Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.
EVENTI 2
LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA
Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa
Il Regolamentoapprovato è un programma senza precedenti: ora al lavoro per la grande impresa di attuazione
"Rammarica la posizione contraria dell'Italia, ma i governi sono più piccoli del disegno ecologico che dobbiamo realizzare. Ora al lavoro per la grande impresa di attuazione".
"Un giorno eccezionale per la natura, le istituzioni e i cittadini europei. La Nature Restoration Law è un provvedimento che può davvero cambiare il futuro".
Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia al termine della seduta di oggi del Consiglio ambientale dell'Ue che ha definitivamente approvato la legge europea (o regolamento) per il ripristino della natura.
Quando tutto sembrava compromesso a causa della sopraggiunta opposizione dell'Ungheria, i ministri dell'Ambiente dell'Unione europea si sono espressi a favore della Restoration Law garantendo la maggioranza qualificata necessaria all'approvazione definitiva del regolamento per il ripristino degli habitat del territorio europeo. 20 i voti a favore, un astenuto e 6 voti contro, tra cui l'Italia, che ha purtroppo confermato la sua opposizione alla legge nonostante le modifiche di compromesso adottate. Si è dunque chiuso il lunghissimo iter legislativo, passato da due voti in Parlamento e dagli accordi del Trilogo (il consesso che mette assieme la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Ue), che hanno dato al regolamento la sua forma definitiva.
La nuova legge prevede il ripristino di almeno il 30% degli habitat europei minacciati entro il 2030, di almeno il 60% entro il 2040 e di almeno il 90% entro il 2050. Le opere previste dal regolamento riguarderanno zone umide, fiumi, coste, mare, praterie, boschi, ambienti agricoli, verde urbano, con un programma di ripristino della natura europea tanto imponente quanto necessario.
“Siamo di fronte a un evento davvero senza precedenti per l'opera di conservazione della biodiversità europea - dichiaraAlessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia - che apre un orizzonte di speranza concreta per la natura, il clima, il benessere delle società umane. Il ringraziamento della Lipu va ai suoi attivisti, a BirdLife International, alle istituzioni europee che hanno lavorato intensamente, ai milioni di cittadini italiani ed europei che hanno sostenuto questa azione e a tutte le associazioni ambientaliste, la cui prova di forza e intelligenza è stata decisiva anche grazie alla campagna #RestoreNature #WeAreNature.
“Questo è un giorno davvero eccezionale per la biodiversità – conclude il presidente della Lipu - Ora al lavoro per dare attuazione alla legge e nuova speranza alla natura”
Tenacia e tragedia. Moon ha viaggiato dalla Columbia Britannica alle Hawaii con una grave lesione spinale dovuta all'attacco della nave, ma non ce la farà a tornare.
Il 7 settembre, una mega balena solitaria ha viaggiato oltre la stazione di ricerca Fin Island, gestita da BC Whales, WWF-Canada e il Dipartimento Oceans and Lands di Gitga'at. Mentre il nostro drone volava sopra la testa abbiamo immediatamente riconosciuto che questa balena era stata colpita da un vascello a causa della curva "S" innaturale nella spina dorsale dalla pinna dorsale al suo caso.
La sua tragica storia è venuta completamente alla luce mesi dopo a causa degli sforzi collaborativi della Canadian Pacific Humpback Whale Collaboration (CPHC) tra cui la Marine Education & Research Society nella British Columbia, il Pacific Whale Foundation (PWF) e il database @TAG.
Il 1° dicembre il PWF ha documentato una balena la cui spina dorsale era gravemente deformata al largo della costa di Maui. Quando le immagini sono state condivise con noi, abbiamo capito subito che questa era la stessa balena, ora a più di 3.000 miglia di distanza. Fu confermato poco dopo, era Luna.
Le immagini strazianti del suo corpo contorto ci hanno agitato tutti. Probabilmente stava soffrendo considerevolmente eppure è migrata migliaia di miglia senza essere in grado di propinarsi con la coda. Il suo viaggio l'ha lasciata completamente emaciata e coperta di pidocchi di balena a testimonianza della sua condizione gravemente deprezzata. Questa è la cruda realtà dello sciopero di un vascello, e parla delle sofferenze prolungate che le balene possono sopportare dopo. Parla anche del loro istinto e della loro cultura: le balene si spingeranno per seguire modelli di comportamento.
