Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 15 gennaio 2020

Scandalo TAV in Francia: i conflitti d’interessi della ministra Borne sulla seconda Torino-Lione

Un’ennesima bufera si sta abbattendo sul governo Macron… e riguarda da vicino il progetto TAV.
Oltralpe, gli alti funzionari e i ministri sono obbligati, prima di prendere funzione, a dichiarare le proprie occupazioni pregresse a un organismo per la trasparenza della vita pubblica, la Haute autorité pour la transparence de la vie publique (Hatvp). Il settimanale Marianne ha rivelato pochi giorni fa che la ministra della transizione ecologica, responsabile anche del dicastero dei trasporti, Elisabeth Borne, ha “omesso” di dichiarare la sua attività nel consiglio di amministrazione dell’Institut pour la gestion déléguée (IGD) tra il 2015 e 2016. La cosa è di grande interesse perché l’IGD è niente di meno che la principale lobby francese di costruttori. La ministra ha parlato di “insinuazioni scandalose” e ha subito smentito di avere l’obbligo legale di dichiarare la sua posizione. Al di là dell’aspetto strettamente giuridico, però, l’opportunità di questa partecipazione è stata comunque messa in dubbio da più parti vista la contiguità tra i dossier trattati dalla ministra e gli interesse difesi dall’IGD.
La vicenda, come dicevamo, ci riguarda da vicino perché c’è uno scandalo nello scandalo. Sfogliando la lista dei membri del consiglio di amministrazione dell’IGD si può facilmente notare che le sedute sono presiedute da Hubert du Mesnil. Monsieur du Mensil dal 2013 ricopre anche un’altra importante funzione: è il presidente del consiglio di amministrazione di TELT, la società incaricata di costruire il TAV!
La partecipazione di du Mesnil alla testa di una lobby di costruttori mentre al contempo è responsabile di un’impresa a capitale pubblico (metà italiano e metà francese) che dovrebbe portare a compimento il TAV era già finita sotto i riflettori tre anni fa, quando l’associazione anti-corruzione ANTICOR aveva presentato un esposto al Procuratore nazionale finanziario. TELT ha infatti attribuito a due membri dell’IGD – la SPIE Batignolles e la società di consulenza Tractebel – due importanti contratti per i lavori preparatori del tunnel transalpino. Più importante ancora, in futuro, tra i beneficiari dei contratti miliardari dell’opera ci sarebbero senz’altro molti altri finanziatori della lobby, come il costruttore Vinci [errata corrige: TELT ha assegnato poche settimane fa il primo appalto a VINCI]. Una vicenda che ricorda, mutatis mutandis, quella del nostro Mario Virano: prima direttore dell’imparzialissimo osservatorio ministeriale sulla seconda Torino-Lione poi direttore generale di TELT, proprio accanto a du Mesnil.
La rivelazione della partecipazione all’IGD della ministra Borne è un altro mattone che crolla nel muro dell’ipocrisia che protegge il progetto TAV. La ministra che ha difeso in sede istituzionale la necessità di realizzare l’opera e il presidente della società pubblica che la costruisce fanno parte dello stesso organismo di pressione che formula raccomandazioni su come gestire il rapporto tra pubblico e privato nei grandi progetti infrastrutturali. Una promiscuità tra manager, ministri e analisti che dovrebbe far sorgere qualche dubbio anche agli osservatori più distratti sugli obiettivi che vengono perseguiti col progetto TAV. In fondo al tunnel c’è l’interesse generale dei territori, degli utenti nonché di chi finanzia l’opera – ossia i cittadini francesi e italiani (ma va detto, gli italiani di più) – oppure l’interesse particolare delle varie cricche che un giorno siedono sulla poltrona da ministro e quello dopo da amministratore delegato quando non fanno le due cose contemporaneamente?

venerdì 6 dicembre 2019

COMUNICATO STAMPA TRAMVIA 3.2: I dati economici del progetto di tranvia sono segreti?

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 5 dicembre 2019

I dati economici del progetto di tranvia sono segreti?

Il “Gruppo di Ricerca sulla Mobilità Sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina del LAPEI (Università di Firenze)”, che sta coordinando la stesura delle osservazioni per assoggettare a VIA (valutazione di impatto ambientale) il progetto di tranvia 3.2 da Piazza Libertà a Bagno a Ripoli, si è reso conto che tutta la documentazione riguardante il quadro economico ed i costi di quest’opera non è a disposizione dei cittadini.
È una cosa ben strana che una parte importante di un progetto come quella economica sia ritenuta superflua per eventuali osservazioni.
Una VIA dovrebbe valutare di un’opera non solo la compatibilità del progetto da un punto di vista degli impatti ambientali, ma anche la possibilità di alternative valide e convenienti da un punto di vista economico. I soldi spesi male sono tolti a manutenzione e ad eventuali ulteriori infrastrutture utili.
Il Comune, tenuto a mettere a disposizione il progetto da esaminare, risponde che quei dati “non fanno parte della verifica di assoggettabilità che in questa fase stiamo trattando”, rinviando il tutto ad una richiesta di accesso agli atti; un procedimento questo che, per esperienza, ha tempi non brevi.
Questa omissione risulta invece una grave carenza e priva i cittadini della possibilità di giudicare efficacemente un progetto.

Gruppo di Ricerca per Osservazioni sulla Tranvia 3.2
338 3092948

Fonte: http://contropiano.org/regionali/toscana/2019/12/06/firenze-i-dati-economici-del-progetto-di-tranvia-sono-segreti-0121613

martedì 15 luglio 2014

Rifondazione e Movimento 5 Stelle ai vertici di Aer Spa: "Chiarire i presunti conflitti d'interessi"

di Glenda Venturini
15 luglio 2014 - Tornando a chiedere l'azzeramento dei vertici della società che si occupa della gestione del ciclo dei rifiuti in Valdarno fiorentino, i consiglieri di Rifondazione Comunista e del Movimento 5 Stelle di Reggelo, Rignano e di Figline e Incisa chiedono al presidente di Aer Spa, Silvano Longini, di "rimuovere ogni dubbio sulla trasparenza e sull’equità degli atti della società mista". Sotto la lente d'ingrandimento componenti del CdA e dipendenti.
“Chiarire i presunti conflitti di interessi degli assetti societari e azzerare senza indugio i vertici di Aer Spa: la questione non è più rimandabile”. Sono le due richieste portate avanti in modo congiunto dai consiglieri comunali di Rifondazione Comunista e del Movimento 5 Stelle di Reggelo, Rignano e di Figline e Incisa. Insieme hanno sottoscritto un documento inviato al presidente di Aer Spa, Silvano Longini, e per conoscenza  ai sindaci valdarnesi.

La prima richiesta è di "rimuovere ogni dubbio sulla trasparenza e sull’equità degli atti della società mista, provvedendo al ritiro immediato degli incarichi assegnati ad alcuni componenti del consiglio di amministrazione e al direttore generale Giacomo Erci, in ragione della loro presenza in CdA e in ruoli dirigenziali di società partecipate, concorrenti o legate commercialmente ad Aer Spa". 

Allo stesso tempo chiedono al Presidente, Silvano Longini, di "chiarire formalmente, senza alcun indugio, eventuali posizioni di conflitto d’interesse dei dipendenti che ricoprono incarichi politici nei Comuni azionisti di Aer". E sottolineano: "Non si tratta un problema normativo ma tutto politico-amministrativo. Alcune situazioni risultano incresciose, considerata la spartizione delle poltrone condotta negli anni, anche alla luce delle pesanti bollette pagate dai cittadini". 

