Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

Visualizzazione post con etichetta TTIP. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TTIP. Mostra tutti i post

sabato 23 settembre 2017

Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Dal 21 Settembre in tutta Europa è “Allarme CETA”: fermiamolo insieme! 
Ecco come fare https://stop-ttip-italia.net/2017/09/19/dal-21-settembre-in-tutta-europa-e-allarme-ceta-fermiamolo-insieme/
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Accordo Ceta, ovvero, un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. E’ quanto si afferma in occasione dell’entrata in vigore provvisoria dell'accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra l’Ue e il Canada. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.
La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese, ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Accordo Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. Coldiretti è impegnata in una mobilitazione permanente contro la ratifica del trattato con l’iniziativa #stopCETA condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia.

immagine: Mobilitazione Coldiretti contro accordo Ceta
----------------------------------

Coldiretti,Ceta riconosce 12 Dop-Igp E-R

Accordo regalo a grandi lobby. Timori per produttori di grano

(ANSA) - BOLOGNA, 21 SET - Nell'accordo Ceta tra l'Unione Europea e il Canada "dei 44 prodotti a denominazione di origine dell'Emilia-Romagna", ossia Dop e Igp, "solo 12 vengono riconosciuti mentre gli altri 32 non avranno nessuna tutela". E' quanto sostiene, in una nota, la Coldiretti emiliano-romagnola secondo cui anche i 30.000 produttori di grano regionali "non potranno dormire sonni tranquilli perché l'accordo uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale dei dazi per l'importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia". A giudizio dell'associazione "l'accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell'alimentare che penalizzerà l'agricoltura dell'Emilia-Romagna e il Made in Italy in generale". Inoltre, sostiene Coldiretti Emilia-Romagna, l'intesa "avrà riflessi pesanti in tema di trasparenza e ricadute sanitarie e ambientali che metteranno sotto scacco nella nostra regione produzioni di eccellenza e importanti colture estensive come i cereali. Per la prima volta nella storia - viene denunciato - l'Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, come il prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano che si vedrà affiancato sui mercati dalla produzione canadese di 'Parmesan'".(ANSA). 
---------------------------

CETA al via. Coldiretti: Regalo a lobby contro Made in Italy

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela

Entra in vigore oggi, 21 settembre, l’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), accordo economico e commerciale globale tra l'UE e il Canada. 

Delusa Coldiretti, che lo ritiene un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. 

Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan, denuncia la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni.

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Il CETA - osserva Coldiretti - uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. 

Il 26 settembre l'Aula voterà per la ratifica dell'accordo.

--------------------------------
Ceta, Coldiretti Siena: "Comincia la svendita. Colpo mortale al territorio senese"

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2017/09/21/ceta-coldiretti-siena-comincia-la-svendita-colpo-mortale-al-territorio-senese/
Copyright © gonews.it
Il Ceta, accordo di libero scambio tra Ue e Canada, da oggi 21 settembre, entra in vigore in via “provvisoria” per una decisone assunta, a suo tempo, dal presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker e dal premier del Canada Justin Trudeau, in attesa della piena validità cioè quando tutti i 28 parlamenti dei paesi Ue l'avranno approvato. Un accordo abbatte dazi a danno delle nostre produzioni ed istituisce il super-dazio pagato da tutti i cittadini europei a favore delle multinazionali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione. Gli effetti sono pesantissimi su trasparenza nell’informazione al consumatore e ricadute sanitarie e ambientali. “L’accordo CETA (accordo economico commerciale globale) è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e i prodotti del nostro territorio, in particolare quelli dei settori cerealicolo e delle carni che sono fra quelli più importanti dell’agricoltura senese. L’accordo favorisce infatti la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali”. Lo aveva dichiarato Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena in occasione del primo voto del Senato sull’accordo di libero scambio tra Unione e Canada. In particolare l’accordo di libero scambio con il Canada non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici ma spalanca le porte all’invasione a dazio zero di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitivi di carne, sempre a dazio zero: circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine. In sintesi, il CETA – aveva denunciato la Coldiretti – “uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove, appunto, viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia. A rischio è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa”. E da qui, per tutta l’estate, Coldiretti Siena insieme alle altre associazioni territoriali di tutta Italia, si era mossa arrivando fino alla grande manifestazione di Roma e aveva chiesto il sostegno delle amministrazioni comunali della provincia senese. E diversi Comuni avevano approvato specifici ordini del giorno contro il Ceta. “Noi, come sempre, non ci fermiamo” ha concluso Coldiretti Siena. Fonte: Coldiretti Siena - Ufficio Stampa

