Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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giovedì 6 luglio 2017

INCENERITORE DI MONTALE: cofermato il risarcimento del danno (il resto, per un pelo, caduto in prescrizione)


Da notare che tra la data di decadenza della prescrizione (11 febbraio 2012), a quella della sentenza di condanna (29 febbraio 2012), ci sono solo 18 giorni! Se la condanna fosse avvenuta prima, non sarebbe caduta in prescrizione.
Comunque rimane confermato il risarcimento del danno morale (tot. 44.400 €).


lunedì 9 maggio 2016

LA STORIA DELL'INCENERITORE DI MONTALE NEL TRENTENNALE DELLA SUA CHIUSURA

Pubblichiamo volentieri il LINK del sito, presentato il 6 maggio 2016 all'assemblea pubblica a S.Donnino,  che racconta  la storia dell’inceneritore di MONTALE di cui quest’anno  si celebra  il trentennale della  chiusura.

Si  tratta del lavoro fatto da alcuni degli attivisti dell’epoca  che aggiorna il  sito elaborato per il venticinquennale (da qui il nome del link) che all’epoca  venne  poco  pubblicizzato.  

La vicenda tratta  il periodo che va dal 1973 , anno di apertura dell’impianto, al 1986 anno delle sua chiusura; con un passaggio al 2005, quando  vennero resi noti i risultati della indagini  epidemiologiche effettuate nell’area dall’ Università di Firenze. 

Il sito  è in corso di ulteriore aggiornamento per gli eventi successivi alla chiusura che  hanno riguardato prevalentemente vicende  giudiziarie.

Nel mezzo   sono  accadute molte altre cose  che non è stato possibile raccontare, a partire dal grande lavoro  del Coordinamento dei Comitati della Piana  che,  a partire dall’anno 2000  e fino a poco tempo fa, è stato la  spina dorsale  del contrasto agli inceneritori  per l’area fiorentina.




domenica 20 marzo 2016

MONTALE: No inceneritore: consegnati i risarcimenti a 43 parti civili

No inceneritore: consegnati i risarcimenti a 43 parti civiliMONTALE - Il Comitato per la chiusura dell’inceneritore ha organizzato il pagamento dei risarcimenti disposti dal Tribunale in favore delle 43 parti civili costituitesi nel processo contro Tibo e Cappocci.

La presidente Paola Gelli ha ricordato ai cittadini che la sentenza di secondo grado afferma specificatamente che “l’impianto è incontrollabile”. 

Tale inquietante affermazione è stata anche ripresa nella lettera dell’Ordine dei Medici di Pistoia e richiamata ai cittadini riuniti, che hanno ben compreso come i 1.000 euro ricevuti rappresentino una somma simbolica e parziale a fronte del maggior danno biologico, esistenziale e morale.

Proprio per questo, alcuni cittadini, tra cui Elisabetta Tesi e Mira Contini, hanno deciso di restituire la somma al Comitato per le successive spese legali. L’avvocato Dangelo ha ricordato all’assemblea che la vicenda processuale è stata possibile solo grazie alla perseveranza e tenacia del Comitato che adesso festeggia l’affermazione del sacro principio di tutela della salute pubblica.

martedì 1 dicembre 2015

PISTOIA: ORDINE PROVINCIALE DEI MEDICI-CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI Sul problema Inceneritore di Montale



Sul problema Inceneritore di Montale

Il Consiglio dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Pistoia, anche a fronte delle crescenti preoccupazioni dei cittadini, dei loro Comitati e dei nostri iscritti, sulle emissioni in atmosfera di diossine e furani oltre il valore limite emissivo, da parte dell’Inceneritore di Montale, dal 1 luglio al 14 agosto c.a., purtroppo seguenti a quelle del 2007, si propone di esercitare quel ruolo di garanzia e tutela della salute pubblica, compito istituzionale di un Ente di diritto pubblico e non tecnico. 

Richiamo al Codice deontologico 

Vogliamo innanzi tutto richiamare, ai nostri iscritti, il dovere all’osservanza del Codice Deontologico, affinché ciascun medico, qualunque ruolo rivesta, pubblico, privato o convenzionato, consideri l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale determinante della salute dei cittadini. A tal fine promuova la cultura civile dell’uso e consumo appropriato, efficace e sicuro delle risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili, quale patrimonio dell’umanità di oggi e di domani, onde garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile. 

