Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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lunedì 14 aprile 2025

Il maltempo del 14 marzo, ha fatto riemergere una vecchia discarica sul torrente Argomenna (Pontassieve)

L'ondata di maltempo di 1 mese fa, che ha alluvionato alcune zone della Val di Sieve, tra cui Rufina, Montebonello e Contea, con la portata d'acqua abbondante che c'è stata anche sul torrente Argomenna (affluente del fiume Sieve in zona Montebonello - siamo nel comune di Pontassieve, adiacenti al comune di Rufina), ha fatto franare gli argini nel punto dove era collocata una vecchia discarica comunale.

Ora nel torrente, dal punto della discarica in Via Argomenna, fino a circa 700 m. a dove sfocia nel fiume Sieve, ci sono sacchetti, stoffe, e altri rifiuti che sono stati portati via dalla corrente il 14 marzo scorso.

E' un ex discarica comunale (FI079), già inserita nell'elenco dei siti da bonificare http://www.appenninosettentrionale.it/eis2/interventi.php?comune=09048033  pare, catagolata come Industria (ma i rifiuti che vengono fuori, sembrano più urbani e indifferenziati). Già conosciuta fin dal Piano Regionale dei Rifiuti del 1999 sui siti da bonificare. Anche il POI (Piano Operativo Intercomunale di Pontassieve e Pelago, che sta per essere approvato a giorni) la riporta nel Rapporto Ambientale a pag. 232 . 

Forse però è arrivato il momento di ripulire e bonificarla per davvero?? E magari in tempi brevi? E magari di caratterizzare anche il tipo dei rifiuti in essere visto che gli abitanti più anziani della zona ci dicono che era consuetudine buttare lì i rifiuti e ogni tanto bruciarli (forse alcuni strati di terra più scura possono essere proprio le ceneri?). Se fossero stati rifiuti indifferenziati (come è logico pensare visto che in quegli anni non c'erano le raccolte differenziate come ora) e fossero stati davvero bruciati, forse in quel luogo c'è anche traccia di inquinanti pericolosi derivati dal bruciare le plastiche, come la diossina?

ALCUNE FOTO











https://sira.arpat.toscana.it/app/f?p=55002:MAPPA

Una cosa analoga è successa anche sul torrente Rovigo in alto Mugello, una frana fa riemergere una vecchia discarica. In questo caso si sono movimentati in tanti anche per ripulire. Qui alcuni articoli a riguardo. 



mercoledì 2 marzo 2022

DISCARICA PODERE ROTA: "LA NOSTRA RICHIESTA È STATA ACCOLTA"

- ARPAT analizzerà le acque dei pozzi privati posti in prossimità della discarica di Podere Rota e della vicina SP7 nei Comuni di Terranuova Bracciolini e San Giovanni Valdarno.

- e come richiesto mette a disposizione un numero verde da poter chiamare per aderire alla campagna di monitoraggio .

Apprendiamo con soddisfazione la nota di stamani dell’agenzia ARPAT di Arezzo con cui invita tutti coloro che possiedono un pozzo in prossimità della discarica di Podere Rota e della vicina strada provinciale (entro un raggio di almeno un chilometro), a mettersi in contatto con il personale ARPAT al numero verde 800 800 400 dalle ore 9:00 alle ore 13:00 e dalle ore 14:00 alle ore 18:00 dal lunedì al giovedì, dando la propria disponibilità ad aderire alla campagna di monitoraggio ambientale delle acque dei pozzi privati.
Si tratta di un’indagine ambientale, completamente gratuita per chi ne prenderà parte, tesa ad approfondire alcune problematiche ambientali, ed avere un quadro puntuale della qualità delle acque sotterranee nell’area interessata.
Come rappresentante dei cittadini nell’Osservatorio e come Comitato Vittime di Podere Rota , ringraziamo gli Enti regionali preposti e soprattutto l’agenzia ARPAT di Arezzo nella persona della direttrice Dr.ssa Cecilia Scarpi per essersi subito attivata per il piano di controllo ed invitiamo tutti i proprietari dei pozzi a partecipare a questa importante campagna di controllo e monitoraggio.
Ora più che mai siamo consapevoli di quanto sia stato determinante in questi lunghi anni il nostro costante lavoro di ascolto di studio di denuncia e di confronto con i cittadini, con le autorità e soprattutto con gli Enti di controllo.
Come “Comitato Vittime di Podere Rota” ci siamo trovati spesso soli, abbandonati dalle istituzioni e dalle forze politiche che hanno gestito il nostro territorio ma non ci siamo mai fermati in tutti questi anni, consapevoli dell’entità dei problemi e del nostro ruolo determinante nei confronti dei cittadini, degli enti e delle amministrazioni.
“Con il nostro assiduo impegno abbiamo sempre aperto la strada al lavoro degli altri, affinchè si tutelassero salute e ambiente e ne siamo orgogliosi, ma non ci basta!
Andremo av
anti con determinazione come sempre, ci danno forza il sostegno straordinario della gente e la consapevolezza di essere rimasti (quei pochi del Comitato che sono riusciti a seguire tutte le vicende di Podere Rota), testimoni importanti, la memoria storica di questa complessa realtà, un archivio vivente ove attingere ogni tipo di informazione dai procedimenti, ai report, dai passaggi di ruolo a quelli di responsabilità tecniche e politiche, un filo conduttore con tutti gli attori in campo.
Ci auguriamo di poter continuare a stare sul pezzo fino a che di questa discarica rimarrà solo il ricordo.
Con la nostra esperienza vogliamo lasciare un esempio di coesione e impegno ai nostri giovani e soprattutto lasciargli un ambiente migliore. Con la certezza che la nostra perseveranza ed il duro lavoro consentiranno, nonostante i giochi di prestigio dei nostri amministratori, di fare piena luce sulle tante, troppe, responsabilità di chi in questi anni ha permesso un vero e proprio disastro ambientale nel nostro Valdarno.”
01-03-2022
Comitato “Le Vittime Podere Rota” e Catia Naldini per l’Osservatorio

