Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

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venerdì 16 ottobre 2020

Tagli alla pineta litoranea del Tombolo (Grosseto): il Consiglio di Stato, a seguito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica di IN, WWF e LAC, annulla le Delibere Regionali

 

Adesso la Regione avrà 180 gg di tempo per riformulare il Nuovo Piano di gestione AIB, nel frattempo possono comunque adottare azioni specifiche per mettere in sicurezza il sito (rimanendo valido il piano solo per cose essenziali e necessarie), ma se nei 180 giorni non provvederanno al nuovo piano, questo sarà annullato e privo egli effetti in esso contenuti.

Ci volevano le Associazioni per far riconoscere che era stato fatto senza valutare in modo idoneo le incidenze ambientali?

Dopo la sospensiva di Luglio, ai tagli della Pineta  del Tombolo nell’ambito del piano antincendi, giunge la sentenza del Consiglio di Stato seguita al Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (presentato da ITALIA NOSTRA, WWF Prov. Grosseto e LAC Sez. Toscana) contro la Regione Toscana per l’annullamento, previa sospensiva: (a) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 355 del 18/3/2019; (b) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 456 del 1/4/2019; (c) della Delibera di Giunta Regione Toscana n. 564 del 23/4/2019.

Il ricorso è accolto “nei limiti e con le prescrizioni indicati in motivazione” . La sentenza è argomentata in ben 56 pagine. Ne diamo e ne chiediamo massima diffusione anche al fine di evitare futuri scempi.

Il breve commento di Mariarita Signorini “Si tratta di una vittoria clamorosa e insperata, il Consiglio di Stato, alla cui Sezione aveva chiesto il parere il Ministero dell’Ambiente, dietro nostro ricorso ci ha dato ragione, si tratta di una sentenza che fa giurisprudenza”

FONTE https://italianostrafirenze.wordpress.com/2020/10/16/tagli-alla-pineta-litoranea-del-tombolo-grosseto-il-consiglio-di-stato-a-seguito-del-ricorso-straordinario-al-presidente-della-repubblica-di-in-wwf-e-lac-annulla-le-delibere-regionali/ 


giovedì 2 luglio 2020

Si allarga il fronte di quelli che dicono sempre no? Governo e Regione Toscana trovano l’accordo: l’autostrada tirrenica non si farà

Il Tirreno, Grosseto, 27 giugno. 

Così Michele Scola, Presidente di Italia Nostra Maremma Toscana: 
Questa decisione arriva dopo oltre venti anni di sterili discussioni, segnate dalla caparbia volontà politica di allora di procedere con la costruzione dell’autostrada, con l’accordo di tutti i politici locali.[…] 
Se l’autostrada non si fa lo si deve  all’impegno decennale di Nicola Caracciolo recentemente scomparso un uomo semplice e  modesto, dai modi signorili e pacati, ma forte come un leone. Un nome che i politici, oggi favorevoli, ieri avversari, stentano a pronunciare, perché si dice che una volta illuminati dalla grazia del buonsenso, si ha poi l’impressione di averlo sempre avuto. 




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lunedì 11 maggio 2020

Inceneritore di Scarlino: vicini alla chiusura?

La Cassazione si è espressa, rigettando il ricorso della società Scarlino Energia.
Tornano a valere le sentenze del ricorso al TAR di Grosseto e quella del Consiglio di Stato.
Vicini ad una chiusura, come richiesto anche dal Sindaco, istituzioni, cittadini e comitati?

Ricordiamo che è ancora aperta in Regione la richiesta di autorizzazione unica.
Nonostante questa sia la quinta volta che la società presenta una richiesta di autorizzazione (ci ricorda tanto tutte le VIA e AIA anche dell'inceneritore di Selvapiana, dopo la bocciatura del TAR!), la quale, stando all'articolo sotto, sembra che si riferisca sempre al solito progetto bocciato dal TAR (visto che i documenti presentati non hanno subito nessuna modifica o integrazione).

Staremo a vedere cosa succederà!

martedì 5 maggio 2020

La notizia è di Grosseto, ma i tagli sono di moda anche in Toscana!

Aperto un procedimento penale sul taglio dei Pini di Via Mascagni, a Grosseto.


Grosseto, Via Mascagni, nido fra i rami di un Pino (marzo 2020)
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto ha aperto un procedimento penale in relazione all’avvenuto taglio, su iniziativa dell’Amministrazione comunale del Capoluogo maremmano, di 52 esemplari di Pinus lungo la Via Mascagni, oggetto di forti contestazioni popolari.  
In proposito, su segnalazioni accorate di cittadini, l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva inoltrato (17 marzo 2020) una specifica istanza al Ministero dell’ambiente, al Comune di Grosseto e ai Carabinieri Forestale, informando per opportuna conoscenza anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Grosseto.
L’obiettivo dell’amministrazione comunale di Grosseto, sarebbe quello di risolvere così i problemi sul manto stradale determinati dall’apparato radicale dei Pini, pur sussistendo tecniche disponibili per salvaguardare la sistemazione viaria e l’alberatura.
Non solo: nel periodo primaverile ed estivo sono vietati tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica (art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i.).
Grosseto, Via Mascagni, taglio Pini (16 marzo 2020, foto Il Tirreno)













Tali divieti sono ripresi dall’art. 79, comma 2°, della legge regionale Toscana n. 30/2015 e s.m.i.
Il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi dell’art. 544 ter cod. pen.
In pieno periodo di emergenza sanitaria dettata dalla devastante pandemia di coronavirus COVID 19, il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna dispose con ordinanza n. 47 del 6 marzo 2020 l’avvio dei lavori di taglio dell’alberata di Via Mascagni, pur citando nell’atto la nidificazione in corso, per motivi di sicurezza stradale, senza considerare che l’imposizione di limiti di velocità contenuti (es. 30 km/h) avrebbero potuto ridurre ogni pericolo, quantomeno durante il periodo della riproduzione dell’avifauna selvatica (marzo – luglio).

Ora la Procura della Repubblica effettuerà le proprie valutazioni.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

giovedì 13 giugno 2019

SCARLINO. FATTORI (SÌ): “PIETRA TOMBALE SU INCENERITORE PERICOLOSO E FUORI NORMA DAL 2005.

