Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

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  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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martedì 17 maggio 2022

Dal blog di Valdisieve in Transizione: Inceneritore a roma: non ci resta che piangere

 

Una mattina mi son svegliato e ho trovato, come Benigni e Troisi, che si era in un’altra epoca.

Quella in cui si costruivano ancora quelle strutture inquinanti e distruttrici di risorse che qualcuno si ostina a chiamare termovalorizzatori. In realtà essi non termo-valorizzano proprio nulla. E’ infatti dimostrato che una selezione più raffinata del rifiuto residuo (RUR), finalizzata al recupero di materia, produrrebbe, tramite il riciclo dei materiali ripescati, un maggiore rendimento energetico di quanto se ne produrrebbe bruciandoli. E’ anche noto che il rendimento energetico lordo degli inceneritori è complessivamente di circa il 24%, e che questi abbisognano di immissione di metano per funzionare correttamente, un rendimento davvero molto basso, che non giustifica lo spreco di materia.

Gli inceneritori producono emissioni climalteranti di origine fossile in misura minore solo al carbone, in misura maggiore al metano, all’intero comparto termoelettrico e anche ai prodotti petroliferi. L’impronta di carbonio dell’incenerimento è tra i 650 e gli 800 grammi di anidride carbonica fossile per ogni kWh prodotto, quello medio di produzione energetica europea è oggi di circa 250. Dovremmo chiamarlo piuttosto “termoSvalorizzatore”.

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Inoltre, ancora prima di arrivare alla selezione del rifiuto residuo, la normativa UE indica una gerarchia ben precisa di azioni per la gestione dei rifiuti, che mette al primo posto: prevenzione alla produzione, riuso e riciclo, e solo agli ultimi due posti si trovano il recupero energetico e lo smaltimento. Cosa sta facendo, pensa di fare, farà Gualtieri riguardo alle azioni descritte ai primi tre?

L’inceneritore di Roma brucerà, irrimediabilmente, 600.000 tonnellate di rifiuto all’anno. Auguri ai residenti dei comuni limitrofi che si troveranno scaricate, in un’area molto densamente popolata, tonnellate di emissioni nocive, e non elencheremo qui tutti i veleni, ben conosciuti, e le loro conseguenze, altrettanto ben conosciute. Quasi un terzo di quelle 600.000 tonnellate ogni anno finirà in discarica come scorie e ceneri, in parte pericolose. Gualtieri sa già dove le metterà? Complimenti per una soluzione che avrebbe dovuto “diminuire” gli smaltimenti in discarica. Gli altri due terzi finiranno nell’aria, sui campi, negli orti, nei polmoni, sui panni del bucato. Lasciamo perdere i filtri. Non filtrano tutto. E ogni tanto vanno puliti, sostituiti e le scorie smaltite. In conclusione, se entrano 600.000 tonnellate, 600.000 ne escono. Non c’è alternativa. E non ci sfugge che dentro a quel rifiuto, non tanto residuo, ci sono tanti materiali, che, ora più che mai, sono diventati rari e preziosi. 

Secondo i dati ISPRA 2020 il comune di Roma ha il 43,75% di raccolta differenziata (RD). Si può sicuramente fare meglio. Secondo il Piano Regionale Gestione Rifiuti (PRGR) della Regione Lazio, approvato nel 2020, uno degli obiettivi da raggiungere è il 70% di RD per tutta la Regione nel 2025. Forse il Piano poteva essere un po’ più ambizioso, visto che che le Direttive Europee sull’Economia Circolare superano la raccolta differenziata fine a se stessa e per il 2030 chiedono l’effettivo riciclo del 70% per gli imballaggi e del 60% sui rifiuti urbani. E comunque, in quel Piano, già con quegli obiettivi, non si prevede un inceneritore per Roma.

La soluzione migliore per Roma, la più efficace per garantire un’effettiva riduzione e differenziazione dei rifiuti, rimane l’estensione, su tutto il territorio, della raccolta  Porta a Porta, come fa una piccola città come Milano. AMA non ha nulla di meno di altri gestori e i romani hanno  due mani come tutti gli altri e siamo certi che vorrebbero usarle per avere una città migliore.