I consiglieri di Rifondazione e di M5S del Valdarno fiorentino puntano il dito in particolar modo sul CdA. "Nelle scorse settimane è stato nominato consigliere Emanuele Rappa che, leggendo il curriculum allegato alla sua nomina, risulta essere al contempo: consigliere di amministrazione di Revet, ad di Revet Recycling Presidente di Csa e consigliere di amministrazione di Sei Toscana, il gestore unico per la gestione dei rifiuti urbani dell'Ato Toscana Sud. Revet risulta essere cliente di Aer Spa, occupandosi del riciclo e smaltimento della plastica, ma anche nella compagine sociale di Sei Toscana srl e Crcm, società con sede a Terranuova che si occupa dello smaltimento e del riciclo della carta".

"Il direttore generale Giacomo Erci - prosegue il documento - è stato invece consigliere di Aer Impianti e nonché vicepresidente di Crcm, tra i quali soci risulta esserci Aer Spa, Csa Spa, Csai Spa, e Sta Spa, compagine presente anche in Aer Spa. Crcm è legata anche commercialmente ad Aer in quanto si occupa del riciclo e smaltimento della carta differenziata. In questi due casi è da chiarire come sia possibile che manager pubblici siedano contemporaneamente in società venditrici e in società acquirenti". Infine, chieste spiegazioni anche su alcuni dipendenti, come Vito Maida, che sono al contempo assessori o parenti di amministratori pubblici in Comuni soci di Aer Spa, in primis il Comune di Rufina.

"Il problema non è solo tecnico: la verità è che queste posizioni mettono in forte dubbio l’imparzialità di una società che opera sul mercato e viene pagata annualmente fior fiori di quattrini dai cittadini. Quell’imparzialità e trasparenza che dovrebbero essere i valori di Aer Spa, come sottolineato nell’inapplicato Codice Etico della società, ma che sono stati completamente disattesi". 

"Infine stona notare nella sezione trasparenza del sito di Aer la mancanza del curriculum dello stesso Longini. Si tratta di un amministratore nominato dalla politica, e lui per primo dovrebbe rendere pubbliche le proprie competenze, se ne ha, in materia. Dai sindaci del Valdarno e della Valdisieve, i cittadini si attendono decisioni forti ed in controtendenza rispetto a quelle compiute negli ultimi dieci anni.  L’azzeramento del CdA è solo il primo passo per dare una svolta alla pessima gestione dei rifiuti fin qui svolta da Aer Spa". 


mercoledì 2 luglio 2014

Inceneritore di Brescia: nube nera esce dall’inceneritore. Arpa: “Dati su diossine non registrati”

Dopo l'incidente avvenuto il 27 aprile 2014, la multiutility A2A che gestisce l'impianto ha assicurato: "Tutti i valori si sono mantenuti sotto i limiti autorizzati". Ma per l'Agenzia regionale per l’ambiente ci sono state “interruzioni durante il campionamento” nei minuti in cui era in corso il guasto.

Brescia, nube nera esce dall’inceneritore. Arpa: “Dati su diossine non registrati”
Una nube nera che esce dall’inceneritore più grande d’Europa, la seconda in due anni ad alzarsi sulla città di Brescia di cui non si conoscono con precisione gli effetti sull’ambiente e sulla salute della popolazione. È successo lo scorso 27 aprile, poco prima delle 12, anche se il gestore dell’impianto – A2A Ambiente – ha informato le autorità dell’incidente solo la sera del giorno successivo quando già circolavano le fotografie della nube scattate da un passante. La multiutilityA2A rassicura precisando che “tutti i valori si sono mantenuti costantemente e abbondantemente sotto i limiti autorizzati”. Ma l’Agenzia regionale per l’ambiente rileva – in una relazione datata giugno 2014 che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – che ci sono state “interruzioni durante il campionamento” nei minuti in cui era in corso l’incidente. I dati sulle diossine, quindi, non sono stati registrati dall’azienda.
L’incidente - Un pennacchio nero fuoriuscito dalla torre dell’inceneritore di A2A, fotografato la mattina del 27 aprile 2014 con il cellulare da un passante, torna a gettare un’ombra sulla gestione dell’“impianto modello” di Brescia. Il timore è che l’abbassamento delle temperature di combustione possa aver causato nell’aria un picco di diossine e Pcb, sostanze tossichecancerogene. Secondo la multiutility A2A, per la breve durata dell’evento causato da un “temporaneo calo di tensione” sulla linea elettrica, “non si sono verificati abbassamenti della temperatura di combustione”. Tutto regolare, come confermerebbero i dati “nel pieno rispetto dei limiti di emissione di tutti i parametri” secondo l’azienda. Cos’è stata dunque quella fumata nera? La domanda non è secondaria, trattandosi di un impianto che brucia ogni giorno centinaia di tonnellate di rifiuti (la portata è di 800mila tonnellate all’anno).
L’Agenzia per l’ambiente ha cercato di vederci chiaro acquisendo i livelli di emissioni di diossine durante l’incidente, che dovrebbero essere monitorati in continuo dall’azienda. Ma quei dati, riporta la relazione ispettiva, non ci sono. L’Arpa ha rilevato che “il campionatore automatico della linea tre non ha registrato i dati di campionamento relativi al mese di aprile 2014”, tanto che i tecnici hanno dovuto tentare di ricostruire le emissioni sulla base di una stima. Ma mancano comunque, per tutte e tre le linee dell’impianto, i dati sul picco di diossine fuoriuscite dal camino nel corso dell’incidente. Il 27 aprile 2014, infatti, secondo l’Arpa vi sono state “interruzioni durante il campionamento per la linea 1 dalle ore 10.46 alle ore 12.01, per la linea 2 dalle 10.35 alle 10.51, per la linea 3 le informazioni sono mancanti”. Impossibile dunque risalire ai livelli di diossine emesse dall’impianto durante la nube nera, perché “nelle fasi con stato impianto 35 (funzionamento anomalo) la ditta ha impostato lo stand by dello strumento”.
Il precedente - Un analogo incidente, con nube nera sulla città, era avvenuto l’8 agosto 2012 e la magistratura aveva aperto un’inchiesta. Anche in quel caso il guasto aveva interessato tutte e tre le linee ma i campionatori in continuo delle emissioni di diossine si erano disattivati “perché i criteri impostati – scriveva l’Arpa – consentivano il campionamento solo nei periodi di normale funzionamento dell’impianto”. Solo il dispositivo della linea 2, disattivato con mezz’ora di ritardo, aveva riportato il valore di 0,21 nanogrammi per metrocubo, 400 volte superiore a quelli normalmente dichiarati dall’impianto. Gli ispettori Arpa contestavano all’azienda di “ostacolare l’attività di controllo dell’autorità preposta”, ma alcune prescrizioni sono state poi recepite nel rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale del 2014, e il pm ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. A distanza di due anni, di fronte a un nuovo incidente, l’Arpa torna a prescrivere ad A2A che i dispositivi di campionamento siano mantenuti sempre attivi “per monitorare l’impianto in ogni condizione reale”.

lunedì 10 marzo 2014

I processi in materia ambientale non possono essere eccessivamente onerosi per i cittadini!