PIANO PER GARANTIRE OCCUPAZIONE A TUTTI I LAVORATORI IN IMPIANTI ECONOMIA CIRCOLARE” APPROVATA MOZIONE UNANIME

“Quello che stiamo approvando all’unanimità è un testo comune delle opposizioni, condiviso anche dalla maggioranza, che ci siamo impegnati a presentare in rapporto con il comitato no-inceneritore”, afferma Tommaso Fattori, illustrando l’atto in aula.
“L’ impianto di Scarlino è vetusto e caratterizzato da tecnologie obsolete. E’ un impianto fuori legge fin dal lontano 2005, dato che i forni, in tutti questi anni, non hanno mai rispettato le caratteristiche strutturali previste dalla normativa nazionale”, ha proseguito Fattori. “Lo abbiamo ripetuto instancabilmente, lo abbiamo scritto nero su bianco anche in una dettagliata interrogazione all’assessora Fratoni, oltre che in una precedente mozione: i forni non consentono ai fumi di rimanere per almeno 2 secondi ad 850 gradi, in modo da abbattere le diossine, come prevederebbe la legge. Si tratta peraltro di condizioni progettuali che sarebbero state facilmente verificabili sia dalla struttura regionale che rilascia l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, sia da ARPAT. Invece ci si è fidati della documentazione inviata da Scarlino Energia”. “Quel che è più grave”, continua Fattori, “è che la norma non è stata rispettata dal 2005 ad oggi, mentre l’impianto inceneriva giorno dopo giorno.”
“Ci troviamo davanti ad un’ incomprensibile pervicacia da parte delle istituzioni che hanno continuato ad autorizzare un impianto che non rispetta le norme, dando ogni volta prescrizioni che poi nessuno ha verificato. Già 4 autorizzazioni erano state annullate in passato dal TAR e dal Consiglio di Stato, adesso è stata annullata la quinta. E dire che avevamo chiesto di congelare, in autotutela, la delibera di giunta dello scorso luglio che concedeva appunto l’AIA all’inceneritore di Scarlino. Che l’impianto fosse fuori legge lo dimostravano chiaramente la relazione dell’Istituto di ricerca sulla combustione del CNR di Napoli e la relazione dei consulenti del giudice civile di Grosseto, oltre che le puntuali osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste, Forum Ambientalista in testa”.
“Con il voto di oggi l’impegno è a chiudere per sempre, senza se e senza ma, l’inceneritore di Scarlino, dando ascolto agli abitanti e ai Sindaci di un territorio fortemente inquinato e in attesa di bonifiche mai fatte”, prosegue Fattori. “La giunta viene chiamata a prendere atto della Sentenza del Consiglio di Stato e della CTU definitiva depositata presso il Tribunale di Grosseto, e quindi a non avviare un nuovo procedimento autorizzativo dell’impianto di Scarlino”.
“Il secondo punto riguarda la preservazione di tutti i posti di lavoro: non uno di meno. Con l’impegno a convocare un tavolo concertativo con i Sindacati e con l’ATO Toscana Sud per programmare la realizzazione d’impianti per il recupero di materia dai rifuti differenziati, in un’ottica di economia circolare. Impianti nei quali dovranno essere impiegati i dipendenti dalla Scarlino Energia, attraverso un progetto industriale credibile e alternativo all’incenerimento”, conclude Fattori.

lunedì 10 settembre 2018

Secondo diversi articoli di Stampa in Sei Toscana Spa, gestore unico del servizio dell’Ato Toscana sud, si sta manifestando lo scontro interno al PD sulla gestione dei rifiuti in Toscana


Le notizie di stampa di questi giorni circa lo scontro in Tribunale tra Ecolat e Sta e dentro il CdA di SEI Toscana, per il controllo delle quote di maggioranza relativa della società, possono essere riconducibili allo scontro che la Stampa ci ha recentemente documentato tra Marras e Periccioli.
Risultati immagini per inceneritore scarlino
http://www.linealibera.info/inceneritori
-da-scarlino-sentenza-dirompente/
Mentre Marras ritiene necessario che in Scarlino Energia entri un socio competente e capace di investire “qualche decina di milioni di euro” per aggiustare quel “ferro vecchio”, che significa anche sostituire gli attuali soci proprietari, Periccioli si dichiara sorpreso e incredulo delle dichiarazioni di Marras e ritiene l’impianto recuperabile con la semplice manutenzione.
Per la storia di entrambi i protagonisti sembra improbabile che alla base di tale divergenze ci siano diverse valutazioni politiche o etiche. Probabilmente ci sono solo soggetti diversi interessati all’esercizio della autorizzazione ottenuta dalla Regione, che è un discreto affare: 200.000 tonnellate/anno di rifiuti da smaltire, con un incasso da 120-150 euro a tonnellata, sono 24-30 milioni di euro/anno, che consentono un ridotto tempo di ritorno dei capitali necessari o agli investimenti per rifare i forni (in 4-6 anni anni si possono ripagare), oppure a saldare i notevoli debiti già accertati nel concordato fallimentare di Scarlino Energia. Due alternative secche non conciliabili di un valore pari a 50-60 milioni di euro.
Cerchiamo di capire chi potrebbero essere i possibili soggetti interessati alla gestione dell’inceneritore e al controllo di Sei Toscana.

Periccioli, oltre che Presidente della Scarlino Energia, dal 2015 è Presidente della società Intesa Spa, partecipata [1] dal Comune di Siena ed Intesa è azionista di riferimento di Estra [2] Spa, società pratese in espansione. Ma non tutto il PD di Siena sostiene le scelte di Periccioli e &, infatti il nuovo consigliere regionale di Siena, Scaramelli, sicuramente più vicino al suo capogruppo in Consiglio regionale, Marras, lo contrasta [3], attribuendogli probabili interessi “massonici”:

