Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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martedì 2 novembre 2021

Luca Mercalli: La crescita infinita! - Evento online

 Che la crescita infinita in un mondo finito non fosse possibile lo si sapeva da mezzo secolo, da quando nel 1972 uscì il rapporto al Club di Roma "I limiti alla crescita", purtroppo osteggiato e deriso.


Ora che questi limiti si avvicinano, l'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) inizia a riconoscerne la reale portata di fronte alla crisi climatica e ambientale, ma ancora il mondo economico e la società civile non sembrano accorgersene e continuano a promuovere nuova crescita economica insostenibile.

giovedì 10 dicembre 2015

Lo sfogo e invito all’azione di Luca Mercalli

Silvana Dalmozzone, Luca Mercalli e Roberto Palea, moderati da Lorenao Pietro Spiller, sono intervenuti al convegno “Salvare l’umanità, l’imperdibile occasione della Conferenza Mondiale sul clima”   

TORINO – Avrei voluto parlarvi dell’intera conferenza, degli interventi puntuali, precisi, estremamente interessanti di Silvana Dalmozzone, professoressa associata di Economia dell’ambiente, di Roberto Palea, presidente del Centro Studi sul Federalismo, e di Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana. Ero lì proprio per documentare questo momento importante, volto a capire quale fosse la situazione sulla delicata Cop21. Come probabilmente sapete, infatti, sono in corso a Parigi i negoziati COP21 tra i più importanti Capi di Stato della terra, con termine ultimo il 12 dicembre 2015, volti a definire un nuovo piano di riduzione delle emissioni globali di gas serra, da cui dipenderà il futuro del mondo intero. 

Tuttavia finita la presentazione, è stato dato il consueto spazio alle domande da parte del pubblico. E’ lì che difronte ad una domanda posta dall’amico Jean-Louis Allion, presidente del movimento della decrescita felice italiana, che le parole di Luca si sono fatte estremamente incisive, forti, dense. Il suo discorso ha colpito nel profondo i presenti. Nel suo incedere il volto sembrava animato da un impeto poderoso. Forse perché non v’è più tempo per aspettare. E’ giunto il momento di agire, e con decisione. Per questo ho deciso di riportarvelo parola per parola (quelle in stampatello sono quelle pronunciate con maggiore enfasi). Per quanto riguarda i contenuti della conferenza, vi invito a rivedere le puntate di Scala Mercalli1, programma andato in ondata la scorsa stagione su Rai3. “ 
E’ irreversibile quello che abbiamo fatto, il petrolio si è formato in un periodo storico geologico storicamente unico nella storia del pianeta, Punto. Non si fermerà (forse) mai più. E quindi non c’è più per tutte le generazioni successive. Se continuiamo il business as usual, avremo bisogno dell’equivalente di tre terre al 2050 con nove miliardi e sei di umani. NON CI SONO! Natura in bancarotta! Punto. L’alternativa è rientrare prima possibile nelle possibilità dell’unico pianeta che abbiamo che però imporranno una certa decrescita, volenti o nolenti. La politica, secondo me, può fare molto nel decidere COSA e CHI far decrescere. Cioè, il COME metterci d’accordo, sono sicuro appartenga al nostro dominio dei desideri. E su questo possiamo agire, sul fatto che si DEBBA mettersi d’accordo per arrivare a quella decrescita globale negli usi delle risorse e nella restituzioni di scorie. Questo ci è imposto dell’esterno. 

La mia metafora è: siamo tutti su un aereo. C’è la business class, ci sono gli sfigati nei sedili più piccoli e stretti dietro, ma l’aereo a un certo punto finisce il carburante. E’ vero che dentro litigano: “E’ colpa tua, hai consumato di più che eri in business class, tu sei più ricco! Io sono più povero e sfigato!”, Possiamo litigare sin quanto volete, ma se non ci mettiamo d’accordo l’aereo PRECIPITA dopo dodici minuti. Quindi l’unica cosa saggia non è litigare su di chi era la colpa storica. Certamente, un minimo di negoziato ci deve essere, ma in dodici minuti io devo scegliere di fare: o un atterraggio di emergenza o dotare tutti di paracadute oppure uccidere una parte di quelli che sono sull’aereo per lasciare il paracadute, magari, ai soliti ricchi che sono seduti davanti. Da li non ne usciamo, vince la termodinamica. Tutto il resto sono PII DESIDERI NOSTRI, prettamente antropocentrici. Dobbiamo metterci in testa che l’abbiamo combinata grossa. Queste cose si sapevano già quarant’anni fa, abbiamo aspettato. 