Fonte Articolo: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2014/03/09/i-processi-in-materia-ambientale-non-possono-essere-eccessivamente-onerosi-per-i-cittadini/

bandiera unione europea
È ciò che ricorda la Corte di Giustizia europea a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, con la recentissima sentenza del 13 febbraio 2014. Infatti, come chiarisce la Corte, nell’ambito della tutela dell’ambiente è doveroso garantire ai cittadini, sia singolarmente sia riuniti in associazioni, la possibilità di esercitare il proprio diritto ad un ambiente salubre anche in sede di giustizia, con la previsione, da parte degli Stati membri, di procedimenti giurisdizionali “non eccessivamente onerosi”. Ciò che, peraltro, prevede la Convenzione di Aarhus (sottoscritta ad Aarhus nel 1998) sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, e la direttiva 2003/35/CE, la quale ha inserito proprio i principi della Convenzione nel sistema normativo comunitario.
Lo pronuncia nasce dal ricorso della Commissione europea nei confronti del Regno Unito, considerato inadempiente sotto questo profilo, dal momento che i processi, in materia ambientale, risulterebbero eccessivamente onerosi per i cittadini, singoli o riuniti in associazioni, soprattutto con riferimento agli onorari troppo elevati degli avvocati britannici.
Di seguito, un breve commento sulla pronuncia, pubblicato anche sulla rivista giuridica Lexambiente.it (Ambiente in genere. Onerosità processi in materia ambientale) 7 marzo 2014.
                                                                                                              ***
Con la recente sentenza del 13 febbraio 2014 (Causa C-530/11) la Corte di Giustizia europea, nel condannare il Regno Unito per la non corretta trasposizione nell’ordinamento nazionale della direttiva 2003/35/CE, evidenzia come nell’ambito della tutela dell’ambiente sia doveroso garantire ai cittadini, sia singolarmente sia riuniti in associazioni, la possibilità di esercitare il proprio diritto ad un ambiente salubre anche in sede di giustizia, con la previsione, da parte degli Stati membri, di procedimenti giurisdizionali “non eccessivamente onerosi”.
Come noto, infatti, la Comunità europea, al fine di contribuire ad attuare gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Aarhus (sottoscritta ad Aarhus nel 1998) sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, attraverso la direttiva 2003/35 (artt. 3, punto7, e 4, punto 4) ha inserito un articolo 10 bis nella direttiva 85/337/CE del Consiglio, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e un articolo 15 bis nella direttiva 96/61/CE del Consiglio, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, codificata dalla direttiva 2008/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio.  
Gli articoli in questione sono sostanzialmente identici e prevedono l’obbligo per gli Stati membri di garantire al “pubblico interessato”, che abbia un interesse sufficiente o faccia valere la violazione di un diritto, una procedura di ricorso dinanzi ad un organo giurisdizionale per contestare la legittimità sostanziale o procedurale di decisioni, atti od omissioni soggetti alle disposizioni sulla partecipazione del pubblico stabilite dalle direttive stesse. Le disposizioni concludono precisando che una “siffatta procedura è giusta, equa, tempestiva e non eccessivamente onerosa”.
Tutti gli Stati membri, quindi, avrebbero dovuto trasporre il contenuto della direttiva all’interno dei propri ordinamenti nazionali, predisponendo delle disposizioni tali da garantire ai cittadini di accedere agevolmente agli organi giurisdizionali a tutela dell’ambiente, senza essere costretti ad affrontare spese eccessivamente gravose, sia come singoli che come associazioni.
Così non è accaduto nel Regno Unito, tanto da indurre, nel 2011, la Commissione europea a proporre un ricorso alla Corte di Giustizia, per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, nei confronti del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, proprio per il mancato adempimento degli obblighi derivanti agli Stati membri dell’UE dagli artt. 3, punto 7, e 4, punto 4 della direttiva 2003/35/CE,sopra citata. Il punto fondamentale del ricorso in questione, concerne il “requisito del costo non eccessivamente oneroso”, il quale, come chiarito dalla Commissione, riguarda sia le spese processuali sia gli onorari di avvocato del ricorrente, così come le altre spese a cui potrebbe trovarsi esposto (compreso il complesso dei costi originati dagli eventuali gradi di giudizio precedenti) e impone che tali diversi costi siano ragionevolmente prevedibili, oltre che per il loro fondamento, anche per il loro importo.
Dopo un attento esame del diritto nazionale, la Corte di Giustizia, nell’accogliere il ricorso della Commissione, sottolinea come il fondamento dell’inadempimento non sia da ricercare nel sistema giurisprudenziale ampiamente utilizzato nel sistema nazionale del Regno Unito, posto che, come ricordano i giudici della Corte, “la trasposizione di una direttiva non esige necessariamente una riproduzione formale e letterale delle sue disposizioni in una norma di legge o regolamentare espressa e specifica e può trovare realizzazione in una situazione giuridica generale, purché quest’ultima garantisca effettivamente la piena applicazione in maniera sufficientemente chiara e precisa (v. in tal senso, in particolare, sentenze del 23 maggio 1985, Commissione/Germania, 29/84, Racc. pag. 1661, punto 23, e Commissione/Irlanda, cit., punto 54). Tale “piena applicazione” della direttiva comporta, in particolare nel caso in cui la disposizione in questione “sia diretta a creare diritti per i singoli”, che i destinatari della norma siano “posti in grado di conoscere la piena portata dei loro diritti e, se del caso, di avvalersene dinanzi ai giudici nazionali”. (v. in tal senso, in particolare, sentenza del 26 giugno 2003, Commissione/Francia, C‑233/00, Racc. pag. I‑6625, punto 76).
D’altra parte, se in linea generale, afferma la Corte di Giustizia, “non necessariamente la prassi giurisprudenziale ha carattere incerto e non soddisfa i requisiti di chiarezza e precisione richiesti dalla normativa comunitaria”, la stessa Corte è piuttosto netta nel giudicare insufficiente la trasposizione della direttiva 2003/35/CE attuata dal Regno Unito, laddove afferma “a tal riguardo, la mera circostanza che, per verificare se il diritto nazionale soddisfi gli obiettivi di tale direttiva, la Corte sia obbligata a procedere all’esame e alla valutazione della portata, del resto discussa, di differenti decisioni dei giudici nazionali, e dunque di una giurisprudenza complessiva, mentre il diritto dell’Unione conferisce ai singoli diritti precisi che esigerebbero, per essere effettivi, norme univoche, porta a ritenere che la trasposizione affermata dal Regno Unito non sia in ogni caso sufficientemente chiara e precisa”.  
Tale sistema, infatti, attribuirebbe al giudice nazionale, nell’applicazione del regime delle spese del giudizio, un potere discrezionale eccessivamente ampio e non “indirizzato” da alcuna disposizione chiara e univoca.
E, sotto tale aspetto, la situazione di incertezza non viene sostanzialmente mutata nemmeno con la facoltà, riconosciuta al ricorrente, di chiedere al giudice il beneficio di un’«ordinanza di tutela in materia di spese», che gli consentirebbe di ottenere, in una fase poco avanzata della procedura, una limitazione dell’importo delle spese eventualmente dovute. Infatti, non essendo tale prerogativa del giudice supportata da una norma giuridica chiara e precisa, che obblighi  il giudice nazionale a garantire un costo del procedimento non eccessivamente oneroso per il ricorrente, lascia in ogni caso allo stesso un margine di discrezionalità così ampio da non garantire “la conformità del diritto nazionale al requisito sancito dalla direttiva 2003/35”.
Inoltre, il giudice non sembra essere tenuto a concedere la tutela quando il costo del procedimento è oggettivamente irragionevole. A parere della Corte, quindi, tale regime giurisprudenziale “non consente di garantire al ricorrente una ragionevole prevedibilità per quanto riguarda sia il fondamento sia l’importo del costo del procedimento giurisdizionale da lui proposto, mentre tale prevedibilità sembra ancora più necessaria dal momento che i procedimenti giurisdizionali nel Regno Unito comportano, come riconosciuto da tale Stato membro, onorari di avvocati elevati”.
Non solo. Oltre al generale regime delle spese, occorre considerare ulteriori oneri finanziari derivanti al ricorrente dalla partecipazione al procedimento giurisdizionale, anche in materia ambientale, che potrebbero aggravare pesantemente la sua posizione. È il caso del regime dei controimpegni alle misure provvisorie imposte dal giudice, le quali “consistono principalmente nell’imporre al ricorrente l’impegno a risarcire il danno che potrebbe derivare da una misura provvisoria se il diritto che quest’ultima mirava a tutelare non sia infine riconosciuto fondato. Anche in tale ambito, la Corte di Giustizia, accogliendo l’argomento della Commissione, ritiene che il requisito del costo non eccessivamente oneroso non sia imposto al giudice nazionale con tutta la chiarezza e la precisione richieste, posto che, sottolinea la Corte, “il Regno Unito si limita ad affermare che, in pratica, i controimpegni non sarebbero sempre imposti in controversie in materia di diritto dell’ambiente e che non sarebbero chiesti ai ricorrenti privi di mezzi”. In realtà, anche il sistema dei controimpegni alle misure provvisorie è insufficiente e “idoneo a costituire un ulteriore fattore di incertezza e imprecisione per quanto riguarda il rispetto del requisito del costo non eccessivamente oneroso”.
Conseguentemente, non avendo trasposto correttamente gli articoli 3, punto 7, e 4, punto 4, della direttiva 2003/35, nella parte in cui prevedono che il costo dei procedimenti giurisdizionali indicati non debba essere oneroso, il Regno Unito è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza di tale direttiva.
Claudia Basciu

