Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 2 marzo 2022

da IL FATTO ALIMENTARE: Plastica monouso: le criticità della legge italiana che fanno arrabbiare la Commissione Ue

Lo scorso 14 gennaio, con oltre sei mesi di ritardo rispetto alla data fissata dell’Europa (3 luglio), è entrata in vigore anche in Italia la direttiva europea sulla plastica monouso (SUP), grazie al decreto (196/21). Come abbiamo evidenziato, il nostro Paese ha recepito la misura discostandosi dal testo europeo, introducendo alcune esenzioni e deroghe ingiustificate sotto il profilo ambientale, che tuttavia non sono sfuggite all’Europa. Con un parere circostanziato inviato lo scorso dicembre, la Commissione europea ha, di fatto, bocciato la legge italiana: le difformità segnalate dal commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton riguardano i rivestimenti in plastica e le esenzioni per i prodotti in plastica biodegradabile e compostabile.

La prima segnalazione di Bruxelles riguarda il concetto stesso di ‘prodotto in plastica monouso’, che per le istituzioni europee è quello non riutilizzabile, composto ‘in tutto o in parte’ da polimeri: non viene fissata in pratica alcuna soglia sulla quantità di plastica presente nel prodotto. La strada intrapresa dall’Italia invece esonera dall’ambito di applicazione i prodotti che hanno rivestimenti in materiale plastico in quantità inferiore al 10% del peso complessivo dell’articolo. Una misura che la Commissione ritiene possa incidere e modificare arbitrariamente il mercato interno.

leggi il resto sul Il fatto Alimentare: https://ilfattoalimentare.it/plastica-monouso-le-criticita-della-legge-italiana-che-fanno-arrabbiare-la-commissione-ue.html

lunedì 28 giugno 2021

Caro ministro Cingolani, vietare la plastica monouso è necessario. Altro che ‘ideologismo’

Per il 3 luglio, giorno in cui entrerà in vigore il bando europeo (direttiva 904/2019) per i prodotti in plastica usa e getta (cotton fioc, piatti e stoviglie in plastica, vaschette per alimenti, bastoncini per palloncini ecc.) Zero Waste Italy promuove una giornata nazionale contro la plastica monouso e lo spreco in generale.

Vogliamo esser chiari: non ci piace l’atteggiamento di Roberto Cingolani (sempre più ministro della transazione ecologica, altro che Transizione!), del ministro leghista Giancarlo Giorgetti e di Confindustria, che addirittura si scagliano contro la direttiva in oggetto e contro l’Europa che invece con puntigliosità ribadisce che indietro non si torna e che il paradigma dell’economia circolare (e di nuovi prodotti e materiali) è irreversibile.

Ovviamente, oltre al vizietto connaturato di guardare agli interessi di sempre (industria sporca degli idrocarburi e degli inceneritori) aiutati con il rilancio di trivellazioni e procedure semplificate per cementifici che bruciano rifiuti e con un Piano Arera che in spregio ai dettati europei vorrebbe rilanciare la narrazione tarocca dei “termovalorizzatori”, questo ministro per difendere la lobby italiana della bioplastica non esita a tacciare di “ideologismo” il contrasto al monouso non riciclabile. Questo ministro si deve dimettere in evidente conflitto di interesse con il ruolo di apripista della transizione ecologica quale dovrebbe essere!

Mentre molte aziende che hanno investito in ricerca per dar vita a nuovi prodotti e nuovi materiali alternativi alla plastica (pensiamo alle “sciagurate” vaschette di polistirolo o in polistirene) – “inventando” il vetro liquido in grado di sostituire i film plastici in gran parte degli imballi ad uso alimentare o materiali cellulosici trasparenti e oleorepellenti proprio per contenere carne, pesce, pasta e biscotti – non trovano alcuna sponda nel governo, è l’oligarchia industriale inquinante di sempre a farla da padrona. La transizione ecologica deve essere conversione ecologica, a partire dal pieno sostegno a quell’industria manifatturiera che si mette in gioco sviluppando innovazione e vero coraggio di intraprendere dentro i modelli dell’economia circolare.

