Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 5 luglio 2017

Inceneritori, una pratica insostenibile

112[Nota di approfondimento a cura di A Sud, Energia per L'Italia, Ugi Colleferro e Zero Waste Europe] 
Dopo la puntata di Otto e Mezzo (guardala qui) sugli inceneritori abbiamo sentito l’esigenza di entrare nel merito di alcune informazioni date in diretta dagli altri interlocutori per sgomberare il campo da equivoci e cercare di fare chiarezza rispetto alla reale pericolosità degli inceneritori e alla loro insostenibilità economica e sociale.

C’è del marcio anche in Danimarca.
La strada sbagliata dell’incenerimento.
 

"Quella degli inceneritori è stata una strada sbagliata". 
Parole di Ida Auken, ex ministro dell’ambiente danese, dimessosi proprio per la questione inceneritori.

Una strada sbagliata che ha portato il paese nord europeo verso una crisi sistemica di gestione. Secondo Eurostat, la produzione di rifiuti urbani della Danimarca pro capite è la più alta in Europa: 747 kg a persona nel 2013 (rispetto a una media europea di 481 kg). Circa il 60%per cento di questi rifiuti domestici, inclusi i rifiuti organici ad alta potenzialità calorifica, vengono inviati direttamente all’inceneritore più vicino (ufficialmente, solo il 3 per cento viene inviato alla discarica a livello nazionale, ma questo numero non include ceneri e scorie da incenerimento che in quanto “rifiuti speciali” spesso non vengono poi riportati nelle statistiche relative agli urbani, pur derivando da essi).
Questa dipendenza dagli inceneritori ha causato l’impossibilità per la Danimarca di raggiungere gli obiettivi europei fissati dalla direttiva comunitaria per il 2020 (Direttiva quadro 2008/98) tra cui quello del 50% di recupero di materia visto che il paese incenerisce più del 60% dei rifiuti. Motivo per il quale alla Danimarca è stato concesso di adottare il calcolo semplificato, in cui il 50% si computa sulle sole frazioni carta, vetro, plastica e metallo. Ma ora la UE sta discutendo obiettivi ancora più ambiziosi (il 65 o 70%)  e sul totale del rifiuto urbano, ossia senza semplificazioni di calcolo, e questo sta mettendo in forte crisi il sistema danese di gestione dei rifiuti. Per risolvere questa criticità, e riallineare la gestione anche con gli obiettivi della strategia energetica che prevede il 100% di energia rinnovabile al 2015 (mentre dall’ incenerimento viene prodotta energia in gran parte di origine fossile, come dalla componente plastica) il ministero dell’ambiente due anni fa elaborò una nuova Strategia Nazionale (“Denmark without waste”) per abbandonare progressivamente l’utilizzo degli inceneritori favorendo e incentivando il riciclo dei materiali.
Con i suoi 26 inceneritori, il sistema danese dimostra quanto, al di là dell’impiantistica avanzata e di ultima generazione, skyline e piste da sci sulle ciminiere, l’incenerimento dei rifiuti resti una pratica insostenibile, poco redditizia e messa in profonda crisi dagli obiettivi della strategia sulla Economia Circolare, attualmente in discussione a livello europeo.
Tanto che la stessa Commissione Europea, a fine Gennaio ha adottato una Comunicazione sulla Energia da Rifiuto, che mette in guardia contro il ricorso eccessivo all’incenerimento, raccomanda di disinvestire dallo stesso, e chiede di terminare i sussidi alla produzione energetica che, ad oggi, costituisce lo strumento fondamentale (e deteriore, essendo pagato dalla collettività) per garantire l’equilibrio economico dell’incenerimento.

