni 2021/2022.

Infatti nel caso di Campi Bisenzio, proprio l’allora Sindaco e Assessore all’Ambiente, oggi
rispettivamente Segretario Regionale PD e Assessore Regionale all’Ambiente, hanno contribuito a
questa abnorne cementificazione, che ora Lei vuole tardivamente proibire, addirittura evitando di
ricercare i presunti compevoli dell’eccesso di cementificazione come dichiarato nell’intervista del
Tirreno, questo forse perché la stragrande maggioranza dei responsabili sarebbe targata PD.
Confidiamo che non sia solo per rabbonire i cittadini rimasti sott’acqua e fango.

In particolare l’ultima Giunta Fossi ha approvato la proposta Polistrade per collocare una Grande
struttura di vendita, non esattamente indispensabile per i bisogni fondamentali degli abitanti, in
un'area agricola di salvaguardia idrogeologica, quindi con l’assenso della Regione Toscana. Per
tale area sono necessarie vasche di laminazione e casse di espansione da collocare nel corridoio ecologico inserito nel Pit-Ppr e nel Parco agricolo della Piana, nonostante le argomentazioni
critiche e tecniche degli abitanti della zona corredate da firme e da un esposto, che pende presso
la Procura della Repubblica di Firenze.

Registriamo poi le dichiarazioni rilasciate alla testata La Nazione, dal Segretario Generale
dell’Autorità distrettuale dell’Appennino Settentrionale, Gaia Checcucci, che a suo dire, Lei in
qualità di Presidente della Regione, in base alla legge, Lei sarebbe anche commissario per il
dissesto idrogeologico, con poteri pressoché illimitati per superare ogni ostacolo burocratico. Se
questo rispondesse a verità a termine di legge, ci domandiamo cosa ha fatto Lei e la Regione
Toscana per prevenire e/o attenuare l’accaduto sulla base della prevenzione primaria e
secondaria, così come previsto dall’ art. 191 del TFU.

Ulteriore considerazione sulla legge 65/2014 che nel corso degli anni è stata smontata pezzo per
pezzo, solo perché prevedeva Zero consumo del suolo, cosa che Lei oggi a distanza di anni
vorrebbe riproporre quale “paladino ambientalista”, come si evince dall’intervista di ieri 10
novembre sul Tirreno “non dobbiamo consentire neppure un centimetro di cemento in più
nelle zone allagabili
”, cercando di eludere le responsabilità politiche di tali scelte che sono da
attribuire solamente ed esclusivamente al Partito Democratico, disconoscendo come in qualità
di Presidente del Consiglio Regionale prima, e come Presidente della Regione poi, Lei ha
partecipato in prima persona a quelle scelte.

A fronte del Suo comportamento e suprattutto delle Sue dichiarazioni, fatti salvi i principi di Zero
consumo suolo che noi condividiamo, non comprendiamo come Lei allora possa continuare a
sostenere la necessità della nuova pista aeroportuale, che impermeabilizza complessivamente
ulteriori 150ha di terreno.

Terreno quest’ultimo ad elevatissimo rischio idrogeologico, al quale si frappongono due
barriere, la duna antirumore fronte Polo Scientifico e la nuova pista, tagliando
trasversalmente quella parte di Piana su cui si innesta il Fosso Reale, che anche in ques’ultima
alluvione ha rotto gli argini (argini di 6/8 mt di altezza).

Ci domandiamo come sia possibile che il Consorzio di Bonifica accetti passivamente la
cancellazione della vasca di laminazione fronte Polo Scientifico; forse perché soggiace alle
pressioni politiche regionali?

Inoltre la stessa Regione Toscana, nella conclamata situazione di rischio indrogeologico, non
ha nulla da obiettare contro la soluzione prospettata riguardo l’interramento sotto la nuova pista
di Via dell’Osmannoro, interramento del traffico veicolare che sulla base delle Sue dichiarazioni
e di quelle dell’Assessore all’Ambiente, circa la giusta “imprevedibilità degli eventi”, risulterebbe
palesemente rischioso e una omissione al principio di precauzione di cui all’art. 191 del TFU?
Ciò posto ed evidenziato che l’Amministrazione da Lei presieduta ha il timore di incontrarci per
discutere, anche pubblicamente e nel merito, la questione aeroportuale fiorentina, prendiamo
atto del rifiuto ad un confronto da parte dell’Assessore Monni, e della Presidente della IV
Commissione De Robertis, nonostante le richieste ufficiali già protocollate.

Ribadiamo che le prescrizioni del Decreto di VIA 0676/2003 sul vecchio aeroporto sono ancora
valide ed operanti, a dispetto dei tentativi degli Uffici Tecnici, di scaricare le responsabilità della
Regione Toscana.

