Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

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Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
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giovedì 3 febbraio 2022

Italia Nostra (Sezione di Firenze e sezioni del Consiglio Regionale Toscano) sottoscrivono il comunicato del Gruppo Intervento Giuridico sugli 800 miliardi di euro del Next Generation Eu

 

La Regione Toscana che cos’ha capito del Next Generation Eu?

Il Next Generation EU, strumento europeo temporaneo per la ripresa (da oltre 800 miliardi di euro), “contribuirà a riparare i danni economici e sociali immediati causati dalla pandemia di coronavirus per creare un’Europa post COVID – più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future.

È opportuno ricordare che, proprio per rispettare tali obiettivi, il relativo strumento di attuazione concreta nazionale, il Piano nazionale di ripresa e di resilienza (PNRR) si articola, come sappiamo, in sei aree “tematiche” strutturali d’intervento: 1.Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo 2. Rivoluzione verde e transizione ecologica 3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile 4. Istruzione e Ricerca 5. Inclusione e Coesione 6. Salute.

Ed ecco che, nell’autentica interpretazione dello spirito del PNRR (!), puntualissima, si affaccia nel Consiglio Regionale della Toscana, presentata da 16 consiglieri della maggioranza (Pd e Italia Viva), una proposta di legge definita da molti – come non concordare? – “aberrante” ed “eversiva”. In modo spudorato (sicuramente intrinsecamente illogico), si appella proprio alla finalità del PNRR che, letteralmente e in modo filologicamente corretto, viene definito nel testo della stessa un “percorso di transizione ecologica e ambientale maggiormente solidale e sostenibile”.

Si tratta della proposta di legge regionale n. 92, presentata il 7 dicembre 2021.

Teniamo a mente le 4 parole-chiave: ecologico, ambientale, sostenibile e solidale.

Dunque, per permettere l’esecuzione del PNRR cosa propongono?

Un ulteriore assalto, il più ferale, alla legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio, voluta dall’allora Assessore regionale dell’urbanistica Anna Marson, da sempre maldigerita, osteggiata e criticata da certe categorie professionali e da certi apparati politici a queste categorie professionali particolarmente sensibili.

La proposta di legge del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e della sua maggioranza ritiene infatti opportuno “procedere ad uno snellimento delle tempistiche che caratterizzano le ordinarie procedure amministrative legate al governo del territorio”.

Con il comma 1 dell’art. 1, si dettaglia che “ [il progetto o lo studio di fattibilità] possa costituire, qualora incida sull’assetto del territorio, variante automatica agli strumenti della pianificazione territoriale o urbanistica”. In barba a trasparenza e partecipazione, alla faccia delle ben note competenze statali in materia di paesaggio/ambiente e ai discendenti obblighi di copianificazione paesaggistica, più volte ribaditi dalla giurisprudenza costituzionale, nponchè in barba (comma 5) al consumo zero del territorio, prevedendosi anche “nuovo impegno di suolo non edificato fuori dal perimetro urbanizzato”.

E si conclude, con un avvitamento logico che farebbe ridere se non fosse tragico: “In coerenza con il disegno e con le finalità dell’art.1, viene inoltre prevista, all’art. 2, l’esclusione di tali varianti dal campo di applicazione della L.R. 10/2010, contenente disposizioni in materia di VAS e di VIA”; e noi aggiungiamo anche: di AIA (autorizzazione integrata ambientale) e AUA (autorizzazione unica ambientale).

In un colpo solo, la proposta di legge azzera tutte le procedure di verifica ambientale previste dalla legislazione vigente, e, soprattutto, degli obblighi discendenti dalla normativa comunitaria, ivi compresi gli strumenti di partecipazione (il sindaco assume un potere assoluto) al governo del territorio e di controllo ambientale.

Rivoluzione verde o riverniciatura di verde sulle ormai solite operazioni di sfascio del territorio?

Torna alla mente il tanto sbandierato (all’epoca renziana) decreto “Sblocca Italia”, subito ribattezzato “Sblocca cemento”, un autentico incentivo alla dissipazione del territorio, o anche le deregulation di Tremonti e Lunardi, in spregio all’articolo 9 della Costituzione e alle molte sentenze della Consulta e della Cassazione preoccupate della tutela dell’interesse pubblico.

Se questa proposta di legge prevede, come di fatto prevede, l’eliminazione di procedure discendenti da norma comunitaria e norma nazionale attuativa (V.I.A., V.A.S., ecc.) e il Consiglio regionale la approverà in tali termini, senz’altro invieremo istanza al Governo perché proceda a impugnare tale legge davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia di ambiente (art. 127 cost.), analogamente a quanto recentemente fatto (17 gennaio 2022) avverso la legge regionale taglia-boschi (la legge regionale Toscana 28 dicembre 2021, n. 52 “Disposizioni in materia di tagli colturali. Modifiche alla l.r. 39/2000”).

p. Gruppo d’Intervento Giuridico odv

Stefano Deliperi

ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com 

FONTE ARTICOLO https://italianostrafirenze.wordpress.com/2022/02/03/italia-nostra-sezione-di-firenze-e-sezioni-del-consiglio-regionale-toscano-sottoscrivono-il-comunicato-del-gruppo-intervento-giuridico-sugli-800-miliardi-di-euro-del-next-generation-eu/

lunedì 12 ottobre 2020

ABBIAMO VINTO CONTRO LO SBLOCCA ITALIA !

  COMUNICATO STAMPA del 6 ottobre 2020

ABBIAMO VINTO CONTRO LO SBLOCCA ITALIA!

LA SENTENZA FINALE DEL TAR LAZIO ANNULLA IL DECRETO ATTUATIVO PER POTENZIARE O COSTRUIRE INCENERITORI.

Oggi è stata pubblicata la sentenza definitiva del TAR Lazio rispetto al ricorso contro l’articolo 35 dello Sblocca Italia da noi presentato nel dicembre 2016, che ANNULLA per mancata VAS (valutazione ambientale strategica) il decreto attuativo del 10/8/2016 e le sue nefaste previsioni!

Nonostante sia stato ribadito che resta confermato un margine di discrezionalità al governo sulla qualificazione degli inceneritori come “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale” è stato ribadito oggi anche che la stessa qualificazione deve comunque “garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana e senza recare pregiudizio all’ambiente, in particolare senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora e la fauna”.