Anche per questo tutto il movimento italiano Rifiuti Zero vuol sottolineare il carattere epocale della messa al bando del monouso in plastica, che sta trasformando gli oceani in una discarica piena di plastiche che uccidono la biodiversità e di microplastiche che ritornando nei nostri piatti mettono a rischio la salute di ognuno di noi. Lo farà invitando tutti a promuovere sui rispettivi territori manifestazioni ed incontri, clean up e feste colorate senza plastica ed usa e getta. Come nostro costume non diremo solo dei no, ma soprattutto questa giornata sarà l’occasione per indicare alternative di prodotto e per sensibilizzare l’opinione pubblica a comprare pulito, sfuso, scegliendo se necessario prodotti confezionati in materiali omogenei (non accoppiati e/o misti) davvero riciclabili.

Zero Waste Italy mette a disposizione gli esempi della “Vetrina dei prodotti Rifiuti Zero” per dimostrare che evitare l’usa e getta plastico è possibile e necessario.

L’articolo Caro ministro Cingolani, vietare la plastica monouso è necessario. Altro che ‘ideologismo’ proviene da Il Fatto Quotidiano (come l'immagine).

FONTE di questo scritto GRAE sezione news: https://grae.it/sezionenews/?p=955763

Partita la campagna contro il modello di transizione ecologica del Governo: “Non coerente con le direttive europee sull’economia circolare”.

 

Ha per titolo Non bruciamoci l’occasione la campagna organizzata da Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare, ISDE Italia medici per l’ambiente, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane – G.U.F.I. e Associazione Consumatori Utenti – ACU per contrastare il modello di transizione ecologica del Governo Draghi. Secondo le associazioni “la presentazione della seconda bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta una partita finanziaria destinata a pesare sulle prossime generazioni, dato che il 70% degli oltre 250 miliardi di euro sono debiti e mutui che dovranno essere ripagati con tagli di spesa e probabili nuove future tassazioni”.

La parte di questo Recovery plan che le associazioni ritengono errata e del tutto da riscrivere sarebbe la missione Rivoluzione verde e transizione ecologica, in cui si stenterebbe a trovare capitoli di spesa che corrispondano a una vera “attuazione ecologica” dei trattati e delle direttive europee in vigore: “Le scelte principali non vanno nella direzione di ridurre drasticamente le emissioni di gas e polveri sottili in atmosfera, non incentivano esclusivamente le vere fonti energetiche rinnovabili, non aumentano la biodiversità e la fertilità dei terreni, non prevedono modelli di mobilità che riducono l’utilizzo di combustibili fossili per il trasporto“.

Per l’economia circolare vengono stanziati 2,1 miliardi di euro sui 250 totali mentre per il sostegno alle produzioni di energia da biogas, biometano e biomasse circa 2 miliardi: “La proposta di PNRR del Governo Draghi rischia di ritardare la transizione ecologica e di mettere seriamente a rischio la possibilità per l’Italia di accedere ai fondi del NextGenerationUE, la cui erogazione dovrà rimanere coerente ai principi stabiliti e a quanto previsto nelle direttive europee sull’economia circolare“.

Le soluzioni contenute nel PNRR per dare avvio all’attuazione della strategia New Green Deal europea e iniziare a mitigare i cambiamenti climatici sarebbero dunque da mettere seriamente in discussione: “Invitiamo la Commissione europea e tutti i gruppi del Parlamento Europeo a prendere posizione con un atto che inviti il Governo italiano a rivedere tutto il capitolo della cosiddetta “transizione ecologica” – concludono le associazioni – e tutte le associazioni ambientaliste, i comitati, i medici, i giovani e tutti i cittadini a cui preme la tutela della salute pubblica e dell’ambiente ad avviare un dibattito pubblico sulle azioni da mettere in campo, sul piano politico e giuridicoLa versione integrale del comunicato stampa.

Parte la campagna europea non bruciamoci l’occasione

 Pubblicato il 15 Giugno 2021 - fonte: https://www.isde.it/parte-la-campagna-europea-non-bruciamoci-loccasione/

Una campagna per contrastare la cosiddetta transizione ecologica da parte del Governo Draghi

La presentazione della seconda bozza del PNRR da parte del governo Draghi al Parlamento in data 26-27 aprile, trasmesso soltanto la sera prima ai parlamentari, ha denotato lo stile “accentratore” con cui questo governo intende gestire la partita finanziaria straordinaria del Recovery plan.

