Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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martedì 7 marzo 2023

ROSSANO ERCOLINI: "Clima e inceneritore: cara Elly ti scrivo, così ci chiariamo un po’"

 Rossano Ercolini, Presidente di Zero Waste Italy e Zero Waste Europe, vincitore nel 2013 del Goldman Environmental Prize 2013, scrive alla nuova Segretaria del PD. Chiedendole un incontro in occasione della Giornata Internazionale ZERO WASTE promossa dall'ONU per il 30 Marzo prossimo. 

foto dal profilo FB di Elly Schlein

Cara Elly ti scrivo, così ci chiariamo un po’. 

Sono sinceramente contento del “guizzo” con il quale la nuova giovane segretaria del Pd ha spiazzato l’apparato di partito (anche questa volta non ci hanno visto) intercettando e interpretando la voglia di cambiamento della società civile che ha portato a votare alle primarie non solo i simpatizzanti di area Pd, ma anche settori semplicemente attratti dalla freschezza della sua campagna. Oggettivamente – e lo dico da attivista indipendente – il processo innescato dalla candidatura di Elly Schlein è stato un positivo processo rigenerativo che pone all’ordine del giorno il ricambio delle classi dirigenti (non solo politiche) nel nostro Paese.............

......Leggi l'articolo sul Fatto Quotidiano, a questo link:  https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/03/06/clima-e-inceneritore-cara-elly-ti-scrivo-cosi-ci-chiariamo-un-po/7086871/?fbclid=IwAR3gOMY5XStUdz5M-cdTrtLnL4HBHlLDLldR1NhdtK7PMKPmEWi9KtpU6kY


mercoledì 15 luglio 2020

comunicato del Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Livorno

GIANI: SUI RIFIUTI NON BASTA LA VERNICE !
L'INCENERITORE NON è GREEN ! BASTA VELENI !
La grande manifestazione di sabato scorso di fronte alla raffineria ENI di Stagno a Livorno, organizzata dai Fridays for future, da Zero Waste Italy e da molte associazioni ambientaliste, ha reso evidente che l'operazione
"mega-inceneritore" non trova il consenso delle comunità locali, né quello dei territori da cui dovrebbe provenire il flusso di rifiuti da smaltire.
Non piace a nessuno, il mega-inceneritore.
Tutti chiedono invece che vengano rispettate le norme europee e nazionali, riducendo e riciclando il massimo possibile, per smaltire poi il poco residuo con piccoli impianti a filiera corta, sicuri e al riparo da speculazioni finanziarie.
I proponenti avevano promesso lo stop al progetto in caso di contrarietà delle comunità locali. Bene, è arrivato quindi il momento di rispettare quella promessa.
Adesso, non dopo le elezioni regionali.
Cominciamo a parlare di altro, per esempio di come garantire le bonifiche del territorio e la riconversione ecologica della raffineria, per mantenere i posti di lavoro attuali anche in un futuro che prevede inevitabilmente l'abbandono progressivo della produzione petrolifera.
Non possiamo tollerare ricatti, che di fronte al miraggio di una temporanea prosecuzione delle attuali attività della raffineria ci costringerebbero ad accettare la compresenza di un mega-inceneritore, che oltretutto non potrebbe dar lavoro che a poche decine di persone.
L'impianto di Livorno deve incamminarsi verso le energie rinnovabili pulite, come stanno già facendo altri impianti ENI in altre regioni. Quello è il futuro, ciò che garantirà occupazione e sostenibilità insieme, non l'illusione di una produzione petrolifera infinita, né quella di poterla rimpiazzare con il traffico di rifiuti. 

Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Livorno

mercoledì 17 luglio 2019

Aeroporto Firenze - La Regione ha applicato lo stesso modus operandi utilizzato per la TAV Fiorentina!!

Al Segretario Nazionale PD Nicola Zingaretti
All' On. Roberto Morassut

Dopo la presa di posizione del PD di Sesto Fiorentino, che ha letteralmente spiazzato, come si legge oggi su tutti i quotidiani locali, sia il PD Fiorentino come quello Regionale, vogliamo portare alla vostra conoscenza anche quanto è avvenuto ieri sulla questione della TAV Fiorentina, che ripropone una metodologia.

L'articolo è eloquente sul modus operandi della Giunta PD Regionale, e guarda caso si ripropone proprio anche per la questione aeroporto.
Pdf 
Infatti proprio ieri parlavamo del NURV e della Commissione Regionale di VIA, dove con documento 1168/2015 il Dott. Barretta ratificava una delibera di Giunta dove i "problemi ambientali" del Nuovo Aeroporto sarebbero stati risolti durante la procedura di VIA.  Ovvero come si dice da queste parti "mangiare l'uovo in culo alla gallina".   Cosa che NON poteva avvenire perché il parere 110/2015 dichiarava l' INCOMPATIBILITA' dell' opera!!

Tale concetto "veniva espresso anche dal Presidente Rossi" durante una seduta del Consiglio Regionale di fine maggio 2018, dove in sintesi confermava:
... se i tecnici danno parere negativo, NON si può procedere, c'è il penale, està claro!!"

Ora qualcuno ci dovrebbe spiegare come vedendo il modus operandi adottato dalla Regione nell'articolo odierno, quello adottato dalla Regione con il parere 1168/2015 (dove il TAR ha statuito che le valutazioni ambientali NON potevano essere posposte alla fase successiva), inficiando quindi anche la Delibera citata, gli schiaffi che il Consiglio di Stato ha dato ai tecnici della Regione sull'Inceneritore di Scarlino, quello sull'Inceneritore di Case Passerini e gli ultimi in ordine di tempo sull'Aeroporto, dimostrano a nostro avviso il "delirio di onnipotenza" della Giunta Rossi, .... che quando poi è chiamato nei tribunali non ne becca una!