mercoledì 23 febbraio 2022

Podere Rota: Csai responsabile della potenziale contaminazione del sito - Si facciano anche indagini ai pozzi privati

Catia Naldini - consigliere comunale di San Giovanni V.Arno e membro dell'Osservatorio della discarica di Podere Rota, il 14 febbraio scorso ha inoltrato alla Regione una RICHIESTA DI CONTROLLI E INDAGINI sui tanti POZZI PRIVATI che si trovano nel territorio interessato dal potenziale inquinamento della discarica.

Controllo che si rende ancora più stringente se letto assieme al Decreto del 16 febbraio, rilasciato dal settore Bonifiche della Regione Toscana, che dà 30 gg. di tempo a CSAI, attuale gestore della discarica ed individuato come responsabile della potenziale contaminazione,  per presentare al Comune di Terranuova Bracciolini (AR), il Piano di Caratterizzazione del sito identificato con codice sisbon AR-1195, e proseguendo, successivamente, nell’iter tecnico-amministrativo finalizzato alla bonifica del sito. 

Segue la nota integrale di accompagnamento alla richiesta delle analisi dei pozzi:

San Giovanni V.no 20/02/2022 

In data 14 febbraio 2022 ho protocollato in Regione una richiesta ufficiale a firma mia come rappresentante dei cittadini nell’Osservatorio di podere Rota e a firma del direttivo del comitato “Vittime di Podere Rota”, affinchè       -“sia avviata con urgenza,  da parte della regione Toscana, una  campagna di controllo delle acque di tutti i pozzi privati collocati entro un ampio raggio dalle aree potenzialmente inquinate dal Keu e dai contaminanti della discarica”  (…) e               “Siano  attivare le opportune indagini sanitarie per controllare lo stato di salute dei cittadini e la possibile correlazione con il potenziale inquinamento del territorio e con le acque dei pozzi della zona interessata”.

In seguito a tutto quello che sta emergendo: sostanze tossiche rinvenute nella nuova strada che porta alla discarica, cromo esavalente in un piezometro della discarica, le indagini della magistratura, la contaminazione delle falde profonde denunciata dai report di ARPAT, i cittadini sono molto preoccupati per la propria salute.

I proprietari dei pozzi privati, continuamente mi chiamano per sapere cosa fare, le loro richieste vengono infatti “rimbalzate” tra ASL, ARPAT e ufficio ambiente del comune di Terranuova Bracciolini che non sanno dare rassicurazioni e sembra che a nessuno di questi enti, spetti la competenza dei controlli, ho quindi ritento necessario formulare questa richiesta ufficiale.

Ricordo che non tutta la zona interessata è ancora raggiunta dal servizio pubblico di acqua potabile, l’ultima campagna di controllo dei pozzi privati della zona interessata, risale a più di 10 anni fa, fu prescritta dalla Conferenza dei Servizi nella procedura dell’ampliamento della discarica di Podere Rota del 2011,  furono trovate, in alcuni pozzi, sostanze inquinanti e tossiche, nocive per la salute e per l’ambiente come ad esempio il famoso tetracloroetilene e trielina, (di cui dettero colpa all’uso domestico delle massaie) e che il sindaco Amerighi, dopo consultazione della ASL, emise una ordinanza che vietava e vieta ancora, qualsiasi utilizzo dell’acqua di molti pozzi privati.  Ad oggi nessuno si è più preoccupato e tantomeno occupato di controllare e monitorare questi pozzi. 

