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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
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venerdì 17 giugno 2016

Chi c’è dietro l’inceneritore di Firenze voluto dal Pd? Ma il Pd naturalmente… – INFOGRAFICA

Le Mamme NO Inceneritore di Firenze hanno fatto una mappa mentale per cercare di capire e svelare chi c’è dietro la volontà di costruire l’inceneritore di Firenze. Da mesi i politici e le amministrazioni locali ci dicono che sono scelte già decise e irrevocabili, e noi ci siamo domandate “Ma da chi?”. Ecco da dove parte la necessità di questa infografica e studio sull’inceneritore di Firenze / Sesto Fiorentino.
Partendo dall’inceneritore, abbiamo seguito tutte le strade: chi lo dovrebbe costruire, chi ha dato l’ok alla società costruttrice, chi ha deciso che andava costruito, chi ha fatto le valutazioni fino a chi dovrebbe portare i rifiuti a bruciare. L’infografica è stata presentata all’iniziativa organizzata in Piazza IV Novembre a Sesto Fiorentino il 15 Giugno 2016 dal titolo: “Tutte le bugie e le mezze verità che vi stanno raccontando sull’inceneritore di Sesto Fiorentino“.
Sul canale di Youtube (https://www.youtube.com/c/mammenoinceneritorefirenze) è possibile vedere il video integrale della serata con anche la spiegazione punto punto dell’infografica.

Clicca sull’infografica per ingrandirla

Dietro-inceneritore-di-Firenze-Saesto-Fiorentino_totale

mercoledì 29 luglio 2015

INCENERITORE DI PARMA: stoppata la richiesta di Iren di ampliamento, ora spetta alla Regione mettere nero su bianco


 

Fritelli: “Nessun inciucio con Pizzarotti. Ma, piaccia o non piaccia, con lui bisogna dialogare”

Intervista al Presidente della Provincia di Parma Filippo Fritelli.   - Pubblicato il 29 luglio 2015

Le recenti nomine degli amministratori di Tep e Smtp sono state oggetto di polemiche da parte di taluni. Si è parlato di “inciucio” tra Provincia e Comune di Parma…
E’ prassi che quando si vuole sostenere che una cosa è negativa si usi la parola “inciucio”. In realtà, nei casi citati, si è trattato semplicemente di un accordo tra due soci (Provincia di Parma e Comune di Parma) che detengono ciascuno il 50% delle quote della società. Senza l’intesa tra Provincia e Comune mai nella storia si è raggiunta la quadra nè in Tep nè in Smtp. L’accordo sta scritto nella natura della società e dei patti parasociali.

Che soluzione avete trovato?
Alla Provincia è spettata la nomina del presidente di Tep e al Comune quella del vicepresidente. Concordemente abbiamo poi ridotto il consiglio di amministrazione da cinque a tre membri. In Smtp abbiamo deciso di confermare Pierdomenico Belli (che ha già fatto due mandati da presidente) considerata la gara imminente e soprattutto la prossima unificazione con l’agenzia di Piacenza. In questo contesto procedere in continuità era la soluzione più equilibrata.
In più sono convinto che in questa fase storica, anche in conseguenza dei vincoli normativi connessi alle incompatibilità, fosse giusto scegliere dei profili tecnici che conoscessero la materia. Abbiamo rispettato lo spirito dei tempi. Le nomine partitiche o para-partitiche, oltre che incompatibili, non sarebbero state giustificate.
Con queste parole credo di rispondere alle critiche di “Prima Repubblica”, “inciuci”, “spartizioni” che ci sono state rivolte… l’inciucio e le spartizioni sarebbero avvenute nel caso di nomine col Manuale Cencelli sulla base dell’appartenenza ad un partito o ad una sua corrente, senza tenere conto delle esigenze dell’azienda. Tengo infine a dire che questa discussione sui rinnovi in Tep e Smtp è iniziata in modo trasparente ad aprile e di proposte tecniche vere non me ne sono arrivate molte.