Una partita finanziaria destinata a pesare sulle prossime generazioni, dato che il 70% degli oltre 250 miliardi di euro sono debiti e mutui che dovranno essere ripagati con tagli di spesa e probabili nuove future tassazioni, partita finanziaria di cui alla luce del P.N.R.R. inviato alla C.E. appare del tutto discutibile la presunta “bontà” attribuitagli dal presidente Draghi in prima persona.

La parte di questo Recovery plan che riteniamo sia errata e del tutto da riscrivere è la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, in cui si stenta a trovare capitoli di spesa che corrispondano a una vera “attuazione ecologica” dei trattati e delle direttive europee in vigore.

Dobbiamo evidenziare, invece, che le scelte principali nella “Rivoluzione verde e transizione ecologica” non vanno nella direzione di ridurre drasticamente le emissioni di gas e polveri sottili in atmosfera, non incentivano esclusivamente le vere fonti energetiche rinnovabili, non aumentano la biodiversità e la fertilità dei terreni, non prevedono modelli di mobilità che riducono l’utilizzo di combustibili fossili per il trasporto.

Dal ruolo riservato all’“Economia circolare”, a cui vengono dati gli spiccioli pari a 2,1 Miliardi sui 250 totali, al ruolo riservato al sostegno alle produzioni di energia da Biogas – Biometano – Biomasse con circa 2 Miliardi, alle previsioni di utilizzo del Biometano per l’autotrazione pesante, emerge che la proposta di PNRR del governo Draghi rischia dunque di ritardare la transizione ecologica e di mettere seriamente a rischio la possibilità per l’Italia di accedere ai fondi del NextGenerationUE, la cui erogazione dovrà rimanere coerente ai principi stabiliti e a quanto previsto nelle direttive europee sull’economia circolare.

Tutto questo dovrebbe essere tradotto nel PNRR nell’obiettivo italiano di dare avvio all’attuazione della strategia New Green Deal europea per iniziare a mitigare i cambiamenti climatici:

– dare attuazione ad una vera “economia circolare”, processo che privilegia il riutilizzo ed il riciclaggio con recupero di materia prima secondaria,

– sostenere la transizione verde verso un modello agro-ecologico che non alteri il clima, riduca le emissioni ed il consumo di acqua e suolo valorizzi le risorse locali promuovendo l’autonomia alimentare da filiere corte, qualifichi l’agricoltura integrata ed agevoli stili alimentari sostenibili,

– prevedere che la produzione di energia debba provenire esclusivamente da fonti veramente rinnovabili (fotovoltaico, idroelettrico, eolico, moto ondoso, solare termico), e non dalla combustione di Biogas – Biometano – Biomasse,

– stabilire che il PNRR debba prevedere la generale ristrutturazione delle reti idriche pubbliche, che tuttora hanno perdite per oltre il 40% di acqua potabile.

Citiamo pertanto la comunicazione del 12 febbraio 2021 della Commissione Europea secondo cui “il regolamento che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF, Recovery and Resilience Facility) e stabilisce che nessuna misura inserita in un piano per la ripresa e la resilienza (RRP, Recovery and Resilience Plan) debba arrecare danno agli obiettivi ambientali ai sensi dell’articolo 17 del regolamento Tassonomia.

Ai sensi del regolamento RRF citato “la valutazione degli RRP deve garantire che ogni singola misura (ossia ciascuna riforma e ciascun investimento) inclusa nel piano sia conforme al principio “non arrecare un danno significativo” (DNSH, “do no significant harm”)”

Dimostriamo con il nostro documento di “osservazioni sintetiche” il contrasto tra le previsioni del PNRR italiano e molte Direttive europee e l’assenza di qualsiasi analisi DNSH rispetto a:

la Direttiva n. 851/2008/CE per l’economia circolare relativa alla gestione rifiuti, per il marginale finanziamento previsto nel PNRR che contraddice tutto il “pacchetto europeo”,

la Direttiva n. 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente, per il sostegno agli impianti di combustione biogas–biometano–biomasse e l’uso autotrazione del biometano,

la strategia europea per il 2030 sulla biodiversità, rispetto al mancato stanziamento per la riconversione verso l’agricoltura biologica e

il Trattato Funzionamento Europeo art. 107-109 sugli aiuti di Stato, sul finanziamento del 40% degli investimenti per la riconversione di 600 impianti biogas privati a biometano,

la Direttiva n. 2014/24/UE sugli appalti pubblici, per la privatizzazione servizi pubblici locali e la corsia preferenziale per l’appalto pubblico rispetto alla gestione diretta in-house,

la Direttiva n. 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale ed il regolamento (CE) n.1367/2006 che impone alle istituzioni e agli organi comunitari l’attuazione degli obblighi contenuti nella convenzione di Aarhus.

