Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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martedì 2 novembre 2021

di Leonardo Romagnoli: Il paesaggio preso a palate

 

“Il paesaggio toscano è parte fondante della nostra identità. Contiene ciò che siamo stati, il lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto, e costituisce un patrimonio anche per le generazioni a venire. (...) La Toscana è da tempo riconosciuta a livello internazionale grazie al proprio paesaggio, che attrae non solo dal punto di vista estetico ma anche come evocazione di una diffusa qualità della vita.(E.Giani)”.

Questa affermazione del presidente Giani, nella presentazione del primo rapporto sullo stato delle politiche del paesaggio, a quanto pare non vale per il Giogo di Villore e Corella dove si può realizzare un impianto eolico industriale con pale di 170 metri in barba la PIT/PPR e direi anche del Piano energetico regionale della Toscana. Inoltre il progetto contrasta con le indicazione del Piano Strutturale Intercomunale del Mugello e con l'ipotesi di un distretto rurale.
La Regione per dimostrare la propria sensibilità sulle questioni paesaggistiche si è anche dotata di un Osservatorio sul paesaggio che però non viene consultato quando si tratta di scelte come quella di Villore e Corella. Cosa comprensibile visto quello che l'osservatorio ha scritto negli ultimi anni :
“Le tendenze attuali volte allo sviluppo delle energie rinnovabili nel nostro paese sembrano spesso scordare che il patrimonio paesaggistico nazionale contribuisce al progresso dell’umanità, all’economia e alla qualità della vita in misura maggiore, rispetto al contributo che le centrali eoliche possono dare alla soluzione del problema energetico e della mitigazione del riscaldamento climatico. Pertanto, fermo restando la necessità di trovare una soluzione ai problemi energetici, gli ambiziosi progetti di centrali eoliche portati avanti da Regioni con vasti patrimoni paesaggistici, dovrebbero tenere conto dell’impatto negativo sul patrimonio paesaggistico. È comunque sintomatico che gli studi che hanno promosso tali impianti, così come il fotovoltaico, non abbiano considerato il problema dell’impatto sul paesaggio”.

Osservatorio che così ha definito il Mugello :

“La conca mugellana rappresenta una netta e geometrica interruzione del crinale appenninico, chiusa com’è alle due estremità. È stato uno dei primi luoghi abitati di Toscana e ha vissuto lunghi periodi di pace. Qui, in questo territorio solcato dal fiume Sieve che regala quel po’ di pianura che intermezza colline e montagne, ci troviamo in una zona di confine dalle caratteristiche uniche.”

Il fatto che la Conferenza dei servizi, nonostante autorevoli pareri contrari a partire dalla Soprintendenza, sembra sia orientata a dare un parere positivo ( l'ultima riunione è prevista comunque a novembre) lascia francamente molti dubbi.
E' sufficiente l'eliminazione di un aerogeneratore per superare le obiezioni avanzate in fase istruttoria? Il settore urbanistica e paesaggio della Regione Toscana solo qualche mese fa aveva scritto: “l’intervento non appare conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni relative alle Invarianti strutturali del PIT-PPR vigente e appare in netto contrasto con il progetto di fruizione lenta del paesaggio, creando una cesura nell’ecosistema e nel carattere dei percorsi presenti e della vocazione del territorio, oltre al probabile contrasto con le prescrizioni indicate nella disciplina delle aree di notevole interesse pubblico (art. 136 Dlgs 42/2004, n. 3 DM specifici, come riportato nel contributo istruttorio sopra citato) nella componente relativa alla visibilità da dette aree tutelate. Questo dato rappresenterebbe peraltro un criterio di esclusione alla localizzazione degli impianti indicato al punto 2.18 dell’Allegato 1b del PIT-PPR (Norme comuni energie rinnovabili impianti eolici – Aree non idonee e prescrizioni per il corretto inserimento nel paesaggio e sul territorio). Se ne richiama il contenuto: aree di valore estetico percettivo la cui immagine è storicizzata ricadenti all’interno di coni e bacini visivi non sono ammessi impianti eolici.”.

Cosa è cambiato nel progetto rispetto a queste considerazioni? Nulla

Il piano di indirizzo territoriale e paesaggistico tra le altre cose si pone come obiettivi quello di favorire:
• la costruzione di un sistema di corridoi paesaggistici di fruizione lenta da sviluppare lungo le principali strutture ambientali e i principali itinerari storico-culturali;
• la tutela e la valorizzazione della rete infrastrutturale storica come elemento strutturale dei paesaggi regionali;
• l’accessibilità diffusa a tutti i paesaggi regionali;
• lo sviluppo diffuso e integrato delle diverse modalità di fruizione lenta del paesaggio.

Il progetto di un impianto eolico di queste dimensioni con tutto quello che comporterà anche in fase di cantiere e di modificazione del paesaggio forestale per la realizzazione di una strada idonea all'accesso di mezzi di portata straordinaria è compatibile con queste indicazioni?
e con il rispetto del patrimonio territoriale come definito all’art.3 della L.R. 65/2014?
“Art. 3 - Il patrimonio territoriale

1. La Regione promuove e garantisce la riproduzione del patrimonio territoriale in quanto bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale (...) Per patrimonio territoriale si intende l’insieme delle strutture di lunga durata prodotte dalla coevoluzione fra ambiente naturale e insediamenti umani, di cui è riconosciuto il valore per le generazioni presenti e future. Il riconoscimento di tale valore richiede la garanzia di esistenza del patrimonio territoriale quale risorsa per la produzione di ricchezza per la comunità.

2. Il patrimonio territoriale di cui al comma 1, è riferito all’intero territorio regionale ed è costituito dalla struttura idro-geomorfologica, che comprende i caratteri geologici, morfologici, pedologici, idrologici e idraulici;
a. la struttura ecosistemica, che comprende le risorse naturali aria, acqua, suolo ed ecosistemi della fauna e della flora;
b. la struttura insediativa, che comprende città e insediamenti minori, sistemi infrastrutturali, artigianali, industriali e tecnologici;
c. la struttura agro-forestale, che comprende boschi, pascoli, campi e relative sistemazioni nonché i manufatti dell’edilizia rurale.