Conosciamo Luna da molti anni. Siamo rimasti entusiasti di vederla trasmettere la tradizione di migrare tra l'alimentazione e l'allevamento al suo vitello nel 2020. Nelle sue condizioni attuali, non sopravviverà per fare il viaggio di ritorno. Non capiremo mai veramente la forza che ci è voluta per Moon per intraprendere quello che purtroppo è il suo ultimo viaggio, ma sta a noi rispettare tale tenacia all'interno di un'altra specie e riconoscere che i colpi di nave portano a una fine devastante.
Dobbiamo tutti fare ogni sforzo per garantire la sicurezza delle balene. Navi di tutte le dimensioni possono essere una minaccia: state attenti, rallentate e aspettate. Per ridurre gli scioperi delle navi incoraggiamo tutti i navigatori a conoscere le loro leggi locali e al meglio
pratiche. Per i marinai canadesi vi invitiamo a familiarizzare con le informazioni
disponibile su www.seeablowgoslow.org e per segnalare eventuali episodi di preoccupazione
Colpi di navi circostanti o intrecciamento alla linea di segnalazione degli incidenti DFO al 1-800-465-
4336, DFO. ORRR-ONS. MPO@dfompo.gc ca, o su VHF canale 16
La notizia è di queste ore e rimbalza sui siti e sui giornali svizzeri perché la richiesta era stata avanzata dal Paese Elvetico. Ma analizzati i dati e carte alla mano Strasburgo harigettatola richiesta di declassarne lo status di protezione.
Di Luca Pianesi- 29 November 2022 - 18:28
STRASBURGO. La Convenzione di Berna, riunitasi oggi a Strasburgo, ha respinto la richiesta della Svizzera di catalogare il lupo non più come specie ''rigorosamente protetta'' ma solo ''protetta''. .................................
Convenzione sulla Conservazione della Vita Selvatica e degli Habitat naturali in Europa
Obiettivi
Aperta alla firma il 19 settembre 1979, la Convenzione sulla Conservazione della Vita selvatica e degli Habitat Naturali ha come obiettivi la conservazione della flora e della fauna selvatiche e degli habitat naturali e la promozione della cooperazione fra Stati. Inoltre, essa presta particolare attenzione alle specie minacciate e vulnerabili, incluse quelle migratorie. La Convenzione include 4 allegati: specie vegetali strettamente protette (I), specie animali strettamente protette (II), specie animali protette (III), strumenti e metodi di uccisione, cattura o altro tipo di sfruttamento vietati (IV).
Adesioni - Aderiscono alla Convenzione 49 Paesi più l’Unione Europea (15 Marzo 2011).
Ratifica da parte dell'Italia - Legge 5 agosto 1981, n. 503
Ingorghi burocratici e mercanteggiamenti partitici causano continui commissariamenti e carenza di direttori. (Gian Antonio Stella)
«Scusi, a che servono i castori vivi?», chiese perplessa una dama impellicciata a uno scienziato ambientalista. E lui: «A niente, signora, come Mozart». Antonio Cederna era deliziato da quell’aneddoto. Lo citava spesso perché racchiudeva un universo intero. Per questo vale la pena di recuperarlo oggi, nel trentesimo anniversario della legge che il 6 dicembre 1991 istituì finalmente, con 120 anni di ritardo rispetto a quello di Yellowstone, i parchi nazionali italiani. Tema: a cosa servono, i parchi? Boh, risponderebbero i principali leader politici italiani se riconoscessero quanto è dimostrato dagli archivi dell’Ansa, dove non trovi a pagarle oro delle citazioni sul tema. Da destra a sinistra: dei parchi naturali pare non importi un fico secco a nessuno. L’ultimo caso? La scelta, denunciata cinque mesi fa da Federparchi, di «dirottare 80 milioni di euro del programma “Parchi per il Clima” nel fondo destinato al contenimento degli aumenti delle bollette energetiche». Dirottamento rientrato solo dopo una serie di proteste.