Quindi ci vuole proprio una bella faccia tosta nel costituirsi pure parte civile nel procedimento TAV,  dopo il comportamento citato nell'articolo.... ma noi ne siamo ben consci!

E tale ipocrisia Segretario ed Onorevole, è ulteriormente dimostrata dai documenti di cui siamo appena entrati in possesso, dove organi di controllo notificavano da diverso tempo le illegettimità acustiche perpetrate sulla attuale pista, dove Regione e Comune di Firenze si sono voltati dall'altra parte senza imporre la prescrizioni derivanti dal Decreto di VIA 0676/2003, perché a quanto è dato sapere NON è mai stato chiesto se l'Airbus 319 avesse i titoli ambientali (incluso il rumore) per poter operare, ..... cosa di cui oggi Noi siamo certi, visto che neppure ENAC obbietta e risponde, perciò ""SILENZIO/ASSENSO""!!!

La commissione Aeroportuale Rumore con obbligo riunione biennale (come da Decreto) che si è riunita per la prima volta a Maggio 2015, (ben 12 anni dopo) comminando nel frattempo forse solo qualche multa da quattro soldi e nulla più!!

A questo punto visto che il PD di Sesto F.no, ... parla di lacerazioni e di perdita di “credibilità Politica”, le domandiamo se il PD, questo PD Toscano, che dovrebbe proteggere le classi economiche più deboli, i diritti dei Cittadini che vengono abitualmente disattesi, che doveva tutelare la salute,ambiente e vivibilità dei Cittadini di Peretola, Quaracchi e Brozzi, .... lo ha fatto e lo sta facendo??, oppure si è girata dall'altra parte, (perdendo la credibilità Politica)  strumentalizzando il disagio di quest'ultimi per il solo intento di voler fare una NUOVA PISTA che a detta di tutti, che piano piano escono allo scoperta ..... NON CI STA E NON PUO' ESSERE IMPOSTA PER FORZA !!! (Giunta R. Toscana Docet)

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Em@il Pec: associazione.vas.onlus@pec.it
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lunedì 14 novembre 2016

LA QUADRA (E IL FORTINO ASSEDIATO)

Sui giornaloni, almeno quelli locali, grandinavano i titoloni: il PD, in una riunione tenuta giovedì 10 novembre, ha trovato la quadra su sottoattrraversamento di Firenze, inceneritore, aeroporto, gara regionale dei rifiuti. Andremo avanti su tutto! Alleluja (ci perdoni il grande Leonard Cohen). Felicità. Ritorna la falange macedone, ultimamente un po’ acciaccata da varie sentenze del Tar. Tutto è compiuto.
Invece non è compiuto niente, e a ragionarci questa non è una gran notizia; perché la quadra l’hanno trovata quelli che erano già prima a favore del sottoattraversamento, dell’inceneritore, ecc ecc. Che costoro si siano trovati d’accordo, sai che novità, erano d’accordo anche prima. La quadra però non l’hanno trovata con i cittadini che li sconfiggono al Tar, e nemmeno con quelli dei loro, e degli ex-loro, che li sconfiggono anch’essi al Tar. Quindi non hanno trovato nessuna quadra.
Che la posizione del PD fosse estremamente debole, l’abbiamo capito ascoltando un certo Incatasciato che ci dicono essere un dirigente di partito, cosa che a noi sembrava incredibile, però a quanto pare è vero. Peggio per loro. Costui sosteneva tutto beato a Controradio venerdì 11 (c’è il podcast n.dr. vedi sotto) che dal momento che il Tar non ha preso in considerazione i punti dei ricorrenti sul danno ambientale, c’è la prova che l’inceneritore non fa male; e se non fa male, si fa. In sostanza, non avendo fatto rilievi ambientali, il Tar ha avallato la costruzione dell’inceneritore (a quanto pare, l’annullamento dell’autorizzazione unica fatta dal Tar medesimo è puramente un dettaglio).
A parte la mancanza di logica e di buon senso, che pure il codice di procedura civile impone agli amministratori (ah, il buon senso del padre di famiglia…); se il Tar impone la priorità temporale delle opere di mitigazione, vuol dire che l’impianto qualche effetto ambientale ce l’ha, sennò a che servirebbe mitigare. Da MITIGARE, voce del dizionario Treccani: “Rendere più mite, cioè meno aspro, meno gravoso o, di sentimenti, meno intenso; lenire, temperare, addolcire”. Ma, a parte questo, questa tesi la sostiene la stessa gente che quando c’è stata ad agosto scorso la sentenza del Tar sulla variante al PIT, ossia sull’aeroporto, dove invece i rilievi ambientali fioccavano come se non ci fosse un domani, diceva l’esatto contrario: sono rilievi tecnici che non fermano l’opera, li sistemeremo più tardi. In sintesi: se il Tar fa rilievi ambientali, non conta nulla; se invece non li fa, giustifica l’opera (di cui curiosamente cancella l’autorizzazione). Capito con che gente abbiamo a che fare in questa disgraziatissima Piana?
Per cui è facile prevedere il futuro e non ci vuole Nostradamus; il PD, sconfitto dai cittadini su più punti di fronte alla giustizia amministrativa nelle proprie politiche prive di consenso, proverà a forzare ancora di più, ed emetterà nuovi  atti amministrativi, nuove autorizzazioni, nuove VIA che saranno ancora più farlocche di quelle sconfitte al Tar, perché ancora più forzate; e che noi impugneremo immediatamente. Di qui nuovi ricorsi, nuove sentenze, nuovi ritardi, ecc. E a quel punto sarà inutile frignare che in Italia non si può far nessuna opera e che c’è troppo contenzioso e che sarebbe meglio congelarlo, come vorrebbe Nardella; il contenzioso nasce dalla mancanza di consenso. Questo lo sa anche l’ultimo degli impiegati: qualunque provvedimento basato su procedure dubbie e realizzato in modo vessatorio produce contenzioso da parte di chi quel provvedimento deve subire. E che questi atti siano stati emessi così dai vari Nardella, Rossi, ecc., lo dimostrano le sentenze del Tar, che suonano come campane a morto per una classe politica che ha fallito in modo palmare. Poi, che si riunisca tra di sé e faccia la quadra, non impressiona nessuno.
La più plastica dimostrazione di questo fatto è lo svolgimento dell’ultima Leopolda. A uno di noi è toccato di passare per quelle zone domenica 6 novembre.  Renzi e i suoi erano chiusi dentro, e fuori c’era un muro impressionante di poliziotti (le camionette erano tutte posteggiate in seconda fila in via Ponte alle Mosse…) a impedire a chiunque di avvicinarsi. Davano veramente l’impressione di essere un fortino assediato. Tutto questo dopo che Renzi, appena un paio di anni fa, aveva detto che la sua scorta sarebbero stati i cittadini. Tutto questo dopo che la popolazione di Sesto ha voltato alle spalle, e mentre in altri comuni si scorgono già i segni del medesimo avvenimento di Sesto (a Campi, dove ex del PD sono già entrati in campagna elettorale, sembra di coglierne i primi segni).
A ogni sentenza del Tar, la clessidra dei comitati si riempie di sabbia e allontana la realizzazione di queste opere sciagurate; a ogni sentenza, la clessidra di questa classe politica inetta e dannosa si svuota un po’. Il ciclo di questa classe politica sembra davvero avviato al declino, declino che è arrivato con spaventosa rapidità. E’ inutile discutere dell’incapacità della Raggi a Roma; guardate che se la Raggi avesse avuto contro le sentenze del Tar di qui, l’avrebbero crocifissa in piazza, qui invece si permette a Nardella di cianciare di vittoria. Ma la dura realtà è un’altra e si è incaricata di venire a mordere il sedere a Incatasciato e compagnia. Nessuna quadra può eliminare questo fatto.