Il suo esercizio è fondato sulla libertà e sulla indipendenza della professione che costituiscono diritti  inalienabili del medico. 

Il medico non deve soggiacere ad interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura. Anche se la difesa dell’ambiente travalica le possibilità d’intervento del singolo e richiama la responsabilità dei decisori politici, nazionali ed internazionali, i medici, come professionisti deputati a tutelare la salute delle persone, non possono rinunciare a denunciare l’aumento delle malattie provocato dall’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua, dal degrado ambientale e dallo sfruttamento insensato delle risorse naturali. 

L’etica della responsabilità, come sottolinea il Papa nella sua enciclica “Laudato si’”, impone a tutti, a ciascuno, cittadini e governi , di operare senza indugio per garantire alle future generazioni la sostenibilità della vita del nostro pianeta. 

Evidenza su Inceneritori 

Gli inceneritori seguono le leggi della chimica, come tutti gli altri processi di trasformazione: attraverso la combustione- incenerimento si riduce il volume dei rifiuti immessi, si modifica la composizione chimica, ma non la massa, che rimane costante. 
In natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. 

Dunque l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, sia perché lo sposta in atmosfera e in discarica dove vengono conferiti i residui tossici della combustione e della depurazione dei fumi, sia perché confligge soprattutto con la riduzione dei rifiuti ed il riciclo dei materiali, in quanto una volta che questi impianti, molto costosi, sono costruiti, i gestori necessitano di una fonte continua di rifiuti per alimentarli, oltre al contributo in denaro dei cittadini. Prima di intraprendere l’incenerimento dei rifiuti, ci sembra buona regola adottare misure di prevenzione, per l’ambiente e la salute dei cittadini, rappresentate dalla Riduzione, Riuso, Riciclo e Recupero dei Rifiuti. 

In particolare l’inceneritore di Montale, ormai in funzione da moltissimi anni, poi ristrutturato e definito sicuro dal gestore, ha avuto, attraverso una sentenza (14/05/2015) del TAR della Toscana, la possibilità di poter incenerire rifiuti fino a 220 tonnellate al giorno, destando il dubbio del consenso degli Enti preposti al rilascio dell’autorizzazione e del collaudo. 

Invano questo Ordine aveva manifestato la netta contrarietà a questa concessione e invocato prudenza e assunzione di responsabilità da parte dei decisori, adducendo la “fragilità” del territorio di Agliana e Montale , come dimostravano le relazioni ambientali di ARPAT ed i dati delle patologie oncologiche riportati da ASL 3. Il nostro diniego era manifestato ancor più per le ricadute di diossina e furani avvenute durante i ripetuti sforamenti di sostanze definite certamente cancerogene per l’uomo- classe 1- da I.A.R.C. (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). 

A ciò vanno aggiunti i dati di qualità dell’aria del Bollettino Regionale di Arpat, che vede la centralina di Montale, adesso da Fondo Rurale, classificata Fondo Sub Urbana, situata in via di Compietra, vicino alla Scuola, primeggiare negli sforamenti/anno per le PM10 con zone industriali o ad alto traffico urbano. 

Anche per le emissione di PM 2.5, più correlabili con l’inceneritore, viene superato annualmente il limite massimo annuale: adesso, novembre 2015, il limite ha segnato 37 ng/m3, ovvero già superato quello annuale massimo di 25ng/m3. 

Indagini ambiente e salute correlabili nell’area di ricaduta 

Per quanto riguarda l’ Indagine Epidemiologica sulle patologie tumorali ambiente-correlabili nell’area di ricaduta delle emissioni dell’inceneritore di Montale, ad oggi non siamo in possesso di date certe per avere i risultati, che purtroppo non potranno essere significativi per gli esigui gruppi a confronto; fra l’altro riferiti a due sole patologie: linfoma non Hodgkin e Sarcomi dei tessuti molli. Dunque, dalle emissioni di diossina del 2007, dopo otto anni, probabilmente saranno a disposizione i dati dell’Indagine solo nel 2016, insieme ai dati delle Malformazioni nei neonati. In questo silenzio assordante da parte delle Autorità sanitarie e tecniche, che hanno il compito di rispondere alle domande di chiarezza e trasparenza richieste dai cittadini, ai quali ci uniamo, si fa sentire, molto significativa, la sentenza del Tribunale della Corte d’Appello di Firenze (17.09.2015), riguardante le emissioni di diossina (2007) da parte dell’inceneritore di Montale, per le quali si interessò prima il tribunale di Pistoia: la sentenza certifica l’inceneritore di Montale dannoso per la salute dei cittadini e non controllabile. 

