Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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mercoledì 30 dicembre 2020

Senza cementificare si può? Un nuovo sistema di ricarica rapida rende gli autobus elettrici una soluzione più interessante che mai

 La sostituzione delle flotte di autobus diesel con quelle elettriche diventerà possibile solo quando queste potranno competere in termini di tempi operativi, comfort, peso e costi. Heliox ha trovato un’unica soluzione a tutti questi problemi grazie a una nuova tecnologia di ricarica rapida.

© Heliox

Probabilmente non avete ancora sentito parlare di Heliox, ma se siete cittadini europei o vivete in ​​Cile, Giappone, Singapore, India o Nuova Zelanda e comunemente usate i trasporti pubblici, è probabile che siate già saliti su un autobus elettrico alimentato dalle loro innovative soluzioni di ricarica. Inoltre, sono solo all’inizio: il nuovo sistema di ricarica rapida dell'azienda può alimentare un autobus elettrico in soli due o cinque minuti.

Il salto tecnologico è sostanziale: attualmente, gli e-bus richiedono il bilanciamento e la ricarica delle celle durante la notte e possono essere operativi solo per altrettante ore al giorno. Un caricabatterie rapido Heliox, d’altra parte, include un sistema di ricarica e di contatto completamente automatico che consente «ricariche di opportunità» durante il funzionamento. Con la recente commercializzazione di batterie che non necessitano di un bilanciamento notturno delle celle, questo significa che un servizio di autobus elettrici 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 è ora a portata di mano.

«Quando si ricarica un autobus elettrico lentamente durante la notte, non solo non è operativo, ma l’autonomia di funzionamento è limitata dalle dimensioni del pacco batteria. Quando il pacco energia esaurisce la carica, è necessario completare un nuovo ciclo di ricarica che richiede molto tempo», afferma Mark Smidt, direttore dello sviluppo commerciale di Heliox. «Se aggiungiamo questo problema al fatto che il pacco batterie è di gran lunga il componente più costoso dell’autobus, che è considerevolmente pesante e che richiede spazio che dovrebbe essere usato per il trasporto di passeggeri, ci troviamo di fronte a grosse difficoltà, che ostacolano un successo commerciale su larga scala».

Per diventare davvero attraenti, gli autobus elettrici dovrebbero quindi avere un costo di proprietà (TCO, total cost of ownership) pari, se non inferiore, a quello delle loro controparti a diesel, e trasportare almeno altrettanti passeggeri senza compromettere il comfort. Questa è la missione che Heliox si è prefissata quando ha avviato il progetto CONCEPT (CONductive fast Charge system for Electric buses in Public Transport) nell’agosto 2016.

La visione alla base della tecnologia dell’azienda è che una ricarica più veloce consentirà, in definitiva, una sostanziale riduzione della capacità del pacco batterie di bordo, riducendo di conseguenza il peso del bus, risparmiando sui costi e aumentando lo spazio disponibile e il tempo di attività operativo. Il sistema può essere collegato alle reti elettriche BT (bassa tensione) e MT (media tensione) e viene fornito con uno schema di raffreddamento ottimizzato per aumentare la durata e ridurre il TCO.

«I riscontri da parte degli utenti sono stati finora molto positivi. Abbiamo registrato molto interesse da parte non solo dei produttori di apparecchiature originali (OEM, original equipment manufacturers) di autobus, ma anche degli operatori di trasporto pubblico di tutto il mondo», afferma Smidt.

Ora alla fine della seconda fase, il sostegno di Heliox nell’ambito dello Strumento per le PMI di Orizzonte 2020 ha consentito soprattutto di realizzare e dimostrare un sistema certificato, economicamente efficiente e comprovato che è riuscito a convincere le parti interessate della sua eccellenza operativa.

«Abbiamo ancora due progetti pilota in corso che hanno sostanzialmente perseguito due obiettivi: il primo è quello di portare le prestazioni del sistema alla maturità e alla solidità richieste nel mercato dei trasporti pubblici; il secondo è dimostrare e provare le prestazioni del sistema alle parti interessante che operano nel mercato», spiega Smidt.

Il lancio sul mercato è già iniziato e Heliox prevede una forte risposta commerciale nel 2019. L’azienda sta inoltre puntando all’espansione regionale, non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti con consegne a partire dal secondo trimestre del 2019.

