Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

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  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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martedì 3 dicembre 2024

Forum nazionale Salviamo il Paesaggio: 5 DICEMBRE Giornata mondiale del suolo (perduto)

Forum nazionale Salviamo il Paesaggio: è indispensabile difendere il suolo e chi assicura le attività di monitoraggio.

Due sono i principali motivi che hanno spinto il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio a partecipare oggi alla presentazione a Roma della nuova edizione del Rapporto sul Consumo di Suolo a cura dell’ISPRA. In primis per conoscere in anteprima il trend registrato dal consumo di suolo nell’ultimo anno che temiamo sia in sostanziale linea con il dato dell’anno precedente, ennesima conferma della continua grave perdita della risorsa vitale e non rinnovabile del nostro Paese.

In secondo luogo per tornare a ribadire il nostro grido sempre più accorato: arrestiamo, e non solo limitiamo, il consumo di suolo e sosteniamo anche finanziariamente il riuso di tutto l’ampio stock edilizio esistente ma inutilizzato; con l’ausilio di una concreta ed efficace legge statale, che purtroppo continua a non comparire nell’agenda delle commissioni parlamentari.

Il 5 dicembre ricorre la Giornata Mondiale del Suolo ed è opportuno domandarsi quale sia lo stato di salute del suolo italiano. La risposta non può che basarsi su dati e monitoraggi scientifici certi, come quelli forniti da ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale costituito nel 2010 riunendo tre diverse agenzie per fornire supporto scientifico al ministero dell’Ambiente e allo stesso tempo rappresentare per i cittadini un riferimento sicuro dove attingere dati ambientali. 

L’ISPRA non è solo un centro elaborazione dati a servizio di un ente chiuso – in questo caso il Ministero dell’Ambiente – ma una vera e propria stanza aperta che fornisce, a tutti coloro che abbiano interesse e desiderio di servirsene, elementi conoscitivi su territori e problemi ambientali. Inoltre, in quanto servizio tecnico della Pubblica Amministrazione, è un soggetto indipendente: e questa è una preziosa garanzia di imparzialità.

Il Rapporto annuale “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, che quest’anno viene presentato il 3 dicembre, è uno degli esempi più significativi della sua attività e presenta dati che meriterebbero maggiore attenzione da parte di chi pianifica e governa a tutti i livelli istituzionali. 

Grazie alla grande professionalità dei suoi addetti e alla sua capacità di relazionarsi all’esterno, l’ISPRA in questi anni è diventato uno strumento indispensabile a servizio del Ministero dell’Ambiente, dicastero che è chiamato a svolgere un ruolo decisivo nella gestione di situazioni enormemente complesse. 

Riteniamo quindi indispensabile salvaguardare l’operatività dell’ISPRA che, anzi, andrebbe incentivata potenziandone mezzi e strumentazione, perché tutti noi consideriamo ISPRA un bene comune di cui andare orgogliosi.

Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori

FONTE https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/12/giornata-mondiale-del-suolo-perduto/

venerdì 5 agosto 2022

Davvero possiamo parlare di consumo di suolo buono e consumo di suolo cattivo?

  Fonte articolo: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

27 Luglio 2022 di Alessandro Mortarino.

Come ogni anno, nel pieno dell’estate è stato presentato il Rapporto SNPA “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. E, come ogni anno, la fotografia che esce dal puntuale e dettagliato monitoraggio dei ricercatori dell’ISPRA mostra un impietoso quadro che rende (dovrebbe rendere…) sempre più evidente la situazione di emergenza piena in cui versa il martoriato suolo italico.

Già, perché i dati riferiti al 2021 sono gravi. Ed essendo dati rilevati da una fonte scientifica dello Stato, non sono suscettibili di opinabilità: si tratta di cifre e statistiche di monitoraggio effettivo. La cruda realtà. Su cui troppe volte e per troppi anni si è continuato a sorvolare, confidando che la mano provvidenziale delle crisi e del “mercato” risolvessero o, almeno, alleviassero la contingente difficoltà.

Ma se il consumo di suolo aveva mostrato di non conoscere sosta neppure nel periodo del primo duro lockdown pandemico, il 2021 va oltre e ci certifica (come sintetizza il comunicato ufficiale di ISPRA, che potete leggere qui) una perdita di suolo a perdifiato, con una media di 19 ettari al giorno, il valore più alto negli ultimi dieci anni, una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, per quasi 70 km2 di nuove coperture artificiali in un solo anno. Il cemento ricopre ormai 21.500 km2 di suolo nazionale, dei quali 5.400, un territorio grande quanto la Liguria, riguardano i soli edifici, che rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.