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Fatte tutte le azioni sopra elencate rimarrebbe comunque del rifiuto residuo, ma in quantità più contenuta. E, come si diceva all’inizio, se ne potrebbe fare una selezione più raffinata. Nello stesso PRGR si dice in più punti che la dotazione di impianti per la selezione del rifiuto residuo (TMB) è ampiamente insufficiente per l’area di Roma Capitale, ma che la dotazione regionale è nel complesso sufficiente, solo che alcuni impianti sono sotto utilizzati. Quindi che si fa? Si bruciano materiali riciclabili, sempre più preziosi?

Gli impianti TMB esistenti sono attualmente finalizzati, alla stabilizzazione per la discarica o alla produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS), la cui destinazione è l’incenerimento.  Se venissero rinnovati, così come indicato dal PRGR, e trasformati in impianti di nuova generazione, basati su tecnologie avanzate di selezione e recupero di materiali, potrebbero ulteriormente ridurre il rifiuto romano residuo, la cui quantità, alla fine, potrebbe risultare inferiore a quella costituita dalle ceneri che l’inceneritore produrrà. E allora perché spendere tanti soldi per costruirlo e non utilizzarne molti meno per adeguare gli impianti di selezione? Costruire un inceneritore è una scelta, non una necessità. A favore di chi?

Una mattina mi sono svegliato e ho trovato che il nostro Presidente del Consiglio ha attribuito a un sindaco “poteri speciali” di aggirare il PRGR, poteri speciali che implicano di poter anche aggirare le leggi, le normative, i buoni propositi duramente sudati dal parlamento europeo, quello italiano e dai loro popoli negli ultimi anni in materia di gestione virtuosa dei rifiuti e di economia circolare. Tanto da suscitare la reazione indignata di sindaci, parlamentari e molte parti della società civile.  

Infine occorre ricordare che le Linee Guida comunitarie per l’applicazione del principio “Do No Significant Harm” (DNSH) ai Piani Nazionali di attuazione del Piano Next Generation EU, citano esplicitamente l’incenerimento dei rifiuti tra le attività che arrecano un danno significativo all’economia circolare.

Inoltre, una gestione dei rifiuti che non dà massima priorità a prevenzione e riciclo, contrasta con la recentissima Legge Costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, che ha introdotto non solo il principio fondamentale della tutela dell’ambiente, delle biodiversità e degli ecosistemi nella nostra Carta Costituzionale, ma anche  l’indicazione per cui l’iniziativa economica deve essere esercitata in modo da non arrecare danni all’ambiente e alla salute.

Rossano Ercolini ha detto che l’inceneritore non si farà mai. Che è un tentativo di gettare fumo negli occhi dei romani, ai quali invece è chiaro che il sindaco non riesce a risolvere il problema dei rifiuti. I tempi poi sono più  lunghi di quelli vantati e gli iter di legge vanno rispettati. Ma insistere su soluzioni obsolete “consentirà solo di sprecare tempo a favore dell’attuazione di buone pratiche”.

Ciò detto, siccome non siamo a Frittole, non ci resta che fermare, non Cristoforo Colombo, come Benigni e Troisi, ma Gualtieri e il suo “vecchio” inceneritore.

Valdisieve in Transizione

FONTE ARTICOLO: https://valdisieveintransizione.org/notizia/inceneritore-a-roma-non-ci-resta-che-piangere/

FONTI FOTO: 

lunedì 24 maggio 2021

L'appello dell'ex Ministro dell'Ambiente SERGIO COSTA - NO inceneritori!

 

L’Unione Europea stabilisce la piramide gerarchica dei rifiuti. In sostanza afferma che per prima cosa gli Stati membri devono ridurre la quantità di rifiuti, poi sviluppare processi di riciclo e compostaggio, eventualmente valutare il recupero energetico ed infine ipotizzare il trattamento in discarica.

La Ue, nel pacchetto Economia Circolare, ha recentemente stabilito i nuovi target per la gestione dei rifiuti solidi urbani. Entro il 2035 massimo il 10% degli RSU potranno andare in discarica. Il che significa che tutto il 90% dei rifiuti dovrà essere gestito diversamente.

Oggi, per costruire un termovalorizzatore, tra autorizzazioni amministrative e tempi tecnici costruttivi occorrono non meno di 5 anni se va tutto bene. Un impianto medio da 450.000 mila tonnellate/anno costa non meno 400 milioni di euro. Esso, una volta in funzionamento, residua circa il 30% del bruciato sotto forma di ceneri (rifiuti speciali pericolosi) che chiaramente vanno smaltite in discarica, più 650 kg di acque per tonnellata di rifiuti bruciati da depurare successivamente e 25 kg per tonnellata di gesso.
Un termovalorizzatore ha un piano di ammortamento di almeno 20 anni.