FONTE: https://cordis.europa.eu/article/id/240846-new-fastcharge-system-makes-ebuses-a-more-appealing-solution-than-ever/it

venerdì 4 dicembre 2020

Firenze: necessaria moratoria di tutti i progetti di grandi infrastrutture e ripensamento della mobilità

 Le conclusioni del webinar sulla mobilità del Gruppo Mobilità Sostenibile: necessaria moratoria di tutti i progetti di grandi infrastrutture e ripensamento della mobilità

La situazione di pandemia/sidemia che stiamo vivendo, assieme all'obsolescenza dei progetti esistenti, impone una moratoria su tutti i progetti infrastrutturali in Italia e anche in Toscana; questa è la conclusione della giornata di un incontro organizzato sabato 28 novembre 2020 dal Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina” assieme al LaPEI dell’Università di Firenze.
Il webinar ha esaminato la situazione esistente; Alberto Ziparo, urbanista del LaPEI, ha analizzato la situazione della governance delle infrastrutture metropolitane dove forti interessi hanno portato a gravissime distorsioni e fenomeni rivelatisi reati penali (da non dimenticare le due inchieste della magistratura relative al Passante TAV che hanno inviato a processo politici, dirigenti pubblici, camorristi, manager di Ferrovie e di imprese di costruzioni), ma anche ad un vuoto progettuale nella pianificazione dei trasporti nell’area metropolitana fiorentina.
Interventi successivi hanno analizzato gli enormi problemi legati ai principali progetti in corso:

  • l’aeroporto di Firenze, sia quello nuovo il cui progetto è stato bocciato dal TAR e dal Consiglio di Stato, sia quello esistente che non risponde alle prescrizioni dettate nel 2003 per mitigare l’impatto sulle popolazioni di Peretola, Brozzi e Quaracchi, definito come un’auto senza libretto di circolazione guidata da un autista senza patente.
  • Il Passante dell’alta velocità in sotterranea e la stazione Foster; un progetto impantanatosi per le troppe criticità ed errori, vecchio di oltre 25 anni, dagli impatti ambientali e urbanistici troppo pesanti e non mitigabili, fermo da tempo: Si annuncia continuamente la ripresa dei lavori, ma se non si risolvono i problemi tecnici, finora rivelatisi insormontabili, vuol dire che non si vogliono realizzare opere, ma semplicemente riaprire il ciclo di sprechi economici e danni ambientali fin qui registrati. Inoltre si dimostra di voler perseguire con strane mistificazioni laddove di nomina "progetto Belfiore" un progetto in realtà abbandonato, quello che è in realtà il "progetto Foster ai Macelli" della stazione sotterranea, tentando ancora di occultare il problema enorme dell'assenza di VIA di quest'ultimo.
  • Il sistema delle tranvie che, se garantisce un buon servizio su alcune direttrici, crea zone penalizzate dalla carenza di trasporto pubblico, risulta sovradimensionato per la città e grava pesantemente sulle periferie, è estremamente costoso, obsoleto e impattante; inoltre è caratterizzato da una impostazione troppo fiorentinocentrica incapace di dare risposte complessive “di rete” alla mobilità dell’area metropolitana, soprattutto al mondo dei pendolari fuori dal capoluogo.
  • Una analisi delle emissioni sul sistema Sirio mostra che l’impatto dei gas climalteranti dei cantieri e della realizzazione risulterebbe svantaggioso addirittura in confronto con un sistema di bus a gasolio. Ci si rifiuta tuttavia di eseguire una VIA che consideri le emissioni dei cantieri, importanti anche con nuovo aeroporto e sottoattraversamento TAV. Tutto ciò stride fortemente con le direttive del green deal proposte dall’UE.

Alcuni comitati di pendolari hanno presentato le difficoltà che esistono nel servizio ferroviario che è totalmente subordinato alla garanzia della puntualità dei treni alta velocità, mentre affollamento e ritardi sono il pane quotidiano dei treni regionali; quelli del Valdarno costretti a continui inchini ai treni AV che ricordano instancabilmente che il collo di bottiglia non è dove si vorrebbe costruire il sottoattraversamento ma a monte di Campo Marte, quelli del Mugello la cui linea avrebbe potenzialità enormi come servizio metropolitano, mentre treni obsoleti e chiusura di stazioni di incrocio stanno minando il servizio, quelli della Piana dove praticamente non esiste trasporto pubblico salvo sulla sottoutilizzata linea per Prato e Pistoia. Le semplici proposte da questi gruppi garantirebbero un servizio molto più efficiente e favorirebbero il trasferimento di viaggiatori dalla strada al treno.
Sono state presentate proposte di eco-smart city (Tiffany Geti, urbanista) sicuramente adattabili alla città di Firenze e di mezzi ecologici alternativi alle tranvie, al momento alimentati dall'elettricità di rete, ma che in prospettiva utilizzino l'idrogeno verde.
Alessandro Pecchioli, urbanista anche lui, ha presentato lo scenario che il LaPEI ha elaborato negli ultimi tempi per chiudere le maglie di un trasporto pubblico attualmente inesistenti, tale da creare una vera rete capillare di mobilità che sarebbe davvero alternativa all’eccessivo traffico privato.
Il dibattito aperto ha ricordato come l’attuale sidemia/pandemia stia cambiando non solo la vita, ma anche alle modalità con cui dovremmo dare risposte alla domanda di trasporto; lo sviluppo del lavoro da casa appare essere una modalità che non sarà totalmente abbandonata anche quando l'emergenza sanitaria rientrerà, allo stesso modo è destinato a svilupparsi car e bike sharing. In futuro dovremo dare risposte anche al commercio via web che non è per niente un fenomeno dematerializzato, ma si sostanzia in una grande crescita della logistica e della mobilità di merci che è destinata ad essere sempre più capillare e invasiva.
Se queste prospettive evidenziano problemi ancora da risolvere, certamente dimostrano come grandi infrastrutture non rispondano nemmeno alle nuove esigenze e come sia indispensabile andare ad una moratoria nei nuovi e nei vecchi cantieri per andare ad una vera progettazione della mobilità al servizio delle persone.