Invitiamo quindi la Commissione europea e tutti i gruppi del Parlamento Europeo a prendere posizione con un atto che inviti il Governo italiano a rivedere tutto il capitolo della cosiddetta “transizione ecologica”, rispetto alla gravità di previsioni illegittime ed in contrasto con le norme europee richiamate.

Invitiamo tutte le associazioni “ambientaliste”, i comitati, i medici, i giovani e tutti i cittadini a cui preme la tutela della salute pubblica e dell’ambiente a sottoscrivere il presente comunicato per avviare un dibattito pubblico sulle azioni da mettere in campo, sul piano politico e giuridico.

L’attuale situazione richiede il massimo rigore e la massima adesione alle evidenze per scongiurare non solo una sostanziale inefficacia delle misure adottate, ma, cosa davvero grave, un ulteriore peggioramento delle condizioni ambientali, climatiche e di salute.

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giovedì 10 giugno 2021

Acqua non sicura: l’Italia rinviata alla Corte di Giustizia dalla Commissione europea

 Fonte articolo «Agenzia DiRE» all’indirizzo «www.dire.it»

Di Alessio Pisanò

La procedura di infrazione si riferisce ad alcune aree del territorio italiano, come la provincia di Viterbo, dove l'acqua potabile presenta livelli di fluoro e arsenico molto sopra i limiti

BRUXELLES – La Commissione europea ha deciso oggi di rinviare l’Italia alla Corte di Giustizia per inadempienza alla Direttiva europea sull’acqua potabile. Lo riferisce una nota stampa dell’organismo.

In particolare, la procedura d’infrazione si riferisce ad alcune aree del territorio italianocome la provincia di Viterbodove l’acqua potabile presenta livelli di fluoro e arsenico molto al di sopra dei parametri minimi previsti dalla direttiva. Stessa situazione nelle cittadine di Bagnoregio, Civitella di Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania.

Il deferimento dello Stato membro alla Corte di Giustizia rappresenta la terza fase della procedura di infrazione. Se l’Italia mostrerà di non essersi adeguata per il tempo disposto dalla Corte alla Direttiva questionata, la Commissione potrebbe chiedere l’applicazione di una sanzione.

FONTE: https://www.dire.it/09-06-2021/642609-acqua-non-sicura-litalia-rinviata-alla-corte-di-giustizia-dalla-commissione-europea/?fbclid=IwAR1DMyJu3Gi4oBjUkBVlJLa6-_1WJiAI9TP1vdkcIFK4wBwb9TQN4tMkEJw

giovedì 3 giugno 2021

Bando alla plastica monouso: l'Ue fa un primo importante passo (𝘮𝘢 𝘪𝘯 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘯𝘰!!)

Per difendere l’ambiente e in particolare gli oceani l’uso della plastica va ridotto e va eliminato l’utilizzo dei prodotti usa e getta.