E’ stato calcolato che la filiera del riciclo, nel suo complesso consente performance ambientali migliori, in termini di energia, da 3 a 5 volte rispetto a un termovalorizzatore. Inoltre, l’occupazione lavorativa per la filiera delle 4R-riciclo, recupero, reimpiego e riutilizzo- consente un’occupazione lavorativa full time quattro volte superiore a quella assicurata dai termovalorizzatori.

Nel 2017, la Commissione europea ha raccomandato che “I processi di termovalorizzazione possono svolgere un ruolo nella transizione verso un’economia circolare a condizione che la gerarchia dei rifiuti della U.E. funga da principio guida e che le scelte fatte non ostacolino il raggiungimento di livelli più elevati di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio”.

Allora, vi prego, parliamo di Economia Circolare e acceleriamo in quella direzione. Il resto è solo vecchio paradigma… solo vecchio.

Sergio Costa
Ex Ministro dell'Ambiente. Già generale Carabinieri Forestali. Sempre in prima linea nella lotta alle ecomafie e per la Terra dei Fuochi.

martedì 20 novembre 2018

C'è del marcio negli inceneritori in Danimarca

Inceneritore con pista da sci
L'uscita del vice-ministro Salvini che, a sorpresa, fuori dal contratto con i 5 Stelle, ha rilanciato il salvifico ruolo dei termovalorizzatori per far 
sparire i roghi di rifiuti bruciati all'aperto in Campania e le decine di incendi, più o meno 
dolosi, di magazzini pieni di scarti differenziati, 
ha seguito una studiata tempistica.
Nei prossimi giorni a Copenhagen si inaugurerà 
un inceneritore con recupero energetico, di ultimissima generazione, la cui sicurezza è sottolineata dalla possibilità di sciarci sopra.

E il ministro multi-ruolo ha già annunciato che ci andrà, sci in spalla e in divisa da sciatore.
Dubitiamo che i selfie che il suo staff per la propaganda diffonderanno, per la gioia dei fan del capitano,
 ci faranno ammirare  il panorama intorno, che è quello che potete vedere nella foto che segue: in primo piano gli sciatori felici, sullo sfondo una selva di camini.

Il panorama ad ovest dell'inceneritore con pista da sci
Il fatto è che siamo sull'isola di Amager, a quasi due chilometri di distanza dalla Sirenetta e a quattro chilometri dal centro della città, isola da sempre utilizzata per scopi industriali e che ospita anche l'aeroporto internazionale.
Isola di Amager. Il cerchio rosso localizza i depositi di ceneri.
Se poi lo staff del primo ministro mandasse un drone ad esplorare i dintorni (il cerchio rosso nella foto sopra) potremmo ammirare quest'altro panorama: i grandi depositi di ceneri prodotte dalla combustione dei rifiuti, da sempre usate dai danesi per riempire il fondo delle loro autostrade.

Depositi di ceneri prodotte dagli inceneritori di Copenhagen



Il nuovo inceneritore, nelle inedite vesti di parco dei divertimenti, brucerà 325.000 tonnellate anno di scarti prodotti dai danesi, ma, per le leggi della chimica, questa massa non sarà trasformata tutta in energia e l'inceneritore produrrà un bel pò di rifiuti: 66.500 tonnellate di cenere pesanti e 6.500 tonnellate di ceneri leggere e quest'ultime, prodotte dai sistemi di filtrazione dell'aria, sono inevitabilmente cariche di sostanze pericolose e quindi, a tutti gli effetti, sono rifiuti tossici da smaltire con molta attenzione e con elevati costi.
Trasformare rifiuti urbani, al massimo puzzolenti, in rifiuti tossici a me non sembra una grande furbata.
A riguardo, posso fornire qualche dato sui nostri inceneritori, pardon, "termovalorizzatori": in media in 
un chilo di ceneri pesanti prodotte dai nostri impianti si trovano 34 nanogrammi di diossine, in un chilo
 di ceneri leggere, i nanogrammi di diossine salgono a , 311.

Per la cronaca, in un chilo di rifiuti nostrani inceneriti si trovano, in media, 2 nanogrammi di diossine. 