Non è poca cosa essere indicato pubblicamente da un dirigente del PD di Siena sia come probabile appartenente alla massoneria che  responsabile di aver contribuito alla rovina delle banche di casa PD, tenuto conto che il PD di Siena di massoneria è sempre stata al corrente e ammiccante, al punto da imporsi sulla doppia appartenenza (al partito e alla loggia) anche dentro il PD nazionale, ma anche se fossero più semplicemente solo interessi personali, Periccioli non disdegna accordi con il Centro Destra e con chiunque [4] gli porti un po' di denaro:
Sta di fatto che Periccioli sta entrando [5] in SEI Toscana con la Soc. Intesa ed Estra. Anche se la soc. Estra, ben agganciata al Centro-Destra e al Presidente, sindaco [6] di Arezzo (vertice politico) in carica dell’ATO Toscana Sud, non ha però grande esperienza di gestione di inceneritori e, come abbiamo sempre denunciato, non può gestire un servizio pubblico.
Infatti noi abbiamo già segnalato come sia estremamente pericoloso per i cittadini che i notevoli debiti di società di incenerimento, come quelli della Scarlino Energia, finiscano in capo a società che hanno anche la gestione del Servizio pubblico di raccolta e smaltimento rifiuti, i cui costi sono sempre garantiti dalle bollette dei cittadini.
Abbiamo anche verificato e denunciato (inascoltati) come le società del Servizio pubblico non debbano avere interessi nelle filiere dell'incenrimento o delle discariche, che sono impianti in oggettiva alternativa con gli obiettivi pubblici del recureo di materia (vedi la Convenzione per le Strillaie o il raddoppia della discarica di Abbadia) e i dati sulle raccolte differenziate stanno a dimostrare le nostre ragioni.
Estra, che ha acquistato [7] le quote di Sei Toscana da Ecolat e Cooplat, dopo una lunga contesa in Tribunale, sembra divenire il socio più potente di Sei Toscana. Infatti  Ecolat e Cooplat, vantando dei crediti da Sei Toscana, non avevano sottoscritto con capitali contanti una recente ricapitalizzazione di SEI Toscana ed erano state ridimensionate. Con Estra, hanno però successivamente fatto ricorso in Tribunale contro le decisioni degli altri soci di Sei Toscana e il Tribunale ha dato loro ragione. Quindi Periccioli, contro una parte del PD (ad es. Mairaghi, che è ai vertici gestionali di Sei Toscana), tramite Estra, si è accordata con Ecolat. Ecolat, già socia di Scarlino Energia, è una società di proprietà del sig. Pinto, molto conosciuto a Grosseto.
Lo scontro dentro SEI Toscana, per divenirne socio di riferimento è sulla stampa [8] di questi mesi:
A questo punto c'è da capire chi c'è dietro l'altra componente del PD che fa capo a Marras, Scaramelli e Mairaghi, collocato dal Pd al vertice di Sei Toscana. In rete questa volta ci sono poche notizie, ma Hera e IREN, multiutily emiliane molto potenti e politicamente legate al PD nazionale, erano sicuramente interessate [9] ad entrare nella gerstione dei rifiuti in Toscana, avendo tutte le caratteristiche indicate da Marras.
Cambia per noi qualcosa se il gestore del servizio pubblico sui rifiuti o l'affare legato all'autorizzazione regionale all'inceneritore se lo aggiudica un gruppo o l'altro? NO, perchè sappiamo che l'alternativa all'incenrimento produce più occupazione, riduce le tariffe ai cidttadini e  non inquina.


Salute,
Roberto Barocci

Forum Ambientalista Grosseto



lunedì 20 novembre 2017

COMUNICATO del Comitato per il NO all’inceneritore di Scarlino

Comunicato Stampa del 13 Novembre 2017. 

La settimana scorsa abbiamo assistito ad un dibattito sulla stampa tra i Sindaci di Follonica e di Scarlino, da un lato, e le rappresentanze sindacali dei lavoratori dell’inceneritore di Scarlino, dall’altro, i quali, giustamente preoccupati per il prolungato fermo dell’impianto, lamentavano di essere stati lasciati soli.

Ma da tale dibattito, per i toni usati, non sembra che finora siano state indicate delle soluzioni capaci di dare una prospettiva certa ai lavoratori. Men che mai hanno saputo offrirla i Sindacati che paiono non aver imparato niente sotto il profilo legale come economico, ambientale come sanitario, e continuano ad affidarsi, più che a vere soluzioni alternative, all’influenza politica dei proprietari dell’impianto. Trascurando, fra l’altro, le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici dell’ATO Rifiuti, di Sei Toscana e dei responsabili tecnici del Comune di Grosseto, e messo in discussione anche gli storici appoggi in Regione Toscana sulla scelta dell’incenerimento.

Anche a Firenze, dopo diversi decenni, sembra che si siano accorti che con l’incenerimento non si chiude affatto il ciclo dei rifiuti, ma lo si allunga pericolosamente in atmosfera e senza convenienza economica.

Noi, che da almeno un decennio abbiamo anticipato le alternative all’occupazione, verso le quali faticosamente si stanno orientando le comunità locali (si veda la diffusione delle raccolte porta a porta dei rifiuti nei Comuni della zona nord), scontrandosi con la cattiva gestione dell’ATO Rifiuti, torniamo a fare una proposta operativa in pochi punti per dare una risposta positiva e realistica ai lavoratori, senza avere la pretesa di inventare nulla ma, come per il passato, copiando quanto già realizzato altrove:

1- i lavoratori dovrebbero chiedere alle loro rappresentanze sindacali provinciali di spendersi in qualcosa di veramente utile, quale un progetto di massima di investimento e di riconversione sugli impianti delle Strillaie e del Casone per il riciclo e la valorizzazione delle raccolte di qualità dei rifiuti. Le strutture sindacali provinciali hanno la possibilità di predisporre in tempi brevi tale studio, che per essere economicamente valido nelle quantità di rifiuti da trattare e nelle dimensioni impiantistiche, necessita di avere il riferimento ad un bacino di utenze provinciale.

2- i Sindaci dei Comuni della zona nord dovrebbero impegnarsi a portare tale progetto di massima in sede della rinnovata Direzione tecnica e politica dell’ATO rifiuti, puntando ad avere un peso decisionale concreto e di ottenere un progetto esecutivo in tempi rapidi.

L’esperienza di altri contesti dimostra che nell’arco di un anno, laddove ci sia davvero la determinata e congiunta volontà politica e sindacale, è possibile realizzare un sistema in grado di incrementare l’occupazione nel settore del recupero di materie dai rifiuti urbani, in dimensioni tali da assicurare un’alternativa seria, credibile e concreta agli attuali lavoratori della Scarlino Energia.

Comitato per il No all’Inceneritore di Scarlino


FONTE: www.noinceneritorediscarlino.org 
comitato@noinceneritorediscarlino.org

lunedì 5 dicembre 2016

Un ricordo di Valentino Podestà, architetto ed urbanista, colonna della battaglia contro l’autostrada della Maremma

di ANNA DONATI   04 Dicembre 2016
Animatore infaticabile nella battaglia contro la devastante Autostrada della Maremma: oltre vent’anni di rigoroso impegno con osservazioni, iniziative pubbliche, denunce, contestazione dei tracciati. E con azioni per coinvolgere i cittadini e convincere le istituzioni e la politica ad opporsi ad un progetto sbagliato». Con postilla

Ci ha lasciato Valentino Podestà, scomparso il 1 dicembre 2016 a 78 anni, dopo una breve e devastante malattia. La sua morte ci riempie di tristezza perché se ne è andato un amico, una bella persona sensibile, generosa, competente ed anche un compagno tenace di battaglie comuni per la tutela dell’ambiente, del territorio e del paesaggio della Maremma. Da sempre animatore infaticabile nella battaglia contro la devastante Autostrada della Maremma: oltre vent’anni di rigoroso impegno con osservazioni, iniziative pubbliche, denunce, contestazione dei tracciati e dei loro impatti. E con azioni sul territorio capalbiese e grossetano per coinvolgere i cittadini e convincere le istituzioni e la politica ad opporsi ad un progetto sbagliato.