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2017/09/21/ceta-coldiretti-siena-comincia-la-svendita-colpo-mortale-al-territorio-senese/
Copyright © gonews.it


martedì 25 luglio 2017

Caro Governo, abbiamo (quasi) vinto e per questo ti scriviamo…

GentiSalta oggi la ratifica del CETA in Senato, una vittoria di tutte e tutti noi, cittadini preoccupati e responsabili,  e della società civile. 
Ma non abbassiamo la guardia, per evitare che il governo sia tentato da un colpo di mano di inizio Agosto! Dita sulle tastiere fino all’ultima seduta d’Aula, prevista per il 3 Agosto, poi continuiamo a mobilitarci e a scrivere al nostro Governo, e facciamolo ancora per tutta l’estate.
Serve aprire un dibattito pubblico sul commercio internazionale e sui rischi di accordi come il CETA e il TTIP, dobbiamo pretendere di riaprirlo in Italia e in Europa! Scriviamo al premier Paolo Gentiloni, al Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e a quello delle Politiche agricole Maurizio Martina, invitiamoli ad confrontarsi con le nostre ragioni! Possiamo farlo con un’e-mail, ma anche tramite i social network.
Continuiamo a chiedere ai nostri Comuni, Province e Regioni di approvare Mozioni Stop CETA e facciamole arrivare ai nostri ministri e al premier: proprio ieri la commissione Turismo e Affari internazionali del Comune di Roma ha approvato all’unanimità, con l’astensione del Pd, la mozione Stop CETA e presto anche Roma, dopo il passaggio in Assemblea Capitolina che auspichiamo rapido, potrebbe unirsi alle città che dicono “no” a CETA e TTIP, rilanciando dalla Capitale tutte le nostre obiezioni.
Insomma, non mandiamoli in vacanza.
Ecco alcuni suggerimenti:
Testo dell’e-mail
Onorevole Presidente del Consiglio, gentiloni_p@camera.it gentiloni@governo.it
Onorevole Ministro Calenda, ministro@mise.gov.it, segreteria.ministro@mise.gov.it
Onorevole Ministro Martina, ministro@politicheagricole.it, ministro.segreteria@politicheagricole.it
Più volte Vi ho esposto le mie preoccupazioni circa l’impatto del CETA sulla nostra società e sull’economia. La esorto a rispondere a questo appello e prendere le difese delle centinaia di migliaia di persone che si sono attivate, come me, per ottenere la salvaguardia della nostra salute, dell’agricoltura di qualità, dei diritti del lavoro e dell’ambiente. Il CETA avrà effetti su questi e altri settori della nostra vita. Chiedo che venga rispettato il mio dissenso e che Ve ne facciate portavoce nelle istituzioni nazionali ed europee. Molte stime ottimistiche e tanta disinformazione hanno inquinato il dibattito pubblico: Le Vostre dichiarazioni si sono limitate finora a giudizi superficiali e viziate da interessi particolari, nettamente al di sotto di ciò che merita l’opinione pubblica. Stiamo parlando del futuro del nostro sistema democratico e produttivo, pertanto occorre fare di più. Al seguente link può trovare un’argomentata analisi dei punti critici dell’accordo (http://bit.ly/2u2aMdL), nella speranza che possa sollecitarvi ad aprire quel dibattito nazionale ed europeo che il Paese chiede sulle questioni del commercio internazionale.
Rimango in attesa di una sua cortese risposta e le invio cordiali saluti
Firma (nome e cognome, città)
Bozze di tweet
.@PaoloGentiloni @maumartina @CarloCalenda basta #fakenews! Serve dibattito pubblico serio con posizioni #StopCETA http://bit.ly/2u2aMdL
.@PaoloGentiloni @maumartina @CarloCalenda perché sposate #CETA e non vedete criticità #StopCETA? http://bit.ly/2u2aMdL
.@PaoloGentiloni #CETA minaccia diritti ed economia, basta spot promozionali! http://bit.ly/2u2aMdL #StopCETA
@maumartina #CETA non tutela #MadeInItaly e favorisce copie canadesi. Perché accetta compromessi al ribasso? http://bit.ly/2u2aMdL
@maumartina #CETA triplica le quote d’importazione del grano canadese al #glifosato: le sembra un successo? http://bit.ly/2u2aMdL #StopCETA
@CarloCalenda imprese che esportano in Canada sono lo 0,3% del totale. Le pmi hanno solo da perdere! #StopCETA http://bit.ly/2u2aMdL
@CarloCalenda no a fughe in avanti su #CETA: riaprire dibattito nazionale ed europeo con #StopCETA sui dati http://bit.ly/2u2aMdL