Quest’anno, però, la presentazione del Rapporto è stata parecchio “animata”. Nelle precedenti occasioni i Relatori avevano sempre espresso le loro valutazioni rispetto alle cifre asetticamente illustrate da Michele Munafò cercando di mettere in luce le criticità e l’esigenza di portare a compimento una necessaria legge nazionale capace di contrastare il fenomeno del consumo di suolo, considerarlo una emergenza, agire per custodire una risorsa preziosa, non riproducibile, elemento di vita o morte.
Quest’anno il dibattito è andato oltre e ha demarcato una – forse insanabile – linea di confine tra due mondi e due visioni: da un lato ricercatori, comunità scientifica e società civile; dall’altro le rappresentanze politiche. Mai come quest’anno…

Il detonatore che ha fatto “brillare” il divario tra i due blocchi è stata l’affermazione fugace dell’uscente ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che si è addentrato in una disamina che ha scatenato l’immediata reazione di Paolo Pileri e di Luca Mercalli.

Giovannini ha sostanzialmente sostenuto che il consumo di suolo avvenuto e monitorato da ISPRA va considerato anche sotto il profilo degli investimenti strategici e delle priorità della visione politica, sia nazionale e sia europea. Occorre, infatti, considerare anche «quello shift modale da trasporto su gomma a trasporto su ferro, obiettivo principale del PNRR». Vale a dire interporti e centri di interfacciamento gomma/ferro, porti, retroporti.
Giovannini non ha usato perifrasi per evidenziare il concetto: «quindi da considerare benvenuti, perchè nel settore siamo indietro».
Insomma, dobbiamo considerare che «esiste dunque un consumo di suolo cattivo ma anche un consumo di suolo buono, necessario». E di questo consumo buono anche Ispra dovrà tenerne conto nei prossimi anni, poiché rappresenterà un fenomeno rilevante e in crescita (ci auguriamo sia da considerare un semplice suggerimento metodologico e non una velata “minaccia” ai ricercatori di ISPRA…).

Le frasi dell’uscente ministro non hanno raccolto reazioni da parte delle tre parlamentari intervenute (Silvia Fregolent, Paola Nugnes e Chiara Braga), che hanno ammesso l’incapacità (anche) di questa tornata legislativa nel porre risoluzione alle sofferenze del nostro suolo, compreso per l’amata (da Giovannini) legge nazionale sulla Rigenerazione Urbana, anch’essa arenatasi nelle aule romane.

Immediata, invece, la replica di Paolo Pileri (Politecnico di Milano): «è un disastro, c’è da piangere; passare da 14 ettari al giorno a 19 ettari al giorno è un incremento del +34%: un cataclisma. E’ un dato che mette il bollo del fallimento politico negli ultimi 15 anni. E resto basito davanti alle parole del ministro: consumo di suolo buono e cattivo? 323 ettari di logistica in un solo anno equivalgono a una superficie pari al consumo di suolo totale registrato da Toscana e Liguria messe assieme. Oltre tutto considerando che il ministero non ha un osservatorio, non sappiamo quante sono le aree dismesse, dove si sta appoggiando la logistica ecc. ecc. Eppure vogliamo sostenere che è un consumo di suolo utile?».

Altrettanto immediata anche la reazione di Luca Mercalli: «aggiungo un’altra parola: disperazione. La disperazione che ci prende: a cosa serve avere tutti questi dati se poi siamo ridotti in questa condizione? Il clima ha mille punti di contatto con la devastazione del nostro suolo, il cambiamento climatico dipende in primis dalla devastazione del suolo. Sono allibito dalle parole del ministro Giovannini, che non pare accorgersi che le cartine illustrate da Michele Munafò sono come le metastasi, celle cancerose che si staccano e aggrediscono l’intero organismo: come possiamo pensare che vi siano metastasi buone e metastasi cattive?».

In ultimo, Massimo Mortarino, a nome del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, ha ricordato come, oltre a non disporre di una legge che contrasti il consumo di suolo, l’Italia non sia dotata nemmeno di una disposizione di rango statale che individui definizioni uniformi e, in primis, definisca cosa è “consumo di suolo”: situazione che consente a chi “vuole fare il furbo” di disporre di un ampio margine di manovra, come dimostrato – ad esempio – dalla recentissima L.R. 7 piemontese del 31 maggio scorso, che va addirittura a modificare il metodo di conteggio del consumo del suolo.

Non dobbiamo trascurare il fatto che dal marzo 2012 a oggi, sul contenimento del consumo di suolo sono stati depositati, nei due rami del Parlamento, più di 60 tra proposte e disegni di legge. Con l’esito che ben conosciamo. E che il Rapporto annuale di SNPA stila la “classifica” delle Regioni che nell’ultimo anno hanno registrato i più elevati livelli di consumo di suolo: tutte hanno in vigore una legge regionale per limitarlo/contenerlo e, allo stesso tempo, anche norme per “semplificare” gli iter delle pratiche edilizie e urbanistiche!

Le parole dell’ex ministro e delle tre parlamentari, l’insuccesso in aula della nostra legge per l’arresto del consumo di suolo e il riuso dei suoli urbanizzati e di quella (che per il Forum dovrebbe essere considerata “figlia” della legge per lo stop al consumo di suolo) indirizzata alla Rigenerazione urbana, i dati angoscianti del nuovo Rapporto ISPRA e la quantificazione della perdita di servizi ecosistemici causata dal consumo di suolo libero calcolata anche in termini monetari/finanziari, rendono assolutamente evidente che è ora di creare una nuova alleanza “dal basso” tra ricercatori e società civile.