3. Le componenti di cui al comma 2, e le relative risorse non possono essere ridotte in modo irreversibile. Le azioni di trasformazione del territorio devono essere considerate in base ad un bilancio complessivo degli effetti su tutte le componenti.

4. Il patrimonio territoriale come definito al comma 2 comprende altresì il patrimonio culturale costituito dai beni culturali e paesaggistici;

5. Gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale, le loro interrelazioni e la loro percezione da parte delle popolazioni esprimono l’identità paesaggistica della Toscana.”

Quella che si sta attuando è una decisione politica mascherata da un procedimento tecnico che invece avrebbe dovuto rispedire al mittente fin dall'inizio un progetto palesemente insufficiente come hanno dimostrato questi lunghi mesi di confronto e richieste di continue integrazioni.

mercoledì 2 settembre 2020

Eolico a Villore-Corella: la Regione chiede molti chiarimenti. È un mezzo stop al progetto

 MUGELLO – “Si evidenzia fin da ora che da quanto emerge dal contributo tecnico istruttorio pervenuto da parte del Settore regionale competente, l’intervento non appare conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni relative alle Invarianti strutturali del PIT-PPR vigente e appare in netto contrasto con il progetto di fruizione lenta del paesaggio, creando una cesura nell’ecosistema e nel carattere dei percorsi presenti e della vocazione del territorio, oltre al probabile contrasto con le prescrizioni indicate nella disciplina delle aree di notevole interesse pubblico nella componente relativa alla visibilità da dette aree tutelate”.

Rendering di Corella

Parole pesanti, quelle scritte nella richiesta di integrazioni e chiarimenti dalla Regione Toscana, e indirizzata All’AGSM di Verona, la società pubblica che ha proposto di alzare sul crinale del Giogo di Villore e Corella, tra Vicchio e Dicomano, otto enormi areogeneratori: Una lettera inviata dalla responsabile del settore “Valutazione impatto ambientale Opere pubbliche di interesse strategico regionale”, arch. Carla Chiodini.

Quindici pagine di osservazioni e richieste, inviate per conoscenza anche a un lunghissimo elenco di enti e società, oltre 40, a dimostrazione della complessità del progetto e di quanti soggetti dovranno essere, eventualmente, messi d’accordo. La richiesta di integrazioni, che certo non blocca il progetto, ma pone davanti ai proponenti nuove e importanti difficoltà, è molto esigente, e spazia su numerosi aspetti.

Intanto, “preliminarmente, si chiede al proponente di dare conto del rispetto delle indicazioni contenute nelle Linee guida per le valutazioni di impatto degli impianti eolici della Regione Toscana del 2012, rispetto ad ogni singolo capitolo, ovvero di indicare le motivazioni per cui il proponente ha ritenuto di discostarsene”.

Poi si chiede “di integrare l’analisi delle alternative condotta nello Studio di Impatto Ambientale (SIA), prendendo in esame anche le alternative di localizzazione e di layout delle torri eoliche considerate e la cosiddetta “alternativa zero”, con l’indicazione delle ragioni principali alla base dell’opzione scelta e prendendo in considerazione anche i relativi impatti ambientali”, e di “chiarire se ha preso in considerazione anche l’alternativa del trasporto aereo degli aerogeneratori, oltre alle alternative già riportate nel SIA relative alla viabilità di accesso al sito”.

Le richieste sono numerose e molto dettagliate: si chiede degli alberi da tagliare e ripiantumare, si chiede un monitoraggio -preventivo e anche post-operam su uccelli -compreso il gufo reale-,  sui pipistrelli, su anfibi e rettili, si chiedono risposte alle criticità segnalate in merito alla pericolosità geomorfologica per le opere di viabilità previste, si chiedono garanzie per la tutela delle condotte del metanodotto, e numerose altre integrazioni ed elementi di dettaglio.

Ma soprattutto “si evidenzia fin da ora che da quanto emerge dal contributo tecnico istruttorio pervenuto da parte del Settore regionale competente, l’intervento non appare conforme agli indirizzi d’ambito, agli obiettivi e alle indicazioni relative alle Invarianti strutturali del PIT-PPR vigente e appare in netto contrasto con il progetto di fruizione lenta del paesaggio, creando una cesura nell’ecosistema e nel carattere dei percorsi presenti e della vocazione del territorio, oltre al probabile contrasto con le prescrizioni indicate nella disciplina delle aree di notevole interesse pubblico nella componente relativa alla visibilità da dette aree tutelate. Questo dato rappresenterebbe peraltro un criterio di esclusione alla localizzazione degli impianti indicato al punto 2.18 dell’Allegato 1b del PIT-PPR (Norme comuni energie rinnovabili impianti eolici – Aree non idonee e prescrizioni per il corretto inserimento nel paesaggio e sul territorio). Se ne richiama il contenuto: aree di valore estetico percettivo la cui immagine è storicizzata ricadenti all’interno di coni e bacini visivi non sono ammessi impianti eolici.

Dopo questa premessa tranciante si richiede un approfondimento nel merito di:

  • soluzioni che rispettino la morfologia naturale del suolo e che non ne prevedano modificazioni significative con opere di movimento terra, ad esclusione di soluzioni che mitighino l’aspetto percettivo e comunque da valutare caso per caso, in quanto per alcune piazzole si effettueranno sensibili modifiche morfologiche del crinale e del versante che appaiono non compatibili con il PITPPR;
  • localizzazioni che limitino gli interventi di alterazione del patrimonio boschivo ,visto che dalla documentazione depositata si apprende che le aree boscate non saranno ripristinate, ma come opera di mitigazione finale, sono previsti solo rinverdimenti erbosi per scarpate e soprassuolo di aree esterne ai percorsi e alle piazzole recintate. L’approfondimento dovrà riguardare anche la verifica dell’interessamento dei boschi planiziali, come individuati in istruttoria;
  • in ambiti collinari e montuosi la disposizione degli aerogeneratori dovrà salvaguardare la permanenza delle visuali di interesse panoramico, gli scenari, i coni, i bersagli visivi e le linee di crinale e ne dovrà essere limitata la visibilità dalle principali vie di comunicazione; a tale proposito si ritengono necessarie nuove fotosimulazioni da più punti di vista e con dei punti di visuale individuati nelle aree vincolate.

