Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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venerdì 23 dicembre 2022

 

 Noi costruiremo un Paese nuovo, dove è possibile anche avere due mogli, anche non pagare le tasse: un Paese di pilu e cemento armato! E se il Ponte non basta, faremo anche il tunnel, perché un buco mette sempre allegria: qualunquemente!”.

Niente da fare.

Il programma politico dell’on. Cetto Laqualunque rappresenta benissimo quanto quotidianamente personaggi e personaggini d’ogni livello combinano in tutto il povero Bel Paese, dalla Lombardia alla Sicilia.

rustico edilizio

Slargare le maglie del condono edilizio, sempre troppo strette per accontentare tutti i beceri interessi, alla faccia delle tragiche sciagure provocate dall’abusivismo edilizio, fregarsene altamente di pianificazione paesaggistica e buon senso per slargare questo o quest’altro intervento edilizio sono fin troppo spesso fra i fili conduttori dell’agire politico.

Alla faccia dell’ambiente, della storia, della cultura e della buona gestione del territorio, alla faccia dei veri interessi pubblici, alla faccia anche delle attrattive turistiche e del connesso contesto economico-sociale.

Sebbene troppo poco spesso, ogni tanto con una sberla giuridica ci pensa la Corte costituzionale a rimettere a posto l’on. Cetto Laqualunque, che, però, non demorde mai.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale

Comunicato del 19 dicembre 2022

LA CORTE E LA TUTELA DELL’AMBIENTE

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 252 del 2022, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Siciliana n. 19 del 2021.

La legge regionale riapriva – con una norma definita di interpretazione autentica – i termini per il condono edilizio di opere abusive realizzate in aree sottoposte a taluni vincoli idrogeologici, culturali e paesaggistici.

La disciplina è stata ritenuta lesiva della riserva allo Stato della tutela dell’ambiente (art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.), in quanto in contrasto con la normativa statale di riferimento (art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003).

Con la sentenza n. 251 del 2022, la Corte ha altresì dichiarato costituzionalmente illegittima una disposizione della legge della Regione Lombardia n. 23 del 2021, che, in assenza di un piano paesaggistico elaborato congiuntamente dallo Stato e dalla Regione, consentiva l’ampliamento della superficie dei fabbricati da destinare ad attività agrituristica.

Anche in questo caso, il rischio di pregiudicare scelte di tutela del paesaggio che devono essere necessariamente condivise comporta la violazione della competenza statale stabilita art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.

Roma, 19 dicembre 2022

Palazzo della Consulta, Piazza del Quirinale 41 Roma – Tel. 06.4698224/06.4698438

FONTE ARTICOLO: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2022/12/23/pilu-e-cemento-armato-se-la-corte-costituzionale-permette/#more-32647

lunedì 19 settembre 2022

I disastri avenuti nelle Marche: I CONTI PURTROPPO TORNANO SEMPRE ED A PAGARE SONO I CITTADINI

 

L’ALLEANZA n. 13.22                                                                              Ancona, 17 settembre 2022

COMUNICATO STAMPA

I CONTI PURTROPPO TORNANO SEMPRE

ED A PAGARE SONO I CITTADINI

Le Associazioni ambientaliste marchigiane esprimono in primo luogo la propria forte vicinanza a tutti coloro che hanno avuto vittime tra i propri cari ed hanno subito danni, anche materiali, dall’ultimo estremo fenomeno climatico che ha colpito le Marche.

Da anni si è denunciato il rischio che la produzione di C02 derivante dalle attività umane potesse provocare un innalzamento della temperatura e con esso l’avvio di una stagione di cambiamenti climatici. Da anni si è chiesto da parte di ambienti scientifici, cittadini, associazioni, che venisse posto un freno alle cause scatenanti il cambiamento climatico ed ai fattori climalteranti, così come alle azioni che potessero aggravare le conseguenze dei nuovi e sempre più frequenti ed intensi fenomeni climatici quali il consumo di suolo, il dissesto idrogeologico etc.

L’affrontare i cambiamenti del clima richiede un impegno internazionale, vedi gli accordi di Kioto e successivi che, però, si sostanziano in tante azioni coerenti a livello locale, nel Paese, nelle nostre Regioni, Provincie e Comuni. Possiamo dire che tale impegno è riconoscibile anche nelle scelte degli amministratori del nostro territorio?