Oltretutto ci risulta che in una piccolissima frazione della Badiola in famiglie diverse si presentino patologie renali con un certa incidenza, che la ASL potrà approfondire .

Ci siamo quindi rivolti all’ente Regionale competente, Direzione Ambiente e Energia e al Commissario straordinario per il presidio e coordinamento attività in materia ambientale -indagini Keu. e  confidiamo che la nostra richiesta venga accolta con urgenza come l’emergenza del momento richiede .

Sono oltre 15 anni che la nostra attività è incessante e centrata sulle tematiche  attuali “ora care a tutti”.   Il nostro impegno viene da lontano, per noi parlano i fatti.

Ricordo che da oltre 10 lunghi anni, sono in mezzo alla gente, disponibile ogni giorno (anche di notte) a raccogliere le segnalazioni dei cittadini e riportarle  agli enti di controllo con i quali collaboro,  in attesa di un monitoraggio dei disagi scientificamente riconosciuto e funzionale o di  qualcuno che se ne faccia carico.

Come Comitato abbiamo fatto tutto il possibile, con ogni mezzo e con tanto impegno e anche tante spese economiche per alcuni di noi, per fermare lo scempio che si stava perpetrando nel nostro territorio. Abbiamo presentato vari esposti, anche in procura, con le stesse evidenze per le quali oggi si chiede la caratterizzazione, la bonifica e la sospensione del PAUR  

Il concetto di  salute e ambiente è sempre stato “debole”  paragonato all’ ”emergenza” e al concetto degli “interessi” 

Per noi il sito andava da tempo chiuso e bonificato; e anziché la sospensione , il procedimento andava RITIRATO E RIGETTATO. 

NOI NON ci fidiamo di questa sospensione, non possiamo non temere che dietro non si nasconda “qualcosa”. 

Ci siamo già passati  con l’ultimo procedimento di ampliamento, durato ben tre anni e sospeso più volte, per arrivare poi all’ampliamento , senza la caratterizzazione richiesta anche allora dalla conferenza dei servizi 

Comunque, al di là di quelle che saranno le considerazioni tecniche o politiche e gli esiti delle indagini , al di là delle decisioni che verranno prese per la chiusura o no della discarica NOI ANDREMO AVANTI COME SEMPRE, ora dobbiamo porre tutta l’attenzione ai rischi che corriamo per la nostra salute e il nostro ambiente e vogliamo che sia fatta chiarezza sulle contaminazioni possibili del suolo, delle falde dei pozzi e sulle responsabilità, tecniche o politiche che siano. Se le indagini e la caratterizzazione evidenzieranno inquinamento”, il responsabile non può farla franca.

Quello che Ora emerge è uno scenario grave spaventoso e allarmante. E’ TARDI !!!

Credo che NESSUNO può ORA cantare vittoria, prendersi meriti o dichiararsi soddisfatto per quanto ottenuto.                                                  

ABBIAMO PERSO TUTTI!

Anche io sento di aver PERSO, non ce l’ho fatta, insieme ai compagni del comitato e delle Liste Civiche, a far chiudere in tempo la discarica,  ma una cosa che sento di non aver perso è la nostra dignità,

perché abbiamo fatto tutto quello che era da fare, con tutti i mezzi e le nostre possibilità (anche oltre ) da quando era il momento, a schiena dritta e senza dover rendere conto a nessuno!  

Catia Naldini
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Altri articoli:


mercoledì 9 giugno 2021

da Valdisieve in Transizione: "L'ampliamento di Podere Rota"

 Riportiamo un articolo sulla Discarica di PODERE ROTA pubblicato sul blog di VALDISIEVE IN TRANSIZIONE a questo link:  https://valdisieveintransizione.org/notizia/podere-rota/ 

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un articolo di Catia Pratesi, illustrazione di Anna delle Rose

La gestione dei Rifiuti non deve iniziare dall’ampliamento di una discarica arrivata dopo 30 anni di attività, a fine vita!

La Discarica Podere Rota di Terranuova Bracciolini (di CSAI), attiva ormai da 30 anni, ha subito nel tempo vari ampliamenti. È stata di supporto sia alla provincia di Firenze (Valdisieve compresa) sia alla Campania durante l’emergenza-rifiuti. I volumi attuali sono in esaurimento e se ne prevede la chiusura a fine 2021. La discarica fa parte di una più ampia area tecnologica in cui sono insediati anche un impianto di trattamento di rifiuti Urbani Indifferenziati (TMB) ed un impianto di compostaggio (impianti non di proprietà di CSAI).