Inceneritori italiani, tra processi, infrazioni e traffico illecito di rifiuti.
Dei 40 impianti di incenerimento italiano – che bruciano rifiuti urbani e speciali, venti sono sotto la lente della magistratura con inchieste in corso per traffico illecito di rifiuti, violazioni della normativa ambientale, incidenti, emissioni sopra i limiti di legge di diossine e metalli pesanti. Per altri 12 impianti sono stati accertati violazioni delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Alcuni, anche nel recente passato, vennero chiusi, dopo accertamenti della Magistratura, per avere falsificato i dati sulle emissioni. C’ è anche da sottolineare che rispettare un limite non significa comunque rispettare la salute, visto peraltro che alcune sostanze, come il nanoparticolato, non sono attualmente regolamentate,  e che i monitoraggi generalmente non coprono le fasi di accensione/spegnimento per le manutenzioni periodiche, in cui si hanno emissioni ben superiori che in condizioni operative standard.
L’inceneritore di Bolzano non è da meno visto che vanta un processo per emissione di sostanze nocive oltre i limiti di legge dopo l’incendio avvenuto a novembre 2013.La realtà degli inceneritori italiani è costellata di incendi, malagestione, illeciti e costituisce da Nord a Sud del paese, fonte di aumento di ricoveri ospedalieri per gravi patologie.
L’incenerimento dei rifiuti resta una pratica insostenibile, che sottrae la possibilità di recuperare materia in favore del recupero di energia e che non consente di incrementare processi virtuosi di riduzione a monte dei rifiuti secondo i percorsi della Economia Circolare. Che peraltro, sarebbero quelli più efficienti anche dal punto di vista della minimizzazione dei costi e della creazione di indotto occupazionale. 

Energia o materia?
A parità di materiale, l’energia recuperata con incenerimento è inferiore a quella risparmiata riciclando lo stesso materiale. Il riciclo è quindi da 2 a 5 volte più efficiente del recupero energetico e questo fattore determina un vantaggio economico diretto, oltre a un migliore uso delle risorse e a un vantaggio ambientale.
Quindi, per motivi energetici ed economici, è urgente programmare la conversione dei sistemi di raccolta rifiuti verso il massimo riciclo. Conversione che comprende la riprogettazione dei prodotti per ridurre i materiali non riciclabili immessi a consumo, oppure le plastiche miste, difficilmente recuperabili.
Ad esempio, se la media di produzione di residuo secco indifferenziato si riducesse a 75 kg per abitante all’anno, un obiettivo già raggiunto da molti Comuni italiani, sarebbe sufficiente una capacità di smaltimento di 4.5 milioni di tonnellate. I 40 impianti di incenerimento hanno una capacità totale di circa 8 milioni di tonnellate.
Raggiungere questo obiettivo consentirebbe un uso razionale delle risorse, riutilizzando le materie per nuovi prodotti, e un sensibile risparmio di energia.
I distretti che hanno seguito con coerenza i percorsi Rifiuti Zero, proprio grazie alla assenza di inceneritori, come la Provincia di Treviso, già oggi producono solo 50 kg/ab.anno di rifiuto indifferenziato residuo, e si sono posti l’obiettivo di arrivare a 10 kg nel 2023. Cosa possibile in quanto non hanno sul loro territorio la rigidità di un inceneritore da alimentare con i tonnellaggi previsti dal “business plan”.


Pertanto, la materia è più preziosa dell’energia.

A Sud
Energia per L'Italia
Ugi Colleferro
Zero Waste Europe

giovedì 3 novembre 2016

Appalti «diabolici» come e più di prima. Inutile l’Anac di Cantone

Grandi Opere. Gli ultimi scandali nel settore dimostrano che l'Autorità anti-corruzione così com'è non serve


  
Non sorprende l’ennesimo scandalo sulle Grandi Opere. È un settore che necessiterebbe di una radicale bonifica politica, gestionale e normativa; ma in cui – al di là della formale abrogazione della “criminogena” Legge Obiettivo – tutto prosegue come e più di prima. Confermando anche la sostanziale inutilità – o peggio la funzione di “foglia di fico” – dell’Anac, l’Autorità nazionale anti-corruzione diretta da Raffaele Cantone.

