Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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sabato 14 agosto 2021

ISDE: Massorondinaio: continua la battaglia

  Pubblicato il 11 Agosto 2021

Il Comitato di Massorondinaio torna a far sentire la sua voce in merito a decisioni che riguardano il proprio territorio, orgogliosa dimostrazione che i cittadini possano manifestare il proprio dissenso a scelte di pianificazione territoriale e ambientale motivandole con cognizione di causa. 37 cittadini dell’abitato di San Piero a Sieve, residenti in zona limitrofa all’impianto, hanno firmato il ricorso per l’annullamento del decreto della Direzione Ambiente ed Energia, Settore Valutazione Impatto Ambientale – Valutazione Ambientale Strategica – Opere Pubbliche di Interesse Strategico Regionale della Regione Toscana, n. 7031 del 29.04.2021; avente ad oggetto “D.Lgs. n. 152/2006 art. 19 L.R. n. 10/2020 art. 48. Procedimento di verifica di assoggettabilità di competenza regionale relativo al progetto di un nuovo impianto di recupero di rifiuti inerti non pericolosi, nell’ambito di un sito produttivo esistente, posto in Via Massorondinaio n. 12/A, Comune di Scarperia e San Piero. Proponente: Piandisieve S.r.l. Provvedimento conclusivo”;

Il ricorso è stato depositato al TAR TOSCANA in data 21/07/2021 con RGR n. 906/2021. Per decenni una parte del paese di San Piero a Sieve ha visto la crescita di un’area industriale in cui si sono collocate una accanto all’altra ben tre industrie insalubri: un impianto di frantumazione inerti da cava, un impianto di asfalto (attualmente autorizzato ma non attivo) e un impianto di calcestruzzo. Questa pianificazione territoriale ha determinato la contiguità di un’estesa area con industrie insalubri di prima classe (classificate tali secondo Decreto Ministeriale del 05 settembre 1994) e l’intero paese millenario di San Piero a Sieve; poche centinaia di metri di distanza separano le strutture sportive e il più esteso parco pubblico del paese dagli impianti di produzione industriali e nei primi anni 2000 è stata autorizzata la creazione di un villaggio residenziale immediatamente a ridosso dell’ area industriale.
Adesso si è concluso lo screening (procedimento) di assoggettabilità a VIA relativo ad un nuovo progetto di impianto nella stessa zona industriale di Massorondinaio: un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi. Con questo screening la Regione Toscana ha analizzato la potenziale lesività ambientale del nuovo impianto e ha deciso che il progetto analizzato non richiede che una sommaria valutazione degli impatti, senza necessità di un approfondimento in sede di VIA ordinaria degli impatti potenziali su ambiente e salute. È stato quindi emesso dalla Regione un provvedimento che addirittura rinvia ad una fase successiva, cioè alla fase autorizzatoria vera e propria, questioni da approfondire in merito a ricadute ambientali.
Alcuni cittadini di San Piero a Sieve, riuniti in Comitato, avvalendosi di affermati professionisti come il giurista ambientale Dott. Marco Grondacci, l’Avvocato Amministrativo Dr.ssa Piera Sommovigo e il geologo Dott. Francesco Ceccarelli, si sono attivati per comprendere ciò che veniva deciso sul loro territorio e se fosse garantita la massima sicurezza per l’ambiente e la salute
cittadina, soprattutto in una zona già tristemente nota come esempio di pessima pianificazione territoriale.

Cos’è questo impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi?

Si tratta di un impianto di vagliatura e frantumazione (frantoio mobile) di ben 166.000 tonnellate di rifiuti speciali; in entrata non arriveranno soltanto calcinacci ma anche materiali con classificazione di codice a specchio (vedi tabella dei codici rifiuto QUI). Quindi arriveranno materiali la cui possibilità di inviare a frantumazione è affidata alla azienda esercente l’attività di recupero, la quale
dovrà fare analisi analitiche a campione prima di inviare a frantumazione. Si tratta quindi di materiali in entrata la cui pericolosità è determinata dalle quantità di inquinanti in essi contenuti e quantomeno si tratta di materiali di difficile gestione.
Qual è il nucleo principale del Ricorso presentato dai cittadini presso il TAR?
La localizzazione di questa nuova industria insalubre in un’area in cui sono già presenti altre tre industrie insalubri con una matrice ambientale già stressata e in stretta prossimità dell’abitato di San Piero a Sieve, a poche centinaia di metri dalle abitazioni, avrebbe richiesto un approfondimento in ordine a tutte le informazioni utili a valutare la compatibilità degli interventi, tenendo conto soprattutto della cumulabilità degli effetti rispetto anche agli altri impianti presenti nell’area. Il Comitato di Massorondinaio sostiene infatti che un approfondimento progettuale completo sarebbe stato possibile unicamente nella procedura di analisi di impatto ambientale della VIA ordinaria e non in una mera fase di integrazioni e chiarimenti quale prevista nella valutazione sommaria dello screening di assoggettabilità a VIA a cui la Regione si è arrestata. Le problematiche attinenti sia al rumore, sia all’emissione del PM10, agli effetti cumulativi, alla compatibilità urbanistica dell’impianto e alla possibile interferenza con i pozzi ad uso acquedottistico, avrebbero richiesto un adeguato esame e riscontro in un esaustivo studio di impatto ambientale di VIA ordinaria. Il Comitato di Massorondinaio dimostra che i cittadini possono aggregarsi, informarsi e portare il loro contributo dialogando con le istituzioni o ricorrendo al tribunale qualora non ritengano che le loro istanze di massima tutela del territorio abbiano ottenuto un’adeguata risposta. Questa associazione spontanea rappresenta una forma di partecipazione dal basso di cittadini informati per contribuire al cambiamento dell’utilizzo del proprio ambiente e con orgoglio si inserisce in quel mare di attivisti sorto in Italia spontaneamente per promuovere civismo e un approccio sostenibile alla gestione delle nostre risorse.
Chiaramente a favore del riciclo delle risorse, il Comitato di Massorondinaio, con fermezza, chiede allo stesso tempo un riciclo compatibile con il benessere dell’ambiente e della salute dell’abitato di San Piero a Sieve.