Chiunque sia mai passato dall’Autostrada A1, in zona San Giovanni, avrà potuto notarla dato il cattivo odore che quasi ogni giorno permea la zona. Gli abitanti sono esausti e ora c’è il rischio che venga di nuovo ampliata andando ad occupare una nuova zona ancora verde (una parte agricola e forse anche una boschiva come si intuisce dal contributo della Direzione Agricoltura e Sviluppo della Regione Toscana), con la richiesta inoltre di sopraelevare i cumuli attuali (chi è della zona aprendo le finestre già vede i cumuli coperti da teli bianchi che ora potrebbero essere ulteriormente alzati!).

Leggiamo in un articolo di ARPAT del 2013 che le fonti odorigene, di cui si parla nell’articolo, sembravano provenire proprio dai cumuli in quota non dotati di barriere. E che anche una volta “sbassati” i problemi permanevano vista la persistenza delle segnalazioni.

Nel 2013 si chiese di sbassarli, ora, nella richiesta di autorizzazione corrente, si chiede di alzarli. A quanto pare l’esperienza non insegna proprio niente. Il rischio è quello di peggiorare ulteriormente la situazione attuale, assai compromessa (e le dichiarazioni di Arpat ne sono la prova). 

Nell’immagine sopra, l’area della discarica
vista da Google Maps.
Nel cerchio rosso la zona a rischio ampliamento.

L’iter per richiedere le autorizzazioni del caso alla Regione Toscana, è partito ad Ottobre 2020 (la documentazione a riguardo la trovate sul sito della Regione QUI).

Nel frattempo è stata attivata anche l’Inchiesta pubblica che si è conclusa il 16 maggio con l’ultima audizione generale. Ne emergerà un REPORT che riporterà le sintesi degli interventi e che dovrebbe servire alla Regione Toscana quale ulteriore contributo per decidere se approvare o meno il procedimento di ampliamento (alcuni interventi dell’ultima audizione generale li trovate pubblicati a questo link).

Molti i comuni del Valdarno che hanno espresso parere contrario insieme a gruppi politici associazioni, comitati e movimenti. Bisogna però che anche i cittadini si facciano sentire per impedire che la discarica sia ampliata per poi essere utilizzata, tra l’altro (cosa di non poco conto!) quasi esclusivamente per i RIFIUTI SPECIALI - NON PERICOLOSI (RS-NP). Infatti fino ad ora i rifiuti conferiti erano per due terzi circa di derivazione Urbana (o assimilati), l’altro terzo, Rifiuti Speciali-non pericolosi (RS-NP).

Occorrerà porre attenzione anche alla questione della presunta non pericolosità di questi rifiuti (visti i tanti “codici a specchio” di cui si richiede l’autorizzazione). Perchè per stabilire se siano o no pericolosi, serve determinare di volta in volta la loro composizione e ricercare se il rifiuto in questione contenga una o più sostanze pericolose onde stabilire in modo certo e inequivocabile se tale rifiuto presenti caratteristiche di pericolo o meno e quindi essere classificato correttamente. Un lavoro enorme insomma (i cui costi gravano o sul produttore o sul destinatario - in questo caso il gestore della discarica). 

C’è un’altra considerazione da tener presente: i Rifiuti Speciali, a differenza degli Urbani, per legge possono andare anche fuori Regione e, per gestirli, recuperarli e smaltirli, ci si può rivolgere al LIBERO MERCATO ovvero alle aziende che si occupano specificamente di questo (molte rintracciabili anche sul sito regionale SIRA). Inoltre, non si capisce bene perché si dovrebbe preferire lo “smaltimento” invece dell’ulteriore recupero dei vari materiali che compongono i rifiuti di cui si richiede l’autorizzazione. 

Precisiamo che, secondo la gerarchia europea dei rifiuti, si veda la piramide rovesciata nell’immagine, lo smaltimento è ritenuto l’ULTIMO anello a cui fare riferimento, preferendo prioritariamente tutti gli altri metodi (prevenzione, preparazione, riciclaggio, recupero di altro tipo) per garantire appunto il riciclo ottimale dei materiali recuperabili.

Ma non è tutto, dal “Rapporto Rifiuti Speciali Edizione 2020” di ISPRA, si evince che in Toscana vi siano già ben 15 discariche per RS-NP.

Perché quindi insistere nell’ampliamento di Podere Rota che era ad un passo dalla sua chiusura e dalla sua bonifica?

Se la Regione Toscana autorizzerà questo progetto, i cittadini, che tanto hanno sopportato negli anni, non vedranno MAI uno spiraglio di luce perché ogni volta che si arriverà vicini alla chiusura, con qualche espediente, si potrà chiedere un’ulteriore proroga per aumentare i volumi sia sugli attuali cumuli che su nuovo suolo (proprio come potrebbe accadere in questo caso).