Confermiamo che tutte le motivazioni addotte per NON effettuare le prescrizioni previste del
Decreto di VIA non hanno NESSUN titolo e fondamento, anzi sono frutto di abusi, omissioni e
false dichiarazioni pubbliche (come da nostra comunicazione anche alla Procura della
Repubblica) e come si evince dalla documentazione che alleghiamo.

Infatti la Regione Toscana ha pubblicamente dichiarato, nello sponsorizzare la nuova pista, che
lo sviluppo aeroportuale su quella attuale NON è mai stato effettuato, pensando così di non essere richiamata agli obblighi anche di legge, sia come soggetto “controllore” ma pure come maggiore azionista di ADF sarebbe stata obbligata, anche con notevole esborso economico.

La conferma inequivocabile delle false dichiarazioni pubbliche ripetutesi negli anni, circa il mancato obbligo, risulta evidente nel documento redatto in forma congiunta da Regione Toscana, ENAC, ENAV e ADF.

Documento di valutazione tecnica datato 12 dicembre 2008 che a pagina 14 (allegato a) così
recita: “Sono stati effettuati tutti gli interventi tecnicamente fattibili ed autorizzati nell’ambito
della procedura VIA del master plan 2001-2010”; certificando, quindi, gli interventi prescritti in
procedura di VIA e dallo stesso master plan 2000/2010. Così facendo la Regione Toscana
dichiarava l’avvenuto sviluppo aeroportuale, arrogandosi, insieme ad altri, il diritto ad una
“ratifica” tecnica di valutazione delle prescrizioni, valutazione che spettava unicamente al
Ministero dell’Ambiente (come peraltro invocavano gli stessi Uffici Tecnici regionali).

Tutto ciò è stato giustificato anche con due ulteriori falsi testi tecnici riportati a pagina 13 del
suddetto documento, ovvero la mancata costruzione della via di rullaggio per l’interferenza della
A/11 e il loop in testata 23 previsto anche nel masterplan. Invece a pagina 56 del Masterplan
2001/2010, approvato in linea tecnica da ENAC (capitolo 6.5.2. via di rullaggio e bretelle di
collegamento), si dichiara esattamente il contrario a testimonianza delle apodittiche
interpretazioni della Regione Toscana, della quale si capisce la volontà di non voler controllare,
né fare istruttorie sullo status aeroportuale.

Un’ulteriore prova di false comunicazioni circolate a vario livello è quella riguardante
l’impossibilità tecnica dell’interramento della parte finale della A/11. Impossibilità non sostenuta
neppure dal masterplan 2001/2010 ADF (allegato b), approvato in linea tecnica da ENAC e
autorizzato con Decreto di VIA che a pag.55 così recita:
<..”un ulteriore incremento del carico pagante al decollo (da Rwy 23) potrebbe ottenersi con
l’eliminazione degli ostacoli nuovi, rappresentati dai veicoli transitanti sull’Autostrada A/11-Firenze
Mare, mediante interramento di quest’ultima. L’esecuzione di tale intervento (non facente parte di
questo Piano) permetterebbe inoltre di rispettare, da una parte le limitazioni imposte dagli Artt.715
e 715 bis del Codice della Navigazione
”; aggiunta nota, “nelle direzioni di atterraggio non possono
essere costituiti ostacoli a distanza inferiore ai 300mt dal perimetro dell’aeroporto e da altra parte
di poter installare in testata pista 05 un sentiero luminoso di avvicinamento, del tipo simple
approach lighting system”. Circa il potenziamento della pista di volo sino a 1800mt. (a nord della
testata 23), si ribadisce che tale intervento non è stato incluso nel presente Piano di Sviluppo per
le motivazioni di cui al sopracitato Accordo di Programma del 1991. Pur tuttavia non va sottaciuto
che l’eventuale allungamento della pista di 150 mt. oltre gli attuali 1650 mt., consentirebbe sia un
apprezzabile incremento dei benefici connessi all’aumento del carico pagante (circa il 15%
secondo le simulazioni della Bae) sia di poter accogliere sullo scalo aerei con più elevate
caratteristiche prestazionali e bassissimo inquinamento acustico
.>

Pertanto come è possibile affermare che quella prescrizione, insieme alle altre tutto’ora
pendenti, “non puo essere tecnicamente effettuata“, quando sia il Ministero, ENAC, ADF e la
stessa Regione (pure azionista di ADF), in qualità di soggetto partecipante alla procedura di
VIA, l’hanno approvata? C’è da pensare che sia stato fatto a loro insaputa?

Tutto ciò comunicato e dichiarato, ribadendo la nostra disponibilità a confronti tecnici in
qualsiasi sede, Le chiediamo una risposta ufficiale, come Presidente della Regione Toscana, in
merito alle presunte ragioni tecniche a fronte delle quali le precedenti prescrizioni di safety e
sanitario ambientale non dovrebbero essere oggi messe in atto. Con tali pretesti, non veritieri, il
Governo della Regione promuove la realizzazione del nuovo aeroporto, anche in presenza di
evidenti ed imprevedibili rischi idrogeologici, in un territorio a rischio esondazione, ampiamente
urbanizzato ed inquinato.