Dopo quattro anni, l’ 8 maggio 2019 abbiamo ottenuto la sentenza della Corte di giustizia europea http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=213860&pageIndex=0&doclang=FR&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=2124633 , e dopo una serie di ripetuti rinvii da parte del TAR Lazio, oggi si è finalmente concluso il dibattimento con una sentenza che di fatto AZZERA LE PREVISIONI DI POTENZIAMENTO O DI COSTRUZIONE DI NUOVI INCENERITORI per inadempienza palese alla direttiva 2001/42/CE non avendolo sottoposto preventivamente alla obbligatoria VAS – Valutazione ambientale strategica. (il testo della sentenza: https://www.leggerifiutizero.org/wp-content/uploads/2020/10/Sentenza_tar_Lazio.pdf)

Contiamo ora che il ministro dell’ambiente ed il governo tutto dia un segnale chiaro azzerando e riscrivendo daccapo la formulazione dello stesso articolo 35 della Legge 164/2014 in quanto lo SBLOCCA ITALIA è oramai da considerarsi ILLEGITTIMO sia per l’azione popolare che ha fermato la sua attuazione che per il recentissimo recepimento della Direttiva europea 851/2008 che esclude il “recupero di energia” dai nuovi obiettivi di riciclaggio del programma di economia circolare. Aspettiamo ora di vedere rimosso per via giudiziaria il principale ostacolo al dispiegarsi sia in Italia che in Europa di una vera “economia circolare” basata sul “riuso-riciclo-recupero di materia”, dato che l’incenerimento distrugge materia per recuperare una bassa quantità di energia, pagata salatissima tuttora dagli incentivi pubblici del GSE a fondo perduto.

Secondo importantissimo risultato di questa sentenza del TAR Lazio n. 10088/2020 è che il nostro Movimento ha ottenuto di fatto la LEGITTIMAZIONE ad agire contro atti e normative statali al pari di altre associazioni nazionali, che spesso non esercitano affatto le proprie prerogative in merito.

Roma 06-10-2020

il presidente del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare








Obsoleti, inquinanti, costosi. Si mette male, per gli inceneritori!

 


Articolo tratto da "TERA e AQUA" di Ottobre/Novembre 2020
Consultabile QUI
Bimestrale dell’Ecoistituto del Veneto Alex Langer, aderente al Forum Veneto Ambiente, 
Salute e Solidarietà
Redazione: viale Venezia, 7 - Mestre tel/fax 041.935.666

mercoledì 7 ottobre 2020

Tar Lazio: ricadute positive anche per l'inceneritore di CASE PASSERINI!!!!!

 Piana Fiorentina, 06 Ottobre 2020 ore 16:25

Il Comune di Sesto Fiorentino esulta per la sentenza del Tar del Lazio che accoglie il ricorso contro Case Passerini: l'inceneritore, adesso, non può più essere ritenuto "strategico".


Decisione arrivata in giornata, martedì 6 ottobre 2020, che ridisegna il sistema di incenerimento della piana fiorentina: accolto il ricorso presentato dal Comune di Sesto Fiorentino contro il Dpcm del 10 agosto 2016.

“Case Passerini” non è più strategico

Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso del Comune di Sesto Fiorentino contro il Dpcm del 10 agosto 2016, attuativo dello “Sblocca Italia”, che qualificava l’inceneritore di “Case Passerini” come strategico.

Accogliendo il ricorso, i giudici amministrativi hanno dichiarato l’annullamento della parte del decreto in cui viene individuato il fabbisogno nazionale degli impianti di incenerimento (tra cui quello di Case Passerini), qualificandoli come strategici, in quanto adottato in assoluta mancanza di VAS.

“Ancora una volta la giustizia amministrativa è stata chiamata a sanare l’ennesima forzatura tentata da chi, a tutti i costi, voleva imporre un’opera inutile e dannosa al nostro territorio – afferma il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi – Anche a distanza di tempo continua a trovare conferma la bontà delle nostre posizioni, contrarie nel merito e nel metodo. Per opere così impattanti non si può pensare di agire per decreto, come fece l’allora Governo Renzi, scavalcando Enti locali e comunità”.

FONTE ARTICOLO https://primafirenze.it/cronaca/tar-lazio-ragione-comune-sesto-fiorentino-case-passerini/?fbclid=IwAR0_fp_MwUMNCXj35mwxfZ_JOA9j8hl6DQAw0KxU24BR-I0mMkLgnFz1HYY

Vedi post precedente: 

Sentenza del TAR Lazio sull'Art. 35 dello sblocca italia.....lo ricordate?? BOCCIATO! 😊

 Dell'art 35 dello SBLOCCA ITALIA, che si soffermava a legiferare sugli inceneritori (presenti e futuri), prima si era espressa la Corte di Giustizia Europea (chiamata in causa proprio dal TAR LAZIO).

Adesso il TAR Lazio ha definitivamente emesso il suo giudizio, che in sintesi:

1- pur dichiarando che niente osta al fatto che nel Decreto attuativo dello Sblocca Italia, di preciso all'art. 35, si definissero gli impianti di incenerimento dei rifiuti (e solo questi impianti nell'ambito della gestione dei rifiuti, non tutti gli altri) come infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale” (tanto che alcuni, furono anche presidiati dall'esercito per evitare che le persone potessero manifestare pacificamente), purché tale normativa fosse comunque compatibile con le altre disposizioni delle direttiva che prevedono obblighi più specifici in materia di gestione dei rifiuti e senza per questo abdicare al principio di “gerarchia dei rifiuti”.

2- il fatto che il governo decidesse la capacità di trattamento (da ampliare per gli impianti esistenti, ma anche per i nuovi) e le modifiche delle autorizzazioni in essere, cambiando la sigla dell'attività svolta, da Smaltimento a Terra (D10), a recupero Energetico (R1) solo con un articolo........ secondo la tesi della Corte UE, sposata poi dal TAR Lazio, è esplicitamente da considerarsi un atto di PIANIFICAZIONE STATALE inmateria di gestione dei rifiuti. Come tale, deve essere sottoposto alle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (che ricordiamo si attua su "piani e programmi" e non sui singoli progetti - come le spiegazioni dei ministeri del decreto sblocca italia volevano sottintendere!). Cosa che non fu fatta!