Di rilievo le recenti dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana, Monia Monni, sulla revisione del Piano Regionale dei Rifiuti che pare sarà strutturato per favorire la sostenibilità ambientale e l’economia circolare, anche per quanto riguarda la futura gestione degli scarti industriali (soprattutto dopo il blitz contro la ‘ndrangheta toscana che ha portato a 23 arresti per rifiuti tossici, delle concerie di Santa Croce sull’Arno, “smaltiti” sembra per fare fondi stradali; nello stesso filone di inchiesta si aggiunge il recente coinvolgimento di ALIA per illeciti ambientali con 33 indagati tra ex e attuali dirigenti e avvisi di garanzia). 

Secondo Monni infatti: <<La strategia "è chiara": RIDURRE la produzione dei rifiuti, incentivare il RIUSO, centrare gli obiettivi comunitari di RICICLO di materia (55% nel 2025 e 60% nel 2030) e "colmare il gap impiantistico assicurando il sempre minor ricorso alle discariche". La Toscana dice definitivamente addio agli impianti di termovalorizzazione […]>>.

Anche in base a queste dichiarazioni ci si chiede come si potrà autorizzare l’ampliamento proprio della discarica di Podere Rota, visto che sia nel “vecchio” Piano Regionale che nel nuovo (stando alle dichiarazioni sopra), non si ritiene necessaria la realizzazione di nuove discariche né la realizzazione di ampliamenti rispetto alle disponibilità esistenti, e che le discariche in esaurimento non sarebbero state oggetto di ulteriori ampliamenti (cfr pag. 93 del PRB punto 2.5 “Sintesi degli obiettivi di recupero e gestione dei rifiuti urbani per ATO al 2020”)?

Per questi motivi, invitiamo tutti quanti a sottoscrivere la presente PETIZIONE per chiedere ai Comuni del Valdarno Aretino e Fiorentino di avviare con gli Enti preposti gli atti per la chiusura definitiva della Discarica ad esaurimento dei suoi volumi (ipotizzato alla fine del 2021) e attivare un percorso di adesione alla rete italiana di Comuni Rifiuti Zero.

http://chng.it/FdDGVyB8

lunedì 24 maggio 2021

L'appello dell'ex Ministro dell'Ambiente SERGIO COSTA - NO inceneritori!

 

L’Unione Europea stabilisce la piramide gerarchica dei rifiuti. In sostanza afferma che per prima cosa gli Stati membri devono ridurre la quantità di rifiuti, poi sviluppare processi di riciclo e compostaggio, eventualmente valutare il recupero energetico ed infine ipotizzare il trattamento in discarica.

La Ue, nel pacchetto Economia Circolare, ha recentemente stabilito i nuovi target per la gestione dei rifiuti solidi urbani. Entro il 2035 massimo il 10% degli RSU potranno andare in discarica. Il che significa che tutto il 90% dei rifiuti dovrà essere gestito diversamente.

Oggi, per costruire un termovalorizzatore, tra autorizzazioni amministrative e tempi tecnici costruttivi occorrono non meno di 5 anni se va tutto bene. Un impianto medio da 450.000 mila tonnellate/anno costa non meno 400 milioni di euro. Esso, una volta in funzionamento, residua circa il 30% del bruciato sotto forma di ceneri (rifiuti speciali pericolosi) che chiaramente vanno smaltite in discarica, più 650 kg di acque per tonnellata di rifiuti bruciati da depurare successivamente e 25 kg per tonnellata di gesso.
Un termovalorizzatore ha un piano di ammortamento di almeno 20 anni.

E’ stato calcolato che la filiera del riciclo, nel suo complesso consente performance ambientali migliori, in termini di energia, da 3 a 5 volte rispetto a un termovalorizzatore. Inoltre, l’occupazione lavorativa per la filiera delle 4R-riciclo, recupero, reimpiego e riutilizzo- consente un’occupazione lavorativa full time quattro volte superiore a quella assicurata dai termovalorizzatori.

Nel 2017, la Commissione europea ha raccomandato che “I processi di termovalorizzazione possono svolgere un ruolo nella transizione verso un’economia circolare a condizione che la gerarchia dei rifiuti della U.E. funga da principio guida e che le scelte fatte non ostacolino il raggiungimento di livelli più elevati di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio”.

Allora, vi prego, parliamo di Economia Circolare e acceleriamo in quella direzione. Il resto è solo vecchio paradigma… solo vecchio.