    • Gruppo di lavoro “Mobilità Sostenibile Nell’Area Metropolitana Fiorentina”
    • LaPEI-Unifi

FONTE: https://firenzemobilitasostenibile.blogspot.com/2020/12/firenze-necessaria-moratoria-di-tutti-i.html 

giovedì 15 ottobre 2020

Comunicato stampa - Il trasporto pubblico locale vittima della pandemia e soprattutto di politiche sbagliate che propongono solo megaopere e privatizzazioni

 COMUNICATO STAMPA

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”   
Fonte immagine QUI


Firenze, 15 ottobre 2020

In questi primi giorni di forte ripresa della pandemia emergono in tutta la loro gravità, oltre che i problemi sanitari, la situazione dei trasporti pubblici.
Il Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina” in considerazione dell’emergenza della pandemia ha delle proposte che vanno nella direzione di rimediare ai tanti errori fatti fin’ora:
  • si rinunci ai tanti progetti faraonici, impattanti, costosi e spesso non realizzabili; si dirottino le ingenti risorse per un efficace servizio pubblico in tutta la provincia
  • occorre un potenziamento immediato dei servizi esistenti, magari facendo ricorso ai bus turistici che in questo periodo sono fortemente sottoutilizzati
  • si cominci da subito la creazione di un efficiente, capillare ed ecologico sistema di trasporto pubblico che sarebbe realizzabile in poco tempo e con spese enormemente inferiori a quelle previste per il rigido sistema delle tranvie e i devastanti progetti ferroviari.
  • Si potenzi il servizio ferroviario esistente per dare risposte concrete alla mole di pendolari che giornalmente si spostano verso il capoluogo, si faccia una seria politica della casa che riporti gli abitanti in città.
  • Si ripubblicizzi il trasporto pubblico perché mai come ora, con una nuova emergenza pandemica in arrivo, appare evidente che un servizio come questo è di impossibile gestione con un sistema completamente privatizzato, dove le imprese devono principalmente obbedire a ragioni di bilancio aziendale; al contrario l’emergenza richiede interventi onerosi che non possono essere trovati nelle risorse disponibili della bigliettazione; si profila ancora il rischio di sprecare generose sovvenzioni pubbliche per imprese che non sono in grado di stare su nessun mercato, perché i servizi, come il TPL, garantiscono necessità e diritti al di fuori della ideologia di un mercato unico autoregolante. Si intravede ancora una volta come il nostro paese si confermi un gigantesco “sussidistan” per una élite parassitaria, in particolare per la lobby delle grandi opere inutili.
Solo dando risposte concrete si possono immaginare una soluzione all'emergenza in corso e una drastica riduzione dell’uso del mezzo privato e la possibile realizzazione di zone vivibili dalle persone e attraversate da mobilità dolce.
Al Gruppo non piace nemmeno lo scaricabarile tra Comune che chiede soldi alla Regione, questa che li chiede al Governo e questo che li chiede alla mitica Europa, tutto per trovare risorse che poi si vorrebbero dirottate in progetti sbagliati; in questa maniera si cercano di allontanare responsabilità che invece sono di chi ha gestito e continua a gestire la politica delle infrastrutture.
Di fronte all’emergenza, sia sanitaria che dei trasporti, il sindaco di Firenze, quelli di altri Comuni come Sesto Fiorentino, nonché il neo-presidente della Regione, paiono ipnotizzati dalla promessa dei 209 miliardi del Next Generation EU (recovery fund) e finora non hanno fatto altro che fantasticare di megaprogetti infrastrutturali: Passante TAV, aeroporti, tranvie fantasiose accanto a binari esistenti e sottoutilizzati, per non parlare delle tante altre opere sparse per tutta la provincia e regione; tutti pacchi di cemento produttori di CO2 che non risolveranno alcun problema di mobilità.
Se queste sono le politiche “green” di cui tutti si stanno riempiendo la bocca c’è da avere molti timori per il futuro.

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”
338 3092948

giovedì 21 maggio 2020

BUS A IDROGENO: OK IN OLANDA, BOLZANO E MILANO - A ROMA BANDO DESERTO

Anche Vdl verso l’idrogeno. Primi quattro e-bus con range extender in Olanda

Ora Vdl va anche a idrogeno. In Olanda Connexxion (che ha recentemente ordinato 20 bus a idrogeno Solaris) ha messo in circolazione il suo primo veicolo fuel cell nella concessione Hoeksche Waard-Goeree Overflakkee. E, sorpresa! Porta il logo di Vdl Bus & Coach. Il produttore olandese, sottolinea Connexxion, consegnerà un lotto di quattro veicoli a idrogeno, realizzati tramite l’aggiunta di un trailer (a cui è delegata la ‘ospitalità’ della tecnologia a celle combustibili) all’autobus. Più propriamente, trattasi di un bus elettrico a batteria con range extender a idrogeno.
Il sistema range extender è stato sviluppato da Bosch Engineering GmbH insieme a VDL Enabling Transport Solutions nell’ambito del progetto GiantLeap finanziato dall’UE. Le celle a combustibile sono fornite dalla Ballard Power Systems.
vdl bus idrogeno