FONTE: https://www.isde.it/massorondinaio-continua-la-battaglia/?fbclid=IwAR2-BJ0Q6oR8uaXGBiCrsW9KbDpLv3--IwzeDvj8G64Xlg992fr8bOzkPBg


martedì 20 novembre 2018

QUALCHE DATO SUGLI #INCENERITORI

Da Agostino Di Ciaula 
ISDE - Associazione Medici per l'ambiente

Il solo inceneritore di Brescia produce 163.000 ton di rifiuti tossici, solo poco meno dei rifiuti urbani che l'intera regione Veneto (72.9% di differenziata) smaltisce in discarica (233.000 ton). L'inceneritore di Acerra produce oltre 150.000 ton di rifiuti tossici, più di tutti i rifiuti urbani smaltiti in discarica dalla Liguria (144.000 ton). L'insieme degli inceneritori del nord produce circa un milione di tonnellate di rifiuti tossici pericolosi. Senza contare le enormi emissioni inquinanti in atmosfera (che viene così anch'essa trasformata in una discarica per rifiuti pericolosi) e i benefici economici e ambientali che si avrebbero recuperando materia invece che bruciandola. Treviso ha raggiunto 87.9% di differenziata e ridotto la sua produzione di rifiuti, perché in passato ha scelto deliberatamente di non incenerire. I roghi della terra dei fuochi e i suoi tombamenti non sono alimentati dai rifiuti urbani ma da rifiuti speciali tossici venuti da altrove (potete immaginare da dove), probabilmente frutto di fiorenti produzioni in evasione fiscale e certamente utili a risparmiare sul corretto smaltimento. Comunque non andrebbero a finire negli inceneritori che Salvini vorrebbe, manifestando propositi che fanno diventare, in confronto, lo "sblocca-Italia" di Renzi un manifesto dell'ambientalismo. Tutto questo senza contare le numerose evidenze scientifiche che raccontano i danni sanitari causati dall'incenerimento, le conseguenze in termini di aggravamento delle modificazioni climatiche e l'allontanamento dagli obiettivi di economia circolare indicati con forza dalla UE, che non a caso raccomanda la dismissione degli impianti di incenerimento esistenti. Era da tempo che non si vedeva una campagna propagandistica pro-incenerimento su così larga scala, rimbalzata persino sui TG RAI nazionali. Mi dispiace per loro e per i loro fans ma gli inceneritoristi devono rassegnarsi, perché appartengono al passato. Il presente li sta affamando e il futuro farà a meno di loro: li cancellerà recuperando materia, risorse e posti di lavoro.

AGOSTINO DI CIAULA,
DIRETTORE SCIENTIFICO ISDE ITALIA

venerdì 16 novembre 2018

Pubblicato il Position Paper di ISDE Italia sui Cambiamenti Climatici

 Pubblicato su  
jon-tyson-1054696-unsplashL’ultimo report dell’Intergovernative Panel of Climate Change (Ottobre 2018) ha ribadito la necessità di contenere il riscaldamento globale entro 1.5°C rispetto ai valori pre-industriali e che restano solo pochi decenni per raggiungere questo obiettivo, chiedendo l’applicazione di misure rapide, inedite e di ampia portata.
Gli eventi meteorici estremi ai quali ormai continuamente assistiamo e che comportano danni, vittime e costi rilevanti, sono una spia del rapido evolversi della situazione, ma anche della nostra mancata capacità di resilienza e dell’inefficienza in termini di misure di prevenzione primaria.
È ormai ampiamente noto alla comunità scientifica internazionale che i cambiamenti climatici hanno numerose e ampie conseguenze sulla salute umana e che stiamo registrando un incremento continuo dei rischi e dei danni sanitari.
Tutto questo si continua ad ignorare, alimentando disuguaglianze e iniquità con decisioni che procedono in direzione contraria agli impegni internazionali ed al nostro stesso diritto di sopravvivenza, nonostante misure alternative possano comportare sviluppo sostenibile ed un ampio contenimento dei costi diretti e indiretti generati dalle modificazioni climatiche e dell’inquinamento ad esse associato.
Dovremmo tutti iniziare a guardare la realtà attraverso gli occhiali dei cambiamenti climatici, ponendo questo tema in cima alla lista di priorità delle nostre agende, in qualunque settore operiamo.
Con questa finalità ISDE Italia propone il proprio Position Paper su “Cambiamenti climatici, salute, agricoltura e alimentazione”, nel quale vengono discusse le conoscenze attuali sui cambiamenti climatici, le conseguenze socio-economiche, ambientali e sanitarie che le variazioni in corso comportano e come le attività umane possano influire, positivamente o negativamente, sugli scenari attesi.
Il documento è disponibile al seguente link: POSITION PAPER ISDE CAMBIAMENTI CLIMATICI
Scarica il Comunicato Stampa: CS_Pubblicazione PP su Cambiamenti Climatici
Arezzo, 8 Novembre 2018

mercoledì 30 novembre 2016

COMUNICATO STAMPA 6^ Conferenza Nazionale sulla Salute Globale “Costruire una politica pubblica per la salute e l’ambiente”