Associazione VAS Onlus, Italia Nostra Firenze, Fridays For Future Firenze, Presidio No Inceneritori No Aeroporto, Comitato Sorvolati Brozzi,Peretola,Quaracchi,Le Piagge, Alterpiana Firenze Prato Pistoia / Alterlab, Medicina Democratica Firenze, Comitato No Tunnel TAV Firenze, Orto Collettivo, Comitato Difendiamo la Nostra Salute Prato Sud, Coordinamento Comitati per la Salute della Piana PO-PT, Comitato Ambientale di Casale, Quaracchi, Comitato Oltre Carmignano Poggio a Caiano, Comitato Mente Locale della Piana – Campi Bisenzio, Osservatorio Ambientale - Prato

domenica 5 novembre 2023

VI RICORDATE DEL RISCHIO IDRAULICO SOLO DOPO CHE SUCCEDONO LE DISGRAZIE.

Ci riferiamo alle parole di Giani che commenta la situazione della Toscana di questi giorni sotto l'acqua. In praticolare per le situazioni più gravi a Campi ecc. Qui il video: https://www.tvl.it/it/notizie/maltempo-giani-logica-consumo-di-suolo-0-importante#read (in sintesi: "logica consumo di suolo 0 importante").

Dice anche "Che nessun sindaco mi venga a presentare piani urbanistici dove questa mattina ho visto l'acqua".

Bene, diciamo che le bombe d'acqua non si sa bene dove colpiscano, lo abbiamo già visto tante volte. L'acqua che ha visto in questi giorni su Campi e zone limitrofe, quindi, con i cambiamenti climatici in atto, che si ripetono anno dopo anno, stagione dopo stagione, potrà vederla, da ora in poi, anche da altre parti. 

Se è vero che consumo di suolo ZERO è più importante che mai.....allora noi in Valdisieve, ci chiediamo ma perchè volete fare a tutti i costi (tra l'altro siamo già oltre 38 MILIONI di euro, e senza finanziamento del PNRR), un BIODIGESTORE per rifiuti organici sulla SIEVE, dove prima c'era l'inceneritore?? 

Ma non ha già dato questo sito?? Sotto c'è anche una discarica di scorie e ceneri (in sicurezza). Avoglia ad alzar muri di contenimento......con catastrofi del genere, sarà comunque un bel problema. Poco distante c'è l'acquedotto di Pontassieve e un pozzo di Publiacqua per San Francesco. Bello immaginare i rifiuti organici e tutte le sostanze chimiche necessarie per la trasformazione del gas in biogas ecc. (oltre al BIOCHAR che sarà depositato su un piazzale soprastante la discarica, all'aperto, sotto una tettoia)....a spasso per il fiume! 

2017

E meno male appunto che c'è (ci sarebbe, perchè è pur sempre aggirabile anche questa) la legge regionale sul consumo di suolo ZERO: perchè per l'ennesima volta, a Selvapiana, si occuperà anche suolo agricolo/verde perchè l'impianto è bello grosso. 

E meno male che c'era anche la legge regionale sul rischio idraulico (nata dopo l'alluvione del 2012, la ex 66/2012- con Rossi, ma subito modificata), ma modificata più volte e convogliata in altre leggi..... a tal punto che alla fine, a forza di prescrivere che quasi tutto si può fare prescrivendo lavori di riomodellamento ecc. per diminuire o superare il rischio idraulico....è proprio come se non ci fosse!

Stentatoio

Nessuno vede, nessuno si rende conto del LUOGO, nessuno pensa al principio di precauzione, nessuno pensa all'aumento del traffico dai comuni del Mugello e Rignano e Figline/Incisa (serviti già da Alia e che hanno già dove conferire), e da STIA con mezzi anche di 18 metri che passeranno davanti alla scuola di Londa, Contea e Rufina! Nessuno pensa che l'organico fino a qualche mese fa si portava in Veneto e che ora si porta ad Arezzo (perchè è un rifiuto che può andare sul libero mercato). Nessuno si ricorda che a Montespertoli ce già un impianto per la Forsu (organico) da 160.000 t/anno. E che in Ato Toscana Centro ci sono già tanti altri impianti di questo tipo o di compostaggio che trattano la FORSU. Perchè un ulteriore impianto da 42.000 t/anno se ce ne sono già tanti? 


VI RICORDATE DEL RISCHIO IDRAULICO 
SOLO DOPO CHE SUCCEDONO LE DISGRAZIE.
BRAVI, APPLAUSI!