Con Pizzarotti che rapporti hai?
Abbiamo costruito un rapporto di correttezza istituzionale tra chi deve collaborare su alcuni temi. Ad esempio sulla politica ambientale dove abbiamo mediato una posizione comune sui rifiuti in Assemblea dei Sindaci. Oggi la Provincia è nei fatti un’unione di Comuni e, piaccia o non piaccia, il Comune di Parma ne è parte importantissima. E quindi col Comune capoluogo bisogna dialogare.

L’altro tema importante che hai sulla scrivania è quello dell’ampliamento dell’inceneritore di Ugozzolo. Puoi dire parole definitive a riguardo?
Sì.. Abbiamo fatto diversi passaggi dentro il Pd, Consiglio comunale di Parma, Consiglio provinciale e Assemblea dei Sindaci. La linea è quella di bloccare la richiesta di Iren di ampliamento dell’inceneritore. Il tutto finalizzato al superamento dell’attuale piano provinciale dei rifiuti per aderire a quello nuovo regionale che sarà approvato in autunno.
Il tema del forno è delicato e sentito a Parma, e di ciò bisogna tenere conto. Se le promesse sono quelle dichiarate dalla Regione, una soluzione di area vasta si troverà.

La soluzione sarà il no al potenziamento dell’impianto e il sì ai rifiuti da Reggio Emilia?
Sì. Abbiamo stoppato la richiesta di Iren di portare l’impianto da 130.000 a 190.000 tonnellate (come del resto aveva già fatto la Regione in un incontro con i gestori Iren e Hera).

E poi modificherete all’autorizzazione dell’inceneritore, consentendo di bruciare i rifiuti prodotti da fuori provincia…
Sì, ma l’autorizzazione la darà la Regione che nella nuova legge di riordino assumerà quella competenza. La funzione Ambiente della Provincia, infatti, verrà assorbita dalla Regione e quindi sarà la Regione a doversi esprimere. Credo saprà trovare nella soluzione di area vasta quella migliore. In merito alle tariffe, il nostro obiettivo è quello di diminuire in qualche anno l’attuale costo di smaltimento di 154 euro a tonnellata e andare incontro alle esigenze dei cittadini.

Oltre ad essere Presidente della Provincia sei anche sindaco di Salsomaggiore. Nei giorni scorsi è arrivata la notizia della vendita del Centro Termale Baistrocchi. Che giudizio esprimi?
E’ stato un percorso lungo, non scontato, che alla fine ha portato ad un buon risultato. Nell’ultimo bando è stata depositata l’offerta di tre imprenditori solidi e seri che si sono uniti e hanno intenzione di presentare un progetto di investimento. Il Baistrocchi è un’attività che funziona ma che necessita di investimenti, di promozione, di essere riqualificata. Con la fine dell’estate la nuova compagine avrà la possibilità di partire.
Anche sulle Terme Berzieri è avviato un percorso di affittanza e poi di privatizzazione.
Stiamo, pertanto, cominciando a variare la compagine di Salsomaggiore che fino ad ora è stata completamente pubblica, ma che tale non può più potuto essere perchè economicamente insostenibile.

Andrea Marsiletti
FONTE ARTICOLO:  http://www.parmadaily.it/229678/fritelli-nessun-inciucio-con-pizzarotti-ma-piaccia-o-non-piaccia-con-lui-bisogna-dialogare/

venerdì 3 luglio 2015

EMILIA ROMAGNA: i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente „Rifiuti, i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente“