Il comparto è infatti controllato da un oligopolio di imprese, banche e finanziarie infiltrato da associazionismi speculativi di tutti i tipi, che assume l’appalto di un’opera, consorziandosi, con alternanza tra grandi imprese per la direzione. E quindi – ancora con i meccanismi della legge Obiettivo – mette in piedi un meccanismo in grado di decidere quasi tutto, nonché di attrarre ingenti flussi di capitale, disponendo così di un immenso potere di condizionamento su politica e enti locali; fino alla capacità di imporre anche la più inutile e dannosa delle opere.
Spesso poi la necessità di abbattere tempi e costi aggiunge il sovramercato della cattiva progettazione e dell’ipersemplificazione illecita delle procedure. Valutazioni d’impatto ambientale (Via) inesistenti o fasulle; vincoli paesaggistici ignorati; o si «semplificano o simulano» le conferenze dei servizi. Un quadro di illegalità diffusa in cui, oltre a comandare la corruttela, si favorisce l’infiltrazione di mafia e ’ndrangheta.

Come dimostrano diverse inchieste giudiziarie, figure «affidabili» per il sistema assumono posti-chiave e quindi impongono decisioni, anche anomale e bizzarre. In non pochi casi pezzi di opere – o gli interi manufatti – sono decise da «accordi diabolici», con determinazioni condizionanti per la governance. Come nel caso del sottoattraversamento Tav di Firenze, di cui Ferrovie ammette finalmente l’inutilità e gli impatti, prospettando un nuovo progetto di superficie; ma senza cancellare il tunnel sotto il centro storico: uno spreco e un regalone alle lobby degli escavatori.

Il nuovo Codice degli Appalti doveva segnare una svolta, anche per il previsto ritorno alla pianificazione; ma è bloccato dalla mancanza dei molti provvedimenti attuativi. Continua invece a imperversare «l’eterna emergenza» che facilita sprechi, corruttele e criminalità alimentato – oltre che dalla «sopravvivenza» della Legge Obiettivo – dallo Sblocca Italia e del Decreto Madia. Materia su cui un’eventuale vittoria del Sì al referendum accentuerebbe confusione e distorsioni.

I casi di questi giorni (L’AV Milano-Genova, il People Mover di Pisa e l’eterna Salerno-Reggio Calabria, i cui lavori non finiranno, ma s’interromperanno a fine anno, con parata governativa di copertura dell’imbroglio), compreso ciò che la procura di Reggio Calabria ha rilevato su Expo nell’ambito di varie inchieste di ‘ndrangheta («oltre il 70% dei lavori eseguito da quel tipo di impresa»), dimostrano che l’Anac o si cambia o si chiude. Così com’è è inutile, anche per il suo clamoroso sottodimensionamento: ha accettato compiti e funzioni che avrebbero bisogno di 10 mila addetti. Certo, copre con dichiarazioni d’intenti e azioni inefficaci la prosecuzione di sprechi e corruttele. Anche le minacce di «commissariare» le opere crediamo facciano ridere gli interessati: come nel caso dell’Expo, l’eventuale commissario si trova a «lavorare con i soliti»,con l’esclusione magari di qualche dirigente «troppo esposto».

Specie quando un’opera – in tutto o in parte – è stata decisa per favorire determinate presenze, e in genere quando si deve davvero “bonificare” – l’unica strada è costituita dall’interruzione dei flussi di denaro; ovvero dell’annullamento dei contratti e dei relativi appalti.

FONTE IL MANIFESTO: http://ilmanifesto.info/appalti-diabolici-come-e-piu-di-prima-inutile-lanac-di-cantone/

martedì 20 settembre 2016

RASSEGNA STAMPA sullo scandalo dei fanghi tossici delle cartiere - By rete dei comitati



venerdì 17 giugno 2016

L'intervento di Ivan Cicconi all'incontro pubblico dell'8 Giugno a Firenze sulle grandi opere.