Il voto del Parlamento europeo per la messa al bando della plastica monouso è un primo e importantissimo passo per cercare di arginare gli effetti di un materiale che è diventato il killer dei mari: l’usa e getta di plastica rappresenta oltre il 50% del marine litter (si arriva al 70% se si includono anche gli attrezzi da pesca). Il voto del Parlamento europeo a stragrande maggioranza invita a perfezionare al più presto il percorso che porterà all'entrata in vigore della Direttiva e quindi il WWF chiede al Consiglio dei ministri dell'Ambiente europei e alla Commissione di concludere i passaggi necessari a breve e sicuramente entro l’anno.
Il testo che ha avuto il parere favorevole del Parlamento europeo prevede il divieto di utilizzo dal 2021 di prodotti usa e getta come posate, piatti, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande e aste dei palloncini. La direttiva che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio introduce inoltre un contenuto minimo di materiale riciclato nelle bottiglie di plastica, almeno il 35% entro il 2025: una norma, questa che favorisce la raccolta differenziata. Inoltre il Parlamento europeo ha esteso il divieto anche ai prodotti di plastica oxodegradabile, ai contenitori per cibo da asporto in polistirene espanso e ai sacchetti di plastica in materiale ultraleggero, ad eccezione di quelli che svolgono una funzione igienica.
Si propongono, inoltre, obiettivi nazionali del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030 per la riduzione del contenuto di plastica dei  filtri delle sigarette (rifiuto più comune e abbondante sulle spiagge europee).
Inoltre entro il 2030 una raccolta di almeno il 50% degli attrezzi da pesca abbandonati in mare e riciclarne almeno il 15% entro il 2025.
Ci auguriamo, infine, che la “stretta dell’Europa” non si limiti solo alla plastica ma anche alla cultura dell’usa e getta, visto che viviamo in un Pianeta con risorse limitate. Per questo appare come una occasione persa la mancata indicazione nell’etichetta della qualità di “prodotto uso e getta” in modo da consentire una scelta responsabile del consumatore.
Ad oggi sono più di 550.000 i cittadini italiani che hanno firmato la petizione del WWF  dove si  chiede al governo di combattere l’inquinamento da plastica e di fare pressione sull’Europa per il bando della plastica monouso. Il loro sostegno è stato premiato, ma ci sono ancora molti passi da compiere per contrastare l’highlander dei mari, la plastica, cominciando, ad esempio, con la messa al bando delle microplastiche in tutti i prodotti. Le ultime evidenze scientifiche hanno, infatti, riscontrato livelli di inquinamento da plastica anche nel corpo umano, un dato che deve spingerci ad accelerare la lotta all’inquinamento da plastica.
Dal punto di vista normativo l’Italia vantare una indiscussa leadership, essendo stato il primo a mettere al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc e le microplastiche nei cosmetici, misure riprese nella proposta di direttiva europea. Speriamo ora che l’Italia non solo mantenga questa leadership e il suo impegno nel contrastare la plastica “inutile” e dannosa ma che anticipi i tempi dell’Europa con provvedimenti sempre più coraggiosi.



DAL FQ: Dal 3 luglio al bando la plastica monouso. L’Italia protesta contro le linee guida Ue. Cingolani: “Va bene solo riciclabile? Assurdo” Tra un mese entra in vigore la direttiva europea recepita dall'Italia ad aprile ad amplissima maggioranza in Senato. Ma tra Roma e Bruxelles è iniziato un braccio di ferro sull'inserimento nel bando anche della carta rafforzata da veli di plastica e delle plastiche cosiddette oxodegradabili (cioè non pienamente biodegradabili". Giorgetti: "La transizione ecologica? Serve una riflessione più approfondita, stop ad approccio ideologico che fanno morti e feriti". Stesso concetto espresso, nello stesso giorno, da Bonomi (Confindustria)......https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/01/dal-3-luglio-al-bando-la-plastica-monouso-litalia-protesta-contro-le-linee-guida-ue-cingolani-va-bene-solo-riciclabile-assurdo/6217023/?fbclid=IwAR3JXe7k7pF31XYNcVfimYIJxoqh_qbjezhtDCqfOlJIBLPL4VoE_nGEttc

martedì 21 aprile 2020

L'UE respinge le richieste dell'industria per revocare il divieto di materie plastiche monouso