Osservazioni presentate in fase di Assoggettabilità alla VIA (che è stato deciso, con il parere negativo della Soprintendenza, che NON era necessaria.....ti pareva!): https://drive.google.com/file/d/1ONKanSf8IXvLO2hDST3oyyEh7z_Ze-vo/view?usp=sharing 

Osservazioni per la Conferenza dei Servizi per l'Autorizzaione Unica: https://drive.google.com/file/d/1X6eCSKYzzKP5oBgt-UkJfcciv_8jJ4PD/view?usp=sharing

INONDAZIONE DEL 2 NOVEMBRE - COMUNICATO STAMPA

Firenze, Prato, Campi Bisenzio, 4 novembre 2023

Qualcuno direbbe che è troppo semplice criticare oggi in una situazione di conclamata catastrofe, ma noi lo abbiamo detto da tempo, ovviamente inascoltati.

Evidentemente il 1966, di cui ricorre domani l’infausto ricordo, non ha insegnato nulla!
E’ vero che queste tempeste non sono assolutamente prevedibili per intensità e luogo di impatto, ma se si aiuta ad aumentare i rischi, facendo esattamente il contrario di quello che la logica, la precauzione e i piani di bacino prevedono, non possiamo poi lamentarci dei danni derivati.

Esistono leggi, promesse, pronunciamenti ufficiali sul consumo ZERO del suolo, evitando così ulteriori impermeabilizzazioni ed inquinamenti, ma poi chi amministra a partire dalla Giunta Regionale a quella Metropolitana di Firenze si comporta in maniera diametralmente opposta.

Valga l’esempio di Campi Bisenzio con la grande struttura di vendita in via Palagetta in un ambito agricolo di salvaguardia idraulica deliberata anni fa dal PD locale, di cui l’Assessore Monia Monni, era colonna portante e che ora pubblicamente piange .. la sua, … “la mia Campi”!
Assessore, oggi Regionale, che condivide in pieno il progetto del Nuovo Aeroporto che prevede una ulteriore impermeabilizzazione di suoli per oltre 140ha oltre ai 100ha esistenti, con ulteriori ed evidenti rischi idrogeologici proprio per “la sua Campi”!

C'è ben altro su cui dovrebbero concentrarsi Giani e la sua Giunta, investendo nella salvaguardia del territorio dal dissesto idrogeologico su cui non si è fatto quasi nulla visto che vanno sott'acqua anche gli ospedali in Toscana, perché se è vero che questi eventi sono imprevedibili per la portata, è anche vero che “il principio di precauzione” prevedrebbe azioni diametralmente opposte a quelle effettuate dalla Giunta Regionale.

La tracimazione dell’Ombrone Pistoiese a Quarrata, dei torrenti Furba, Bardena, Stella, Bure,
Fermulla, oltre al Bisenzio esondando sia a Prato come a Campi Bisenzio sono il frutto della
mancata prevenzione e della “tolleranza” al continuo aumento dell’impermeabilizzazione dei
suoli.

La cosa più importante e allo stesso tempo pericolosa che ci è stata insegnata giovedì sera, è che i fiumi e torrenti NON hanno rotto, gli argini hanno tenuto e quindi hanno TRACIMATO!
Questo dovrebbe far pensare il Presidente GIANI che solo ora si è accorto del riscaldamento locale e globale con il conseguente Cambiamento Climatico, che i modelli probabilistici sui rischi idraulici/idrogeologici di 30 anni fa, non sono più adeguati alle situazioni attuali, ovvero alla violenza delle precipitazioni (Bombe d’Acqua).

Ciò impone una rivisitazione dei calcoli probabilistici, con l’ampliamento del “delta” per i T.R. (tempi di ritorno) decennali, trentennali e duecentennali Q(Tr200), con divagazione naturale dei fiumi e torrenti entro i propri alvei naturali, e limitrofi ambiti di rispetto, ovviamente con l’aggiunta di appropriate casse di espansione.

Se non bastano 3 ospedali allagati per capire tutto ciò, ci domandiamo di cosa altro necessita ancora la politica per non essere più subalterna alle lobby di interesse.
Quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, con Campi Bisenzio e i Gigli allagati, con tutta la piana sotto l’acqua, specialmente sulla parte finale dell’ipotetica testata pista 11, con il previsto interramento di via dell’Osmannoro con un transito giornaliero di oltre 30.000 veicoli proprio in prossimità del Fosso Reale, che ovviamente risentirà delle due barriere cementificate (la Pista e la Duna Antirumore fronte Polo ed alta ben 12 metri) non potranno che essere il preludio a nuovi disastri.

LA POLITICA E’ AVVERTITA, NON POTRA’ PIU’ DIRE IO NON SAPEVO!

STOP CONSUMO SUOLO, STOP NUOVO AEROPORTO, SI’ ALLA TUTELA E

SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E DEI FIUMI.