fonte: https://stop-ttip-italia.net/2017/07/25/caro-governo-abbiamo-quasi-vinto-e-per-questo-ti-scrivo/#more-5295

mercoledì 19 ottobre 2016

Il CETA spacca l’UE

Il CETA spacca l’UE. Veto della Vallonia: slitta la data della firma
Stop TTIP Italia: “I parlamenti rigettino il cavallo di Troia del TTIP”


I Ministri del commercio europei riuniti in Lussemburgo non sono riusciti a trovare una mediazione per approvare il CETA, trattato di libero scambio con il Canada fotocopia del TTIP. L’opposizione della Vallonia, una delle tre regioni che compongono il Belgio, sta bloccando il processo, che altrimenti porterebbe la Commissione Europea a firmare l’accordo in un vertice congiunto con il governo canadese il prossimo 27 ottobre. Se lo stallo non si scioglie entro la prossima settimana, la firma potrebbe slittare. Le ragioni per cui la piccola entità federale belga si oppone al CETA, nonostante le pressioni di tutta l’Europa, sono quelle della società civile europea, preoccupata per la distruzione dell’agricoltura di piccola scala, i servizi pubblici, la qualità dell’ambiente e del cibo, i diritti dei lavoratori e la deregolamentazione selvaggia in ogni settore dell’economia.
«Il Consiglio Europeo deve invertire la rotta e seguire l’esempio della Vallonia – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Il tentativo di far entrare in vigore il CETA prima della discussione nei parlamenti nazionali è un atto che incrina irrimediabilmente le fondamenta democratiche dell’Unione Europea. I cittadini vogliono esprimersi su temi che li investono direttamente e possono cambiare la loro esistenza. Il tentativo del governo italiano di chiudere la bocca al Parlamento è inaccettabile».

Per rispondere al tentativo di accelerazione dei principali esecutivi europei, che tentano di raggiungere l’unanimità sull’applicazione provvisoria del trattato dopo la firma della Commissione e il voto del Parlamento Europeo, la Campagna Stop TTIP Italia lancia un autunno di mobilitazioni che dal 22 ottobre al 5 novembre si dispiegheranno lungo tutto il Paese. L’obiettivo è sollecitare i parlamentari italiani all’esercizio del diritto di rappresentanza dei cittadini, e a non subire passivamente una decisione antidemocratica che impedisce alle assemblee legislative di avere una qualche voce in capitolo su decisioni assunte altrove, da organi tecnici e lontani dalla volontà popolare.

giovedì 16 giugno 2016

Calenda ribadisce no a ratifica parlamentare del CETA. Stop TTIP: “Inaccettabile”