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BELLAVISTA - FABIO INCATASCIATO - 11-11-2016

Segretario PD Metropolitano

mercoledì 6 luglio 2016

TAV FIRENZE: Giani, gettala maschera: attacca Nardella cercando l’appoggio dei pendolari

di Piero Campani
Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale ha aperto la guerra interna al PD sul sottoattraversanento di Firenze.  Nelle dichiarazioni di Giani ci sono molte inesattezze che confermano la scelta solo politica senza tener presente i veri interessi dei cittadini. Non solo fiorentini ma di tutta Italia.
INVESTIMENTO -  Il presidente del consiglio regionale afferma che l’uscita di Nardella condivisa dal presidente delle Ferrovie Mazzoncini e dal ministro Del Rio non è altro che un favore per le casse delle Ferrovie. ERRORE  Giani come amministratore pubblico dovrebbe ricordarsi che i soldi arrivano  dalle Ferrovie ma sono presi dalle tasse degli italiani fra cui  i fiorentini. Risparmiare un miliardo e mezzo senza considerare eventuali aggravi per un’ opera che creerà disagi alle case poste sul tragitto non sembra poco.
TRAMVIA - Giani afferma che bastano due fermate di tramvia per arrivare a Santa Maria Novella. A parte i 10-15 minuti c’è da immaginare la felicità dei turisti che devono lasciare la stazione Foster per salire le scale con valigioni, aspettare la tramvia salire sempre con i valigioni sul tram per due fermate. Bisogna offrire un biglietto a Giani sulla tratta Venezia-Firenze-Roma per prendere visione di quanti americani, cinesi, giapponesi che fanno il trittico fra le tre più belle città d’Italia scendendo dal treno con enormi valigie.
People Mover -  Giani ma sopratutto Primicerio dovrebbe ricordare che uno dei punti salienti del progetto Foster era il people mover che doveva collegare la nuova stazione con Santa Maria Novella  per evitare lo stress dei turisti e dei fiorentini stessi. Era quasi una condizione sine qua non per l’approvazione del progetto. Ebbene una volta firmato l’accordo l’ipotesi people mover è stato subito cassato per costi eccessivi.  Evidentemente era già programmato come fumo negli occhi. Altrimenti saremmo arrivati a due miliardi di lire. Di tutti i cittadini italiani.
UNESCO -  Come è stato scritto nella lettera inviata dall’Unesco al sindaco Nardella sono sorti grossi dubbi per mantenere intatti i monumenti della città medievale con i lavori del tunnel.  In affetti a Giani questo non importa avendo già capito che non sarà mai sindaco di Firenze. Con questa uscita ha certamente confermato che fra il presidente del consiglio regionale  e la città di Firenze ormai non c’è più feeling
Solo pochi argomenti per definire la scelta del tunnel Tav un errore dal punto di vista economico e strutturale. Presto altre puntate.