Vdl, ecco l’elettrico con range extender a idrogeno

Vdl ha già consegnato oltre 100 bus elettrici a Connexxion, parte del gruppo Transdev. Ma ora è giunto il momento di lanciare un piccolo lotto di bus a idrogeno. Dopo un breve periodo di formazione per gli autisti, gli autobus saranno impiegati sulla linea R-Net 436. Questi quattro veicoli sono i primi autobus fuel cell ad essere messi in servizio in questa concessione. Connexxion li ha acquistati alcuni anni fa, sottolinea il vettore. La messa in servizio è stata ritardata, tra l’altro, a causa di complesse leggi e regolamenti riguardanti l’utilizzo di autobus a idrogeno.

Bus a idrogeno Vdl, 350 km di autonomia

I conducenti di autobus e i meccanici che lavoreranno con questi autobus hanno ora ottenuto la patente di guida E oltre alla patente di guida D, condizione per poter circolare con questa speciale configurazione, afferma Connexxion. Infatti, gli autobus a idrogeno Vdl, denominati Vdl SLF-E H2, sono dotati di un rimorchio che ospita la tecnologia fuel cell. Il vantaggio di questa scelta è che il peso supplementare dell’equipaggiamento H2 non è stato a scapito del numero di passeggeri da trasportare.
Con il serbatoio dell’idrogeno pieno, questi autobus possono percorrere circa 350 chilometri, garantisce il costruttore.
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Bus a idrogeno per Atac, la gara va deserta. Bloccato il progetto sperimentale

Gara Atac per bus a idrogeno, nessuna risposta. A febbraio scorso era stato bandito il tender per cinque veicoli, nell’ambito del progetto europeo 3eMotion. In Gazzetta ufficiale si legge che “non sono pervenute o sono state respinte le offerte e domande di partecipazione”. Ne dà notizia RomaToday. E non è la prima volta: di gara deserta scriveva nel gennaio 2019 anche Diario Romano.
gara atac bus idrogeno

Bus a idrogeno per Atac, il bando deserto

La gara aveva base d’asta di oltre 4 milioni di euro. Metà finanziata dalla regione, l’altra metà dall’Europa. L’arrivo dei bus a idrogeno sarebbe avvenuto nell’ambito del progetto europeo 3eMotion, che ‘abbraccia’ 21 aziende di sei paesi europee. Obiettivo? Sperimentare l’utilizzo della tecnologia degli autobus a idrogeno tramite l’esercizio di piccole flotte pilota. L’amministrazione regionale aveva stanziato 2 milioni di euro allo scopo. Soldi che avrebbero coperto il 50 per cento dell’investimento per i 5 bus e per la stazione di rifornimento. Era stata individuata anche la corsa da destinare alla sperimentazione: la linea 781 Magliana-Termini. Ma la gara non ha dato i frutti sperati.

Bus a idrogeno, Bolzano e Milano

Leader in Italia in ambito di bus a idrogeno è Sasa Bolzano, che l’hanno scorso ha siglato il primo ordine per l’appena lanciato Solaris Urbino 12 hydrogen. 12 unità approderanno nel 2021 nella città altoatesina. Sasa Bolzano, un’azienda fortemente impegnata in direzione della transizione energetica, ha già effettuato una sperimentazione con autobus a idrogeno, precisamente cinque Mercedes Citaro a celle a combustibile, nell’ambito del progetto CHIC (Clean Hydrogen in European Cities) finanziato dall’UE (nella foto sotto). I veicoli sono ancora in funzione. E il Citaro a idrogeno è in servizio tutt’oggi anche a Milano per Atm.
(FONTI: link sul titolo)

lunedì 6 agosto 2018

Bus Ataf, l’estate delle corse saltate



I sindacati: colpa del riassetto dovuto al tram. L’assessore Giorgetti: disservizi dell’azienda






«Il solito Vietnam». La Rappresentanza sindacale unitaria, Rsa, di Ataf, descrivono così l’attuale situazione del trasporto pubblico locale a Firenze. Indiziato principale, il riassetto che — dopo la messa in esercizio della tramvia sul nuovo tratto della T1 «Leonardo» — avrebbe dovuto «secondo Palazzo Vecchio» risolvere tutti i problemi di traffico. Almeno in teoria. Perché, come riporta l’Rsu, le promesse del Comune su un servizio bus da «vissero tutti felici e contenti» si sarebbero rivelate un bluff.