Calenda ribadisce no a ratifica parlamentare del CETA
Durante l'audizione alla Camera dei Deputati, il ministro allo Sviluppo economico ha nuovamente sostenuto la necessità che il CETA, l'accordo con il Canada gemello del TTIP, rimanga un affare tutto europeo. Per la Campagna Stop TTIP è una posizione inaccettabile
COMUNICATO STAMPA - Migliaia di email e di tweet hanno accompagnato l'audizione parlamentare del Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, andata in scena oggi pomeriggio alla Camera, sulla posizione del Governo italiano su CETA e TTIP, i due trattati commerciali negoziati dalla Commissione Europea rispettivamente con Canada e Stati Uniti.
Il CETA, considerato un precedente del TTIP sia come obiettivi che come profilo, è stato concluso nel settembre 2014 ed è ormai sulla via della ratifica parlamentare. Con una netta inversione di rotta, l'Italia ha scelto di sostenere la posizione della Commissione Europea che vorrebbe escludere i Parlamenti dalla ratifica finale, limitando il processo di approvazione al solo Parlamento Europeo.
Secondo il Ministro Calenda, “per i vantaggi che porterà, il CETA dovrebbe essere concluso nel più breve tempo possibile”, senza che gli Stati membri possano intervenire con un voto a livello nazionale. Posizione non condivisa dalla Campagna Stop TTIP Italia, che ha denunciato le potenziali ricadute negative di una simile deriva. La stessa presidente della Camera, Laura Boldrini, ha accolto e rilanciato la nostra richiesta di ratifica nazionale aprendo una vertenza con il Governo a seguito delle email di appello ricevute dai cittadini.
"Abbiamo scelto di mobilitarci" sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia, "perché è inaccettabile che venga impedita una discussione aperta e democratica su trattati commerciali come il  CETA che avranno impatti non indifferenti sulla vita di tutti i cittadini. La posizione del Governo italiano forza addirittura gli articoli del Trattato di Lisbona, un deroga che non possiamo ignorare perché potrebbe trasformarsi in un pericoloso precedente in vista di altri negoziati, vedi TTIP".
"Persino il Governo tedesco spinge per una ratifica del Parlamento" chiarisce Elena Mazzoni, del coordinamento nazionale di Stop TTIP Italia, "così come richiesto da altre assemblee legislative, come quella austriaca e ungherese. Al solito il Governo Renzi per bocca del suo Ministro allo Sviluppo Economico si mostra dipendente dalle decisioni della Commissione Europea, rompendo con le posizioni più ragionevoli di altri Paesi membri".
"Due anni di campagna nazionale, collegata con le reti europee e statunitensi, hanno dimostrato come la società civile possa fare la differenza nel rafforzamento dei diritti democratici dei cittadini e delle cittadine" sottolinea Marco Bersani, del coordinamento nazionale di Stop TTIP Italia "pur rimanendo fermamente contrari ai trattati TTIP e CETA, che crediamo vadano bocciati proprio per il loro contenuto e per gli impatti che avranno sul nostro tessuto economico e sociale, riteniamo ineludibile un coinvolgimento del nostro Parlamento su questi temi. Ogni forzatura è un ulteriore strappo della legittimità democratica del nostro Paese".
Campagna Stop TTIP Italia
Twitter – @StopTTIP_Italia

Per interviste
Monica Di Sisto – 335-842.67.52
Elena Mazzoni – 328-131.25.95
Marco Bersani – 329-474.06.20

lunedì 13 giugno 2016

STOP TTIP: Calenda: “nessuna ratifica per il CETA”. Facciamoci sentire

calenda2Con una forzatura delle procedure garantite dal Trattato di Lisbona, il Governo italiano, per bocca del Ministro Calenda, rivela la sua posizione sulla ratifica del CETA: un accordo non misto, che non necessita quindi di alcuna verifica da parte dei parlamenti nazionali.
In poche parole: niente ratifica di Camera e Senato del trattato con il Canada.
Una presa di posizione gravissima che vuole escludere dal processo i parlamentari nazionali, molti dei quali, dopo essere entrati per la prima volta nella sala di lettura del TTIP in Italia, di cui il CETA è il naturale preludio, hanno espresso gravi preoccupazioni.
Se si considerano le già parziali prerogative del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali rispetto al potere della Commissione europea sui negoziati commerciali, limitate alle ratifiche e alle risoluzioni ma senza nessun potere di emendamento, la posizione del Ministro Calenda riduce ulteriormente gli spazi di controllo democratico della politica commerciale dell’Unione.
Per questo la Campagna Stop TTIP Italia ha deciso di mandare una lettera aperta ai Presidenti di Camera e Senato e ai Parlamentari italiani (RatificaCETA) chiedendo loro di prendere una posizione chiara il 15 giugno, quando il Ministro Calenda parteciperà a un’audizione al Parlamento italiano.
Ed è per questo chiediamo a ognuno di voi di fare lo stesso, scaricandola da queste pagine (RatificaCETA_2 o riportata in calce) e inviandola al Presidente della Camera e al Presidente del Senato e ai capigruppo parlamentari (indirizzi a seguire).
E’ venuto il momento di fermare una deriva diventata sempre più inaccettabile.
#StopCETA #StopTTIP
Capigruppo al Senato
luigi.zanda@senato.it; paolo.romani@senato.it; renato.schifani@senato.it; lucio.barani@senato.it; karl.zeller@senato.it; mario.ferrara@senato.it; gianmarco.centinaio@senato.it; anna.bonfrisco@senato.it
Capigruppo alla Camera dei Deputati
r.brunetta@camera.it; cecconi_a@camera.it; dellai_l@camera.it; fedriga_m@camera.it; lupi_m@camera.it; monchiero_g@camera.it; pisicchio_g@camera.it; rampelli_f@camera.it; rosato_e@camera.it; scotto_arturo@camera.it
Presidente della Camera
http://presidente.camera.it/21 (il modulo è da riempire coi vostri dati ecc)
Presidente del Senato
pietro.grasso@senato.it; rosario.aitala@senato.it
------------------------------