Ad esempio è corretto non porsi il problema di limitare l’inquinamento da C02 nelle nostre città e nei nostri porti nonostante la pubblicazione di rapporti scientifici che dimostrano l’incidenza di decessi (+110 l’anno nel centro di Ancona)? E’ corretto progettare e realizzare la distruzione dei boschi (che riducono la C02) sulle nostre montagne per l’interesse economico di pochi (Monte Catria, Sarnano, Montefortino)? E’ corretto realizzare nuovi parcheggi nelle nostre città e non potenziare l’uso del mezzo pubblico? E’ corretto continuare a cementificare il territorio ignorando la proposta di legge regionale di iniziativa popolare firmata da oltre 8.000 cittadini marchigiani per una nuova norma per il consumo zero di territorio? È ammissibile non dare piena e rapida attuazione ai piani di bacino, realizzando prioritariamente i bacini di laminazione per mitigare gli effetti delle piogge torrenziali che subiranno ancora i nostri fragili territori fluviali?

Le cause puntuali che hanno determinato questa tragedia dovranno essere analizzate con attenzione e il territorio dovrà essere monitorato e manutenuto in modo sistematico, area per area, corso d’acqua per corso d’acqua, con il concorso dei proprietari dei terreni attraverso lo strumento del contratto di fiume, per restituire ai suoli la capacità di assorbire al meglio gli eventi sempre più estremi, invertendo la tendenza ad effettuare interventi puntuali ed invasivi come è stato fatto fino ad ora rincorrendo le emergenze.

La politica anche in questi giorni dimostra ad ogni livello di non essere sensibile a questi problemi salvo piangere lacrime di coccodrillo dopo. Nei programmi elettorali dei principali contendenti non vi è quasi nulla sul cambiamento climatico, se non generiche promesse. Paghiamo anni di fonti fossili, compreso il gas. Poi c’è qualche spiritoso che accusa gli ambientalisti di ritardare il progresso quando le responsabilità sono a carico di chi amministra e chiude gli occhi!

Purtroppo, alla fine, tali errori della politica presentano il conto sotto forma dei disastri ambientali e sono i cittadini, solo i cittadini, sempre i cittadini che pagano due volte, prima per i danni che subiscono e poi per le spese della ricostruzione.

L’ALLEANZA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE MARCHIGIANE: CAI, ENPA, FEDERAZIONE PRO NATURA, GRIG, ITALIA NOSTRA, LAC, LAV, LUPUS IN FABULA, SALVIAMO IL PAESAGGIO, WWF.

martedì 22 febbraio 2022

Salvatore Settis, Il suolo devastato dai partiti inerti....(articolo del 2018!)

 

Tre governi hanno finto di voler approvare una norma per mettere dei limiti, ma poi hanno sempre rinviato. Negli ultimi 50 anni è stata cementificata una superfice equivalente alla Lombardia – Legislatura sprecata 

Fra i record negativi (che abbondano) di questa morente legislatura ce n’è uno che rischia di sfuggire ai radar, tanto si è allontanato dalla pubblica attenzione: il consumo di suolo. Un disegno di legge per contenerlo c’era già, rarissimo lascito positivo dell’era Monti, grazie all’allora ministro Mario Catania. Eppure, con manovre degne della corte di Bisanzio, i tre governi di sedicente sinistra, mentre fingevano di volerlo rilanciare, sono brillantemente riusciti a insabbiarlo, riscrivendolo mille volte in estenuanti quadriglie, emendamenti, furbizie d’ogni sorta. In compenso, il super-cementificatore Maurizio Lupi, già vituperato dal Pd quando era schierato con Berlusconi, veniva imbarcato fra i padri della patria al governo, e in amorevole duetto con Renzi lanciava il cosiddetto Sblocca Italia, consacrazione e decalogo di chi il suolo lo devasta.

Il tema venne in discussione ai cosiddetti Stati Generali del Paesaggio, convocati con molte buone intenzioni e poco potere reale dal sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni il 25-26 ottobre. Qualcuno fece allora notare che, in simultanea, a un passo da Palazzo Altemps dove si svolgeva il convegno, il Senato stava votando la fiducia all’indegno Rosatellum. Perché, fu chiesto allora a Dario Franceschini che era presente, di non mettere invece la fiducia sulla legge contro il consumo di suolo, onde approvarla prima della fine della legislatura? Il ministro dichiarò che era un’ottima idea, e che ci avrebbe provato. Ma niente di fatto: si opposero altri esponenti di spicco del Pd (a quel che pare, l’on. Puppato). 1834 giorni di legislatura non sono bastati a portare la legge in porto. Complimenti.