Come disse Churcill: “L’era delle conseguenze è iniziata”. Le bombe naziste iniziano a cadere; potete dire tutto quello che cazzo volete, ma SONO BOMBE! Non le fermate con le MANI o con le IDEE, o con i DESIDERI. Quindi adesso la situazione si fa critica e quindi il mio invito è: INCAZZATEVI MOLTO! E cominciate a pensare a che cosa sacrifichereste della vostra vita perché sicuramente nei paesi occidentali vi sono tante cose superflue che si possono abbandonare senza danni, così come ce ne sono altre necessarie. E la decrescita oggi, seppur ci sia molto da fare, cerca di fare quello. Salvare le cose buone e importanti, magari il Welfare che è importante, e abbandonare il SUV, che non lo è. E spiegare all’indiano che NON DEVE diventare come noi, ma fargli capire che dopo la sbornia e le cazzate che abbiamo importato in questi anni, forse si può vivere con un po’ meno di oggetti materiali e con delle soddisfazioni uguali. 

Tuttavia, notate, che pur all’interno della redistribuzione auspicabile e auspicata, quel grafico lì non varia. Alla fine se non si fa la decrescita tutti in un modo che stabiliremo con la politica, la torta l’abbiamo mangiata tutta. Come dice quel detto americano, non si può avere la torta e mangiare la torta. E adesso la situazione è questa qui, noi dobbiamo rientrare il prima possibile nelle condizioni di limite del pianeta. E lo dobbiamo fare, tra l’altro, nella situazione attuale. Figuratevi tra cinquant’anni. Ecco perché io la vedo un po’ dura, ma lascio aperto un piccolo spiraglio. 

La società umana è un insieme caotico di scelte, cioè un sistema complesso ad elevata dipendenza dalle condizioni iniziali, come l’atmosfera. Il battito di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas (formulata da un meteorologo, Edward Lorenz). Allora, PUO’ anche darsi che ce la facciamo. Qualcosa di molto piccolo, qua e là nel mondo, può stimolare un cambiamento molto grande, magari questa serata. Il battito delle ali potrebbe essere questa serata a Torino, così come può esserlo ogni altra azione. E l’elemento nuovo è la rete. Effettivamente Internet per la prima volta nella storia dell’umanità mette tutti in comunicazione, permette di scambiare informazioni, di mettere in comunicazione comunità di persone con delle affinità, il baùsca sta con il baùsca (in riferimento ad un intervento precedente, si intende il tipico imprenditore milanese), ma voi potete mettervi insieme contro di lui, ma FATELO! Non lo state facendo. 

Usate questo cavolo di nuovo mezzo che abbiamo. Non come disse un grande della fantascienza Arthur Clarke, autore di Odissea nello spazio, che nel 1969 scrisse “ Quanto più i mezzi di comunicazione progredivano, tanto più essi venivano utilizzati per trasmettere stupidaggini!”, VERISSIMO! Pensate a tutto quello che fluisce ogni giorno su Facebook, su Whatsapp, e cose di questo genere. USATELO per trasmettere questa roba qui. Allora può darsi che forse, improvvisamente, un sistema catalitico sociale si metta in moto e cambi in quei tempi che abbiamo detto prima il paradigma, perché prima di tutto è un salto culturale. Poi vi sono gli aspetti meramente pratici, ingegneristici, il pannello solare, ma io NON CREDO che ce ne sarà per tutti così. Non potremo dare la macchina elettrica anche a tutti gli indiani e a tutti i cinesi. BISOGNERA’ negoziare un livello di vita dignitoso che soddisfi almeno i livelli fondamentali di quelli che chiamiamo una buona vita ma non più come possa riprodurre quello che abbiamo fatto sin’ora. Questa è la mia impressione.” 

Un applauso pieno di energia ha accolto le parole di Luca Mercalli. Speriamo che, dato il primo principio della termodinamica, tali energie non vengano distrutte ma che si trasformino, passando da una forma ad un’altra: quella dell’azione.