Sergio Costa
Ex Ministro dell'Ambiente. Già generale Carabinieri Forestali. Sempre in prima linea nella lotta alle ecomafie e per la Terra dei Fuochi.

domenica 16 maggio 2021

Da #Peccioli (Pi) un esempio di FALSIFICAZIONE e di INQUINAMENTO DELLA COMUNICAZIONE.

  di Rossano Ercolini

Da #Peccioli (Pi) un esempio di FALSIFICAZIONE e di INQUINAMENTO DELLA COMUNICAZIONE.
Apprendiamo tra lo stupore e lo sgomento che
LA DISCARICA DI PECCIOLI definita "Laboratorio Peccioli"
verrà portata alla #Biennale di Architettura di #Venezia come esempio di resilienza!
Ecco, questo è UN CONCRETO ESEMPIO DI COME
"PUBBLIC RELATION" BEN PAGATE TI VOGLIONO CONVINCERE CHE LA "POPO' PROFUMA".
Cosi' una #discarica che continua ad accogliere centinaia di migliaia di tonnellate di #rifiuti da tutta la Regione Toscana (contro cui ci sono comitati di cittadini e comuni come quello limitrofo di COMUNE DI PALAIA) in un contesto di #raccoltadifferenziata
che a malapena supera il 25% nel Comune di Peccioli
(mentre a Palaia che si oppone raggiunge cerca l'80%)
diviene addirittura un "artistico laboratorio" che emette rumori ed inspira musiche soavi.
Se proprio dobbiamo parlare di arte questa è arte della falsificazione e della "#spazzatura dell'arte"! Renzo Macelloni attuale sindaco e Deus ex macchina di questa discarica, bisogna riconoscerlo, ha saputo nel corso degli anni "spalmare" oltre alla spazzatura in #discarica anche spazzatura mediatica a favore di una #discarica che per decenni ha addirittura fatto conferire rifiuti tal quali, con la compiacenza delle Istituzioni Regionali non a caso, adesso alle prese con lo scandalo dei #fanghiconciari, della penetrazione #mafiosa.
BASTA A QUESTO SCHIFO DI COMUNICAZIONE RIDOTTA A SPAZZATURA!
BASTA CON CORTIGIANI BEN PAGATI PER DIRE FALSITA'!

venerdì 16 aprile 2021

Ampliamento discarica Podere Rota (AR) - fasi finali dell'inchiesta pubblica

Siamo alle fasi finali dell'inchiesta pubblica nell’ambito del procedimento finalizzato al rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) relativo al progetto di “Adeguamento volumetrico della discarica per rifiuti non pericolosi di Casa Rota, nel Comune di Terranuova Bracciolini (AR)”, proposto da Centro Servizi Ambiente Impianto S.p.A. (di seguito CSAI).

Oggi (16 aprile 2021, dalle ore 17), l'ultimo incontro on line.

Di recente ARPAT ha inviato 5 documenti (all'interno dell'iter di cui sopra, li trovate a questo LINK, contributi del 19 marzo 2021) che sono serviti al settore VIA della Regione Toscana per elaborare un atto di RICHIESTA DI INTEGRAZIONI, che potete leggere QUI.

In estrema sintesi, "si suggerisce .... al Proponente di valutare attentamente la possibilità di superare le suddette problematiche prima di procedere alla elaborazione e presentazione dell a sott o elencata documentazione integrativa". 

E quali sono le problematiche?

"In particolare si fa riferimento al tema dell’inquinamento della falda, per il quale ARPAT ha segnalato di non condividere le ipotesi di sussistenza di un fondo naturale (ad oggi mai quantificato) e l’asserita provenienza da monte idraulico di parte della contaminazione, non sufficientemente dimostrata, esprimendo quindi fondati dubbi su parte del modello geologico ed idrogeologico che la sottende e al tema degli odori, in relazione a quanto emerso dalla Valutazione dello studio diffusionale che evidenzia, per lo scenario attuale e per lo scenario di progetto, livelli non accettabili di potenziale disturbo con particolare riferimento all’abitato di San Giovanni."

Vedremo come finirà questa storia.

Intanto leggiamo, proprio oggi (16 aprile 2021) che sono arrivati ulteriori documenti dalla Regione, per i quali il Sindaco di Montevarchi, Silvia Chiassi, scrive così sul suo profilo facebook (e come darle torto?):