Quel che accadrà a valle del 4 marzo nessuno lo sa; quali che siano i veri o finti proclami dei partiti in corsa, i programmi veri salteranno fuori dal cappello dei negoziati e dei compromessi solo se e dopo che si sarà formata una coalizione coi numeri per governare. Perciò tornare su questo tema è come lanciare un messaggio in bottiglia, col rischio che si disperda nell’oceano di chiacchiere in cui il Paese affonda. Proviamoci lo stesso.

Ricordo solo qualche dato Ispra. 23.000 chilometri quadrati di territorio divorati dal cemento negli anni 1950-2016: il 7,64% della superficie del Paese, più o meno quanto la Lombardia. Tre metri quadrati al secondo, trenta ettari al giorno coperti dal cemento. Ogni giorno, ogni secondo, anche a Natale e a Pasqua, anche mentre leggiamo questo articolo. E il suolo che si consuma è il più prezioso, quello che dovremmo destinare all’agricoltura di qualità, dalla pianura padana alla Campania già felix (cioè fertile). Sei milioni di ettari persi per l’agricoltura, riducendone la produzione con una perdita netta vicina a un miliardo di euro l’anno; per non dire che il cibo che non produciamo più dobbiamo importarlo. Intanto non si arresta l’erosione delle coste, ormai smangiate al 51% (stima Legambiente) da porti turistici, villette, alberghi e resort. La fragilità idrogeologica e sismica del territorio costringe periodicamente a correre ai ripari (3,5 miliardi di costi l’anno secondo Ance-Cresme), senza mai avviare opere di prevenzione. Salvo stracciarsi le vesti a ogni alluvione, esondazione, terremoto, frana, “bomba d’acqua”, con relativi morti e feriti.

Perciò un messaggio in bottiglia lanciato alla disperata a chi ci governerà ha alcuni temi d’obbligo. Il degrado dell’ambiente e la crescita a macchia d’olio delle città sono due aspetti complementari, che comportano da un lato enormi perdite di produzione agricola, dall’altro l’agonia delle città storiche, sottoposte a una gentrification che espelle dai quartieri più preziosi i giovani, i vecchi, i meno abbienti, creando nuovi ghetti urbani. Paesaggio urbano, periurbano ed extraurbano vanno concepiti sotto il segno di una superiore unità, che ha bisogno di uno sguardo lungimirante. È intollerabile che solo tre Regioni abbiano provveduto al piano paesaggistico, e che il ministero non abbia esercitato, nelle altre, il potere sostitutivo previsto dal Codice dei Beni Culturali.

Qualcosa si potrebbe fare subito, in attesa di correggere il maggior difetto dell’ordinamento italiano, cioè la sovrapposizione fra le quattro nozioni giuridiche di paesaggio, ambiente, territorio, suoli agricoli, con norme distinte e spesso conflittuali. Sarebbe facile, per esempio, commisurare per legge i piani urbanistici a previsioni di crescita demografica certificate dall’Istat: si sa, infatti, che i Comuni truccano spesso le statistiche, autoattribuendosi mirabolanti crescite di popolazione, onde poter consentire la speculazione edilizia. Si dovrebbero stabilire, Comune per Comune, parametri di edificabilità basati sul tasso di edilizia condonata, sulla frequenza di edifici abbandonati, invenduti o inutilizzati e di aree de-industrializzate da destinare a uso collettivo. Si dovrebbe consolidare la norma della legge di bilancio 2016 (comma 460), che riporta gli oneri di urbanizzazione all’originaria funzione della legge Bucalossi, senza più destinarli alla spesa corrente.

Intanto, mentre si moltiplicano i segni premonitori dei prossimi disastri, e aleggia, da Berlusconi a Renzi, il fantasma del Ponte sullo Stretto, bandiera e simbolo dell’irresponsabile gestione del territorio, qualcosa si muove. Reagendo all’inerzia di Parlamento e governi, il Forum “Salviamo il Paesaggio” ha lanciato una proposta di legge d’iniziativa popolare “per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati”. Un’altra fra le mille prove che, mentre i politici di mestiere s’affannano per lo più a conservare poltrone e appannaggi, un gran numero di cittadini è pronto a operare “dal basso” per ridare a questo Paese il respiro e il futuro che meriterebbe. È ancora attuale il monito di Luigi Einaudi, in un appunto che scrisse, da Capo dello Stato, al presidente del Consiglio De Gasperi: “Il problema massimo dell’Italia è la difesa, la conservazione e la ricostruzione del suolo contro la progressiva distruzione che lo minaccia. L’uomo di Stato deve guardare lontano nello spazio e nel tempo, anche contro la volontà degli uomini viventi oggi. La lotta contro la distruzione del suolo italiano sarà dura e lunga, forse secolare. Ma è il massimo compito di oggi se si vuole salvare il suolo in cui vivono gli Italiani” .

