Associazione Ambientalista a carattere volontario ed apartitica, che si configura quale associazione di fatto. Essa non ha alcuna finalità di lucro. L’area di svolgimento delle attività dell’Associazione è delimitata ai comuni della Valdisieve.

DISCO SOUPE PONTASSIEVE

DA RIFIUTO A RISORSA :-)




EVENTI

http://www.megghy.com/immagini/GIF/alfabeti3/alfa_blu_bordo/E_MD_CLR.GIFhttp://www.megghy.com/immagini/GIF/alfabeti3/alfa_blu_bordo/V_MD_CLR.GIFhttp://www.megghy.com/immagini/GIF/alfabeti3/alfa_blu_bordo/E_MD_CLR.GIFhttp://www.megghy.com/immagini/GIF/alfabeti3/alfa_blu_bordo/N_MD_CLR.GIFhttp://www.megghy.com/immagini/GIF/alfabeti3/alfa_blu_bordo/t_md_clr-3.gifhttp://www.megghy.com/immagini/GIF/alfabeti3/alfa_blu_bordo/i_md_clr-4.gif
TUTTI GLI EVENTI DELLE MAMME NO INCENERITORE E NON SOLO: QUI
vedi anche il loro profilo FB
16 Sett. ore 18/23:

A brandelli. Storie dal ciclo dei rifiuti

mostra collettiva nata con l’intento di aprire la discussione sulle problematiche del ciclo dei rifiuti all’ambito dell’arte contemporanea.
24 SETT. ORE 16/23:

DISCO SOUPE a Pontassieve


************************

· NUOVA Petizione “Stop alla costruzione di nuovi inceneritori, Sì alla raccolta differenziata!”

domenica 10 settembre 2017

Associazione di volontariato Idra: Lettera aperta al Sindaco del Comune di Firenze dott. Dario NARDELLA


 Strade, alberi, memoria storica, cultura:
proviamo a cambiare verso a Firenze?




Oltrarno o… Oltrogni limite di decenza?
Firenze Città d’Arte, Patrimonio dell’Umanità, Culla dell’Artigianato di qualità, Capitale della Cultura, Città del Fiore, Ombelico del Mondo… sì, sì... intanto però, gentile Sindaco, questo che le documentiamo è lo stato effettivo dell’arte (con la minuscola), in Oltrarno. Limitiamoci alla viabilità e a quattro-cinque strade campione, compresa quella che passa su un ponte dedicato alla famiglia patrona della Chiesa di Ognissanti, che dette i natali a quell’Amerigo che a sua volta dette il nome al Nuovo Continente.
Guardi un po’ gli scatti che le alleghiamo. Qui non è solo questione di sicurezza stradale (forse sarebbe meglio dire: di certezza dell’insicurezza). Qui, ancor prima, è questione di rispetto. Rispetto innanzitutto di chi abita Firenze da generazioni. Rispetto delle donne e degli uomini che ce l’hanno consegnata, delle tradizioni che l’hanno costruita e costituita, dei valori storici ed estetici che l’hanno modellata nei secoli passati.
In una via di San Frediano, oggi probabilmente la più ‘sgarrupata’ di Firenze, qualche giorno fa un’anziana residente così commentava, indignata, questo degrado: “O che si può viver così? Io ho una fotografia del ’57: c’era una strada limpidissima! E’ stata fatta con gli scalpelli e con tutto quanto… San Frediano è stato sempre una bellezza: e dire che prima c’era più miseria!”.
Noi crediamo che dovrebbe far riflettere, quest’ultima osservazione. La cosiddetta modernità (quella modernità di cui mena vanto tanta stucchevole retorica dei nostri tempi) sa forse essere all’altezza delle esigenze della popolazione, inclusa la sua domanda sempre più consapevole di tutela della memoria, della cultura e della bellezza? Su queste strade, Sindaco, ci si fa male a pedalare, a camminare, ma forse ancor più a guardare… sì, perché fa male agli occhi guardarsi intorno, e scoprire nello stesso Oltrarno del Brunelleschi, di Masaccio e di Michelangelo tanto trionfo del brutto, dell’incuria, dell’abbandono. Europa, forse?
Basterebbe la centesima parte dei fiumi di denaro pubblico che si stanno buttando via in quella pantomima inconcludente che è il progetto di bucare pericolosamente Firenze da est a ovest (dopo i tanti danni permanenti in Mugello) per farci passare due (2!) binari TAV (non era stato lei stesso, l’anno scorso, a proporre un radicale ripensamento sulla stazione?) per far fronte alle tante esigenze concrete e quotidiane della città, e alle aspettative dei suoi visitatori. Ma ci vorrebbe un vero cambio di verso, etico e culturale. E non solo a parole.
Magari non servirà a nulla. Però tornare a rammentarlo potrebbe una volta tanto funzionare… Ecco perché ci riproviamo, e le proponiamo queste immagini. Solo una parte, peraltro, di quelle che documenterebbero a pieno le condizioni del fondo stradale in Oltrarno: pietre scheggiate, sconnesse, frantumate, semoventi, e orribili toppe in asfalto.
Al netto del lato sinistro, occupato fino all’ultimo centimetro dalle macchine e dagli scooter in sosta, affacciati su un marciapiedi minimale dove a volte diventa avventuroso inoltrarsi, via San Giovanni ha raggiunto forse il record dell’abbandono.
Non va molto meglio in via Camaldoli, o in via Sant’Onofrio, o in via Lungo le Mura di Santa Rosa, o in via Giano della Bella. Ma qualcosa del genere si trova anche in pieno centro, per esempio in Via Cerretani, davanti a Feltrinelli.
Sul Ponte Vespucci, poi, l’accurata posa ad arco dei sampietrini diviene sempre meno leggibile, via via che i cubetti saltati dal fondo stradale si disseminano sulla carreggiata lasciando buche e buchette, che nel migliore dei casi vengono tappate con bitume. Restituendo anche qui un’immagine della città, e della sua cultura della manutenzione, che non ha bisogno di commenti.

