Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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giovedì 12 gennaio 2023

I ricchi del mondo stanno comprando Firenze. Firenze si organizza e lancia i referendum SALVIAMO FIRENZE. Venite sabato 14 gennaio in piazza de' ciompi.

Alle cittadine e cittadini residenti e non nel Comune di Firenze,

alle associazioni, ai comitati
alle forze politiche e sindacali

La cittadinanza assiste da anni a un processo di svuotamento di Firenze, con grandi realtà private pronte a comprarsi un pezzo di città alla volta.

Ha preso forma una sorta di bolla immobiliare, con un aumento sempre più forte del prezzo delle case e degli affitti, a fronte di beni e servizi sempre più a misura del turismo. La cosa non vale più per il solo centro storico, da ormai diversi anni:  
- grandi gruppi immobiliari internazionali acquistano continuamente pezzi di città spesso con rilevante valore storico-artistico;
- gli appartamenti di lusso, ristrutturati o nuovi, anche fuori dal centro, hanno toccato il picco di circa 10.000 euro al metro quadro, con conseguente aumento dei prezzi nelle aree circostanti;
- gli studentati di lusso svolgono sempre di più il ruolo di alberghi, godendo di una serie di condizioni di favore (lo Student Hotel di viale Spartaco Lavagnini è l’ottavo albergo a Firenze per tassa di soggiorno).

Questo mercato è rivolto a una platea internazionale di persone ricche, che scelgono di mandare per qualche mese di vacanza/studio le figlie e i figli, o si prendono una seconda/terza/quarta casa per le vacanze.  
E questo sta stravolgendo la nostra città, già molto provata dalla turistificazione selvaggia.


Gli effetti sono evidentissimi:
- 18.000 famiglie non trovano una casa in affitto;
- chi vince i concorsi pubblici rinunciano ad entrare in servizio per la difficoltà a trovare un alloggio;
- difficoltà fino all’impossibilità per chi studia fuori sede a trovare alloggi a prezzi non esorbitanti (se il prezzo di uno studentato di lusso arriva a € 2.000 al mese ovviamente salgono anche gli affitti nel settore delle case private);
- esplosione del costo degli appartamenti;
- aumento spesso insostenibile degli affitti per gli esercizi commerciali.

Tutto questo in una città in cui si arriva ad avere 800 case popolari vuote e non assegnate.

La conseguenza di medio periodo è l’espulsione progressiva della residenza da ampi pezzi di città e lo scivolamento verso una città “esclusiva” in cui sarà sempre più difficile vivere lavorare, studiare, anche per chi fino ad ora ce la faceva.
POTRAI ANCORA PERMETTERTI DI VIVERE A FIRENZE? E CHI POTRÀ VENIRE A LAVORARE, STUDIARE E VIVERE A FIRENZE?
Per aprire una discussione su questi grandi temi e non assistere con passività e rassegnazione, proponiamo di lanciare INSIEME due quesiti referendari comunali su norme urbanistiche.
Non è un referendum come gli altri, ma è una possibilità per prendere parola sulla nostra città e rompere il silenzio.

Il regolamento per le Consultazioni Popolari Comunali del Comune di Firenze è quanto di meno partecipativo possa esistere, ma è uno strumento formale che permette di aprire finalmente un confronto, su temi centrali.
Per poterlo attivare (e ringraziamo per l’elaborazione dei quesiti Tommaso Grassi e gli avvocati Paolo Solimeno e Claudio Tamburrini) abbiamo formalizzato due quesiti referendari relativi al Regolamento Urbanistico, che per noi hanno un valore anche simbolico; la vendita della città alla rendita internazionale è stata infatti consentita da scelte politiche dell’amministrazione locale di attrazione di grandi fondi di investimento.

Sono 2 quesiti per discutere a tutto tondo della nostra città.
E per questo li abbiamo chiamati Referendum Salviamo Firenze.
Proponiamo l’abolizione:
della norma che favorisce gli studentati di lusso, permettendogli di svolgere anche attività alberghiera per un periodo extra, che si aggiunge alla quota del 49% di attività alberghiera resa possibile dalla Normativa nazionale (come dimostrato dal fatto che sui portali turistici sono prenotabili in ogni giorno dell'anno per soggiorni anche solo di 1 notte);
Non basta ridurre da 3 mesi a 2 tale periodo di ulteriore attività alberghiera, va eliminato e non vanno permesse queste strutture in città.

della norma che consente agli immobili prima adibiti a servizi pubblici di passare senza pianificazione urbanistica alla destinazione direzionale, in cui rientrano anche gli studentati.

Per questo ci rivolgiamo alle persone residenti
ma anche a chi vive, studia, lavora o vorrebbe farlo in questa città,
alle associazioni, ai comitati e alle forze politiche e sindacali,
proponendo a chiunque lo desideri di essere presentatrici e presentatori dei due quesiti referendari, venendo a firmare per il deposito
SABATO 14 GENNAIO 2023 in Piazza de’ Ciompi
dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00.

Ci abbiamo lavorato come Firenze Città Aperta, ma i quesiti sono proposti da chi verrà a firmare.
Sarete voi le promotrici e i promotori.
A sabato

Firenze Città Aperta

venerdì 23 dicembre 2022

Coraggio, speranza e amore ❤️: la storia di MOON 🐋 che ha fatto il giro del mondo 🌎 - la forza delle mamme 🥰

 

Tenacia e tragedia. Moon ha viaggiato dalla Columbia Britannica alle Hawaii con una grave lesione spinale dovuta all'attacco della nave, ma non ce la farà a tornare.