Nel contesto del 11° Forum Risk Management
Fortezza da Basso, Firenze
29 Novembre 2016


In occasione della ricorrenza dei 30 anni dalla Carta di Ottawa, ISDE Italia, Associazione Medici per l’Ambiente, ASL Sud Est Toscana e Regione Toscana organizzano la 6^ Conferenza Nazionale sulla Salute Globale, dal titolo “Costruire una politica pubblica per la salute e l’ambiente”.

La Carta di Ottawa ha codificato il concetto di promozione della salute e dopo 30 anni si aggiunge a questo importante concetto quello altrettanto fondamentale della salvaguardia dell’ambiente, tema indissolubilmente legato alla nostra salute e al nostro benessere, soprattutto se si considera che, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il 25% delle malattie è causata da fattori ambientali.

Costruire una politica pubblica per la salute e l’ambiente diventa quindi necessario. La promozione della salute va al di là dell’assistenza sanitaria. Essa colloca la salute nell’ordine del giorno di coloro che compiono le scelte politiche in tutti i settori e a ogni livello, per renderli più consapevoli delle conseguenze che hanno le loro decisioni sulla salute e per far accettare le loro responsabilità nei confronti della salute. Una politica di promozione della salute richiede che vengano identificati gli ostacoli all’adozione di politiche pubbliche per la salute nei settori non sanitari e i modi per superarli. Lo scopo deve essere quello di fare in modo che le scelte più sane siano quelle più facili da realizzare anche per coloro che compiono le scelte politiche.

I nuovi scenari che si stanno generando in questi anni hanno determinato una vera e propria emergenza ambientale dovuta sia all’aumento di sostanze chimiche pericolose, che hanno determinato l’inquinamento, sia ai cambiamenti climatici. In questo scenario i danni per la salute sono molteplici e si registrano in diverse parti del mondo. Sono in aumento le patologie cronico-degenerative, neoplastiche ed infiammatorie, quelle mentali, delle disfunzioni riproduttive e le malattie infettive.
In questo contesto due tematiche appaiono davvero rilevanti; l’agricoltura e il clima, considerando anche il fatto che l’agricoltura biologica è una risposta al riscaldamento globale. 

È quindi necessario identificare e perseguire opportunità di cambiamento che si possano realizzare attraverso un approccio olistico sistemico, identificabile, tra l’altro, con la costruzione di reti; il coinvolgimento della scuola e quindi dei giovani; il passaggio da un’economia lineare a quella circolare; la Valutazione d'Impatto sulla Salute (Vis) e i “medici sentinella per l’ambiente”.

In tutto questo ISDE Italia ha un ruolo scientifico e di advocacy e cerca di far dialogare comunità scientifica, istituzioni e società civile.

Il programma è scaricabile al seguente link:


mercoledì 23 novembre 2016

SALUTE E INCENERITORI: QUESTIONE DI SFUMATURE !

467.000 morti in Europa per smog e inceneritori. Ma gli Ordini dei Medici toscani non si trovano d’accordo.