Da poche ore siamo entrati in una difficile campagna elettorale, che tuttavia potrebbe rappresentare un’opportunità per la nostra comunità di “custodi” del suolo e dei territori. Questa volta vogliamo cogliere l’occasione, tutti insieme, per chiedere con forza non “una” legge nazionale ma “la migliore” legge nazionale possibile per contrastare il consumo di suolo e in tempi rapidissimi?
Facciamo entrare questo tema nel dibattito politico e, anzi, facciamo sì che “la terra” (insieme all’acqua, l’aria e il fuoco, cioè energia e calore), tornino a essere il fulcro della nostra vita, delle nostre priorità. E la loro corretta e lungimirante gestione contribuiscano a ridisegnare un nuovo modello di società.

Oggi possiamo e dobbiamo farlo. Noi ci siamo, il nostro Forum nazionale c’è: rimbocchiamoci le maniche e tutti insieme sollecitiamo un opportuno “time out” alla nostra prossima classe dirigente!

Qui potete vedere la registrazione integrale della presentazione del Rapporto SNPA 2022 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Non è solo un invito alla visione ma un consiglio, perché il dibattito è appena iniziato e quanto gli autorevoli Relatori hanno espresso deve essere conosciuto da tutte e tutti!…

 Fopnte articolo: Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio

giovedì 25 novembre 2021

Montecristo disastro ambientale: i fatti nel 2012, la Sentenza della Magistratura del 2014!

 14 TONNELLATE DI ESCHE AVVELENATE SU MONTECRISTO: I SEGRETI DELL’ENTE PARCO (Fonte: https://www.giglionews.it/quattordici-tonnellate-di-esche-avvelenate-su-montecristo-i-segreti-dellente-parco?fbclid=IwAR2zE6Vm-Evgc23kXThN-JlcJqbiyLIFoUFsf5uMF1l7-P5gYE1OXhiaE98)

Mentre i telegiornali di tutto il mondo riportavano il devastante disastro del naufragio della Costa Concordia al largo delle coste del Giglio, un'altra tragedia si stava consumando silenziosamente a pochi chilometri di distanza, sull'isola di Montecristo. Considerata il cuore dell'Arcipelago Toscano, Montecristo, Riserva Naturale Biogenetica dello Stato Italiano, è uno dei luoghi più protetti ed inaccessibili del Mediterraneo. Composta da un gigante ammasso granitico che si erge dal mare fino a quota 645 metri, è caratterizzata da liscioni a forte pendenza che strapiombano giù, immergendosi nel mare un tempo incontaminato. Per non disturbare questo fragile ecosistema, i visitatori devono chiedere di partecipare a una delle rare escursioni estive sui sentieri della Cala Maestra. Solo pochi ricercatori possono ottenere un permesso speciale per visitare l'isola senza vincoli. È in questo ambiente, un tempo incontaminato, che nel 2012 l'Ente Parco ha deciso di realizzare il progetto “Life-Montecristo 2010”, finanziato con circa 1,6 milioni di euro, disperdendo via elicottero, su tutta la superficie dell’isola, oltre 14 tonnellate di esche contenenti “brodifacoum” (allegato 1), un veleno noto per essere persistente nell'ambiente ed altamente tossico anche per gli organismi acquatici. La loro idea era di eradicare il ratto nero, presente a Montecristo dall’epoca dei Romani, con l’obiettivo di salvaguardare una unica specie di uccello marino, la Berta minore, non curanti degli effetti disastrosi che tale intervento avrebbe avuto sull’ecosistema.

GLI ESPERTI LO DEFINISCONO COME UN “DISASTRO ECOLOGICO”

Scienziati indipendenti ed esperti nel campo della fauna insulare descrivono l’effetto di una così massiccia quantità di “brodifacoum” dispersa nell’ambiente come un "disastro ecologico". Questo principio attivo è infatti un potente anticoagulante che, non essendo specie-specifico è responsabile dell'avvelenamento primario e secondario di una vastissima gamma di specie, poiché la sostanza entra nella catena alimentare attraverso innumerevoli canali e vi rimane per un tempo indeterminato. L'avvelenamento primario avviene quando un animale mangia direttamente il veleno (come avviene per Capre, Conigli, Gabbiano reale, Coturnice orientale, Uccelli granivori, Lucertole, pesci…); l'avvelenamento secondario avviene invece quando un predatore o uno “spazzino” si ciba di una preda che ha ingerito il veleno (ciò accade per rapaci notturni e diurni, Gabbiano corso, Corvo reale, serpenti, uccelli che si nutrono di insetti, anfibi come il Discoglosso sardo, pipistrelli…). L'avvelenamento primario e secondario, si possono tradurre in una lunga e straziante agonia, poiché la sostanza provoca emorragie interne e disidratazione che precedono la morte. Con questo veleno inoltre si ha bioaccumulo nell'ambiente. Per esempio, alcune specie di pesci possono consumare “brodifacoum” ad una dose sub-letale ed immagazzinare il veleno nel fegato. Se un predatore più grande, come un delfino o una stenella, mangia diversi pesci o crostacei contenenti piccole quantità di “brodifacoum”, il veleno si accumula nel suo organismo e può raggiungere un livello tale da causarne la morte. Studi recenti dimostrano che i residui di “brodifacoum” possono permanere nei pesci fino a tre anni dall’ingestione. Date le forti pendenze delle pendici di Montecristo e la presenza di numerose “rughe” e fossi, oltre al veleno finito direttamente in mare a seguito del lancio dall’elicottero, ve ne saranno confluite numerose tonnellate dopo i primi forti temporali, che sono sopraggiunti quasi un anno dopo l’ultimo lancio. Circa un mese dopo queste prime piogge, nei primi mesi del 2013, è stato descritto un insolito numero di spiaggiamenti di cetacei nei litorali a nord e ad est di Montecristo. I risultati delle indagini sulla causa della morte di questi animali marini sono stati inconcludenti, anche se i contaminanti ambientali sono stati elencati come una possibile concausa della loro morte.