3- La Corte e il TAR del Lazio, ribadiscono anche il fatto che se le motivazioni addotte a sostegno dell'allora "sblocca Italia" e in particolare l'art. 35, erano quelle che si doveva aumentare le capacità di funzionamento dei vari impianti di incenerimento per consentire di arrivare a coprire il fabbisogno di trattamento a livello statale......autorizzava anche a DUBITARE della sufficienza delle VALUTAZIONI precedentemente effettuate ai fini autorizzativi per la messa in funzione degli stessi. Valutazioni come la VIA e l' AIA (Valutazione di Impatto Ambientale e Autorizzazione Integrata Ambientale).

Il TAR si è espresso con SENTENZA N. 10088/2020 REG.PROV.COLL. N. 14990/2016 REG.RIC

ANNULLANDO, di fatto, l'art. 35 nella parte in cui doveva essere sottoposto a VAS (ovvero sulle capacità e le denominazioni/autorizzazioni di tali impianti).


Scarica anche uno dei documenti a sostegno del ricorso, ripresi nelle motivazioni della sentenza, relativo alle osservazioni Marco Caldiroli, presidente Nazionale di Medicina Democratica. A questo LINK https://drive.google.com/file/d/1qC3pdxumXOH65LWYqAZ7qGKWcVPGVMKl/view?usp=sharing 

ALTRI ARTICOLI SU QUESTO TEMA:

Approfondimento sui temi della sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’8 maggio 2019

Rifiuti: Corte di Giustizia Europea ferma inceneritori, anche in Abruzzo


giovedì 17 settembre 2020

SULLA V.I.A. PER LA LINEA 3.2.1 IL COMUNE GIOCA A NASCONDINO. NEL FRATTEMPO CI INDEBITA.

 di Paolo Celebre 

C’è un legame tra le polemiche sull’emendamento “Sblocca stadi”, appena diventato legge in Parlamento, che permetterebbe la demolizione di gran parte dello stadio di Pier Luigi Nervi al Campo di Marte, e l’iter amministrativo per verificare se sia necessaria una procedura di VIA per il progetto della Linea 3.2.1 per Bagno a Ripoli. 

Le due vicende hanno in comune il pressing sulla Soprintendenza, da tempo messa sotto scacco da diversi ambienti politici. Destituendo gli uffici periferici del Ministero dei Beni Culturali a favore del Comune per ciò che riguarda gli impianti sportivi (compresi quelli individuati come beni da tutelare) si è un bel pezzo avanti nel liberarsi anche delle obiezioni avanzate (e finora mantenute) dal Soprintendente Pessina sul passaggio della tramvia lungo i Viali, sui Lungarni e nel piano di Ripoli. 

Lo scorso 24 luglio, a 8 mesi dalla loro presentazione, il Comune di Firenze ha risposto alle 19 osservazioni avanzate dai cittadini nell’ambito della procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. sul progetto “Sistema Tramviario Fiorentino – Realizzazione della Linea 3 II Lotto: Tratta Libertà – Bagno a Ripoli (Linea 3.2.1)”. Tra queste anche quella di Italia Nostra, Coordinamento ferma tramvie e vari cittadini in relazione alla quale daremo conto di alcune controdeduzioni del Comune. 

La procedura comprendeva anche i contributi di 9 soggetti competenti in materia ambientale (ARPAT, Soprintendenza, Regione Toscana, Direzione Ambiente, ecc). A seguito di richiesta di integrazioni da parte di alcuni di questi e di una successiva sospensione dei termini, si era giunti al 4.5.20 quando, per via dell’emergenza Covid-19, il termine per la presentazione delle integrazioni venne prorogato al 26.7.20. Le risposte consultabili sul sito ufficiale del Comune di Firenze alla pagina Territorio – Ambiente, consistono in 650 pagine di relazioni e decine di tavole, senza alcuna sintesi esplicativa. 

Sempre secondo il sito del Comune, “in data 28.07.2020 sono stati richiesti i contributi tecnici istruttori ai soggetti competenti in materia ambientale sulle integrazioni”, e “La procedura si concluderà con provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA da adottarsi entro 60 gg dalla data di ricevimento delle integrazioni”. 

▪▪▪▪ 

Limitandoci qui per ragioni di spazio a commentare solo qualche risposta alla nostra osservazione, appare chiara l’indisponibilità dell’Amministrazione a replicare in maniera appropriata, dato che la confutazione si fonda su un’ estrapolazione arbitraria di singoli brani del nostro ragionamento per ribadire gli assunti del progetto. 

Ricordiamo che la nostre obiezioni non riguardavano interessi particolari, né consistevano in considerazioni generiche, attenendosi invece al merito della procedura, motivata da alcune varianti del progetto definitivo nel frattempo intervenute. 

Ciò malgrado in molti casi l’Amministrazione elude la domanda o replica riparandosi dietro argomenti banali: “così fan tutti” o “questi sono i dati che abbiamo”, senza porsi il problema della qualità e pertinenza dei modelli adottati, né di un aggiornamento dei dati, in particolare per ciò che riguarda le emissioni in atmosfera. Non diversamente vanno le cose per l’impatto acustico, per le vibrazioni o per le simulazioni del traffico. 

Per queste ultime, ad esempio, la nostra osservazione (19.3) sottolineava come l'assenza di dati riguardanti le caratteristiche socioeconomiche della popolazione, le tipologie dei posti di lavoro ed altre caratteristiche storiche rendessero aleatori i risultati delle simulazioni. A ciò si risponde che il modello gravitazionale, analogo alla legge di gravità, è ad oggi il modello più utilizzato. Ma il fatto è che quel modello, basato su matrice origine-destinazione, avrebbe bisogno proprio di quei dati per funzionare e questo il Comune, vista l’entità dell’investimento, avrebbe dovuto richiederlo. 

Inoltre i progettisti nei loro scenari non prendono adeguatamente in considerazione il traffico operativo e delle merci, definendolo “occasionale”, negandone pertanto il carattere strutturale nella vita di una città, e limitandosi a misurare i flussi nelle ore di punta, con solo qualche semplice correttivo. 

Si nega che i motocicli concorrano in modo significativo alle quote di traffico, né si considera la catena degli spostamenti che caratterizza la mobilità odierna, costituita da un mix di movimenti sistematici ed occasionali. Ai nostri dubbi circa la capacità delle linee tranviarie di ridurre del 10% il traffico privato in tutta la città si risponde con dati incoerenti, cioè con le indagini di customer satisfaction (o gradimento della clientela) svolte negli ultimi 3 anni dal gestore del tram. 