Le scadenze devono essere rispettate, afferma la Commissione europea in risposta alle richieste dell'industria di revocare un divieto a livello UE su alcuni articoli di plastica monouso a causa delle preoccupazioni per la salute e l'igiene sollevate durante l'epidemia di COVID-19.
"La posizione della Commissione continua ad essere che le scadenze nel diritto dell'UE debbano essere rispettate", ha dichiarato Vivian Loonela, portavoce della Commissione europea per le questioni ambientali.
"Gli Stati membri hanno ancora un anno per recepire la direttiva SUP nel diritto nazionale", ha risposto Loonela quando gli è stato chiesto di commentare le chiamate del settore per rinviare l'attuazione della direttiva sulla plastica monouso "per almeno un altro anno".
La direttiva sulla plastica monouso è stata adottata nel giugno dello scorso anno e ha introdotto il divieto su un numero selezionato di articoli da buttare via come posate, bicchieri per bevande, bastoncini per palloncini, cannucce e bastoncini di cotone.
L'obiettivo era ridurre i rifiuti marini, l'80% dei quali a terra, ha affermato la Commissione europea all'epoca, sottolineando che 4,6-12,7 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica si fanno strada negli oceani del mondo ogni anno.
Ma la pandemia di coronavirus ha gettato l'Europa in "un mondo completamente diverso in cui l'igiene e la salute dei consumatori saranno la priorità numero uno", ha affermato la European Plastics Converters (EuPC), un'associazione di categoria.
"La libertà di circolazione di questi beni è necessaria per mantenere l'igiene, la salute e la sicurezza nella fornitura di molti prodotti, come materiali a contatto con alimenti, dispositivi di protezione, dispositivi medici e medicinali", ha dichiarato EuPC in una lettera indirizzata alla Commissione europea lo scorso settimana.
"Il termine materie plastiche monouso è completamente sbagliato e non giustificato", ha sostenuto EuPC nella lettera, invitando la Commissione a "revocare tutti i divieti su alcuni degli articoli in plastica monouso" e rinviare le scadenze nella direttiva "per almeno un anno in più ”.
Tuttavia, la Commissione ha respinto l'argomentazione in materia di salute e sicurezza avanzata dall'industria europea della plastica.
"Per quanto riguarda gli argomenti sollevati da EuPC, le buone pratiche igieniche dovrebbero essere applicate a tutti i prodotti, compresi i sostituti dei SUP vietati", ha dichiarato Loonela a EURACTIV nei commenti via e-mail.
"Inoltre, la direttiva SUP prevede eccezioni per i dispositivi medici", ha affermato Loonela.
Separatamente, la Commissione ha inoltre emanato linee guida per gli Stati membri dell'UE al fine di garantire una gestione sicura della crescente quantità di rifiuti sanitari generati durante la pandemia.
Ma Loonela ha affermato che "è troppo presto per valutare l'impatto della crisi del coronavirus sulla quantità complessiva di rifiuti di imballaggi in plastica che verranno generati quest'anno".
"Nelle attuali circostanze in cui molte attività economiche essenziali, compresa la gestione dei rifiuti, sono sotto pressione, è ancora più importante continuare gli sforzi globali per ridurre i rifiuti", ha affermato.
[A cura di Benjamin Fox]

giovedì 5 marzo 2020

La Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per cattivo recepimento della normativa sulla valutazione di impatto ambientale.


Aeroporto di Firenze, criticità ambientali del progetto di ampliamento

La Commissione europea, con lettera di costituzione in mora n. 2019/2308ha affermato la “non conformità della legislazione italiana con la direttiva 2014/52/UE che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e private”, invitando l’Italia al corretto adeguamento della propria normativa interna in materia.
Come si ricorderà, la direttiva n. 2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n. 2011/92/UE sulla valutazione di impatto ambientale (qui il testo coordinato delle direttive sulla V.I.A.).
Nonostante reiterate e argomentate osservazioni inviate a Governo, Camera dei Deputati e Senato da parte di associazioni e comitati ambientalisti, purtroppo il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 venne emanato con numerose carenze in proposito ed è in vigore dal 21 luglio 2017.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus inoltrò in merito (17 agosto 2017) un ricorso ai sensi dell’art. 258 del Trattato per il funzionamento dell’Unione europea (TFUE) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo perché verificassero la piena rispondenza o meno del decreto legislativo n. 104/2017 alla normativa comunitaria sulla V.I.A.
Numerose altre associazioni, comitati, singole persone effettuarono analogo ricorso.
Ora, a distanza di anni, la Commissione europea procede per il mancato corretto recepimento nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria sulle valutazioni di impatto ambientale.
Recentemente diversi altri Stati membri (Lituania, Danimarca, Svezia, Grecia, Austria, Lussemburgo, Croazia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia) sono stati caldamente invitati a rendere conforme la propria normativa nazionale alla normativa comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale, pena le conseguenze della violazione della disciplina europea, ma questo non deve consolare.
In origine le sentenze del Giudice comunitario avevano solo valore dichiarativo, cioè contenevano l’affermazione dell’avvenuta violazione della normativa comunitaria da parte dello Stato membro, senza ulteriori conseguenze.    Da diversi anni non più, possono contenere pesanti conseguenze pecuniarie per lo Stato membro trasgressore.
Se non viene rispettata la normativa comunitaria, la Commissione europea – su ricorso o d’ufficio – avvia una procedura di infrazione (art. 258 Trattato U.E. versione unificata): dopo la lettera di costituzione in mora, se lo Stato membro non si adegua ai “pareri motivati” comunitari, la Commissione  può inoltrare ricorso alla Corte, che, in caso di violazioni del diritto comunitario, dispone sentenza di condanna che può prevedere una sanzione pecuniaria (oltre alle spese del procedimento) commisurata alla gravità della violazione e al periodo di durata.
Le sanzioni pecuniarie conseguenti a una condanna al termine di una procedura di infrazione sono state fissate recentemente dalla Commissione europea con la Comunicazione Commissione SEC 2005 (1658): la sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, in base alla gravità dell’infrazione.
Al 12 febbraio 2020 sono ben 82 le procedure di infrazione europea in corso avverso l’Italia, di queste 21 riguardano l’ambiente.
L’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia per gli aspetti pecuniari avviene molto rapidamente: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo Stato membro condannato: in Italia gli effetti della sanzione pecuniaria vengono scaricati sull’Ente pubblico territoriale o altra amministrazione pubblica responsabile dell’illecito comunitario (art. 16 bis della legge n. 11/2005 e s.m.i.).
Insomma, le condanne arrivano e vengono pure eseguite.
Ovviamente gli amministratori e/o funzionari pubblici che hanno compiuto gli atti che hanno sostanziato l’illecito comunitario possono risponderne in sede di danno erariale.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
aeroporto
(foto S.D., archivio GrIG)