Si chiede anche al proponente di analizzare quali siano le ricadute socio-economiche sulle attività presenti nella zona e sul turismo legate alla realizzazione del progetto, sia in fase di cantiere, sia in fase di esercizio;

Si dovranno poi dare risposte alle osservazioni della Sovrintendenza Paesaggio e Beni culturali, ma anche alle commissioni Paesaggio dei Comuni di Vicchio, Dicomano, Rufina, San Godenzo, così come a quelle dell’Unione montana dei Comuni del Mugello e dei Couni Valdarno e Valdisieve, dell’Autorità di Bacino distrettuale.

La lettera della Regione così termina: “Si ricorda che è facoltà del Proponente, su richiesta motivata, richiedere la sospensione dei termini per la presentazione della documentazione integrativa per un periodo non superiore a 180 giorni. Si avvisa che, qualora il Proponente non ottemperi alla richiesta di integrazioni e di chiarimenti entro il termine perentorio stabilito, non si procederà all’ulteriore corso della valutazione ed il procedimento in esame verrà archiviato”.

E una cosa è certa: i tempi nell’esame del progetto si allungheranno. Almeno di sei mesi.

FONTE ARTICOLO: https://www.ilfilo.net/eolico-a-villore-corella-la-regione-chiede-molti-chiarimenti-e-un-mezzo-stop-al-progetto/?fbclid=IwAR31Zcn9gFmN9ooJC7n1FI7ns24Z6jmlEgBCcv3ZiXsu7md6X9KaDTc-W24

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Un'estrapolazione delle Osservazioni che abbiamo presentato come Associazione Valdisieve e Associazione "Vivere in Valdisieve" (che trovate QUI nella versione integrale):



    lunedì 15 agosto 2016

    Comunicato stampa: IL TAR BOCCIA IL PROGETTO DELLA NUOVA PISTA

    di Coordinamento Comitati No Aeroporto

    tarFirenze, 9 agosto 2016.
    E’  una  vittoria  dei  Cittadini  della  Piana,  che  non  hanno  mai  accettato  supinamente  le  decisioni  imposte dall’alto  su una  scelta  cervellotica,  che  nel  merito  a  nostro  avviso  NON  ha  neppure  motivazioni  industriale  soddisfacente, comparate  con  le  alternative  proposte  e  volutamente  mai  prese in  considerazione. Non  è un “incidente  amministrativo”  come  ha  dichiarato  il  Governatore,  altro  non  è  che  ”giustizia  amministrativa” che  ripara  alla  sua  “incapacità  amministrativa” Rossi  ha  annunciato  ricordo  al  Consiglio  di  Stato,  cosa  che  avremmo  fatto  noi  in  caso  di  soccombenza,  vedremo come  andrà  a  finire,  nel  primo  tempo  siamo  in  vantaggio  noi,  alla  fine  della  partita  vedremo  il  responso,  che  tuttavia nel  caso  ci  vedesse  soccombere  al  Consiglio  di  Stato  avrebbe  comunque  il  Tempi  Supplementari  presso  la  Corte di Giustizia  UE,  e  la  corte  dei  diritti  umani,  quindi  la  strada  è  ancora  molto  lunga. Certo  è  che  se  il  Presidente  Rossi  avesse  un  po’  di  coerenza  politica,  dopo  aver  minacciato  i  Consiglieri  Regionali  di fase  di  Adozione  Variante  PIT  2013,  dopo  aver  creato  un  percorso  privilegiato  super  veloce  per  l’approvazione Variante  nel  2014,  dopo  aver  boicottato  il  processo  partecipativo  previsto  dal  PIT,  che evidentemente  e politicamente  era  stato  concordato,  visto  la  doppia  presa  di  posizione  Marson/Morisi,  dopo  aver  smentito  gli  stessi tecnici  Regionali  che sulla  VIA  avevano  dato  parere  negativo,  trasformandolo  invece in  positivo  su  2400 metri  dopo aver  giurato  e  spergiurato  che  la  pista  sarebbe  stata  solo  di  2000 m.  Dopo  aver  detto  a  seguito  dei  risultati  elettorali, che  si  doveva  cambiare,  tornare  a  parlare  con  il  nostro  popolo  e  i  cittadini.    Cosa  che  ha  puntualmente  e demagogicamente  negato  sul  procedimento  PIT,  …. se  avesse un  po’  di  coerenza  politica  si  dimetterebbe!
    Infatti  quello  “più  confuso”  non  è  il  TAR  ma  proprio  il  presidente  Rossi,  visto  come  in  più  di  una  occasione  abbia già  dovuto rimangiarsi  le  promesse  fatte,  fino  al  punto  di  intervenire alle Commissioni  Istruttorie della  VIA,  a  nostro  avviso  non avendone  né  i  requisiti  tecnici  né  di  mandato,  avendo  lo  stesso  già  incaricato  appositi  dirigenti  Regionali,  fino  ad esprimere pareri  e/o  valutazioni  favorevoli  sostituendosi  in  qualche  modo  agli  organi  preposti. Ma siccome sappiamo che  LUI  non  sa  cosa  sia  la  coerenza,  beh  si  ostini  pure  a  fare  ricorso  al  Consiglio  di  Stato, vedremo:  forse,  se  perderà  anche  al  Consiglio  di  Stato  sarà  il  suo  definitivo  fallimento  “politico”,  il  “canto  del  cigno” con  la  definitiva  uscita  di  scena,  che  già  oggi  certamente ha  ricevuto  un  duro  colpo,  con il risultato di alterare  qualche equilibrio  interno  al  PD  specialmente in  funzione della  sua  auto-candidatura  a  Segretario  Nazionale  PD.   Una  cosa  è  sicura:  il  nostro  Legale  ha  già  protocollato  la  formale  richiesta  di  interruzione/archiviazione  della procedura  di  VIA  perché  con  tale  sentenza … si  riparte  “Ex  Novo”  con  un  foglio  totalmente  bianco,  tutto  da riscrivere,  perciò  nessuna  pista  ne  di  2000  ne  di  2400  metri.!! Lo  stesso  discorso  di  coerenza  andrebbe  fatto  al  Sindaco  Biffoni  visto  che  dallo  stendersi  in  autostrada  e  passato  a dire,  giustificando  il  voltafaccia  sulla  sua  decisione  di  NON  firmare  il  ricorso  al  TAR,  adducendo  in  Consiglio  Comunale che  in  fondo  non  c’erano  motivazioni  di  sostanza  per  ricorre  come  Comune.  Ci  aspetteremmo  da  Lui  quindi  almeno una  pubblica  presa  d’atto  ed  un  mea  culpa  nei  confronti  della  Città,  anche  se  argomenterà  le  scuse  più  banali  per salvare  la  faccia … la  battaglia  NON  è  finita  è  solo  il  primo  tempo,  quindi  a  Settembre  organizzeremo  una  grande  cena  sia  per brindare  a  questa  prima  Battaglia  Civica  vinta  con  pervicace  abnegazione,  sia  per  raccogliere  fondi  per  il  prossimo step  ovvero  tutelare  questa  sentenza  anche  al  Consiglio  di  Stato.
    Coordinamento  Comitati  e  Associazioni  contro  il  Nuovo  Aeroporto  di  Firenze
    Per la rassegna stampa completa del 9 e 10 agosto, si veda la rassegna speciale.