‼SI FERMI L'AUTORIZZAZIONE ALL'AMPLIAMENTO DI PODERE ROTA‼
La nota pervenuta stamani da Arpat è scioccante per la gravità del contenuto. E’ necessario non perdere altro tempo. Le Istituzioni si muovano subito sospendendo l’autorizzazione all’ampliamento di Podere Rota per effettuare le verifiche sulla discarica, data la presenza, ancora una volta rimarcata, di elementi inquinanti e “cancerogeni” nelle acque sotterranee.
L’Arpat, rispondendo alla Regione sui chiarimenti per emettere l’ordinanza al responsabile della potenziale contaminazione, ha confermato il superamento della soglia di inquinamento delle acque, non dovuta a caratteristiche naturali, ma alla presenza di metalli, nitriti e solfati che, per l’ampiezza e la posizione dei punti di verifica, non può essere riconducibile a “fonti di pericolo esterne alla discarica”.
Il Cloruro di vinile e Tetracloroetilene - in particolare come rilevato da Arpat - sono contaminanti, la cui formazione non è dovuta a processi naturali, sono “cancerogeni” e inseriti nelle linee guida di prevenzione oncologica della Regione Toscana. Una contaminazione definita "pluriennale, rialimentata" e che non possa essere “diversa” dall’area della discarica. L’ impianto che risulta non essere compatibile con questa drammatica condizione è quello del trattamento meccanico e biologico di TB SPA, connesso alla compagine societaria di CSAI e solo in parte nell’attività della discarica.
La Regione Toscana che non risponde alla Provincia sulla competenza, proceda con l’ordinanza sul responsabile della potenziale contaminazione e bonifichi l’area di Podere Rota .
Si fermi l’autorizzazione all’ampliamento, si tuteli l’ambiente e la salute dei cittadini!

venerdì 26 febbraio 2021

Discarica per rifiuti non pericolosi Podere Rota (Terranuova Bracciolini). Italia Nostra contro l’ampliamento, a favore della sua chiusura

Discarica per rifiuti non pericolosi Podere Rota (Terranuova Bracciolini). Contro l’ampliamento, a favore della sua chiusura

di Italia Nostra Onlus - Sezione di Firenze il 

Italia Nostra condivide e fa proprie le analitiche osservazioni presentate, nello scorso mese di gennaio, a firma Fausto Tenti del gruppo aretino del Forum Ambientalista, contro le previsioni di macroscopico ampliamento, approvate dalla Provincia di Arezzo, della megadiscarica valdarnese di Podere Rota, gestita dalla società CSA Impianti Spa. L’opposizione è del tutto giustificata per il fatto che l’impianto – attivo dal 1999 –, con il previsto ampliamento di ulteriori 71.450 metri quadri, assumerebbe le dimensioni di più grande discarica d’Italia dopo quella della Romagna, con 900.000 tonnellate in più di rifiuti non pericolosi da sotterrare nei prossimi anni 2022-27, per complessivi 5.200.000 tonnellate: rifiuti provenienti dalla Toscana non aretina e anche dalle altre regioni.

L’ampliamento – oltre ad aggravare le condizioni di inquinamento delle falde acquifere e dell’aria (quanto meno riguardo ai cattivi odori, più volte segnalati dalla cittadinanza), sui quali sono comunque in corso analisi dell’ARPAT – sottrarrebbe alla campagna e all’agricoltura quasi 5 ettari di terreno.

Per questi motivi, Italia Nostra fa appello perché l’ampliamento previsto per la discarica di Podere Rota non sia approvato, e sia invece programmata una sua prossima chiusura, in coerenza con i nuovi indirizzi ecologici e, in particolare, con il Progetto di Economia Circolare che punta alla riduzione dei rifiuti e al potenziamento degli impianti per il riciclo.

Firenze, 26 febbraio 2021

FONTE: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2021/02/26/discarica-per-rifiuti-non-pericolosi-podere-rota-terranuova-bracciolini-italia-nostra-contro-lampliamento-a-favore-della-sua-chiusura/


venerdì 19 febbraio 2021

Osservazioni: PAUR//Adeguamento volumetrico della discarica per rifiuti non pericolosi di Casa Rota (AR).

 L'Associazione Valdisieve con Associazione "Vivere in Valdisieve, hanno elaborato le Osservazioni nel procedimento in corso in Regione Toscana: Procedimento Autorizzativo Unico Regionale (PAUR) su queste richieste di CSAI:

 Modifica sostanziale dell’Autorizzazione Integrata Ambientale n. 48/EC del 14.03.2011 e s.m.i.;  
 Permesso di costruire;  
 Variante  del  Piano  Strutturale,  del  Regolamento  Urbanistico  e  del  Piano  di  Classificazione  Comunale  Acustica del Comune di Terranuova Bracciolini;  
 Approvazione del Piano preliminare di utilizzo in sito delle  terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina  dei rifiuti;  
 Concessione idraulica;  
 Parere urbanistico‐edilizio;  
 Parere igienico‐sanitario.