Il 7 settembre, una mega balena solitaria ha viaggiato oltre la stazione di ricerca Fin Island, gestita da BC Whales, WWF-Canada e il Dipartimento Oceans and Lands di Gitga'at. Mentre il nostro drone volava sopra la testa abbiamo immediatamente riconosciuto che questa balena era stata colpita da un vascello a causa della curva "S" innaturale nella spina dorsale dalla pinna dorsale al suo caso.
La sua tragica storia è venuta completamente alla luce mesi dopo a causa degli sforzi collaborativi della Canadian Pacific Humpback Whale Collaboration (CPHC) tra cui la Marine Education & Research Society nella British Columbia, il Pacific Whale Foundation (PWF) e il database @TAG.
Il 1° dicembre il PWF ha documentato una balena la cui spina dorsale era gravemente deformata al largo della costa di Maui. Quando le immagini sono state condivise con noi, abbiamo capito subito che questa era la stessa balena, ora a più di 3.000 miglia di distanza. Fu confermato poco dopo, era Luna.
Le immagini strazianti del suo corpo contorto ci hanno agitato tutti. Probabilmente stava soffrendo considerevolmente eppure è migrata migliaia di miglia senza essere in grado di propinarsi con la coda. Il suo viaggio l'ha lasciata completamente emaciata e coperta di pidocchi di balena a testimonianza della sua condizione gravemente deprezzata. Questa è la cruda realtà dello sciopero di un vascello, e parla delle sofferenze prolungate che le balene possono sopportare dopo. Parla anche del loro istinto e della loro cultura: le balene si spingeranno per seguire modelli di comportamento.
Conosciamo Luna da molti anni. Siamo rimasti entusiasti di vederla trasmettere la tradizione di migrare tra l'alimentazione e l'allevamento al suo vitello nel 2020. Nelle sue condizioni attuali, non sopravviverà per fare il viaggio di ritorno. Non capiremo mai veramente la forza che ci è voluta per Moon per intraprendere quello che purtroppo è il suo ultimo viaggio, ma sta a noi rispettare tale tenacia all'interno di un'altra specie e riconoscere che i colpi di nave portano a una fine devastante.
Dobbiamo tutti fare ogni sforzo per garantire la sicurezza delle balene. Navi di tutte le dimensioni possono essere una minaccia: state attenti, rallentate e aspettate. Per ridurre gli scioperi delle navi incoraggiamo tutti i navigatori a conoscere le loro leggi locali e al meglio
pratiche. Per i marinai canadesi vi invitiamo a familiarizzare con le informazioni
disponibile su www.seeablowgoslow.org e per segnalare eventuali episodi di preoccupazione
Colpi di navi circostanti o intrecciamento alla linea di segnalazione degli incidenti DFO al 1-800-465-
4336, DFO. ORRR-ONS. MPO@dfompo.gc ca, o su VHF canale 16

FONTE FACEBBOK

BCWhales  https://www.facebook.com/photo/?fbid=477937447777312&set=a.426539209583803

venerdì 16 dicembre 2022

dal blog di GRIG: Rinnovabili..e tutto il resto vada a farsi fottere.

 Fabrizio Quaranta, ricercatore e socio GrIG, ha fatto una seria riflessione sulla recente ondata di compatibilite che sembra aver pervaso parte del mondo ambientalista italiano.

Eccola.

Buona lettura.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

bosco e girasoli

Sono sconcertato con me stesso: mi tocca dar ragione al berlusconiano Vittorio Sgarbi, però ultimo vero paladino di un un ambientalismo razionale e rispettoso dell’uomo e dei territori, non travolto e connivente con il neodogma del lucroso Rinnovabilismo.

Buona parte delle associazioni ambientaliste si sono prostrate al nuovo dogma religioso

centrale fotovoltaica in area agricola

1. TRANSIZIONE, ecologica?!?      La Terra, la superstite terra fertile, non è Res nullius, né, ancora, derelicta; non è illimitata e non va consumata e umiliata con aggettivi che di ecologico hanno solo la sfacciataggine.

Milioni di km di sovrastrutture (già definiti indispensabili) hanno occupato, tombato e impermeabilizzato in una sola generazione il 28% delle campagne. Un’anarcoide rincorsa al cemento si è accanita sui più fertili ma scarsi terreni di pianura, e ancora lì si pretende spazio per il fotovoltaico (175 000 ettari secondo il PNRR, come la scomparsa di intere province granarie, e di grano ne manca tantissimo e sempre più ne mancherà).


Gravissima è la delegittimazione in corso delle Sovrintendenze, ultimo baluardo a difesa del Patrimonio ambientale e culturale italiano, additate al pubblico ludibrio come responsabili di colpevoli ritardi alla pretesa rapida autorizzazione invece di palesi scempi.

Con tecnica da basso marketing imbonitore si chiamano ipocritamente “parchi” questi invasivi oltraggi alla Bellezza. E malinconica e surreale è la prezzolata pretesa di far digerire queste schifezze come nuovo moderno paesaggio.

costruzione centrale eolica

2. Migliaia di capannoni fatiscenti, scheletri di serre, strade superflue, disordinate e sparse periferie, seconde case, pacchiani villoni abusivi, parcheggi di faraonici centri commerciali e, ora, enormi depositi dei giganti della logistica, sono la desolata immagine del Bel Paese fu della secolare armonia multifunzionale dei borghi rurali.

Dopo gli allarmanti dati 2019, con coperture di 57 milioni mq, oltre 2 mq al secondo (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2019), le colate di cemento non rallentano nel 2020, nonostante il lockdown, e consumano altri 60 kmq, impermeabilizzando ormai oltre il 7% del territorio (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2020).

Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2021).

Non si consumi allora altro prezioso, miracolosamente superstite, territorio rurale!