Né vi è traccia di risposta all’osservazione sugli effetti negativi che avranno sul traffico i semafori asserviti alle tranvie con conseguente aumento delle emissioni per via dell’andamento intermittente del flusso. E ci si guarda bene dal rispondere alla nostra osservazione sulla inattendibilità della simulazione proposta per il nodo critico di Piazza della Libertà. 

Infine, alla nostra osservazione (19.2.1) per la quale il Codice dell'ambiente impone di considerare per la verifica di assoggettabilità a VIA una pluralità di fattori, tra cui "territorio, suolo, acqua, aria e clima”, ma anche “beni materiali, patrimonio culturale, paesaggio”, si risponde in burocratese e si finge di ignorare che il progetto interessa una considerevole porzione del centro storico della città di Firenze. 

Alle stime di residenti del Lungarno del Tempio che rendono percepibile, in termini di volume di chioma, la grande perdita di verde pubblico prodotta dal progetto e non recuperabile a breve, il Comune oppone gli indici della densità e della superficie fogliare, attinenti a calcoli scientifici di settore che non hanno valore rappresentativo, viste le differenze incomparabili tra volumi di chioma degli alberi persi e quelli recuperati con i nuovi impianti. 

E’ la funzionalità ecologica di quel patrimonio vegetale ad essere compromessa, per non parlare del valore estetico e paesaggistico, minacciato da un progetto di riqualificazione dei filari dei Viali e dalla realizzazione della Linea 3.2.1 per una " ridefinizione del verde in termini di alberi, arbusti e aiuole" (pag 263). 

Né hanno valore rappresentativo le tabelle con gli abbattimenti complessivi, aggiornate e revisionate a pag. 253, giacché siamo alla terza variante dei dati numerici presentati alla cittadinanza, rivelando totale incertezza sul bilancio abbattimenti - nuovi impianti. 

Riguardo al verde c’è solo da prendere in parola l’esperto interpellato dal Comune il quale nel Parere Tecnico del Progetto afferma che la risposta delle alberature agli stress indotti da scavi ravvicinati “non può essere determinata in modo certo a priori” e che devono essere considerati gli effetti indotti sulle piante, oltre ai danni diretti, sul medio-lungo periodo. 

Per capire l’accuratezza con cui si sono svolti finora i lavori in caso di interferenze con le radici arboree c’è solo da ricordare l’abbattimento di due grandi cedri del Libano nel giardino di Villa Vittoria in via Valfonda e di due magnolie di piazza Vieusseux, come effetti non previsti dei cantieri. 

Il catalogo dei trucchi nelle controdeduzioni del Comune potrebbe proseguire. 

Per ciò che riguarda le risposte date ai 9 Enti coinvolti per le questioni ambientali, ci limitiamo qui a ricordare l’interlocuzione con la Soprintendenza BAP, coinvolta nella procedura relativamente ai saggi archeologici nella tratta Pecori-Giraldi/Bagno a Ripoli e per gli ulteriori approfondimenti sul nuovo Ponte sull’Arno. Come è noto infatti l’Ufficio è contrario all’utilizzazione del Ponte da Verrazzano per il passaggio del tram, proponendo in alternativa un ponte apposito, come nel caso della Linea 1 alle Cascine. 

Il parere del Soprintendente poi pesa nella Conferenza dei Servizi (ancora aperta) relativamente a 5 problemi: la riduzione delle dimensioni delle pensiline di fermata, lo spostamento della fermata Matteotti al fine di risparmiare il maggior numero di alberi, la sistemazione di piazza Beccaria, un maggior coordinamento degli arredi di fermata e l’eliminazione della rete aerea in corrispondenza della Cappella del Crocifisso del Lume nel piano di Ripoli. 

Ricordiamo che sia l’ARPAT, (Agenzia Regionale per l’Ambiente e il Territorio), che la Soprintendenza hanno chiesto che si effettui uno Studio di Impatto Ambientale per la Linea 3.2.1

 ▪▪▪▪ 

Appare quindi pregiudiziale l’esclusione a priori di quella procedura per un progetto di tale portata strategica. Il programma complessivo delle tramvie, avviato da più di venti anni, avrà alla fine un costo complessivo di circa 2 miliardi di euro e modificherà irreversibilmente la mobilità, la viabilità primaria e lo spazio pubblico di Firenze, compreso quello del Centro storico. Esso cambierà i valori fondiari ed immobiliari di interi quadranti urbani, incidendo sul tessuto commerciale e sulla composizione demografica e sociale. Indurrà anche pericolosi fenomeni di saldatura tra centri abitati in zone di frangia, consumando prezioso suolo naturale. 

Eppure, grazie al frazionamento in tanti lotti ed alla politica dello stop and go e step by step, (cioè “modulare”: si fa quando e dove si può) nessuna tratta di tramvia è mai stata sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale. 

Una valutazione questa, reclamata invece dalla maggior parte dei cittadini e delle associazioni che hanno presentato le osservazioni, i quali come minimo, avrebbero preteso che si considerassero onestamente i ragionevoli dubbi avanzati, avviando la procedura di VIA per questa grande opera; né più, né meno. Ma l’Amministrazione ha preferito voltare la faccia dall’altra parte. E’ questo il futuro “green” che il Comune sta preparando? 

Chiunque può capire la qualità infima del progetto osservando l’angolo acuto con cui il “Sirio” affronterà la curva Colombo/Ponte da Verrazzano (per di più in pendenza). O leggendo nelle risposte come si vogliano mantenere consistenti flussi di traffico sui Viali e si rinunci a coprire con l’erba la sede tranviaria, preparandosi presumibilmente, per lasciare spazio alle corsie, a sacrificare un bel numero di alberi. 

Il dettaglio della Linea 3.2.1 per l’attraversamento dell’Arno sul Ponte da Verrazzano. 

Ma c’è di più, perché il Covid-19 nel frattempo ha cambiato tutto

Firenze – annuncia il sindaco della Città Metropolitana Nardella – ha 120 progetti da inserire nel Recovery Plan (il Piano di ripresa europeo) per un valore di 2,5 Mld. Nell’elenco ci sono i finanziamenti per le nuove linee del tram (Piazza Libertà-Bagno a Ripoli, Piazza della LibertàRovezzano, Aeroporto-Sesto Fiorentino, Leopolda-Piagge-S.Donnino). 