FQ, 18 Febbraio 2018

Salvatore Settis

FONTE: https://emergenzacultura.org/2018/02/20/salvatore-settis-il-suolo-devastato-dai-partiti-inerti/

lunedì 9 agosto 2021

Terra rovente. Il rapporto dell’Onu sul clima: “Vicini al punto di non ritorno”

 

di Elena Dusi - Fonte QUI

Sempre più eventi estremi se entro il 2050 non si arriva a emissioni zero, mette in guardia il sesto rapporto dell'Ipcc

«Abbiamo perso il controllo» gridava qualche giorno fa Mattias Andersson, capo dei pompieri di Ornskoldsvik, mentre il fuoco divorava le foreste della Svezia a 63 gradi di latitudine nord, mezza giornata di viaggio dal Circolo Polare Artico. La frase può essere applicata al clima della Terra. Fra inondazioni in Germania e Cina, roghi in Turchia, Grecia, Italia e America, il sesto rapporto dell’Ipcc in uscita oggi può prendere il grido di Andersson come motto.

Otto anni fa il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), l’ente delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta, nel suo quinto rapporto lanciava soprattutto moniti. Erano moniti centrati, come dimostra quest’estate di fuoco e inondazioni. L’accordo di Parigi del 2015 aveva fissato la linea rossa da non superare in 1,5-2 gradi di aumento rispetto all’epoca preindustriale. Oltre questo limite, scrive l’Ipcc oggi «le condizioni ambientali cambieranno al di là della capacità di adattamento di molte specie». Peccato che a giugno, ultimo mese con misurazioni ufficiali, fossimo già a 1,4° di aumento sulla terraferma, secondo l’americana Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), con un decennio di anticipo sulle previsioni.

Secondo il rapporto di oggi (in realtà esce solo il primo capitolo, gli altri sono previsti nei prossimi mesi), nel 2030 potremmo arrivare a 3 gradi e nel 2.100 fino a 4. «Il peggio — si legge nella bozza — deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi». La cura per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050.

Al testo hanno lavorato 234 scienziati di 195 paesi, analizzando 40mila articoli scientifici. La parola chiave del rapporto è tipping point: punto di non ritorno. È come quando una barca si inclina oltre il limite e diventa impossibile raddrizzarla. Se l’anidride carbonica salirà troppo e la temperatura del pianeta supererà di 1,5° la media degli ultimi 150 anni, non ci saranno meccanismi efficienti per riportarla nella norma. Se i ghiacci dei poli si fonderanno oltre un certo limite, sarà impossibile che ritornino allo stato solido come facevano prima. Se roghi e siccità continueranno a erodere la foresta amazzonica, difficilmente la vedremo ricrescere nell’arco di una vita umana. Laddove si creerà un deserto, non rifioriranno più prati o boschi. E se una specie si estinguerà, nessuno potrà più resuscitarla. «La vita sulla Terra — spiegano gli esperti — saprà riprendersi da un cambiamento climatico drammatico facendo evolvere nuove specie e creando nuovi ecosistemi». Per gli uomini però «le conseguenze saranno irreversibili».

Tutto questo, secondo il rapporto di oggi, non è inevitabile. Però è diventato ormai «probabile». Al Guardian il sottosegretario britannico Alok Sharma, che a novembre guiderà la conferenza mondiale sul clima Cop26 a Glasgow, ha detto che «non siamo ancora fuori tempo massimo, ma non possiamo più aspettare. Il momento di agire è adesso».

Il superamento dei punti di non ritorno è considerato dall’Ipcc un avvenimento «probabile in assenza di interventi». In questo caso il livello dei mari salirà, le temperature delle nostre città diventeranno soffocanti e in Sicilia (come già avviene) cresceranno ancor più mango e avocado. L’agenzia dell’Onu non dice che per questo necessariamente ci estingueremo, ma solo che le cose non saranno mai più le stesse. La nostra vita nel complesso diventerà più insicura. Alcune delle soluzioni suggerite sono passare ad auto elettriche, piantare alberi, ridurre la carne nella dieta a favore dei vegetali, riabbassando un livello di anidride carbonica che mai è stato così alto negli ultimi 800mila anni. «Dobbiamo ridefinire stili di vita e consumo» scrive il rapporto. Altrimenti l’Europa del Sud dovrà abituarsi a estati africane, le alluvioni improvvise non saranno più eccezionali e la Svezia dovrà rafforzare il corpo dei pompieri al servizio di Mattias Andersson.