Lascio ai miei lettori la valutazione di quanto sia furba la scelta di privilegiare la "termovalorizzazione" al riciclo.

E ritorniamo al termovalorizzatore con pista da sci: quanto gli costa?

Questa meraviglia ha richiesto 520 milioni di euro, a cui si devono aggiungere i costi di esercizio, di manutenzione e quelli per la inertizzazione e lo smaltimento delle ceneri. 

Una bella cifra. che i danesi dovranno pagare producendo tutti i rifiuti che servono ad alimentare 
l'impianto e questo per almeno 25 anni, quanti ne servono per ammortizzare l'investimento.

Con queste scelte, 27 inceneritori in funzione, i cittadini di Copenhagen e tutti i Danesi  possono dare 
un addio a serie politiche di riduzione dei rifiuti e di riciclo.

Ed è proprio cosi: un danese produce ogni anno 788 chili di scarti urbani, di cui il 54% è incenerito e il 42% riciclato, un vero record europeo.

Produzione e trattamenti di scarti urbani (2015)
nei paesi membri dell'Unione Europea 
 
Noi italiani, con tutti i nostri difetti, di scarti ne produciamo quasi la metà (488 chili),  di cui 
ricicliamo il 47,5% ( meglio dei danesi) e se i
5 Stelle al governo riuscissero a realizzare quanto previsto nel contratto, ovvero estendere a tutto il 
paese il sistema di raccolta "porta a porta " adottato 
nel Trevigiano, con oltre il 65% di raccolta differenziata, potremmo certamente chiudere tutte 
le discariche e dare un addio ai termovalorizzatori nostrani.

Per la cronaca è quello che ha deciso di fare la 
regione Liguria, a guida forza Italia e Lega: nessun inceneritore, bocciati per i costi eccessivi, d
ifferenziata al 65% con il porta a porta, produzione di metano da immettere in rete dalle frazioni 
organiche, massimo recupero di materiali da usare in nuove produzioni. 
E questa scelta la possiamo fare proprio grazie al fatto che una decina di anni fa abbiamo bloccato un inceneritore ( anche lui su modello danese) sotto la Lanterna ( il faro simbolo della citta) e anche 
perchè la grande discarica di Scarpino, alle spalle della città, finalmente Sima messa in regola e non 
potrà più ricevere gli scarti indifferenziati.

Se poi anche Salvini, che ama gli italiani, volesse abolire l'anomalia tutta nazionale, di aver fatto 
diventare per legge i nostri scarti una fonte di energia rinnovabile, gliene saremmo grati.

Questa norma, che la solita anonima manina ha introdotto quando abbiamo recepito una norma 
europea per incentivare le energie rinnovabili, ci costa 300 milioni di euro all'anno, tanto vale il 
regalo fatto ai gestori degli inceneritori nostrani.

Sono soldi pagati, a loro insaputa, da tutti gli italiani con la bolletta della luce, nella voce A3 delle 
tasse a carico.

Andate a controllare, per avere un'idea di quanto vi costa mantenere una cinquantina di "termovalorizzatori".

Pensateci, quando tra qualche giorno vedrete Salvini in trasferta sciistica in Danimarca.
Sullo stesso argomento:

mercoledì 6 luglio 2016

NEWS DAI TERRITORI RESISTENTI CON PROGETTO DALLA PIANA DI MORTE AD ALTERPIANA AMBIENTE DI VITA

Link fonte foto
04 LUGLIO 2016
INCENDIO  ALLA DISCARICA  DEL CASSERO (vallecola pedecollinare del Montalbano), CANTAGRILLO, Comune di SERRAVALLE PISTOIESE, in fondo a sinistra nella piana FIRENZE PRATO PISTOIA

SELVAPIANA – CASE PASSERINI – AEROPORTO PERETOLA - BACIACAVALLO – MONTALE – DISCARICA DEL CASSERO: LA STESSA RABBIA § LA STESSA VOLONTA’

Le sostanze chimiche di sintesi immesse nell' ambiente dai fumi della combustione di parti significative della discarica del Cassero, durante l’ incendio durato ininterrottamente dalle 18 di lunedì 04  alle 08 di martedì 05 luglio, sono portatori  di tossicità, inquinamento persistente, danni per la salute.