LA CAPRA AEGAGRUS DI MONTECRISTO ESISTE ANCORA?

La popolazione di capre di Montecristo era costituita, prima della realizzazione del progetto “Life – Montecristo 2010” da un 30% di individui appartenenti ai fenotipi di Capra aegagrus, l’egagro del Vicino Oriente, e da altri tipi di capre introdotti in tempi recenti (capre domestiche dell’antica razza corsa). La capra selvatica, Capra aegagrus, ha dato il nome alle isole Egadi, al Mar Egeo, ed all’Isola del Giglio (Aeghilion). Questa di Montecristo era l’unica popolazione di capre selvatiche esistenti in Italia. Come apprendiamo da un articolo pubblicato sulla rivista Mammalia nel 2015, il Prof. Marco Masseti, esperto di faune insulari, documenta come la popolazione di Capra selvatica, Capra aegagrus (Erxleben 1777), presente sull'Isola di Montecristo sin dal Neolitico, sia stata "drasticamente ridotta, se non quasi del tutto eliminata a seguito della realizzazione del Progetto LIFE+ Montecristo 2010 della CEE". Dopo la dispersione del pellet avvelenato durante questo progetto "Life", infatti, l'antichissima popolazione di Capra aegagrus è praticamente scomparsa dall’isola. Dopo questo “disastro ecologico” l’Ente Parco ha anche organizzato un grande e sontuoso evento, collocando cinque delle capre superstiti ancora presenti a Montecristo nel BioParco di Roma. Nessuno di quegli esemplari presentava il fenotipo dell'antica Capra aegagrus, l’egagro del Vicino Oriente, di cui gli ultimi esemplari di Montecristo sono probabilmente tutti caduti vittime del “brodifacoum”. Tale fatto viene confermato dalle analisi genetiche delle capre presenti a Montecristo successivamente all’avvelenamento generalizzato condotto dall’Ente Parco e coadiutori. In tale studio, effettuato nell’anno 2014, è stato confrontato il genoma delle capre ancora presenti sull’isola - derivanti dalle 43 capre messe al sicuro in un’area recintata durante l’avvelenamento - e le capre di Montecristo, del fenotipo egagro, che circa 10 anni prima – fortunatamente - erano state messe al sicuro in alcuni piccoli pascoli recintati dell'Italia continentale, tra la Toscana e la Liguria, da alcuni allevatori privati entusiasti. Ebbene queste analisi genetiche hanno rivelato che gli esemplari di Capra aegagrus presenti ex situ, possiedono 27 alleli che non si trovano più nei genotipi della popolazione isolana, a conferma che le capre selvatiche originali sono state eradicate da Montecristo.

DALL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL TRIBUNALE

Carlo Gasparri, cittadino elbano, grande sportivo e profondo conoscitore ed amatore del mare, ex campione mondiale di pesca subacquea, appena venne a conoscenza del progetto che stavano realizzando a Montecristo, denunciò l’ente parco alla Procura. Carlo Gasparri si è avvicinato all'isola dopo l’intervento dell’ente parco, su un’imbarcazione del Corpo Forestale dello Stato, ed ha assistito a quello che descrive come "un mare di gabbiani morti in un’isola silenziosa ed inanimata”. A seguito di tale denuncia, in data 15/02/2012, il Senatore Lucio Barani, presentò al Ministero della Salute ed al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, l’interrogazione n. 4/14926 (allegato 2), esponendo tutte le violazioni della legge commesse dall’ente parco e coadiutori e le gravissime conseguenze in termini di danno alla Fauna ed all’Ambiente sia terrestre che acquatico, che ne sarebbero derivate. Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi – purtroppo tardivamente - richiese il parere tecnico-scientifico al Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria istituito presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana. In tale parere (allegato 3), si precisa come “il “brodifacoum” risulta essere, sulla base della più recente letteratura scientifica disponibile sull’argomento, a rilevante persistenza ambientale. A causa della scarsa degradabilità di questa molecola nell’ambiente, dopo la sua dispersione sia attraverso appositi contenitori che con mezzi aerei, si determinano notoriamente numerosi casi di avvelenamento primario e secondario in un vasto numero di specie animali, anche non bersaglio, compresi mammiferi, uccelli, invertebrati e rettili (…). Sul problema della persistenza ambientale del brodifacoum (…) esiste una vastissima bibliografia risalente già agli anni ‘90”.