«La tramvia — si legge nella nota — è partita chiudendo il servizio alle 23,30», lasciando così i bus nelle stesse condizioni di disservizio precedenti all’inaugurazione della linea di Careggi. Ce n’è per tutti, nel comunicato di Rsu: dalla «pessima programmazione dei cantieri che ha mandato in tilt il servizio su gomma», con sarcasmo per la transenna di piazza Savonarola ormai «patrimonio Unesco», fino agli orari del servizio estivo scelti da Ataf, forse pensati per «essere effettuati a bordo della Mercedes F1 di Hamilton». Insomma: una Caporetto, con particolari criticità per le linee 11, 17, 20, 23, 25 e 35. E dire che siamo ad agosto… «Inutile promettere l’aumento del servizio — conclude Rsu — se poi i km da effettuare diventano virtuali, a causa del salto delle corse».

Una conferma arriva dal nostro test sul campo di ieri in piazza San Marco dove, per il rifacimento della pavimentazione, la fermata in uscita dal centro storico è stata spostata in via La Pira, tra auto Ncc parcheggiate in sosta vietata e pullman turistici a rendere difficilissima la viabilità. E intanto gli utenti attendevano nello stretto marciapiede, sotto al sole, mentre sul tabellone elettronico all’altra fermata della piazza, lato chiesa, il display sapeva di beffa: «Codice rosso, limitare l’attività all’aperto nelle ore più calde». Oltre a non essere riportato nessun orario delle corse, alla fermata provvisoria di via La Pira di bus se ne vedono davvero pochi. Un esempio: il 14, tra le 13,12 e le 13,51, avrebbe cinque corse previste, ma se ne riscontrano solo tre. Idem per il 17: 5 bus in programma, 3 in orario. Niente in confronto, però, alla linea 11, quasi una specie in via d’estinzione: tra le 13,54 e le 15,43 dovrebbero passarne sette, ma ne arrivano soltanto 3. Non va meglio alla fermata in prossimità della basilica: il 23, tra le 15 e le 15,54, si vede 3 volte su cinque, il 6 tre su sei. Giustificata, allora, la rabbia degli utenti. Come alle 13,30 circa, quando una giovane mamma con il figlio viene fatta scendere da un 20 con troppo ritardo accumulato: «Hanno cancellato all’improvviso la corsa e ci hanno detto di scendere senza avvisarci prima». Firenze, del resto, è la seconda città più lenta in Toscana per i bus: 17,8 Km/h la velocità media, sotto a città come Arezzo (22,6 km/h), Siena (22 km/h) e Pistoia (20,3 km/h). Unica, piccola consolazione, Grosseto, fanalino di coda con 15 km/h, conferma uno studio di Econometrica. Per giunta senza cantieri per la tramvia, che in ogni caso, dal 20 di agosto, dovrebbe prolungare il proprio servizio fino alle 24,30.