Frattanto con una sentenza del Tribunale di Milano, sconosciuta fino a pochi giorni orsono, veniva respinta la denuncia di CIS, che reclamava la scadente qualità dei carboni attivi quale causa dei superamenti dei valori limite per diossine e furani: da parte del Giudice veniva ritenuta invece responsabile la scarsa affidabilità dell’inceneritore. Questo in accordo con la sentenza della Corte d’Appello di Firenze e della relazione di Arpat. 

Oggi gli avvenimenti , che si presentano, sembrano ripercorrere la stessa strada. 

In data 12 ottobre 2015 il Dipartimento ARPAT di Pistoia rende nota la Relazione Tecnica sull’ Inceneritore di Montale, relativa ai superamenti di valori limite emissivi registrati nel periodo Luglio-Settembre 2015. La comunicazione con la quale ARPAT veniva informata dei risultati delle analisi condotte con fiale AMESA viene segnalata in data 1 settembre 2015. I periodi delle analisi vanno dal 15-31 luglio a 31 luglio-14 agosto, come riportato nella relazione scritta. 

Arpat compie gli accertamenti e le verifiche del caso concludendo per la non responsabilità della qualità dei carboni attivi, essendosi verificato il superamento dei limiti per le diossine e furani solo sulla linea 1, e non nelle altre linee, pur impiegando la stessa qualità dei carboni attivi. 

Le conclusioni, che destano in noi medici grande preoccupazione, sono così riassunte: 
-la linea 1 continua a mostrare preoccupanti condizioni di scarsa affidabilità. 
-i superamenti registrati per macroinquinanti (NOx e NH3) e microinquinanti (diossine e furani), dimostrano gravi lacune sia nella struttura impiantistica che nella applicazione del Sistema di Gestione. 
-si rileva un numero assolutamente eccessivo di fermo-impianto i quali , in assenza di una adeguata procedura per la loro gestione, rischiano di risultare la principale fonte di inquinamento atmosferico. 
- sarà previsto un controllo AIA per meglio definire le gravi lacune riscontrate nel sistema di gestione. 

A seguito delle conclusioni, da non addetti ai lavori, rileviamo: 

a-la prima emissione di superamento dei valori limite delle diossine, avviene nel periodo 1luglio-15 luglio (fiala AMESA n57), che dimostra valori estremamente elevati 0,45570 ng TE/Nm3 (normale 0,1 ng TE/Nm3). Dunque l’inceneritore ha emesso quantitativi superiori alla norma per ben 45giorni, e non 30 gg come apparirebbe nella relazione scritta. 
b- la sequenza del numero delle fiale di campionamento , per la linea 1, non compare nei seguenti numeri di fiala 93,96,97: potrebbero far pensare al loro non invio al laboratorio per essere esaminate. c- se sia mai stato eseguito il collaudo dell’inceneritore, stante la scarsa affidabilità riscontrata. 

In attesa della relazione sanitaria dell’organismo competente in materia di Prevenzione sanitaria , ASL 3, che, in data 1 settembre 2015, dovrebbe aver avuto la comunicazione delle tre emissioni anomale per valori di diossina, affinché vengano adottati i provvedimenti di prevenzione e di correzione del danno ambientale, ovvero anche eventuali segnalazioni di reati ambientali, l’Ordine dei Medici si rivolge ai Sindaci di Agliana, Quarrata e Montale, perché adottino tempestivamente le determinazioni dell’Ente, quando fossero loro inviate. Se tale prolungata attesa fosse dovuta a carenza di personale nel Dipartimento Prevenzione di ASL3, preghiamo il Direttore Generale di considerare prioritaria la risoluzione del problema. 

Appello ai Sindaci 

L’Ordine ritiene imprescindibile che le scelte, in materia ambientale, che abbiano ricaduta sulla salute dei cittadini, necessitino di informazione scientifica indipendente, partecipazione, controlli dell’inquinamento e trasparenza nel fornire i dati. 