Queste le nostre OSSERVAZIONI:

TUTTO IL DOCUMENTO LO POTETE VEDERE QUI
si riporta solo il primo punto

1-      1- Premessa: Fine vita MAI

Prima di tutto ripartiamo dalle nostre osservazioni del 10 Giugno del 2017, durante una modifica del Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati-PRB- (Del. N. 22 del 29.3.2017), in cui al punto 7 chiedevamo: Per quanto riguarda la Discarica di Podere Rota, ci uniamo alla richiesta degli amici del Valdarno, alle prese ormai da molti anni con le problematiche inerenti la discarica (in particolare per i cattivi odori), a considerare di inserire nella presente modifica al PRB la formalizzazione – in via ufficiale – della chiusura della Discarica di Podere Rota con cessazione dei conferimenti di rifiuti, sia trattati che non trattati, entro e non oltre la data prevista del 31.12.2021 (e comunque ad esaurimento dei volumi concessi con l’ultimo ampliamento), con conseguente immediato avvio della gestione post-mortem dell'impianto di smaltimento.

Dopo 30 anni di attività, ci sembrerebbe il minimo.

A dette osservazioni comunque ci fu risposto che la cosa non era inerente le modifiche in corso al PRB e quindi di fatto non risposero (ed era del tutto ovvio).

Ma adesso, questa richiesta la ribadiamo di nuovo, questa volta in un ambito corretto. Di questo si parla nell’iter in oggetto, invece di una chiusura dell’attuale discarica, la sua prosecuzione facendone una nuova. 

  •         Di questo passo, vorremmo far notare, che: se ogni volta che ci troviamo a “fine vita” di un impianto, e invece di attenderne la chiusura naturale e quindi poi anche la bonifica (di cui il Proponente ha già messo da parte una quota fin dalle ultime autorizzazioni, per legge), si cerca invece di chiedere AMPLIAMENTI con nuove autorizzazioni o modifiche delle esistenti, ecc., una fine CERTA di questi impianti NON avverrà MAI.
  •         E questo non è giusto per i cittadini, per i territori che magari hanno investito proprio con la prospettiva di risanare ferite di questo tipo, sotto tutti i punti di vista: dalla deturpazione del territorio, agli odori sgradevoli (vomitevoli anche solo passando dall’Autostrada), alle infiltrazioni delle falde acquifere (siamo nei pressi di fiumi e torrenti), all’incremento del traffico, al consumo di suolo verde e agricolo, ecc.). Facile è accanirsi con i soliti luoghi solo perché vi è situato un impianto esistente.
  •        Problemi di innalzamento delle concentrazioni dei solfati nel piezometro di versante TPZ18 sono emersi anche molto recentemente. A Settembre scorso era stato reso pubblico il rapporto dell’Arpat relativo agli anni 2018/2019 sullo stato di salute delle acque sotterranee. Ne era emerso un ulteriore innalzamento di questi valori. L’agenzia comunicava quindi la necessità, per Csai, di “procedere alla notifica di potenziale contaminazione” e il sindaco di San Giovanni dichiarava così: "l’avvio del procedimento da parte della Regione Toscana, perché la vicenda relativa alla potenziale contaminazione messa in evidenza dalla relazione di Arpat Arezzo nel settembre 2020 ancora non è stata chiarita. Stupisce che gli uffici della Regione Toscana abbiano comunque deciso di procedere con l’avvio del provvedimento autorizzatorio senza che questo delicato passaggio avesse avuto prima una spiegazione certa. Il principio di precauzione vuole che si chiuda una procedura prima di aprirne una nuova”. (fonte https://www.arezzonotizie.it/attualita/podere-rota-paur-inchiesta-pubblica.html).
  •          E’ il momento di attuare le azioni e gli obiettivi del PRB a livello regionale in cui si prevede che le discariche diminuiscano e che non sono previsti ampliamenti di quelle esistenti. Soprattutto se trattasi di discarica di tipo privatistico, come sembra essere quella di cui si chiede l’ampliamento (per RSNP).
  •          Interessante l’analisi anche sotto questo aspetto di “interessi privati”, che ne fa il Comitato Vittime di Podere Rota in un articolo su Valdarnopost.it, a questo link: http://valdarnopost.it/news/ampliamento-discarica-il-comitato-vittime-di-podere-rota-fa-il-puntio
  •         Infine vogliamo ricordare una Sentenza del 23 marzo 2015, N. 12019, della Corte di Cassazione, sez. III Penale, in cui in estrema sintesi si riconosce che: “gli odori molesti sono illeciti anche se provengono da impianti autorizzati. Il reato di cui all’art. 674 cod. pen. (Getto pericoloso di cose) è configurabile anche in presenza di “molestie olfattive” promananti da impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera (e rispettoso dei relativi limiti, come nel caso di specie), e ciò perché non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori.” [1] Ciò ad ulteriore dimostrazione che gli impatti odorigeni emessi dal Sito di Podere Rota, segnalati dai tanti cittadini in tutti questi anni (sia ad Arpat che all’Osservatorio sulla discarica di Podere Rota – da ora “Osservatorio”), sono dannosi per la salute e il quieto vivere delle persone, addirittura perseguibili.

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