Roma, 13 giugno 2016

Onorevole Presidente della Camera, Onorevole Presidente del Senato,
Onorevoli Membri del Parlamento,

con una forzatura delle procedure garantite dal Trattato di Lisbona, il Governo italiano, per bocca del Ministro Calenda, rivela la sua posizione sulla ratifica del CETA: un accordo non misto, che non necessita quindi di alcuna verifica da parte dei parlamenti nazionali.
Una presa di posizione gravissima che vuole escludere dal processo i parlamentari nazionali, molti dei quali, dopo essere entrati per la prima volta nella sala di lettura del TTIP in Italia, di cui il CETA è il naturale preludio, hanno espresso gravi preoccupazioni.

Una posizione, quella del Governo italiano, non sostenuta dalle fonti giuridiche* nè dalle proposte dello stesso Cosniglio Europeo** e distante da quella di altri Paesi, come Lussemburgo e Francia.
Un tentativo di esautorare il ruolo di quanti, democraticamente eletti, siedono al Parlamento italiano.

La Campagna Stop TTIP Italia ritiene che sia la giusta occasione per voi, rappresentanti eletti, di farvi promotori delle preoccupazioni sollevate dalla società civile in merito al CETA chiedendo al Ministro Calenda, durante l'audizione al Parlamento italiano del prossimo 15 giugno, di rivedere una posizione così svilente della democrazia, che comprime la sovranità nazionale nel nostro Paese e le prerogative del nostro Parlamento oltre quanto stabilito dal trattato di Lisbona.


Cordiali saluti
[Nome e Cognome]
[Città]


* http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=URISERV:ai0020
** documento 12838/11 del Consiglio Europeo del 14 luglio 2011 (partial declassification) “Recommendation from the Commission to the Council on the modification of the negotiating directives for an Economic Integration Agreement with Canada in order to authorise the Commission to negotiate, on behalf of the Union, on investment”, punto 26a dove chiarisce 
 “The aim is to include into the investment protection chapter of the agreement areas of mixed competence, such as portfolio investment, dispute settlement, property and expropriation aspects”
-----------------------------------------
----------------------------------------