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sabato 6 aprile 2013

“VERSO UN NUOVO PARADIGMA”


MOVIMENTO DECRESCITA FELICE FIRENZE
COHOUSING TOSCANA - TRANSITION TOWNS - ARCIPELAGO SCEC
con L'ECOLOGIST – Rivista di Ecologia

AAM TERRANUOVA – Rivista di Alimentazione e Salute
PROMUOVONO
“VERSO UN NUOVO PARADIGMA”
in campo scientifico, culturale, economico, sociale, filosofico
Ciclo di incontri dedicati alla formazione e riflessione
Sala delle Lepoldine Piazza Tasso - Firenze
Sabato
Ore 10.00 – 17.00

Programma degli incontri
Sabato 6 aprile 2013
La crisi energetica
Il Picco del Petrolio: Penuria/Sobrietà
Luca Pardi

Sabato 27 aprile 2013
I Cambiamenti climatici
Al di là del caldo e del freddo: prove generali di resilienza
organizzata
Alfonso Crisci

Sabato 4 maggio 2013
Abitare la Terra
Agricoltura e Alimentazione
Franco Pedrini - Mimmo Tringale

Sabato 18 maggio 2013
Abitare la Terra
Vivere/Convivere
Stefano Bartolini

Sabato 25 maggio 2013
Abitare la Terra
L'esperienza delle Transition Towns
Cristiano Bottone

Gli incontri/seminari saranno basati su questa organizzazione:
Ore 10.00/13.00
Relazione tenuta da un esperto del tema trattato
Ore 13.00/15.00
Pranzo conviviale
Ore 15.00/17.00
Discussione collettiva attraverso l'uso dei metodi della
condivisione (World cafe, Open Space Comunication o altri)