FONTE https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/terra-rovente-il-rapporto-dellonu-sul-clima-%E2%80%9Cvicini-al-punto-di-non-ritorno%E2%80%9D/ar-AAN5cH3

Su LA REPUBBLICA:  

https://www.repubblica.it/cronaca/2021/08/08/news/terra_rovente_il_rapporto_dell_onu_sul_clima_vicini_al_punto_di_non_ritorno_-313430081/ 

domenica 16 maggio 2021

di Tomaso Montanari: Recovery, addio sogni green: il cemento seppellirà l’Italia

 di Tomaso Montanari

“Trasformerà l’Italia”, dice del Pnrr Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili (dicastero dal curioso nome demagogico: che spinge a chiedersi chi si occupa delle infrastrutture e della mobilità insostenibili, che sono ancora la massima parte…). Condivido l’affermazione, ma non nell’implicito, positivo, giudizio di valore: perché credo che questa trasformazione consisterà in una immane colata di cemento.

Tutto era evidente sin dalla nascita del governo Draghi, con la sparizione del Ministero dell’Ambiente (fagocitato dall’elefantiaco quanto propagandistico Ministero della Transizione Ecologica), e del Ministero per i Beni culturali (tra i quali c’è anche il paesaggio) mutato nel, non meno astratto e propagandistico, Ministero della Cultura. Il messaggio è chiaro: questo governo non vuol tutelare più nulla, vuol far sparire lacci e lacciuoli, regole e protezioni, in un danzante ritorno al “maniliberismo” trionfante che ha massacrato la forma dell’Italia. La prova arriva dalle pagine del Pnrr. I numeri danno conto delle priorità: un piano che nasce da un disastro sanitario stanzia 25,33 miliardi per le infrastrutture contro i 15,63 per la salute! Siamo, insomma, ancora all’idea che il mattone (il cemento) sia l’unico possibile volano economico.

E ancora una volta non c’è traccia di quella Unica Grande Opera utile che sarebbe la messa in sicurezza del territorio: il Piano assegna alle “misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” solo 2,49 miliardi, un decimo di quanto assegnato al cemento delle nuove infrastrutture. E invece dà 6 miliardi alla “valorizzazione del territorio dei comuni”, etichetta assai ambigua e passibile di tradursi in altro cemento. Il Piano evoca il problema cruciale del “consumo di suolo” solo per regredire dall’unica posizione possibile (il consumo zero, che l’unione Europea impone di raggiungere nel 2050) a una vaga e parenetica esortazione a “limitarlo”: di fatto, un via libera alle betoniere.

L’ideologia è quella del neoliberismo più sfrenato. Il Piano afferma che “è necessaria una profonda semplificazione delle norme in materia di procedimenti in materia ambientale e, in particolare, delle disposizioni concernenti la valutazione di impatto ambientale (Via). Le norme vigenti prevedono procedure di durata troppo lunga e ostacolano la realizzazione di infrastrutture e di altri interventi sul territorio”. La Valutazione di impatto ambientale è sentita come un intralcio allo sviluppo, non come una garanzia per l’ambiente. E invece di assumere personale per farle realizzare più in fretta, si pensa solo ad aggirarle, e nella più classica tradizione italica si ricorre ad una giurisdizione speciale: “Si prevede di sottoporre le opere previste dal Pnrr ad una speciale Via statale che assicuri una velocizzazione dei tempi di conclusione del procedimento, demandando a un’apposita Commissione lo svolgimento delle valutazioni in questione”. E non è difficile immaginare quanto l’ambiente sarà tutelato in questi “tribunali del capitale”!

Il Piano invoca a più riprese l’allargamento del “silenzio assenso” che costringa le soprintendenze svuotate di personale a dire “sì” ad ogni scempio paesaggistico, e anzi si vocifera del progetto di istituire una specie di “soprintendenza nazionale unica” posta direttamente sotto il controllo della politica. Sarebbe l’abrogazione definitiva dell’articolo 9 della Costituzione che obbliga la Repubblica a tutelare paesaggio e ambiente: e, d’altra parte, che le costituzioni “socialiste” del meridione d’Europa vadano abbattute è un vecchio pallino delle grandi banche d’affari la cui visione del mondo impregna il vertice di questo esecutivo.