    SENTENZA TAR AEROPORTO PERETOLA: "FLY ME TO THE MOON"

    E’ successo davvero. La variante al PIT è stata annullata dal Tar della Toscana (sentenza 1310/2016) e l’aeroporto delle linee aeree Rezie, Rossie e Nardie se ne va sulla luna, anzi al diavolo. Lo sapete tutti, ormai. Quegli straccioni dei comitati, quei pezzenti, quei trogloditi, quei reazionari, quei luddisti, quelli che sanno solo dire di NO, hanno vinto il loro ricorso al TAR. Magari sanno dire qualcosa oltre ai NO. Magari è meglio sentire che hanno da dire. Almeno, il TAR deve averla pensata così. E non vogliamo fare un po’ di chiarezza su questa faccenda?
    1. Che si dice in città?
    Il fronte dei nostri avversari lo vediamo un po’ affannato. Si può capire; non se l’aspettavano questa cosa qui. E quindi c’è Nardie che si sbraccia a sostenere che la sentenza del TAR non tocca il nuovo Master Plan dell’aeroporto, e quindi il progetto di autorizzazione va avanti come se nulla fosse. A Nardie, che tra l’altro confonde la Variante al PIT con il Piano Paesaggistico della Marson, sfugge totalmente il fatto che il TAR sul nuovo Master Plan non si è espresso perché semplicemente il ricorso era alla variante al PIT della regione Toscana. Al Master Plan non si poteva fare ricorso perché non è un atto amministrativo di un ente pubblico. Però la Variante al PIT era stata fatta apposta per stabilire che nel parco della Piano ci doveva stare un nuovo aeroporto. Ora la Variante è stata dissolta dal TAR. Non c’è più un atto amministrativo che stabilisce che lì deve esserci un aeroporto; anzi è cancellata anche la posizione di ENAC che sosteneva che la competenza sulla nuova pista era propria e non della Regione, e a cui noi ci eravamo opposti con un controricorso. Indovinate il TAR a chi ha dato ragione? Risultato: non c’è più né pista di 2.000 metri né di 2.400. Caro Nardie, se ce la volete, dovete rifare tutto. Oppure che cosa vuoi fare, un aeroporto abusivo? Ti mandiamo subito i carabinieri. Lo sai che siamo capaci. Tra l’altro anche il Master Plan, nel procedimento di VIA al Ministero, abbiamo costretto Toscana Aeroporti a rifarlo. Fossimo in te, anche lì non staremmo proprio tranquilli.
    C’è poi Parrini che è sicuro che la sentenza del TAR sarà dissolta dal Consiglio di Stato, cui la Regione si appellerà. Sarà. Per intanto ha dissolto la Variante al PIT. Tra qualche anno, quando il Consiglio di Stato si sarà espresso, se ne riparlerà. Intanto sicuro come l’inferno le ruspe, a meno di palesi illegalità, non partono.
    Poi c’è la comica di Toscana Aeroporti, che è convinta che per l’approvazione del proprio Master Plan non sia necessaria una corrispondente previsione pianificatoria della Regione, e che sostiene che in sede di VIA sono stati approfonditi tutti i profili di insufficiente istruttoria che il TAR ha ritenuto sussistere. Beati loro. Sta di fatto che nei documenti del procedimento di VIA c’è scritto papale papale che gli approfondimenti verranno fatti via via che il progetto prende forma; e che praticamente quel poco che c’è si fonda sulla VAS (Valutazione Ambientale Strategica, che, urka, ma lo sai che… è obbligatoria per legge) a sua volta contenuta nella Variante al PIT; Variante che non c’è più perché il TAR l’ha incenerita.
    A questo punto: a che cosa sono servite tutte le furbate, tutte le forzature, per arrivare per forza e contro ogni norma di Dio e degli uomini, per arrivare subito a far partire le ruspe in modo che si potesse dire: ormai c’è, bisogna finirlo? A che cosa è servita la porcata di Rossie, svenditore del patrimonio pubblico costituito dal Galilei di Pisa a prezzo vile, pur di mantenersi uno strapuntino di potere? A che cosa è servito negare il percorso partecipativo, in aperta violazione di una legge regionale, perché si sapeva benissimo che l’aeroporto non aveva consenso tra i cittadini, come non ce l’ha il sottoattraversamento di Firenze e come non ce l’ha inceneritore? A che vi è servito tutto questo, a parte perdere le elezioni a Sesto (appunto; che si diceva sul consenso?)? I cittadini si sono messi insieme e si sono organizzati, e hanno pure vinto sul piano delle ragioni, mentre voi vi ostinavate a fare i vostri tavoli. Magari sbagliamo, ma tra qualcuno di questi c’è la prossima classe dirigente del futuro, che ha visione, capacità di analisi, capacità di aggregare consenso, e vi manderà tutti a lavorare con i voucher, così vi provate un po’ di Jobs Act.
    2. Che cosa non si dice in città
    Mentre Rossie e Nardie straparlano a vanvera, si rifanno vivi i sindaci, quelli che non hanno voluto firmare con noi il famoso ricorso, e hanno preferito i tavoli tecnici e le osservazioni (in parte copiate da noi) al Ministero. Sulla Variante al PIT, zitti e coperti. Ora trionfano sui social, manco avessero preso la Bastiglia. Questi fanno solo che ridere. Almeno Rossie e Nardie pensano a se stessi, voi invece, che magari siete davvero contro l’aeroporto ma che fate finta di nascondervi dietro il ruolo istituzionale, siete cento volte peggio. Avete perso l’abitudine alla battaglia e alla difesa delle comunità che avete la tigna di voler presiedere. Le lotte, ammesso che le facciate, le fate in pantofole. Avete mani da stringere (e culi da leccare), mica potete firmare ricorsi assieme a quegli straccioni dei comitati. Così capita quello che capita; che gli interessi e le aspirazioni dei territori finiscono per rappresentarli gli odiati comitati, e voialtri rappresentanti rappresentate soltanto la vostra voglia di passare un’altra giornata senza dover andare a lavorare davvero. Perché su questa cosa avete lavorato male davvero. Un atto di delinquenza politica come la svendita del sistema aeroportuale toscano, non dovevate mandarla giù. Invece l’avete digerita bene, al massimo un ruttino. Magari però stavolta vi ci vorrà un po’ di maalox; perché magari tra le file dei comitati, agguerrite e preparate, c’è già alla vostra porta il passo di qualcuno destinato a portarvi via. Non vi rimpiangeremo.
    3. Che succede ora?
    Volete un consiglio spassionato? Succede questo e lo scrive il comunicato stampa del Coordinamento dei comitati che ha vinto il ricorso: “Il nostro legale ha già protocollato la formale richiesta di interruzione/archiviazione della procedura di VIA, perché con tale sentenza… si riparte ex novo con un foglio totalmente bianco, tutto da riscrivere”. Questa succederà con buona pace dei vari Rossie, Nardie e Renzie. Perché idee e cose hanno una loro forza che non sempre, ma ogni tanto, si impone sulle furbate del politici. E oggi è uno di quei momenti.
    E lasciateci dire un’ultima cosa con orgoglio. Lo scrivente comitato ha dedicato molte delle proprie energie, molto del proprio tempo e molte delle proprie sostanze a quest’impresa. Mentre i signori sindaci che avevano da fare gli istituzionali buttavano via soldi in portavoce improvvisati o in percorsi di partecipazione farlocchi, noi studiavamo le carte, ci informavamo , discutevamo e spendevamo. Mai soldi sono stati meglio impiegati. Mentre i sindaci prendevano il tè e i pasticcini ai loro tavoli istituzionali, noi facevamo questo. Non soltanto noi; tanti noi. Perché questa è una vittoria collettiva, una vittoria di tanti noi, e perciò vogliamo dedicarla a tutti voi, nostri lettori, che siete al contempo noi. Sosteneteci e se possibile aiutateci, fino a che il lavoro sia finito. Non prestate fede a tanti leccazampe, falsi ambientalisti, carrieristi frustrati, politici trombati che ora che il vento gira fiutano l’usta di una possibile, nuova poltrona. Da cittadini a cittadini. Non vi chiediamo altro, né promettiamo altro. Se saremo tanti noi, daremo a chi vuole rubarci il nostro territorio altre giornate che non dimenticheranno facilmente.
    Lo zio Mente Locale.