TAV FIRENZE: Primicerio spieghi alla città la firma a pochi minuti dalla scadenza del mandato

Piero Campani
Le donne ne sanno una più del diavolo. Non ho mai creduto a questo detto ma le ultime vicende che riguardano Primicerio e Giani e il sottoattraversamento Tav di Firenze mi hanno convinto che le donne hanno sempre ragione.
Prendiamo Primicerio che ho frequentato quando cronista per la Nazione seguivo le vicende di Palazzo Vecchio. Primicerio non è stato certamente una stella  nel panorama politico di questa città. Ignaro della politica, ha impiegato più di tre anni per capire come funzionasse la macchina di Palazzo Vecchio, poi quando l’ha capito non è riuscito ad entrare nella mente dei fiorentini tantomeno  nei componenti del consiglio comunale. E’ sempre stato succube degli uomini di giunta più forti perché avevano alle spalle un partito. E lui, Primicerio, si è dovuto adattare alle esigenze delle varie correnti per cercare di arrivare alla conclusione della legislatura. Con l’obiettivo di poter fare la seconda legislatura. Primicerio si era illuso che il Pd lo avrebbe confermato alla guida di Palazzo Vecchio. Ma a questa evenienza ci sperava solo lui perché fra gli addetti ai lavori si sapeva che il Pd aveva sulla rampa di lancio un altro candidato. Così è stato.
Firmato allo scadere del mandato quando mancavano pochi minuti alle 24 il via al Tunnel Tav  da parte del sindaco  Mario Primicerio. Fra coloro che aspettavano la risposta sulle decisioni del sindaco sul tunnel alta velocità c’era anche il sottoscritto. A quindici minuti dalla scadenza è arrivata la fumata bianca. Molte domande della stampa su questo argomento. La risposta è stata sempre quella ”C’erano molte cose da mettere in chiaro”.  Ma le voci più consistenti erano quelle che evidenziavano da parte di Primicerio la richiesta di riconferma  alla guida per la città con una nuova legislatura.
Tira e molla fino a quando i responsabili del Pd hanno ceduto garantendo Primicerio sul fatto di essere il candidato sindaco anche per le prossime elezioni. Avuta la conferma Primicerio ha posto la firma sul tunnel Tav.
Passata la notte è arrivara la doccia fredda per Primicerio. Il Pd alle prime luci dell’alba ha annunciato che il candidato alla guida di Firenze per il Pd sarebbe stato Leonardo Domenici.
Primicerio che ha sempre dichiarato di essere un sindaco ambientalista si è  trovato a firmare una infrastruttura che è lontana mille miglia dal rispetto dell’ambiente. La cosa che meraviglia è la posizione di Primicerio che dopo essere passato senza lasciare traccia a Palazzo Vecchio difende una scelta non in linea con il suo pensiero ecologico a cominciare dalle terre di scavo.

venerdì 17 giugno 2016

Chi c’è dietro l’inceneritore di Firenze voluto dal Pd? Ma il Pd naturalmente… – INFOGRAFICA

Le Mamme NO Inceneritore di Firenze hanno fatto una mappa mentale per cercare di capire e svelare chi c’è dietro la volontà di costruire l’inceneritore di Firenze. Da mesi i politici e le amministrazioni locali ci dicono che sono scelte già decise e irrevocabili, e noi ci siamo domandate “Ma da chi?”. Ecco da dove parte la necessità di questa infografica e studio sull’inceneritore di Firenze / Sesto Fiorentino.
Partendo dall’inceneritore, abbiamo seguito tutte le strade: chi lo dovrebbe costruire, chi ha dato l’ok alla società costruttrice, chi ha deciso che andava costruito, chi ha fatto le valutazioni fino a chi dovrebbe portare i rifiuti a bruciare. L’infografica è stata presentata all’iniziativa organizzata in Piazza IV Novembre a Sesto Fiorentino il 15 Giugno 2016 dal titolo: “Tutte le bugie e le mezze verità che vi stanno raccontando sull’inceneritore di Sesto Fiorentino“.
Sul canale di Youtube (https://www.youtube.com/c/mammenoinceneritorefirenze) è possibile vedere il video integrale della serata con anche la spiegazione punto punto dell’infografica.

Clicca sull’infografica per ingrandirla

Dietro-inceneritore-di-Firenze-Saesto-Fiorentino_totale

lunedì 6 giugno 2016

Gravissima violazione della libertà di voto e delle regole per i sondaggi elettorali

POST PUBBLICATO DA MAMMENOINCENERITORE
3 GIUGNO 2016

In queste settimane i cittadini di Sesto Fiorentino hanno sentito squillare il telefono una volta di più rispetto al normale. Dall'altra parte della cornetta non era la solita promozione commerciale per cambiare contratto telefonico, e non era nemmeno il centro benessere dietro casa.
Dall'altra parte del telefono c'era: iSTAT, anzi no il Comune di Sesto Fiorentino, anzi no un ente che non può essere dichiarato, anzi no.... Scusate la confusione, ma questo è proprio quello che è successo!
Come Mamme No Inceneritore abbiamo raccolto diverse testimonianze di cittadini a cui il sondaggista si è presentato come ISTAT, oppure come sondaggista che svolgeva indagini per conto del Comune di Sesto Fiorentino. Abbiamo quindi indagato e chiesto al Comune di Sesto Fiorentino e a diversi enti pubblici e istituzionali. Tutti hanno negato di aver mai dato l'ok a un sondaggio su elezioni e inceneritore.
Approfondendo meglio la questione, abbiamo scoperto che le telefonate in realtà erano fatte dalla società di sondaggi SWG, con sede a Trieste, per conto del PD Sesto Fiorentino. La SWG ha confermato le nostre scoperte.
La questione molto grave è che le domande erano incentrate prevalentemente sulla questione dell'inceneritore e, in alcuni casi, a chi rispondeva di essere contro l'inceneritore il sondaggista ha apertamente sentenziato e domandato "Ma lo sa che il prossimo sindaco non potrà fare nulla per impedire la costruzione del termovalorizzatore?" 
Ovviamente questa per noi è un affermazione sbagliata e lo dimostrano le scelte di tante città che hanno fatto scelte diverse, anche tornando indietro su progetti già approvati, come a Pontassieve (Selvapiana).
Chiediamo a tutti gli organi di stampa di segnalare questa evidente violazione delle regole di comunicazione elettorale e delle rispetto della deontologia nello svolgimento dei sondaggi su argomenti così delicati. Noi stiamo facendo, per la seconda volta in pochi mesi, una denuncia all'AGCOM.
Al Partito Democratico diciamo che cercare di convincere a votare il proprio candidato con questi barbatrucchi, oltre che segno di debolezza e mancata assunzione di responsabilità, è altamente scorretto e si base su affermazione completamente false!