domenica 1 marzo 2020

Il Comunicato Stampa dell’Associazione VAS. Sotto la lente europea il decreto legislativo n. 104/2017: “in un unico procedimento, una mole così imponente di errori, di sottovalutazioni, di superficiali elaborazioni, di negligenti comportamenti, di gravi irregolarità….”

ASSOCIAZIONE VAS  

Vita, Ambiente e Salute Onlus
c/o Studio Legale Speca-Pesci
Via G. Valentini, 19
59100 Prato (Po)
P/IVA - C.F.: 92090490480
Iscrizione Onlus #36309 del 19/10/2012
Regist. Progressivo/2017 al nro. 6544
Prato, 29 Febbraio 2020 COMUNICATO STAMPA

A seguito di una nostra precisa segnalazione a suo tempo inviata alla Commissione UE in merito
all’illegittimità del D.lgs 104/2017 approvato per dare completo recepimento della Direttiva
2014/52/UE in tema di VIA (almeno questa fu la motivazione posta a premessa della norma),
abbiamo ricevuto dalla Direzione Generale Ambiente UE la risposta che aspettavamo, e che
alleghiamo affinché possiate anche voi coglierne la portata e la rilevanza.
Senza bisogno di dilungarsi eccessivamente nella descrizione dei contenuti della lettera, ciò che
maggiormente ci colpisce nella risposta della UE è il passaggio ove si dichiara che lo Stato Italiano
con il decreto legislativo n. 104/2017 “introduce un elemento di discrezionalità … non previsto
nella direttiva” e aggiunge che quindi “si pone un problema di conformità della normativa
italiana di recepimento della direttiva…”, quindi con la precipua volontà Politica dell’allora PD
al Governo, di voler recepire la direttiva, ma aggirandone alcune fondamentali le norme.

Posta in questi termini, assai chiari, la procedura di infrazione già in essere verso l’Italia ai sensi
dell’Art. 258 e successivi del TFUE (già pesantemente colpita in tal senso, per propria colpa, anche
in merito ad altri temi) comporta necessariamente la correzione del discusso decreto 104/2017 a
partire dall’attività del Ministro dell’Ambiente fino alle norme Regionali che regolano i
procedimenti di VIA. (Alla sua emanazione, il Dlgs fu definito da qualcuno, una ”porcata”, una
legge “ad operam” predisposta per risolvere gli insormontabili problemi procedurali in cui si era
impantanato il progetto dell’Aeroporto di Firenze, e che a nulla è servita visto la sentenza del
Consiglio di Stato, salvo beccarsi questa proceduta di infrazione.!!)