    venerdì 12 agosto 2016

    RETE DEI COMITATI: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE ROSSI

    logo reteCaro Presidente,
    come è noto il Tar della Toscana, con sentenza dello scorso 8 agosto, ha accolto 8 dei 18 punti contestati dai comitati e dai soggetti che avevano fatto ricorso nel novembre del 2014 contro il progetto della pista dell’aeroporto di Firenze parallela all’autostrada. Gli otto punti che sono stati accolti sono sufficienti a mettere in luce la debolezza – se non l’illegittimità – di tutta la procedura seguita da Enac e da Toscana Aeroporti in questa vicenda, alla quale la stessa Regione da Lei presieduta si è purtroppo allineata rinunciando a qualsiasi ruolo autonomo. E’ bene osservare, oltre tutto, che nella sentenza del Tar si fa più volte riferimento al parere tecnico del Nucleo regionale di valutazione, che da oltre un anno (giugno 2015) ha espresso rilievi fortemente critici sul progetto, ai quali invece Lei non fa mai cenno.
    Come ricorderà, nel dicembre del 2015 la Rete dei Comitati, insieme alle altre associazioni ambientaliste, Le aveva posto sette domande in merito ai problemi procedurali e funzionali del progetto: la Sua risposta, che ci era pervenuta soltanto tre mesi dopo, non aveva per nulla soddisfatto le nostre aspettative perché si limitava a ribadire le posizioni degli enti proponenti e a rinviare le questioni decisive (orientamento dei voli, idraulica, rapporti con gli insediamenti universitari) a non meglio precisati ulteriori accertamenti tecnici.
    Segnaliamo che proprio questo modo di rinviare le necessarie verifiche ad altra sede viene adesso messo in crisi dalla sentenza del Tar. La Vas non può rinviare le verifiche alla Via, che a sua volta non può rinviarle al progetto esecutivo. In proposito il Codice dell’ambiente nella versione del gennaio 2008 stabilisce che la Vas “è preordinata a garantire che gli impatti significativi sull’ambiente derivanti dall’attuazione di detti piani e programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione” (art. 11), e che alla Via devono essere “allegati il progetto definitivo, lo studio di impatto ambientale, la sintesi non tecnica” (art. 23). Tutto ciò al fine di dare ai progetti la necessaria consistenza tecnica ed evitare il rinvio a ulteriori accertamenti ovvero varianti. Non è un caso se l’autorizzazione ambientale da parte del Ministero, che viene annunciata come imminente da quasi un anno, rimane ancora da definire: anche i tecnici di Roma, nonostante le pesanti sollecitazioni da parte dei politici, sono manifestamente perplessi di fronte alle lacune e alle carenze del progetto della nuova pista: lacune che non sarà facile sanare solo con delle prescrizioni.
    Signor Presidente: l’unica seria prescrizione, che va assunta con urgenza, è quella di rivedere tutto l’assetto degli aeroporti toscani, potenziare il collegamento ferroviario con l’aeroporto di Pisa, da Firenze e dalle altre città, per lasciare alla pista di Peretola il ruolo di City Airport come è stato più volte affermato, ma troppe volte smentito dai progetti megalomani. Vedrà che in questo modo anche la soluzione dell’Alta Velocità in superficie, senza tunnel, che a Lei sembra così peregrina, troverà la sua collocazione in un serio e coerente progetto relativo all’intera mobilità in Toscana: ci piacerebbe vedere la Regione impegnata su un progetto di questo genere piuttosto che nella difesa a oltranza delle grandi opere inutili e per giunta strampalate.
    Firenze, 12 agosto 2016.
    per la Rete dei Comitati
    Paolo Baldeschi