Nato a Milano, architetto ed urbanista, dalla fine degli anni 80 aveva scelto insieme alla compagna Corinna ed al figlio Beniamino di vivere in Maremma, mettendo in piedi un’azienda agricola biologica dal nome profetico “Il cerchio” ispirato dalla loro passione per la cultura degli indiani nativi d’America. E’ il cerchio sacro della natura in cui l’uomo è racchiuso e che non dovrebbe essere spezzato, come illustra anche il logo della loro azienda agricola.

Era diventato un maremmano a tutti gli effetti ma sempre aperto al mondo, alle sue novità ed alla politica ambientale, con la sua militanza dentro Italia Nostra e poi nella Rete dei Comitati di Asor Rosa. E’ stato molto impegnato a pianificare uno sviluppo basato sulla tutela del paesaggio e dei beni naturali, anche nella sua esperienza di Assessore all’Ambiente del Comune di Grosseto dal 1993 al 1997. Si opponeva con forza e coraggio alle ipotesi di guasti e aggressioni pericolose, dalle cementificazioni del territorio, alle assurde scelte infrastrutturali come l’autostrada. Sempre attento, meticoloso e puntuale a studiare documenti, tracciati e carte per poter rispondere in modo appropriato e pertinente, mettendo a frutto le sue competenze di urbanista, con un impegno volontario ed una visione ambientalista a tutto tondo.

La battaglia che abbiamo fatto insieme per oltre vent’anni lo ha visto protagonista insieme alla sua compagna Corinna, in stretta collaborazione con le principali associazioni ambientaliste come Italia Nostra, Legambiente, WWF, Comitato per la bellezza, Terra di Maremma, Verdi e Comitati di cittadini. Numerosi gli incontri pubblici, le riunioni e le serate dove insieme abbiamo affermato l’importanza di adeguare e mettere in sicurezza l’Aurelia, piuttosto che sventrare la Maremma con le varie ipotesi autostradali. Una lunga storia a puntate che non è ancora terminata. Proprio il giorno della sua morte, infatti, per uno strano scherzo del destino, ha avuto inizio il nuovo procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale con l’ultima ipotesi di tracciato nel tratto Grosseto-Capalbio. E noi insieme a Valentino ed al Comune di Capalbio (da sempre in prima fila contro l’autostrada) avevamo già avuto un confronto su questo nuovo progetto ed il suo contributo era stato come al solito lucido, competente e pronto anche questa volta a scrivere e sottoscrivere i tanti punti critici del progetto.

Ci mancherai tanto Valentino e questa volta dovremo scrivere da soli le osservazioni, senza le tue analisi e i tuoi suggerimenti, la tua meticolosa capacità di entrare nel dettaglio, con la tua determinazione e le tue lunghe e articolate riflessioni. Ma proprio per questo ed anche per questo, continueremo le battaglie e le speranze che abbiamo vissuto insieme per difendere e amare la tua Maremma. Un pensiero commosso ed un abbraccio va alla compagna Corinna ed al figlio Beniamino, che insieme a te hanno condiviso la vita ed i suoi bellissimi sogni.

Ciao Valentino.
postilla

Non ricordo che anno era quando Valentino mi scrisse per informarmi che, con Corinna, avevano deciso di cambiare vita. Purtroppo non trovo la sua lettera, annidata tra le mie carte vagabonde di molti traslochi. Ero ancora presidente nazionale dell’INU (di un INU abissalmente lontano da quello di adesso), quindi doveva essere nella seconda metà degli anni Ottanta. Erano gli anni della polemica accesa contro quella che avevamo definita “urbanistica contrattata”. 
Nella sua lettera Valentino mi spiegava le ragioni della loro difficile decisione: fare l’urbanista era diventato impossibile in una realtà nella quale, se rifiutavi di allinearti sotto le bandiere di una cordata al cui termine c’era un interesse immobiliare, non lavoravi. 
Non sono molti, di questi tempi, i professionisti che si dimettono da un incarico per un conflitto tra gli interessi del loro committente e l’etica della loro professione, meno ancora quelli che hanno il coraggio di abbandonare la propria professione e la propria terra. 
Ma Valentino non ha smesso, nella campagna maremmana, a fare l’urbanista. Lo ha fatto in un altro modo, compiendo tutte quelle feconde azioni da “urbanista militante” nella società e nel contesto in cui vive che Anna Donati ricorda. Facendo Politica come dovrebbe farlo il cittadino di una città “normale”: portando cioè il contributo del suo specifico sapere al servizio degli altri, di tutti gli altri. Perciò ha difeso il territorio dove era venuto a vivere utilizzando con generosità la sua capacità di leggere e comprendere il territorio, le sue qualità e le sue fragilità, e le conseguenze di scelte sbagliate, per metterlo invece al servizio della società di oggi e quella di domani. Grazie, indimenticabile Valentino. (e.s.)