Si riconvertano quei km di obbrobri fatiscenti dotandone i tetti (i TETTI !!) di pannelli fotovoltaici. Ce n’è per chilometri e sarà anche occasione per un salvifico maquillage urbanistico. I tetti degli edifici extra-urbani sono circa 3 500 kmq, ISPRA stima che sarebbe possibile installarli su almeno 700 kmq. Si raggiungerebbe una potenza fotovoltaica fra 59 e 77 gigawatt, il doppio di quanto previsto dal PNIEC, che individua un obiettivo di incremento di 30 gigawatt al 2030. 

Poi ci sono i parcheggi, varie infrastrutture, aree dismesse, cave esaurite, e, comunque vastissime aree GIÀ CONSUMATE.

Torino, smog (da http://www.meteoweb.eu)

3. Le emissioni climalteranti di CO2 non sono poi una costante immodificabile che costringe inevitabilmente ad agire esclusivamente sul COME produrre energia. Il fabbisogno si può ridurre e la CO2 si può abbattere soprattutto con un razionale e coscienzioso risparmio modificando drasticamente molte incancrenite pessime abitudini favorite da una fin troppo facile ed economica disponibilità di pratiche energivore: case e uffici in inverno a 24°C, in estate a 18°, basterebbe invertire le pretese;  condizionatori ormai di gran moda, vero status symbol, ma unica causa dei blackout elettrici fino ad oggi; abuso di auto in città con motori accesi in fila per ore anche per spostamenti facilmente ciclopedonali; consumo abitudinario e acritico di cibi fuori stagione, ecc.…

Non è colpa dell’inamovibile destino cinico e baro ma, appunto, di incancrenite pessime abitudini da eccesso facile di comodità energivore se quindi un cittadino del Qatar emetta mediamente 39 tonnellate di CO2 l’anno, uno statunitense e australiano 16, mentre un italiano scende a 5 e ancor meno in Francia, Svezia e Svizzera con 4 tonn./pro capite, dove certo il regime di vita non è da eremiti nelle grotte (dati da Banca mondiale, 2016).

campo di mais

4. La terra non può essere svilita a fabbrica di corrente per incancreniti capricci, ma DEVE innanzitutto continuare a fornire alimenti, anche se il cibo a prezzi stracciati e senza stagionalità ha fatto perdere questa ancestrale e sacra percezione. L’Italia è infatti fortemente deficitaria di quasi ogni materia prima e OGNI SPICCHIO DI TERRA ANDREBBE COLTIVATO (e lo sarebbe se i redditi fossero dignitosi).

La Pace fra le Nazioni, poi, è fenomeno storicamente raro, e i facili scambi commerciali, che oggi mascherano e suppliscono i gravi deficit, potrebbero interrompersi in caso di conflitti (scritto prima del conflitto ucraino) E l’aria che tira fra i grandi blocchi non è la migliore. 

Un problema grave per l’Italia con un pesante deficit produttivo agroalimentare: mancano il 64% di frumento tenero, il 40% del duro (e relative difficoltà a garantire una pasta totalmente italiana) il 50% di mais, il 70% di soia…e anche la carne, il pesce (Ismea) e quasi tutte le altre materie prime, anche le più impensabili come le noci (-75%) o le nocciole (-30%), malgrado la fiorente industria dolciaria italiana.

campo di grano

5. Dal 2012 “il suolo ormai consumato non ha potuto offrire 4 milioni di quintali di prodotti agricoli” (Coldiretti, dicembre 2022). Solo per il grano duro in Italia si è passati in pochi anni da 1.700.000 ha a 1.200.000 ha (ISTAT): la perdita di mezzo milione di ettari equivalgono ad un’intera Regione, e l’improvvisa impennata dei prezzi tutt’ora in corso evidenzia il precario e pericoloso equilibrio del commercio mondiale.

Ma oltre al cibo, l’agricoltura da millenni svolge la fondamentale funzione di sistemazione e regimazione idraulica dei territori. Sebbene misconosciuta, questa costante opera di tutela ha impedito o almeno attenuato i disastri dovuti alla rottura dell’equilibrio idrogeologico. Questa drammatica realtà di dissesto che coinvolge con intensità e luttuosità crescente ormai il 90% dei comuni italiani (ISPRA) è dovuta principalmente all’abbandono dell’agricoltura locale e successive cementificazioni. 

Un ulteriore carico di strutture artificiali potrebbe aumentare i già alti rischi per quei territori.

foresta mediterranea

6. Territori che farebbero volentieri a meno delle ricorrenti ipocrite geremiadi televisive con i volti affranti di caduti dal pero per le reiterate luttuose calamità.

Le suadenti sirene che sibilano a demotivati coltivatori facili redditi derivanti dal fotovoltaico a terra (almeno 3000 €/ha! Impensabili con qualsiasi coltura, almeno fra quelle legali), dovrebbero confrontarsi con gli operatori del turismo per l’irreversibile degrado paesaggistico arrecato per chilometri. Aree che proprio con un abbinamento tra armonico paesaggio agricolo e  itinerari lenti (cammini e ciclovie) ed enogastronomici, grazie ai redditi derivanti da crescenti frequentazioni anche internazionali stavano resistendo all’abbandono con opportunità di lavoro agroturistico ai giovani locali. Sperando che nessuna coppia neocollodiana li possa convincere a seminar zecchini d’oro, ferendo a morte la nostra madre terra conficcandole in grembo lugubri paramenti funebri.

“…gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità…” (Sergio Mattarella, Capo dello Stato, garante della Costituzione, e specificamente dell’art. 9).

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere.