467.000 morti premature all’anno, mezzo milione di persone uccise in tutta Europa da smog e inquinamento in tutta Europa. Questa carneficina emerge, finalmente, dal Rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016” pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). Morti che avvengono soprattutto nelle aree urbane per l’insieme degli inquinanti provocati dalla presenza dell’uomo. Per l’Unione Europea la fonte principale di questo killer invisibile è la combustione di carbone e biomasse, i trasporti, l’incenerimento dei rifiuti.
In questo contesto e con il record che vede Firenze ai vertici dell’inquinamento 
Scarica il Rapporto UE
europeo: 31esima su 4.000 aree rilevate, e a distanza di soli nove giorni l’uno dall’altro, il 25 novembre a Firenze e il 3 dicembre a Pistoia, si terranno due convegni nazionali sul tema salute/inceneritori/combustioni/salute. 
Quello fiorentino è organizzato dalla Società Italiana di Tossicologia e patrocinato dall’Ordine dei Medici di Firenze, con un focus centrato sull’incenerimento dei rifiuti. Quello pistoiese, promosso dall’Ordine dei Medici di Pistoia e dall’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia, con il patrocinio della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCEO) è un corso di aggiornamento per medici sul tema combustioni, inquinamento, riscaldamento globale, economia circolare.
 Un convegno, quello pistoiese, dedicato a Lorenzo Tomatis, già direttore dell’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro di Lione (IARC) che così sottoscrisse:
Quando anche, per assurdo, nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana, il solo fatto che gli impianti d’incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccettabile continuare a esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili, date le concrete alternative esistenti.
Ma come mai due convegni così ravvicinati nel tempo e nello spazio, da due Ordini dei Medici, sullo stesso tema?
A Firenze c’è il rischio che venga costruito un inceneritore e per questo nello scorso giugno 297 medici fiorentini hanno firmato un documento contro la costruzione dell’inceneritore, mentre in provincia di Pistoia, a Montale è già attivo da circa 40 anni un inceneritore, totalmente rinnovato e quindi ‘di ultima generazione’, che ha presentato due importanti sforamenti di microinquinanti nel 2007 e di micro-macroinquinanti nel 2015. In seguito a ciò l’Ordine dei Medici di Pistoia ha scritto un documento contro l’incenerimento, in cui fra l’altro si legge che “l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti”.
Leggendo fra le righe delle due locandine dei convegni, si può notare che entrambi dichiarano di mirare alla tutela della salute della popolazione, come è ovvio, ma con sfumature diverse. Due film che trattano più o meno lo stesso argomento ma con attori diversi. Lo scopo del‘Focus della gestione dei rifiuti’, così si chiama il convegno fiorentino, “è l’occasione per proseguire un dibattito, già vivo e  vivace nella nostra realtà fiorentina, alla luce delle più recenti e validate esperienze scientifiche”. Dai titoli degli interventi e dalla storia e attività lavorativa di alcuni partecipanti, però già si può prevedere che questo film si concluderà con l’assoluzione degli inceneritori di ultima generazione.
Mentre dal convegno ‘Processi di combustione e salute umana’, di Pistoia, seguendo il solito ragionamento, si può prevedere che uscirà un messaggio di segno opposto e cioè che l’incenerimento dei rifiuti, anche se di ultima generazione è una pratica obsoleta da abbandonare in quanto pericolosa per la salute, per l’ambiente e antieconomica, al proposito vedi il Position Paper Isde.
E l’Ordine dei Medici di Prato, nel cui territorio è attivo dal 1979 l’inceneritore di Baciacavallo, messo sotto inchiesta da vari comitati locali? E l’Ordine dei Medici di Siena, con le emissioni di mercurio dell’inceneritore di Poggibonsi del 2015? E l’Ordine dei Medici di Arezzo con l’inceneritore di San Zeno in cui uno studio epidemiologico ha evidenziato un aumento del rischio di mortalità e ricovero ospedaliero associato alle emissioni dell’inceneritore? Saremmo curiosi di sapere che cosa pensano e dicono.
*Gian Luca Garetti

Gian Luca Garetti
Gian Luca Garetti, è nato a Firenze, dove lavora come medico di medicina generale e psicoterapeuta, vive a Strada in Chianti. Si è occupato di salute mentale a livello istituzionale, ora promuove corsi di educazione interiore ispirati alla meditazione. Si occupa anche attivamente di ambiente, fa parte di Medicina Democratica e dell'ISDE (International Society of Doctors for the Environment).

venerdì 26 agosto 2016

DI PATRIZIA GENTILINI: Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?