E subito dopo ecco la vera notizia: si rinuncerà ad “estendere” il project financing come fatto finora. I soldi del Recovery Plan servirebbero infatti ad azzerare la quota di finanza privata. In pratica si vorrebbe liberare da qualsiasi onere il privato, che manterrà la gestione (mentre è in corso un arbitrato con il Comune per 482 milioni). Ciò significa che il contraente principale del project, proprio per la netta decurtazione dei passeggeri causa Covid-19 e per il contemporaneo aumento delle spese fisse, si ritira dall’investimento. Mentre lo Stato ed il Comune si preparano ad affrontare altri debiti. 

Qualche domanda. 

Se non ci sarà più il contratto di project financing perché quella stessa società continua a portare avanti il progetto ? 

Ci sarà una gara di appalto ? 

Chi farà la V.A.C.S. la Variante al Centro Storico per Lavagnini fino a piazza S. Marco ? 

Perché il Sindaco Nardella, in una situazione così incerta, invece di cautelarsi accelera ?

FONTE: https://italianostrafirenze.wordpress.com/2020/09/17/sistema-tramviario-fiorentino-e-linea-3-2-1-un-commento-di-paolo-celebre-alle-risposte-del-comune-di-firenze-alle-osservazioni-avanzate-da-cittadini-e-associazioni-verso-la-procedura-di-verifica/

mercoledì 19 agosto 2020

di Tomaso Montanari - Ripartire all’insegna del cemento?

C come coronavirus: o come cemento? Vuoi vedere che – dopo aver toccato con mano cosa potrebbero essere le nostre città, il nostro Paese, il nostro pianeta se solo allentassimo un poco la morsa del dominio (dis)umano – la nostra prima reazione sarà rovesciare su quella povera natura appena risvegliata una colata di cemento? Sembra questa la strada annunciata in Senato dal presidente del Consiglio evocando «un iter semplificato su un elenco di opere strategiche con poteri derogatori» che fa il paio con la richiesta ultimativa di Renzi di «un piano shock per grandi infrastrutture e cantieri».

Una delle pessime conseguenze della pessima metafora del «siamo in guerra» è che immaginiamo una ripartenza come quella dei Trenta Gloriosi: i tre decenni che andarono dal 1945 al 1973, splendidi per l’economia e letali per l’ambiente.

Possibile non essere capaci di immaginare una ricostruzione che non sia all’insegna del mattone? Perché nessuna forza politica, in queste settimane, ha proposto di ritirare su l’economia nazionale con un mega-piano neokeynesiano di messa in sicurezza del suolo italiano? Sanare il dissesto idrogeologico, sradicare il cemento abusivo, manutenere corsi d’acqua, litorali e boschi. E poi l’enorme capitolo della prevenzione antisismica. Tutti capitoli di spesa per i quali non c’erano mai soldi. Come per la ricerca: oggi tutti si chiedono perché non riusciamo ad avere pronto un vaccino, ma pochissimi ricordano che solo pochi mesi fa si è dimesso il ministro della ricerca, Lorenzo Fioramonti, proprio perché i soldi per la ricerca non c’erano.

E invece niente: cemento, cemento e ancora cemento. In Sardegna, in piena emergenza, la giunta regionale approva (e dieci giorni dopo ritira, travolta dalle critiche) la costruzione di un resort di 8340 metri cubi sul mare, accanto a un nuraghe. «Dovevamo aspettarcelo – ha commentato Sandro Roggio –. Il sentimento della destra sarda (più edilizia = più turisti) era esibito in campagna elettorale. E incoraggiato dallo smarrimento del centrosinistra isolano a guida PD, in gran parte ostile alle norme di tutela paesaggistica del 2006, e fautore di norme (un po’ meno peggio?) che hanno aperto la strada al sempre peggio». Questo è il punto: di fronte alla speculazione edilizia non c’è destra e non c’è sinistra, c’è il partito unico del cemento.

Anche la Toscana un tempo rossa appare oggi color grigio cemento. Il 23 marzo, già in piena pandemia, la Regione pubblica il progetto per un mega-impianto eolico sul crinale dell’Appennino, tra Vicchio e Dicomano, in Mugello: inizia quindi il conto alla rovescia di 60 giorni in cui cittadini e associazioni ambientaliste, tutti reclusi in quarantena, dovrebbero presentare le osservazioni. Di fronte all’indisponibilità del Governo regionale a incontrarli, i comitati dei cittadini hanno scritto: «Possiamo solo sperare che abbiate preso visione dei tanti documenti che dimostrano, dati alla mano, che questo tipo di impianti non risolvono nemmeno in minima parte la difficoltà energetica del paese, e anzi, sottraggono risorse e finanze pubbliche che potrebbero essere investite per migliorare la qualità di vita di un territorio già provato e disagiato come il nostro». Destino vuole che proprio a Dicomano sia la RSA su cui la Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta per i quindici anziani morti per coronavirus: quasi ci volesse ricordare che ben altra è la cura di cui abbiamo bisogno. Non nuovo cemento sui crinali, ma nuova umanità nell’accudimento dei più fragili.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare, perché non solo il virus non ferma le betoniere, ma rischia appunto di farle girare più veloci. Di fronte al crollo del ponte di Aulla, Matteo Renzi non invoca la manutenzione, o la ricerca delle responsabilità, ma il suo chiodo fisso, lo Sblocca Italia: «Se non ci mettiamo SUBITO a lavorare sui cantieri con il piano shock ‒ presentato ormai da molti mesi ‒ ogni anno andrà peggio. E se non lo facciamo in questa fase di crisi vuol dire che ci vogliamo del male. Apriamo questi benedetti cantieri, subito». Le bozze che girano di quel piano sono davvero da shock: ambientale. Vi si legge, per esempio: «In ogni caso tutti i commissari di cui al presente decreto possono anche esercitare, qualora ne ricorrano le condizioni di urgenza e necessità, i seguenti poteri: in caso di motivato dissenso espresso da un’amministrazione preposta alla tutela ambientale paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la decisione […] è rimessa alla decisione del Commissario che si pronuncia entro 15 giorni, previa intesa con la Regione o le Regioni interessate». È il sogno proibito condiviso dai due Mattei (Renzi e Salvini), e da loro più volte esplicitamente ammesso: ridurre al silenzio le soprintendenze, cioè l’esausta magistratura del nostro territorio. Potrebbe mai passare una legge del genere in questo Parlamento? L’intervista concessa, qualche settimana fa, al Fatto Quotidiano dal viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri non lascia molti dubbi. All’obiezione: «Voi del M5S siete sempre stati contrari alle grandi opere, e ora volete facilitarle», lo sventurato risponde: «Di fronte a un contesto politico e a un quadro economico totalmente diverso da qualche anno fa, è necessario cambiare l’agenda politica. La priorità adesso è creare lavoro, usando soldi pronti ma fermi». Come dire che ora non possiamo permetterci il lusso di mantenere gli impegni, di rispettare gli ideali, grazie ai quali si è arrivati al potere.