Eppure anche l’ultima ondata di allarmi sollevata da Cop26 a Glasgow sulla salute del pianeta ha ribadito quanto il tema tocchi tutti. E non si tratti soltanto di una difesa della bellezza, del paesaggio, della poesia di un territorio come quello italiano benedetto dalla buona sorte, ma di una questione vitale che peserà sul nostro futuro.
La stessa visione di Benedetto Croce che proprio cento anni fa illustrò il suo disegno di legge «per la tutela delle bellezze naturali» associando «lo spettacolo di acque precipitanti nell’abisso, di cime nevose, di foreste secolari e di orizzonti infiniti» alla «stessa sorgente da cui fluisce la gioia che ci pervade alla contemplazione di un quadro, all’audizione di una melodia ispirata, alla lettura di un libro fiorito di immagini e di pensieri», spiegò lo stesso Cederna, andava in qualche modo integrata. Non si trattava solo di una «carezza del suolo agli occhi» (e già sarebbe bastato) ma ancora di più: della «difesa della patria». Da proteggere anche attraverso un equilibrio corretto con la natura: un inestimabile valore ambientale, ecologico, economico, sanitario.
Passarono quarant’anni, da quella iniziale legge di tutela crociana alla prima proposta di istituire i parchi nazionali nel 1962. E altri ventinove perché il Parlamento, ancora sotto choc per l’incidente nucleare a Chernobyl (ricordate i dibattiti sulla tragedia ucraina e il basilico forse radioattivo in Liguria?) varasse finalmente, anche grazie all’irruzione di parlamentari verdi, la legge quadro di salvaguardia per una decina di nuovi parchi che si aggiungevano ai più antichi, quelli del Gran Paradiso e d’Abruzzo, creati così, senza un disegno preciso, men che meno strategico e di lunga gittata.
Troppo tardi, per tante parti preziose del nostro territorio. Lo dicono i rimpianti di Indro Montanelli nel 1966 su Punta Ala: «Chi se la ricorda prima del diluvio (di cemento)? Non si parla dei tempi in cui Berta filava. Fino a una diecina d’anni fa, sembrava destinata a restare, col suo intreccio di spiagge e di scogli, le sue pinete e i suoi “tomboli”, il cimelio e la testimonianza della Maremma dei macchiaioli, ormai tutt’intorno scomparsa. E in qualunque Paese civile a questa funzione di parco nazionale sarebbe stata adibita. Invece da Milano calarono i “valorizzatori”…» Risultato: «Una fungaia di casette e casoni».
Trent’anni dopo quella legge di cui fu il primo firmatario, Gianluigi Ceruti ricorda tutto come un passaggio storico fondamentale per la salvaguardia di tante aree del nostro Paese. «Fu un passo in avanti decisivo. Decisivo. Certo, tutti noi sognavamo che portasse a risultati ancora migliori. Penso alle perenni difficoltà sulle risorse finanziarie. Alla mancata realizzazione di tante riserve marine. A certe prepotenze dei partiti. Alle resistenze che hanno impedito anche qui, in Polesine, di dar vita al parco del Delta…». Destino comune ad altre realtà, come quella del Parco del Gennargentu, ancora oggi impantanato in un «perverso senso dell’autonomia», per dirla con gli ambientalisti del Grig, il Gruppo di intervento giuridico assai critico su come «infinite compagini governative che si sono succedute negli ultimi trent’anni hanno tenuto in considerazione i cosiddetti gioielli del Paese».
I numeri, oggi, sono questi: ventitré parchi nazionali (più lo Stelvio, spartito fra la Lombardia, l’Alto Adige e il Trentino) finanziati quest’anno con 160/170 milioni di euro (anno buono, di solito ne arrivano una settantina pari a 46 euro a ettaro!), 134 parchi istituiti dalle Regioni in costanti difficoltà finanziarie (tra cui vari «parchi di carta» che non sono assolutamente in grado di controllare e men che meno difendere il territorio da bracconieri, piromani, abusivi…) e 29 aree marine protette.