giovedì 3 settembre 2015

INCENERITORE DI SCARLINO (GR) // ESPOSTO-DIFFIDA A VALERE ANCHE QUALE OSSERVAZIONE SCRITTA



ESPOSTO-DIFFIDA

A VALERE ANCHE QUALE OSSERVAZIONE SCRITTA

 EX ART. 25 2°C.LRT 40/2009
Associazione Forum Ambientalista, con sede in Roma a Via S.Ambrogio 4, cf 97295190587, in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro-tempore Ciro Pesacane, cf PSCCRI56H04L259B, assistita dall’Avv.to Roberto Fazzi presso il quale è elettivamente domiciliata in Follonica (Gr) a Via dei Platani 25
ESPONE
In relazione al Procedimento coordinato di VIA e AIA di cui alla PARTE SECONDA del dgls 152/2006 e di cui alla L.R. 10/2010, relativamente all'installazione del Termovalorizzatore e Impianto di “Trattamento di rifiuti liquidi di Scarlino (GR)”, Proponente/Gestore: Scarlino Energia Srl per il quale sono state convocate la V^ Conferenza dei Servizi il 8.9.15 e la VI^ il 9.9.15, il Forum Ambientalista della provincia di Grosseto porta innanzitutto a conoscenza del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, nonchè dei Dirigenti dei Settori competenti preposti ad esprimere la proposta di Delibera alla Giunta Regionale in ordine al procedimento unificato di VIA ed AIA, i seguenti fatti, atti e documenti (alcuni già acquisiti agli atti del procedimento, altri in possesso degli Enti Pubblici, come in appresso meglio precisato) che impongono di astenersi dal concludere il procedimento allo stato degli atti.
Anzitutto si segnalano le Osservazioni dell’ISDE, a firma dell’Ing. Vincenzo Annino e quelle del Forum Ambientalista presentate dal Geol. Lodovico Sola.
Entrambi gli estensori sono tecnici di vasta esperienza professionale e sono stati dirigenti apicali nelle principali aziende italiane del settore impiantistico/energetico (Soc. Ansaldo) e di ricerche geochimiche (Soc. ENI RiMin).
Tali Osservazioni, entrando nel merito dei progetti presentati dal Proponente Scarlino energia Srl, affermano che l’eventuale autorizzazione all’esercizio dell’impianto violerebbe in maniera gravissima svariate norme di carattere ambientale, come ad esempio, ma non esaustivamente:
a)      le norme sulla progettazione, costruzione, equipaggiamento e gestione degli impianti di incenerimento, essendo le camere di post combustione dell’impianto proposto sottodimensionate (17,71 tonnellate/ora) rispetto alla quantità di rifiuti per la quale è richiesta l’autorizzazione (23,9 tonnelate/ora) (art.8, comma 3 del D. Lgs 133/2005, confermato dal D.Lgs 46/2014);
b)      le norme che impongono di adottare  tutte le misure necessarie ad evitare un aumento anche temporaneo delle emissioni, a causa della mancanza di componenti impiantistiche, quali gli abbattitori degli inquinanti nei camini di avviamento-emergenza, utilizzati nelle fasi di blocchi d’impianto (art.279 comma 6 della L.156/2006);
c)       le norme sulla capacità di carico dei corpi idrici, per la presenza di inquinamento ambientale pregresso con valori centinaia di volte superiori ai limiti normativi e sull’interferenza degli impianti previsti con i suddetti corpi idrici (all.D alla L.R. 79/98, confermata dalla L.R.10/2010).
Le elencate deficienze impiantistiche, non conformità e le relative violazioni normative sono facilmente verificabili e misurabili da parte dei Dirigenti dei vari Settori competenti degli Uffici della Regione Toscana.
Le suddette ed immutate (rispetto al passato) carenze dell’impianto proposto rendono certo il ripetersi (ove venisseero rilasciate la VIA e l’AIA  e l’impianto dovesse ricominciare a funzionare) gli stessi innumerevoli fermi impianto (ben°135 !) che si sono registrati nel 2013 e nel 2014 con conseguenze estremamente pericolose per la salute umana.
In tali arresti i fumi vengono emessi in atmosfera dai camini ausiliari di avviamento - emergenza, senza subire abbattimenti, in evidente violazione di legge, come documentato dall’ing. Enzo Annino.
Come riportato dal Verbale della seduta dell’Inchiesta Pubblica del 23 luglio scorso, l’Avv. Roberto Fazzi ha dato lettura della Memoria ex art.183 VI°comma n°2 cpc, depositata nel procedimento civile pendente davanti al Tribunale di Grosseto RG 1994/2013 (cd Class Action contro l’Inceneritore di Scarlino), laddove (sulla scorta della copiosa documentazione tecnica e amministrativa ivi depositata - da all.62 ad all.138 e in particolare da all.62 ad all.90 - tutta proveniente ed in possesso degli Enti Pubblici Provincia di Grosseto, ARPAT, USL 9, Comune di Follonica e di Scarlino, che non l’hanno minimamente depositata nel presente procedimento unificato VIA/AIA in corso) è minuziosamente documentato che l’Impianto ha operato dal 1 Gennaio 2013 al 31 maggio 2014 soltanto per 467 giorni ed è rimasto fermo per complessivi 1081 giorni su 1548 (!), subendo addirittura n°135 arresti (!), oltre ad aver accumulato (nello stesso periodo) una impressionante sequela di malfunzionamenti impiantistici ed episodi di mala gestione e cioè:
L’IMPIANTO
“1      marcia assolutamente discontinua dell’Impianto, il quale ha operato dal 1.1.13 al 31.05.14 soltanto per 467 giorni ed è rimasto fermo per complessivi 1081 giorni su 1548 (!) a causa di incrostazioni, problemi di fluidificazione dei forni, formazioni di scorie e impaccamento di ceneri e polveri, subendo addirittura n°135 arresti (!) per altrettante manutenzioni, sia prima che dopo il riavvio dell’Impianto in data 2.8.13 (cfr. da all.62 ad all.90), con relativi:
1a      pericolosissimi abbassamenti delle temperatura e/o malfunzionamenti dei sistemi di rilevazione delle temperature;
1b     manomissioni della soglia di blocco alimentazione rifiuti da parte del Gestore il quale, per evitare il fermo dell’Impianto, ha determinato arbitrariamente le temperature medie in camera di combustione, applicando una “Procedura Gestione dati impianto” mai approvata e neppure mai conosciuta nè esaminata dalla Provincia e dall’ARPAT !!;
1c      plurime invalidazioni e/o non confrontabilità dei dati emissivi e delle relative medie semiorarie, orarie etc.; mancato rispetto delle date di conclusione delle Fasi di Riavvio; campionamenti non effettuati e/o posticipati e/o effettuati con modalità illegittime e/o con risultati non verificabili[1]  e, in particolare, la preoccupante coincidenza di una anomalia il giorno 18 Agosto 2014 all’Impianto (fermata dell’Impianto dalle ore 10,00 alle 10,30 - all.90 quater -) e al Campionatore Automatico Amesa delle Diossine (fuori uso fin dal 13 Agosto 2014 - all.90 bis e all.90 ter -) e cioè proprio il giorno in cui è stata denunciata la fuoriuscita di una nube di gas da molti allarmati cittadini (all.90 sexies) e pochi giorni “dopo la denuncia di una cittadina di aver trovato completamente bruciate le colture nel proprio orto sito nelle vicinanze dell’Inceneritore (all.90 quinquies);
1d     elevata formazione di diossine e furani anche nelle sezioni forno-caldaia e nei tratti intermedi dell’Impianto (all’uscita dei cicloni, degli economizzatori, degli elettrofiltri e delle torri alcaline), tanto che sia Provincia che ARPAT hanno imposto di continuare il monitoraggio anche in detti tratti intermedi, al fine della diagnosi dei malfunzionamenti dell’Impianto, di una corretta effettuazione dei bilanci di massa e della definizione della ripartizione di tali inquinanti ai camini E1 ed E2 e nello scarico S1B (all.118 punto 7), monitoraggi e bilanci progressivamente omessi dal Gestore (all.119) e, addirittura, anche espressamente contestati (all.126 punto 2) ;
ciò (1a,1b,1c e 1d) che ha spesso impedito di monitorare i dati ed effettuare i controlli delle emissioni nei momenti più critici (e quindi più significativi) di marcia dell’Impianto e di rinviarli ai (pochi) momenti in cui l’impianto ha marciato regolarmente per stessa ammissione del Gestore (cfr. ad esempio all.67, all.72 e all.74);
