Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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venerdì 16 dicembre 2022

dal blog di GRIG: Rinnovabili..e tutto il resto vada a farsi fottere.

 Fabrizio Quaranta, ricercatore e socio GrIG, ha fatto una seria riflessione sulla recente ondata di compatibilite che sembra aver pervaso parte del mondo ambientalista italiano.

Eccola.

Buona lettura.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

bosco e girasoli

Sono sconcertato con me stesso: mi tocca dar ragione al berlusconiano Vittorio Sgarbi, però ultimo vero paladino di un un ambientalismo razionale e rispettoso dell’uomo e dei territori, non travolto e connivente con il neodogma del lucroso Rinnovabilismo.

Buona parte delle associazioni ambientaliste si sono prostrate al nuovo dogma religioso. 

centrale fotovoltaica in area agricola

1. TRANSIZIONE, ecologica?!?      La Terra, la superstite terra fertile, non è Res nullius, né, ancora, derelicta; non è illimitata e non va consumata e umiliata con aggettivi che di ecologico hanno solo la sfacciataggine.

Milioni di km di sovrastrutture (già definiti indispensabili) hanno occupato, tombato e impermeabilizzato in una sola generazione il 28% delle campagne. Un’anarcoide rincorsa al cemento si è accanita sui più fertili ma scarsi terreni di pianura, e ancora lì si pretende spazio per il fotovoltaico (175 000 ettari secondo il PNRR, come la scomparsa di intere province granarie, e di grano ne manca tantissimo e sempre più ne mancherà).


Gravissima è la delegittimazione in corso delle Sovrintendenze, ultimo baluardo a difesa del Patrimonio ambientale e culturale italiano, additate al pubblico ludibrio come responsabili di colpevoli ritardi alla pretesa rapida autorizzazione invece di palesi scempi.

Con tecnica da basso marketing imbonitore si chiamano ipocritamente “parchi” questi invasivi oltraggi alla Bellezza. E malinconica e surreale è la prezzolata pretesa di far digerire queste schifezze come nuovo moderno paesaggio.

costruzione centrale eolica

2. Migliaia di capannoni fatiscenti, scheletri di serre, strade superflue, disordinate e sparse periferie, seconde case, pacchiani villoni abusivi, parcheggi di faraonici centri commerciali e, ora, enormi depositi dei giganti della logistica, sono la desolata immagine del Bel Paese fu della secolare armonia multifunzionale dei borghi rurali.

Dopo gli allarmanti dati 2019, con coperture di 57 milioni mq, oltre 2 mq al secondo (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2019), le colate di cemento non rallentano nel 2020, nonostante il lockdown, e consumano altri 60 kmq, impermeabilizzando ormai oltre il 7% del territorio (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2020).

Con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, il consumo di suolo torna a crescere e nel 2021 sfiora i 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato (rapporto sul consumo del suolo ISPRA 2021).

Non si consumi allora altro prezioso, miracolosamente superstite, territorio rurale!

Si riconvertano quei km di obbrobri fatiscenti dotandone i tetti (i TETTI !!) di pannelli fotovoltaici. Ce n’è per chilometri e sarà anche occasione per un salvifico maquillage urbanistico. I tetti degli edifici extra-urbani sono circa 3 500 kmq, ISPRA stima che sarebbe possibile installarli su almeno 700 kmq. Si raggiungerebbe una potenza fotovoltaica fra 59 e 77 gigawatt, il doppio di quanto previsto dal PNIEC, che individua un obiettivo di incremento di 30 gigawatt al 2030. 

Poi ci sono i parcheggi, varie infrastrutture, aree dismesse, cave esaurite, e, comunque vastissime aree GIÀ CONSUMATE.

Torino, smog (da http://www.meteoweb.eu)

3. Le emissioni climalteranti di CO2 non sono poi una costante immodificabile che costringe inevitabilmente ad agire esclusivamente sul COME produrre energia. Il fabbisogno si può ridurre e la CO2 si può abbattere soprattutto con un razionale e coscienzioso risparmio modificando drasticamente molte incancrenite pessime abitudini favorite da una fin troppo facile ed economica disponibilità di pratiche energivore: case e uffici in inverno a 24°C, in estate a 18°, basterebbe invertire le pretese;  condizionatori ormai di gran moda, vero status symbol, ma unica causa dei blackout elettrici fino ad oggi; abuso di auto in città con motori accesi in fila per ore anche per spostamenti facilmente ciclopedonali; consumo abitudinario e acritico di cibi fuori stagione, ecc.…