Il medesimo parere tecnico-scientifico evidenzia ancora come il “brodifacoum”, una volta disperso nell’ambiente, "vi rimane per molto tempo e entra nelle catene alimentari attraverso un gran numero di modalità che solo in parte sono attualmente note, ad esempio attraverso gli invertebrati che si nutrono delle esche, i residui di pellets non utilizzati, le feci di animali che hanno ingerito brodifacoum anche a dosaggi sub letali oppure resti di organi di animali morti per avvelenamento (…)”. Il danno arrecato all’ambiente, inoltre, si estende anche al sottosuolo, come evidenziato nella stessa relazione:“L’esposizione sperimentale a 500 ppm di brodifacoum miscelato al terreno ha provocato la morte dell’85% degli esemplari di lombrichi grigi (Apporrectodea caliginosa) dopo 28 giorni dall’inizio della sperimentazione”.

Sulla scorta di tale parere scientifico, che descriveva il “disastro ecologico” che si era ormai compiuto sull’Isola di Montecristo, il Ministero della Salute inviò tutta la documentazione del caso alla Procura di Livorno.

INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA - SENTENZA G.I.P. DI LIVORNO N.39/14 DEL 21/01/2014 (allegato 4)

L’imputazione mossa a carico di Stefano VAGNILUCA - Capo dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Follonica, Franca ZANICHELLI – Direttore dell’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Vincenzo GRIMALDI – Commissario dell’ISPRA, Paolo SPOSIMO – della NEMO srl, riguarda gli articoli 110 e 650 del codice penale, rispettivamente “concorso di più persone al reato” ed “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”; tale imputazione, generica, che nulla rileva in ordine al grave danno cagionato all’Ambiente sia terrestre che marino, come sopra descritto, ha permesso agli imputati di ricorrere all’oblazione, pagando la sanzione pecuniaria prevista, senza che il Giudice potesse minimamente esprimersi sui fatti oggettivamente contestati. Pertanto il G.I.P. dichiarava non doversi procedere nei confronti degli stessi imputati, solo perché il reato loroascritto era estinto per intervenuta oblazione. Ciò ha reso possibile che nessun approfondimento giudiziario venisse realizzato nel processo descritto, ma gli atti allegati a detto procedimento (tra i quali tutti quelli dichiarati nel presente documento) attestano chiaramente la gravità del reato e dei comportamenti dei soggetti imputati che, pagando l’oblazione, non li hanno contestati e li hanno riconosciuti per esistenti. L’inerzia da parte del sistema giudiziario, come sopra descritta, ha dato poi la possibilità all’ente parco ed agli altri soggetti coinvolti, di ripetere tale intervento su altre realtà insulari. Inoltre, ci si chiede come mai istituzioni autonome che dovrebbero essere preposte al controllo ed alla salvaguardia dell’Ambiente, siano state inserite poi come soggetti beneficiari di ingenti finanziamenti, perdendo così, probabilmente, quella autonomia che è indispensabile per chi intende ed ha l’obbligo di svolgere un così importante compito di supervisione, controllo e tutela.

LE ERADICAZIONI DEL RATTO SONO DESTINATE A FALLIRE – IL RATTO RITORNA

Dopo le numerose tonnellate di “brodifacoum” disperse sull'isola e l'innumerevole numero di animali rimasti vittime di questa azione, nessuna evidenza scientifica supporta un risultato positivo del tentativo di eradicazione del ratto da Montecristo. La NEMO s.r.l, uno dei beneficiari del progetto, ha contribuito alla reintroduzione del ratto nel 2016, durante un test di efficienza dei contenitori per esche in cui 2 dei 14 ratti radiocollarati sono stati persi su Montecristo. Inoltre con il recente naufragio del peschereccio Bora Bora al largo delle coste di Montecristo nell'estate del 2019, nuovi ratti possano essere stati introdotti nella popolazione residua di ratti ancora presente sull'isola. Va sottolineato che nel tentativo di eradicare i ratti, vengono uccisi anche tutti i loro predatori naturali come i Barbagianni ed altri rapaci; così facendo l’isola sarà sprovvista dei predatori naturali indispensabili per il naturale contenimento dei roditori.

CONFLITTO DI INTERESSI E MANCANZA DI UNA RICERCA PRELIMINARE ADEGUATA

Nella richiesta di approvazione del progetto “Life - Montecristo 2010”, l’allora direttore dell’ente parco, Franca Zanichelli, affermava che, "trattandosi di un intervento direttamente connesso e necessario alla gestione del sito, non è soggetto a procedura di valutazione d'incidenza”. Tale affermazione denota l’assenza di uno studio approfondito di ciò che l’intervento di eradicazione del ratto avrebbe comportato in termini di impatto ambientale sull’intero ecosistema terrestre e marino.