Diritto alla salute, quali verità dietro gli inceneritori di nuova generazione?
di  | 23 agosto 2016
L’antivigilia di ferragosto dall’agenzia adnkronos è stato diffuso un comunicato della SItI (Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) con 7 “verità”  a supporto della presunta utilità e innocuità degli inceneritori di nuova generazione, posizione che sarebbe condivisa anche dall’Istituto Superiore di Sanità. Purtroppo sul  sito ufficiale della SItI non è reperibile il comunicato originale e quindi ci si deve limitare a quanto diffuso da adnkronos e ampiamente ripreso dai media. C’è da rimanere  profondamente sconcertati davanti alle “7 verità”  perché non solo nessuna di esse è scientificamente supportata, ma addirittura alcune affermazioni sono in netto contrasto con ciò che emerge dalla letteratura scientifica. Non sono mancate pronte repliche sia da parte dell’ Isde (l’Associazione dei Medici per l’Ambiente) che di Medicina Democratica, ma alcune considerazioni della SItI meritano di essere prese  in esame.
Si afferma ad esempio che  gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” e che dallo studio epidemiologico Moniter “una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori […] si evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”. Come già tante volte ho avuto modo di scrivere  sono viceversa numerosi gli studi scientifici (anche recentissimi) che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine (soprattutto tumori). E’ vero che per la gran parte (ma non per la totalità) si tratta di studi che riguardano impianti di “vecchia generazione”, ma dove sono studi epidemiologici che valutano gli effetti a lungo termine degli inceneritori di “nuova” generazione?
Quanto poi al Moniter – condotto dopo gli allarmanti risultati per la salute femminile emersi dall’indagine sugli inceneritori di Forlì, e costato ben 3 milioni e 400.000 euro di soldi pubblici – si fa presente che sono solo 2 gli studi usciti da questo immane lavoro che sono stati pubblicati su riviste internazionali. Tali studi segnalano un incremento statisticamente significativo del rischio di nascite pre-termine e di abortività spontanea in relazione alle emissioni degli impianti. Abortività  spontanea e prematurità  sono quindi per la SItI inquadrabili come  “assenza di rilevanti rischi sanitari”? Ancora si afferma che le discariche inquinano più degli inceneritori, dimenticando che gli inceneritori (anche di terza generazione) necessitano di discariche speciali per le ceneri leggere, quelle che residuano dai filtri e dai processi di lavaggio dei fumi, residui tossici che non ci sarebbero senza la combustione.
Ancora si parla di “un bilancio energetico complessivo positivo, con produzione di energia e sistemi di teleriscaldamento come accade virtuosamente da anni in città come Brescia, Lecco e Bolzano”.In realtà dal punto di vista energetico, anche con le migliori tecnologie disponibili, si raggiunge un rendimento pari al 40% dell’energia associata ai rifiuti in ingresso, risultato che si può ottenere solo attraverso un uso efficiente del teleriscaldamento e di fatto realizzato solo nelle 3 città citate. In realtà secondo i dati della Epa a parità di materiale l’energia risparmiata con il riciclo è da due a sei volte superiore a quella recuperata con l’incenerimento!
E’ davvero deprimente constatare che si ridicolizza il concetto di “rifiuti zero”, non si conosce il concetto di “economia circolare” e si dipinge l’incenerimento come soluzione del problema rifiuti. Sono invece proprio questi impianti che ostacolano la soluzione dell’“emergenza rifiuti” perché – una volta costruiti –   devono essere alimentati per decine di anni con grandissime quantità di rifiuti, impedendo riduzione, riuso e riciclo dei materiali. C’è quindi una “caccia” ai rifiuti per ogni dove – con ovvio aggravio del traffico pesante – o  addirittura si assimilano i rifiuti speciali non pericolosi (prodotti da utenze commerciali e produttive) ai rifiuti urbani (gli unici di cui dovrebbe farsi carico l’amministrazione pubblica) pur di avere quantità adeguate da bruciare.
La pratica della assimilazione è ampiamente diffusa in Emilia Romagna e Toscana e questo anche se la normativa comunitaria prevede che i rifiuti speciali siano gestiti a mercato libero, in quanto per la massima parte facilmente riciclabili. Si dimentica che gli inceneritori sono finanziati ogni anno con 500 milioni di euro pagati da tutti noi con la bolletta elettrica e questo trasforma l’incenerimento in un ottimo investimento per i gestori, ma non certo per la salute e l’occupazione. Non è certo da oggi che andiamo ribadendo questi concetti: se fossimo stati ascoltati e le risorse spese a favore degli inceneritori fossero state impiegate per raccolta domiciliare e centri di riciclo, quanti problemi avremmo risolto? Quanti ricoveri ospedalieri, sofferenze e morti avremmo risparmiato?
Davanti  ad argomentazioni così banali e  superficiali della SItI c’è solo da arrossire: come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella classe medica se una parte qualificata di essa si dimostra quanto meno così poco informata? Personalmente voglio ancora credere nel ruolo dei medici e della sanità pubblica e non rassegnarmi davanti a quella che vorrei fosse solo superficialità e incompetenza, ma non vorrei nascondesse intrecci con interessi che nulla hanno a che fare con la tutela della salute.

A ottobre il Tribunale Monsanto giudica la multinazionale dell’agrobusiness

l Tribunale Monsanto è una mobilitazione internazionale della società civile che chiede che Monsanto venga processata per crimini contro l'umanità ed ecocidio. Supportato da più di cento organizzazioni, il 14 al 16 ottobre 2016 all'Aja, il Tribunale Monsanto valuterà i fatti imputati a Monsanto e giudicherà i danni causati dalla stessa multinazionale. Il "processo" non avrà valore legale ma rappresenterà un formidabile momento di denuncia e mobilitazione internazionale.

di Redazione - 10 Agosto 2016

Seguendo le stesse procedure della Corte Penale Internazionale, i giudici ascolteranno le opinioni degli esperti, degli avvocati come pure le testimonianze delle vittime dei prodotti chimici Monsanto, dei suoi brevetti e delle sue pratiche agricole.
L'obiettivo del Tribunale è quello di evidenziare gli strumenti legali esistenti – e quelli mancanti – affinché grandi corporation multinazionali siano giudicate responsabili per i loro crimini. Se il tribunale dovesse infatti concludere che Monsanto ha violato i diritti umani, o il diritto internazionale umanitario, differenti comunità da diverse parti del mondo potrebbero usare il pronunciamento in altrettanti casi contro compagnie come Monsanto.
«Dall’inizio del XX secolo, questa multinazionale ha commercializzato prodotti altamente tossici – spiega la commissione del Tribunale - che hanno contaminato, in maniera persistente, l’ambiente e causato la malattia o la morte di migliaia di persone nel mondo:
· i PCB (policlorobifenili) che fanno parte dei dodici Inquinanti organici persistenti (POP) e che colpiscono la fertilità umana e animale;
· l’acido 2,4,5-triclorofenossiacetico (2,4,5-t) uno dei componenti dell’Agente Arancio contenuto nella diossina riversata dall’esercito americano durante la guerra in Vietnam e che continua a provocare malformazioni congenitali e tumori;
· il Lasso, erbicida oggi vietato in Europa;
· o il Roundup, l’erbicida più usato nel mondo, all’origine di uno dei più grandi scandali sanitari e ambientali della storia moderna. Questo diserbante molto tossico è associato alle monocolture transgeniche, principalmente di soia, mais e colza, destinati all’alimentazione animale o alla produzione d’ agrocarburanti».
«Il modello agro-industriale promosso da Monsantoè all’origine di almeno un terzo delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra dovute all’attività antropica – proseguono i promotori - Monsanto è ampiamente responsabile anche del depauperamento dei suoli e delle risorse d’acqua, dell’estinzione della biodiversità e della marginalizzazione di milioni di piccoli contadini. Monsanto minaccia la sovranità alimentare dei popoli attraverso l'utilizzo dei brevetti sulle sementi e della privatizzazione del vivente. Secondo i critici di Monsanto, la multinazionale ignora i danni umani e ecologici causati dai suoi prodotti e mantiene le sue attività devastatrici grazie ad una strategia d’occultamento sistematico: lobbing presso le agenzie di regolamentazione e le autorità governative, menzogne e corruzione, finanziamenti di studi scientifici fraudolenti, pressioni sugli scienziati indipendenti, manipolazione degli organi di stampa, ecc. La storia di Monsanto costituirebbe così un paradigma dell’impunità delle imprese transnazionali e dei loro dirigenti che contribuiscono al deregolamento del clima e della biosfera e che minacciano la sicurezza del pianeta».