    
VIAGGIO IN UNA DELLE TANTE TRAGEDIE ITALIANE:
LE GRANDI OPERE INUTILI
Incontro pubblico
8 giugno 2016, ore 21.00
Sala dei Marmi del Parterre, Piazza della Libertà
Intervengono
Alberto Ziparo, urbanista (IN QUESTO VIDEO IL SUO INTERVENTO)
Senza alcun progetto: dal Passante TAV di Firenze alla situazione italiana.
Ivan Cicconi, esperto lavori pubblici
L’Italia che non cambia, dalla legge obiettivo al codice degli appalti: il rigoglioso pascolo dell’illegalità.
Rete dei Comitati in Difesa del Territorio
Comitato No Tunnel TAV Firenze
con la collaborazione de “La Città Invisibile”

lunedì 29 febbraio 2016

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 25 febbraio 2016

Il Passante TAV nell'audizione di Cantone, il silenzio imbarazzato della Regione

Il Comitato NO Tunnel TAV di Firenze ha letto con sconcerto i comunicati stampa emessi dalla Regione Toscana dopo l'audizione in Quarta Commissione del Presidente dell'ANAC Raffaele Cantone; pare che il magistrato abbia parlato di tutto fuorché di TAV.
Al contrario le testimonianze di chi ha partecipato dicono che Cantone ha ribadito alcune critiche radicali che gli oppositori a questa opera avevano fatto da tempo:
  • che la figura del General Contractor è criminogena; questa è al centro delle modalità dell'assegnazione dei lavori della linea TAV fiorentina, ha prodotto due inchieste che la maggioranza in Regione sembra voler rimuovere dalla memoria
  • che le “grandi incompiute” in Italia dipendono proprio dagli errori fatti in fase autorizzativa e progettuale, cosa di cui il Passante fiorentino è esempio magistrale
  • che la VIA (valutazione di impatto ambientale) sul progetto andrebbe rifatta, cosa che i comitati dicono da innumerevoli anni
  • che è totalmente mancato un processo partecipativo per la scelta di questo progetto, imposto alla cittadinanza e in seguito tenuto in semiclandestinità per quasi un decennio
  • che, sempre secondo Cantone, le terre di scavo prodotte dalla fresa sono “inequivocabilmente rifiuti”. Questo particolare stride sinistramente con le dichiarazioni dell'AD di RFI Maurizio Gentile che parla di prossimo pronunciamento favorevole del Ministero dei Beni Ambientali; forse le maglie allargate dallo Sblocca Italia trasformeranno i rifiuti in caramelle?
  • che la Corte dei Conti avrebbe avviato una inchiesta per danno erariale a seguito dell'aumento vertiginoso dei costi
Su questi argomenti la Regione tace accuratamente e si nasconde dietro un accordo con l'ANAC che ha più elementi propagandistici che di sostanza se, contemporaneamente, non si ha il coraggio per intervenire sulla cancrena rappresentata da opere come il Passante TAV.
Il Comitato stigmatizza anche la segretezza con cui vengono svolte queste audizioni; non solo non è stato possibile partecipare alla seduta, ma non è stato nemmeno concesso lo streaming video. Chi interessato dovrà attendere settimane che la trascrizione della seduta sia pronta. Queste ultime forse sono cose minime, ma inequivocabile segno di poca trasparenza, di poco rispetto per chi intende partecipare alla vita politica, probabilmente di timore che possano emergere particolari imbarazzanti per questa maggioranza così imbarazzata da megaprogetti così malfatti e contestati nonché da comportamenti quali quelli che portarono alla rimozione del dirigente regionale Fabio Zita.
Insomma pare che il Governo della Regione voglia procedere a testa bassa, ad occhi chiusi, ad orecchie tappate su questo indecente progetto.
Una bella prospettiva.