Parco nazionale dello Stelvio, i tre settori
Pochissime, rispetto quelle previste dall’Ue: ogni Stato dovrebbe tutelare entro il 2030 il 30% delle proprie acque territoriali. Per ora, spiega il Wwf, siamo al 4.53% «che si abbassa all’ 1,67% se si considerano le aree che siano effettivamente ed efficacemente gestite». Per non dire dell’instabilità dovuta agli ingorghi burocratici e ai mercanteggiamenti partitici («I parchi ormai preda della politica» è il titolo d’un capitolo dell’ultimo report Wwf) che hanno causato un totale di 77 anni di commissariamenti (tre anni per ogni parco) e la carenza di direttori: al momento, su ventitré, ne mancano nove. Una situazione complicata. Troppo spesso trascurata.
Certo, che di questi tempi i ritardi accumulati sull’energia debbano avere una priorità rispetto ad altri temi è difficile da contestare. Ma non saranno un po’ pochi, in questo roteare di fantastilioni di miliardi in arrivo con il Pnrr, quei 100 milioni che verrebbero riservati ai parchi italiani, delegati a tutelare un milione e mezzo di ettari del nostro territorio più prezioso, che ospita (lo dice il Report Fauna Selvatica a Rischio di Legambiente) «uno dei patrimoni più ricchi di biodiversità con circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa»?
Ha ragione Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia e tra i patriarchi dell’ambientalismo italiano, a rivendicare come la situazione sia «molto ma molto migliorata rispetto a quando il territorio italiano protetto era solo lo 0,6%». A maggior ragione, però, in questi tempi di deroghe a pioggia per aggirare quei vincoli che solo in parte sono riusciti a contenere i danni in un Paese come il nostro, sarebbe un peccato non custodire gelosamente e rilanciare quei parchi che trent’anni fa riuscimmo, a fatica, a fare nascere.
“’E’ stato un grande errore’, ha ammesso il presidente dell’Associazione balenieri delle isole, Olavur Sjurdarberg. Secondo i media locali, la reazione della popolazione è stata ‘di smarrimento e shock a causa del numero straordinariamente grande’ di delfini uccisi”.
Gli abitanti dell’Arcipelago sono tuttora molto legati alla ritualità della caccia ai cetacei e non hanno la minima intenzione di desistere, nonostante le dure contestazioni.
Affermano che la grindadrápfa sentire faroesi.
Una tradizione irrinunciabile.
E’ un vero e proprio massacro attuato con armi da taglio, che ogni anno vede l’uccisione di un migliaio di cetacei.
Quest’anno si sono superati, ne hanno trucidato più di 1.500.
Il precedente ignobile record era di 1.200, nel 1940.
Come la faida, come il cannibalismo rituale, come l’infibulazione, una tradizione sanguinaria della quale un Paese che si vuol definire civile potrebbe benissimo fare a meno.
Sempre più eventi estremi se entro il 2050 non si arriva a emissioni zero, mette in guardia il sesto rapporto dell'Ipcc
«Abbiamo perso il controllo» gridava qualche giorno fa Mattias Andersson, capo dei pompieri di Ornskoldsvik, mentre il fuoco divorava le foreste della Svezia a 63 gradi di latitudine nord, mezza giornata di viaggio dal Circolo Polare Artico. La frase può essere applicata al clima della Terra. Fra inondazioni in Germania e Cina, roghi in Turchia, Grecia, Italia e America, il sesto rapporto dell’Ipcc in uscita oggi può prendere il grido di Andersson come motto.
Otto anni fa il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), l’ente delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta, nel suo quinto rapporto lanciava soprattutto moniti. Erano moniti centrati, come dimostra quest’estate di fuoco e inondazioni. L’accordo di Parigi del 2015 aveva fissato la linea rossa da non superare in 1,5-2 gradi di aumento rispetto all’epoca preindustriale. Oltre questo limite, scrive l’Ipcc oggi «le condizioni ambientali cambieranno al di là della capacità di adattamento di molte specie». Peccato che a giugno, ultimo mese con misurazioni ufficiali, fossimo già a 1,4° di aumento sulla terraferma, secondo l’americana Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration), con un decennio di anticipo sulle previsioni.