Previsto per il 14 al 16 ottobre 2016 all'Aja, il Tribunale Monsato avrà per missione di valutare i fatti imputati a Monsanto e di giudicare i danni causati dalla stessa multinazionale.
«Il Tribunale si baserà sui Principi Guida ONU su imprese e diritti umani adottati in sede ONU nel 2011. Il Tribunale esaminerà anche la condotta di Monsanto rispetto ad eventuali crimini di Ecocidio, la cui inclusione è stata proposta all'interno del diritto penale internazionale. Il Tribunale esaminerà l'opportunità di riformrare lo Statuto di Roma che istituisce la Corte penale internazianale in vigore dal 2002, affinché sia incluso il crimine di Ecocidio e sia possibile perseguire le persone fisiche e morali sospettate d'aver commesso questo crimine. Consapevoli delle questioni planetarie che rappresentano il riconosciemento del crimine di Ecocidio - il solo che permetterà di garantire il diritto degli esseri umani ad un ambiente sano - e il diritto della natura a essere protetta, I promotori del Tribunale Monsanto lanciano un'appello alla società civile, a tutti i cittadini e a tutte le cittadine del mondo: quello di partecipare al finanziamento dell'iniziativa attraverso una grande piattaforma di Crowdfunding internazionale. La difesa della sicurezza del pianeta e delle condizioni stesse di esistenza è uno affare che riguarda tutti e soltanto uno slancio collettivo di forze vive permetterà di bloccare la macchina di distruzione in marcia!».

Per info e donazioni: www.monsanto-tribunali.org


VEDI ANCHE 

Un tribunale contro la Monsanto, per far germogliare la giustizia

giovedì 18 agosto 2016

Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti

È disponibile il documento finale del progetto Ccm 2013 “Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponentiˮ che si è concluso recentemente e che ha prodotto delle Linee Guida sulla VIS, complete di strumenti e metodi, con una parte dedicata all’integrazione di alcuni elementi di VIS nelle procedure di valutazione esistenti quali VIA, VAS e Conferenze dei Servizi.
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Nell'ultimo decennio si è assistito ad una aumentata sensibilità delle comunità locali rispetto alle procedure di Valutazione di Impatto, in particolare sul tema dei rischi ambientali per la salute umana. L'Italia oggi presenta numerose carenze normative e applicative rispetto alle raccomandazioni internazionali e alla completa applicazione delle indicazioni europee sulla VIS. È quindi forte l'esigenza di fornire indirizzi, metodi e strumenti per riqualificare i pareri nelle valutazioni effettuate dagli operatori della sanità pubblica, da un lato, e dall'altro di dare indicazioni ai proponenti per sviluppare adeguatamente la componente salute nell'ambito delle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e di Valutazione di Impatto Sanitario (VIA). 
Scopo del progetto è pertanto la predisposizione di Linee Guida per la VIS di riferimento nazionale sia per i valutatori che per i proponenti. I documenti così elaborati, con il supporto metodologico di ISPRA, ISS e IFC-CNR, saranno in linea sia con l'esperienza maturata nelle procedure di VAS e VIA nazionali, sia con le applicazioni di VIS condotte in ambito nazionale ed internazionale, inclusi i recenti sviluppi in termini di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) e saranno altresì strumenti di valenza nazionale, con caratteristiche di flessibilità sufficienti a renderli adattabili alle diverse specificità territoriali, e di standardizzazione in grado di garantire omogeneità nella formulazione delle proposte e nella valutazione degli impatti.
Testo del progetto (PDF: 90 Kb)
Partner
Regione Emilia-Romagna
Finanziamento
Euro 300.000
Referenti istituzionali
Per il CCM: Liliana La Sala
Per la Regione Emilia-Romagna: Marinella Natali