Al contrario i ritardi, le omissioni ed i silenzi, minacciano la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. Fra poco tempo quando le scelte in materia ambientale con ricaduta sulla salute, verranno affidate ad organismi centrali, la partecipazione diretta verrà meno, per cui l’unico rappresentante dei cittadini rimarrà il loro Sindaco. Ad esso ci rivolgiamo come rappresentante della Comunità intera, per intraprendere azioni in favore e difesa della salute dei suoi cittadini. 

In questo cammino, difficile, i medici saranno al suo fianco. Rileviamo che la legge glielo consente: 

Il Sindaco, essendo titolare di un generale potere di vigilanza sulle industrie insalubri e pericolose (art.216 e 217 T.U.L.S. n.1265/1934) , previa consultazione ed avviso degli organismi competenti in materia sanitaria ed ambientale (ASL 3 ed ARPAT), in caso di sussistenza di un concreto pericolo per l’ambiente e dunque per la salute pubblica, può adottare accorgimenti volti a prevenire, a tutela dell’igiene e della salute pubblica, situazioni di inquinamento. Tale potere è in atto fin dal momento della richiesta di attivazione dell’impianto. 

 Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Provincia di Pistoia  (qui pdf)

mercoledì 21 ottobre 2015

MONTALE: Inceneritore: dopo Arpat anche i sindaci richiamano Ladurner


Inceneritore: dopo Arpat anche i sindaci richiamano Ladurner
MONTALE - Venerdì scorso si è tenuta una riunione a cui hanno partecipato il presidente della Provincia Rinaldo Vanni, i sindaci di Agliana, Montale e Quarrata, i responsabili dei dipartimenti competenti di Asl e Arpat, il funzionario dell'ufficio ambiente della Provincia.
L'incontro aveva lo scopo di valutare sia la relazione tecnica prodotta da Ladurner circa le cause dell'anomalia riscontrata dal 15 luglio al 14 agosto 2015 relativamente al parametro di emissioni PCDDs/PCDF sulla linea 1 del termovalorizzatore sia quella prodotta da Arpat. La riunione ha avuto un carattere interlocutorio in attesa di ulteriori elementi tecnici che saranno prodotti in breve tempo da Asl tramite una propria relazione.
“I sindaci di Agliana, Montale e Quarrata – si legge in una nota congiunta – hanno preso atto degli elementi di criticità emersi nella relazione di Arpat e per questo motivo investiranno Cis del compito di richiamare il gestore – cosi come da indicazioni di Arpat stessa - ad una puntuale applicazione delle procedure richieste dal proprio sistema di gestione nell'intento di ottenere, tramite queste, anche un miglioramento della affidabilità impiantistica “ e a impegnarsi a verificare che Ladurner rispetti quanto necessario”.
“I sindaci ritengono doveroso – prosegue la nota – anche sulla scorta degli elementi fin da ora in loro possesso, avviare una stringente riflessione quanto più ponderata e circostanziata possibile in vista della scadenza , nel prossimo anno, del contratto che lega CIS spa a Ladurner per la gestione dell'impianto. Tale riflessione dovrà tener conto in modo preponderante delle garanzie di affidabilità della futura soluzione gestionale anche attraverso la eventuale implementazione dei sistemi di monitoraggio e controllo finalizzati alla sicurezza ambientale”.

giovedì 24 settembre 2015

MONTALE: INCONTRO PUBBLICO SUL TEMA: "AMBIENTE E SALUTE DELLA CITTADINANZA"

UN CAFFE’ CON……. ASSOCIAZIONE POLITICO CULTURALE SINISTRA UNITA PER MONTALE

Serie di Incontri per comprendere meglio la realtà a livello nazionale e locale
Si discute intorno al decreto “Sblocca Italia”, al futuri dell’inceneritore, alla questione delle “ceneri nascoste” nel territorio antistante e in merito agli ultimi episodi di sforamento di diossina.