----------------

Associazione VAS Onlus, Italia Nostra Firenze, Comitato Difendiamo la Nostra Salute PratoSud

Coordinamento Comitati per la Salute della Piana PO-PT, Comitato no aeroporto di Prato e

Provincia, Comitato Ambientale di Casale, Circolo Legambiente “di là d’Arno” Lastra a Signa,

Comitato Sorvolati Brozzi, Peretola, Quaracchi, Comitato Oltre Carmignano Poggio a Caiano,

Comitato Mente Locale della Piana – Campi Bisenzio, La Piana contro le nocività – Presidio No

Inceneritori No Aeroporto, Alterpiana Firenze Prato Pistoia / Alterlab, Associazione No Tunnel

TAV Firenze, Associazione Valdisieve, Associazione Vivere in Valdisieve, Comitato Valdisieve,

Osservatorio Ambientale – Prato, Forum Toscano Movimenti per l’Acqua, ADiC Toscana Aps,

Comitato Acqua Bene Comune Valdarno, Associazione Acqua Bene Comune Pistoia e

Valdinievole Odv, Associazione Alleanza Beni comuni Pistoia Odv, Comitato Obiettivo Periferia

Pistoia, Comitato Trasparenza per Empoli, Comitato Acqua pubblica Arezzo, Confederazione

Cobas Pistoia; Atto Primo Salute Ambiente Cultura Odv,

pdf https://docdro.id/nN1ZKPk 


lunedì 8 maggio 2023

DAL BLOG DI GRIG: Alluvione e nuove dighe.

 Fonte articolo: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2023/05/07/alluvione-e-nuove-dighe/#more-34207 

Non s’impara mai nulla in questo fantastico Bel Paese.

Una riflessione piuttosto amara sulla recente, ennesima, calamità innaturale rappresentata dall’alluvione in Emilia-Romagna di Sauro Turroni.

Quando finalmente cambieremo registro?

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

alluvione nella Pianura Padana

da Italia Libera, 5 maggio 2023

L’alluvione. I fiumi della Romagna straripano e Salvini propone nuove dighe. (Sauro Turroni)

L’alluvione che ha provocato devastazione e lutti in Romagna ripropone problemi antichi e ancora irrisolti. Servirebbero politiche efficaci e rigorose per la manutenzione dei corsi d’acqua, attuate da personale competente e preparato, servirebbero progetti e investimenti per riportare i fiumi in sicurezza, servirebbe personale di vigilanza che tenga sotto controllo argini e alvei. Il ministro dell’Infrastrutture Matteo Salvini, ma con lui anche gran parte dell’opposizione nazionale e locale, propone invece nuove dighe, senza nemmeno provare a interrogarsi su cosa serva davvero.

LA ROMAGNA È SOTT’ACQUA, le violente piogge cadute nelle ultime ore hanno provocato in molte zone lo straripamento del fiumi con le tragiche conseguenze che ben conosciamo: lutti, danni, devastazioni La natura ha leggi che non ammettono violazioni o sottovalutazioni, chi ci governa dovrebbe saperlo ma si continua imperterriti a ignorarlo. I cambiamenti climatici sono in atto e le popolazioni ne pagano le conseguenze che sono sempre più visibili: da anni ormai periodi di siccità e temperature sempre più elevate che inaridiscono le terre e compromettono i raccolti si alternano con fenomeni metereologici di intensità crescente che provocano frane e alluvioni. L’ennesimo rapporto dell’Ippc appena pubblicato avvisa i governanti e anche gli stessi cittadini che non c’è più tempo, che occorre cambiare da subito e radicalmente i modi con cui si alterano gli ultimi precari equilibri del clima. Ciò nonostante non solo si continua come prima, anzi con la scusa del riscaldamento globale, dell’urgenza, si salta ogni pianificazione e ogni valutazione ambientale per fare opere sbagliate e controproducenti.

Sembra che la natura abbia voluto darci un avvertimento, proprio nella zona più colpita che appare essere il ravennate, il luogo destinato per i prossimi decenni allo sviluppo dell’uso dei combustibili fossili, all’insediamento del rigassificatore, alla costruzione di una nuova ragnatela di tubi per il gas che da Ravenna si dirama ovunque, alle nuove trivellazioni, allo stoccaggio sia di Gas sia di Co2 nei pozzi e così via. Mentre l’Eni riunisce il proprio consiglio di amministrazione a a Ravenna e la fa da padrone e detta la linea, altre misure insensate vengono proposte o attuate, si dice per porre rimedio a ciò che sta accadendo: Salvini e gran parte della opposizione nazionale e locale, invece di accelerare i processi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua restituendo ai fiumi spazi sottratti dalle insensate urbanizzazioni del passato, invece di impiegare le risorse per delocalizzare insediamenti in posti sbagliati o pericolosi propongono all’unisono nuove dighe,