giovedì 9 marzo 2017

La mobilità a Firenze, il disastro

DI  · 3 MARZO 2017
Tra anni ‘80 e primi ’90, Firenze è pensata come città in cui il ricorso al mezzo privato può essere ridotto al minimo, grazie a uno sviluppo capillare del Trasporto Pubblico Locale (TPL). Il trasporto pubblico è indispensabile, non solo a far confluire in città le migliaia di pendolari gravitanti sul capoluogo toscano, ma anche i 160.000 residenti che proprio in quegli anni, a causa dell’innalzamento dei valori immobiliari, abbandonano la città in favore dei centri periferici.
A cominciare dal decennio ‘90 si è verificata una profonda involuzione privatistica, anche nella mobilità; così, nel settore dei trasporti sono stati abbandonati i progetti di pianificazione organica e di razionalizzazione e il settore della mobilità si è indirizzato verso la privatizzazione e verso il sistema criminogeno delle “grandi opere inutili e imposte”.
In particolare, è il modello dell’alta velocità ferroviaria ad avere funzionato da testa d’ariete. Il modello TAV si è poi allargato in maniera pervasiva a tutti gli interventi infrastrutturali, sia attraverso la figura del general contractor, sia con il sistema d’appalto detto project financing.
Anche a Firenze sono state messe in pratica le stesse logiche che hanno fatto prevalere l’interesse di costruttori e faccendieri sull’interesse pubblico; tutto fuori dalla pianificazione ordinaria del territorio. Il risultato disastroso è sotto gli occhi di tutti.
1. Nuovo aeroporto. È l’infrastruttura che promette le più pesanti ricadute sulla qualità della vita urbana, sia nel capoluogo (che sarà ampiamente sorvolato dai velivoli), sia dalla Piana. L’aeroporto intercontinentale è ritenuto strategico, da una parte per incrementare l’economia predatoria del turismo, dall’altra per offrire un importante nodo logistico al sistema del “corridoio” peninsulare che sta alla base della competizione territoriale dell’economia toscana. La costruzione del nuovo aeroporto, non solo accelererà la trasformazione di Firenze in un parco giochi globale, ma avrà come sicuro effetto l’innalzamento dei valori immobiliari, e quindi la desertificazione delle parti centrali della città.
2. Tranvia. La polemica sulle tranvie degli anni passati si è prevalentemente centrata sulla contrapposizione tranvia-metropolitana; senza mai veramente approfondire quale mezzo di trasporto (ferro o gomma) fosse più idoneo per la città, la progettazione è rimasta occultata dal fumo di polemiche vivaci quanto fuorvianti che arrivarono alle demenziali equazioni: tram=sinistra, metro=destra. La tranvia oggi in fase di realizzazione è sovradimensionata. Il tipo di tram – Sirio – è stato imposto alla città: in nome degli interessi delle imprese costruttrici, non si è voluto scegliere il mezzo adatto alle caratteristiche di una rete viaria di origine antica. Sarà Firenze, viceversa, a doversi adattare a Sirio. Ma se il modello di treno non è adatto, tanto meno lo sono i tracciati disegnati su un modello fiorentinocentrico (mentre il centro veniva svuotato di molte, importanti funzioni). Le linee tramviarie, tutte, puntano sulla stazione di SMN – della quale ancora non è chiaro il ruolo negli anni a venire – e impediscono in tal modo l’interconnessione delle periferie e dei centri minori. È stata totalmente ignorata la presenza di un elegante ed efficiente nodo ferroviario senza svilupparne le possibili potenzialità. Anziché mettere a frutto l’esistenza di binari in esercizio è stato favorita la realizzazione di nuove linee di tramvie: è il caso della linea 2 che è costruita senza tenere conto delle potenzialità offerte dalla linea ferroviaria già esistente, diretta alle officine dell’Osmannoro, la quale oltre a sfiorare l’aeroporto potrebbe collegare con il centro fiorentino e tra loro: Campi Bisenzio e, col prolungamento di due rami, Signa e Prato. Le tramvie inoltre non sono esterne al sistema “grandi opere”. Esse sono infatti realizzate col sistema all’italiana del general contractor che favorisce enormemente i costruttori rispetto agli altri paesi europei; non è un caso se i costi delle linea 1, già in esercizio, sono cresciuti in modo esponenziale. Il sistema all’italiana rende inostenibili i costi di costruzione e di gestione delle tramvie. Mentra il costo medio di una tramvia in Europa è di poco meno di 8 milioni/km, quelle fiorentine hanno un costo preventivato di 37 milioni/km: un record che nessuno ci invidia. I costi di manutenzione e gestione del tram Sirio sono particolarmente elevati a confronto con altri mezzi: sarà sostenibile da parte degli enti locali un impegno così pesante? Questi costi non incideranno negativamente sul già scadente welfare comunale?
3. La TAV. Il sottoattraversamento fiorentino è l’apoteosi dell’inutilità. Gli aspetti ambientali di questa infrastruttura, che è la più grande prevista per Firenze, sono molto pesanti (impatto sulla falda; pericolo di crollo o danneggiamento per migliaia di appartamenti; eccetera). Per quest’opera sono già stati spesi circa 800 milioni di euro; è stato realizzato circa il 20% delle opere (ivi incluso il cosiddetto, “scavalco di Castello”): dunque, dell’intero complesso tunnel+stazione siamo solo all’inizio. È già in atto (ma sottaciuto dai media) un vivace contenzioso legale in merito all’aumento dei costi che si aggira tra i 500 e i 300 milioni di euro. Sono cifre con cui si sarebbero potute migliorare strutturalmente le linee esistenti, realizzare quelle mancanti, creare i presupposti per un trasporto pubblico efficace, sia metropolitano che suburbano, in buona parte su ferro. A otto anni dall’inizio dei lavori (che avrebbero dovuto essere completati in sette), l’amministratore delegato FS, Renato Mazzoncini, riconosce che, con le tecnologie attuali, il tunnel sarebbe evitabile e che i viaggiatori preferiscono arrivare nel centro città anziché approdare in quartieri periferici, come avverrà se il progetto di stazione AV ai Macelli va in porto. Con tali affermazioni, Mazzoncini rinnega un sistema basato su megastazioni separate dal restante servizio ferroviario, e dagli oneri finanziari pesantissimi, quale quello del TAV italiano. Negli ultimi mesi del 2016, lotte interne al PD hanno messo in chiaro le posizioni di chi voleva rivedere il progetto e la vecchia guardia che lo difende anche a costo del ridicolo. Il compromesso con cui – per ora – si è risolta la questione, rende evidente che le esigenze pubbliche (viaggiatori, lavoratori, ecc.) sono piegate agli interessi della lobby delle grandi opere inutili. Alla futura megastazione sotterranea fiorentina arriveranno pochissimi viaggiatori; dati gli alti costi di manutenzione (6 milioni di euro annui) previsti per garantirne la sostenibilità si è pensato di trasferire in quella sede la stazione dei bus turistici ed extraurbani! Ma si costruiranno comunque due invasivi tunnel per i pochissimi treni previsti! È, ancora in questo caso, una grande opera imposta alla città; una grande opera che, mal pianificata, fa prevalentemente gli interessi di una minoranza ai danni dell’ambiente di vita urbana.