D' altro canto, se nella discarica del Cassero – come accade anche per  altre discariche  che  a norma di legge dovrebbero contenere solo residui inerti - vengono stoccati: 
- pulper di cartiera (in massima parte della lucchesia) e quindi lignina; 
- plastiche di vario genere; rifiuti indifferenziati con materiale organico; 
- rifiuti speciali (industriali) ospedalieri; 
- oltre alle scorie dell' inceneritore di Montale (PT), 
- oltre teli in plastica e copertoni di ruote, 
le polveri e i fumi della combustione non possono non contenere una qualche tipologia di diossine.

Il problema è la COMBUSTIONE. 
La gestione dei rifiuti va concepita, come sostengono anche le norme comunitarie, senza alcun trattamento termico in quanto l’incenerimento è sconsigliato e considerato l’ultimo e residuale anello di una gerarchia che parte dalla riduzione e dal riutilizzo; senza alcuna combustione: né la combustione  innescata da processi che avvengono nel corpo in decomposizione di una discarica, né  quella indotta dalla macchina termodistruttrice dell' inceneritore. 
Macchina termodistruttrice di materia, energia ed informazione contenute nei prodotti/residui, oltre che delle forme di vita, del bios, dei territori contaminati dai fumi e dalle emissioni). 
Il nostro NO è pertanto riferito alla combustione, e quindi sia agli inceneritori che alle discariche.

Va, senza doverlo ricordare, che ad ogni inceneritore - o a più inceneritori - è legata una discarica di rifermento dove vengono stoccate le scorie ed i sovvalli dei residui del processo di incenerimento. Per queste ragioni, è assolutamente destituita di fondamento, falsa e molto “pelosa” la contrapposizione inceneritore/discarica: bisogna costruire l' inceneritore, altrimenti ci vogliono le discariche, dicono. Le discariche ci vogliono anche dove c'è un inceneritore.

A questo proposito: dove è prevista la discarica di riferimento del progettato inceneritore di Case Passerini? 
Non è prevista
Quindi il progetto è monco e inadeguato (è ovvio che noi non vogliamo né inceneritori né discariche: ma chi pretende di governarci è incompetente, lestofante, e mente sapendo di mentire).

La proposta Rifiuti Zero deve pertanto essere legata intimamente  a Combustione Zero dovunque e all' avvio di economie locali del risparmio di materia e del riutilizzo, a base non monetaria, ma fondate su scambi materia-energia-informazione  incorporate in oggetti e prodotti che abbiano un lungo ciclo di vita.

La piana Firenze Prato Pistoia che abitanti e attivisti intendono e desiderano trasformare in una ALTERPIANA di vita opposta a quella attuale di morte, è colma di impianti dannosi. 
Anche riferendoci solo al ciclo dei rifiuti:     
  • inceneritore di Montale, 
  • inceneritore di Baciacavallo, 
  • inceneritore della ditta Faggi all' Osmannoro, 
  • previsto inceneritore a Case Passerini, 
  • inceneritore (in dismissione?) di Selvapina, 
  • discarica di Case Passerini, 
  • discarica del Cassero, 
  • discarica di Greti, chiusa ma con grossi problemi di inquinamento nella valle del Vincio, Pistoia.
Dal caso dell’ incendio  della discarica del Cassero, emergono alcuni aspetti da sottolineare:
  • stoccaggio di  rifiuti industriali e domestici, probabilmente accettati in deroga alle leggi di settore e sanitarie (pulper di cartiera + rifiuti indifferenziati + rifiuti da altre regioni: di  quali codici si tratta ? L’ unica  legge che domina è quella del mercato e dell' accumulazione da parte di poche agenzie e/o imprese di servizio  di denaro pubblico e privato: inviare i rifiuti al Cassero costa molto, tanto che le scorie dell' inceneritore di Montale sono state a più riprese non conferite per  le alte tariffe  richieste da Pistoia Ambiente, e qualche volta inviate in Valdichiana, con procedimenti non chiari e sottoposti ad indagine da parte degli inquirenti (l' inceneritore di Montale è gestito dalla ditta LADURNER spa, Bozen, che ha  vinto il bando per l' ampliamento e poi è rimasta per la gestione, in accordo con il   CIS (di proprietà dei comuni di Agliana, Montale, Quarrata e Borgo a Buggiano: capitale pubblico, soldi nostri);
  • inadeguatezza dei controlli in discarica : i fumi dell' incendio sono stati visti in ritardo;
  • inadeguatezza delle strutture di intervento e di protezione civile e mancanza di un gruppo di coordinamento per intervenire celermente;
  • -certezza sulla emissione di diossine. quali e quante?
  • divieto di raccogliere e consumare verdure, frutti entro un' area non coerentemente definita intorno alla discarica (perché 2 Km? Perché non anche nei comuni di Lamporecchio e Larciano dove sono ricaduti i fumi?).
Va ricordato che le diossine, come  molti altri inquinanti persistenti, vengono assunte attraverso l' alimentazione; che la concentrazione delle diossine cresce esponenzialmente lungo la catena alimentare: vegetali, altri animali, uomo. le diossine si concentrano nei grassi e non vengono espulse dall' organismo umano, nel caso dei maschi. Le femmine possono disfarsene passandole ai figli durante l' allattamento.