Insomma, caro Sindaco, sembra proprio che, per far spazio alle ‘magnifiche sorti e progressive’, siamo invece alla frutta nell’essenziale.

Nelle ultime settimane, decine e decine e decine di esemplari del patrimonio arboreo adulto della città sono stati eliminati, senza spiegare, senza condividere. E uno si domanda: forse si potevano potare, piuttosto, almeno in parte? O il problema è che per questo tipo di interventi manutentivi non si riescono a stanziare le risorse necessarie, e il numero necessario di giardinieri?

Un altro cruccio recentissimo. Il manufatto che Fernand Braudel ha definito, visitandole, “il maggior impianto industriale dell’Europa pre-industriale”, le Gualchiere di Remole, sono state messe all’asta a giugno dal Comune di Firenze, che ne è proprietario. Eppure in quegli stessi giorni si leggeva in rete una lettera che Lei, signor Sindaco, inviava al Principe Carlo d’Inghilterra dopo averlo incontrato alcune settimane prima, nei giorni del G7 della Cultura a Firenze (o la foto, qui in allegato, era un fake?). Il primo cittadino scriveva al Principe di Galles: “Le sono estremamente grato per la splendida opportunità che Lei mi offre, in quanto sindaco di Firenze, di evidenziare l'importanza delle prestigiose Gualchiere di Remole”! E aggiungeva: “Suggerirei di procedere alla costituzione di un comitato tecnico, una sorta di task force, per cominciare a collaborare all'individuazione di soluzioni praticabili per quelle Gualchiere”. Infine: "La informo che intendo partecipare personalmente a questo comitato, e che anche il mio Capo Gabinetto è coinvolto". Uno si domanda, allora: ma il Sindaco di Firenze non era a conoscenza del fatto che, per fare cassa, l’Amministrazione pubblica da lui diretta metteva contemporaneamente all’asta (e meno male che è andata deserta!) un gioiello così raro?