E-book

La VIS in Italia, valutazione e partecipazione nelle decisioni su ambiente e salute
a cura di Liliana Cori, Adele Ballarini, Nunzia Linzalone, Marinella Natali e Fabrizio Bianchi
La Valutazione d’impatto sulla salute (VIS) è un approccio preventivo che stima i futuri impatti di una politica, un piano o un progetto (come ad esempio la realizzazione di un impianto industriale o di una via di comunicazione), con l’elaborazione di diversi scenari di sviluppo e il coinvolgimento delle comunità locali e dei portatori di interesse durante tutto il percorso. 
L'e-book raccoglie i contributi presentati durante il convegno “La VIS in Italia: scenari, strategie, strumenti”, tenutosi a Bologna il 17 e 18 settembre 2014, e gli interventi pubblicati sulla rivista di Arpa Emilia-Romagna Ecoscienza (n. 4/2014) in quell'occasione.
Sono articoli necessari per capire che cosa si intende oggi in Italia quando si parla di Valutazione di impatto sulla salute (o, nel linguaggio internazionale, HIA, Health Impact Assessment) e quali sono le prospettive di sviluppo di questo strumento partecipativo, ancora non normato nel nostro paese, ma protagonista di numerose esperienze in regioni e circostanze diverse.
Il convegno di settembre ha presentato al pubblico il progetto Tools for HIA (t4HIA), finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute e coordinato dalla Regione Emilia-Romagna, che sta lavorando per far crescere le competenza delle amministrazioni pubbliche in materia di VIS.
Il libro mette in luce l’urgenza di una sinergia operativa tra istituzioni ambientali e sanitarie su una materia delicata come la valutazione dei passati e futuri impatti di impianti e tecnologie, così come sulle misure di prevenzione e protezione. Le riflessioni in esso contenute mostrano i passi avanti che si stanno realizzando e danno conto del dibattito italiano sull'argomento, nella direzione auspicata della collaborazione e del lavoro in sinergia.
L'ebook è al momento scaricabile dai seguenti link:

Linee Guida per la VIS

Le Linee Guida per la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) nascono come prodotto finale del progetto finanziato dal Ccm nel 2013 dal titolo “Valutazione di impatto sulla salute (VIS): Linee Guida e strumenti per valutatori e proponenti”.
Negli anni recenti è aumentata la sensibilità delle comunità locali ai problemi ambientali e sanitari connessi e, conseguentemente, anche la richiesta di cittadini e amministratori locali di valutare gli impatti sulla salute in aree caratterizzate dalla presenza di fattori di rischio. 
La Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) è una procedura che contribuisce a perseguire tale obiettivo, poiché analizza i rischi e i benefi ci di piani, programmi e progetti, considerando la loro sostenibilità e l’equità, e interviene di regola prima che questi siano realizzati.
Nonostante l’Italia oggi presenti ancora diverse carenze normative e applicative rispetto alle raccomandazioni internazionali e alla completa applicazione delle indicazioni europee sulla VIS, sono aumentate le iniziative di tipo normativo e regolamentare, sia a livello regionale che nazionale; anche il Piano Nazionale della Prevenzione 2014/2018 (macroarea 2.8), evidenzia nella VIS una procedura indispensabile di supporto per la riduzione delle esposizioni nocive alla salute.
Queste Linee Guida offrono un riferimento di base per la VIS nel contesto nazionale italiano e contiene indicazioni sia per i proponenti (cioè società, Enti privati o pubblici che propongono l’esecuzione di un Piano, un Programma o un Progetto) sia per i valutatori (cioè il personale della pubblica amministrazione cui è deputato il compito di valutare la proposta presentata).
L’approccio adottato configura un percorso di VIS articolato in 5 fasi (Screening, Scoping, Assessment, Reporting, Monitoring) per le procedure di valutazione ambientale (VAS e VIA), anche se la metodologia può essere utilizzata in altri contesti, e come procedura a sé stante.
La collaborazione tra enti e istituzioni ambientali e sanitarie nella conduzione del progetto ha consentito di integrare le conoscenze dei due settori al fine di produrre uno strumento a supporto dei soggetti che dovranno realizzare una valutazione della “componente salute” finalizzata a prevenire gli effetti sanitari avversi potenzialmente dovuti alla realizzazione di piani/ progetti/programmi sul territorio, nella direzione auspicata di una sempre maggiore integrazione degli aspetti sanitari con quelli ambientali.

Materiali

mercoledì 17 agosto 2016

COMUNICATO STAMPA ISDE Italia

L’Associazione dei Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) esprime totale dissenso per quanto riportato dai media circa la posizione di Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) attraverso un comunicato stampa - di cui non esiste traccia nel sito Web istituzionale - sulle presunta utilità ed innocuità degli inceneritori di 3° generazione. 

Le affermazioni fatte appaiono superficiali, non sostenute da evidenze scientifiche e finalizzate a “promuovere” una pratica che la comunità scientifica continua a identificare come a rischio sanitario. 

L’ipotesi che raccolte differenziate oltre il 60% siano inefficaci è smentita nei fatti da numerose realtà nazionali ed internazionali in cui la quota di rifiuto secco indifferenziato è ormai inferiore ai 50 kg/anno ed i materiali riciclati sono oltre l’80% perché, al di là della raccolta differenziata, ciò che conta davvero è il recupero reale della materia. Anche il presunto bilancio energetico positivo proveniente dall’incenerimento è ampiamente smentito da studi che valutano il ciclo di vita dei materiali. Del tutto fuori luogo appaiono le affermazioni circa l’innocuità degli impianti di 3° generazione ed i riferimenti al “Moniter” non rispettano le reali conclusioni di quello studio. 

