Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

EVENTI 2

  • LABORATORIO RIUSO E RIPARAZIONE A LONDA 

Le attività e aperture del Laboratorio di Riparazione e Riuso di Londa 
sono il mercoledì e il sabato pomeriggio.

Visualizzazione post con etichetta pandemia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pandemia. Mostra tutti i post

giovedì 10 dicembre 2020

di Marco Bersani: Gli avvoltoi del Recovery Fund

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su La Città invisibile, rivista del laboratorio politico perUnaltracittà – Firenze, a questo indirizzo [https://www.perunaltracitta.org/2020/12/07/gli-avvoltoi-del-recovery-fund/] con licenza BY-NC-SA 3.0.

Se la pandemia ha insegnato qualcosa, la sospensione dei vincoli finanziari imposti da Maastricht in avanti e i conseguenti fondi messi a disposizione dal Recovery Fund dovrebbero servire ad un radicale cambio di rotta, provando a costruire, con tutti gli attori sociali, un grande piano di conversione ecologica, sociale e culturale, che metta al centro l’abbandono del modello liberista e la costruzione di una società della cura, di sé, dell’altr*, del pianeta e delle future generazioni.

D’altronde, a meno che non sia brandito come un’ulteriore minaccia a diritti e reddito, lo slogan “Niente sarà più come prima” pareva suggerire un cambio di paradigma, basato sulla consapevolezza che la pandemia non è un fenomeno esogeno, arrivato come un nemico invisibile da un altro pianeta, bensì  il portato delle profonde contraddizioni sistemiche di questo modello insostenibile.

-Servono soldi per la sanità, ma quanti e per quale concetto di salute e di sistema sanitario? Sempre ricordando che, poiché Babbo Natale non esiste, il pasto non è gratis e senza cancellazione del debito e trasformazione della Bce in una banca centrale pubblica, ci stiamo preparando a spendere oggi per essere di nuovo chiusi in gabbia a doppio mandato domani, la predisposizione del piano per accedere alle risorse del Recovery Fund dovrebbe essere l’occasione per una riflessione collettiva che attraversi l’intero Paese e ne sciolga i nodi principali.

– Servono risorse per la scuola, ma quanti e per quale idea di istruzione, formazione e ricerca?

– Servono soldi per le infrastrutture, ma per fare le grandi opere climalteranti e che devastano i territori o per il riassetto idrogeologico e la ristrutturazione delle reti idriche del Paese?

-Serve spesa pubblica, ma per le armi o per i diritti delle persone?

Che ciascuna di queste domande – e le molte altre che si potrebbero analogamente fare – rappresenti un bivio sul modello futuro di società, è un tema che non sembra sfiorare il governo e il Presidente del Consiglio.

D’altronde, se, come ci raccontano, la pandemia è un nemico esterno venuto a turbare il libero fluire di una società pacificata, non servono grandi discussioni: basta mettere in campo i campioni nazionali dell’economia e chiedere loro di presentare i progetti e gestire le conseguenti risorse.

Sembra incredibile, ma proprio di ciò si tratta: pur non ancora ufficializzato, il super-team che affiancherà il governo nella predisposizione del Recovery Plan, pare sarà costituito da sei amministratori delegati di società controllate dallo Stato: Claudio De Scalzi (ENI), Francesco Starace (ENEL), Marco Alverà (SNAM), Gianfranco Battisti (Ferrovie dello Stato), Alessandro Profumo (Leonardo-Finmeccanica) e Fabrizio Palermo (Cassa Depositi e Prestiti).

Tralasciando i non specchiatissimi curriculum giudiziari di alcuni di loro. non ci si può esimere dal notare almeno tre contraddizioni insuperabili:
1. a) sono tutti uomini, sono tutti potenti, sono tutti intrinsecamente legati all’idea che l’aggettivo “grande” è la misura che qualifica i progetti;
2. b) sono tutti a capo di aziende la cui cultura estrattivista nei confronti della natura e della società sprizza da tutti i pori;
3. c) sono tutti manager di aziende, che, per quanto controllate dallo Stato, sono miste pubblico-privato e collocate in Borsa; pertanto devono rispondere all’imperativo degli utili per i propri azionisti e non all’interesse generale della società.