martedì 29 dicembre 2015

Da "Il Bolscevico" un articolo che riguarda Nencini e la Massoneria del Grande Oriente d’Italia

A dir poco inquietante l'articolo che riporta il Bolscevico sull'attuale Vice Ministro Rioccardo Nencini, visto anche i recenti impegni presi dal ministro sia sui Ponti di Vallina, e sulla riclassificazione della SS67 con la SP34 (di Rosano), che sulla Variante (ovvero Bypass) di Rufina.
Ovviamente tutti impegni che si traducono in SOLDI attraverso i vari futuri finanziamenti!!!
Pensando che nè il Bypass di Rufina, nè i ponti di vallina, siano opere urgenti (nè tantomeno strategici e importanti a livello nazionale!), la cosa ci fa un pò riflettere.
Sarano due casi in cui verrranno fuori gli spingitori degli spingitori?
(le storie recenti di Anas sono lì a dimostrarlo!)
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SCARICA PDF INTEGRALE QUI.

da "Il Bolscevico": L’ex sottosegretario PD Meduri arrestato per gli appalti truccati Anas

SCARICA PDF INTEGRALE QUI.

lunedì 5 ottobre 2015

ACQUA Reggio Emilia, i comuni Pd della provincia disobbediscono al partito: “La gestione sia pubblica”

Acqua Reggio Emilia, i comuni Pd della provincia disobbediscono al partito: “La gestione sia pubblica”

Il Pd, loro partito di appartenenza, ha bocciato il piano per la ripubblicizzazione dell’acqua a Reggio Emilia, ma alcuni sindaci della provincia emiliana nel proprio Comune hanno messo al voto mozioni che invece spingono verso una gestione pubblica del servizio. Cavriago, Albinea, Quattro Castella, Novellara, Casalgrande. Sono alcune delle amministrazioni targate Pd che non hanno abbandonato l’idea di mantenere la promessa fatta ai cittadini nell’ultima campagna elettorale, rispettando l’esito del referendum del 2011, quando a Reggio Emilia si gettarono le basi per passare dalla gestione idrica in mano alla multiutility Iren a quella di una società in house. E questo, nonostante la direzione del Partito democratico abbia accantonato l’ipotesi prima dell’estate, ritenendo inapplicabile lo studio di fattibilità elaborato da Agenia che lo stesso Pd aveva commissionato dopo la consultazione popolare.
L’obiettivo dei sindaci “controcorrente” è scongiurare la gara diretta, che porterebbe a un nuovo affidamento del ciclo idrico per 25 anni a una società esterna, con il rischio di perdere il controllo e la qualità sul servizio. “La scelta di una società in house ci può tutelare da eventi irreversibili, perché non sappiamo cosa diventerà la risorsa acqua tra 25 anni, né se il gestore potrà rimanere lo stesso per quel tempo” ha spiegato a il fattoquotidiano.it  Nico Giberti, sindaco di Albinea, uno dei primi comuni a esprimersi a favore dell’acqua pubblica anche dopo il niet del Pd. “Per noi è fondamentale sancire che il piano presentato da Agenia è percorribile fino a prova contraria, ossia nel caso si rivelasse davvero insostenibile per i comuni”.
Una delle questioni sollevate dai contrari alla ripubblicizzazione è proprio quella della sua sostenibilità economica, che a seconda dell’interpretazione di un comma della legge di stabilità (su cui da Roma non è arrivata ancora una posizione ufficiale) potrebbe equivalere o meno al collasso delle casse comunali. “E’ necessario avere certezza sull’interpretazione della legge da parte di un organo istituzionale, per capire se l’investimento da parte degli enti possa garantire la qualità del servizio ai livelli di eccellenza – chiarisce Alberto Vaccari, primo cittadino di Casalgrande, che nel prossimo consiglio comunale metterà al voto un documento a sostegno dell’acqua pubblica – Sicuramente una società pubblica è meglio dell’affidamento a un terzo”. Nel caso la ripubblicizzazione non fosse percorribile, per Vaccari ci si dovrebbe comunque focalizzare su un capitolato di gara molto vincolante, “per avere garanzie sulla territorialità, sul livello di investimenti e sulle tariffe”. “Il problema – aggiunge – è che ci sono normative poco chiare, ed è per questo che c’è un dibattito interno con amministratori che hanno posizioni contrapposte. Ma nel Pd non siamo più figli del pensiero unico, la discussione è un arricchimento. Ci sono province invece in cui il dibattito non si è nemmeno creato”.
Il confronto sull’acqua, almeno a detta delle voci fuori dal coro, è ancora aperto, con l’obiettivo di trovare la mediazione migliore tra la messa in sicurezza dei bilanci degli enti e il rispetto del mandato referendario. E anche se il conto alla rovescia fino alla fine dell’anno, quando la decisione dovrà essere presa ufficialmente, è già cominciato, pare che da più parti, anche tra i contrari alla ripubblicizzazione, ci siano gruppi già al lavoro per trovare alternative, come per esempio quella già ventilata di una società mista pubblico-privata. Ma per ora non c’è alcuna ufficialità.
“Andare a gara sarebbe allontanarsi molto dallo spirito del referendum e noi, anche se siamo un Comune piccolo, abbiamo voluto dare un segnale – ha commentato Elena Carletti, sindaco di Novellara, dove il tema nel 2011 aveva portato a denunce e ad accese contrapposizioni, tanto da spingere in seguito gli amministratori a modificare lo Statuto per inserire il concetto di “acqua bene comune”. “Speriamo di riaccendere il dibattito in corso perché pensiamo che il piano di Agenia non si debba buttare via – ha continuato – Abbiamo esperienze molto virtuose di società pubbliche, quindi crediamo che questo percorso sia serio e debba proseguire, se possibile dal punto di vista economico”. Unanime nel sì è stato anche il consiglio comunale di Quattro Castella. “Una società di proprietà solo dei comuni reggiani è vicina ai cittadini, più etica nell’azione, più attenta agli investimenti e meno alle trimestrali di cassa dei mercati di Borsa” spiega a il fattoquotidiano.it il sindaco Andrea Tagliavini, che sulla sua posizione rispetto a quella del partito chiarisce di avere agito in coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e quindi nell’interesse dei suoi cittadini. “Lo studio commissionato dalla assemblea dei sindaci ha confermato la fattibilità del progetto di ripubblicizzazione – ha aggiunto – certo complessa ma fattibile e reversibile, a differenza della gara privata che vincolerebbe per 25 anni il territorio”.
Quello che è certo è che il territorio emiliano si sta schierando, e per ora il fronte pro acqua pubblica è ancora una minoranza, anche se nelle prossime settimane prese di posizione simili potrebbero arrivare anche da alcuni comuni della montagna, che però vorrebbero certezze per quanto riguarda la sicurezza dell’operazione per i bilanci. Altre amministrazioni poi, come Cadelbosco e Guastalla, attendono di capire la fattibilità non solo economica, ma anche normativa. Per sciogliere le riserve e far uscire da questa fase di stallo, spiega il Comitato Acqua bene comune, che si batte da anni per la strada dell’acqua pubblica, sarebbe necessaria la certificazione di un ente terzo qualificato, come proposto ai sindaci dalla Camera del lavoro di Reggio. Per ora però, pare che nessun organismo sia stato interpellato dagli amministratori. “Perché i sindaci non rispondono?” chiede Cesare Schieppati del comitato, che accusa: “Nel frattempo continua a non uscire, da parte dei detrattori della ripubblicizzazione, un progetto alternativo. Il che è abbastanza surreale”.
di  | 5 ottobre 2015