giovedì 24 maggio 2012

Per uscire dalla crisi serve un cambio di priorità

Se si vuole iniziare a superare la crisi non solo economica, ma di sistema che è in corso, è necessario andare oltre gli stereotipi e le frasi fatte degli economisti e dei politici “vecchio stampo” che ancora dominano la scena. A tal proposito, riportiamo un appello, pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano, di un gruppo di imprenditori, tecnici, consulenti ed attivisti del Movimento per la Decrescita Felice che chiedono un cambio di priorità in Italia nelle scelte economiche ed industriali.
Occorre abbandonare il dogma della crescita illimitata. Nell’Universo nulla cresce per sempre. Si tratta solo di un’illusione generata dalla mente dell’homo oeconomicus, specie per cui il Pil è ancora l’indicatore unico ed indiscutibile del nostro benessere.
In tempi normali è sufficiente gestire l’ordinaria amministrazione con accortezza perché tutto proceda bene. Il governo può condurre la sua politica industriale mediando fra gli interessi di ognuna delle parti coinvolte nei processi economici, cercando di trovare punti di incontro per la difesa degli interessi generali. Ma quando, come ora, si vivono grandi cambiamenti epocali, dove masse sempre più grandi di persone soffrono per mancanza di lavoro, occorre rimettere in discussione idee consolidate, in particolare il dogma della crescita continua del Prodotto Interno Lordo.
Vediamo con apprensione che si parla di “Project Bond” per realizzare grandi opere infrastrutturali. Si tratta in pratica di fare ancora altri debiti per realizzare grandi opere finalizzate, più che alla reale utilità, al far ripartire la crescita, come se questa fosse la soluzione ad ogni male.
Ancora grandi opere, ancora a debito… Per riavviare la crescita e poter pagare gli interessi sul debito! Ma che follia è? E in questo teatro dell’assurdo, si inserisce anche il luogo comune del collegamento diretto fra crescita e occupazione. Si dà per scontato che la crescita faccia automaticamente aumentare l’occupazione, ma non è vero e ci sono i numeri a dimostrarlo. Dagli anni ’60 ad oggi il PIL è aumentato di quasi 4 volte, mentre l’occupazione in proporzione all’aumento della popolazione è diminuita!
Ogni imprenditore sa che, nella maggior parte dei settori merceologici, l’aumento della produttività e quindi del PIL, si ottiene con l’automazione e con l’ottimizzazione dei processi produttivi e non aumentando proporzionalmente l’occupazione.
Se si spendono i pochi soldi disponibili, o si creano altri debiti come quelli dei Project Bond, per fare grandi opere infrastrutturali, magari pianificate in altri tempi, prenderebbero gli appalti le solite poche grandi imprese che hanno le attrezzature necessarie. Sarebbero coinvolti qualche decina di subappaltatori e lavorerebbero poche migliaia di operai, visto che il grosso del lavoro lo farebbero le macchine. I denari spesi sarebbero concentrati in poche mani e non servirebbero a riavviare l’economia neanche nei territori interessati dalle stesse opere, perché il grosso degli operai verrebbe da fuori.
Per dimostrare le nostre tesi, abbiamo studiato i dati della galleria per il TAV in val di Susa. Abbiamo scelto questa grande opera a titolo di esempio perché sono disponibili molti dati forniti dal Ministero competente, quindi certi e utili per avviare delle comparazioni. Tali dati indicano che la nuova galleria del TAV consentirebbe di creare 2000 nuovi posti diretti e 4000 indiretti.
In realtà le cifre sembrano ottimistiche, ma anche se si raggiungessero tali obiettivi occupazionali, avremmo al massimo 6000 nuovi posti di lavoro contro un investimento minimo di 8,2 mld di €, ovvero 0,73 nuovi posti per ogni milione di euro investito, sempre che il costo dei lavori non subisca aumenti esponenziali in corso d’opera come è sempre avvenuto fino ad oggi in Italia!
In ogni caso la spesa sarebbe coperta a debito ribaltando ancora una volta il problema sulle generazioni future, che dovrebbero anche sorbirsi i danni ambientali e le spese per l’energia necessaria a illuminare e climatizzare l’opera.
Tutte le grandi opere infrastrutturali hanno per comun denominatore l’uso del debito, di molto cemento, di molta energia e hanno quindi un impatto ambientale molto rilevante. In sintesi si può dire che sull’altare ideologico della crescita del PIL e a favore di pochi soggetti che guadagnerebbero molto denaro, sacrificheremmo ancora una volta l’ambiente, l’occupazione, gli interessi della gran parte della gente ed i diritti delle generazioni future.
Si può fare diversamente? Certo che sì! Bisogna solo cambiare le priorità e spendere il denaro in altro modo, partendo anche dalla consapevolezza che è convenienza di tutti investire subito le poche risorse disponibili in molte migliaia di piccoli e micro cantieri e solo successivamente, eventualmente, in grandi opere infrastrutturali.
I micro cantieri dovrebbero riguardare in primo luogo l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati. Poi anche le bonifiche ambientali e per la messa in sicurezza del territorio rispetto agli eventi catastrofici. In uno studio dell’ENEA del 2009, si proponevano interventi di riqualificazione energetica in 15.000 scuole ed edifici pubblici, che attualmente spendono circa 1,8 Mld di € ogni anno in energia elettrica e termica. Con gli 8,2 miliardi di € previsti per il TAV si può risparmiare il 20% dei consumi di questi edifici, pari a oltre 420 mln€/anno, e si possono creare almeno 150.000 nuovi posti di lavoro.
Inoltre lavorerebbero decine di migliaia di pmi e artigiani installatori. E siccome a cambiare infissi, montare caldaie di nuova generazione, montare cappotti, costruire case efficienti, rifare tetti, ecc. non servono macchine, ma persone, si darebbe lavoro ad un sacco di gente facendo tra l’altro ripartire in maniera virtuosa il settore dell’edilizia, attualmente in grande sofferenza.
In un articolo apparso il 13 febbraio 2012 sul Sole24ore si legge che investendo un milione di € in progetti di efficienza energetica si generano in media 13 posti di lavoro. Non si parla qui di energie rinnovabili, che pure generano 3 o 4 nuovi posti di lavoro per ogni milione di € investiti, ma del lavoro di “tappare i buchi” dai quali sfugge e viene sprecata gran parte dell’energia che usiamo nell’abitare. Per ogni 10 miliardi di € investiti si possono avere 130.000 nuovi posti di lavoro di buona qualità, mentre investendo la stessa cifra in grandi opere daremmo lavoro al massimo a 7.300 persone.
Dobbiamo poi considerare che i costi delle opere di efficientamento si pagherebbero in pochi anni con il risparmio energetico e in meno di un decennio i soldi investiti sarebbero di nuovo disponibili per nuovi utilizzi. Diventerebbero di fatto dei fondi di rotazione. Immediatamente calerebbe la bolletta energetica e l’inquinamento da CO2. Quindi ci guadagneremmo tutti.
Inoltre con commesse piccole e diffuse, i fenomeni di grande corruzione politica, tipici dei grandi appalti, sarebbero certamente meno frequenti. Infine, il denaro speso per far lavorare migliaia e migliaia di piccole imprese e di artigiani, resterebbe nel territorio contribuendo in maniera determinante al riavvio dell’economia.
Noi facciamo appello alla politica perché dia priorità a questi interventi che generano molti benefici per tutti. Le grandi infrastrutture eventualmente si faranno in un secondo momento e solo quando si avrà la certezza che serviranno davvero.

di Maurizio Pallante, Giordano Mancini e altri.

fonte articolo:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/uscire-dalla-crisi-serve-cambio-priorita/240428/