Interverranno:

Massimo Bartoli, consigliere comunale di Agliana (M5S)
Paola Gelli, Presidente Comitato contro l’Inceneritore di Montale
Alberto Guercini, consigliere comunale di Agliana (Agliana in Comune)
Massimiliano Lafranceschina, consigliere comuneal di Agliana (M5S)
Silvia Pieri, consigliere comunale di Agliana (Agliana in Comune)
Rosanna Crocini, Coordinamento civico ABC – Alleanza Beni Comuni

Sono stati invitati ufficialmente ad intervenire i sindaci di Montale, Agliana e Quarrata, il Presidente ed il direttore del CIS e i dirigenti di Laudarner.

Non si tratta del solito ”comizio politico a senso unico” ma una serie di incontri durante i quali alcuni invitati discuteranno insieme ai presenti sul tema dell’argomento, davanti ad una tazza di caffè offerta da noi; si parlerà della situazione nazionale ma anche di quella locale, con particolare riferimento a Montale e alla Piana; tutti se lo vorranno, potranno essere protagonisti e dire la loro, contribuendo a cercare di fornire soluzioni.

venerdì 11 settembre 2015

Il paradigma dell’incenerimento: l’inceneritore di Montale

La retorica/propaganda dei sostenitori degli inceneritori, dice che gli inceneritori, ufficialmente denominati  impianti insalubri di prima classe, non inquinano l’ambiente e non danneggiano la salute. Quelli nuovi, quelli con le BAT (best available technology), sono addirittura dis-inquinanti, dicono. In realtà dall’inceneritore di Montale, che c’ha le BAT, e che quindi è molto simile a quello che vorrebbero impiantare a Firenze, a Case Passerini, da anni fuoriescono diossine e furani oltre i limiti: nel 2007, nel 2011 e questa estate, dal 15 luglio al 14 agosto, questo almeno ufficialmente. Li chiamano malfunzionamenti. Non a caso Il Dipartimento di Prevenzione AUSL 3 di Pistoia in una indagine relativa allo stato di salute della popolazione residente ( nel Convegno nazionale-Impianti di incenerimento-Pistoia 2-3 dicembre 2011) ammise: “gli eccessi di mortalità statisticamente significativi, l’elevata mortalità proporzionale neoplastica, la consistente mortalità oncologica negli uomini di Agliana” ed un profilo di salute delle popolazioni residenti intorno all’inceneritore di Montale, soprattutto da un punto di vista oncologico, che rende necessari sorveglianze ed ulteriori approfondimenti”.
inc_montaleDi  fronte a questi dati epidemiologici, di cui è molto ben fornita la letteratura scientifica, si da la colpa al traffico o a non ancora ben identificate fonti di inquinamento o al direttore degli studi, come è successo recentemente all’ARPA Piemonte per lo studio sull’inceneritore di Vercelli e lo si licenzia.  In ARPAT “Indagine ambientale e sanitaria nelle aree poste in prossimità dell’impianto di incenerimento RSU di Montale” 2008-2010, nelle pagine conclusive(71-72), infatti si legge: ‘La condizione ambientale riscontrata non appare quindi correlabile in via esclusiva con la possibile deposizione di emissioni provenienti dall’impianto di incenerimento di Montale il quale determina sicuramente un impatto ambientale nel territorio ad esso circostante, ma sullo stesso territorio, ed in più ampia scala territoriale, insistono altri fattori di pressione che concorrono a determinarne le condizioni complessive. Alcune fra queste sorgenti emissive possono essere quanto meno ipotizzate e fra queste la stessa autostrada A11 e, più in generale, il traffico veicolare, ma certamente altre fonti che, ad oggi, non è stato possibile individuare, meriterebbero un’attenta valutazione.’  Quindi si rimanda a ‘ulteriori approfondimenti’ dice la ASL e ad  ‘attenta valutazione’ dice l’ARPAT e così passa il tempo, le diossine ed i furani lentamente si bio-accumulano nelle matrici umane ed essendo cancerogeni certi, è intuitivo che tanto bene non devono fare. E poi c’è il grosso tema degli interferenti endocrini, cioè di sostanze come le diossine, i furani che a dosi infinitesimali, cioè in quelle quantità che dovrebbero fuoriuscire quando non ci sono ‘anomalie’, mimano l’azione degli ormoni sregolando il sistema endocrino –metabolico, con una lunga serie di patologie, che peraltro non vengono mai considerate da chi fa gli studi. La colpa almeno a Montale è quasi sempre nella qualità del carbone attivo, impianti che costano centinaia di milioni, prodigi della scienza e della tecnica, smettono di funzionare per così poco! La linea 1 di Montale è quella più disgraziata, in questo agosto viene accesa e spenta più volte. Queste operazioni  on off, sono quelle in cui si emettono enormi quantitativi di inquinanti. ‘Fare chiarezza sulle anomalie dell’impianto’ dice Cristina Volpi, in un Comunicato Stampa del 040915,responsabile servizi pubblici locali di quel partito democratico, che vuol riempire la Toscana e l’Italia di inceneritori. Altro che chiarezza, quell’impianto di Montale doveva essere già spento da tanto tempo e se davvero si avesse a cuore ‘la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini’ la gestione dei rifiuti passerebbe solo per la Strategia Rifiuti Zero.
Gian Luca Garetti, Medicina Democratica, sez. Pietro Mirabelli Firenze