Fabrizio Quaranta, laureato in Scienze Agrarie, si occupa di cerealicoltura

frana causata da tagli boschivi

(foto da http://www.meteoweb.eu, Cristiana Verazza, A.L.C., S.D., archivio GrIG)

FONTE ARTICOLO GRIG: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2022/12/13/rinnovabili-e-tutto-il-resto-vada-a-farsi-fottere/#more-32541

martedì 17 maggio 2022

Dal blog di Valdisieve in Transizione: Inceneritore a roma: non ci resta che piangere

 

Una mattina mi son svegliato e ho trovato, come Benigni e Troisi, che si era in un’altra epoca.

Quella in cui si costruivano ancora quelle strutture inquinanti e distruttrici di risorse che qualcuno si ostina a chiamare termovalorizzatori. In realtà essi non termo-valorizzano proprio nulla. E’ infatti dimostrato che una selezione più raffinata del rifiuto residuo (RUR), finalizzata al recupero di materia, produrrebbe, tramite il riciclo dei materiali ripescati, un maggiore rendimento energetico di quanto se ne produrrebbe bruciandoli. E’ anche noto che il rendimento energetico lordo degli inceneritori è complessivamente di circa il 24%, e che questi abbisognano di immissione di metano per funzionare correttamente, un rendimento davvero molto basso, che non giustifica lo spreco di materia.

Gli inceneritori producono emissioni climalteranti di origine fossile in misura minore solo al carbone, in misura maggiore al metano, all’intero comparto termoelettrico e anche ai prodotti petroliferi. L’impronta di carbonio dell’incenerimento è tra i 650 e gli 800 grammi di anidride carbonica fossile per ogni kWh prodotto, quello medio di produzione energetica europea è oggi di circa 250. Dovremmo chiamarlo piuttosto “termoSvalorizzatore”.

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Inoltre, ancora prima di arrivare alla selezione del rifiuto residuo, la normativa UE indica una gerarchia ben precisa di azioni per la gestione dei rifiuti, che mette al primo posto: prevenzione alla produzione, riuso e riciclo, e solo agli ultimi due posti si trovano il recupero energetico e lo smaltimento. Cosa sta facendo, pensa di fare, farà Gualtieri riguardo alle azioni descritte ai primi tre?

L’inceneritore di Roma brucerà, irrimediabilmente, 600.000 tonnellate di rifiuto all’anno. Auguri ai residenti dei comuni limitrofi che si troveranno scaricate, in un’area molto densamente popolata, tonnellate di emissioni nocive, e non elencheremo qui tutti i veleni, ben conosciuti, e le loro conseguenze, altrettanto ben conosciute. Quasi un terzo di quelle 600.000 tonnellate ogni anno finirà in discarica come scorie e ceneri, in parte pericolose. Gualtieri sa già dove le metterà? Complimenti per una soluzione che avrebbe dovuto “diminuire” gli smaltimenti in discarica. Gli altri due terzi finiranno nell’aria, sui campi, negli orti, nei polmoni, sui panni del bucato. Lasciamo perdere i filtri. Non filtrano tutto. E ogni tanto vanno puliti, sostituiti e le scorie smaltite. In conclusione, se entrano 600.000 tonnellate, 600.000 ne escono. Non c’è alternativa. E non ci sfugge che dentro a quel rifiuto, non tanto residuo, ci sono tanti materiali, che, ora più che mai, sono diventati rari e preziosi. 

Secondo i dati ISPRA 2020 il comune di Roma ha il 43,75% di raccolta differenziata (RD). Si può sicuramente fare meglio. Secondo il Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR) della Regione Lazio, approvato nel 2020, uno degli obiettivi da raggiungere è il 70% di RD per tutta la Regione nel 2025. Forse il Piano poteva essere un po’ più ambizioso, visto che che le Direttive Europee sull’Economia Circolare superano la raccolta differenziata fine a se stessa e per il 2030 chiedono l’effettivo riciclo del 70% per gli imballaggi e del 60% sui rifiuti urbani. E comunque, in quel Piano, già con quegli obiettivi, non si prevede un inceneritore per Roma.

La soluzione migliore per Roma, la più efficace per garantire un’effettiva riduzione e differenziazione dei rifiuti, rimane l’estensione, su tutto il territorio, della raccolta  Porta a Porta, come fa una piccola città come Milano. AMA non ha nulla di meno di altri gestori e i romani hanno  due mani come tutti gli altri e siamo certi che vorrebbero usarle per avere una città migliore.

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Fatte tutte le azioni sopra elencate rimarrebbe comunque del rifiuto residuo, ma in quantità più contenuta. E, come si diceva all’inizio, se ne potrebbe fare una selezione più raffinata. Nello stesso PRGR si dice in più punti che la dotazione di impianti per la selezione del rifiuto residuo (TMB) è ampiamente insufficiente per l’area di Roma Capitale, ma che la dotazione regionale è nel complesso sufficiente, solo che alcuni impianti sono sotto utilizzati. Quindi che si fa? Si bruciano materiali riciclabili, sempre più preziosi?

Gli impianti TMB esistenti sono attualmente finalizzati, alla stabilizzazione per la discarica o alla produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS), la cui destinazione è l’incenerimento.  Se venissero rinnovati, così come indicato dal PRGR, e trasformati in impianti di nuova generazione, basati su tecnologie avanzate di selezione e recupero di materiali, potrebbero ulteriormente ridurre il rifiuto romano residuo, la cui quantità, alla fine, potrebbe risultare inferiore a quella costituita dalle ceneri che l’inceneritore produrrà. E allora perché spendere tanti soldi per costruirlo e non utilizzarne molti meno per adeguare gli impianti di selezione? Costruire un inceneritore è una scelta, non una necessità. A favore di chi?