martedì 24 maggio 2016

TTIP e posti di lavoro. Quanto ci perde l’Italia

by Stop Ttip Italia

La grande retorica della Commissione Europea e del Ministro Carlo Calenda sui presunti benefici del TTIP al nostro Paese si scontrano davanti a un report della DG Internal Policies commissionato dal Parlamento Europeo.
Secondo il rapporto "TTIP and Jobs" la conclusione del trattato transatlantico "porterà ad una sostanziale riallocazione di posti di lavoro", con un impatto negativo nel breve termine e un ipotetico impatto positivo sul lungo termine, ma in realtà ancora da definire e contabilizzare. L'ipotesi di impatti negativi nel lungo termine si scontra con gli effetti che troppe volte le liberalizzazioni dei mercati hanno portato nella ristrutturazione delle economie, con interi settori che collassano e altri che, pur espandendosi non sono in grado di riassorbire le persone espulse dal mercato del lavoro. Il TTIP avrà impatti diversi a seconda dei Paesi, e l'Italia pare subire gli effetti più pesanti. A pagina 40 del rapporto si vede come l'Italia è seconda solo alla Germania per la perdita di posti di lavoro (quasi 300mila), con guadagni di reddito procapire che non superano lo 0.5%.
TTIPandJOB
Quali saranno i settori più colpiti? In particolar modo l'industria  come la produzione di macchinari elettrici, metalmeccanica, servizi finanziari (pag 38 e 39).
Per far fronte alla perdita di posti di lavoro il documento è chiaro: "programmi speciali di assistenza per gli aggiustamenti legati al commercio, nella forma ad esempio dell'European Globalization Adjustment Fund (EGF), potrebbero essere necessari per ragioni di politca economica considerato che le riallocazioni indotte dal commercio sono percepite come particolarmente ingiuste". Potrebbe essere necessario "strutturare un programma speciale per affrontare le ripercussioni negative dovute al TTIP".
Quanto l'Europa non sia pronta a tutto questo, lo dimostra il taglio dell'EGF da 500 milioni di euro a 150 milioni per il periodo 2014 - 2020. Proprio mente gli Stati Uniti hanno aumentato lo stanziamento a 2.3 miliardi di dollari lo scorso maggio 2015, proprio per contrastare gli effetti negativi del TPP (la Transpacific Partnership) e del TTIP.
Insomma, il combinato disposto degli effetti negativi del TTIP con i piani di austerità e di taglio dei costi sociali potrebbe far diventare il trattato transatlantico ancor più indigeribile di quantò già non sia.
Stop Ttip Italia | 23 maggio 2016 alle 22:07 | Categorie: Blog | URL: http://wp.me/p4obC5-MV

mercoledì 4 maggio 2016

François Hollande «chiude» al Ttip

di Marco Moussanet04 maggio 2016 

http://www.sokratis.it/
L’ombra del fallimento si allunga sempre più sul Ttip, il Trattato transatlantico di abbattimento delle frontiere commerciali, di liberalizzazione degli scambi e di apertura dei rispettivi mercati che Europa e Stati Uniti stanno negoziando dalla metà del 2013. E che secondo uno studio del Centre for economic policy research di Londra potrebbe consentire un incremento di ricavi annui pari a 120 miliardi di dollari per le imprese europee e di 95 miliardi per quelle americane.

In un contesto di crescente diffidenza da parte delle opinioni pubbliche (secondo un sondaggio della fondazione tedesca Bertelsmann il consenso sul Ttip è passato dal 55% al 17% in Germania e dal 53% al 15% negli States), a mettersi di traverso – ufficialmente e nettamente – è soprattutto la Francia. In un crescendo di prese di posizione.

Già a metà aprile il presidente François Hollande aveva espresso tutte le sue perplessità: «Parigi ha fissato le proprie condizioni. Se non ci sarà una totale reciprocità, se non ci sarà sufficiente trasparenza, se ci sarà un pericolo per gli agricoltori, se gli europei non avranno libero accesso alle gare pubbliche mentre gli Stati Uniti potranno avere accesso a tutto in Europa, allora non lo accetterò».

Una settimana dopo era stato il premier Manuel Valls a esprimere «inquietudine per l’andamento del negoziato» e ribadire che la Francia era pronta a dire «no» all’accordo.

Lunedì scorso è sceso in campo il ministro al Commercio estero Matthias Fekl, figura emergente del partito socialista e responsabile del dossier: «L’Europa propone molto e riceve molto poco in cambio. Questo non è accettabile. Alla luce dell’atteggiamento attuale degli Stati Uniti, mi sembra che lo stop alle trattative sia l’opzione più probabile». E ieri Hollande ha chiuso in bellezza: «Allo stato attuale del confronto, la Francia dice di no all’intesa. Perché non siamo per un sistema di libero scambio senza regole. Non accetteremo mai che vengano messi in discussione i principi essenziali della nostra agricoltura, della nostra cultura.

E ieri Hollande ha chiuso in bellezza: «Allo stato attuale del confronto, la Francia dice di no all’intesa. Perché non siamo per un sistema di libero scambio senza regole. Non accetteremo mai che vengano messi in discussione i principi essenziali della nostra agricoltura, della nostra cultura. E che non ci sia una totale reciprocità nell’accesso agli appalti pubblici».
Hollande ha scelto con cura la tribuna dalla quale pronunciare quello che assomiglia molto a un “de profundis” per il Trattato: un convegno sulla “sinistra al potere” in occasione degli 80 anni del Fronte popolare. L’opportunità per lanciare, di fatto, la campagna delle presidenziali di maggio 2017.