venerdì 4 settembre 2015

"Bufera" sull’inceneritore. E’ polemica sui tempi delle analisi

La stanza dei bottini dell'inceneritore di Montale
La stanza dei bottini dell'inceneritore di Montale
 
PISTOIA: COME AVVENNE anche per lo sforamento del limite delle diossine del 2007 anche stavolta una delle questioni più discusse è quella dei tempi con cui sono stati rilevati e comunicati i risultati delle analisi, che si riferiscono alla seconda quindicina di luglio e alla prima quindicina di agosto. Ci sono stati infattialmeno 30 giorni di emissioni di diossina fuori norma. Sui tempi della comunicazione degli esiti delle analisi e su quelli della informazione della chiusura della linea 1 la polemica è già aperta. Il Comitato per la chiusura dell’inceneritore già preannuncia un’azione legale, come nel 2007, e sostiene senza mezzi termini che « le analisi erano già note a luglio, ma «refertate» con data fittizia del 31 Agosto: questo stratagemma era stato usato anche dai condannati Tibo e Cappocci che avevano scelleratamente esposto la cittadinanza a un maggiore inquinamento». «Ladurner è affidataria di una gestione appaltata dagli stessi Comuni proprietari che ne sono paradossalmente ostaggi – continua il Comitato - si prenda oggi atto della costante pericolosità dell’impianto dimostrata da numerosi incidenti documentati e e chissà da quanti altri rimasti ignoti». Sui tempi della comunicazione dello sforamento punta il dito anche Sinistra Unita di Montale. 
«PERCHÉ alla Ladurner le analisi sono giunte solo il 31 ? – si domanda la capogruppo Lara Bilenchi - perché le ha inviate ai Sindaci solo il 1 settembre e il comunicato dei Sindaci è stato emesso solo il 2 settembre?». Sinistra Unita invita a un confronto pubblico i tre sindaci e i responsabili di Cis e Ladurner. Il centrodestra di Montale si rivolge contro il sindaco di Montale perché nella lettera dei tre sindaci a Ladurner pubblicata sul sito di Agliana mancava la sua firma: «come si può aver fiducia in un sindaco che non c’è – dice Gianna Risaliti del Centrodestra – e che non nomina l’assessore all’ambiente nella sua giunta?». 
RISALITI rileva «la gravità di un’assoluta assenza sia fisica sia politica sull’impianto e sui danni incontrollati e a oggi incommensurati» e invita il sindaco e la giunta di Montale a dare le dimissioni «così da riacquistare un po’ di dignità politica». Legambiente esprime preoccupazione per le conseguenze dello sforamento sulla salute dei cittadini facendo notare che «non è la prima volta che l’impianto di Montale presenta forti criticità» e anche per il fatto che «il Tar ha acconsentito all’aumento della capacità di incenerimento dell’inceneritore». 
GLI SCENARI
ARPAT, Provincia e Cis sono in attesa di una relazione di Ladurner sulla situazione dell’impianto e sulle cause dello sforamento dei limiti di legge delle diossine. Sulla base di tale relazione saranno decisi i passi successivi sul futuro della Linea 1 dell’impianto che è ferma dal 31 agosto scorso. Il Cis fa il punto sul momento attuale in un comunicato in cui, dopo aver ricordato il «fermo precauzionale» della Linea 1 del termovalorizzatore, informa che «attualmente Ladurner Srl, sta procedendo all’individuazione delle possibili cause delle anomali riscontrate e delle eventuali azioni correttive». Il Cis conclude che, «non appena in possesso degli esiti degli accertamenti condotti dalla società Ladurner verrà indetta una conferenza stampa congiunta al fine di rendere note le cause del malfunzionamento e illustrare le attuali condizioni impiantistiche».
La nota attesa da Ladurner è stata richiesta da Arpat e dalla Provincia nel corso di un incontro avvenuto mercoledì pomeriggio a cui erano presenti anche i rappresentanti del Cis e della ditta conduttrice dell’impianto. La procedura in corso segue un preciso protocollo stabilito dall’Aia, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che la Provincia ha concesso alla ditta Ladurner per l’attività dell’impianto. Dopo aver preso visione della nota di Ladurner, l’Arpat e la Provincia potranno eventualmente autorizzare una riaccensione della Linea 1 ma soltanto finalizzata all’effettuazione di nuove analisi sulle emissioni. La linea di combustione verrebbe rimessa in funzione per compiere i prelievi delle emissioni e poi nuovamente spenta in attesa dei risultati. Solo se tali risultati fossero confortanti si potrebbe prevedere la ripresa delle attività.
di Giacomo Bini