Paolo Pileri, ordinario di Pianficazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano ha definito il Piano “obbediente a logiche più industriali e finanziarie che ecologiche”. Greenpeace lo ha valutato assegnando un voto a ciascuna componente del Piano che abbia a che fare con l’ambiente (anche le politiche energetiche): la media è un brillante 3,3 (su 10). Per WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) il Pnrr è un’occasione sprecata, perché “non riesce a identificare nei settori della decarbonizzazione il volano per la ripresa economica sostenibile e non è incisivo nell’allocazione delle risorse e nelle riforme per innovare i settori pilastro della decarbonizzazione”, e “le risorse classificabili come ‘verdi’ appaiono marginali nella transizione energetica e scollegate da una strategia climatica”.

Se si aggiunge la ciliegina del Ponte sullo Stretto, cavallo di battaglia di Berlusconi e Renzi riesumato da Draghi, è evidente che più che Next Generation è una prospettiva da last Generation: il regalo avvelenato di un governo (con l’età media di 54,5 anni, composto per due terzi da maschi, e per tre quarti di ministri del Nord) che pensa in termini di “dopo di me il diluvio”.

https://emergenzacultura.org/


ARTICOLO PUBBLICATO SU “IL FATTO QUOTIDIANO” IL 10 MAGGIO 2021. FOTOGRAFIA DA LIBRESHOT.
[FONTE https://emergenzacultura.org/2021/05/10/recovery-addio-sogni-green-il-cemento-seppellira-litalia/?fbclid=IwAR0ZvJ3Pq4ZlEeVTpKrECEz57ElBqMMAIET-BaxCP9J1novlAvuDaTdSayc]

venerdì 26 febbraio 2021

Ex cementificio di San Francesco (Pelago). L’intervento di Italia Nostra

 Ex cementificio di San Francesco (Pelago). Ascoltare le associazioni e i cittadini per una sua riconversione a centro di servizi culturali, sanitari e sociali, anziché a megastruttura commerciale

di Italia Nostra Onlus - Sezione di Firenze il 

Mentre il Comune di Pelago sta elaborando – insieme con le Amministrazioni Locali confinanti – il Piano Strutturale Intercomunale, Italia Nostra rivolge un caldo appello agli amministratori perché, in questa importante occasione di produzione di una nuova pianificazione territoriale, sia attivata una adeguata politica di partecipazione civica e siano adeguatamente valutate le proposte formulate il 7 agosto 2020, a firma Catia Pratesi, dalle associazioni Valdisieve in Transizione-Vivere in Valdisieve-Associazione Valdisieve

Come si legge nell’articolo di Leonardo Bartoletti, Centro Commerciale: il Comune lo vuole ma in duemila sono contro (“La Nazione” del 19 febbraio scorso) e nei commenti di Radiomugello, la popolazione della bassa Valdisieve e del vicino Valdarno si è chiaramente e massicciamente espressa, con oltre 2000 firme, contro nuovi interventi a vantaggio della speculazione, come la ventilata previsione dell’ennesimo grande centro commerciale da collocare nell’area industriale abbandonata: destinato ad aggravare le condizioni di inquinamento e di traffico e a determinare la crisi irreversibile del già gracile sistema dei negozi di vicinato.

Italia Nostra invita gli Amministratori a prendere atto della ragionevolezza delle richieste dei cittadini di considerare, nel nuovo strumento urbanistico, l’esigenza di riconvertire il grande stabilimento dismesso Italcementi – previa sua capillare bonifica – per costruirvi strutture di servizio per la popolazione, a partire da quelle sanitarie (pronto soccorso e ambulatorio), culturali (biblioteca e augurabilmente cinema-teatro) e didattiche e sociali (asilo, centro per anziani), e magari per collocarvi quel “centro per il riciclo” specificamente richiesto dalle associazioni, nella previsione dell’entrata “a pieno titolo nell’era dell’Economia Circolare”.

Firenze, 26 febbraio 2021

FONTE: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2021/02/26/ex-cementificio-di-san-francesco-pelago-lintervento-di-italia-nostra/ 

PETIZIONEhttps://www.change.org/p/comune-di-pelago-ex-italcementi-basta-con-i-centri-commerciali-salviamo-l-economia-del-territorio?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=c02ce390-45d5-11eb-87c9-6bf91892428e

giovedì 24 dicembre 2020

PETIZIONE: Ex-Italcementi, basta con i centri commerciali, salviamo l’economia del territorio.