    Aeroporto di Firenze: "La politica deve rispettare la legge, basta con le ipocrisie"

    DI  · 12 AGOSTO 2016
    Sulle vicende che riguardano l’aeroporto di Firenze ho già ampiamente scritto in alcuni miei precedenti interventi. Pensavo di aver, come si dice, “esaurito la vena” avendo letto e detto tutto quanto era nelle mie conoscenze e possibilità. Mi devo oggi ricredere. La rassegna stampa sulla bocciatura del TAR degli atti regionali a favore della nuova pista è un florilegio di dichiarazioni scoppiettanti, colorite, irrituali, alcune preoccupanti, che generano in me l’esigenza di suggerire alcune riflessioni.
    Propongo di approfondire quanto già detto in altre occasioni (perché a volte repetita iuvant) in merito ad un tema che è di grande attualità, sicuramente strategico per questo paese, ma che a molti governanti (e non solo) produce gli effetti di una “infezione da contatto”: il rispetto delle procedure.
    peretola-aeroporto-firenze
    Le statistiche ci dicono che quando la superficie corporea di un amministratore pubblico (o del suo più stretto collaboratore) si avvicina ad un atto tecnico-amministrativo i cui esiti contrastano con le loro aspettative, questa si riempie, per così dire, di bolle; le procedure, alla stregua di batteri, funghi, virus o parassiti, producono nell’ospite suscettibile una reazione allergica che deve necessariamente essere curata, pena la perdita di un patrimonio umano a cui noi non vogliamo rinunciare.
    Le esternazioni di Enrico Rossi, Dario Nardella, Riccardo Nencini, dimostrano come il male sia pericoloso, e come rischi di trasformarsi in una pandemia che va combattuta con i necessari vaccini.
    La medicina più efficace per evitare ai nostri politici queste fastidiose allergie prevede la rinuncia alle procedure: si potrebbe ipotizzare, ad esempio, l’approvazione di una norma, articolo unico, che dica:
    Dalla data di pubblicazione della presente legge non si applica più la VAS, la VIA ed ogni altra autorizzazione ambientale e paesaggistica. Gli atti di pianificazione ed i progetti conseguenti sono approvati dai soggetti direttamente interessati.
    Per soggetti direttamente interessati, in questo caso, si devono intendere sia chi ha necessità di raggiungere l’obiettivo politico di legislatura che si è posto, sia chi è interessato a trarne il dovuto profitto economico.
    #dossier-aeroporto-la-citta-invisibile
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    Così facendo chiudiamo definitivamente la stagione delle ipocrite dichiarazioni dei nostri governanti, infarcite con le solite frasi di circostanza, per cui “tutto deve essere fatto presto, bene, nel rispetto dell’ambiente, del paesaggio, dell’occupazione, della salute umana” e di chissà quale altra trappola o impedimento in grado di bloccare il processo di modernizzazione di questo paese.                                     
    Un esempio? Il procedimento di Valutazione strategica della variante al PIT si è concluso positivamente, pur in presenza di un parere tecnico dell’apposito Nucleo di valutazione fortemente negativo. Il conseguente procedimento di VIA sul progetto dell’aeroporto di Firenze si è concluso positivamente pur in presenza di un parere tecnico dell’apposito Nucleo di valutazione che dichiara di non potersi esprimere per carenze documentali. Non solo: cosa ancora più grave il proponente, supportato dalla pubblica amministrazione, ha deciso di presentare per l’aeroporto un masterplan e non un progetto definitivo come impone la legge, motivando tale scelta come cosa fattibile per “prassi consolidata”.Perché, sia chiaro, non esiste al mondo la possibilità di approvare un progetto nel rispetto di tutto ciò. Qualche compromesso deve essere accettato e a qualcosa la politica deve necessariamente rinunciare. E se i nostri amministratori non intendono rinunciare alle promesse fatte, cessino almeno di prendere in giro la gente con le solite affermazioni sulla incondizionata difesa del rispetto delle procedure, perché quello che si percepisce da tempo attraverso contatti con le amministrazioni, ci racconta tutta un’altra storia e ben altri comportamenti in atto o nelle intenzioni.
    Dopo tutto questo, dopo questa storia di fatti e misfatti, di cose dette e di cose nascoste, di certezze e di dubbi, di regole e di anarchia, dopo la sentenza del TAR, i nostri amministratori, per sopravvivere alla loro ignoranza e non affogare nel mare della loro incapacità, dichiarano che l’unica cosa certa e legittima a cui si affidano è – a questo punto – il parere VIA nazionale.
    La loro ciambella di salvataggio è, per ironia della sorte, il Ministro dell’Ambiente e la sua Commissione per la VIA. Commissione che lavora all’interno di un procedimento analogo a quello già svolto a Firenze per l’espressione del parere regionale allo stesso Ministero, procedimento i cui esiti, come precedentemente descritto, hanno prodotto una chiara spaccatura tra le conclusioni tecniche e quelle politiche.
    rossiVista l’analogia degli organismi c’è da chiedersi quali garanzie possano avere i nostri amministratori sull’esito favorevole dell’istruttoria ministeriale. Delle due l’una: o non hanno capito niente sui complessi meccanismi che regolano le pronunce di compatibilità ambientale e che si fondano, per quanto previsto dalle leggi, sulla ineludibile autonomia tecnico-amministrativa della Commissione, o sanno cose di un procedimento ancora in itinere che noi cittadini non conosciamo.
    Se l’ipotesi più plausibile fosse quest’ultima, e la cosa sarebbe gravissima, non si può non constatare che le procedure non valgono per tutti alla stessa maniera. A qualcuno possono anche non essere applicate o essere applicate semplicemente con favor. Ma allora se è questo l’andazzo, se per governare un paese bisogna necessariamente utilizzare questi mezzi, a cosa servono le leggi, i regolamenti, le norme di attuazione, i tecnici e i loro pareri, le commissioni, gli studi approfonditi, i monitoraggi?
    Facciano gli amministratori definitivamente a meno, e senza più infingimenti, di tutto questo, decidano in totale autonomia, si avvalgano soltanto dei più fidati interlocutori capaci di “accelerare” e “realizzare” gli obiettivi posti, ma se non altro ci garantiscano di risparmiare soldi e tempo, visto che su una cosa forse siamo tutti d’accordo, e cioè che i soldi sono finiti ed il tempo è oramai scaduto.
    Fabio Zita
    Qui la sentenza: 