Comitato No Tunnel TAV Firenze
338 3092948

Raffaele Cantone, no Tav onorario a Firenze


Raffaele Cantone a Firenze per firma accordo trasparenza appalti pubblici

di  | 26 febbraio 2016
Quello dei cantieri fiorentini della Tav è un “problema tutto italiano, tipico del nostro Paese e del nostro sistema di appalti pubblici. Un caso emblematico che non ci fa onore”. Così ieri Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione durante l’audizione che si è tenuta davanti alla Commissione ambiente del Consiglio regionale. Cantone ha ripercorso tutti i guai del grande appalto dell’Alta velocità a Firenze vinto dalle cooperative rosse: una programmazione “come al solito carente“, un aumento contrattuale molto elevato che ha comportato “enormi ritardi”, un contenzioso “rilevante, con 300 milioni di riserve, ancora non riconosciuto ma comunque pesantissimo” e, non ultima, la “difficoltà ad interfacciarsi con i cittadini” con le istituzioni locali, in primis Comune e Regione che sulla trasparenza continuano a fare orecchi da mercante.
Per la Procura di Firenze i cantieri Tav sono da tempo un concentrato di illegalità, come hanno scritto nel dispositivo che ha chiuso un’inchiesta nata con l’arresto dell’ex presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti, già presidente della Regione Umbria in quota Partito Democratico. Le accuse dei pm sull’appalto per costruire il tunnel e la stazione sotterranea di Firenze vanno da associazione a delinquere, corruzione, frode in forniture pubbliche, falso e truffa con un ruolo importante dei casalesi nello smaltire i rifiuti.
Raffaele Cantone ripercorre davanti ai consiglieri regionali quello che la politica toscana continua a negare da anni ai cittadini attivi nel Comitato No Tunnel Tav, ovvero che l’appalto così come è stato pensato e realizzato non va. Il magistato anticorruzione ha ribadito quanto vergato lo scorso 4 agosto nella relazione Anac su Firenze in cui si afferma che sono mancati gli “adeguati controlli” da parte degli enti pubblici preposti e che le “criticità emerse dalle indagini della Procura non possono ritenersi del tutto superate”. Tra queste i permessi scaduti, i vertici delle società arrestati, chi per corruzione chi per associazione a delinquere, chi per abuso d’ufficio, chi per tutti e tre i reati e per altri ancora. L’opera doveva costare poco più di 500 milioni, è lievitata fino a 750 prima di essere bloccata e “registrerà ulteriori incrementi”. Inoltre il materiale utilizzato nei cantieri è “privo della qualità richiesta” e l’opera “sotto-attraversa il centro cittadino, interferendo con la falda idrica” come si evince anche dai “dissesti che hanno interessato la scuola Rosai confermando la delicatezza del contesto”. E infine l’accusa peggiore: Cantone mette nero su bianco come “i comportamenti dei soggetti preposti all’esecuzione sono finalizzati a conseguire maggiori utili a discapito di una minore qualità dell’opera”. Considerato il danno erariale l’Anac trasmetterà nei prossimi giorni il dossier Tav alla Corte dei Conti.
Tutto ciò è disarmante e allontana ancora più i cittadini dalla politica, dagli amministratori locali che a Firenze e in Toscana, da sempre, hanno fatto finta di non vedere ciò che accadeva sotto i loro occhi nonostante le denunce dei NoTav prima e della magistratura poi. Ancora oggi nessuno amministratore interviene nel dibattito se non per dire che i “lavori riprendano quanto prima”, come dichiarò alla Nazione Enrico Rossi il giorno del sequestro dei cantieri, in una sorta di riflesso pavloviano in cui la ragione e il buon senso sembrano smarriti per sempre.
A margine dell’incontro di Raffaele Cantone – la cui diretta streaming non è stata diffusa, e non fatichiamo a capire il perché, dal presidente della Commissione Stefano Baccelli (Pd), con l’opposizione di M5S e SìToscana -, il Comitato No Tunnel Tav ha raccolto alcune testimonianze di chi vi ha partecipato e ha reso pubbliche altre criticità emerse nell’audizione. Per i No Tav l’Autorità anticorruzione ha ribadito alcune critiche radicali alla grande opera a partire “dalla figura del General Contractor”, definita “criminogena”; che “la Valutazione di impatto ambientale sul progetto va rifatta”. Il Comitato conclude la sua nota stigmatizzando la mancata trasparenza della Commissione e ricorda come il governo della Regione “voglia procedere a testa bassa, ad occhi chiusi, ad orecchie tappate su questo indecente progetto”.
Ora, considerata la commistione tra partiti, camorra e cooperative rosse (presto il processo presso il Tribunale di Firenze sbroglierà questa criminosa matassa), non sarà forse il caso di dire basta a questa grande opera costosa per i bilanci pubblici, dannosa per la città ma soprattutto inutile, considerato che addirittura l’Università di Firenze ha prodotto un approfondito studio che dimostra come un passante di superficie, e non sotterraneo, consenta all’Alta velocità di attraversare la città spendendo un quarto e rafforzando il trasporto pendolare? Per chi volesse approfondire l’alternativa possibile, ma a quanto pare poco conveniente per la “casta” suggeriamo la lettura di “TAV sotto Firenze. Impatti, problemi, disastri, affari; e l’alternativa possibile” a cura di Alberto Ziparo, Maurizio De Zordo, Giorgio Pizziolo, Alinea Editrice, Firenze 2011 [http://www.lapei.it/?page_id=975].
Questo articolo sarà pubblicato sul n°37 della rivista La Città invisibile, edita da perUnaltracittà