Nel piano di eradicazione del ratto nero, Francesca Giannini (Parco Nazionale Arcipelago Toscano) afferma che: “durante la distribuzione via aerea delle esche, nonostante diversi accorgimenti che consentano di direzionare il lancio del materiale, è difficile evitare che del prodotto finisca in mare. Montecristo presenta un profilo di costa estremamente scosceso; detta morfologia favorisce infatti l’eventuale caduta in acqua delle esche per semplice rotolamento. Il principio attivo non è solubile in acqua, ma non si può escludere che il prodotto venga ingerito dai pesci al momento della caduta e quindi che esista un rischio di avvelenamento per ingestione diretta da parte della fauna ittica.”

La Giannini riporta i risultati di un test eseguito per determinare il rischio che il “brodifacoum” venisse ingerito dai pesci. I risultati hanno dimostrato che 9 su 28 specie di pesci osservati hanno dimostrato attrazione per l'esca (occhiate, saraghi, tordi pavone, donzelle, donzelle pavonine, sciarrani scriba e cabrilla, salpe, e tordo verde), con due specie che hanno mangiato ripetutamente l'esca (salpe e donzelle). Le sue osservazioni conclusive sull'esperimento sono state le seguenti: “la donzella e la salpa sembrano essere le specie maggiormente attratte dalle esche in termini sia di frequenza che di intensità di assaggio (entrambe le specie sembrano ingerire l’esca) (…) si evidenzia comunque che le due specie sono estremamente comuni e non inserite in elenchi di specie protette di convenzioni o direttive internazionali.” Scienziati indipendenti ed esperti in biologia marina sono sorpresi dalla mancanza di considerazione per l'eventuale immissione del “brodifacoum” nella catena alimentare marina con la possibilità di avvelenamento di tutta una serie di specie, dai piccoli crostacei ai cetacei come delfini e balenottere. Erano quindi consapevoli che il veleno sarebbe entrato nel mare e che i pesci lo avrebbero ingerito, contaminando così il “Santuario Internazionale dei Cetacei”.

"PRIMUM, NON NOCERE": QUESTO DOVREBBE ESSERE IL PRINCIPIO DA SEGUIRE

Mentre la storia di Montecristo è rimasta in qualche modo inascoltata, è nostra speranza che questo articolo non cada nel vuoto. Anche se non possiamo cambiare il passato, abbiamo la responsabilità di imparare da esso. All'Isola del Giglio, l’Ente Parco ed alcuni degli stessi beneficiari del progetto “Life-Montecristo 2010”, stanno procedendo a sterminare i nostri Mufloni e a coprire con teli di plastica nera il Fico degli Ottentoti. Il progetto "Letsgo Giglio" è rimasto segreto fino a pochi mesi fa, quando sono stati rivelati i dettagli inquietanti delle sue azioni. Dopo che la nostra comunità ha comunicato le sue preoccupazioni, l’ente parco ha fatto credere che i Mufloni sarebbero stati trasferiti in grandi riserve sulla terraferma quando, invece, solo tre sono stati rinchiusi nel piccolo Centro Recupero Animali Selvatici della Maremma, dove vivranno in cattività, dopo essere stati sterilizzati. Non avendo indagato preliminarmente sull’origine del nucleo di questi mufloni gigliesi, i promotori del progetto LetsGo Giglio non sono in grado di valutarne l’importanza genetica e fenotipica. Questo nucleo fu infatti costituito nel 1955 da Ugo Baldacci, per l’interessamento di alcuni dei più importanti zoologi italiani del tempo, Augusto Toschi, Alessandro Ghigi e Renzo Videsott, nel tentativo di scongiurare l’estinzione della specie in Sardegna e Corsica. Nel frattempo l’Ente Parco ha tenuto un corso di formazione per reclutare volontari in previsione dell’abbattimento collettivo dei Mufloni programmato dal 15 settembre. Molte persone ed esperti si oppongono al progetto "LetsGo Giglio" e quasi 5.000 firme sono state raccolte in una petizione per fermare lo sterminio dei Mufloni all'Isola del Giglio. Ogni progetto portato a termine dall’Ente Parco diventa un pretesto per compiere interventi analoghi nel futuro, così che anche disastri ecologici come quello di Montecristo potranno essere ripetuti. Questa politica di avvelenare indiscriminatamente le isole ed i mari, in spregio ai principi base dell'ecologia, non è accettabile. In medicina, c'è un detto dei Latini, attribuito al Medico greco Ippocrate: "Primum, non nocere". Questo dovrebbe essere il principio da seguire.

Ringraziamo Piero Landini per la foto in copertina.

I documenti destinati alle autorità sono stati richiesti agli uffici che li detenevano nel rispetto della normativa vigente.

Cesare Scarfo’ per SaveGiglio.org

Bibliografia

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Barani, Lucio. “Interrogazione A Risposta Scritta 4/14926 Presentata Da Barani Lucio (Popolo della Liberta’) in Data 20120215.” Atto Camera, 1 Aug. 2012,

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NEMO srl. “Azione C1 - Interventi di eradicazione del ratto nero (Rattus rattus) dall’Isola di Tavolara.” Life - Puffinus Tavolara, Comune di Olbia, Area Marina Protetta di Tavolara e Punta Coda Cavallo, NEMO srl, July 2018, www.lifepuffinustavolara.it/?page_id=2145.