AIUTATECI A DIVULGARE LA PATIZIONE CHE TROVATE A QUESTO LINK

https://www.change.org/p/comune-di-pelago-ex-italcementi-basta-con-i-centri-commerciali-salviamo-l-economia-del-territorio?utm_source=share_petition&utm_medium=custom_url&recruited_by_id=c02ce390-45d5-11eb-87c9-6bf91892428e

La situazione attuale con la crisi sanitaria ed ecologica in atto ci spinge a ripensare ad un modello di sviluppo che favorisca gli esercizi locali, a minore impatto ambientale e resilienti per le comunità. È chiaro a tutti come la creazione di moltissimi centri commerciali in tutta Europa abbia progressivamente svuotato i centri cittadini, impedendo la sopravvivenza delle economie locali e favorendo invece lo sviluppo di un modello incentrato sul guadagno di pochi e lo sfruttamento di molti.

Ci sono però dei luoghi che ancora resistono, dove la variegata presenza di piccoli esercizi rende la vita migliore e dà lavoro a molte persone, distribuendo la ricchezza senza portare risorse preziose nelle mani di grandi aziende che il più delle volte risiedono dall’altra parte del mondo.

Nell’Unione dei Comuni della Valdisieve, in provincia di Firenze, è in corso di definizione il nuovo Piano Strutturale Intercomunale, uno strumento nuovo che si pone l’obiettivo di tutelare il territorio da uno sfruttamento selvaggio ed insensato salvando questi luoghi caratterizzati da una varietà paesaggistica unica. Ma il tentativo di fare delle operazioni meno sostenibili, prima che venga approvato e che entri in vigore, è visibilmente molto forte.

Nel comune di Pelago, sul territorio limitrofo al centro di Pontassieve, dopo la realizzazione di un centro logistico di 14.000 mq sul fianco di una collina, si stanno facendo delle operazioni che sembrano portare verso la futura costruzione di un nuovo quanto inutile centro commerciale nell’area dell’ex-cementificio Italcementi. La nascita di questa struttura, di dimensioni spropositate rispetto al bacino di utenza, spazzerebbe via l’economia locale dei due paesi, costringendo molti esercizi a chiudere i battenti, lasciando il deserto dove oggi resistono molte attività indipendenti e storiche, già pesantemente danneggiate dalla presenza degli attuali supermercati storici.

Non si tratta solo dei commercianti, ma di tutti i cittadini che vedrebbero il loro territorio svuotato di quei pochi segni di vita che ancora resistono. Le previste compensazioni atte a sanare il sacrificio del territorio non sono sufficienti né adeguate: non ci si deve dimenticare infatti che lo spazio dell’ex cementificio, ha segnato profondamente i nostri luoghi e la nostra storia negli ultimi cento anni, dando sì lavoro e occupazione, ma anche portandosi via vite, sfruttando e inquinando irreparabilmente il territorio.

Riteniamo quindi sia meglio destinarlo ad opere di utilità sociale, culturali, che possano rilanciare l’economia invece che distruggerla: biblioteche, cinema e teatro, spazi per gli artigiani, un centro di riuso e, perché no, un distaccamento di una facoltà universitaria che possa riportare i giovani a conoscere questa meravigliosa parte della Toscana. Questi sono, ovviamente, solo degli esempi; sarebbe necessario iniziare un percorso condiviso per capire, insieme a tutta la popolazione, come utilizzare questa che è una enorme ricchezza, in modo che divenga il centro di un vero, duraturo e sostenibile sviluppo per la Valdisieve.

È importante bloccare questi progetti dannosi, imposti dall'alto e contrari ai principi dello sviluppo sostenibile. Non è solo una lotta locale, ma riguarda tutti. Siamo chiamati a proteggere i territori nella loro diversità, una ricchezza che permea la vita stessa delle persone, salvandoci da un’omologazione economica e disastri ecologici che mettono a rischio la nostra vita ed il futuro dei nostri figli.

Lanciata da 

giovedì 29 ottobre 2020

Italia divoratrice di suolo: il doppio della media Ue

  

di Vittorio Emiliani | 29 OTTOBRE 2020

Qui ci vogliono, al più presto, fatti concreti per ambiente e territorio. È quanto propone in un recente documento Gian Luigi Ceruti autore con Antonio Cederna della bella e incisiva legge n. 394 del 1991 sulle aree protette: un grande piano di manutenzione del territorio concorrerebbe a evitare tante sciagure umane ed economiche e darebbe […] 

Leggi tutto sul Fatto (se sei abbonato).