Al di là degli aspetti di contenuto (sull’apertura delle gare, appunto, sull’inclusione dei servizi finanziari che gli americani non vogliono, sulla tutela delle produzioni alimentari e sulla loro origine, sulla sopravvivenza di alcune barriere doganali, sulla creazione di una Corte sovranazionale per i contenziosi), il negoziato ha ormai assunto una dimensione politica che sembra renderne impossibile una conclusione entro la fine dell’anno (e quindi del mandato del presidente americano, come vorrebbe Barack Obama).

Il 2017 sarà un anno elettorale delicato in Francia e in Germania. E l’impressione è che in nessuno dei due Paesi (le trattative sono condotte dalla Commissione Ue, ma è evidente che senza il via libera di Parigi e Berlino non si andrà da nessuna parte) le classi dirigenti vogliano presentarsi all’appuntamento con un accordo sul quale, a torto o a ragione, aumenta l’ostilità delle opinioni pubbliche. Le quali guardano con sospetto a un negoziato avvolto in un certo alone di mistero sul quale si è fatta poca pedagogia e vedono in un salto di qualità e di dimensione del libero scambio più rischi che opportunità.

Questo è certamente vero in Francia (proprio Fekl avrebbe convinto Hollande che il “no” al Trattato può essere un buon cavallo di battaglia, in nome della protezione degli interessi del Paese, cioè del mai sopito protezionismo). Ma anche in Germania, per quanto ufficialmente Angela Merkel sia favorevole, il leader socialdemocratico Sigmar Gabriel (numero due del Governo e ministro dell’Economia) ha detto che «se gli Stati Uniti non vogliono aprire davvero il loro mercato, noi non abbiamo alcun bisogno di questo accordo commerciale». E persino negli Usa, dove Donald Trump ha già dichiarato tutta la sua ostilità e persino Hillary Clinton non sembra così convinta.

di Marco Moussanet - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/JwLFwY

FONTE: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-05-04/francois-hollande-chiude-ttip-063653.shtml?uuid=ADuckD
---------------------------------
Ti può interessare anche:

BREAKING! TTIP leaks: Greenpeace Olanda rivela i testi segreti del TTIP

News - 2 maggio, 2016
Avevamo ragione: confermati rischi per clima, ambiente e sicurezza dei consumatori
I cittadini hanno diritto di sapere: Greenpeace Olanda pubblica oggi su www.ttip-leaks.org parte dei testi negoziali del TTIP per garantire la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli USA. È la prima volta che i cittadini europei possono confrontare le posizioni negoziali dell’UE e degli USA.
Questi documenti svelano che noi e la società civile avevamo ragione a essere preoccupati: con questi negoziati segreti rischiamo di perdere i progressi acquisiti con grandi sacrifici nella tutela ambientale e nella salute pubblica!...................leggi il resto QUI
Bruxelles - Dopo gli scandali sugli innumerevoli casi di elusione e frode fiscale emersi con le rivelazioni di Luxleaks e dei Panama papers, questa volta è il negoziato in corso fra Ue e Usa per il Ttip (Partenariato transatlantico sulla liberalizzazione del commercio e la protezione degli investimenti) che è oggetto di una fuga di notizie e documenti segreti, che saranno pubblicati oggi alla 11 su un sito web della sezione olandese di Greenpeace, con l’hashtag #TTIPleaks..................leggi il resto QUI


lunedì 29 febbraio 2016

Fuori il TTIP dalla mia città: scrivi #fuorittip al tuo Sindaco

giovedì 10 settembre 2015

TTIP: un’occasione da non perdere. Intervista esclusiva a Paola Testori Coggi, già Direttore generale Salute e Consumatori della Commissione europea