Vogliamo citare un ultimo caso deplorevole? Condannata all’eutanasia la più ricca biblioteca scolastica della regione, quella dell’ITI “Leonardo da Vinci”, un patrimonio forte di oltre 38000 volumi e di un Fondo ottocentesco (2702 opere), un valore storico accumulato e curato nel corso di decenni, del quale si avvale l’intera cittadinanza: inglobata nel circuito del Sistema Documentario Integrato dell'Area Fiorentina, permette infatti di far accedere al patrimonio librario anche la cittadinanza. Una rarità, è stato scritto, fra le altre istituzioni bibliotecarie, grazie appunto al suo duplice ruolo di biblioteca scolastica e di biblioteca aperta al territorio. Ebbene, è stato annunciato che resterà aperta – grottescamente - un (1!) giorno alla settimana, per il semplice fatto che una delle due bibliotecarie va in pensione...! Sarebbe questo il modo più efficace di tutelare e promuovere la formazione dei giovani e la curiosità degli studiosi? E di rispettare gli intenti di coloro che, istituendola, scrissero: “La nostra biblioteca è fondata per educare, per formare delle anime generose, dei buoni cittadini” (Pietro Dazzi, Società delle scuole del popolo di Firenze, Firenze, Barbera, 1897)?  Persino un appello sottoscritto a primavera dalle realtà culturali del territorio, come il circolo Sms di Rifredi, l’Sms di Peretola, il Circolo Le Panche e la Casa del Popolo di Castello, sembra essere rimasto inascoltato!

Dalla cabina di regia di una città cara al mondo ci si aspetterebbe, dott. Nardella, un tipo di governo dell’ambiente e della cultura un po’ diverso.

Confidiamo pertanto in una risposta positiva e operativa a tutte queste domande.

Il presidente
Girolamo Dell’Olio

In allegato (attraverso n. 8 successive spedizioni via Wetransfer):

-         Allegato fotografico 1: Via S. Giovanni (n. 18 scatti)
-         Allegato fotografico 2: Via S. Onofrio (n. 14 scatti)
-         Allegato fotografico 3: Ponte A. Vespucci (n. 13 scatti)
-         Allegato fotografico 4: Via Lungo le Mura di S. Rosa (n. 9 scatti)
-         Allegato fotografico 5: Via Camaldoli (n. 8 scatti)
-         Allegato fotografico 6: Via Giano della Bella (n. 4 scatti)
-         Allegato fotografico 7: Via Cerretani (n. 2 scatti)
-         Allegato fotografico 8: Lettera al Principe Carlo d’Inghilterra su carta intestata del Sindaco di Firenze (n 1 scatto)

FONTE: http://www.idraonlus.it/2017/09/08/lettera-aperta-al-sindaco-firenze-strade-alberi-memoria-storica-cultura/

NB: Gli allegati fotografici sono stati pubblicati sulla pagina FB di Idra. Ci si arriva cliccando sul collegamento relativo (sopra).

mercoledì 6 settembre 2017

CASE PASSERINI: Comunicato stampa, 5 set. 17 – Sì Toscana a Sinistra

Case Passerini. Fattori e Sarti (Sì): “Grazie alla spinta degli abitanti della piana, l’archiviazione del progetto ormai è vicina. Qualcuno dovrebbe chiedere scusa ad ambientalisti e comitati dei cittadini”.

“La vera e propria rivolta degli abitanti della piana fiorentina sta raggiungendo l’obiettivo di fermare un progetto sbagliato e questo significa che non c'è niente d’ineluttabile e che l'impegno di cittadini attivi e informati paga e modifica le scelte della politica. Dopo la strabiliante elezione del Sindaco Lorenzo Falchi di SI a Sesto Fiorentino, a favore del Parco della Piana e contrario ad aeroporto e inceneritore, ora il Sindaco di Campi Bisenzio si smarca dalle certezze del PD, senza dimenticare le ultime dichiarazioni del primo cittadino di Calenzano”, dichiarano i consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti.

"Il Sindaco Fossi, si è dovuto arrendere all'evidenza: dopo oltre un decennio di stallo, è l'ora di mettere definitivamente nel cassetto l'inceneritore di Casa Passerini. Su questo non ci possono essere ripensamenti, la vera miopia è stata quella dei Comuni finora accondiscendenti o troppo silenziosi su questo tema".