4. ATAF. Impossibile parlare di mobilità a Firenze e dell’area metropolitana, senza parlare dell’ATAF: società mal gestita a seguito di una politica di privatizzazione scellerata. Una scelta che, non legata al potenziamento o alla razionalizzazione del trasporto, si è configurata come mera operazione finanziaria: un vero regalo al monopolista FS. L’unico obiettivo della privatizzazione – opera magna del sindaco Renzi – è mettere a profitto l’ex azienda comunale, attraverso riduzione di personale, taglio dei servizi, soppressione di corse; altro che potenziamento del trasporto pubblico!
5. Il Gestore unico del trasporto regionale. Uno dei fronti che impegna maggiormente la Regione Toscana è la creazione di un gestore unico dei trasporti dell’intero territorio regionale; analogamente a quanto si sta facendo con la gestione dei rifiuti e con la distribuzione dell’acqua. In nome della razionalizzazione e del presunto risparmio, si affida il controllo dell’intero sistema dei servizi in mano alla multinazionale che si aggiudicherà la gestione del Trasporto Pubblico Locale (TPL). Una politica cieca. Un accentramento di poteri – o meglio, monopolio – che, oltre a non dare garanzie sul contenimento dei costi del servizio, rischia di incidere negativamente sulla libertà d’azione degli enti locali.
6. Il trasporto privato. Il degrado del TPL ha indotto il ricorso sempre maggiore ai mezzi privati e motorizzati su gomma. Firenze è tra le città italiane più vessate dal traffico privato; il rapporto numerico di auto (o moto) per abitante è tra i più alti d’Europa. L’auto privata non è più da interpretare come segno di benessere, bensì indice di scarsità di servizi e di pessima qualità ambientale urbana. Gli effetti sono evidenti, sia nell’anomala quantità di tempo che i fiorentini dedicano ai trasferimenti, sia negli alti tassi di inquinamento della città.
7. Parcheggi interrati. L’innalzamento di censo dei residenti nei quartieri centrali, la crescita del numero di auto necessarie per raggiungere luoghi di lavoro e di svago sempre più decentrati, e l’inefficacia del TPL dovuta a sciagurate scelte politiche perseguite dalle ultime amministrazioni, hanno esasperato il bisogno di spazi per le auto private. Non solo: l’impatto dei cantieri e delle nuove infrastrutture ha ridotto notevolmente le aree di sosta. La sosta in divieto è diventato un fenomeno strutturale (è sufficiente un giro notturno in molti quartieri per apprezzare la diffusione della sosta “selvaggia”). La carenza di spazio sta favorendo un business che il Piano strutturale di Renzi ha favorito enormemente: la progettazione e la realizzazione di parcheggi sotterranei al servizio, più che della residenza, della speculazione immobiliare. Ai problemi della cittadinanza l’amministrazione risponde con una nuova forma speculativa: la privatizzazione del sottosuolo pubblico.
8. La bicicletta. Firenze, per conformazione, è una città adatta alla bicicletta, tuttavia necessiterebbe di interventi calibrati e non di pura facciata, come le piste ciclabili malagevoli che si limitano a strisce pitturate sui marciapiedi (che peraltro sottraggono spazio ai già sacrificati pedoni). Più che la realizzazione di nuovi percorsi, che in un’ottica di sviluppo del TPL potrebbero risultare addirittura superflui, è indispensabile una sinergia con i mezzi pubblici: tramvie, treni, ma anche linee principali di autobus che potrebbero essere servite da mezzi idonei a trasportare anche le biciclette. La bicicletta infatti non sempre, e non per tutti, consente percorsi troppo lunghi; la possibilità di usarla in combinazione con il TPL, tuttavia, la renderebbe funzionale anche per raggiungere i luoghi più remoti, come la zona industriale occidentale e nelle periferie ad est, fino al Valdarno, al Mugello o la Val di Sieve.
9. La pianificazione. Per un trasporto efficace e sostenibile è necessario mettere in campo una progettazione centrata sui bisogni e sulle aspettative della cittadinanza, anziché basata – come oggi avviene – su logiche di profitto e di creazione di occasioni di rendita. È necessario che la pianificazione e la gestione del TPL e degli altri servizi pubblici passi dagli amministratori (piegati agli interessi delle grandi imprese e degli apparati burocratici dei partiti) ai cittadini. Per far ciò è indispensabile progettare forme di controllo e strutture di gestione dei servizi costituite dai cittadini che ne usufruiscono e dai lavoratori del settore.
Destituire l’economia dal ruolo primario che riveste nella civiltà contemporanea, ridimensionare l’impresa economica a strumento di convivenza, riportare l’abitante della città al centro dell’agire politico, sono le sfide che ci aspettano, la rivoluzione copernicana che dobbiamo fare oggi.
                          *Tiziano Cardosi
[il testo è la trascrizione dell’intervento al convegno promosso dall’Assemblea dei Comitati Fiorentini e dalla ReTe dei Comitati per la Difesa del Territorio, Città pubblica vs città oligarchica. Vita immaginata e desiderata, politica subìta, Firenze, 11 febbraio 2017, Teatro dell’Affratellamento. Dello stesso convegno abbiamo pubblicato i contributi: Ilaria Agostini, Alienazioni a Firenze. O la metamorfosi dell’urbanistica in ragioneria, e Roberto Budini Gattai, Progetto Firenze, uno scavo nel tempo futuro]