Non è colpa dell’inamovibile destino cinico e baro ma, appunto, di incancrenite pessime abitudini da eccesso facile di comodità energivore se quindi un cittadino del Qatar emetta mediamente 39 tonnellate di CO2 l’anno, uno statunitense e australiano 16, mentre un italiano scende a 5 e ancor meno in Francia, Svezia e Svizzera con 4 tonn./pro capite, dove certo il regime di vita non è da eremiti nelle grotte (dati da Banca mondiale, 2016).

campo di mais

4. La terra non può essere svilita a fabbrica di corrente per incancreniti capricci, ma DEVE innanzitutto continuare a fornire alimenti, anche se il cibo a prezzi stracciati e senza stagionalità ha fatto perdere questa ancestrale e sacra percezione. L’Italia è infatti fortemente deficitaria di quasi ogni materia prima e OGNI SPICCHIO DI TERRA ANDREBBE COLTIVATO (e lo sarebbe se i redditi fossero dignitosi).

La Pace fra le Nazioni, poi, è fenomeno storicamente raro, e i facili scambi commerciali, che oggi mascherano e suppliscono i gravi deficit, potrebbero interrompersi in caso di conflitti (scritto prima del conflitto ucraino) E l’aria che tira fra i grandi blocchi non è la migliore. 

Un problema grave per l’Italia con un pesante deficit produttivo agroalimentare: mancano il 64% di frumento tenero, il 40% del duro (e relative difficoltà a garantire una pasta totalmente italiana) il 50% di mais, il 70% di soia…e anche la carne, il pesce (Ismea) e quasi tutte le altre materie prime, anche le più impensabili come le noci (-75%) o le nocciole (-30%), malgrado la fiorente industria dolciaria italiana.

campo di grano

5. Dal 2012 “il suolo ormai consumato non ha potuto offrire 4 milioni di quintali di prodotti agricoli” (Coldiretti, dicembre 2022). Solo per il grano duro in Italia si è passati in pochi anni da 1.700.000 ha a 1.200.000 ha (ISTAT): la perdita di mezzo milione di ettari equivalgono ad un’intera Regione, e l’improvvisa impennata dei prezzi tutt’ora in corso evidenzia il precario e pericoloso equilibrio del commercio mondiale.

Ma oltre al cibo, l’agricoltura da millenni svolge la fondamentale funzione di sistemazione e regimazione idraulica dei territori. Sebbene misconosciuta, questa costante opera di tutela ha impedito o almeno attenuato i disastri dovuti alla rottura dell’equilibrio idrogeologico. Questa drammatica realtà di dissesto che coinvolge con intensità e luttuosità crescente ormai il 90% dei comuni italiani (ISPRA) è dovuta principalmente all’abbandono dell’agricoltura locale e successive cementificazioni. 

Un ulteriore carico di strutture artificiali potrebbe aumentare i già alti rischi per quei territori.

foresta mediterranea

6. Territori che farebbero volentieri a meno delle ricorrenti ipocrite geremiadi televisive con i volti affranti di caduti dal pero per le reiterate luttuose calamità.

Le suadenti sirene che sibilano a demotivati coltivatori facili redditi derivanti dal fotovoltaico a terra (almeno 3000 €/ha! Impensabili con qualsiasi coltura, almeno fra quelle legali), dovrebbero confrontarsi con gli operatori del turismo per l’irreversibile degrado paesaggistico arrecato per chilometri. Aree che proprio con un abbinamento tra armonico paesaggio agricolo e  itinerari lenti (cammini e ciclovie) ed enogastronomici, grazie ai redditi derivanti da crescenti frequentazioni anche internazionali stavano resistendo all’abbandono con opportunità di lavoro agroturistico ai giovani locali. Sperando che nessuna coppia neocollodiana li possa convincere a seminar zecchini d’oro, ferendo a morte la nostra madre terra conficcandole in grembo lugubri paramenti funebri.

“…gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all’intelligenza, sono un attacco alla nostra identità…” (Sergio Mattarella, Capo dello Stato, garante della Costituzione, e specificamente dell’art. 9).

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere.