Mentre si continuano a piantare kiwi nelle campagne e ampliare le coltivazioni idroesigenti, si asfaltano e urbanizzano, impermeabilizzandoli, centinaia di ettari di territorio, a cominciare da Ravenna che ha visto in un paio d’anni raddoppiare l’urbanizzato costruito negli ultimi 60 anni lungo una costa sempre più erosa ed irrigidita. Mentre emerge la necessità di una pianificazione rigorosa, fondata sul rispetto degli elementi costitutivi del territorio e del paesaggio, si fanno leggi come quella urbanistica regionale che annullano la pianificazione stessa, sostituendola con accordi fra gli imprenditori e le amministrazioni pubbliche, dettati dagli interessi dei primi. Temiamo che l’attuale governo voglia cogliere ancora una volta l’occasione, con la scusa del disastro appena verificatosi, non solo per riproporre le opere sbagliate di sempre ma intenda mettere in campo ancora i commissari, per operare con dichiarazione di stato di emergenza, al di fuori di ogni regola o principio, per accontentare questa o quella lobby.

Servirebbero politiche efficaci e rigorose per la manutenzione dei corsi d’acqua, attuate da personale competente e preparato, servirebbero progetti e investimenti per riportare i fiumi in sicurezza, servirebbe personale di vigilanza che tenga sotto controllo argini e alvei. Ciò che davvero servirebbe non c’è però praticamente più, gli uffici sono sguarniti, i tecnici ridotti all’osso, le loro competenze frazionate lungo i confini provinciali secondo il più becero localismo, come se i corsi d’acqua non fossero un organismo unitario che come tale va governato, come se avesse senso praticamente azzerare la vigilanza lungo i fiumi. Lo spezzettamento delle competenze con la conseguente impossibilità di gestire adeguatamente i diversi fenomeni che si avvicendano, tra piene eccessive e siccità estreme trovano la loro più esemplare testimonianza costituita dall’affidamento alla Protezione civile regionale della gestione dei corsi d’acqua mentre le concessioni di derivazione dell’acqua dei fiumi sono affidate all’Arpa. Un quadro desolante! Tutti però pronti a dare la colpa alla eccezionalità dell’evento, a invocare lo stato d’emergenza, a chiedere poteri straordinari che, messo qualche costoso cerotto, lasceranno le cose come stanno. Tutto ciò, ovviamente, senza comprendere l’interdipendenza dei fenomeni e che la stessa urgenza di cambiare metodo impone comunque misure adeguate, diverse da quelle che ci hanno portato fin qui.

con un disegnino, comprensibile anche per un bimbo, forse si riesce a capire
(foto A.N.S.A.)
Fonte articolo: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2023/05/07/alluvione-e-nuove-dighe/#more-34207 

martedì 29 novembre 2022

GRIG: Casamicciola, ennesima calamità innaturale.

 

Casamicciola, ricostruzione della calamità innaturale
(fonte Presidenza del Consiglio dei Ministri – Il Corriere della Sera)

26 novembre 2022, Casamicciola, sull’Isola d’Ischia, ennesima calamità innaturale nel povero Bel Paese.

Mentre l’ormai consueto Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, smentito inglorosiamente dal vero Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, affermava il ritrovamento di “otto morti nella frana di Ischia“, è rapidamente partita l’attività di soccorso.

Noi Italiani siamo molto bravi nelle attività di protezione civile, comprese quelle di soccorso.

Siamo molto meno bravi nelle attività di prevenzione e di risanamento del territorio.

rustico edilizio

Così Micla Pennetta, docente di Geomorfologia all’Università Federico II: «La colpa è del cemento. Lì c’è un terreno di natura vulcanica, ovvero poco compatto. In caso di piogge abbondanti l’acqua lo gonfia e tende a portarlo a valle. Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale per prevenire questi fenomeni, ma ne sono stati eliminati molti per le attività antropiche. La cementificazione dei suoli ha ridotto la capacità di assorbimento delle acque, che scivolano a valle con una violenza devastante, trascinano fango ed altri materiali e creano disastri. Si è verificata una colata detritica».

Le sciagure del passato non hanno insegnato nulla.

Nel 2018, dopo il terremoto (2017) e le conseguenti distruzioni di tanti immobili, spesso abusivi, l’art. 25 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 (Disposizioni urgenti per la citta’ di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze) con le marginali modifiche introdotte dalla legge di conversione derivante dall’approvazione definitiva (15 novembre 2018) del disegno di legge n. 909 dell’1 novembre 2018 (Governo giallo-verde Conte 1) ampliò le maglie del condono edilizio.