Uomini, estrattivisti, guidati dal profitto: da qualsiasi punto di osservazione si guardi il mondo, scelta peggiore non potrebbe essere fatta.

A chi persevera nell’illusione che la pandemia sia solo una parentesi, occorre che le lotte consegnino un bagno di realtà: il futuro è troppo importante per lasciarlo agli indici di Borsa.

*Marco Bersani in Comune-info

FONTE: https://www.perunaltracitta.org/2020/12/07/gli-avvoltoi-del-recovery-fund/

Marco Bersani

Marco Bersani

Marco Bersani, laureato in filosofia, è dirigente comunale dei servizi sociali. Socio fondatore di Attac Italia, e tra i portavoce del Genoa Social Forum nel luglio 2001, è tra i principali animatori del Forum italiano dei movimenti per l’acqua che ha dato vita alla vittoriosa campagna referendaria del 2011. È fra i promotori del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale.

foto: Photo by Alice Pasqual on Unsplash

giovedì 15 ottobre 2020

Comunicato stampa - Il trasporto pubblico locale vittima della pandemia e soprattutto di politiche sbagliate che propongono solo megaopere e privatizzazioni

 COMUNICATO STAMPA

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”   
Fonte immagine QUI


Firenze, 15 ottobre 2020

In questi primi giorni di forte ripresa della pandemia emergono in tutta la loro gravità, oltre che i problemi sanitari, la situazione dei trasporti pubblici.
Il Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina” in considerazione dell’emergenza della pandemia ha delle proposte che vanno nella direzione di rimediare ai tanti errori fatti fin’ora:
  • si rinunci ai tanti progetti faraonici, impattanti, costosi e spesso non realizzabili; si dirottino le ingenti risorse per un efficace servizio pubblico in tutta la provincia
  • occorre un potenziamento immediato dei servizi esistenti, magari facendo ricorso ai bus turistici che in questo periodo sono fortemente sottoutilizzati
  • si cominci da subito la creazione di un efficiente, capillare ed ecologico sistema di trasporto pubblico che sarebbe realizzabile in poco tempo e con spese enormemente inferiori a quelle previste per il rigido sistema delle tranvie e i devastanti progetti ferroviari.
  • Si potenzi il servizio ferroviario esistente per dare risposte concrete alla mole di pendolari che giornalmente si spostano verso il capoluogo, si faccia una seria politica della casa che riporti gli abitanti in città.
  • Si ripubblicizzi il trasporto pubblico perché mai come ora, con una nuova emergenza pandemica in arrivo, appare evidente che un servizio come questo è di impossibile gestione con un sistema completamente privatizzato, dove le imprese devono principalmente obbedire a ragioni di bilancio aziendale; al contrario l’emergenza richiede interventi onerosi che non possono essere trovati nelle risorse disponibili della bigliettazione; si profila ancora il rischio di sprecare generose sovvenzioni pubbliche per imprese che non sono in grado di stare su nessun mercato, perché i servizi, come il TPL, garantiscono necessità e diritti al di fuori della ideologia di un mercato unico autoregolante. Si intravede ancora una volta come il nostro paese si confermi un gigantesco “sussidistan” per una élite parassitaria, in particolare per la lobby delle grandi opere inutili.
Solo dando risposte concrete si possono immaginare una soluzione all'emergenza in corso e una drastica riduzione dell’uso del mezzo privato e la possibile realizzazione di zone vivibili dalle persone e attraversate da mobilità dolce.
Al Gruppo non piace nemmeno lo scaricabarile tra Comune che chiede soldi alla Regione, questa che li chiede al Governo e questo che li chiede alla mitica Europa, tutto per trovare risorse che poi si vorrebbero dirottate in progetti sbagliati; in questa maniera si cercano di allontanare responsabilità che invece sono di chi ha gestito e continua a gestire la politica delle infrastrutture.
Di fronte all’emergenza, sia sanitaria che dei trasporti, il sindaco di Firenze, quelli di altri Comuni come Sesto Fiorentino, nonché il neo-presidente della Regione, paiono ipnotizzati dalla promessa dei 209 miliardi del Next Generation EU (recovery fund) e finora non hanno fatto altro che fantasticare di megaprogetti infrastrutturali: Passante TAV, aeroporti, tranvie fantasiose accanto a binari esistenti e sottoutilizzati, per non parlare delle tante altre opere sparse per tutta la provincia e regione; tutti pacchi di cemento produttori di CO2 che non risolveranno alcun problema di mobilità.
Se queste sono le politiche “green” di cui tutti si stanno riempiendo la bocca c’è da avere molti timori per il futuro.