Rifiuti, i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente
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Rifiuti, i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente
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In questi giorni, a Forlì, si apre la via alla costituzione di un'azienda sulla gestione dei rifiuti, alternativa a quella di Hera. La Giunta Comunale di Forlì, insieme ad altri Comuni del territorio, ha deciso di sottrarsi al connubio con la Multiutility".
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Rifiuti, i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente
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"In questi giorni, a Forlì, si apre la via alla costituzione di un’azienda sulla gestione dei rifiuti, alternativa a quella di Hera. La Giunta Comunale di Forlì, insieme ad altri Comuni del territorio, ha deciso di sottrarsi al connubio con la Multiutility che si definisce “la prima italiana nel settore ambientale, nell'idrico, nel gas e nell'energia”". Esprime soddisfazione Ruggero Ridolfi coordinatore ISDE (Medici per l’Ambiente) sezione di Forlì-Cesena.
"La premessa doverosa è che il Gruppo Hera ha tutti i diritti e le prerogative di agire nel libero mercato come “modello di impresa capace di innovazione e di forte radicamento territoriale, nel rispetto dell'ambiente” e che è giusto che possa enfatizzare il proprio utile netto di oltre 120 milioni di euro al 30 settembre 2014, nonostante il periodo di crisi del Paese. Non c’è nulla di strano in questo. La situazione strana è la compartecipazione alla Multiutility dei Comuni e degli Enti Pubblici, che hanno nella loro Mission prerogative ben diverse rispetto a quelle di dover suddividere utili milionari. La gestione del patrimonio di un Comune deve essere corretta, trasparente, lungimirante, deve fornire i giusti servizi ai cittadini senza sprechi e nel modo migliore di utilizzo senza alcun danno per l’ambiente e per la salute. Tutto questo viene valutato ogni 5 anni dal voto dei cittadini, che per la propria salute e per i servizi essenziali non chiedono utili da spartire. Ma si aggiunge un altro aspetto importante: i Sindaci sono di fatto, per legge, i responsabili della salute dei cittadini e quindi attraverso i propri uffici competenti devono controllare lo stato dell’ambiente del territorio che è in strettissimo rapporto con quello della salute. Dunque nel caso di  Amministrazioni Comunali facenti parte di una Multiutility che, in particolare, si occupa di impatto ambientale ed anche di incenerimento dei rifiuti, il controllo appare “in forte odore” di conflitto di interessi", spiega Ridolfi.
Rifiuti, i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente
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Per questi motivi la sezione ISDE di Forlì-Cesena, che si è costituita 10 anni fa con la raccolta di firme di 17.000 cittadini forlivesi e di oltre 400 medici contro la pratica dell’incenerimento dei rifiuti e che ha sempre stigmatizzato il soffocante connubio fra le Amministrazioni Comunali ed il Gruppo Hera, non può che plaudere alla decisione della Giunta Comunale di Forlì di scindere questo legame. "Certamente non sarà facile allestire una alternativa immediatamente valida ed operativa, si dovranno superare molti ostacoli e molte diffidenze anche perché si esce da una gestione per troppo tempo facilitata di fatto da un monopolio esclusivo. E’ tuttavia ora di chiedere ai cittadini l’impegno e la disponibilità per “cambiare l’aria” di Forlì in termini di trasparenza, di controlli certi ed efficaci ed in definitiva di un giusto rapporto fra chi deve gestire al meglio i servizi in una società di libero mercato", conclude.
 Rifiuti, i Comuni lasciano Hera: soddisfazione dei medici per l'ambiente
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di Redazione 9 gennaio 2015“
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giovedì 26 febbraio 2015

EMILIA ROMAGNA: Rifiuti, flop chiavi cassonetti: Regione paga 70mila euro, il Comune le ritira