In tutta Ischia sarebbero 27mila le pratiche di condono presentate a vario titolo dagli abitanti in occasione delle tre leggi nazionali di sanatoria (1985, 1994, 2003): 8.530 istanze a Forio, 3.506 a Casamicciola e 1.910 a Lacco Ameno.

27 mila istanze di condono per 46 chilometri quadrati di estensione dell’isola, vuol dire 587 istanze per chilometro quadrato, vuol dire 5,87 istanze per ettaro. Un’enormità.

Per il condono del 2018 sono mille le ulteriori istanze presentate a Casamicciola: ai fini del condono, nessuna considerazione dei vincoli di inedificabilità, delle misure anti-sismiche, della disciplina di difesa idrogeologica.

Continuiamo così…e facciamo finta che il Vesuvio sia un vulcano spento.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)


Presidente Ordine dei Geologi della Toscana: " Fare Casamicciola "

 “Fare Casamicciola” è un modo di dire che sentivo spesso da mia nonna paterna, quando voleva indicare una grande confusione. Solo dopo molto anni ho scoperto che quel modo di dire derivava dal grande terremoto che aveva colpito l’isola di Ischia alla fine dell'ottocento, con la distruzione dell’abitato di Casamicciola e questo evento tragico era rimasto come eco nei modi di dire dell’Italia del secolo successivo.

Casamicciola ha fatto di nuovo Casamicciola nel 2017, col terremoto che si portò via due vite e ne segnò tante altre.
Oggi Casamicciola è di nuovo l'immagine di una tragedia e questa volta la causa non è un'onda sismica, ma un'onda di fango.
Sono in corso le operazioni di soccorso e la situazione è incerta nella sua drammaticità, con una vittima e tanti dispersi, al momento. Ora le emozioni solo alte, c’è la paura di chi è scampato alla tragedia, la rabbia di chi ha perso tutto o anche solo poche cose, l’incertezza per cosa accadrà da domani in avanti, e poi c’è l’instancabile impegno dei soccorritori. Domani inizieranno le prime ipotesi sulle cause, poi sarà la volta della ricerca dei colpevoli, e via e via, seguendo il copione che tutto conosciamo. Ma oggi non voglio scandire il tempo e gli eventi da ora in avanti, voglio fare un passo indietro, voglio tornare al 20 ottobre scorso, quando il Consiglio di Stato ha licenziato la bozza del nuovo codice degli appalti pubblici.
Cosa c’entra? C’entra perché ci dà la misura di quanto siamo schizofrenici in questo strano paese ed è questo il momento per chiederci ancora una volta se vogliamo continuare a prenderci in giro o ad iniziare finalmente ad affrontare le cose in modo serio.
Possibile che in Italia, nel 2022, riusciamo a rimanere attoniti di fronte a questi eventi e allo stesso tempo qualcuno vada a modificare il codice degli appalti eliminando, rispetto alla norma attuale, la conformità geologica, geomorfologia e idrogeologica dagli obiettivi della progettazione di opere pubbliche (e poi private in un secondo momento)?
Si perché, mentre assistiamo con occhi sgranati a cambiamenti climatici che ci mettono di fronte a fenomeni naturali di intensità maggiore rispetto al passato e con frequenze via via sempre maggiori, qualcuno pensa che sia sensato semplificare il processo progettuale togliendo proprio gli approfondimenti geologici, geomorfologici e idrogeologici, che ci consentono di comprendere gli effetti che quei fenomeni possono avere su ciò che stiamo progettando. Detta in altri termini, secondo il testo licenziato dal Consiglio di Stato, domani potremo progettare una scuola, un ponte, una strada senza verificare se questo è conforme alle condizioni geologiche idrogeologiche e idrauliche dell’area in cui viene realizzato. Ma davvero vogliamo questo? Ma non pensate anche voi che sia uno scandaloso passo indietro, proprio adesso che il clima sta dicendo che è necessario farne due in avanti e che tutti ormai ne sono pienamente coscienti? Tutti, a parte quelli che semplificano una normativa, tagliando fasi progettuali che garantiscono la sicurezza dei cittadini.
Abbiamo bisogno che il territorio ci sia amico e per renderlo amico dobbiamo armonizzare le nostre attività con esso e per farlo dobbiamo approfondire la nostra conoscenza. Togliere conoscenza significa condurre le nostre vite al buio, vivendo sempre di più il territorio come una minaccia.
Dunque ci auguriamo che il Governo disconosca il prima possibile il testo licenziato dal Consiglio di Stato, che in nome della semplificazione espone i cittadini ai rischi maggiori rispetto alla situazione data dal quadro normativo attuale, che non può permettersi arretramenti.
Via questo testo e si riparta dal fissare alcuni concetti fondamentali, come ad esempio che la conformità geologica, geomorfologica, idrogeologica, aggiungo sismica, debba essere sempre assicurata da tutti i livelli della progettazione delle opere pubbliche e private.
E’ il minimo che si possa fare a fronte di una catena ininterrotta di eventi tragici, che il nostro paese sopporta da troppo tempo.
Riccardo Martelli