Una mattina mi sono svegliato e ho trovato che il nostro Presidente del Consiglio ha attribuito a un sindaco “poteri speciali” di aggirare il PRGR, poteri speciali che implicano di poter anche aggirare le leggi, le normative, i buoni propositi duramente sudati dal parlamento europeo, quello italiano e dai loro popoli negli ultimi anni in materia di gestione virtuosa dei rifiuti e di economia circolare. Tanto da suscitare la reazione indignata di sindaci, parlamentari e molte parti della società civile.  

Infine occorre ricordare che le Linee Guida comunitarie per l’applicazione del principio “Do No Significant Harm” (DNSH) ai Piani Nazionali di attuazione del Piano Next Generation EU, citano esplicitamente l’incenerimento dei rifiuti tra le attività che arrecano un danno significativo all’economia circolare.

Inoltre, una gestione dei rifiuti che non dà massima priorità a prevenzione e riciclo, contrasta con la recentissima Legge Costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, che ha introdotto non solo il principio fondamentale della tutela dell’ambiente, delle biodiversità e degli ecosistemi nella nostra Carta Costituzionale, ma anche  l’indicazione per cui l’iniziativa economica deve essere esercitata in modo da non arrecare danni all’ambiente e alla salute.

Rossano Ercolini ha detto che l’inceneritore non si farà mai. Che è un tentativo di gettare fumo negli occhi dei romani, ai quali invece è chiaro che il sindaco non riesce a risolvere il problema dei rifiuti. I tempi poi sono più  lunghi di quelli vantati e gli iter di legge vanno rispettati. Ma insistere su soluzioni obsolete “consentirà solo di sprecare tempo a favore dell’attuazione di buone pratiche”.

Ciò detto, siccome non siamo a Frittole, non ci resta che fermare, non Cristoforo Colombo, come Benigni e Troisi, ma Gualtieri e il suo “vecchio” inceneritore.

Valdisieve in Transizione

FONTE ARTICOLO: https://valdisieveintransizione.org/notizia/inceneritore-a-roma-non-ci-resta-che-piangere/

FONTI FOTO: 

venerdì 13 maggio 2022

GREEN-ME: I fiumi sono troppo caldi e la Francia potrebbe essere costretta a spegnere le centrali nucleari

 Questo articolo è stato scritto da Germana Cirillo, ed è pubblicato su Green-Me a questo link https://www.greenme.it/ambiente/energia/fiumi-caldi-reattori-nucleari/?fbclid=IwAR1PX0aXmsuqmGIxKWH4oNyitqKH9WbQ3UHQtkqo8EcQeQS2xBp8XQkSqno 

Il luogo della centrale di Blayais - Google Maps

Il riscaldamento globale influenzerà la produzione nucleare? Con le temperature troppo elevate, le centrali nucleari potrebbero vedersi costrette a non utilizzare più l’acqua dei fiumi (calda) per raffreddare i loro circuiti. Come è già avvenuto pochi giorni fa in Francia. Cosa insolita in primavera.

È faccenda che normalmente si verifica in estate: i reattori nucleari tagliano la produzione per riuscire a mantenere stabili le temperature. Ma ora, in Francia, in piena primavera, la EDF, azienda produttrice e distributrice di energia, avverte che le temperature fluviali straordinariamente calde costringeranno il Paese a ridurre la potenza dei reattori nucleari. Di già.

Colpo duro, se si considera che già metà dei reattori francesi è fuori uso colpiti da problemi di corrosione.

Le nuove minacce alla sicurezza dell’approvvigionamento elettrico, insomma, sono il caldo estremo e la siccità, con buona pace di quanti sostengono che è col nucleare che si dà parte della soluzione alla crisi climatica. Pare, più che altro, un cane che si morde la coda.............................................Leggi tutto l'articolo su Green-Me 

https://www.greenme.it/ambiente/energia/fiumi-caldi-reattori-nucleari/?fbclid=IwAR1PX0aXmsuqmGIxKWH4oNyitqKH9WbQ3UHQtkqo8EcQeQS2xBp8XQkSqno 

giovedì 25 novembre 2021

Montecristo disastro ambientale: i fatti nel 2012, la Sentenza della Magistratura del 2014!

 14 TONNELLATE DI ESCHE AVVELENATE SU MONTECRISTO: I SEGRETI DELL’ENTE PARCO (Fonte: https://www.giglionews.it/quattordici-tonnellate-di-esche-avvelenate-su-montecristo-i-segreti-dellente-parco?fbclid=IwAR2zE6Vm-Evgc23kXThN-JlcJqbiyLIFoUFsf5uMF1l7-P5gYE1OXhiaE98)

Mentre i telegiornali di tutto il mondo riportavano il devastante disastro del naufragio della Costa Concordia al largo delle coste del Giglio, un'altra tragedia si stava consumando silenziosamente a pochi chilometri di distanza, sull'isola di Montecristo. Considerata il cuore dell'Arcipelago Toscano, Montecristo, Riserva Naturale Biogenetica dello Stato Italiano, è uno dei luoghi più protetti ed inaccessibili del Mediterraneo. Composta da un gigante ammasso granitico che si erge dal mare fino a quota 645 metri, è caratterizzata da liscioni a forte pendenza che strapiombano giù, immergendosi nel mare un tempo incontaminato. Per non disturbare questo fragile ecosistema, i visitatori devono chiedere di partecipare a una delle rare escursioni estive sui sentieri della Cala Maestra. Solo pochi ricercatori possono ottenere un permesso speciale per visitare l'isola senza vincoli. È in questo ambiente, un tempo incontaminato, che nel 2012 l'Ente Parco ha deciso di realizzare il progetto “Life-Montecristo 2010”, finanziato con circa 1,6 milioni di euro, disperdendo via elicottero, su tutta la superficie dell’isola, oltre 14 tonnellate di esche contenenti “brodifacoum” (allegato 1), un veleno noto per essere persistente nell'ambiente ed altamente tossico anche per gli organismi acquatici. La loro idea era di eradicare il ratto nero, presente a Montecristo dall’epoca dei Romani, con l’obiettivo di salvaguardare una unica specie di uccello marino, la Berta minore, non curanti degli effetti disastrosi che tale intervento avrebbe avuto sull’ecosistema.