PAOLA TESTORI COGGI
L’intervistata Paola Testori Coggi
Nel mese di luglio, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sui negoziati relativi al Trattato di libero scambio tra UE e Usa (TTIP), in corso da due anni e ormai giunte alla decima tornata. Il Parlamento ha dato via libera al proseguimento dei negoziati, con diverse raccomandazioni alla Commissione UE sui temi agroalimentari e con la richiesta di modificare sostanzialmente la clausola per la risoluzione delle contese tra investitori stranieri e Stati (Investor-State Dispute Settlement – ISDS), quando le aziende ritengano che le leggi europee o nazionali siano di impedimento all’attività economica e commerciale. Su questi temi, abbiamo intervistato Paola Testori Coggi, già Direttore generale “Salute e Consumatori” della Commissione europea.
Il Fatto Alimentare sostiene la campagna contro il TTIP ma vogliamo sentire anche le ragioni di chi è favorevole a questo Trattato, come suppongo lo sia lei.
Il fatto di cronaca da cui possiamo partire è l’opinione favorevole al proseguimento dei negoziati espressa dal Parlamento europeo, compreso l’importante aspetto dell’ISDS, che è una disposizione già presente nel Trattato UE-Canada e incluso in tutti gli accordi bilaterali tra Stati europei e Paesi terzi. È un peccato che l’ISDS abbia occupato molto spazio e che molte delle opposizioni al TTIP si siano concentrate su questo aspetto, a mio parere secondario. Tanto più che, nel TTIP, questa disposizione viene inserita in un contesto ben preciso e se ne definiscono i limiti e non si consente che un investitore statunitense non rispetti le regole dell’Unione europea. Questo è il primo messaggio che deve passare: con il TTIP non ci sarà alcuna legge europea che sarà annullata, bypassata o cambiata. Se l’Unione europea non vorrà cambiare una regola, non sarà obbligata a farlo solo perché ha firmato il TTIP. Gli Usa ci possono dire che non sono d’accordo con molte delle nostre misure sanitarie e fitosanitarie ma non per questo l’Europa le cambierà, né si metterà a negoziare con loro le regole europee. Queste regole, adottate con i nostri meccanismi, rimangono. Tutte le posizioni negoziali sono pubblicate sul sito della Commissione europea ed è scritto chiaramente che politiche importanti come quelle in materia di utilizzo degli ormoni della crescita nell’allevamento animale e di commercializzazione degli OGM non verranno cambiate a causa del TTIP. Tutto sta avvenendo nella trasparenza più totale.
ogm mais monsanto 463509575
Gli OGM non sono oggetto del negoziato
Andiamo sui temi. Nei documenti negoziali si dice che gli OGM non fanno parte del negoziato e anche il Parlamento europeo ha detto che devono rimanere esclusi…
Non c’è scritto che sono esclusi ma il sistema europeo di valutazione e autorizzazione degli OGM non è oggetto del negoziato.
Quindi, ognuno rimane con le proprie politiche e non si negozia. La cosa strana è che nelle ultime tornate negoziali sul TTIP gli OGM sono stati oggetto di polemica.
Nel mandato negoziale della Commissione UE, non c’è scritto che gli OGM sono esclusi. Gli americani dicono che l’autorizzazione europea degli OGM non è basata su criteri scientifici, è troppo complessa e lenta e che quindi costituisce di fatto una barriera alla commercializzazione dei prodotti provenienti dagli Usa. Non è vietato discuterne ma non viene discusso il contenuto delle nostre regole europee. Agli Stati Uniti non piace né il regolamento adottato all’inizio dell’anno dall’UE sulla possibilità di vietare le coltivazioni OGM da parte dei singoli Stati, e ancor meno piace la recente proposta di regolamento che prevede la stessa possibilità di divieto degli OGM in alimenti e mangimi. Lo hanno fatto sapere, in sede di negoziato, ma noi non discutiamo con loro se questa proposta va bene o no. Le discussioni e le decisioni sui nostri regolamenti le assumiamo in sede europea, secondo i meccanismi fissati dai Trattati.

LEGGI ANCHE LE ALTRE PAGINE:
2 Passiamo al caso degli ormoni nell’allevamento degli animali, che in Europa sono vietati, mentre negli Stati Uniti sono consentiti
3 Il timore, espresso anche dal Parlamento europeo, è che questo comitato per la normazione previsto dal TTIP scavalchi in qualche modo gli organismi istituzionali ed elettivi europei.
4 Quella che viene indicata come differenza fondamentale tra Unione europea e Usa è il principio di precauzione?

DI 

FONTE:  http://www.ilfattoalimentare.it/intervistata-ttip-paola-testori-coggi.html