ciò che non ha preoccupato più di tanto la Provincia, la quale risponde sovente (anche a distanza di due mesi dalle segnalazioni scritte di guasti-anomalie del Gestore) che non può effettuare controlli per mancanza di personale (sic!) (cfr. ex multis all.64, e all.68);
1e      gravi e ripetuti superamenti dei limiti emissivi per il NOX Ossido di Azoto prima del riavvio (all.96,97,98,99,100,101 e 102);
1f      gravi e ripetuti superamenti dei limiti emissivi per il COT Carbonio Organico totale prima e dopo il riavvio(all.103.104.105.106.107.108.109.110);
1g      gravissimo superamento, dopo il riavvio, dei limiti emissivi per il CO Ossido di Carbonio il 9.2.14 ( +189,9 % !!) a causa della manomissione del blocco di alimentazione dei rifiuti (all.111, all.130 e all.131);
1h     grave superamento dei limiti emissivi per il SO2  Anidride Solforosa dopo il riavvio dell’Impianto (all.112);”
“1i     grave superamento dei limiti emissivi per i SST prima del riavvio (all.113).
A dimostrazione che nulla è cambiato dal riavvio dell’Impianto  (anzi LA PERICOLOSITA’ dell’Impianto è AUMENTATA) e che l’Impianto non doveva essere riavviato. come espressamente confermato dalla stessa ARPAT, la quale in occasione del Controllo Non Programmato del 22 Agosto  2013 (all.118) così conclude: “ Di fatto, quindi risultano ancora non risolti i problemi di fluidificazione dei letti dei forni evidenziati anche nella prima ispezione ARPAT 2013, fattore che ha influenzato e potrà ancora influenzare la continuità di marcio dell’Impianto, aspetto molto importante, sia dal punto di vista di performance ambientali che del corretto svolgimento delle fasi di riavvio”.
IL GESTORE
2       Il Gestore, con sua gravissima colpa e responsabilità, accertate da ARPAT (all.117, all.118 e all.130), alcune con trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, altre sanzionate in via amministrativa e in maniera minimale dalla Provincia (la quale ha continuato imperterrita e come al solito a concedere ingiustificate e illegittime “proroghe” al Gestore e a consentire il riavvio anche della Linea 01, prendendo per oro colato le assicurazioni di migliorie fornite dal Gestore, come al solito, puntualmente smentite dai fatti), altre ancora neppure minimamente sanzionate si è reso protagonista dei seguenti, ulteriori e gravi inadempimenti e condotte pericolose:
MACRO FASE 1 E 2 (FASI DI RIAVVIO DA 1 A 4 E DA 5 A 8)
(cfr. Tabelle 1,2,3,4,5 e 6 Note-Osservazioni ARPAT all.118         )
2a      il Gestore non ha comunicato i risultati dei campionamenti al punto emissivo E2 per i parametri metalli e acido bromidrico;
2b     il Gestore non ha effettuato l’analisi delle Diossine e dei Furani sulle Ceneri di Caldaia;
2c      il Gestore non ha effettuato l’analisi delle Diossine e dei Furani sulle Ceneri dei Cicloni;
2d     il Gestore non ha prodotto il Rapporto di Prova Definitivo su NH3 , SST e Metalli;”
“2e    il Gestore non ha prodotto il Rapporto di Prova Definitivo per SST e Metalli delle Acque di Scarico Elettrofiltri;
2f      il Gestore non ha prodotto il Rapporto di Prova Definitivo per SST e Metalli delle Acque di Spurgo Torre Alcalina;
2g      il Gestore non ha prodotto il Rapporto di Prova Definitivo per SST e Metalli delle Acque di Depurazione Fumi Ingresso TRL;
2h     il Gestore non ha prodotto il Rapporto di Prova Definitivo e neppure le Analisi per NH3 e SST e Metalli delle Acque di Depurazione Fumi Uscita TRL;
2i      il Gestore non ha prodotto il Rapporto di Prova Definitivo per NH3 e SST e Metalli delle Acque di Depurazione Fumi Uscita TRL;
2k     il Gestore non ha effettuato le Analisi delle Diossine e dei Furani sul particolato delle Acque di Depurazione Fumi Uscita TRL;
2l      il Gestore non ha inviato nei tempi prescritti i risultati dei controlli allo scarico S1b per la Fase 4 (prelievo 6 agosto, trasmissione risultati 23 agosto) e non ha effettuato il controllo delle acque di scarico di raffreddamento S2 (all.117 punto 2) e non ha comunicato i dati della portata e temperatura ai punti S1a e S1b e S2 (all.121 e all.122)  in considerazione anche del gravissimo episodio di inquinamento ambientale del Canale Solmine avvenuto il 4 agosto 2013, con conseguente moria di pesci e cioè appena due giorni dopo il riavvio dell’Inceneriotrore (!);
2m    il Gestore non ha inviato nei tempi prescritti i risultati dei controlli allo scarico S1b per la Fase 8 (prelievo 13 agosto, trasmissione risultati 27 agosto) effettuati, perdipiù, all’uscita della vasca di calma, anzichè all’uscita del TRL;
2n     il Gestore non ha effettuato le Analisi delle Diossine e dei Furani sul tal quale, particolato e neppure dei SST e dei Metalli nelle Acque di Depurazioni fumi Uscita Vasche di Calma (Punto di scarico ufficiale non attivo);
2o     il Gestore non ha effettuato le Analisi delle Diossine e dei Furani sui Fanghi del TRL;”
“2p    il Gestore non ha riportato il riferimento al verbale di campionamento e relativi numeri di accettazione nel Registro Carboni Attivi;
2q     il Gestore non ha implementato i controlli con il Cono Imhoff rispetto a quelli con carboni attivi al fine di allineare i dati e validare le due metodicahe soprattutto in relazione ai dati emersi al controllo dei SST;
2r      il Gestore non ha confrontato con il fornitore di Iodio i dati di tale indice che hanno mostrato risultati superiori al target atteso;
2s      il Gestore non ha aggiornato i Rapporti di Prova delle Emissioni in Atmosfera con riferimento ai limiti autorizzati cogenti ma molte volte, con i limiti 2008 e 2009 !
ATTIVITA’ SUCCESSIVA ALLA
 CONCLUSIONE DEL PROGRAMMA DI RIAVVIO
2t      il Gestore, come aveva già fatto in passato ha addirittura disattivato il blocco di Impianto per il parametro CO alle 15,05 del 9.2.14, senza che ricorresse nessuna delle cause di giustificazione previste dall’A.I.A. !!! (superamento limite emissivo e/o guasto di un sistema di abbattimento) ed anzi causando lui, con la disattivazione del blocco, il superamento di quasi il doppio (180,9 mg/Nm3) del limite previsto (100 mg/Nm3) per l’Ossido di Carbonio !!! (comportamento così letteralmente e causalmente valutato da ARPAT: “la non conformità più critica risulta quella relativa alla disattivazione del blocco di impianto che ha poi generato il superamento dei limiti autorizzati per il parametro CO registrato dal SMCE nel caso in oggetto (evento di fatto conseguente)”;
2u     il Gestore non ha completato la realizzazione del sistema di addensamento, installando solo due dei tre addensatori previsti dal paragrafo 2-3-1-7-3 dell’Allegato Tecnico all’A.I.A., nonostante la “proroga” fino al 23.02.14 come sopra concessa dalla Provincia;
2v     Il Gestore ha installato due nastri di trasporto per l’invio al trituratore anche del CSS Fluff prelevato dal sito di stoccaggio operativo, contravvenendo alle disposizioni dell’A.I.A. e cioè senza aver preventivamente comunicato la modifica in questione all’Autorità Competente;”
2w     Il Gestore, nonostante la proroga concessa dalla Provincia entro e non oltre il 15.08.2013 (all.114), ha installato la strumentazione per le analisi in continuo dei SST allo scarico delle vasche di calma soltanto il 27.06.2014 (all.134) !!!, continuando nel frattempo, per ben quasi un anno, ad omettere (all.115  e all.117 punto 2) i controlli con detta strumentazione e  a sostituirli con altri meno affidabili (all.116);
2x     Il Gestore, dopo aver installato la strumentazione per le analisi in continuo dei SST allo scarico delle vasche di calma  soltanto il 27.06.2014 (all.134), ha omesso di adottare una Procedura idonea a determinare i bilanci di massa utili per stabilire i livelli di emissione degli effluenti gassosi nello scarico finale delle acque reflue (all.135);
2y     Il Gestore, mantiene le balle dei rifiuti in pessime condizioni, con fuoriuscita di materiale inquinante causa di esalazioni e miasmi, omettendo la “Valutazione su Emissioni ad Origine” prevista a pag.97/244 dell’allegato tecnico della DD AIA (Punto H,4,3, LG Impianti di Incenerimento) (all.136 p.2 e p.4);