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giovedì 15 ottobre 2020

#TAV Scavare sotto una città come #firenze è pericoloso

 

🖊 COMUNICATO STAMPA 🖊
Firenze, 12 ottobre 2020
Scavare sotto una città come Firenze è pericoloso
A Milano rese inagibili cantine di edifici e centinaia di persone sono evacuate per la realizzazione di una metropolitana. A Firenze la retorica delle grandi opere dimentica ogni prudenza e non vuol vedere che ci sono soluzioni economiche, semplici e dagli impatti ridottissimi
L’odore dei soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa col Next Generation EU (il recovery fund) ha euforizzato la politica toscana e fiorentina in particolare; ormai si immaginano pacchi di cemento ovunque possibile con l’alibi della sostenibilità ambientale. Ha ripreso vigore anche lobby delle trivelle e si invoca l’inizio dello scavo dei tunnel del Passante AV.
C’è però sempre da ricordare che andare nel sottosuolo, soprattutto di una città costruita su terreni alluvionali, è sempre rischioso; a Milano, è notizia di pochi giorni fa, (https://bit.ly/30YhanT) alcuni edifici sono stati evacuati da centinaia di abitanti dopo i gravi danni presenti in alcune cantine e per il pericolo di crolli degli interi edifici. Pare che i danni siano causati dalla realizzazione dei tunnel di una metropolitana.
La decisione di scavare sotto edifici abitati deve essere giustificata da forti vantaggi e dall’impossibilità di soluzioni alternative. Non è certamente questo il caso del sottoattraversamento TAV di Firenze visto che gli stessi binari previsti dal progetto potrebbero essere posti in superficie. La caparbietà di continuare a pretendere di proseguire con un progetto dai mille problemi non depone a favore delle istituzioni toscane che paiono ormai andare avanti più per partito preso che non per serie ragioni trasportistiche.
Nessuno vuol ricordare le criticità che il progetto ha in sé, tante volte ricordate dal Comitato No Tunnel TAV: una è senz’altro la sciagurata decisione di scavare le due gallerie parallele con una sola fresa, scelta autorizzata da un Osservatorio Ambientale dalla poca trasparenza e dalla mancanza di terzietà; agli esperti del settore è noto che procedere con una sola fresa provocherà, allo scavo della seconda galleria, cedimenti superficiali del 50% superiori a quelli previsti se lo scavo fosse realizzato con due frese parallele (cosa regolarmente fatta nel caso di doppie gallerie in terreni alluvionali)
Un altro elemento volutamente ignorato è la sottovalutazione dei cedimenti che lo scavo di gallerie provocherebbe, soprattutto nei tratti in curva, attorno a via delle Ghiacciaie e nella zona Masaccio-Don Minzoni dove i tunnel TAV rasenterebbero gli scavi del sottopasso tranviario; sono stati presi i dati più ottimistici che la letteratura scientifica prevede e che la realtà smentisce costantemente.
Nessuno vuol ricordare i problemi che questi scavi hanno prodotto anche recentemente: ci si dimentica del crollo dell’archivio di stato a Colonia del 2009 (https://bit.ly/33Q0zo5) per lo scavo di una metro e di cui si sta concludendo il processo adesso che le prescrizioni stanno scagionando molti responsabili.
Nessuno ricorda il crollo di un intero edificio a Riva di Chiaia a Napoli nel 2013 (https://bit.ly/36V8GBW) durante la costruzione della fermata di una metro.
Il Comitato vorrebbe ricordare come un “fornello” inghiottì alcuni olivi nei pressi di Giogoli (https://bit.ly/3iS3S2z) durante lo scavo della terza corsia dell’autostrada. Per fortuna nell’area del crollo c’erano solo olivi.
A Bologna il sottoattraversamento TAV, (https://bit.ly/2ImOtL8) oltre a provocare enormi danni attorno alla stazione sotterranea, fu interessato dal crollo di una galleria con una voragine di 15 metri, per fortuna in area di cantiere.
A Palermo i lavori per il passante ferroviario sono fermi da anni (https://bit.ly/2STWicZ)
e si potrà terminare la realizzazione del tunnel solo demolendo alcuni edifici; l’opera è di dimensione molto più modeste del passante fiorentino.
Gli esempio di progetti sotterranei con gravi rischi sono molti; resterebbe da spiegare, da parte di Regione Toscana e Comune di Firenze perché si insiste con un progetto dai problemi enormi quando una soluzione di superficie sarebbe molto meno costosa, meno impattante e di più rapida realizzazione.
ℹ️
Per informazioni dirette sul sottoattraversamento TAV e sul progetto alternativo di superficie: https://goo.gl/IwkiKr
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