GLI ESPERTI LO DEFINISCONO COME UN “DISASTRO ECOLOGICO”

Scienziati indipendenti ed esperti nel campo della fauna insulare descrivono l’effetto di una così massiccia quantità di “brodifacoum” dispersa nell’ambiente come un "disastro ecologico". Questo principio attivo è infatti un potente anticoagulante che, non essendo specie-specifico è responsabile dell'avvelenamento primario e secondario di una vastissima gamma di specie, poiché la sostanza entra nella catena alimentare attraverso innumerevoli canali e vi rimane per un tempo indeterminato. L'avvelenamento primario avviene quando un animale mangia direttamente il veleno (come avviene per Capre, Conigli, Gabbiano reale, Coturnice orientale, Uccelli granivori, Lucertole, pesci…); l'avvelenamento secondario avviene invece quando un predatore o uno “spazzino” si ciba di una preda che ha ingerito il veleno (ciò accade per rapaci notturni e diurni, Gabbiano corso, Corvo reale, serpenti, uccelli che si nutrono di insetti, anfibi come il Discoglosso sardo, pipistrelli…). L'avvelenamento primario e secondario, si possono tradurre in una lunga e straziante agonia, poiché la sostanza provoca emorragie interne e disidratazione che precedono la morte. Con questo veleno inoltre si ha bioaccumulo nell'ambiente. Per esempio, alcune specie di pesci possono consumare “brodifacoum” ad una dose sub-letale ed immagazzinare il veleno nel fegato. Se un predatore più grande, come un delfino o una stenella, mangia diversi pesci o crostacei contenenti piccole quantità di “brodifacoum”, il veleno si accumula nel suo organismo e può raggiungere un livello tale da causarne la morte. Studi recenti dimostrano che i residui di “brodifacoum” possono permanere nei pesci fino a tre anni dall’ingestione. Date le forti pendenze delle pendici di Montecristo e la presenza di numerose “rughe” e fossi, oltre al veleno finito direttamente in mare a seguito del lancio dall’elicottero, ve ne saranno confluite numerose tonnellate dopo i primi forti temporali, che sono sopraggiunti quasi un anno dopo l’ultimo lancio. Circa un mese dopo queste prime piogge, nei primi mesi del 2013, è stato descritto un insolito numero di spiaggiamenti di cetacei nei litorali a nord e ad est di Montecristo. I risultati delle indagini sulla causa della morte di questi animali marini sono stati inconcludenti, anche se i contaminanti ambientali sono stati elencati come una possibile concausa della loro morte.

LA CAPRA AEGAGRUS DI MONTECRISTO ESISTE ANCORA?

La popolazione di capre di Montecristo era costituita, prima della realizzazione del progetto “Life – Montecristo 2010” da un 30% di individui appartenenti ai fenotipi di Capra aegagrus, l’egagro del Vicino Oriente, e da altri tipi di capre introdotti in tempi recenti (capre domestiche dell’antica razza corsa). La capra selvatica, Capra aegagrus, ha dato il nome alle isole Egadi, al Mar Egeo, ed all’Isola del Giglio (Aeghilion). Questa di Montecristo era l’unica popolazione di capre selvatiche esistenti in Italia. Come apprendiamo da un articolo pubblicato sulla rivista Mammalia nel 2015, il Prof. Marco Masseti, esperto di faune insulari, documenta come la popolazione di Capra selvatica, Capra aegagrus (Erxleben 1777), presente sull'Isola di Montecristo sin dal Neolitico, sia stata "drasticamente ridotta, se non quasi del tutto eliminata a seguito della realizzazione del Progetto LIFE+ Montecristo 2010 della CEE". Dopo la dispersione del pellet avvelenato durante questo progetto "Life", infatti, l'antichissima popolazione di Capra aegagrus è praticamente scomparsa dall’isola. Dopo questo “disastro ecologico” l’Ente Parco ha anche organizzato un grande e sontuoso evento, collocando cinque delle capre superstiti ancora presenti a Montecristo nel BioParco di Roma. Nessuno di quegli esemplari presentava il fenotipo dell'antica Capra aegagrus, l’egagro del Vicino Oriente, di cui gli ultimi esemplari di Montecristo sono probabilmente tutti caduti vittime del “brodifacoum”. Tale fatto viene confermato dalle analisi genetiche delle capre presenti a Montecristo successivamente all’avvelenamento generalizzato condotto dall’Ente Parco e coadiutori. In tale studio, effettuato nell’anno 2014, è stato confrontato il genoma delle capre ancora presenti sull’isola - derivanti dalle 43 capre messe al sicuro in un’area recintata durante l’avvelenamento - e le capre di Montecristo, del fenotipo egagro, che circa 10 anni prima – fortunatamente - erano state messe al sicuro in alcuni piccoli pascoli recintati dell'Italia continentale, tra la Toscana e la Liguria, da alcuni allevatori privati entusiasti. Ebbene queste analisi genetiche hanno rivelato che gli esemplari di Capra aegagrus presenti ex situ, possiedono 27 alleli che non si trovano più nei genotipi della popolazione isolana, a conferma che le capre selvatiche originali sono state eradicate da Montecristo.