Fabrizio Quaranta, laureato in Scienze Agrarie, si occupa di cerealicoltura

frana causata da tagli boschivi

(foto da http://www.meteoweb.eu, Cristiana Verazza, A.L.C., S.D., archivio GrIG)

FONTE ARTICOLO GRIG: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2022/12/13/rinnovabili-e-tutto-il-resto-vada-a-farsi-fottere/#more-32541

martedì 14 dicembre 2021

Lavorazione/produzione alimentare nella fascia di rispetto del DEPURATORE: classificato come INDUSTRIA INSALUBRE DI PRIMA CLASSE?

 Leggiamo (*) che le norme di riferimento delle INDUSTRIE INSALUBRI sono:

- RD 27/07/1934 n. 1265: T.U. delle Leggi Sanitarie; 

- DM 5/09/1994: elenco industrie insalubri

Il RD 27/07/1934 n. 1265 (Testo Unico delle leggi sanitarie) all’art. 216 stabilisce che “Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono in un elenco diviso in due classi:

1.La prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni;
2.La seconda quelle che esigono speciali cautele per l’incolumità del vicinato”.

Un'industria è individuata come "insalubre" dal Servizio di igiene pubblica della ASL competente per territorio.

Il DM 5/09/1994 suddivide le industrie insalubri in due parti, che comprendono le industrie di I^ classe e quelle di II^ classe.

Le classi sono definite in base:

- alle sostanze chimiche (produzione, impiego e deposito),
- ai prodotti e materiali impiegati (produzione, lavorazione, formulazione e altri trattamenti),
- oltre che al tipo di attività industriali.

Sembra che nell'elenco riportato nel D.M. 5 settembre 1994 Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie (bosettiegatti) gli impianti di depurazione di rifiuti solidi e liquami (come appunto un depuratore fognario), sia un INDUSTRIA INSALUBRE DI PRIMA CLASSE (così definita per: prodotti e materiali - DM 5 settembre 1994, lettera B-Parte I - numero 100: Rifiuti solidi e liquami - depositi ed impianti di depurazione, trattamento).

Se le cose stessero così, il futuro Polo Agroalimentare si può dire che si troverebbe a ricadere non solo nella fascia di tutela del Depuratore Fognario, ma anche nelle immediate vicinanze della Industria Insalubre di Prima Classe che esso rappresenta?













Come dire...........

BUON APPETITO A TUTTI!



NOTE:
Che potrebbe essere un'Industria Insalubre lo ricaviamo da un articolo QUI in cui troviamo scritto: "Il depuratore ex Bioecologia è come tutti i depuratori “industria insalubre”".
Che poi possa essere proprio di PRIMA CLASSE, invece ce lo dice l'elenco del DM sopra!

martedì 1 giugno 2021

Il mea culpa di Nestlé: “Oltre il 60% dei nostri alimenti non è salutare”

Di Valentina Corvino - 1 Giugno 2021

Fonte: https://ilsalvagente.it/2021/06/01/123409/?utm_content=buffer5afff&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer&fbclid=IwAR249Q_ZOQl6VtxHPx0-11nB83dIxRrsP4OCayY0pV2I_w_MlI8FsQKvn7U

La più grande azienda alimentare del mondo, Nestlé, ha riconosciuto che oltre il 60% dei suoi prodotti alimentari e bevande non soddisfano una “definizione riconosciuta di salute” e che “alcune delle nostre categorie e dei nostri prodotti non saranno mai “salutari”, non importa quanto rinnoviamo”.

Una presentazione circolata tra i massimi dirigenti quest’anno, che il Financial Times ha avuto modo di visionare, afferma che solo il 37% del cibo e delle bevande di Nestlé, esclusi prodotti come il cibo per animali e la nutrizione medica specializzata, ottiene un punteggio superiore a 3,5 secondo il sistema di valutazione della salute in Australia utilizzato nella ricerca da gruppi internazionali come l’Access to Nutrition Foundation.

All’interno del suo portafoglio complessivo di cibi e bevande, circa il 70% dei prodotti alimentari di Nestlé non ha raggiunto tale soglia (il punteggio di 3,5 ndr) – afferma la presentazione –  insieme al 96% delle bevande – escluso il caffè puro – e al 99% del portafoglio di dolciumi e gelati di Nestlé.

Acqua e latticini hanno ottenuto risultati migliori, con l’82 per cento delle acque e il 60 per cento dei latticini che hanno raggiunto la soglia.

“Abbiamo apportato miglioramenti significativi ai nostri prodotti . . . [ma] il nostro portafoglio ha ancora prestazioni inferiori rispetto alle definizioni esterne di salute in un panorama in cui la pressione normativa e le richieste dei consumatori sono alle stelle”, afferma la presentazione.