Viene da pensare che ci sia una maledetta linea d’ombra, nella vita pubblica italiana. Quella linea è l’elezione a una carica pubblica: quando la varca, il cittadino subisce una mutazione radicale nel linguaggio, nell’etica, nella scala delle priorità. Perfino nella logica. Non è più un cittadino, ormai: diventa il pezzo di un Potere immutabilmente uguale a se stesso, chiunque lo incarni. E a quel punto, niente: non c’è più modo nemmeno di intendersi con chi è rimasto di là, tra i cittadini comuni. E così, dopo tanti chiari segnali (si pensi alla ferita sanguinante dello Stadio della Roma, e all’incredibile testacoda sul TAV) anche i Cinque Stelle al potere hanno varcato la linea d’ombra. E si sono trovati così in compagnia di destra e sinistra. Un simbolo di questa continuità perfetta è stata la figura di Maurizio Lupi: assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano del Comune di Milano nella giunta di Gabriele Albertini e poi ministro delle Infrastrutture dei governi Letta e Renzi. La linea Lupi è quella della Legge Obiettivo di Berlusconi del 2001 che resuscita, peggiorata, nello Sblocca Italia di Renzi (e Lupi, appunto) nel 2014. Il motto delle due leggi era lo stesso: «padroni in casa propria». Parole che volevano solleticare i cittadini, ma che di fatto descrivevano perfettamente le figure di amministratori che si sentono padroni del territorio solo per svenderlo a interessi particolari. Insomma, pare proprio che nemmeno la pandemia abbia la forza di cancellare quella linea d’ombra.

Dobbiamo continuare a seppellirci vivi nel degrado «che qualcuno, neanche a dirlo, / vorrebbe ulteriormente perpetrare con la solita / accoppiata di cemento e asfalto: / con quel grigio da modernariato, / unico colore che il potere / riesce a immaginare». Sono versi di Franco Marcoaldi: drammaticamente più lucidi di ogni analisi politica.

FONTE: https://volerelaluna.it/dopo-il-virus/2020/05/22/ripartire-allinsegna-del-cemento/

martedì 20 novembre 2018

APPELLO AL MINISTRO COSTA

APPELLO AL MINISTRO COSTA AFFINCHÉ’ REVOCHI L’ARTICOLO 35 VOLUTO DA RENZI CHE AVREBBE DOVUTO ACCELERARE LA COSTRUZIONE DI NUOVI INCENERITORI. ORA PIU’ CHE MAI E’ IL MOMENTO DI ABROGARE QUESTO ANACRONISTICO ASSIST ALL’INDUSTRIA SPORCA…CHE IN MOLTI CON SALVINI VORREBBERO RILANCIARE NELL’EPOCA DELLA ECONOMIA CIRCOLARE.

19 Nov, 2018

Introduco, rappresentando in questo “solo” il punto di vista di Zero Waste Italy questa lettera-appello contro l’articolo 35 firmato da TUTTE LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE NAZIONALI. Non è casuale che questo appello avvenga “nel fuoco” della attuale polemica politica che sta facendo vacillare il Governo opponendo Salvini che rivendica un inceneritore per provincia magnificando la “termovalorizzazione” e il movimento 5 stelle che in questo, giustamente (e forse in modo troppo timido), fa appello al riciclo, alla economia circolare e al superamento degli inceneritori”.
E’ falso anche per la Campania (che tra l’altro a livello regionale sta facendo registrare quote di RD superiori al 50%) e a molte regioni italiane e non solo del sud invocare gli inceneritori (a mo’ di Bassolino!). 
Certo, il problema della TERRA DEI FUOCHI e drammatico ma esso semmai risponde a logiche di smaltimenti abusivi derivanti da produzioni clandestine di rifiuti speciali illegali e purtroppo diffuse contro le quali SOLO LA MASSIMIZZAZIONE DELLA VIGILANZA POPOLARE possono dire stop a partire proprio dalla diffusione capillare delle buone pratiche Rifiuti zero che poggiano sul totale coinvolgimento delle comunità locali campane.
Molte città come Avellino, Benevento, Salerno stanno dimostrando che le comunità meridionali sono in grado altrettanto di quelle del nord e del centro di fare la propria parte strappando alla criminalità l’egemonia sui territori favorita da decenni di discariche, dalla stessa vicenda delle ecoballe e degli STIR di Bassoliniana memoria e dagli SMALTIMENTI PROVENIENTI DAL NORD.
Vogliamo ricordare al “populista” Salvini che GLI INCENERITORI SONO IMPOPOLARI ed anacronistici se davvero si vogliono trasformare gli scarti da problema a risorsa.
SU QUESTO PUNTO ZERO WASTE ITALY che sostiene dall’inizio del 2000 le battaglie contro l’incenerimento e per promuovere le esperienze virtuose di Rifiuti Zero NON TORNERÀ’ INDIETRO sfidando sul campo eventuali “messaggi muscolari”.
Ovviamente sempre disposti a collaborare per forme condivise di governance dal basso con le comunità, i comuni, i territori.
Ai 5 stelle chiediamo oltre alla coerenza, almeno in questo, di attuare normative che chiudendo con il “rambismo” dell’incenerimento non solo abroghino l’articolo 35 ma soprattutto promuovano una vera politica di CENTRALITÀ’ delle questioni ambientali, un piano nazionale del riciclo e della riparazione-riuso, la reintroduzione del vuoto a rendere ed un green public procurement che al di fuori di orpelli retorici promuova davvero un mercato che provengono dalla rigenerazione dei materiali.
ANCORA UNA VOLTA LA QUESTIONE INCENERITORI O RIFIUTI ZERO DIVIENE CENTRALE NEGLI SCENARI POLITICI.
Noi ci siamo facendo risaltare tutto il nostro afflato di civismo radicale e propositivo.
Rossano Ercolini,
Presidente di zero Waste Italy 
e vincitore del Goldman Prize 2013

Campagna #SbloccaItaliagameover Comuni e Comunità contro gli inceneritori. L'Economia Circolare parte dai territori. COMUNICATO STAMPA

“Incenerire i rifiuti urbani per evitare i roghi tossici”, ovvero come trovare un espediente per favorire la lobby tra multiutility e politica, evirare “il cambiamento” e tenere in piedi lo “Sblocca Italia” di Renzi.