giovedì 5 febbraio 2015

MONTALE: Scatta l’indagine sulle ceneri sepolte


 L'inceneritore di Montale

 Scatta l’indagine sulle ceneri sepolte
Termovalorizzatore di Montale, analisi sul sottosuolo e sulle acque per stabilire se c’è un rischio ambientale
PISTOIA. Sulle ceneri sotterrate nell’area dell’inceneritore di Montale, scatta l’indagine per stabilire se gli scarti abbiano causato un danno e una contaminazione ambientale.
Le analisi sul sottosuolo e sulle acque, cominceranno nelle prossime settimane. Il costo dell’operazione, sostenuto da Cis spa, di proprietà dei tre Comuni della Piana, ammonta a 70.000 euro. La legge infatti prevede che sia il responsabile del presunto inquinamento a coprire le spese dei campionamenti e dell’eventuale bonifica.
«Il piano di intervento è stato approvato dalla conferenza dei servizi il 7 gennaio scorso – spiega il presidente Cis, Edoardo Franceschi – Dal preavviso inviato ad Asl e Arpat sull’inizio dei lavori, devono passare quindici giorni. Prima della fine di febbraio quindi, cominceremo l’indagine per stabilire se ci sia o meno un rischio ambientale».
Qualora dalle analisi dovesse emergere una concentrazione di contaminanti superiore ai limiti di legge, l’area dovrà essere bonificata. La fase uno dello studio, concordata al tavolo del 23 gennaio 2013 tra Comuni di Quarrata, Agliana e Montale, Provincia ed enti di controllo, è affidata a un team di professionisti, composto da un ingegnere, un geologo e un chimico individuati per competenze e in base ai preventivi passati al vaglio del Cis, senza alcun bando.
«Entro sei mesi (a partire dal 17 gennaio scorso, ndr) ci saranno i risultati delle analisi».
 Gli scarti da incenerimento sono stati sepolti a Stazione tra il ’78 e l’85. Una discarica autorizzata. All’epoca infatti, la normativa concedeva una simile pratica. Nel 2008, con i lavori di ristrutturazione dell’impianto, quelle ceneri tornarono alla luce.
Secondo quanto riportato due anni fa dall’allora assessore all’ambiente del Comune di Montale, Lisa Taiti, il 6 agosto 2013 Arpat (l’agenzia regionale per la protezione ambientale) scrisse alla Provincia che era impossibile sapere se i lavori di ristrutturazione avessero o meno compromesso la stabilità della preesistente discarica, poiché di quei lavori non fu data opportuna comunicazione né ad Arpat né a qualsiasi altro ente di controllo.
La vicenda divenne di dominio pubblico, suscitando la preoccupazione di molti cittadini, in seguito all’esposto del Comitato per la chiusura dell’inceneritore inviato in Provincia il 10 aprile 2013. Da piazza San Leone, a quel punto, interpellarono l’Arpat. Del caso, nell’estate dello stesso anno, si occupò ancheRoberta Angelilli, all’epoca vicepresidente del Parlamento europeo ed esponente Pdl, che sulla vicenda ceneri presentò un’interrogazione parlamentare annunciando, a giugno, l’inizio di un’indagine da parte della commissione Ue.
Nel giro di pochi mesi, i Comuni proprietari dell’impianto e la Provincia, insieme a Asl e Arpat, decisero di procedere con il monitoraggio che oggi, a distanza di oltre un anno, può finalmente partire.