I dati escludono la formula per bambini, il cibo per animali domestici, il caffè e l’offerta di cibi speciali: ciò significa che i dati rappresentano circa la metà dei ricavi annuali totali di Nestlé per 92,6 miliardi di franchi (72,7 miliardi di sterline).

I risultati arrivano mentre i produttori di cibo si contendono una spinta globale per combattere l’obesità e promuovere un’alimentazione più sana. I dirigenti di Nestlé stanno valutando quali nuovi impegni prendere in materia di nutrizione e mirano a svelare i piani quest’anno.

Il gruppo sta inoltre aggiornando i suoi standard nutrizionali interni, noti come Nestlé Nutritional Foundation, introdotti sotto l’ex amministratore delegato Peter Brabeck-Letmathe, che ha caratterizzato Nestlé come “azienda di nutrizione, salute e benessere”.

Nel rapporto si citano anche alcuni esempi di alimenti che non sono considerati salutari. E’ il caso del Nesquik alla fragola, venduto negli Stati Uniti, che contiene 14 g di zucchero in una porzione insieme a piccole quantità di colorante e aroma: nonostante ciò viene descritto come “perfetto a colazione per preparare i bambini alla giornata”. Adesso la multinazionale promette di rivedere la sue ricette…toccherà vedere se vincerà (ancora) una volta il fatturato oppure la salute dei suoi consumatori (la maggior parte bambini).

Fonte: https://ilsalvagente.it/2021/06/01/123409/?utm_content=buffer5afff&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer&fbclid=IwAR249Q_ZOQl6VtxHPx0-11nB83dIxRrsP4OCayY0pV2I_w_MlI8FsQKvn7U

sabato 23 settembre 2017

Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Dal 21 Settembre in tutta Europa è “Allarme CETA”: fermiamolo insieme! 
Ecco come fare https://stop-ttip-italia.net/2017/09/19/dal-21-settembre-in-tutta-europa-e-allarme-ceta-fermiamolo-insieme/
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Accordo Ceta: un regalo alle lobby industriali contro il Made in Italy

Accordo Ceta, ovvero, un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. E’ quanto si afferma in occasione dell’entrata in vigore provvisoria dell'accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra l’Ue e il Canada. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.
La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese, ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Accordo Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. Coldiretti è impegnata in una mobilitazione permanente contro la ratifica del trattato con l’iniziativa #stopCETA condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia.

immagine: Mobilitazione Coldiretti contro accordo Ceta
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Coldiretti,Ceta riconosce 12 Dop-Igp E-R

Accordo regalo a grandi lobby. Timori per produttori di grano

(ANSA) - BOLOGNA, 21 SET - Nell'accordo Ceta tra l'Unione Europea e il Canada "dei 44 prodotti a denominazione di origine dell'Emilia-Romagna", ossia Dop e Igp, "solo 12 vengono riconosciuti mentre gli altri 32 non avranno nessuna tutela". E' quanto sostiene, in una nota, la Coldiretti emiliano-romagnola secondo cui anche i 30.000 produttori di grano regionali "non potranno dormire sonni tranquilli perché l'accordo uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale dei dazi per l'importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia". A giudizio dell'associazione "l'accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell'alimentare che penalizzerà l'agricoltura dell'Emilia-Romagna e il Made in Italy in generale". Inoltre, sostiene Coldiretti Emilia-Romagna, l'intesa "avrà riflessi pesanti in tema di trasparenza e ricadute sanitarie e ambientali che metteranno sotto scacco nella nostra regione produzioni di eccellenza e importanti colture estensive come i cereali. Per la prima volta nella storia - viene denunciato - l'Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, come il prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano che si vedrà affiancato sui mercati dalla produzione canadese di 'Parmesan'".(ANSA). 
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CETA al via. Coldiretti: Regalo a lobby contro Made in Italy

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela

Entra in vigore oggi, 21 settembre, l’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), accordo economico e commerciale globale tra l'UE e il Canada. 

Delusa Coldiretti, che lo ritiene un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. 

Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan, denuncia la Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni.

Secondo la Coldiretti su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela come ha denunciato la maggioranza dei Consorzi di tutela. Il CETA - osserva Coldiretti - uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall'azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. 

Il 26 settembre l'Aula voterà per la ratifica dell'accordo.