Ancora una volta ci troviamo a contrastare la logica perversa di chi utilizzando espedienti come “fermiamo i roghi tossici”, che sono sempre alimentati da rifiuti industriali e non dai rifiuti urbani, cerca di alimentare il business della lobby dei rifiuti mascherandolo da “soluzione” magari insieme ad una fasulla “crescita economica ed aumento del PIL”.
Un governo costruito “senza ideali” ma con una sorta di “compromesso contrattato” in cui per la Lega ancorata al centro-destra l’ambiente e la salute pubblica vengono dopo gli interessi delle lobby inceneritoriste, nonostante sia oramai assodato da centinaia di studi scientifici il nesso causa-effetto tra la presenza di inceneritori e l’insorgenza di patologie cancerogene e mutagene di vario tipo, come accerta Arpa e CNR ultimamente.
http://www.arpa.piemonte.it/news/concluso-lo-studio-epidemiologico-arpa-sullinceneritore-di-vercelli
http://www.ambiente.comune.pisa.it/DatiArcGISServer/SiteRefDoc/PDF/SaluteUmana/
Epidemiologico/2017/rapporto_di_sintesi_studioPisa_18jul2017.pdf
Si spendono ancora infondate dichiarazioni in merito alla “necessità di evitare una procedura di infrazione dalla U.E.”, dato che l’Italia ha ancora un elevato ricorso alle discariche e si spaccia come “soluzione alternativa” alle discariche la costruzione di inceneritori specie al Centro-Sud, senza chiarire che ogni inceneritore ha bisogno di una grande discarica di servizio in cui smaltire gli scarti di lavorazione e le ceneri tossiche pari ad oltre il 70-75%!!!
L’inceneritore è l’anello intermedio di una catena industriale tossica, che parte dal persistere di città ad esempio come Roma, Bari e Palermo che ancora producono in maggioranza “rifiuto non differenziato” raccolto con i cassonetti stradali da cui si estrae attraverso una selezione meccanica circa il 25-30% di plastica/carta da incenerire che è il “combustibile” Cdr/Css.
Quindi non solo l’incenerimento non evita il ricorso a discarica, essendo indispensabile averla, ma ha necessità che la raccolta differenziata non avanzi oltre il 40-45% limite oltre il quale avrebbe enormi problemi a reperire la “materia prima” cioè i “rifiuti non differenziati”, salvo importarli da altre regioni.
Stiamo quindi parlando di una “soluzione illegale”, dal momento che la legge italiana (D.Lgs. 152/2006) ha stabilito da anni che il “limite minimo” di raccolta differenziata dal 2012 è già quel 65% che ancora tante città grandi – medie e piccole di Italia non hanno mai raggiunto e che
ora dovrebbe essere sanzionato!!
Stiamo parlando di una scelta che andrebbe contro l’attuazione dell’Economia Circolare e le
stesse Direttive europee già in vigore dal 2008 oltre quelle ancora più incisive del 30 maggio
u.s.
, che ovviamente sono basate sulla Riduzione – Riutilizzo – Riciclaggio – Recupero di materia
.... e lasciano il Recupero di energia (incenerimento e biogas/biometano) di fatto come una
pratica di pre-smaltimento finale di quanto non è possibile “rimettere in circolarità” quanto
viene distrutto con la combustione.

La soluzione ha questa “bagarre governativa” ed ad una possibile “procedura di infrazione
dalla U.E.” è il ritiro del Decreto attuativo dello Sblocca Italia (DPCM 10-8-2016) e l’avvio di
una Legge che imponesse e finanziasse l’introduzione della raccolta domiciliare dappertutto e
la realizzazione degli impianti di riciclaggio degli imballaggi e di compostaggio aerobico
dell’organico.
Ma dato che questo governo ed il suo ministro all’ambiente non hanno mai dato alcun segnale
sul ritiro del Decreto Sblocca Italia, salvo poi fare svariate dichiarazioni “contro gli inceneritori”, contiamo che a breve la questione sarà risolta dalla Corte di giustizia europea di
Lussemburgo.

Infatti a seguito del nostro ricorso nel 2016 per il netto contrasto tra le Direttive europee ed il
decreto attuativo dell'art. 35 dello Sblocca Italia, il TAR Lazio ha rilevato diverse gravi
incoerenze ed emesso l'ordinanza n. 04574 del 24 aprile 2018 che ha rinviato su tre quesiti
specifici il giudizio di merito alla Corte di Giustizia Europea a Lussemburgo.
La campagna nazionale #SbloccaItaliaGameover e la sua estensione europea #NextStepEurope
ha lo scopo sia di sostenere economicamente l'iter legale europeo del ricorso che di divulgare e
sensibilizzare cittadini, associazioni ed istituzioni sulla necessità di un concreto e radicale
cambiamento della gestione dei rifiuti verso una vera economia circolare “dal basso” costruita
tra amministratori locali / organizzazioni civiche / aziende virtuose in attuazione dei principi
della Direttiva n. 851/2018/CE.