lunedì 21 settembre 2015

L’ORDINE REGNA A SESTO FIORENTINO

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Finalmente. Ieri 16 settembre gli otto reprobi che hanno causato la cacciata della Biagiotti dalla carica di Sesto Fiorentino sono stati giustamente puniti, espulsi dal PD dalla commissione di garanzia. Fuori dai coglioni. E’ così che si fa. L’ordine regna a Sesto Fiorentino.
Magari sarebbe meglio chiedersi che tipo di ordine. Ce lo dice la motivazione del provvedimento: per “la gravità del loro comportamento che ha creato un danno di immagine al PD”. Un danno di immagine? Fateci capire un po’: se si manda via un sindaco che si ha tutte le ragioni per ritenere incapace, si fa un danno di immagine,? E la Barracciu? Penati? Consiglieri e assessori PD dell’inchiesta Roma Capitale? Questi non creano danni di immagine, anzi qualcuno lo fanno sottosegretario? Cacciare un sindaco se lo si ritiene incapace mica è un reato (anzi sarebbe dovere dei consiglieri comunali, sennò che cazzo li teniamo a fare?); questi altri qui invece sono accusati di aver violato delle leggi. Qui il danno di immagine non rileva.
Veniamo al sindaco presunto incapace, candidata nominata senza aver passato le primarie, per cooptazione voluta dal capo (e nel PD tutto quello che vuole il capo diventa norma, anche se le norme precedenti vorrebbero diversamente). Che buttava male si era capito fin dalle prime: ve lo ricordate il giuramento della costituzione…sull’Ipad? Lo stile è l’uomo, anzi la sindaca. E lo stile si è visto, e la sindaca uguale. Prima si dimette la segretaria della federazione PD, Camilla Sanquerin, in evidente scontro con la Biagiotti. Prima ancora la capogruppo al comune Mariani. Poi il sindaco va sotto in parecchie votazioni. Che ci fosse un problema, era chiaro, il sindaco non era capace di tenere insieme la maggioranza (bulgara). E poi la mozione di sfiducia. E qui è chiaro che quello che è successo a Sesto è anche frutto di insipienza, mancanza di spessore culturale, presunzione da parte di chi riteneva di dover rispondere solo al capo e si è trovata improvvisamente a gestire una situazione in totale impreparazione e senza avere alcuna idea di come uscirne. Di qui l’epilogo assolutamente scontato della mozione di sfiducia. Ma il momento in cui il deretano della sindaca e la poltrona di sindaco avevano preso strade divergenti era scattato prima.
Di qui due lezioni. La prima: mandare via una classe politica invecchiata e decotta va bene, ma almeno andrebbe sostituita con personale decente. Se una si trova di fronte a una crisi di cui sono già tutti evidenti i segni, e risponde con i proclami vacui della Biagiotti e con gli strilli alla lesa maestà, è chiaro che è meglio se va a casa. Meglio per i cittadini, intendiamo.
La seconda: è ormai del tutto chiaro quale sia la natura dell’attuale PD, partito tutto schiacciato sugli interessi dei vari potentati, e in cui chi siede sul seggiolone schifa ogni dialettica. Chi non è d’accordo è trattato da ribelle. Questo non è più un partito, ossia il mezzo (art. 49 della costituzione; ma già, chi se la ricorda più) si uniscono liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale; è una satrapia. E difatti già squillano le dichiarazioni feroci della Biagiotti, che sente un’acuta nostalgia della seggiola (ma trovarsi un lavoro vero no, eh?) e che annuncia “Sono disponibile a ricandidarmi, anche con le primarie”. Anche con le primarie? Bontà sua. Anche senza, se il capo vuole: è un optional. Che cos’è, una minaccia? L’idea che molto in questa vicenda sia colpa sua, non la sfiora nemmeno. Che cosa che dicevamo sullo spessore culturale? Rino Formica una volta ebbe a dire che la politica è sangue e merda. Ci pare che attualmente nell’impasto manchi il sangue.