giovedì 25 luglio 2013

Il mistero dei taroccamenti sugli inquinanti di Lucca, appresi presso AISA di Arezzo

Paolo Casalini 22/07/2013 12:49:00


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In una conferenza stampa quasi drammatica, i consiglieri comunali Roberto Barone, Lucio Bianchi, Gianni Mori e Marco Tulli (insieme a Daniele Farsetti nella interrogazione), hanno reso noto di aver ricevuto, da fonte non dichiarata, i verbali e gli atti del processo(procedimento n.4061/08 della Procura presso il Tribunale di Lucca)conclusosi con la condanna dei tecnici dell’inceneritore di Falascaia.

Ciò che ha lasciato esterrefatti, sia i consiglieri che i presenti, è la lettura dei verbali e delle testimonianze rese durante il processo. Uno stralcio di quanto dichiarato dal capo laboratorio e Responsabile Ambiente, sia nel novembre del 2005 che nell’ottobre del 2008, così come risulta dagli atti del processo, lascia senza parole. Appena preso servizio nel gennaio 2002, presso lo stabilimento di Falascaia, il responsabile dello stabilimento gli aveva chiaramente detto che esisteva una MODIFICA al sistema di monitoraggio Emissioni, portata con sé come esperienza da un analogo impianto, il termovalorizzatore dell’AISA di Arezzo e messo in atto da XXXXXX, mediante i quali potevano essere modificati  (riducendoli del 90% circa) i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capiturno, mediante una maschera software e tramite la password BOSS. Tutto il sistema di taroccamento era stato preparato ed elaborato ad Arezzo.

Non si tratta di voci, di parole, di supposizioni, ma degli atti di un processo che si è concluso con le condanne di tutti gli imputati con sentenza passata in giudicato.

Ad Arezzo cosa veramente strana, nessuno era al corrente di quanto stava accadendo a Lucca, come nessuna sapeva delle dichiarazioni rilasciate di fronte al giudice. Ciò che lascia stupiti, ma potremmo non essere al corrente di quanto nel frattempo intervenuto, è perché il tribunale di Lucca non abbia trasmesso alla procura competente le dichiarazione dei testi e degli indagati, e se lo ha fatto, c’è da chiedersi cosa sia accaduto al fascicolo.

Non è difficile immaginare che il software relativo al taroccamento delle rilevazioni, sia stato fatto sparire opportunamente dal sistema di monitoraggio, escludendo così ogni possibile prova della manomissione dei dati degli inquinanti all’inceneritore di San Zeno.  I consiglieri che hanno presentato la documentazione, hanno al contempo predisposto e presentato un esposto alla Procura della Repubblica, così come il sindaco, che intervenuto in Consiglio Comunale, ha dichiarato che avrebbe fatto altrettanto. Ma ormai sarà stato tutto cancellato.

Restano le parole, scritte come sulla pietra sui verbali di un processo…  a farci meditare!

Interrogazione urgente di Sinistra per Arezzo, IdV, Sel e M5S in merito al processo d’incenerimento di rifiuti solidi urbani ed assimilati agli urbani.

L’interrogazione presentata ieri in aula  nasce da un atto giudiziario ricevuto per posta e in forma anonima. Si tratta della sentenza del Tribunale di Lucca del 12/04/2011 con la quale – come ricordano i Consiglieri nell’interrogazione (riproposta integralmente nella nota allegata) – sono state comminate diverse condanne per dolosa alterazione di dati delle emissioni inquinanti in uscita dall’impianto d’incenerimento di Falascaia (Lucca).

La sentenza di condanna definitiva, del 12/4/2011, di funzionari operanti nell’impianto d’incenerimento di Falascaia (Lucca), per grave alterazione dei dati di emissione, pone delle riflessioni nei confronti dell’impianto di San Zeno. Infatti, alcune dichiarazioni (riportate integralmente nell’interrogazione) riferiscono di modifiche del SME (Sistema Monitoraggio Emissioni) attuato a Falascaia, “portato con sé dall’impianto di termovalorizzazione dell’AISA di Arezzo”.

Dopo aver ricostruito la vicenda giudiziaria e dopo aver ribadito che il procedimento penale è stato consegnato alla Procura della Repubblica, i Consiglieri affermano: “non vogliamo fare allarmismi né, tantomeno, creare un parallelismo tra l’inceneritore di Arezzo e quello di Falascaia; abbiamo bisogno di ricevere risposte puntuali alle domande poste nell’interrogazione.  Tra queste, abbiamo anche chiesto al Sindaco se presso l’impianto di San Zeno è installato un rivelatore di radioattività, se esistono campionatori automatici delle diossine e dei furani e se avviene  la misurazione in continuo della concentrazione di mercurio. Purtroppo, la reazione del sindaco in aula non è stata di quelle che ci saremmo dovuto attendere. Pur essendo il primo responsabile della tutela della salute dei cittadini, non è stato in grado di fornire alcun chiarimento, né rassicurazione, andandosi a preoccupare invece della mancata citazione da parte nostra dei nomi inseriti nel verbale della procura! Ma, quello che è più grave, ci ha contestato il fatto che non avremmo dovuto parlarne in aula, ma che avremmo dovuto parlarne con lui in privato. Riteniamo inoltre che sia molto importante che l’Amministrazione intervenga presso il soggetto capofila del progetto Europeo LIFE + al fine di un pieno, effettivo e sostanziale coinvolgimento tecnico/scientifico del dr. Saverio Caini ( epidemiologo scelto dai Cittadini come esperto di parte) comprensivo anche di un minimo riconoscimento economico”.

La conclusione è tutta politica: i Consiglieri rimarcano che la “vicenda Falascaia” contribuisce a smontare la teoria che queste strutture, gli inceneritori appunto, possano essere effettivamente “facilmente sotto controllo”, garantendo i Cittadini in ogni circostanza.

Interrogazione

  1. L'Amministrazione è a conoscenza del Procedimento Penale di cui trattasi, all'interno del quale - in via del tutto incidentale - viene effettuato un “collegamento”  con l'impianto d'incenerimento AISA di Arezzo?

  2. L'amministrazione è a conoscenza o può verificare se tecnici (ingegneri o altri)  nel passato sono transitati prima da AISA e poi occupati a Falascaia?

  3. Quali sono le apparecchiature utilizzate – attualmente, nonché in passato e fino a quale data – da AISA per il sistema S.M.E.?