Presidente Ordine dei Geologi della Toscana 

FONTE FACEBOOK: https://www.facebook.com/photo/?fbid=549015293900375&set=a.493835452751693

giovedì 4 agosto 2022

TAV. Mentre a Firenze c’è chi vuol scavare, a Serravalle Pistoiese un funesto presagio: si abbattono 12 ville per la costruzione di un tunnel

Nardella e Giani vogliono i tunnel TAV ad ogni costo, le Ferrovie balbettano che si ritarderà di un anno l’inizio dei lavori e non hanno il coraggio di dire che scavare sotto Firenze sarebbe un disastro.

Questa in breve dovrebbe essere la cronaca dell’incontro/scontro tra il Presidente regionale Eugenio Giani, il Sindaco di Firenze Dario Nardella e i dirigenti di RFI, la società, controllata da FSI, che dovrebbe realizzare il Passante ferroviario di Firenze, i cosiddetti tunnel TAV.

I toni che sia Giani che Nardella tengono sono alti, strillano che non è possibile non realizzare il progetto che per città e regione è “strategico”, che è “insopportabile” non terminare un’opera così importante. Il Comitato ha già scritto innumerevoli volte smentendo le teorie degli amministratori e ha sempre chiesto – senza ottenere mai risposta – di potenziare le linee di superficie, aggiungendo binari dove necessario, con una spesa infinitamente minore, con tempi rapidi, senza rischi per il patrimonio edilizio e monumentale. Una proposta di fattibilità fu realizzata già nel 2007 dal Comitato con il supporto di tecnici e dell’Università di Firenze, ma l’interesse era tutto per tunnel, l’alta velocità e i tanti soldi che sarebbero arrivati.

Con le loro reazioni quasi isteriche, Giani e Nardella non vogliono capire che le ferrovie non hanno intenzione di realizzare i tunnel sotto la città perché si rendono conto dei rischi enormi che ci sarebbero, del contenzioso infinito che ne nascerebbe, del fatto che con molta probabilità i lavori sarebbero soggetti a fermate frequenti e pericolose (perché fermare una fresa in un terreno alluvionale potrebbe portare a cedimenti e frane disastrose). Altra cosa triste è che i dirigenti di RFI tirano la cosa per le lunghe e accampano giustificazioni parziali per i ritardi senza avere il coraggio di dire che il progetto di Passante è sbagliato, che non si può fare a meno di spropositati danni alla città.

Giani e Nardella da una parte e le ferrovie dall’altra tengono nascosti i problemi che un’opera utile come il raddoppio della Pistoia Lucca sta avendo: la galleria che si sta realizzando sotto la collina di Serravalle Pistoiese sta creando gravi problemi in superficie. I cedimenti prodotti dallo scavo, per ora interrotto, obbligano RFI ad acquistare un intero insediamento di 12 villette per demolirle e trasferirne gli abitanti altrove.

Una notizia del genere non può non avere echi su Firenze, invece è praticamente clandestina e ne dà notizia solo TVL Pistoia in un servizio che sarebbe bene visionassero Fiorentini, amministrazioni, media toscani:

https://www.tvl.it/it/notizie/serravalle-da-demolire-le-12-ville-sopra-il-traforo#read

Costruire gallerie, ci dicono gli ingegneri che collaborano con il Comitato, è l’ultima soluzione quando tutte le altre sono impossibili, perché le incognite, i cigni neri, sono sempre presenti e spesso imprevedibili. A Firenze addirittura già si sa che gli edifici sopra i tunnel subiranno stress.

Inoltre molti problemi tecnici e ambientali del Passante non si sono mai risolti perché comportano soluzioni complesse e molto lunghe senza certezze di riuscita: non si risolvono con le urla né invocando interventi miracolosi. Oltretutto permangono enormi problemi normativi, dall'assenza di VIA della stazione Foster ai problemi di gestione delle terre di scavo, per fare degli esempi.

Il Comitato, con i suoi tecnici, ha sempre dato disponibilità ad un serio confronto con le istituzioni, ma da queste è stato sempre rifiutato. A questo punto è auspicabile che i dirigenti di RFI prendano il coraggio a quattro mani e spieghino a Giani e Nardella che proseguire in questo progetto sarebbe una decisione diabolica.

Da parte sua il Comitato ribadisce la propria disponibilità a presentare le proposte di potenziamento delle linee di superficie elaborate in passato che potrebbero essere ancora oggi efficaci strumenti al servizio della mobilità nell’area fiorentina; soluzioni semplici, non esageratamente costose, efficaci, che darebbero risposte a pendolari e al traffico fiorentino.

Comitato No Tunnel TAV Firenze