Un avviso amichevole agli otto “ribelli”. Si sa che fare il proprio dovere contro il capo e i suoi scherani comporta guai. Tutto sommato, nondimeno, l’espulsione dovreste prenderla come una medaglia al valor civile. Che cos’è questa fotta di ricorrere contro la decisione della commissione di garanzia (seeeeh, garanzia di che?)? Ma davvero volete rimanere in compagnia della Barracciu, di Penati e dei consiglieri e assessori dell’inchiesta di Roma Capitale? Davvero volete correre il rischio di ritrovarvi la Biagiotti un’ altra volta sindaco (se il capo lo decide, e le primarie non c’entrano un cazzo) e di doverla ributtare giù, perché manifesterà le stesse inadeguatezze di prima? Non è meglio cambiare aria? Aria pulita, fresca… finalmente.
Pensierino finale: come ognun sa, la Biagiotti si è giocata il posto in gran parte per il sostegno all’aeroporto, che il capo voleva e i cittadini no; ma si sa che nella democrazia renziana il capo è maggioranza. Ora, secondo il Tirreno, c’è anche un’uscita strepitosa di Enrico Rossi, che tra l’altro vuole fare il segretario del PD (che cosa dicevamo su questo partito?), e virgolettata: “Questo aeroporto mi ha fatto due coglioni così”. Ecco. Figurati a noi cittadini. Allora quello che diciamo sulla mancanza di spessore culturale ha un senso o no?
Quanto all’aeroporto: AdF ha presentato le integrazioni al Master Plan richieste dal Ministero dell’Ambiente. Enti e cittadini hanno tempo fino al 4 novembre per presentare le proprie osservazioni. Il finanziamento pubblico è quanto meno in pericolo. La lotta continua.

mercoledì 16 settembre 2015

SESTO FIORENTINO: Pd, espulsi gli otto consiglieri di Sesto che sfiduciarono la renziana Biagiotti

di Simone Canettieri

L'epurazione non si è fatta attendere: espulsi gli otto consiglieri del Pd che hanno fatto cadere Sara Biagiotti, sindaco renzianissimo di Sesto Fiorentino.
Gli otto "reprobi" dem a luglio hanno prima proposto e poi votato la mozione di sfiducia che ha costretto il primo cittadino dell'ex Stalingrado toscana a lasciare.
A decidere le espulsioni, la commissione di garanzia del Pd metropolitano di Firenze, con tre voti favorevoli e due contrari. La decisione, viene spiegato dal partito, è dovuta alla «gravità del comportamento dei consiglieri» che hanno creato «un danno all'immagine del Pd».
Biagiotti non è una renziana qualsiasi perché ha accompagnato l'ascesa del premier fin dalle prime primarie con Maria Elena Boschi e Simona Bonafè.
Il provvedimento, spiega una nota diffusa dal partito, comporta «la cancellazione dall'anagrafe degli iscritti e dall'albo degli elettori di tutti e otto i consiglieri comunali, Diana Kapo, Antonio Sacconi, Giulio Mariani, Laura Busato, Gabriella Bruschi, Maurizio Ulivo Soldi, Aurelio Spera e Andrea Guarducci», che hanno promosso la mozione di sfiducia assieme a quattro consiglieri di Sel e ad uno del gruppo misto, fuoriuscito dal movimento cinque stelle. «Tutti i tentativi di conciliazione e mediazione messi in atto dalla segreteria metropolitana, di concerto con quella Regionale ed infine dal Commissario del Pd sestese, Lorenzo Becattini, sono stati tutti rifiutati da parte degli otto consiglieri», spiega la commissione.
Biagiotti, che è già pronta a ricandidarsi, ha commentato così la decisione: «Quello svolto dalla commissione dei garanti del Pd è stato un lavoro nel pieno rispetto delle regole. «Sono stati ascoltati tutti - ha detto - è stato un lavoro lungo due mesi e quindi i componenti sono arrivati a questa conclusione». Era stata la stessa Biagiotti, nei mesi scorsi, a invocare l'espulsione dal partito dei consiglieri dissidenti.
Mercoledì 16 Settembre 2015

venerdì 12 giugno 2015

PARMA: Inceneritore, il dietro front del Pd



Striscione del Pd?
La segreteria provinciale contro Iren: stop incremento al forno