  4. L'Amministrazione è in possesso o può reperire – esibendoli ai consiglieri – i fogli excel validati da ARPAT relativi ai dati semiorari monitorati dal Sistema di Monitoraggio in continuo alle Emissioni inerenti la linea d'incenerimento di San Zeno, a far data dal 2002?

  5. L'Amministrazione è a conoscenza della mancata installazione e per quale motivo, da parte di AISA, di un rilevatore della radioattività eventualmente presente tra i rifiuti in ingresso all'impianto (prescritto dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008)?

  6. L'Amministrazione è a conoscenza del mancato utilizzo e per quale motivo, da parte di AISA, dei campionatori automatici delle diossine e dei furani (prescritti dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008 )?

  7. L'Amministrazione è a conoscenza della mancata adozione e per quale motivo, da parte di AISA, di uno strumento per la misurazione in continuo della concentrazione di mercurio nei gas di combustione al camino?

  8. L'Amministrazione non ritiene opportuno – vista la sua adesione al LIFE + - intervenire presso il soggetto capofila del progetto europeo, al fine di un pieno, effettivo e sostanziale coinvolgimento tecnico/scientifico del Dr. Saverio Caini, comprensivo anche di un minimo riconoscimento economico?


Fanfani: “passerò le carte alla Procura”

“Gli accertamenti sono necessari ma sarebbe stato più opportuno farli prima di lanciare l’allarme”

Se quanto affermato nell’interrogazione si rivelasse corrispondente al vero, saremmo di fronte ad un fatto estremamente grave. E oggi stesso informerò la Procura della Repubblica delle notizie rese note nel corso della seduta del Consiglio comunale. La gravità delle ipotesi è tale che, forse, sarebbe stata necessaria una verifica preliminare a San Zeno. Sulla base di quanto è stato esposto in aula, nessun aretino è tra gli imputati nel processo di Lucca e il collegamento sarebbe rappresentato da alcuni tecnici che avrebbe operato in entrambi gli impianti. Forse non è molto per stabilire un’equazione nei  metodi di gestione dei due impianti. Sarà fatta, comunque, ogni verifica nell’interesse prioritario ed assoluto della salute dei cittadini”.

FONTE: http://www.informarezzo.com/permalink/17163.html

Termovalorizzatore San Zeno come Falascaia? Interrogazione urgente al sindaco Fanfani




ImmagineRedazione Arezzo Notizie






“Appena preso servizio nel gennaio 2002 presso l’impianto di Falascaia, un responsabile di stabilimento, gli aveva detto chiaramente che esisteva una modifica del Sistema Monitoraggio Emissioni (portata con sé come esperienza dell’Impianto di termovalorizzazione dell’Aisa di Arezzo e messa in atto da uno degli addetti); mediante la quale potevano essere modificati i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capi turno accedendo ad una maschera software tramite la password BOSS”. Sono queste le dichiarazioni rilasciate da alcuni tecnici che nel luglio del 2011 sono stati condannati dal tribunale di Lucca per manomissione ed alterazione dei valori riguardanti la qualità dell’aria nella zona dell’inceneritore di Falascaia (impianto chiuso nel 2008).

La vicenda è stata riportata alla luce dai consiglieri di Sinistra per Arezzo, M5S, Idv e Sel che, durante il consiglio comunale, hanno presentato una interrogazione urgente al sindaco per chiedere se l’amministrazione comunale fosse o meno al corrente di queste dichiarazioni rilasciate durante il processo di Lucca.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=GlXcJg8o7EM?feature=player_embedded&w=640&h=360]

Fanfani: “passerò le carte alla Procura”
Se quanto affermato nell’interrogazione si rivelasse corrispondente al vero, saremmo di fronte ad un fatto estremamente grave. E oggi stesso informerò la Procura della Repubblica delle notizie rese note nel corso della seduta del Consiglio comunale. La gravità delle ipotesi è tale che, forse, sarebbe stata necessaria una verifica preliminare a San Zeno. Sulla base di quanto è stato esposto in aula, nessun aretino è tra gli imputati nel processo di Lucca e il collegamento sarebbe rappresentato da alcuni tecnici che avrebbe operato in entrambi gli impianti. Forse non è molto per stabilire un’equazione nei metodi di gestione dei due impianti. Sarà fatta, comunque, ogni verifica nell’interesse prioritario ed assoluto della salute dei cittadini”

Il testo integrale dell’Interrogazione urgente in merito al processo d’incenerimento di rifiuti solidi urbani ed assimilati agli urbani.

CONSIDERATO:

 il fatto che ci sia pervenuta – in forma del tutto anonima e tramite posta – copia di un Procedimento Penale instaurato presso la Procura della Repubblica di Lucca, conclusosi con Sentenza irrevocabile comunicata al PG in data 12.4.2011 e con la quale sono state comminate diverse condanne per dolosa alterazione di dati delle emissioni di inquinanti in uscita dall’impianto d’incenerimento di Falascaia a Pietrasanta (Lu);
 che i reati commessi risultano essere di particolare ed inaudita gravità – ai fini della salvaguardia della salute pubblica – poiché riguardano la sistematica e reiterata alterazione – prima manuale poi tramite software di monitoraggio in continuo delle emissioni – dei parametri di CO (Monossido di Carbonio) COT (Carbonio Organico Totale) nonché di NOx (Ossidi di Azoto) e SOx Ossidi di Zolfo);
 che detta manomissione di dati – esercitata ad un livello tale che i valori registrati di CO, COT, NOx e SOx risultassero ben 10 volte inferiori a quelli misurati e quindi effettivi – si è protratta fino al 2008;
 che detto termovalorizzatore, anche a causa di quanto suindicato (ma non solo, poiché risultano attualmente in corso altre indagini per sversamento di acque inquinate da diossina in un torrente limitrofo) è stato posto sotto sequestro giudiziario e di fatto spento;
 che, in un passaggio delle dichiarazioni rese da un Capo Impianto, si legge testualmente: “Appena preso servizio nel gennaio 2002 presso l’impianto di Falascaia, l’Ing. —omissis—, Responsabile di Stabilimento, gli aveva detto (ndr al capo impianto) chiaramente che esisteva una modifica del Sistema Monitoraggio Emissioni (portata con sé come esperienza dall’impianto di termovalorizzazione dell’AISA di Arezzo e messa in atto da —omissis—), mediante la quale potevano essere modificati i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capi turno accedendo ad una maschera software tramite la password BOSS”;
 che, in un altro passaggio delle dichiarazioni rese questa volta dal suddetto Responsabile di Stabilimento Ing. —omissis—, si legge: “Prima di operare a Falascaia aveva prestato consulenza tecnica sull’impianto di Arezzo San Zeno per 2/3 anni. Alcuni capi turno dell’impianto di Arezzo avevano prestato servizio a Falascaia nel primo periodo di avviamento.”;

RITENUTO:
 doveroso e opportuno provvedere alla consegna del materiale summenzionato – incombenza alla quale abbiamo immediatamente adempiuto – alla Procura della Repubblica di Arezzo, affinché essa possa valutarne i contenuti ed i riferimenti ivi riportati;

PRESO ATTO
 che la pratica di sistematica e dolosa alterazione dei dati degli inquinanti in uscita era invalsa anche in altri impianti a suo tempo di proprietà del Gruppo —omissis—, in particolar modo (ma non solo) a Brindisi e Vercelli;

CONSIDERATO:
 che le apparecchiature in uso del sistema S.M.E. (Sistema Monitoraggio Emissioni) utilizzate dagli impianti di San Zeno e di Falascaia appaiono simili (Analizzatore FT-IR marca ABB. Sistema di prelievo/trasporto per analisi FT-IR; Misuratore di portata marca DURAG mod. DF-L100; Analizzatore MultiFid 14 per COT; Analizzatore di polveri marca DURAG mod. DR 300-40);