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venerdì 4 dicembre 2015

Le Mamme NO Inceneritore a "Tutta la città ne parla" su Rai Radio3

Pubblichiamo un commento dell'Associazione Rif O' sull'intervento delle Mamme No Inceneritore su RAI RADIO3 che potete ascoltare a questo link: https://youtu.be/mxrKsghp_eo?list=PLqaHrmJ4AOU2aldgBF9VdX6j6wKl6y19m o vedere sotto:
°°°°°
"Un intervento registrato e montato con originalità, inserendo dei punti d'approfondimento che la breve puntata radiofonica non ha permesso per tempi stretti
Si consiglia a tutti i fiorentini, e non solo, di spendere 15 minuti per cogliere i punti fondamentali riportati dal confronto, che l'informativa ufficiale non offre ma i !
L'assessore all'ambiente Bettini e tutto il mondo politico con cui lavora, se DAVVERO volesse una città green , sostenibile, come dice, oltre a non fare inceneritori, quando si parla in Italia (regione Lombardia), oltre che nel resto del Mondo, di Strategie di Decommisionamento di tali impianti , si dovrebbe già da tempo preoccupare dell'inciviltà a cui siamo stati tutti educati ! "



ndr. PS.
Tra le tante cose dette dall'Assessore Alessia Bettini del Comune di Firenze, che il filmato evidenzia come non esatte (nel video ci sono dei commenti che arrivano puntuali alle affermazioni dell'assessore), ne vogliamo riportare solo una che riguarda la provenienza dei rifiuti presso l'impianto di Case Passerini:
l'assessore afferma che anche se l'art. 35 dello Sblocca Italia autorizza di fatto a bruciare i rifiuti provenienti da tutte le regioni (a questo aggiungiamo che, così com'è l'art. 35, potrebbe anche essere il governo centrale a stabilire in base ad eventuali emergenze, ma anche no, quali rifiuti e dove debbano essere bruciati......in barba alle autorizzazioni!!), LORO, a Case Passerini, vogliono bruciare solo i rifiuti della Provincia di Firenze.


Questo il commento del video che non ha bisogno di essere spiegato!!






lunedì 24 agosto 2015

"Termovalorizzatore" nel mirino. In 10 punti tutte le ragioni del no

Firenze, 24 agosto 2015 - In dieci punti tutto ciò che non convince in materia di termovalorizzatore su quanto affermano le pubbliche amministrazioni in merito alla costruzione del nuovo inceneritore di Case Passerini a Firenze.

Le ragioni del no secondo Gian Luca Garetti, Medicina Democratica, attivo in «perUnaltracittà».

1) «L’inceneritore è un’opera utile, non farà male ai cittadini, ma sarà utile all’ambiente» parole del sindaco di Firenze e presidente della Città metropolitana, Dario Nardella, tipica azione di greenwashing, cioè spacciare per sostenibile/utile l’incenerimento quando non è affatto sostenibile per la salute, per l’ambiente, per l’economia ed è invece utile solo a Qtermo spa (Quadrifoglio più Hera) la società che lo gestirà. In Toscana, non c’è nessuna emergenza rifiuti, li stiamo addirittura importando dalla Regione Calabria e dalla Regione Liguria.