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Ceta, Coldiretti Siena: "Comincia la svendita. Colpo mortale al territorio senese"

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2017/09/21/ceta-coldiretti-siena-comincia-la-svendita-colpo-mortale-al-territorio-senese/
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Il Ceta, accordo di libero scambio tra Ue e Canada, da oggi 21 settembre, entra in vigore in via “provvisoria” per una decisone assunta, a suo tempo, dal presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker e dal premier del Canada Justin Trudeau, in attesa della piena validità cioè quando tutti i 28 parlamenti dei paesi Ue l'avranno approvato. Un accordo abbatte dazi a danno delle nostre produzioni ed istituisce il super-dazio pagato da tutti i cittadini europei a favore delle multinazionali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione. Gli effetti sono pesantissimi su trasparenza nell’informazione al consumatore e ricadute sanitarie e ambientali. “L’accordo CETA (accordo economico commerciale globale) è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e i prodotti del nostro territorio, in particolare quelli dei settori cerealicolo e delle carni che sono fra quelli più importanti dell’agricoltura senese. L’accordo favorisce infatti la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali”. Lo aveva dichiarato Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena in occasione del primo voto del Senato sull’accordo di libero scambio tra Unione e Canada. In particolare l’accordo di libero scambio con il Canada non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici ma spalanca le porte all’invasione a dazio zero di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitivi di carne, sempre a dazio zero: circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine. In sintesi, il CETA – aveva denunciato la Coldiretti – “uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove, appunto, viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia. A rischio è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa”. E da qui, per tutta l’estate, Coldiretti Siena insieme alle altre associazioni territoriali di tutta Italia, si era mossa arrivando fino alla grande manifestazione di Roma e aveva chiesto il sostegno delle amministrazioni comunali della provincia senese. E diversi Comuni avevano approvato specifici ordini del giorno contro il Ceta. “Noi, come sempre, non ci fermiamo” ha concluso Coldiretti Siena. Fonte: Coldiretti Siena - Ufficio Stampa

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mercoledì 30 agosto 2017

24 Settembre: DISCO SOUPE a Pontassieve

Il 24 settembre alle Muratine a Pontassieve!                           dalle ore 16:00 alle ore 23:00
DISCO SOUPE! UNA ZUPPA CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

Una cena cucinata collettivamente con gli alimenti salvati dallo spreco presso gli esercenti della zona, il tutto a ritmo di musica!

Cos’è una Disco Soupe? 
Scoprilo qui https://goo.gl/JG6jY6 sul blog di SenzaSpreco.

Perché una Disco Soupe? 
Perché l'attenzione al problema dello spreco alimentare non è mai abbastanza!
Il menu? Lo decideremo insieme!

Vuoi dare il tuo contributo alla giornata o semplicemente alla preparazione della cena? CONTATTACI! Più siamo, meglio è!
A scopo organizzativo ci farebbe piacere sapere se sarai a cena con noi.

TI ASPETTIAMO!

AGGIORNAMENTO: locandina delle attività e concerti in programma:



Seguici e rimani aggiornato!
Info e adesioni:
328 3681162
info@senza-spreco.it

Le muratine
piazza Vittorio Emanuele II, Pontassieve (FI)
Ingresso libero

La giornata è organizzata da dis.forme, associazione che promuove eventi sociali, artistici e formativi, e SenzaSpreco, che dal 2014 lavora per la riduzione dello spreco alimentare [www.senza-spreco.it]. In collaborazione con il Comune di Pontassieve e con il supporto di Asso Valdisieve e Il Molino del Riciclo.

domenica 20 marzo 2016

A LONDA: Conferenza Alimentazione

Mettere in discussione la nostra alimentazione, è almeno per me, uno dei punti cruciali di un percorso. Il cibo riempie vuoti sia fisici che emotivi, è legato alla madre, alla terra; dopo l'atto della respirazione, ci attacchiamo al seno materno.
Da qui l'importanza che esso assume nella nostra psiche e nella vita di tutti i giorni. Mangiare bene pero', non vuol dire solo saziarsi, consumare cibi buoni e di qualità con la consapevolezza di cio' che introduciamo nel nostro corpo è fondamentale per saziarci, sia fisicamente che spiritualmente. Cibarci con consapevolezza ci aiuterà ad apprezzare ancora di piu' la bontà e il dono di cio' che ci viene offerto dall'Universo.
E' con immenso piacere che affido al Dr. Vasco Merciadri il compito di illustrarci quanto l'alimentazioni influisca sul nostro EQUILIBRIO
Sotto il volantino della Conferenza
ASSOCIAZIONE CULTURALE OLISTICA ES


