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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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lunedì 5 ottobre 2020

"Fratelli Tutti" e l'ambiente!

 Dall'ultima enciclica di Papa Francesco, riportiamo alcuni passaggi che si ricollegano alla tutela dell'ambiente, sul pianeta in cui Tutti stiamo!

Fonte Immagine QUI

Il testo integrale QUI (comprensivo di note - spesso il tema dell'ambiente riporta alla precedente enciclica del 2015 "Laudato si’").

17. Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci. Spesso le voci che si levano a difesa dell’ambiente sono messe a tacere o ridicolizzate, ammantando di razionalità quelli che sono solo interessi particolari. In questa cultura che stiamo producendo, vuota, protesa all’immediato e priva di un progetto comune, «è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni».[12]

122. Lo sviluppo non dev’essere orientato all’accumulazione crescente di pochi, bensì deve assicurare «i diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli».[99] Il diritto di alcuni alla libertà di impresa o di mercato non può stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignità dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell’ambiente, poiché «chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti».[100]

257. Poiché si stanno creando nuovamente le condizioni per la proliferazione di guerre, ricordo che «la guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli.

A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale».[238] Voglio rilevare che i 75 anni delle Nazioni Unite e l’esperienza dei primi 20 anni di questo millennio mostrano che la piena applicazione delle norme internazionali è realmente efficace, e che il loro mancato adempimento è nocivo. La Carta delle Nazioni Unite, rispettata e applicata con trasparenza e sincerità, è un punto di riferimento obbligatorio di giustizia e un veicolo di pace. Ma ciò esige di non mascherare intenzioni illegittime e di non porre gli interessi particolari di un Paese o di un gruppo al di sopra del bene comune mondiale. Se la norma viene considerata uno strumento a cui ricorrere quando risulta favorevole e da eludere quando non lo è, si scatenano forze incontrollabili che danneggiano gravemente le società, i più deboli, la fraternità, l’ambiente e i beni culturali, con perdite irrecuperabili per la comunità globale.

LETTERA ENCICLICA
FRATELLI TUTTI
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
SULLA FRATERNITÀ
E L'AMICIZIA SOCIALE

http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html 

lunedì 16 dicembre 2019

Sentenza storica: le multinazionali sono colpevoli dei cambiamenti climatici

La Commissione per i Diritti Umani filippina dopo quasi quattro anni di indagini sentenzia contro le 50 aziende che inquinano di più al mondo.
di Riccardo Carraro
12 dicembre 2019
Dal 2 dicembre in molte parti del mondo si guarda a Madrid dove, fino al 13 dello stesso mese si svolgono i negoziati della COP25, la conferenza annuale ONU sui cambiamenti climatici.
All’interno di quel contesto, è uscita lunedì 9 una notizia che con grande probabilità segnerà il passo nella lotta per la Giustizia Climatica. La Corte per i Diritti Umani delle Filippine ha emesso un giudizio rispetto al caso presentato da una larga coalizione della società civile nel 2016, riguardante la messa in stato di accusa delle 50 multinazionali più inquinanti al mondo in quanto a produzione di gas serra, per violazione ai diritti umani della popolazione filippina, essendo queste aziende provocatrici di cambiamenti climatici.
Carroll Muffet, presidente del Center for International Environmental Law (CIEL) ha affermato che il fatto che la Commissione abbia provato la presenza di un intento criminale nel loro negare le conseguenze climatiche del loro agire è particolarmente significativo. «Le prove dimostrate dalla Commissione in questa indagine rappresentano non la fine delle indagini legali nei confronti delle maggiori aziende del fossile, ma al contrario un nuovo grande inizio per queste indagini per quanto riguarda sia la loro responsabilità civile che la loro responsabilità penale nelle varie giurisdizioni del mondo».
Le raccomandazioni della Commissione non hanno una ripercussione legale diretta, ma possono portare a regolamenti più stringenti e mettere pressione nei confronti delle multinazionali per obbligarle a ridurre le proprie emissioni, nelle Filippine come pure in altri luoghi del mondo.
Il presidente della Commissione Cadiz ha detto, sempre durante la COP 25:«Quanto abbiamo dimostrato può essere utilizzato come precedente per chiunque cerchi giustizia sociale all’interno della problematica del cambiamento climatico. Le Commissioni per i diritti umani possono gestire questioni che tribunali normali non toccherebbero o con le quali non sono familiari». Quando la Commissione ha iniziato le sue indagini, nel 2016, il sistema giuridico regolare non aveva alcun precedente in merito. «Non c’era neanche un caso in cui il cambiamento climatico potesse essere inteso come un tema di diritti umani».
Secondo Amnesty International,«la Commissione per i Diritti Umani Filippina ha oggi dato un filo di speranza a tutte le vittime dell’attuale crisi climatica. Per la prima volta un’istituzione atta a tutelare i diritti umani afferma che le multinazionali del fossile possono essere legalmente responsabili per violazione a diritti umani dovute al cambiamento climatico.»
Non è fortuito che il primo caso di questo tipo sia avvenuto nelle Filippine. Il paese asiatico è tra i paesi al mondo più colpiti da cambiamenti climatici. Questo è dovuto alla sua conformazione (isole di dimensioni anche piccole e prive di grandi catene montuose) e alla sua posizione in zona equatoriale dell’Oceano Pacifico. Le acque antistanti si stanno riscaldando in modo incontrollato sempre più frequentemente provocando tifoni e uragani che colpiscono l’arcipelago causando danni gravissimi. Negli ultimi anni si calcolano in media 20 tifoni ogni anno. Inoltre le isole sono drammaticamente soggette all’innalzamento del livello del mare.
Le Filippine sono infine un caso emblematico di ingiustizia climatica. Sono un paese molto povero del Sud del mondo, con una capacità di inquinamento e di emissione di gas serra molto limitata eppure sono i primi a pagare il fenomeno dei cambiamenti climatici provocati da aziende multinazionali con sedi decisionali nel Nord del mondo e che estraggono combustibili fossili per produrre energia che si consuma nei paesi economicamente avanzati.
Tra le 50 aziende, due sono italiane.  Al dodicesimo posto al mondo in quanto a emissioni di gas serra c’è l’Eni, dietro ai giganti USA come Chevron, Exxon e alle europee Total, BP e Shell, ma davanti alla spagnola Repsol.  Al quarantasettesimo posto c’è Italcementi.
La stampa indipendente di tutto il mondo ha ripreso la notizia.  In Italia, nonostante la presenza di aziende nazionali, è calato il silenzio e ci si limita a parlare della versione finale approvata dalla Camera del decreto clima. Tuttavia la questione ci riguarda direttamente e il precedente filippino potrà essere utilizzato anche qui, pure per casi emblematici come quello della città di Venezia. Si apre un nuovo fronte di lotta per il movimento per il clima.