2) Il primo ministro Matteo Renzi lancia un Piano che prevede 12 nuovi inceneritori in Italia (2 in Toscana da 150.000 t/anno), con uno schema di decreto ai sensi dell’art.35 dello “Sblocca italia”, da far approvare a settembre dalla Conferenza Stato-Regioni. Ignorando i trend in atto (riduzione consumi, riduzione imballaggi, aumento raccolta differenziata, ecc) che fanno diventare “rifiuti zero in discarica” non più uno slogan utopistico ma piuttosto una frontiera raggiungibile. Pregustano lauti guadagni le multiutility A2A, Iren, Hera, Acea.

3) Con le raccolte differenziate che superano l’80% non rimane che il Rifiuto urbano residuo, ovvero quanto resta a valle del processo di differenziazione. Ma non esiste nessun obbligo di incenerimento, nessuna direttiva Ue che lo giustifichi.

4) L’inceneritore di Firenze non chiuderà affatto il ciclo dei rifiuti dell’Ato Toscana Centro, come vorrebbe far credere la retorica dei vari greenwashers, perché produrrà tra 30.000 e 50.000 tonnellate/anno di ceneri e scorie, di cui non si vuol dichiarare la destinazione.

5) L’inceneritore di Firenze non può fare a meno delle discariche. La frazione delle ceneri cosiddette leggere, circa 9.000 tonnellate/anno, considerate rifiuto pericoloso, dovranno essere collocate in discariche idonee all’estero. Ma è in corso una ri-classificazione dei residui solidi degli inceneritori, che potrebbe diminuire l’autosufficienza dell’Ato e comportare ingenti costi aggiuntivi, che ovviamente ricadrebbero sui cittadini.

6) «Se si vuol ridurre al minimo l’impatto ambientale nella gestione di un inceneritore si devono inviare tutti i residui da incenerimento a discarica», S.Larini su www.inforifiuti.com. Questo perché l’alternativa alla discarica, il cosiddetto riciclo/valorizzazione dei residui solidi nell’edilizia diventa un metodo di diffusione incontrollata di pericolosi inquinanti persistenti nell’ambiente.

7) L’inceneritore fiorentino avrà ripercussioni negative sulla salute dei cittadini, in particolare dei bambini.
L’origine di molte patologie cronico/degenerative tipiche dell’età adulta è da ricondursi ad esposizioni ad agenti inquinanti durante la vita intrauterina.

8) Questo inceneritore emetterà inquinanti che possiedono azione tossica, mutagena, cancerogena. Molte di queste sostanze sono anche interferenti endocrini, sono persistenti e bioaccumulabili, entrano nella catena alimentare e sono trasmissibili alle future generazioni. Quindi ci saranno ricadute neoplastiche e non neoplastiche sulle popolazioni interessate, specie sui bambini.

9) Il rispetto dei limiti di legge delle emissioni al camino non significa affatto non avere alcun effetto sulla salute. Si sta parlando di un micidiale cocktail di diossine, furani, Pcb, metalli pesanti, particolato ultrasottile.

10) «Il riciclo è meglio dell’incenerimento», rispetto ai gas clima alteranti. L’energia elettrica ottenuta dall’inceneritore, è una quota del tutto marginale, nel 2013 ha rappresentato solo l’1,4% rispetto alle altre fonti.
 Gian Luca Garetti, Medicina Democratica

mercoledì 15 luglio 2015

ISDE: Questione clinker e scorie da inceneritore

La gestione del clinker nelle cementerie; quando è un prodotto naturale e quando, invece, è composto da scorie pesanti provenienti dai processi di incenerimento? I Medici per l’Ambiente di Isde Italia chiedono chiarezza.