VISTA
 altresì la preoccupazione – nostra, dei comitati e della cittadinanza – che scaturisce dal sostanziale mancato coinvolgimento tecnico/scientifico del Dr. Saverio Caini (epidemiologo da essi stessi prescelto nel 2011 a tutela della loro salute e nominato nel ruolo dal Comune di Arezzo) nel Progetto Europeo LIFE +, del quale sono stati predisposti tutti i protocolli necessari per concludere le azioni sanitario/epidemiologiche e per il quale sono stati fatti campionamenti sulle matrici aria e suolo, senza la sua attiva partecipazione in qualità di esperto di parte;

RITENUTO
 perciò necessario formulare la presente interrogazione – senza con questo voler alludere o intendere alcunché a carico delle precedenti o attuali gestioni di AISA – ma solo perché essa è un’azienda partecipata del Comune di Arezzo che esercita la delicata funzione di gestione del ciclo integrato dei rifiuti, comprensiva ancora dell’impianto di termovalorizzazione di San Zeno;
I sottoscritti consiglieri comunali interrogano il Sindaco e la Giunta:
1. L’Amministrazione è a conoscenza del Procedimento Penale di cui trattasi, all’interno del quale – in via del tutto incidentale – viene effettuato un “collegamento” con l’impianto d’incenerimento AISA di Arezzo?
2. L’amministrazione è a conoscenza o può verificare se tecnici (ingegneri o altri) nel passato sono transitati prima da AISA e poi occupati a Falascaia?
3. Quali sono le apparecchiature utilizzate – attualmente, nonché in passato e fino a quale data – da AISA per il sistema S.M.E.?
4. L’Amministrazione è in possesso o può reperire – esibendoli ai consiglieri – i fogli excel validati da ARPAT relativi ai dati semiorari monitorati dal Sistema di Monitoraggio in continuo alle Emissioni inerenti la linea d’incenerimento di San Zeno, a far data dal 2002?
5. L’Amministrazione è a conoscenza della mancata installazione e per quale motivo, da parte di AISA, di un rilevatore della radioattività eventualmente presente tra i rifiuti in ingresso all’impianto (prescritto dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008)?
6. L’Amministrazione è a conoscenza del mancato utilizzo e per quale motivo, da parte di AISA, dei campionatori automatici delle diossine e dei furani (prescritti dalla Delibera della GRT n. 272 del 2008 )?
7. L’Amministrazione è a conoscenza della mancata adozione e per quale motivo, da parte di AISA, di uno strumento per la misurazione in continuo della concentrazione di mercurio nei gas di combustione al camino?
8. L’Amministrazione non ritiene opportuno – vista la sua adesione al LIFE + – intervenire presso il soggetto capofila del progetto europeo, al fine di un pieno, effettivo e sostanziale coinvolgimento tecnico/scientifico del Dr. Saverio Caini, comprensivo anche di un minimo riconoscimento economico?

Gianni Mori Roberto Barone Marco Tulli Daniele Farsetti Lucio Bianchi

Capogruppo Capogruppo Capogruppo Consigliere Capogruppo
Sinistra per Arezzo Italia dei Valori SEL Movimento 5 Stelle Movimento 5 Stelle

FONTE: http://www.arezzonotizie.it/art_generi/art_politica/termovalorizzatore-san-zeno-come-falascaia-interrogazione-urgente-al-sindaco-fanfani/

lunedì 11 marzo 2013

Inceneritore di Selvapiana: l'illusione del recupero!

L'immagine non sarebbe tanto da commentare, se non per dire che il nuovo inceneritore di Selvapiana ci viene VENDUTO come impianto di recupero energetico (per farci vedere quanto sono bravi), ma in realtà NON LO E'!


TRATTASI SEMPLICEMENTE DI IMPIANTO DI SMALTIMENTO DEI RIFIUTI che secondo l'UE è all'ultimo gradino della piramide gerarchica della foto.


PER ESSERE CHIARI E PER ANTICIPARE EVENTUALI SMENTITE DA PARTE DEGLI AMMINISTRATORI (che potrebbero essere tentati nel continuare a dire che non è vero), SI FA PRESENTE CHE UN IMPIANTO DI RECUPERO DEVE ESSERE AUTORIZZATO SIA PER L'OPERAZIONE R1 (recupero energetico) SIA per D10 (incenerimento a terra). Infatti quello previsto nella Piana chiederà le autorizzazioni sia x R1 che x  D10. Si veda il comunicato dell'Ass. prov. Crescioli.


IL "NOSTRO" è autorizzato solo D10 (pag. 18, AD 2838/2012).


Voi siete QUI


Immagine originale al link: http://www.arpat.toscana.it/documentazione/presentazioni

venerdì 22 febbraio 2013

Gentile Ass. Dott. Calonaci...........


ScreenHunter_06 Feb. 22 14.55Riportiamo una lettera di un cittadino,  all'ass. Calonaci di Rufina che nel corso di una assemblea svolta a Pomino sulla
differenziazione dei rifiuti, all'inizio del mese di Febbraio 2013, ha espresso
parole di simpatia nei confronti del nuovo inceneritore.


Ecco il testo e l'allegato che trovate QUI:


Gentile Ass. Dott. Calonaci, sperando di fare cosa gradita Le invio in Allegato
un abstraction, scientificamente riscontrabile, con la definizione del termine
Termovalorizzatore e degli elementi ed aspetti che concorrono al suo
utilizzo.
La sua formazione culturale che ha ricevuto come studente presso la
prestigiosa Facoltà di Ingegneria, nell' Università dove io lavoro e dove tra
l'altro svolgo un compito che è rivolto a sollevare ostacoli all'acquisizione
dei diritti per tutti, ritengo  debba fare i conti con la realtà del Territorio,
degli abitanti che hanno voglia di lasciare un mondo pulito alle prossime
generazioni, per una diversa soluzione delle problematiche in un contesto di
nuovo modello di sviluppo.
Poi se vogliamo toglierci il problema con la
soluzione inconsapevolmente più rapida, ci facciamo del male Le assicuro. Ci
troveremo poi a ragionare tra Dieci anni guando avremo una certa età, e mi dirrà
poi cosa ne pensa.
Visto che si occupa di Ambiente, pensare solo al consenso
attuale, per risolvere i problemi è deleterio fa scappare dalla politica i
cittadini, segnali che ci stanno arrivando ci impongono e impongono sopratutto
anche a Lei come amministratore di cambiare rotta e di evitare un provincialismo
fatto di opinioni di nicchia o meglio di mentalità di territorio, le novità sono
apertura mentale e accettazione della diversità e di ciò che apportano nuove
culture di tutti i generi compreso quello di nuove culture di vita. Molti
abitanti di Rufina attuali, fuggiti da oltre Ventanni dalla città di Firenze si
sono rifugiati nel territorio di questo comune, per sfuggire anche
all'inquinamentio e a dinamiche che poco hanno a che fare con l'ambiente ma solo
con il profitto. Può organizzare una bella iniziativa come Assessore
all'Ambiente
e coinvolgere tutti coloro che vivono fuori dal contesto
cittadino di Rufina per contribuire a legare di più Rufina, purtroppo
comune-dormitorio di Firenze, vale a dire gli abitanti del paese con il suo
territorio,  con coloro che vivono nelle zone di campagna o diciamo meglio
montagna e che sono sempre comunque abitanti di Rufina, con problematiche anche
diverse dai cittadini di Rufina paese.
Vede coloro che vivevano da
generazioni nel comune di Rufina hanno in buona percentuale decenni e decenni
fa, raggiunto o si sono trasferiti a Firenze, Pontassieve.
Il territorio le
case, i borghi e lo spazio ambientale abbandonati nei tempo, sono stati
rioccupati, riportati a nuova vita e rivalutati in termini di controllo del
territorio visto la sua caratteristica geomorfologicamente particolare, da nuovi
soggetti, ai quali uomini/donne si deve andare incontro per il valore aggiunto
che apportono e anche per la loro formazione, considerando che nel bene e nel
male, danno un contributo in tanti sensi anche a far vivere ancora il rapporto
che l'uomo/donna ha con l'ambiente e la natura, nel comune Rufina.
La
ringrazio per l'attenzione e Le chiedo cortesemente un accenno di
risposta
Con stima
Violi Daniele