Secondo il rapporto di oggi (in realtà esce solo il primo capitolo, gli altri sono previsti nei prossimi mesi), nel 2030 potremmo arrivare a 3 gradi e nel 2.100 fino a 4. «Il peggio — si legge nella bozza — deve ancora venire e a pagarne il prezzo saranno i nostri figli e nipoti, più che noi stessi». La cura per riportare il termometro in equilibrio consiste nel dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e portarle a uno zero netto entro il 2050.
Al testo hanno lavorato 234 scienziati di 195 paesi, analizzando 40mila articoli scientifici. La parola chiave del rapporto è tipping point: punto di non ritorno. È come quando una barca si inclina oltre il limite e diventa impossibile raddrizzarla. Se l’anidride carbonica salirà troppo e la temperatura del pianeta supererà di 1,5° la media degli ultimi 150 anni, non ci saranno meccanismi efficienti per riportarla nella norma. Se i ghiacci dei poli si fonderanno oltre un certo limite, sarà impossibile che ritornino allo stato solido come facevano prima. Se roghi e siccità continueranno a erodere la foresta amazzonica, difficilmente la vedremo ricrescere nell’arco di una vita umana. Laddove si creerà un deserto, non rifioriranno più prati o boschi. E se una specie si estinguerà, nessuno potrà più resuscitarla. «La vita sulla Terra — spiegano gli esperti — saprà riprendersi da un cambiamento climatico drammatico facendo evolvere nuove specie e creando nuovi ecosistemi». Per gli uomini però «le conseguenze saranno irreversibili».
Tutto questo, secondo il rapporto di oggi, non è inevitabile. Però è diventato ormai «probabile». Al Guardian il sottosegretario britannico Alok Sharma, che a novembre guiderà la conferenza mondiale sul clima Cop26 a Glasgow, ha detto che «non siamo ancora fuori tempo massimo, ma non possiamo più aspettare. Il momento di agire è adesso».
Il superamento dei punti di non ritorno è considerato dall’Ipcc un avvenimento «probabile in assenza di interventi». In questo caso il livello dei mari salirà, le temperature delle nostre città diventeranno soffocanti e in Sicilia (come già avviene) cresceranno ancor più mango e avocado. L’agenzia dell’Onu non dice che per questo necessariamente ci estingueremo, ma solo che le cose non saranno mai più le stesse. La nostra vita nel complesso diventerà più insicura. Alcune delle soluzioni suggerite sono passare ad auto elettriche, piantare alberi, ridurre la carne nella dieta a favore dei vegetali, riabbassando un livello di anidride carbonica che mai è stato così alto negli ultimi 800mila anni. «Dobbiamo ridefinire stili di vita e consumo» scrive il rapporto. Altrimenti l’Europa del Sud dovrà abituarsi a estati africane, le alluvioni improvvise non saranno più eccezionali e la Svezia dovrà rafforzare il corpo dei pompieri al servizio di Mattias Andersson.
L’Associazione Vittime della caccia anche per questa stagione venatoria fornisce i DATI DELLE VITTIME PER ARMI DA CACCIA E CACCIATORI. Questa raccolta è nella versione sintetica (solo vittime umane) mentre nella CRONOLOGIA generale (in preparazione sul sito AVC) saranno riportati tutti i fatti riscontrati in materia di caccia, tragedie sfiorate per armi da caccia, minori e armi, ambiente, animali e fauna selvatica.
NON E’ CONSENTITO! MODIFICARE i BOLLETTINI AVC E VEICOLARLI COME TALI! (aggiungendo o togliendo dati).
SIETE PREGATI DI NON CREARE DATI IMPROVVISATI, GENERANDO CONFUSIONE NEI MEDIA (già poco recettivi).
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TOTALI DAL 1 settembre 2019 al 15 gennaio 2020
82 VITTIME UMANE: 24 MORTI e 58 FERITI
(70 in Ambito Venatorio: 7 feriti non cacciatori + 18 morti e 45 feriti cacciatori)
-19 NON CACCIATORI: 6 MORTI e 13 FERITI (di cui 8 feriti in A.Venatorio)
(MINORI: 1 MORTO A.E + 1 FERITO A.V.)
– 63 CACCIATORI: 18 MORTI e 45 FERITI (di cui 1 ferito in A.Extravenatorio)
Ovvero,
in Ambito Venatorio: 18 morti e 52 feriti; in Ambito Extravenatorio: 6 morti e 6 feriti.