Medici per l’ambiente – Isde Italia, insieme all’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma e Medicina Democratica Onlus, chiedono insistentemente, ormai dall’inizio dell’anno, alle autorità competenti, di rispondere riguardo all’attività di recupero scorie derivanti dagli inceneritori, sul loro utilizzo per la produzione di clinker e sulla conformità di tali pratiche rispetto ai Regolamenti Europei.
Le tre organizzazioni hanno inoltrato sia a febbraio, che ad aprile, che a giugno 2015 alcune circostanziate lettere di richiesta al Ministero dell’Ambiente, al Ministero della Salute, a svariate ASL del centro e nord Italia, per ottenere le adeguate informazioni sui temi sollevati, ma ad oggi non hanno ricevuto alcuna risposta in merito.
In particolare, l’attenzione di Isde Italia e delle altre associazioni, si è concentrata sul recupero delle scorie da inceneritori e sul loro utilizzo nella produzione del clinker (costituente principale del cemento) per la quale, fra l’altro, vengono utilizzate svariate e significative quantità di rifiuti, anziché materie prime naturali.
Il Regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals è un regolamento entrato in vigore il 1° giugno 2007 che ha come obiettivo quello di migliorare il precedente quadro legislativo in materia di sostanze chimiche dell’Unione Europea) esclude dall’obbligo di registrazione alcune sostanze “presenti in natura” e “non modificate chimicamente”, cioè “la cui struttura chimica rimane immutata anche se è stata soggetta ad un processo o trattamento chimico”. Il clinker ricadrebbe fra le sostanze che possono beneficiare  dell’esenzione dalla “registrazione REACH” sul presupposto che viene ottenuto da materie prime naturali, come argilla, calcare, bauxite ecc…
Ciò appare in contrasto con quanto avviene abitualmente nei cementifici, ove, in parziale sostituzione delle materie vergini che compongono la farina cruda, vengono utilizzate le scorie pesanti dei processi di incenerimento e svariate altre tipologie di rifiuti.
Quindi, nel caso in cui il clinker venga prodotto dal cementificio utilizzando scorie da inceneritore o altre tipologie di rifiuti, non sembrano mantenuti i criteri per l’esenzione dalla registrazione di questa sostanza , applicabili, invece, al clinker prodotto a partire esclusivamente dalla farina cruda.
Inoltre, clinker e cemento dovrebbero essere sottoposti ad adeguati controlli di natura ambientale, igienica e sanitaria che tengano conto delle materie prime da cui sono ottenuti (i rifiuti) e dei rischi effettivi per l’ambiente e per la salute (es.: rilascio di tutti i metalli pesanti) e non semplicemente limitarsi alla verifica di alcuni parametri (es.: cromo VI). Tali controlli dovrebbero riguardare anche quanto potrà avvenire al termine del ciclo di vita di questi prodotti.
Analogamente a quanto sopra, anche nell’ambito del recupero delle scorie da inceneritore, le richieste rivolte ai Ministeri ed ai diversi Enti, riguardano la conformità delle pratiche abitualmente utilizzate rispetto ai Regolamenti (CE) n. 1907/2006 “REACH”, n. 1272/2008 “CLP” e n. 305/2011 “CPR”, le autorizzazioni AIA che le consentono in assenza, nella maggior parte dei casi, di prescrizioni relative controllo ambientale e sanitario sui prodotti ottenuti, con riguardo anche al termine del loro ciclo di vita, ed al divieto di diluizione di sostanze pericolose ex art. 187 del D.Lgs 152/2006.
In conclusione, Medici per l’ambiente – Isde Italia, l’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma e Medicina Democratica Onlus, chiedono di conoscere se sia ammissibile che le aziende cementiere, autorizzate a svolgere attività di recupero rifiuti, possano operare in assenza della registrazione prescritta dalla “normativa REACH” per poter utilizzare o immettere sul mercato il clinker ottenuto dalla farina cruda, realizzato con scorie da inceneritore e/o miscele di sostanze ottenute dalle medesime e/o da altri rifiuti e, in ogni caso, di voler verificare la pericolosità di un siffatto uso. Infatti, le predette considerazioni e i richiamati principi comunitari, costituzionali e legislativi assumono particolare importanza in relazione alla riconosciuta pericolosità propria della gestione delle cementerie, che induce a postulare come assolutamente necessario adottare criteri di estrema prudenza e di responsabilità in ogni scelta che possa incidere sullo stato di situazione e aggravarne gli effetti inquinanti.
Analoghe richieste sono state poste anche in merito alle attività di recupero delle scorie da inceneritore, al rispetto dei Regolamenti (CE) REACH, CLP e CPR, all’assenza di prescrizioni autorizzative in materia di controllo ambientale e sanitario sui prodotti ottenuti ed al divieto di diluizione di sostanze pericolose.
Le associazioni restano in attesa di un urgente riscontro da parte delle autorità competenti e si impegnano, inoltre, a tenere informati i cittadini su questo importante caso che deve essere costantemente monitorato. Nella speranza che si possa fare chiarezza sui temi sollevati per la tutela delle persone e dell’ambiente.

FONTE ARTICOLO:  http://www.isde.it/questione-clinker-e-scorie-da-inceneritore/