________________________________________________
Daniele Violi
Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali,
del Suolo e dell'Ambiente Agroforestale - DIPSA
Sezione di Agronomia e Gestione del Territorio
Piazzale delle Cascine, 18
50144 FIRENZE

Per la pubblicazione della lettera abbiamo avuto il permesso da Daniele, che ringraziamo.

giovedì 31 gennaio 2013

Lettera ai SINDACI della VALDISIEVE

Volentieri condividiamo e pubblichiamo una lettera che ci arriva da un cittadino, indirizzata al Sindaco di LONDA Aleandro Murras. Nel farla anche nostra cogliamo l'occasione (d'accordo con Daniele) per girarla a tutti gli altri  Sindaci della Valdisieve ponendo loro le stesse domande in attesa di altrettante loro risposte.

Questo il testo:

"Gentile
sig. sindaco di Londa,

raccolgo molto
volentieri il suo invito a pubblicizzare e a diffondere il suo comunicato per
l'ottimo risultato da lei raggiunto nel suo comune con lo sforzo di tutta la sua
popolazione residente, e me ne congratulo.

Proprio per questo motivo, cioè lo sforzo che lei ed altri amministratori
della Valdisieve mettono nel gestire la raccolta differenziata dei rifiuti, mi
chiedo  che senso abbia la sua firma, e quella di tutti gli altri sindaci della
Valdisieve sulla   delibera ATO del 13/12/2012 (che allego alla presente mail, e
che fonte da leggere con attenzione) con la quale avete ratificato il piano
finanziario per la realizzazione dell'iceneritore di Selvapiana?

Mi chiedo come mai la firma di tale intesa  non ha trovato lei  così sollecito
nella sua adeguata pubblicazione come invece ha fatto per questo
comunicato? 

Mi perdoni, ma vorrei mi spiegasse quale coerenza  politica ed ideologica c'è nel
perseguire pubblicamente e giustamente la raccolta differenziata, quando leggo
invece che nella delibera da lei firmata c'è la richiesta perentoria che fate
 ad AER Impianti  di chiedere l'autorizzazione (nell'AIA) per poter bruciare il
rifiuto indifferenziato, scrivendo neanche troppo velatamente che non dovrà
mancare il combustibile per garantire gli azionisti di AER Impianti. Perchè lei,
ed i suoi colleghi, chiedete  di poter bruciare l'indifferenziato nel costruendo
inceneritore di Selvapiana il 13 dicembre e poi il 29 gennaio mi arriva un
comunicato in cui, giustamente, si esaltano i risultati e gli sforzi fatti per
la raccolta differenziata?

Leggendo la relazione tecnica si vede come l'inceneritore non risolve il riempimento delle
discariche ma al massimo lo rimanda un poco nel tempo, infatti si legge come
almeno il 25% (stima per difetto in quanto fatta considerando di bruciare
comunque un rifiuto pretrattato) dei rifiuti conferiti dovrà essere smaltito in
discarica come ceneri e scorie di combustione, quindi le chiedo quale vantaggio
avremo dall'incenerimento se già con la raccolta differenziata avremo quasi un
70% di reciclato ed un 30% in discarica (sempre passibile però di un ulteriore
processo di selezione meccanica), dove è il vantaggio sbandierato di evitare il
riepimento delle discariche con l'incenerimento?

Leggendo la delibera si nota già in maniera eclatante un, forse,  voluto errore di bilancio
previsionale, cioè che il costo di smaltimento delle ceneri (14.000 ton di
ceneri e scorie su 68.000 ton di rifiuto combusto), è stato preventivato come
rifiuto non pericoloso, cosa che semplicemente non è vera perchè le ceneri da
inceneritore saranno rifiuti speciali pericolosi che avranno tutt'altro costo;
le chiedo, questo errore di bilancio verrà compensato dall'aumento della tassa
di smaltimento rifiuti (ecotassa come la definisce lei)? Altrimenti in che modo
si pensa di garantire gli azionisti di AER dall'investimento che farranno con
prestiti bancari garantiti dalla nostra ecotassa?

Le chiedo anche di voler spiegare come mai, i suoi cittadini che tanto si sono
impegnati nella raccolta differenziata, molto più che in altre zone, verranno
 premiati con la costruzione di un inceneritore davanti a casa? Quale stimolo
ulteriore pensa che possa derivare alla cittadinanza, per proseguire sulla
strada della differenziazione,  da questa vostra scelta di "ampliare" l'impianto
di Selvapiana? Pensa che  la sua popolazione si meriti la costruzione di un
inceneritore per  ricompensa degli sforzi fatti per la raccolta differenziata?

Lei nel comunicato parla di "non aumento" della TIA (nelle nostre casette delle poste in
questi giorni), le chiedo, lei ed i suoi colleghi, avete mai fatto una
valutazione della svalutazione (mi perdoni il gioco di parole) dei valori
immobiliari in tutto il comprensorio della Valdisieve? E' convinto che il non
aumento della TIA  compensi la percentuale di svalutazione delle case e dei
terreni dei suoi cittadini? Lei quanto pagherebbe domani per acquistare una
casa nelle vicinaze di un iceneritore? Ed un terreno? Questa diminuzione di
valori immobiliari è ulteriore premio per i suoi cittadini?

Lei ed i suoi colleghi avevte mai fatto un calcolo dell'impatto sulle attività
produttive agricole della zona? E' così sicuro che anche quel bel punto vendita
presso la cantina VICAS che raccoglie le produzioni locali di molti piccoli
produttori, non risentirà dell'inquinamento quantomeno di immagine della
produzione locale?  E' questa la considerazione che avete per le attività
agricole della zona?

Le chiedo, visto che AER Impianti se farà profitti gli farà con i soldi della
nostra TIA, usando soldi che prederà in prestito garantito dalle nostre tasse,
avete mai pensato di far arrivare questo profitto ai veri azionisti che ci
mettono il capitale e cioè i cittadini? Nella ipotesi che riusciate a portare in
fondo la costruzione dell'inceneritore, visto che se va male finanziariamente
saranno i cittadini che vedranno aumentare l'ecotassa per tappare i buchi di
bilancio,  avete mai pensato che nel caso ci dovessero essere dei  profitti
questi debbano essere divisi con la popolazione? Avete mai pensato che la
popolazione residente che  respirerà i fumi del vostro inceneritore meriti
almeno di veder ridotta o azzerata la citata tassa, o avere una cospicua
riduzione del prezzo dell'energia elettrica domestica? Come avete pensato di
usare quelli che ne bilancio si chiamano "Oneri di mitigazione ambientale" (nome
che è tutto un programma)?

Sig. Sindaco, lei sa come me che l'inceneritore è un assurdo storico, ci sono già
indicazioni della Comunità Europea che probabilmente vieteranno la costruzione
di nuovi inceneritori dal 2020; il petrolio costa ancora troppo poco e spesso
costa meno il derivato diretto che non il reciclato, ma nel prossimo futuro le
nostre discariche diventeranno le minere da cui i nostri figli andranno a
scavare i tesori  che ci abbiamo nascosto dentro.