Tutte le informazioni per sostenere la nostra Campagna sono sul sito www.leggerifiutizero.org
Per informazioni e comunicazioni: leggerifiutizero@gmail.com

venerdì 11 maggio 2018

CASE PASSERINI: il Tar del Lazio accoglie il ricorso delle Mamme no inceneritore




SESTO FIORENTINO – 
A seguito di un ricorso presentato anche dalle Mamme no inceneritore, il Tar regionale del Lazio, ancora una volta, ha bocciato la politica del Governo in materia di rifiuti e inceneritori. 
La nuova sentenza è stata depositata dal Tar del Lazio tre giorni fa, l’8 maggio, e “con questa ordinanza – si legge in una nota – viene sospeso, per la seconda volta in pochi giorni, il giudizio contro il DPCM attuativo dell’articolo 35 (il cosiddetto Sblocca Italia) e si rimanda alla Corte di Giustizia Europea la decisione in merito. 
Il Tribunale del Lazio infatti rileva parecchi dubbi di compatibilità con le direttive europee, anche sotto il profilo del mancato rispetto dei principi di tutela ambientale e per questo accetta il nostro ricorso e rimanda la decisione finale alla Corte di Giustizia Europea. 
Con questa nuova ordinanza, il Tar regionale del Lazio rende di fatto inapplicabile l’articolo 35 dello Sblocca Italia con cui il Governo pensava di imporre la costruzione di 8 nuovi inceneritori in Italia (tra cui quello di Firenze)”.

martedì 8 maggio 2018

Movimento Legge Rifiuti Zero per l'Economia Circolare


L'immagine può contenere: testo


PUBBLICHIAMO IL TESTO DELLA MOZIONE, firmata dai soggetti ricorrenti ed aderenti, consegnata il 4 maggio a rappresentanti di LeU e del M5S in chiusura della CONFERENZA STAMPA alla Camera dei deputati.

PROPOSTA DI MOZIONE AL PARLAMENTO ITALIANO ED EUROPEO
- Premesso che con l’ordinanza n. 4574/2018, del 24. 04. 2018, la I sezione del TAR Lazio ha sollevato due questioni pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con riferimento al c. d. “Decreto Sblocca Italia”, poi convertito in Legge n. 133/2014, per quanto concerne il piano nazionale di incenerimento previsto all’art. 35 dello stesso;
- premesso che l’ordinanza in questione ha accolto completamente le richieste dei difensori delle Associazioni ambientaliste ricorrenti, evidenziando alla Corte di Lussemburgo la necessità di esprimersi su due profili di possibile incompatibilità della normativa italiana con quella europea (la prima concernente il rispetto della c. d. “gerarchia dei rifiuti”; la seconda concernente il mancato esperimento della VAS prima dell’emanazione del D.P.C.M. attuativo dello “Sblocca Italia”, da parte del Governo italiano);
- premesso che nell’ipotesi in cui la Corte di Lussemburgo dovesse esprimersi a favore delle domande delle associazioni ricorrenti, si accerterebbe il contrasto palese del Decreto “Sblocca Italia” con i principi normativi europei in materia di ambiente e l’Italia rischierebbe, a normativa vigente, di incorrere in una (nuova) procedura di infrazione per violazione della normativa europea, in materia di trattamento di rifiuti;
tutto ciò premesso, le Associazioni ricorrenti chiedono
a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, sensibili ai temi dell’ambiente e dell’economia circolare, di impegnarsi a presentare una interrogazione e/o mozione al Governo italiano, al fine di chiedere chiarimenti su come intende intervenire in questa particolare vicenda, al fine di evitare che il nostro Paese incorra in una condanna da parte della Corte di Lussemburgo;
le Associazioni ricorrenti chiedono altresì a tutte le forze politiche parlamentari che ritengono lo “Sblocca Italia” una pessima legge, non rispettosa dei principi europei in materia di tutela della salute e dell’ambiente, di impegnarsi a presentare in Parlamento – nel più breve tempo possibile – una o più proposte di legge che superino l’attuale art. 35 dello “Sblocca Italia”, con l’obiettivo di ridefinire il quadro normativo nazionale; 
in particolare, chiediamo un piano nazionale alternativo di intervento ambientale con la previsione e la realizzazione di filiere impiantistiche mirate al recupero di materia e alla produzione di materie prime secondarie nel pieno rispetto dei principi dell’economia circolare e del percorso “verso rifiuti zero” ed insieme l’estensione della eco-tassa regionale e la rinuncia ad incentivare tutti i processi di combustione per il recupero di energia dai rifiuti, oltre che la drastica riduzione della fase di smaltimento finale con ricorso a nuovi impianti di discarica;
a tale proposito ricordano che su questi argomenti è in corso di svolgimento da novembre 2017 la Campagna nazionale “Cambiamo l’Aria” con la raccolta di migliaia di firme per tre petizioni popolari al parlamento italiano, che ha raccolto già un notevole successo e che continuerà nel 2018 sino alla costituzione delle competenti commissioni parlamentare ambiente alla Camera ed al Senato;
al riguardo le Associazioni ricorrenti evidenziano inoltre come, nella precedente legislatura, sia stata depositata la proposta di legge di iniziativa popolare “Legge rifiuti Zero: per una vera società sostenibile - A.C. 1647 / 2015 - primo firmatario Massimo Piras portavoce del Movimento”, già incardinata a gennaio 2016 nella VIII° Commissione ambiente e rimasta bloccata nel suo esame http://www.camera.it/temiap/d/leg17/Am0115?social-share, che pur con gli opportuni emendamenti che proporremo in sede di ripresa in esame nella XVIII Legislatura, punta sugli stessi obiettivi;
le Associazioni ricorrenti, infine, chiedono a tutte le forze politiche che siedono nel Parlamento italiano ed europeo di impegnarsi a sostenere il ricorso pendente innanzi alla Corte di Lussemburgo e fare pressioni sul Governo italiano affinché ritiri, prima della sentenza del giudice europeo, il D.P.C.M. attuativo dello “Sblocca Italia” e si impegni a riscrivere in tempi brevi l’art. 35 dello stesso, al fine di renderlo compatibile con la normativa europea e, in particolar modo, con la “gerarchia dei rifiuti” e l’obbligo preventivo di effettuazione della VAS.

Roma 4 maggio 2018
Movimento Legge Rifiuti Zero x l’economia circolare - Massimo Piras
Verdi Ambiente Società - VAS onlus - Rodolfo Bosi
Comitato Donne 29 agosto di Acerra NA - Virginia Petrellese
Ass. Mamme Salute Ambiente di Venafro IS - Maria Antonietta Di Nardo
Ass. Rete Tutela della Valle del Sacco RM - Roberto Rosso

fonte: https://www.facebook.com/LeggeRifiutiZero/posts/2085299748153709