martedì 23 febbraio 2016

Agricoltura: #StopGlifosato, pesticida potenzialmente cancerogeno

Le associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica italiane chiedono al Governo il rispetto del principio di precauzione con il bando della produzione, commercializzazione ed uso del Glifosato  
La Commissione Europea potrebbe nei prossimi giorni rinnovare l’autorizzazione per l’impiego del Glifosato, il pesticida più utilizzato al mondo e definito lo scorso anno dallo IARC (International agency for research on cancer), l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo. Il Glifosato è presente in 750 formulati tra i quali il Glinet® e il Roundup®, quest’ultimo proposto dalla Monsanto in abbinamento a sementi Ogm che sviluppano resistenza a questo prodotto. 
*32 associazioni nazionali ambientaliste e dell'agricoltura biologica esprimono grave preoccupazione per come si sta muovendo l’Europa ed il Governo italiano, con le Regioni, sulla imminente decisione a livello europeo in merito al rinnovo dell’autorizzazione alla commercializzazione ed utilizzo del diserbante Glifosato nei 27 Paesi membri della UE. 
 L’autorizzazione del Glifosatom in Europa, scaduta il 31 dicembre scorso, è stata prorogata a giugno 2016 in attesa della revisione paritetica e consultazione finale con gli Stati Membri. Attualmente Commissione e Stati membri si apprestano a una nuova autorizzazione per altri 15 anni sulla base di una decisione che andrà in votazione nella prossima commissione permanente del PAFF (comitato per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi ) e per la quale tutti gli Stati membri, escluso la Svezia, sembra siano a favore. Questo dopo che l’EFSA ha decretato la non cancerogenicità per l’uomo del Glifosato in contrasto con la dichiarazione dello IARC. In assenza di un consenso scientifico sul tema della pericolosità del prodotto chimico per la salute umana, la Commissione e gli Stati Membri  hanno prima di tutto la responsabilità di proteggere la salute dei cittadini adottando il principio di precauzione. L’Italia è uno dei maggiori utilizzatori di questo pesticida ed è incluso nel Piano d’Azione Nazionale  per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN). Il che significa che tutti i Programmi regionali per lo sviluppo rurale (PSR 2014-2020), nei prossimi anni, promuoveranno come sostenibile e incentiveranno l’uso di un prodotto che in realtà è considerato certamente cancerogeno per gli animali e potenzialmente cancerogeno per l’uomo, classificato in passato come interferente sul sistema endocrino e, più di recente secondo studi del Mit del 2013-2014, sospettato essere alla base di gravi pericoli come l’insorgenza della celiachia. Esistono inoltre correlazioni epidemiologiche tra l’esposizione al Glifosato e il linfoma di non-Hodgkin e agli aumenti di leucemie infantili e malattie neurodegenerative (come il Parkinson). La pericolosità del Glifosato per persone, piante e animali è ampliata dal fatto che questo prodotto è largamente utilizzato non solo in agricoltura ma anche per la pulizia delle strade e delle ferrovie e presente nei prodotti per il giardinaggio e l’hobbistica. Anche i bambini possono essere esposti al pericolo del Glifosato durante le erogazioni in aree pubbliche come scuole e giardini. Inoltre in Italia, secondo il report “Pesticidi nelle acque” a cura dell’Ispra, risulta essere la sostanza che nell’acqua supera maggiormente i limiti della soglia fissata dalla Legge, insieme al suo metabolita (ossia il prodotto dalla degradazione del Glifosato) di nome Ampa.
Partita da un’iniziativa di AIAB e FIRAB la campagna “#StopGlifosato” è oggi condivisa da 32 Associazioni Ambientaliste e dell’Agricoltura Biologica.
*Del Tavolo fanno parte: Aiab, Associazione per l'Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, ISDE – Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, Navdanya International, PAN Italia, Slowfood, Terra Nuova, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, UpBio, WWF. Aderiscono alla Campagna Stop Glifosato : AnaBio, Asso-Consum, l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), Donne in campo-CIA Lombardia, Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, Greenpeace, Ibfanitalia, MdC, NUPA, REES Marche, il Test, UNA.API, VAS, WWOOF Italia, Zero OGM.