2z      Il Gestore ha accettato rifiuti radioattivi CHE HANNO STAZIONATO (per quanto tempo? ) NEL 2013 E NEL 2013 ed è stato sottoposto a procedimenti di sequestro delle balle dei rifiuti da parte della Magistratura Penale (cfr. Sottofascicolo GR.01.11.26/9.98, 9.113, 9.123 E 9.126 nella documentazione consegnata da ARPAT All.95 Sub.5, Sub.9,Sub.1o e Sub.11).”
* * *
E’ da segnalare anche il gravissimo comportamento omissivo di ARPAT la quale, il 13.10.2014, in evasione della richiesta di accesso agli atti 9/15.9.14 dell’avv.fazzi, ometteva di rilasciare MOLTI DEI RICHIESTI SUOI DOCUMENTI IN USCITA  E SOPRATTUTTO QUELLI (richiesti sia in entrata che in uscita) RELATIVI AL rinvenimento di rifiuti radioattivi presso l’Inceneritore nel 2013 e nel 2014, con la seguente INCREDIBILE motivazione:
“si può trovare un modo per evitare di dare questi doc ? si tratta di comunicazioni di allarmi di radioattività in carichi in ingresso” (cfr. all.95 Sub10 voce 9.113);“Si tratta di comunicazioni allarme radioattività in carichi in ingresso. Potrebbe essere travisato il senso della comunicazione per creare il “caso” (cfr. all.95 Sub10 voce 9.113).
* * *
Le suddette Osservazioni e Memoria sono state rispettivamente depositate e letta nell’ambito delle sedute delle Conferenze dei Servizi e della Inchiesta Pubblica collegata, ma su tali contenuti e sui fatti come sopra documentati non si sono mai espressi i Responsabili dei Settori competenti.
Considerato che l’eventuale rilascio di autorizzazione alla riapertura dell’impianto, così come è stato presentato dal proponente (e cioè con caratteristiche tecniche sostanzialmente immutate rispetto a quelle che hanno prodotto le gravissime criticità sopra elencate), presenta problematiche strutturali e di funzionamento che, con assoluta certezza, produrrebbero gravi danni alla qualità dell’aria e dei corpi idrici, peggiorandoli, con probabili danni ambientali e soprattutto pericoli e rischi gravissimi per la salute delle popolazioni limitrofe all’Inceneritore, come si è verificato (e come sopra è documentato) nel periodo 2013-2014, e cioè nel periodo immediatamente precedente all’ultima chiusura dell’impianto per effetto della Sentenza del Consiglio di Stato con Sentenza n°163/2015, con la presente la scrivente Associazione Forum Ambientalista della Provincia di Grosseto,
 diffida
La Regione Toscana, nella persona del Presidente Enrico Rossi, nonchè i Dirigenti dei Settori competenti preposti ad esprimere la proposta di Delibera alla Giunta Regionale in ordine al procedimento unificato di VIA ed AIA, i membri stessi della Giunta Regionale e i Responsabili di tutti gli Enti chiamati a fornire pareri, contributi istruttori e determinazioni, dal rilasciare pareri e determinazioni positive e/o pronunciare giudizio di compatibilità ambientale e/o rilasciare l’Autorizzazione Integrata Ambientale al progetto denominato “Termovalorizzatore e Impianto di “Trattamento di rifiuti liquidi di Scarlino (GR)” presentato dal Proponente Scarlino Energia Srl:
1)      senza avere preventivamente acquisito e valutato, come “documento ritenuto utile ai fini dell’istruttoria”, ex art.55 comma 2 lett.c) LRT 2010/10 e Art.3 comma 2 DGRT 23.2.15 n°160 ed “al fine di valutare la applicabilità di specifiche misure alternative o aggiuntive”, ex art.29-quater comma 8 DLGS 152/2006, i seguenti documenti:
a)      le Osservazioni a firma Ing. Vincenzo Annino (alle Relazioni N.SE.224  Progetto Definitivo, Relazione Tecnica - N. SE. 225 Progetto Definitivo - Relazione Generale  Documentazione di AIA (Vol.1, Vol.2, Vol.3) e Schede Tecniche emesse da Scarlino Energia nel 2015 a supporto della richiesta di nuova autorizzazione all’esercizio (AIA) dell’inceneritore di rifiuti sito nel Comune di Follonica) e del Dr. Lodovico Sola (Osservazioni del Forum Ambientalista) già depositate nel corso della Inchiesta Pubblica espletata, Osservazioni che saranno ridepositate anche alla prossima 5^ Riunione Istruttoria della Conferenza dei Servizi indetta per il 8.9.2015;
b)      tutta la documentazione descritta in calce al presente atto (da all.62 ad all.136) già in possesso della Pubblica Amministrazione (ARPAT, Provincia di Grosseto, USL 9, Comune di Follonica e Comune di Scarlino) relativa (ai) e comprovante (i) malfunzionamenti impiantistici e gestionali come supra descritti e verificatisi a partire dal 1.1.2013 fino al 31.5.2014 ed anche tutta la ulteriore documentazione in possesso dei predetti Enti Pubblici comprovamte eventuali ed ulteriori malfunzionamenti ed episodi di mala gestione fino all’arresto definitivo dell’Impianto per effetto della Sentenza del Consiglio di Stato n°163/2015;
2)      senza avere conseguentemente richiesto al Proponente, ex artt.25 e 26 comma 3, art.29-quater comma 8 DLGS 152/2006 e art.55 comma 3 LRT 2010/10, di depositare nei termini ivi previsti tutte quelle  modificazioni ed integrazioni impiantistiche e gestionali dei progetti presentati dal Proponente (da ritenersi fin da ora quali modifiche ed integrazioni rilevanti e sostanziali per il pubblico a ’sensi degli articoli di legge citati), secondo le indicazioni contenute nelle predette Osservazioni a firma Ing. Annino e Dr. Sola e/o qualsiasi ulteriore modifica necessaria o anche semplicemente opportuna, atta ad assicurare la perfetta efficienza impiantistica e gestionale del Termovalorizzatore oggetto del procedimento, nonchè ad assicurare e a scongiurare il ripetersi delle criticità e pericolosità descritte nella ridette Osservazioni e/o i suddescritti episodi di malfunizonamento e malagestione dell’Impianto verificatisi dal 1.1.13 al 31.5.14;
3)      senza avere, all’esito della eventuale e mancata produzione da parte del Proponente delle modifiche ed integrazioni come sopra richiesta, soprasseduto dal procedere all’ulteriore corso della valutazione (ex artt. 26 comma 3-ter DLGS 152/2006 e 55 comma 4 LRT 2010/10), oppure senza avere  atteso lo spirare del termine che dovrà essere concesso alle Amministrazioni, ex art.25 comma 3 DLGS 152/2006, per l'eventuale revisione dei pareri resi e/o senza avere atteso lo spirare del termine che dovrà essere concesso ex 26 comma 3-bis DLGS 152/2006 e art. 55 comma 5 LRT 2010/10 per la presentazione di osservazioni e, comunque, senza avere interrotto il termine di centocinquantagiorni, per la pronuncia di compatibilità ambientale e dell’A.I.A., fino alla presentazione della predetta documentazione integrativa ex art.29-quater commi 8 e 10 DLGS 152/2006 e art.57 commi 2 e 3 LRT 2010/10;
4)      senza avere, all’esito della predetta interruzione del termine, proseguito l’istruttoria nei sensi sopra precisati, nonchè espressamente ed adeguatamente motivato e valutato, nelle decisioni finali del presente procedimento unificato di VIA ed AIA, in ordine alle predette Osservazioni, Memoria (e documenti elencati in calce al presente atto), a’ sensi e per gli effetti del combinato disposto dell’art. 55 della L.R 10/2010, dell’art. 6, comma 7 e 8 e dell’art. 4, comma 1 e 2 della Legge 108/2001.
* * *
Con avvertimento che in caso di mancato e spontaneo adempimento a tutto quanto come sopra esposto e diffidato, la scrivente Associazione agirà immediatamente in tutte le sedi giudiziarie, nessuna esclusa e/o eccettuata, per assicurare la corretta osservanza delle norme del procedimento, sia in senso formale che sostanziale, in modo che venga realizzata la piena effettività ed applicazione del principio di prevenzione e precauzione ed assicurata alle popolazioni limitrofe all’Inceneritore di Scarlino (Gr) la massima protezione e tutela dei loro fondamentali diritti alla salute e all’ambiente salubre.
Follonica/Grosseto 31.8.2015
Sottoscrive il Presidente del Forum ambientalista anche per espressa elezione di domicilio presso lo studio dell’Avv. Roberto Fazzi in Follonica a Via dei Platani n°25
Il Presidente
Ciro Pesacane