DALL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL TRIBUNALE

Carlo Gasparri, cittadino elbano, grande sportivo e profondo conoscitore ed amatore del mare, ex campione mondiale di pesca subacquea, appena venne a conoscenza del progetto che stavano realizzando a Montecristo, denunciò l’ente parco alla Procura. Carlo Gasparri si è avvicinato all'isola dopo l’intervento dell’ente parco, su un’imbarcazione del Corpo Forestale dello Stato, ed ha assistito a quello che descrive come "un mare di gabbiani morti in un’isola silenziosa ed inanimata”. A seguito di tale denuncia, in data 15/02/2012, il Senatore Lucio Barani, presentò al Ministero della Salute ed al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’interrogazione n. 4/14926 (allegato 2), esponendo tutte le violazioni della legge commesse dall’ente parco e coadiutori e le gravissime conseguenze in termini di danno alla Fauna ed all’Ambiente sia terrestre che acquatico, che ne sarebbero derivate. Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi – purtroppo tardivamente - richiese il parere tecnico-scientifico al Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria istituito presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana. In tale parere (allegato 3), si precisa come “il “brodifacoum” risulta essere, sulla base della più recente letteratura scientifica disponibile sull’argomento, a rilevante persistenza ambientale. A causa della scarsa degradabilità di questa molecola nell’ambiente, dopo la sua dispersione sia attraverso appositi contenitori che con mezzi aerei, si determinano notoriamente numerosi casi di avvelenamento primario e secondario in un vasto numero di specie animali, anche non bersaglio, compresi mammiferi, uccelli, invertebrati e rettili (…). Sul problema della persistenza ambientale del brodifacoum (…) esiste una vastissima bibliografia risalente già agli anni ‘90”.

Il medesimo parere tecnico-scientifico evidenzia ancora come il “brodifacoum”, una volta disperso nell’ambiente, "vi rimane per molto tempo e entra nelle catene alimentari attraverso un gran numero di modalità che solo in parte sono attualmente note, ad esempio attraverso gli invertebrati che si nutrono delle esche, i residui di pellets non utilizzati, le feci di animali che hanno ingerito brodifacoum anche a dosaggi sub letali oppure resti di organi di animali morti per avvelenamento (…)”. Il danno arrecato all’ambiente, inoltre, si estende anche al sottosuolo, come evidenziato nella stessa relazione:“L’esposizione sperimentale a 500 ppm di brodifacoum miscelato al terreno ha provocato la morte dell’85% degli esemplari di lombrichi grigi (Apporrectodea caliginosa) dopo 28 giorni dall’inizio della sperimentazione”.

Sulla scorta di tale parere scientifico, che descriveva il “disastro ecologico” che si era ormai compiuto sull’Isola di Montecristo, il Ministero della Salute inviò tutta la documentazione del caso alla Procura di Livorno.

INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA - SENTENZA G.I.P. DI LIVORNO N.39/14 DEL 21/01/2014 (allegato 4)

L’imputazione mossa a carico di Stefano VAGNILUCA - Capo dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Follonica, Franca ZANICHELLI – Direttore dell’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Vincenzo GRIMALDI – Commissario dell’ISPRA, Paolo SPOSIMO – della NEMO srl, riguarda gli articoli 110 e 650 del codice penale, rispettivamente “concorso di più persone al reato” ed “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”; tale imputazione, generica, che nulla rileva in ordine al grave danno cagionato all’Ambiente sia terrestre che marino, come sopra descritto, ha permesso agli imputati di ricorrere all’oblazione, pagando la sanzione pecuniaria prevista, senza che il Giudice potesse minimamente esprimersi sui fatti oggettivamente contestati. Pertanto il G.I.P. dichiarava non doversi procedere nei confronti degli stessi imputati, solo perché il reato loroascritto era estinto per intervenuta oblazione. Ciò ha reso possibile che nessun approfondimento giudiziario venisse realizzato nel processo descritto, ma gli atti allegati a detto procedimento (tra i quali tutti quelli dichiarati nel presente documento) attestano chiaramente la gravità del reato e dei comportamenti dei soggetti imputati che, pagando l’oblazione, non li hanno contestati e li hanno riconosciuti per esistenti. L’inerzia da parte del sistema giudiziario, come sopra descritta, ha dato poi la possibilità all’ente parco ed agli altri soggetti coinvolti, di ripetere tale intervento su altre realtà insulari. Inoltre, ci si chiede come mai istituzioni autonome che dovrebbero essere preposte al controllo ed alla salvaguardia dell’Ambiente, siano state inserite poi come soggetti beneficiari di ingenti finanziamenti, perdendo così, probabilmente, quella autonomia che è indispensabile per chi intende ed ha l’obbligo di svolgere un così importante compito di supervisione, controllo e tutela.

LE ERADICAZIONI DEL RATTO SONO DESTINATE A FALLIRE – IL RATTO RITORNA

Dopo le numerose tonnellate di “brodifacoum” disperse sull'isola e l'innumerevole numero di animali rimasti vittime di questa azione, nessuna evidenza scientifica supporta un risultato positivo del tentativo di eradicazione del ratto da Montecristo. La NEMO s.r.l, uno dei beneficiari del progetto, ha contribuito alla reintroduzione del ratto nel 2016, durante un test di efficienza dei contenitori per esche in cui 2 dei 14 ratti radiocollarati sono stati persi su Montecristo. Inoltre con il recente naufragio del peschereccio Bora Bora al largo delle coste di Montecristo nell'estate del 2019, nuovi ratti possano essere stati introdotti nella popolazione residua di ratti ancora presente sull'isola. Va sottolineato che nel tentativo di eradicare i ratti, vengono uccisi anche tutti i loro predatori naturali come i Barbagianni ed altri rapaci; così facendo l’isola sarà sprovvista dei predatori naturali indispensabili per il naturale contenimento dei roditori.