“Operation Lehua.” YouTube, uploaded by Maggie Sergio, 9 Sept. 2017, youtu.be/1Q7YGcq5Lh8

The footage was taken on September 3, 2017 on Lehua Island, off Kauai. The green pellets are rat poison bait, dropped by Island Conservation just four days prior, https://youtu.be/1Q7YGcq5Lh8.

Siers, Shane, et al. “Brodifacoum Residues in Fish Three Years after an Island-Wide Rat Eradication Attempt in the Tropical Pacific.” Management of Biological Invasions, vol. 11, no. 1, 2020, pp. 105–21. Crossref, doi:10.3391/mbi.2020.11.1.08. https://www.reabic.net/journals/mbi/2020/Issue1.aspx

Sposimo P, Capizzi D, Cencetti T, De Pietro F, Giannini F, Gotti C, Puppo F, Quilghini G, Raganella Pelliccioni E, Sammuri G, Trocchi V, Vagniluca S, Zanichelli F, Baccetti N. 2019. Rat and lagomorph eradication on two large islands of central Mediterranean: differences in island morphology and consequences on methods, problems and targets, P. 234, VEDI LINK.

Sposimo, Paolo (NEMO Srl), Baccetti, Nicola (ISPRA), Giannini, Francesca (Parco Nazionale Arcipelago Toscano), Capizzi, Dario (ARP Lazio) “Piano per l’eradicazione Del Ratto Nero Rattus Rattus Nell’lsola Di Montecristo (Arcipelago Toscano).” Progetto LIFE NAT/IT/000353 - Montecristo 2010: Eradicazione Di Componenti Floro-Faunistiche Aliene Invasive e Tutela Di Specie e Habitat Nell’Arcipelago Toscano, Apr. 2011, pp. 1–36.

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Zanichelli, F. Oggetto: approvazione documento “Interventi per l’eradicazione del ratto nero Rattus rattus nell’Isola di Montecristo (Arcipelago Toscano)” nell’ambito del progetto LIFE+ Montecristo 2010. Provvedimento del Direttore del 28 dicembre 2011, n. 822.

Fonte: https://www.giglionews.it/quattordici-tonnellate-di-esche-avvelenate-su-montecristo-i-segreti-dellente-parco?fbclid=IwAR2zE6Vm-Evgc23kXThN-JlcJqbiyLIFoUFsf5uMF1l7-P5gYE1OXhiaE98

martedì 2 novembre 2021

Luca Mercalli: La crescita infinita! - Evento online

 Che la crescita infinita in un mondo finito non fosse possibile lo si sapeva da mezzo secolo, da quando nel 1972 uscì il rapporto al Club di Roma "I limiti alla crescita", purtroppo osteggiato e deriso.


Ora che questi limiti si avvicinano, l'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) inizia a riconoscerne la reale portata di fronte alla crisi climatica e ambientale, ma ancora il mondo economico e la società civile non sembrano accorgersene e continuano a promuovere nuova crescita economica insostenibile.

lunedì 19 luglio 2021

Prosegue devastante il consumo del suolo in Italia.

 


Questo articolo è pubblicato sul blog del Gruppo d’intervento Giuridico odv

Presentato nei giorni scorsi dall’ Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) il Rapporto sul consumo del suolo 2021.

Da leggere e capire, soprattutto in tempi di transizione ecologica (ma verso dove?):

“Transizione ecologica e fotovoltaico, meglio sui tetti che a terra: solo in Sardegna ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale dell’ultimo anno. E si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate su edifici esistenti. Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari.  Dopo la Sardegna è la Puglia la regione italiana che consuma di più con tale modalità, con 66 ettari (circa il 37%)”.

Allarmante, poi, la situazione nelle fasce costiere:

“L’analisi del consumo di suolo nella fascia costiera viene valutato attraverso l’analisi a diverse distanze dalla linea di costa: 300 m (dove quasi un quarto del territorio è artificializzato), tra 300 e 1.000 m (18,9%), tra 1 km e 10 km (8,7%) e oltre 10 km (6,5%).

Badesi, cantiere edilizio in area dunale (marzo 2013)

I risultati mostrano che la percentuale maggiore di suolo consumato si ha nella prima fascia, dove i valori si attestano intorno al 30% per molte regioni, con i valori massimi in Liguria (47%) e nelle Marche (46,1%); in Abruzzo, Emilia-Romagna, Campania, Lazio, Puglia, Calabria e Sicilia sfiorano o superano il 30%, mentre nelle regioni restanti i valori sono inferiori alla media nazionale del 22,8%.

Facendo invece riferimento all’incremento di consumo di suolo i valori massimi sono registrati in Sardegna e in Molise, rispettivamente +1,06% nella fascia tra 300 e 1.000 m e +1,05% nella fascia tra 1 km e 10 km.