Sig. Sindaco lei sa come me che  già oggi la tecnologia consente il riutilizzo di
quasi tutto il nostro sacchetto della spazzatura: l'organico va al compostaggio;
la carta è totalmente reciclabile; il ferro e alluminio anche; il vetro è stato
il primo materiale reciclabile; le plastiche lo sono quasi per intero, cosa
rimarrebbe da bruciare? Poco o niente, e lei lo sa come lo  so io.

Le chiedo, se gli 88 milioni gli usassimo per macchianari (esistenti e presenti sul
mercato) per differenziare ulteriormente il suo riamanente  35% di rifiuto
indifferenziato,  che ancora la casalinga del terzo piano  fa fatica a dividere,
quanto materiale pensa che rimarrebbe da bruciare? 

La materia prima seconda quale è il nostro rifiuto, drogata dalle nostre tasse,
potrebbe avere sul mercato un costo accessibile ed essere utilmente usata da
vere industrie private (non finte come AER Impianti) e non finire incenerita che
è un controsenso storico. Le chiedo, ma gli organi preposti a pensare questi
scenari (ATO, assessarati regionali, provinciali, comunali) hanno mai realmente
provato ad immaginare qualcosa di diverso, che non sia il pensiero
semplicistico dell'uomo da bar  che dice "Cosa ne facciamo dei rifiuti?
Bruciamoli!"??

Da lei sig. Sindaco, e dai suoi colleghi della Valdisieve,  mi aspetto solo il passo
successivo della strada da voi così bene già intrapresa, andiamo avanti, avete
fatto bene con la raccolta differenziata, non fermatevi adesso con la
costruzione di un illogico inceneritore. 

Lei ed i sui colleghi firmatari della delibera ATO del dicembre scorso, volete essere
ricordati per gli amministratori  che hanno portato a livelli di eccellenza la
raccolta differenziata ed il riciclo dei rifiuti, oppure per quelli che hanno
fatto forse l'ultimo inceneritore toscano prima della moratoria
Europea?"

Grazie per la
pazienza, cordiali saluti


Daniele Settesoldi

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Sotto il comunicato stampa da cui trae spunto la lettera:

Aleandro Murras

COMUNICATO
STAMPA
 

La
percentuale del 2012 raggiunge i limiti fissati dalla
Regione
 

LONDA
SUPERA L’OBIETTIVO DEL 65% DI RACCOLTA
DIFFERENZIATA
 

Nessuna
maggiorazione dell’Ecotassa
 

LONDA –Nel 2012 la percentuale di raccolta differenziata, nel Comune di Londa, è stata del 66,09%, rientrando pienamente nei parametri della Regione Toscana, che ha fissato la percentuale annuale al 65%. Un risultato importante, raggiunto dai cittadini di Londa insieme all'Amministrazione Comunale, che ha investito negli anni in campagne di sensibilizzazione, di educazione e in nuovi strumenti per permettere di aumentare la raccolta differenziata e migliorare il sistema di smaltimento dei rifiuti.

Nonostante nel 2011 la raccolta differenziata abbia registrato un calo del 4,73%, rispetto all’anno precedente, (dal 65,65% del 2010 si è passati al 60,92% del 2011) la prospettiva di una maggiorazione dell’ecotassa ha fatto scattare una vera e propria corsa alla differenziazione, tanto da recuperare quanto perso l’anno precedente e migliorare qualcosa, raggiungendo il 66,09%. Diminuiscono i rifiuti indifferenziati (321.342 kg), la carta (62.716 kg), il multimateriale (124.080 kg), mentre aumenta l’organico (159.660 kg) e il verde (39.005 kg).

Merito dei residenti in primis, delle campagne di sensibilizzazione promosse, dei controlli effettuati, delle novità introdotte via via negli anni, che hanno portato cambiamenti nelle azioni quotidiane;
piccoli gesti e metodi di comportamento che hanno contribuito a migliorare questo settore importante per la vita di una comunità e per il suo territorio
.

Tra le novità l'estensione della raccolta separata dell’organico anche nelle frazioni, il potenziamento delle postazioni, l’installazione dell’eco-box, la postazione per il conferimento dell’olio esausto e l’attivazione del fontanello dell’acqua naturizzata che sta facendo registrare un calo nell’uso di bottiglie di plastica.

Smaltire in modo corretto i rifiuti, deve continuare ad essere un impegno di tutti, fare la differenziata è diventato un vantaggio per tutti, ma che obbliga ancor di più a continuare a fare
meglio.
 

LONDA 25 GENNAIO 2013
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Spendono i tuoi soldi. Ti dicono come?


ScreenHunter_01 Jan. 31 00.09Cari amici,


Dal 1° gennaio tutte le amministrazioni pubbliche inclusi comuni, scuole, ospedali e università sono obbligati a pubblicare sul loro sito web tutte le spese che effettuano! Ma moltissime amministrazioni non sono in regola e sperano solo che i cittadini non se ne accorgano.

Solo se centinaia di noi parteciperanno al primo monitoraggio dal basso
della trasparenza della spesa pubblica, possiamo impedire che la spesa
pubblica sia gonfiata da corruzione e sprechi, mettendo in crisi
l'intero paese.

Clicca qui sotto per controllare se il tuo sindaco, la scuola
dove vanno i tuoi figli, l'ospedale dove ti curi o l'ente pubblico a te
più vicino ti dicono come spendono i tuoi soldi
. Abbiamo tempo
fino a domenica per realizzare un imponente primo report fatto
direttamente dai cittadini della trasparenza in Italia, clicca qui:

http://www.eradellatrasparenza.it

Andando sul sito troverai una mappa interattiva che mostra lo stato di
trasparenza delle nostre amministrazioni: verde significa massima
trasparenza, giallo trasparenza parziale e rosso una totale opacità. E
come tu stesso puoi verificare andando sul sito l'Italia sembra
un'enorme macchia rossa!

Le leggi non bastano, è fondamentale che i cittadini si attivino.
Andando sul sito dell'Era della trasparenza puoi subito entrare in
azione, innanzitutto scegliendo un'amministrazione e verificandone la trasparenza
(sul sito c'e' un video che spiega come fare passo passo), e poi
condividendo l'iniziativa girando questa mail e sui social network per
coinvolgere altri cittadini o per convincere la tua amministrazione ad
aderire: lo hanno già fatto comuni da nord a sud, da Udine a Bari!

Che aspetti? Partecipa a questo primo esperimento di monitoraggio della
trasparenza dal basso e aiuta a rendere l'Italia un paese con meno
spreco e corruzione, clicca subito sul link e condividilo con tutti:

http://www.eradellatrasparenza.it

Forza!

Luca, Ernesto, Roldano, Alberto, Marco, Matteo, Martina, Marco, Silvio,
Valentina, Jacopo, Christian e tutto il team di Agorà Digitale

PER APPROFONDIRE:

Più Rete, meno corruzione. Sul web nasce la pagina 'L'era della trasparenza' (L'Espresso)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/piu-rete-meno-corruzione/2198682/25

Pa: al via eradellatrasparenza.it, da cittadini la 'Corte dei Conti 2.0' (Agenzia Adnkronos)
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Pa-al-via-eradellatrasparenzait-da-cittadini-la-Corte-dei-Conti-20_314104020280.html

#Salviamogliopendata: perché facciamo una maratona per la trasparenza? (CheFuturo)
http://www.chefuturo.it/2013/01/settimana-della-trasparenza/

#SalviamoGliOpenData: quanto è trasparente la pubblica amministrazione? (Wired Italia)
http://daily.wired.it/news/politica/2013/01/21/settimana-della-trasparenza-738367.html

Agorà Digitale e la settimana della trasparenza (La Repubblica)
http://saviano.blogautore.repubblica.it/2013/01/21/agora-digitale-e-la-settimana-della-trasparenza/