    SENTENZA TAR CHE STOPPA AMPLIAMENTO AEROPORTO PERETOLA: "UTILI PRECISAZIONI"

    La letale combinazione di caldo ferragostano e di sconforto all’inopinata sconfitta di fronte al TAR della Toscana (ndr. Sentenza n. 1310/2016) partoriscono pensieri degni di cervelli oppressi da questi due fattori combinati ma funesti. E’ l’unica reazione possibile di fronte alla chiacchiere sconclusionate di chi vorrebbe che la vittoria dei comitati contro l’aeroporto davanti al TAR sia stata una vittoria di Pirro, perchè tanto il procedimento di VIA rimetterà a posto le cose (e il Ministero si affanna a dichiarare che il procedimento sarà concluso per il 10 settembre). Sarà anche una vittoria di Pirro, ma intano per Regione Toscana, Toscana Aeroporti e Enac a noi sembra una sconfitta di merda. Chi infatti fida nelle magiche e apotropaiche virtù della VIA o non conosce la normativa, o non ha letto la sentenza del TAR o parla a vanvera (o anche tutte e tre le cose). Rispieghiamolo.
    La VIA è un procedimento obbligatorio che però per i suoi difetti intrinseci ha trovato il suo correttivo nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che discende da una legge europea (Direttiva 2001/42/CE) recepita in Italia dal 2006. La VAS ha il compito di superare il limite che era proprio della VIA, che faceva riferimento ai soli impatti ambientali derivante da opere puntuali, dettagliatamente individuate in un progetto, e quindi non è idonea a far emergere tutte le implicazioni cumulate, secondarie e indirette, sull’ambiente. La VAS insomma ha il compito di valutare il sacrificio imposto all’ambiente rispetto all’utilità socio-economica di un progetto, in modo da evidenziare gli effetti complessivi sul territorio dovuti alla realizzazione di quel progetto. In altre parole, la VAS serve a valutare tutte le ripercussioni sull’ambiente di un progetto per permettere di valutare le diverse scelte e valutare le varie opzioni realizzative. Cosa che in sede di VIA non è possibile. Fin qui la norma.
    Ora, la VAS, che è ovviamente il presupposto della VIA, era contenuta appunto nella Variante al PIT da noi impugnata. E dal momento che la VAS della Variante al PIT era proprio fatta con i piedi, come noi sostenevamo, il TAR l’ha fulminata. Non è che la VIA possa rimediare alle bischerate che c’erano nella VAS; la VAS è il documento che doveva precedere, per norma di legge, la VIA e che ora non c’è più. Evaporato. Disintegrato. Come minimo va rifatto.
    Ora che la VAS facesse pena, non è che lo sapessimo solo noi; lo sapeva anche la Regione. E infatti il NURV, il Nucleo di Valutazione Regionale che è il titolare del parere obbligatorio ai sensi della disciplina della VAS, l’aveva ampiamente detto. Chi lo dice questo? Lo dice la sentenza del TAR a pagina 88: la Regione doveva, era questa la nostra tesi, o tenere conto, prima dell’approvazione della Variante al PIT, delle risultanze del parere espresso dal NURV, o comunque basare le proprie decisioni su una coerente valutazione strategica ambientale. Cosa che la Regione non ha fatto; e infatti il TAR sentenzia che “la censura è fondata” (p. 90). In altri termini, la conclusione che il nuovo aeroporto sia compatibile con il parco della Piana (che la Regione stessa ha dichiarato elemento ordinatore del PIT) la Regione la deve dimostrare; perchè nella propria VAS della variante al PIT ciò non risulta in maniera coerente.
    Da che cosa risulta quest’incoerenza?
    Ora, a meno di non pensare che i tecnici della Regione siano tutti imbecilli (ma ci risulta molto difficile credere a ciò), il disastro del PIT dipende da una cosa: dalla fretta. Si voleva chiudere in tutti i modi questa partita alla svelta. Per cui si sono usate tutte le forzature possibili, a cominciare dalla svendita del sistema aeroportuale toscano a un tizio argentino amico di Carrai. C’era l’idea, di cui abbiamo già parlato nei nostri blog, di sfruttare il G8 del 2017. Poi, la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi e i problemi sono venuti a galla. A quel punto sono cominciati i lai; in Italia ci sono le pastoie burocratiche, i soliti comitati che dicono NO a tutto, non è possibile far nulla in questo paese, e una cazzata via l’altra. Perchè sono cazzate? Si tratta di normative che sono uguali in tutta Europa; la VAS non c’è mica solo da noi. E non c’è nessun obbligo di farla ad mentulam canis. Guardate che le stesse pastoie ci sono in Inghilterra, visto che è una normativa comunitaria. Perchè lì gli aeroporti li fanno e qui no? Sarà magari perchè lì non fanno i furbi, e a Londra fanno il City Airport che serve solo gli executive dei brokers della City (per i quali il tempo è veramente denaro) mentre gli aeroporti intercontinentali per i turisti li fanno a Gatwick? Ma qui la City non c’è. Quanto ai comitati che dicono solo NO, magari ci sarà un motivo anche per quello. O pensate che ci siano dei pazzi che si divertono a buttare via tempo e soldi solo per sabotare le gradi opere (e magari anche a rischiare anche qualche condanna penale)? Ma non è così, e la realtà che raccontano queste cose è un’altra: che la politica si incaponisce a fare opere che non hanno consenso alcuno, tranne quello di Carrai, o di Nodavia, oppure di Hera, ma di certo non tra i cittadini, fidando nel fatto che non pagherà dazio elettorale, tanto con le leggi attuali basta una minoranza per essere eletti.