mercoledì 11 febbraio 2015

La Corte dei Conti attacca: "Da corruzione effetti devastanti su crescita"

L'inaugurazione dell'anno giudiziario con il presidente Squitieri e il capo dello Stato, Mattarella: "Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi"

MILANO - La Corte dei Conti torna a puntare il dito contro l'illegalità, nel momento istituzionale più alto per la magistratura contabile: l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il presidente della Corte, Raffaele Squitieri, spiega nel suo discorso: "Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l'una è causa ed effetto dell'altra". L'illegalità, denuncia, ha "effetti devastanti" sull'attività di impresa e quindi sulla crescita".

"Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi", lamenta ancora Squitieri. "Non possiamo permettere che questo accada", dice rivolgendosi al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il procuratore generale, Salvatore Nottola, spiega che "va ridefinito il riparto di giurisdizione, fra giudice contabile e ordinario, per quanto riguarda le società partecipate da capitale pubblico, dello stato o degli enti territoriali: ad esse negli ultimi anni il legislatore sta riservando una particolare attenzione, segno dell'incidenza che hanno sulla finanza pubblica, ma stenta a farsi strada una verità: che il contrasto a sprechi e illeciti nonchè ad episodi di criminalità economica non è efficace senza il recupero delle risorse sperperate".


Per altro, da parte di Nottola arriva anche una richiesta esplicita di rinnovare gli organizi: negli ultimi anni le competenze della Corte dei Conti sono "fortemente aumentate e rese sempre più specialistiche" mentre "i magistrati si sono ridotti di oltre il 30%", ricorda il procuratore "Sarebbe doveroso almeno reintegrare gli organici", aggiunge.

Per il presidente, l'economia italiana è caratterizzata da un "quadro di estrema fragilità e di perdurante sfiducia degli operatori". Tuttavia "si sono venuti ad innestare negli ultimi tempi elementi di novità di grande rilievo", come ilQuantitative easing della Bce, il ribasso del petrolio e la flessibilità in sede Ue.

Nell'apertura della sua relazione, Squitieri ricorda il fragile contesto economico: "Le più recenti previsioni concordano nel valutare che, in Italia, nel 2016, il livello del prodotto interno lordo resterebbe di ben sette punti al di sotto di quello del 2007, l'anno che ha preceduto l'esplosione della crisi finanziaria mondiale", si legge. In tema di riforme, definisce "prioritario" riorganizzare le strutture dello Stato, menre ritiene che nei conti (la Stabilità) ci siano "margini per il sostegno a famiglie e imprese". 

Ancora per Squitieri c'è "l'esigenza assoluta di assicurare trasparenza e regolarità nelle varie gestioni attraverso procedure pubbliche che garantiscano un'effettiva parità di posizione tra tutti gli operatori". Il presidente giudica "negativo il fenomeno diffuso delle ripetute proroghe e rinnovi nell'importante attività negoziale pubblica".


fonte articolo:  http://www.repubblica.it/economia/2015/02/10/news/la_corte_dei_conti_attacca_da_corruzione_effetti_devastanti_su_crescita-106954615/