Chi ha proposto e successivamente approvato questa abominevole norma mascherata da mero
recepimento di una direttiva comunitaria non si è accontentato di “semplificare” le procedure
affinché si evitassero tutti quegli approfondimenti che spesso hanno costituito un freno alle
autorizzazioni, ma hanno voluto “strafare”: hanno introdotto anche un passaggio nella norma che
-di fatto- esclude ai cittadini la possibilità di leggere il progetto nella sua interezza, compreso le
sue sopravvenute integrazioni, di presentare eventuali osservazioni e le possibili contro
deduzioni.

Non si pensi che questa sia cosa di poco conto, perché la partecipazione dei cittadini all’attività
della Pubblica Amministrazione è un pilastro inamovibile di ogni democrazia e di ogni paese
civile che si consideri tale, oltre che un preciso obbligo a livello UE, a fronte del quale il Governo
dovrà fornire entro 60 gg impegni precisi che porteranno al “Parere Motivato” della
Commissione. Spartiacque prima della chiamata in causa della Corte di Giustizia UE e
dell’eventuale procedimento sanzionatorio. Probabilmente però, in un delirio di onnipotenza, il
Governo PD approvò tale norma, superficialmente pensando, che la partecipazione fosse un
banale accessorio, un orpello da eliminare e semplicemente da silenziare!
Ma i Cittadini, molto attenti, se ne sono accorti, ricorrendo alla UE e denunciando che proprio il
progetto dell’Aeroporto di Firenze ha usufruito – tra l’altro - anche degli illegittimi vantaggi
inseriti nel d. lgs n.104/2017, ci chiediamo come sia stato possibile raccogliere, in un unico
procedimento, una mole così imponente di errori, di sottovalutazioni, di superficiali elaborazioni,
di negligenti comportamenti, di gravi irregolarità tra cui ci preme ricordare anche la nomina del
Presidente dell’Osservatorio Ambientale per l’Aeroporto di Firenze, soggetto rimosso a seguito di
specifica denuncia, oltre ad altre omissioni di cui non vogliamo parlare in questa sede.

Osservatorio (unico procedimento in Italia) facente funzioni della Commissione di VIA, quindi
organo parallelo ad arte costituito, visto che per tutti gli altri aeroporti italiani solo la
Commissione Nazionale di VIA verifica le prescrizioni e concede le avvenute ottemperanze.

Ci chiediamo altresì CHI PAGA il danno erariale conseguente a queste scellerate, irrazionali ed
ingiustificate iniziative, le pressioni sugli organi tecnici costretti a trovare soluzioni pindariche, chi
sono i responsabili di questo disastro annunciato, perché non possono essere sempre e soltanto i
cittadini, ivi inclusi tutti quelli che a proprie spese si informano, studiano gli atti e ricorrono nei
tribunali amministrativi proprio per contrastare l’inefficienza della Pubblica Amministrazione.

Ci sembra però “surreale” non prendere atto della sconfitta da parte della Politica, visto che pure
questa mattina politici transfughi con una approssimativa conoscenza della questione, ancora
sparlano, senza fare ammenda per gli errori commessi, ma addirittura come qualcun altro,
rilanciare con procedure “farlocche” ed improponibili, per un’opera irrealizzabile, come se di
colpo, tutte le procedure necessarie ed obbligatorie, potessero essere in qualche modo cassate con
un apposito Decreto Legge, esattamente com’ è successo per il D. lgs 104/2017.

La vana speranza di qualcuno, nel riproporre l’attuale Masterplan, senza una totale revisione di
ENAC, la quale oltre a tanta irrazionalità ed illogicità, ha avallato una pista di categoria 4 D con
un turn pad/back track (non previsto dal Regolamento) senza prevedere invece all’obbligo di una
pista di rullaggio, perché impossibile da realizzare, significherebbe riproporre le stesse carenze
tecnico-istruttorie denunciate nel precedente procedimento, bocciate dal TAR e poi dal Consiglio
di Stato.

Perciò se ENAC, visto che nelle documentazioni private NON ci ha mai smentito e/o risposto
obbiettando alle nostre denunce, se lo volesse fare qui, pubblicamente, saremmo più che contenti
per poter contro dedurre a nostra volta, Regolamento ENAC ed Annex XIV alla mano.

Gianfranco Ciulli
Presidente
VAS Associazione Onlus