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CRONOLOGIA DEI FATTI E DELLE RASSEGNE STAMPA DAL 31 DICEMBRE 2019 AL 15 GENNAIO 2020
La precedente Cronologia, dal 1 settembre al 31 dicembre 2019, è consultabile nel> Bollettino della Guerra n.6 segue Bollettino n.7:
GENNAIO
01.01.2020 1 FERITO CACCIATORE – AMBITO VENATORIO Noci (BA), Cacciatore 58enne si ferisce al piede mentre pulisce il fucile durante una battuta di caccia in contrada Carella, località Ciaranciambolo, nelle campagne tra Noci e Alberobello, e che fosse da solo al momento dell’incidente. Il colpo sarebbe partito accidentalmente mentre tentava di scavalcare un muretto a secco ferendolo ad un piede. Sul posto anche i Carabinieri di Noci che hanno sequestrato fucile e munizioni e sono a lavoro per ricostruire la reale dinamica dei fatti… www.nocigazzettino.it
02.01.2020 1 FERITO CACCIATORE – AMBITO VENATORIO Artimino (PO) – Cacciatore si spara a un piede durante una battuta con gli amici vicino via San Martino in Campo. Un cacciatore di 60 anni si è accidentalmente sparato a un piede mentre tornava da una battuta di caccia… www.notiziediprato.it
04.01.2020 1 FERITO CACCIATORE – AMBITO VENATORIO Soveria Mannelli (CZ) – cacciatore ferito ma niente ambulanza e analisi cliniche: Tragedia sfiorata. “Una battuta di caccia al cinghiale, giovedì scorso, rischia di finire in tragedia, quando nelle zone di Marignano durante la posta un cacciatore viene raggiunto da una colpo che gli frantuma parte dell’arteria femorale… www.calabrianews.it
05.01.2020 1 MORTO CACCIATORE – AMBITO VENATORIO Aggius (OT) – Muore assessore di Aggius durante battuta di caccia al cinghiale, .. Andrea Altea è stato colpito durante una battuta di caccia al cinghiale, 43 anni, assessore al Turismo del paese gallurese. L’uomo sarebbe morto sul colpo. Sul posto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Tempio, coordinati dalla comandante Ilaria Campeggio, che stanno effettuando i rilievi per accertare la dinamica… www.unionesarda.it
07.01.2020 *1 MORTO + *1 FERITO NON CACCIATORI – AMBITO EXTRAVENATORIO Reggio Calabria, spara contro i fratelli con un fucile da caccia e ne uccide uno. Un uomo di 81 anni è stato ucciso in località Ferrito di Villa San Giovanni da un colpo di fucile sparato da uno dei suoi fratelli, il 75enne Antonio Bellantone, al culmine di una lite familiare. L’autore avrebbe aggredito i fratelli per dissidi di vicinato e confini di terreni. Anche un altro fratello, il sessantasettenne Salvatore, è rimasto ferito. Quest’ultimo è stato colpito alla gamba e alla clavicola sinistra ed è stato trasportato al pronto soccorso del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria. …
10.01.2020 1 MORTO CACCIATORE – AMBITO VENATORIO Bagnolo San Vito (MN) – Tragica battuta di caccia alla volpe: spara e uccide l’amico La vittima è il 66enne Primo Basso, titolare di un’azienda agricola. Si era appostato dietro un covone. A qualche metro di distanza da lui si era nascosto il 69enne Daniele Spazzini, che ha visto un movimento e ha fatto fuoco… milano.corriere.it
12.01.2020 1 MORTO CACCIATORE – AMBITO VENATORIO Maierato (VV) – Tragico incidente durante una battuta di caccia: Luca Pulzoni ucciso da alcuni colpi di fucile. Tragico incidente di caccia nel territorio di Maierato in provincia di Vibo Valentia. Un uomo è stato centrato da alcuni pallettoni ed è morto. Sul posto i carabinieri di Maierato e della Compagnia di Vibo per fare luce sull’accaduto. catanzaro.gazzettadelsud.it
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La precedente Cronologia, dal 1 settembre al 31 dicembre 2019, è consultabile nel> Bollettino della Guerra n.6