 Il sistema è costato 70mila euro più i soldi per la manutenzione ed era stato avviato a San Mauro Pascoli, piccola realtà in provincia di Forlì. Ma invece di aumentare la percentuale di differenziata l'ha diminuita
DI  | 26 febbraio 2015
Era stata presentata come l’idea del futuro, principio di una nuova era che avrebbe reso i nostri cassonetti intelligenti e tecnologici:chiavette elettroniche, in grado di migliorare “la quantità e la qualità della raccolta differenziata”, e di tracciare il ciclo di una bottiglia di vetro o di un cartone di latte usato. E invece sono bastati 4 anni per ribaltare la situazione e trasformare un esperimento di ultima generazione, firmato dalla multiutility Hera, in un vero e proprio flop, costato alle casse pubbliche 70mila euro e altre migliaia di manutenzione.
Il sistema era stato avviato a San Mauro Pascoli, piccola realtà in provincia di Forlì, scelta come città apripista. Ma invece di aumentare la percentuale di differenziata l’ha diminuita. È stata la stessa amministrazione comunale ad ammettere il fiasco e a decidere il dietrofront, annunciando la sospensione della modalità di raccolta rifiuti con l’accesso elettronico attraverso E-Key, dal 1 gennaio 2015. “L’abbiamo provato – racconta il sindaco di San Mauro, Luciana Garbuglia – e nel primo anno abbiamo ottenuto buoni risultati, passando dal 35% al 54% di raccolta differenziata. Successivamente però sono emerse delle difficoltà nella gestione del meccanismo, con costi esagerati di manutenzione. E la percentuale di differenziata è calata di nuovo al 46%”.
Avviata nell’autunno del 2011, l’iniziativa delle E-Key, di cui il colosso dei rifiuti Hera è comproprietaria del brevetto, aveva coinvolto circa 12 mila abitanti. Ossia 4.700 utenze per 600 cassonetti, compresi i bidoni da 240 litri. Un “sistema flessibile” l’aveva definito Hera, finanziato con 70mila euro dalla Regione Emilia Romagna. “Si inserisce la chiave elettronica nell’apposita fessura – si legge in un vecchio volantino – e il contenitore riconosce l’utente, che può così gettare i propri rifiuti. La chiave elettronica è personalizzata, consegnata casa per casa, apre solo i contenitori dell’isola ecologica assegnata alla specifica utenza”.
Un gioco da ragazzi? Non proprio, visto che dopo alcuni mesi, negli uffici comunali hanno cominciato a moltiplicarsi le segnalazioni degli abitanti, tra chi aveva perso la chiavetta, chi l’aveva smagnetizzata, chi aveva trovato la serratura inceppata o guasta e quindi era stato costretto a lasciare il sacchetto dei rifiuti nel primo bidone disponibile. “Una parte di responsabilità sta nella progettazione: il sistema era troppo delicato, non era adatto, e nel tempo non ha retto. Anche perché veniva applicato su cassonetti di vecchia generazione. C’è poi una responsabilità del cittadino: alcuni forzavano la serratura, rompendola. Era un’iniziativa che andava abbinata a un lavoro di educazione” spiega ancora il sindaco.
Archiviate le chiavette, ora a San Mauro si sta lavorando per avviare un mero tecnologico sistema di porta a porta. Intanto però la polemica resta. “Quello delle chiavette è stato un fallimento da tutti i punti di vista” attacca il Movimento 5 stelle. “E si poteva evitare. Bastava semplicemente usare il buon senso, e andare a vedere l’esperienza dei comuni che avevano adottato quella gestione. Tutti ne erano usciti per i problemi che comportava. Basti pensare che quando un cassonetto era rotto o non si riusciva ad aprire (e capitava molto spesso) si versava nel primo bidone utile. Il comune di San Mauro Pascoli ha l’obiettivo di raggiungere il 70% di raccolta differenziata, ma l’unico modo, lo ripetiamo da sempre, è il porta a porta”.

lunedì 24 novembre 2014

REPORT: Hera: una delle più grandi municipalizzate d’Italia

Hera è una delle più grandi municipalizzate d’Italia e gestisce luce, acqua, gas e rifiuti per 250 comuni in Emilia-Romagna, Marche, Veneto e Venezia-Giulia. 
La società ha sede in centro a Bologna in un’area industriale dismessa dove lavorano settecento persone. 
Sulla base di documenti inediti Report è in grado di documentare il livello di inquinamento presente nel suolo di quei terreni e i rischi per la salute a cui, secondo le analisi svolte da Hera stessa ma mai divulgate, i dipendenti sono sottoposti andando a lavorare lì dentro ogni giorno. 
L’inquinamento coinvolge anche alcune falde. Hera è anche un esempio di come vengono scelti i manager che amministrano le grandi municipalizzate dove i requisiti necessari spesso non sono le competenze.

RIVEDI LA PUNTATA SU REPORT
 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-99deeb3f-3b2b-425b-a775-66e4c3a4e5de.html