Numerose evidenze nella letteratura nazionale ed internazionale documentano incrementi del rischio ambientale e sanitario legati all’incenerimento industriale dei rifiuti anche quando questo avviene in impianti di ultima generazione ed anche il Moniter ha dimostrato con chiarezza un aumentato rischio di aborti spontanei e di nascite pre-termine nelle popolazioni esposte alle emissioni degli inceneritori. 

Affermazioni come quelle presenti nella nota stampa divulgata servono solo a fare ulteriormente diminuire la fiducia delle Comunità nei confronti delle Istituzioni volte a tutelare la salute. 

La vera emergenza è creata dagli impianti di incenerimento che, se realizzati, oltre a generare conseguenze sanitarie, necessitano di essere alimentati per molti anni con grandissime quantità di rifiuti, impedendo l’attuarsi di quella virtuosa gestione dei materiali indicata come obiettivo prioritario dalla Comunità Europea e dalla normativa vigente. 

Ci si aspetterebbe piuttosto dalla SItI una presa di posizione forte sulla mancata attuazione dell'obiettivo prioritario della normativa sui rifiuti sia pregressa che attuale (ridurre la loro produzione), sul mancato raggiungimento degli obiettivi posti per la raccolta differenziata e la valorizzazione delle raccomandazioni dell'OMS per una strategia nella raccolta dei rifiuti che non crei “ulteriore domanda di incenerimento” ed ispirata ad “un approccio di precauzione a proposito della creazione di nuovi impianti”, come riportato nelle conclusioni del rapporto Moniter. 

ISDE Italia, che da decenni si occupa del problema della gestione dei rifiuti, auspica che si possa arrivare al più presto ad un confronto pubblico su basi scientifiche con chi ha visioni diverse, perché il problema della gestione dei rifiuti è troppo importante per essere “liquidato” così superficialmente. 

17 Agosto 2016 

Per Informazioni: 
Associazione Medici per l'Ambiente 
- ISDE Italia Via della Fioraia, 17/19 - 52100 Arezzo Tel: 0575-22256 - Fax: 0575-28676 e-mail: isde@ats.it Web: www.isde.it


lunedì 15 agosto 2016

Ad Arezzo si continua a bruciare

09.08.2016 - Redazione Italia
Ad Arezzo si continua a bruciare
Christian Peter
Arezzo, allo studio nuove ipotesi per realizzare un ulteriore ampliamento dell’inceneritore aretino di San Zeno, il Dottor Gian Luca Garetti, ci spiega da medico, gli impatti e le ricadute di questo possibile ampliamento attraverso gli esiti dello studio “Life plus” mirato proprio sull’area circostante all’impianto, d’incenerimento.

Nonostante lo studio di coorte residenziale nell’area di San Zeno, HIA21 “Participative assessment of the health, environmental and socio-economic impacts resulting from urban waste treatment”, abbia riscontrato aumento del rischio di mortalità e di ricovero ospedaliero associato alle emissioni dell’inceneritore AISA attivo dal 2000, non solo non si procede a fermare questo impianto, come logica vorrebbe, ma anzi c’è addirittura in programma un suo potenziamento. Questo studio, che ha stimato in modo accurato l’esposizione ambientale individuale, non ha invece potuto studiare l’incidenza delle patologie tumorali (con l’eccezione di Leucemie, Linfoma Non-Hodgkin, Sarcoma dei tessuti molli) visto che il periodo di latenza-induzione dei tumori è di almeno 15 anni.
Purtuttavia nella popolazione esposta alle ricadute dell’inceneritore aretino, si sono evidenziati, nel medio-lungo periodo, eccessi di malattie cardiovascolari e respiratorie, eccessi di ospedalizzazione per malattie urinarie, eccessi di mortalità per leucemie e come effetti a breve termine, eventi sfavorevoli della riproduzione, come prematurità alla nascita e basso peso alla nascita.
L’ inquinamento causato dall’ inceneritore di San Zeno è tutt’altro che trascurabile. Gli studi epidemiologici, di tipo descrittivo ecologico o di coorte, i monitoraggi (vedi inceneritore di Firenze), non sono di facile lettura, vuoi per criticità metodologiche, vuoi per la varietà di pressioni ambientali che insistono sull’area in studio, vuoi per i fattori di confondimento, per cui nella grande
maggioranza dei casi non si riesce a raggiungere alcuna conclusione definitiva ed accettabile. Di fronte ai dati, emersi da questo studio sull’inceneritore AISA, però non si può far finta di niente o rimandare ad ulteriori approfondimenti. E’ eticamente inaccettabile aspettare risultati di approfondimenti epidemiologici quando si possono attivare misure di prevenzione, così come è assurdo programmare il potenziamento di questo impianto, per importare monnezza da altri territori, grazie allo Sblocca Italia.
Questa opacità aretina ricorda un altro inceneritore toscano, quello di Montale, situato al confine fra 4 comuni (Agliana, Prato, Montale e Montemurlo), che dopo due importanti sforamenti, rispettivamente di microinquinanti del 2007 e di micro e macroinquinanti del 2015, è stato addirittura autorizzato/premiato ad aumentare la quantità di rifiuto da bruciare!
Gian Luca Garetti, membro di Medicina Democratica ed Isde