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[1] Si legga a proposito di quanto allegato ai punti 1a, 1b e 1c la penosa e grottesca corrispondenza intercorsa tra SE, Provincia e ARPAT, la quale (all.91 e all.92) è arrivata al punto di scrivere:
“ Non è possibile, inoltre, rintracciare nell’apparato prescrittivo alla determina AIA DD 2988 del 24.10.12 alcuna indicazione in merito alla modalità di gestione autorizzata in caso di guasto ai sistemi in oggetto (monitoraggio stato di alimentazione rifiuto e temperature camere di combustione).
Si fa presente che in mancanza di tali indicazioni il gestore provvede di propria iniziativa a mantenere la marcia dei forni (e.g. l’anomalia del 12.12.2012 è durata per circa 7 gg):
- utilizzando dati forniti da strumenti guasti;
- non fornendo indicazioni di merito sulla natura dei guasti;
- modificando i riferimenti dei blocchi di impianto.
Visto quanto sopra si sottolinea la rilevanza della questione ma anche l’impossibilità, per questo Dipartimento, in assenza di chiare prescrizioni autorizzative, di valutare le comunicazioni del gestore”;
cui hanno fatto seguito la risposta di S.E. (all.93) e soprattutto quella della Provincia (all.94), la quale ammette esplicitamente che la “Procedura Gestione Dati Impianto”, pur essendo espressamente indicata al punto 6.2.1. pag.68 quale parte integrante, non è mai stata inserita nel del Manuale SMCE per......mero disguido (sic !) e pertanto non è mai stata approvata dalla Provincia !! “
In poche parole il Gestore, in caso di assenza di misure per guasti-amomalie, applica una Procedura illegittima, mai autorizzata e neppure mai conosciuta nè esaminata dalla Provincia e dall’ARPAT !!!