Possiamo affermare senza timore di smentita che l'inceneritore di Parma sia targato Pd dalle fondamenta al colmo del camino.
Pd il governo della Provincia che approvò il progetto, Pd la firma al piano provinciale che indicava il forno futuro, Pd gli strenui pasdaran Bernazzoli e Castellani, dei quali il primo, su quella decisione, ci ha anche rimesso la poltrona di sindaco.
Il forno inceneritore è stata per il Pd la panacea di tutti i mali, il deus ex machina che avrebbe risolto in una nuvoletta innocente tutti i problemi legati alla gestione dei nostri rifiuti: un fiammifero e via verso nuovi strepitosi traguardi.
Ne erano tanto convinti che coinvolsero nel loro ardore anche l'allora sindaco di Parma Ubaldi (centro destra), che non solo sposò il progetto nella sua doppia veste di primo cittadino e presidente di Ato, ma chiese di costruirlo doppio, perché sarebbe diventato il vanto della città.
Insomma ponti d'oro ci avrebbero condotto in quella meravigliosa valle di Ugozzolo, dove i bambini correvano gioiosi sotto il camino, al centro di un bosco lussureggiante di fronde.
Di quel libretto color verde natura ne avevano stampate decine, forse centinaia di migliaia di copie (naturalmente a nostre spese), perché nulla mancasse al lieto fine.
Passata la sbornia la dura realtà è tornata prepotente a bussare alle porte della città.
Un Paip costruito solo a metà, che brucia ancora meno perché è sempre in riserva, con costi imponenti che hanno fatto schizzare l'asticella a 180 euro alla tonnellata per il 2014, quando a Brescia la stessa quantità di “rudo” te la bruciano a 80 euro.
Un controsenso di una evidenza talmente stridente da gridar vendetta.
Anche perché i nostri amici del forno avevano fatto leva proprio sull'aspetto economico della vicenda, insistendo sul fatto che una volta acceso, il “nostro” avrebbe fatto calare in modo deciso i costi della gestione dei rifiuti, portandoli a pareggiare i corrispettivi applicati a Reggio e Piacenza, 105 e 117 euro.
Ma tutto questo è il passato.
Perché oggi il Pd ha svoltato.
La direzione provinciale ha preso la decisione storica di opporsi al forno.
La decisione unanime chiede a Iren il ritiro della richiesta di incremento della potenzialità e apertura dei cancelli all'Italia intera.
La presa di posizione dei piddini arriva dopo la decisione del Comune di Parma di indire una manifestazione contro il rischio di fare di Parma la pattumiera d'Italia e di fatto si pone in contrasto anche contro lo Sblocca Italia di Renzi, dal quale trae origine il deposito della richiesta del gestore presso la Provincia di Parma.
Provincia che, ancora Pd, dovrà ora decidere il da farsi.
Noi ovviamente plaudiamo alla decisione, pur in ritardo di anni, di opporsi al camino e diamo il benvenuto al Pd tra gli oppositori del forno.
Insieme si possono fare tante cose positive per il territorio.


FONTE ARTICOLI: Sporco Diario   http://aldocaffagnini.blogspot.it/
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Inceneritore di Parma, no rifiuti da fuori

Delle due l'una: o ci avevano preso in giro, o chi ha progettato questo percorso era un incapace che non sapeva (o non voleva) vedere aldilà del proprio naso

In piazzale Santa Croce è apparso domenica mattina un enorme striscione con un breve quanto eloquente slogan a caratteri cubitali: “No rifiuti da fuori”.
E' il no alla richiesta di Iren di portare la capacità di incenerimento del camino di Ugozzolo da 130 mila tonnellate a 195 mila e soprattutto è il no alla richiesta della stessa di ampliare il bacino d'utenza a tutta Italia.
E' la prima risposta di una città che ha raggiunto importantissimi traguardi nelle raccolta differenziata (70% in pochi mesi) e non vuole gettare alle ortiche lo sforzo di tutti coloro che si impegnano a gestire correttamente i propri scarti, ogni giorno.

“No rifiuti da fuori” deve diventare la risposta corale alla richiesta di Iren di trasformare l'inceneritore di Ugozzolo in una ingorda boccaingoiatutto, facendo diventare Parma una pattumiera dell'Italia intera.
“No rifiuti da fuori” era scritto nei patti, è stato ribadito in molteplici e ufficiali incontri e convegni dalla Provincia di Parma, presidente Bernazzoli, assessore Castellani, e dalla stessa multiutility, per bocca del suo presidente, che aveva tranquillizzato i parmigiani sulle intenzioni del gestore e sulla vigilanza che l'ente non avrebbe mai mancato di mantenere.
L'inceneritore è stato tarato, secondo le rassicurazioni degli addetti ai lavori, per le esigenze del territorio e non si comprende quindi questo improvviso cambio delle carte in tavola.
Nessuno ha costretto Iren a costruire il camino che svetta a pochi chilometri dal centro città.
Nessuno le aveva imposto di costruire un forno di due linee invece che una sola.
Il problema rifiuti ci era stato presentato come una emergenza assoluta e immediata.
Ora l'emergenza consiste nella scarsità degli stessi.
Delle due l'una: o ci avevano preso in giro prima, o chi ha progettato questo percorso era un incapace che non sapeva (o non voleva) vedere aldilà del proprio naso.
E' bastato applicare al capoluogo di provincia il sistema porta a porta per mandare in crisi il sistema di smaltimento con l'inceneritore.
Sono bastati pochi mesi per far emergere l'errore progettuale che mina ora il futuro del forno.
A Ugozzolo da più di un mese l'impianto funziona sotto il 50% per mancanza di materia prima.
Il sistema porta a porta intercetta gli stessi materiali appetiti dalla fornace: carta, plastica, legno.

Ovvio che i due sistemi siano apertamente in concorrenza e la vittoria dell'uno comporti la sconfitta certa dell'altro.