CONFLITTO DI INTERESSI E MANCANZA DI UNA RICERCA PRELIMINARE ADEGUATA

Nella richiesta di approvazione del progetto “Life - Montecristo 2010”, l’allora direttore dell’ente parco, Franca Zanichelli, affermava che, "trattandosi di un intervento direttamente connesso e necessario alla gestione del sito, non è soggetto a procedura di valutazione d'incidenza”. Tale affermazione denota l’assenza di uno studio approfondito di ciò che l’intervento di eradicazione del ratto avrebbe comportato in termini di impatto ambientale sull’intero ecosistema terrestre e marino.

Nel piano di eradicazione del ratto nero, Francesca Giannini (Parco Nazionale Arcipelago Toscano) afferma che: “durante la distribuzione via aerea delle esche, nonostante diversi accorgimenti che consentano di direzionare il lancio del materiale, è difficile evitare che del prodotto finisca in mare. Montecristo presenta un profilo di costa estremamente scosceso; detta morfologia favorisce infatti l’eventuale caduta in acqua delle esche per semplice rotolamento. Il principio attivo non è solubile in acqua, ma non si può escludere che il prodotto venga ingerito dai pesci al momento della caduta e quindi che esista un rischio di avvelenamento per ingestione diretta da parte della fauna ittica.”

La Giannini riporta i risultati di un test eseguito per determinare il rischio che il “brodifacoum” venisse ingerito dai pesci. I risultati hanno dimostrato che 9 su 28 specie di pesci osservati hanno dimostrato attrazione per l'esca (occhiate, saraghi, tordi pavone, donzelle, donzelle pavonine, sciarrani scriba e cabrilla, salpe, e tordo verde), con due specie che hanno mangiato ripetutamente l'esca (salpe e donzelle). Le sue osservazioni conclusive sull'esperimento sono state le seguenti: “la donzella e la salpa sembrano essere le specie maggiormente attratte dalle esche in termini sia di frequenza che di intensità di assaggio (entrambe le specie sembrano ingerire l’esca) (…) si evidenzia comunque che le due specie sono estremamente comuni e non inserite in elenchi di specie protette di convenzioni o direttive internazionali.” Scienziati indipendenti ed esperti in biologia marina sono sorpresi dalla mancanza di considerazione per l'eventuale immissione del “brodifacoum” nella catena alimentare marina con la possibilità di avvelenamento di tutta una serie di specie, dai piccoli crostacei ai cetacei come delfini e balenottere. Erano quindi consapevoli che il veleno sarebbe entrato nel mare e che i pesci lo avrebbero ingerito, contaminando così il “Santuario Internazionale dei Cetacei”.

"PRIMUM, NON NOCERE": QUESTO DOVREBBE ESSERE IL PRINCIPIO DA SEGUIRE

Mentre la storia di Montecristo è rimasta in qualche modo inascoltata, è nostra speranza che questo articolo non cada nel vuoto. Anche se non possiamo cambiare il passato, abbiamo la responsabilità di imparare da esso. All'Isola del Giglio, l’Ente Parco ed alcuni degli stessi beneficiari del progetto “Life-Montecristo 2010”, stanno procedendo a sterminare i nostri Mufloni e a coprire con teli di plastica nera il Fico degli Ottentoti. Il progetto "Letsgo Giglio" è rimasto segreto fino a pochi mesi fa, quando sono stati rivelati i dettagli inquietanti delle sue azioni. Dopo che la nostra comunità ha comunicato le sue preoccupazioni, l’ente parco ha fatto credere che i Mufloni sarebbero stati trasferiti in grandi riserve sulla terraferma quando, invece, solo tre sono stati rinchiusi nel piccolo Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma, dove vivranno in cattività, dopo essere stati sterilizzati. Non avendo indagato preliminarmente sull’origine del nucleo di questi mufloni gigliesi, i promotori del progetto LetsGo Giglio non sono in grado di valutarne l’importanza genetica e fenotipica. Questo nucleo fu infatti costituito nel 1955 da Ugo Baldacci, per l’interessamento di alcuni dei più importanti zoologi italiani del tempo, Augusto Toschi, Alessandro Ghigi e Renzo Videsott, nel tentativo di scongiurare l’estinzione della specie in Sardegna e Corsica. Nel frattempo l’Ente Parco ha tenuto un corso di formazione per reclutare volontari in previsione dell’abbattimento collettivo dei Mufloni programmato dal 15 settembre. Molte persone ed esperti si oppongono al progetto "LetsGo Giglio" e quasi 5.000 firme sono state raccolte in una petizione per fermare lo sterminio dei Mufloni all'Isola del Giglio. Ogni progetto portato a termine dall’Ente Parco diventa un pretesto per compiere interventi analoghi nel futuro, così che anche disastri ecologici come quello di Montecristo potranno essere ripetuti. Questa politica di avvelenare indiscriminatamente le isole ed i mari, in spregio ai principi base dell'ecologia, non è accettabile. In medicina, c'è un detto dei Latini, attribuito al Medico greco Ippocrate: "Primum, non nocere". Questo dovrebbe essere il principio da seguire.

Ringraziamo Piero Landini per la foto in copertina.

I documenti destinati alle autorità sono stati richiesti agli uffici che li detenevano nel rispetto della normativa vigente.

Cesare Scarfo’ per SaveGiglio.org

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Fonte: https://www.giglionews.it/quattordici-tonnellate-di-esche-avvelenate-su-montecristo-i-segreti-dellente-parco?fbclid=IwAR2zE6Vm-Evgc23kXThN-JlcJqbiyLIFoUFsf5uMF1l7-P5gYE1OXhiaE98