lunedì 5 maggio 2014

INCENERITORE MONTALE: L’INDAGINE EPIDEMIOLOGICA È FORSE UNA BUFALA?

di ALESSANDRO ROMITI
Secondo il parere di uno studente universitario, l’indagine epidemiologica della quale tutti i candidati politici parlano sarebbe solo un’ingegnosa, costosa e inutile messa in scena per rassicurare la cittadinanza, poter continuare a incenerire e aiutare a pagare il mutuo di 2o milioni del Cis.
Cis, inceneritore di Montale
Cis, inceneritore di Montale
AGLIANA-PIANA. È necessario sottolineare che prima di redigere questo articolo, abbiamo dovuto svolgere più accurate ricerche e fatto delle verifiche con dei tecnici fidati del coordinamento della Piana e, purtroppo, abbiamo avuto conferma dell’effettiva sussistenza di gravi criticità nell’indagine epidemiologica lanciata dall’Usl 3 che è sprovvista – sembra – del primo dei requisiti fondamentali per la corretta organizzazione metodologica dell’indagine stessa: la definizione di unostudio di coorte.
La “coorte”, funziona così: i pazienti dovrebbero essere una comunità molto numerosa (almeno un centinaio di migliaia, ma nella piana esposta alle ricadute non saranno più di 30.000) per essere un campione oggetto di studio con sufficiente rilevanza statistica.
Essi dovrebbero essere direttamente contattati e la loro anàmnesi riversata nei data base secondo dei rigorosi criteri sistematizzati.
L’indagine promossa dalla Usl 3, ben diversamente, non solo non sembra avere una sufficiente rilevanza statisticamente significativa, ma i cittadini componenti la “coorte”, sono affidati al loro spontaneo senso civico di denuncia di malattie nella propria famiglia: insomma, sono i cittadini che hanno il compito di segnalare l’evento di tumori presenti o passati riferibili all’inquinamento.
La conclusione è comprensibile: tra reticenze, pigrizie e pudori, una parte considerevole di cittadini si asterrà dallo svolgere la segnalazione di utilità alla corretta acquisizione dei dati. Insomma una sorta di gigantesca bufala che sarebbe stata posta in essere per rassicurare la cittadinanza e continuare indefessamente a incenerire su Montale-Agliana, pagando così il mutuo milionario acceso e che scadrà tra dieci anni?
Elisabetta Chellini - Epidemiologa Ispo
Elisabetta Chellini – Epidemiologa Ispo
La tanto declamata indagine epidemiologica sarà solo una forma di pubblicità demagogica (che però ci costerà qualche centinaio di migliaia di euro), ma dall’esito prevedibile e previsto ai piani alti di certi palazzi?
Il dottor Roberto Biagini (al centro)
Il dottor Roberto Biagini (al centro)
Noi ricordiamo bene quante belle parole sono state spese sui quotidiani locali, il volantinaggio assicurato dai volontari della Confraternita Misericordia di Agliana, per avvisare la cittadinanza, anche se molti cittadini non hanno nessuna consapevolezza delle necessità connesse all’espletamento dell’indagine.
Sulla vicenda, anche la recente intervista all’epidemiologa Chellini era stata incentrata all’esigenza di aumentare la trasparenza allargando la partecipazione tra i cittadini. E ora che questa davvero imbarazzante notizia ci è pervenuta nella sua più cruda evidenza, che cosa diranno il dott. Egisto Bagnoni, Presidente dell’ordine dei Medici di Pistoia, e il dott. Roberto Biagini dirigente responsabile dell’Usl 3? Forse, sarà il caso di riconvocare la studiosa Chellini per avere un parere autentico, aggiornato e autorevole su questa ambigua vicenda o forse è il caso di continuare a mantenere un basso profilo?
ordine-mediciMeglio non pensare che questa volta l’epidemiologia, invece di prevenire le malattie, possa avere degli imprevisti effetti elettoralistici…