L’incremento per tutte le Regioni si aggira intorno allo 0,20% per la prima fascia, mentre raggiunge valori più alti nelle fasce oltre 1 km. La densità di consumo di suolo maggiore si trova in Emilia-Romagna in cui nella fascia tra 300 m e 1 km è di 12,85 m2/ha, seguita dalla Sardegna con 8,68 m2/ha, dalle Marche con 7,44 m2/ha e dall’Abruzzo con 6,85 m2/ha. Nell’ultimo anno le Isole (+0,26) registrano il valore di crescita percentuale del consumo di suolo più alto (Figura 27, pag. 65), seguono il Nord-Ovest e il Sud con valori simili (0,25%). Le altre tre ripartizioni si attestano allo 0,24% (Nord-Est) e 0,22% (Centro), mantenendosi al di sotto del valore nazionale (0,24%)“.

Continuando su questa direzione, prepariamoci a nuovi disastri ambientali e a nuove calamità innaturali.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

impatto – tipo di una centrale fotovoltaica da 30 MW (2013)

dal sito web istituzionale I.S.P.R.A., 14 luglio 2021

Presentazione del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2021”.

Rapporto; Dati principali a livello regionale, provinciale e comunale e Schede di dettaglio sui dati regionali

Programma della presentazione del rapporto

Comunicato stampa della presentazione del rapporto

Programma della conferenza stampa

Comunicato stampa e infografiche della conferenza stampa “Neanche la pandemia ferma il consumo di suolo. Speciale Roma e Milano”

Video “Neanche il Covid ferma il consumo di suolo. Speciale Roma e Milano”

Visualizza la cartografia e i dati principali

Scarica la cartografia e i dati completi

Video della presentazione del rapporto

Video della conferenza stampa “Neanche la pandemia ferma il consumo di suolo. Speciale Roma e Milano”

Alpi venete, lavori per la realizzazione di una pista da sci

da SNPA, 14 luglio 2021

Consumo di suolo: senza interventi costi alle stelle già nel 2030.

È un costo complessivo compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, in pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quello che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030. Se la velocità di copertura artificiale rimanesse quella di 2 mq al secondo registrata nel 2020 i danni costerebbero cari e non solo in termini economici. Dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei nostri territori) e lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente di oltre un milione di macchine in più circolanti nello stesso periodo per un totale di più di 90 miliardi di km. In altre parole due milioni di volte il giro della terra.

È la situazione attuale e quella futura analizzata dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente nell’edizione 2021 del Rapporto sul “Consumo di Suolo in Italia”. Il Rapporto è stato presentato nel corso di un webinar il 14 luglio. Disponibile anche la video inchiesta dal titolo “Speciale Roma e Milano: neanche il Covid19 ferma il consumo di suolo” promossa da Ispra.

A livello nazionale le colate di cemento non rallentano neanche nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, e ricoprono quasi 60 chilometri quadrati, impermeabilizzando ormai il 7,11% del territorio nazionale. Ogni italiano ha a disposizione circa 360 mq di cemento (erano 160 negli anni ’50).

L’incremento maggiore quest’anno è in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431).

Veneto, pianura alluvionata

Nelle aree a pericolosità idraulica la percentuale supera al 9% per quelle a pericolosità media e il 6 % per quelle a pericolosità elevata. Il confronto tra i dati 2019 e 2020 mostra che 767 ettari del consumo di suolo annuale si sono concentrati all’interno delle aree a pericolosità idraulica media e 285 in quelle a pericolosità da frana, di cui 20 ettari in aree a pericolosità molto elevata (P4) e 62 a pericolosità elevata. Le percentuali si confermano alte anche nei territori a pericolosità sismica alta dove il 7% del suolo risulta ormai cementificato.

Consumo di suolo e isole di calore. A livello nazionale superano i 2300 gli ettari consumati all’interno delle città e nelle aree produttive (il 46% del totale) negli ultimi 12 mesi. Per questo le nostre città sono sempre più calde, con temperature estive, già più alte di 2°C, che possono arrivare anche a 6°C in più rispetto alle aree limitrofe non urbanizzate.  

Transizione ecologica e fotovoltaico, meglio sui tetti che a terra: solo in Sardegna ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale dell’ultimo anno. E si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate su edifici esistenti. Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari.  Dopo la Sardegna è la Puglia la regione italiana che consuma di più con tale modalità, con 66 ettari (circa il 37%).    

E con la logistica l’Italia perde ancora più terreno. Invece di rigenerare e riqualificare spazi già edificati, sono stati consumati in sette anni 700 ettari di suolo agricolo e il trend è in crescita. In Veneto le maggiori trasformazioni (181 ettari dal 2012 al 2019, di cui il 95% negli ultimi 3 anni) dovute alla logistica, seguita da Lombardia (131 ettari) ed Emilia-Romagna (119). 

Costa Paradiso, cantiere edilizio in fortissima pendenza

(foto da mailing list ambientalista, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

FONTE: Questo articolo è pubblicato sul blog del Gruppo d’intervento Giuridico odv