Tiziano Cardosi

Comitato No Tunnel Tav di Firenze. Il presidente, Tiziano Cardosi, già capostazione delle Ferrovie dello Stato, è attivista di perUnaltracittà

venerdì 1 luglio 2016

Mobiità, dati Istat: si riduce l'offera del Tpl sul territorio e cresce la mobilità condivisa

GIOVEDÌ 30 GIUGNO 2016 13:50:37

Nei comuni capoluogo di provincia, gli autobus del trasporto pubblico locale (Tpl) sono 79 ogni 100 mila abitanti, in leggero aumento sull'anno precedente. I bus "ecologici" (in prevalenza alimentati a metano/GPL) sono il 22,4% del totale. Lo rivelano dati Istat elaborati nel focus sulla Mobilità urbana 2014.
Crescono le reti di trasporto locale su ferro: +2,6% per il tram, presente in 12 città, e +10,6% per la metropolitana, presente in 7 città, 6 delle quali hanno realizzato ampliamenti negli ultimi 5 anni. Continua a ridursi l'offerta di Tpl (da 4.787 a 4.423 posti-km per abitante), che resta fortemente diseguale sul territorio: nelle città del Nord (5.722) e del Centro (4.931) è tra due e tre volte il valore medio del Mezzogiorno (2.163).
La velocità commerciale degli autobus del Tpl è di 19,5 km/h, ma scende a 16,6 nei grandi comuni. Le licenze di taxi attive nei capoluoghi di provincia sono 12,4 ogni 10 mila abitanti (19,5 nei grandi comuni), in lieve calo rispetto al 2012.
La spesa corrente dei comuni capoluogo per il Tpl e i servizi connessi è salita da 97 a 137 euro pro capite (medie annue 2008-10 e 2012-14), mentre si è ridotta la spesa per investimenti (da 68 a 41 euro pro capite).
Torna a crescere la domanda di Tpl (da 190 a 192 passeggeri per abitante), ma resta ancora lontana dai livelli pre-crisi (218 passeggeri per abitante nel 2008). In tutta Italia, gli utenti abituali di autobus, filobus e tram sono circa un decimo dei residenti di 14 anni e più (15% al Centro, 12% al Nord, 9% nel Mezzogiorno) e poco più di un terzo nei centri delle aree metropolitane.
La soddisfazione per i servizi di Tpl è più diffusa al Nord, mentre al Centro e soprattutto nel Mezzogiorno prevalgono i giudizi negativi; anche nei centri delle aree metropolitane ci sono meno utenti soddisfatti. Gli aspetti più critici sono il costo dei biglietti, la comodità delle fermate e la pulizia delle vetture; i più apprezzati, la velocità e la frequenza delle corse.
Scende per il terzo anno consecutivo, ma resta comunque molto elevato, il tasso di motorizzazione dei capoluoghi di provincia (603 auto ogni mille abitanti). Per la prima volta dal 2009 aumenta il numero di auto di nuova immatricolazione (+7,5%) e prende quota, pur restando ancora marginale, il mercato delle auto elettriche (tre ogni mille nel 2014).
Sale a 36,5 m2 ogni 100 abitanti la dotazione di aree pedonali, e a 19,4 km ogni 100 km2 la densità delle piste ciclabili. Si estende la superficie delle Zone a traffico limitato (+9,7%) e si diffondono le Zone 30 a traffico pedonale privilegiato, presenti in 66 capoluoghi. Forte crescita dei servizi di mobilità condivisa: il bike sharing è in 60 città con più di 11 mila biciclette (il doppio del 2011). Il car sharing è in 23 città con oltre 4 mila veicoli: l'ingresso sul mercato dei nuovi servizi a flusso libero ha determinato un boom dell'offerta.

Scende a 4,6 decessi ogni 100 mila abitanti il tasso di mortalità in incidente stradale nei comuni capoluogo (Italia 5,6). Per categoria di veicolo, e considerando i soli conducenti e passeggeri, il tasso è 1,6 per le auto (Italia 2,5), 1,1 per i motocicli e 0,4 per le biciclette. Tra i pedoni, gli incidenti stradali hanno causato, nel 2014, 1,2 morti e 69 feriti ogni 100 mila residenti nei comuni capoluogo, meno dell'anno precedente, ma molto di più delle corrispondenti medie nazionali (0,8 morti e 29,6 feriti).

fonte: http://www.trasporti-italia.com/citta/mobiita-dati-istat-si-riduce-l-offera-del-tpl-sul-territorio-e-cresce-la-mobilita-condivisa/26106

lunedì 19 ottobre 2015

Trasporto pubblico locale, Ratp vince la gara in Toscana





La concessione per 11 anni del servizio per l'intera regione andrà ad Autolinee Toscane, l'azienda dei pullman del colosso francese che già gestisce la tramvia a Firenze. Sconfitto Mobit, il consorzio di cui fa parte anche Busitalia, di Ferrovie