Gruppo di ricerca “Mobilità sostenibile nell’Area Metropolitana Fiorentina”
338 3092948

domenica 21 giugno 2020

Per ridurre il rischio di pandemie, l’Ue deve combattere la deforestazione

Articolo di Greenreport a questo link: https://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/per-ridurre-il-rischio-di-pandemie-lue-deve-combattere-la-deforestazione/

Il Wwf: azione urgente per affrontare i fattori chiave che potrebbero causare futuri focolai di malattie zoonotiche
[18 Giugno 2020]
Con il nuovo rapporto  “Covid-19: urgent call to protect people and nature”, il Wwf identifica una serie di fattori ambientali che portano alla comparsa di malattie zoonotiche, «in particolare il commercio e il consumo di animali selvatici ad alto rischio, il cambiamento dell’uso del suolo inclusa la deforestazione e la conversione degli ecosistemi naturali ad altro uso come l’agricoltura intensiva e la produzione animale».
Numerosi scienziati e altre organizzazioni hanno messo in guardia sul rischio di una pandemia globale.  Già più di 10 anni fa il World economic forum (Wef) aveva classificato le  pandemie  e  le malattie infettive  come uno dei  maggiori rischi globali che pongono «una grave minaccia alla vita umana». Mentre restano gli interrogativi sulle origini esatte di Covid-19, tutte le prove disponibili suggeriscono che si tratta di una malattia zoonotica, cioè che è passata dalla fauna selvatica all’uomo.
Marco Lambertini, direttore generale del Wwf International, ha  sottolineato che «Dobbiamo riconoscere urgentemente i legami tra la distruzione della natura e la salute umana, o presto vedremo la prossima pandemia. Dobbiamo frenare il commercio e il consumo ad alto rischio di fauna selvatica, arrestare la deforestazione e la conversione della terra e gestire la produzione alimentare in modo sostenibile. Non c’è discussione e la scienza è chiara: dobbiamo lavorare con la natura, non contro di essa. Lo sfruttamento insostenibile della natura è diventato un rischio enorme per noi tutti».
La perdita incessante di foreste e di altri ecosistemi naturali in tutto il mondo aggrava il rischio di pandemie e accelera i cambiamenti climatici e la perdita di natura. La Commissione europea ha annunciato una nuova legislazione per ridurre l’impronta del consumo dell’Ue  nella deforestazione globale e Anke Schulmeister-Oldenhove, senior forest policy officer di Wwf EU, evidenzia che «La deforestazione e la conversione dell’ecosistema stanno spingendo la fauna selvatica – e con essa i virus – fuori dai loro habitat naturali e più vicini all’uomo. Le foreste possono essere il nostro “antivirus”, ci proteggono dalle pandemie e dobbiamo proteggerle. Accogliamo con favore l’impegno della Commissione europea di introdurre una nuova legge per combattere la deforestazione, ma dobbiamo garantire che la legge sia abbastanza forte da fermare la deforestazione e la distruzione di praterie, zone umide e altri habitat incontaminati. La nuova legislazione dovrebbe anche proteggere i diritti umani, in particolare quelli delle popolazioni indigene e delle comunità locali».
Dal 1990ad oggi, sono stati rasi al suolo 178 milioni di ettari di foresta, equivalenti a più di un quarto della superficie dell’Ue e ogni anno vengono ancora distrutti circa 10 milioni di ettari di foresta a causa della conversione degli ecosistemi naturali in seminativi e per altri usi. Il Wwf dice che «IL nostro insostenibile sistema alimentare globale sta guidando la conversione su larga scala di spazi naturali per l’agricoltura, frammentando così gli ecosistemi naturali e aumentando le interazioni tra fauna selvatica, bestiame e esseri umani».
In conclusione il Panda denuncia nuovamente quel che sta avvenendo in Brasile, dove è in corso una vera e propria tragedia ambientale «con un’impennata della deforestazione dovuta ai tagli delle protezioni da parte del governo federale, seguiti da un aumento del 64% della deforestazione già osservato ad aprile rispetto allo scorso anno».