    E qui si inserisce la profezia di Biffoni e di Fossi che non vollero firmare con noi il ricorso al TAR (anche se ora si arrampicano come cimici sugli specchi per tentare di intestarsi la vittoria): il ricorso al TAR è la sconfitta della politica. Infatti è la sconfitta. Perde la politica che ha da tempo abdicato al tentativo di stendere programmi a cercare consenso alle idee, e che riduce tutto al mercanteggiamento tra schieramenti fintamente avversari; che preferisce discutere ai tavoli tecnici invece che nelle piazze; che crede (ma chissà se ci crede davvero) che l’istituzione in sé e per sé sia uno stato ontologicamente diverso, mentre altro non è che la rappresentanza dei cittadini che si fanno istituzione comune in una volontà politica che abbraccia tutti. Questi qui abbracciano altro che altri politici e affaristi amici, e i cittadini li vogliono vedere altro che quando c’è campagna elettorale.
    E’ chiaro che questa politica qui esce sconfitta dalla battaglia davanti al TAR, nel suo tentativo di approvare a ogni costo, sia pure a pena di forzature di ogni tipo, qualcosa che non aveva consenso alcuno. I cittadini ovviamente non sono fessi; hanno reagito e hanno costruito un armamentario di ragioni solide che, al primo vaglio di un potere indipendente, hanno retto, mentre quelle della Regione si sono dissolte. 
    La Regione esce colpita in modo mortale nella sua capacità di tradurre in atti amministrativi una ragione che sia comune e condivisa. I cittadini l’hanno battuta al suo stesso gioco. In un paese più civile, chi di dovere si sarebbe già dimesso. Ma non crediate con questo che Biffoni, Fossi e compagnia cantante ne escano meglio. Non rappresentano mica una politica diversa, questi qui. Sono i degni compari di quelli che si dovrebbero dimettere, con i quali si sono seduti ai tavoli tecnici. Anche se fanno finta di smarcarsi, condividono tutto ma proprio tutto; del resto, non fanno parte dello stesso partito?
    Così è chiaro perché c’è tutto questo contenzioso, se si persegue una politica senza consenso, senza sincerità di pensiero ma fatta di parole che nascondono interessi spiccioli di bottega, è chiaro che c’è contenzioso. Che vi aspettavate? Magari il vento sta cambiando. A Sesto c'è chi se n’è accorto e ha fiutato il momento giusto per cambiare pelle e buttarsi sull’ambientalismo e sul coinvolgimento popolare.
    Conclusione di tutta la vicenda: è inutile sperare nei pannicelli caldi della VIA. Come spiegato sopra, la VAS è la parte preliminare della VIA. Non ci può essere il DOPO senza il PRIMA. Intestardirsi su questa strada sarebbe l’ennesima forzatura e l’ennesima sconfitta della politica, ormai ridotta a sfrontata imposizione di potere in barba a tutte le norme di Dio e degli uomini. Il che non ci meraviglierebbe. Ma servirebbe a poco, perchè le leggi sono dalla nostra, e sappiate che troverete sulla vostra strada le nostre inesorabili persone. Ci sta che stavolta non saremo da soli. Il problema dei rapporti vissuti come pura imposizione del proprio potere è che, in questa dimensione ferina, gli altri animali fiutano subito l’animale ferito. E ci pare che dopo la sentenza del TAR, Rossi e compagnia stiano sanguinando abbondantemente. 
    E comunque la resa dei conti tra costoro e i cittadini è appena cominciata.
    Un’ultima notazione: la parte sopra riportata sulla funzione della VAS e sui rapporti tra VAS e VIA da dove credete che venga? Ma dalla sentenza del Tar, of course; provate a guardare da pagina 83 a 87. E così questa sentenza non ha a nulla a che vedere con il Master Plan al Ministero per la VIA, eh Nardella? Davvero. Ci sa che proibire, dopo una certa ora, la vendita di alcoolici nei minimarket del centro sia una misura molto, ma molto, insufficiente.

    Mente Locale della Piana 



    Alla sentenza ci si arriva anche dal sito del TAR TOSCANA ricercando la sentenza n. 1310/2016 (sezione prima): https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsavvocati/faces/provvedimentiRic.jsp?_afrLoop=5107132011707634&_afrWindowMode=0&_adf.ctrl-state=wvwbkmlvi_94