“E’ la vittoria della ragione e la presa di consapevolezza, ci auguriamo, che è il momento di sposare in pieno i nuovi indirizzi europei sull’economia circolare, dando la priorità alla riduzione, alla raccolta differenziata e al riuso. Come richiesto in varie occasioni in consiglio regionale, sollecitiamo quanto prima un nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, che aggiorni vecchie previsioni rivelatesi sbagliate e gonfiate. L’impianto di Sesto, per essere economicamente sostenibile, non potrebbe che bruciare sempre più rifiuti provenienti da altre aree e da altre regioni, in nome della massimizzazione degli utili”.

“In attesa della sentenza Consiglio di Stato sul ricorso al Tar che un anno fa ha fermato la procedura per l'impianto, costatiamo che il fronte pro inceneritore perde pezzi e che l'archiviazione definitiva di Case Passerini è imminente. Ma tutta quella classe politica che fino ad oggi ha offeso ambientalisti e cittadini, tacciandoli di populismo e antiscientificità, abbia il coraggio di ammettere che per inseguire un progetto arretrato e sbagliato si è sprecato tempo e denaro pubblico. Altrimenti è troppo facile cambiare idea, senza spiegazioni né scuse”.

“Ora le istituzioni mantengano la promessa di realizzare nella Piana il parco agricolo previsto dalla pianificazione regionale, rivedendo nello stesso tempo anche l’altra follia dell’ampliamento di Peretola. Un polmone verde è indispensabile per l'area, anche su questo continua senza sosta la nostra battaglia in Consiglio regionale”.

Segreteria Sì Toscana a Sinistra


tel. 055/2387506 – 7465 - 7603

mercoledì 30 agosto 2017

24 Settembre: DISCO SOUPE a Pontassieve

Il 24 settembre alle Muratine a Pontassieve!                           dalle ore 16:00 alle ore 23:00
DISCO SOUPE! UNA ZUPPA CONTRO LO SPRECO ALIMENTARE

Una cena cucinata collettivamente con gli alimenti salvati dallo spreco presso gli esercenti della zona, il tutto a ritmo di musica!

Cos’è una Disco Soupe? 
Scoprilo qui https://goo.gl/JG6jY6 sul blog di SenzaSpreco.

Perché una Disco Soupe? 
Perché l'attenzione al problema dello spreco alimentare non è mai abbastanza!
Il menu? Lo decideremo insieme!

Vuoi dare il tuo contributo alla giornata o semplicemente alla preparazione della cena? CONTATTACI! Più siamo, meglio è!
A scopo organizzativo ci farebbe piacere sapere se sarai a cena con noi.

TI ASPETTIAMO!

AGGIORNAMENTO: locandina delle attività e concerti in programma:



Seguici e rimani aggiornato!
Info e adesioni:
328 3681162
info@senza-spreco.it

Le muratine
piazza Vittorio Emanuele II, Pontassieve (FI)
Ingresso libero

La giornata è organizzata da dis.forme, associazione che promuove eventi sociali, artistici e formativi, e SenzaSpreco, che dal 2014 lavora per la riduzione dello spreco alimentare [www.senza-spreco.it]. In collaborazione con il Comune di Pontassieve e con il supporto di Asso Valdisieve e Il Molino del Riciclo.

MAILBOMBING: Il Brasile svende l’Amazzonia, via libera alle trivelle. Scriviamo al presidente

Frecce (58) AGGIORNAMENTO: Brasile, stop (ndr. sospensione) al decreto a favore delle miniere: l'Amazzonia è salva (ndr. per ora!) .


************************
“Le foreste possono vivere senza l’uomo, ma è l’uomo che non può vivere senza le foreste”.
Non c’è verso. I governi del Brasile davvero non sembrano voler fare propria questa frase sacrosanta. Il Brasile è “proprietario” del 65% di quella riserva della biosfera che è l’Amazzonia, uno dei polmoni del pianeta, e chi lo guida, anziché preservarla per il bene di noi tutti, approva norme che ne consentono la distruzione. L’ultimo atto è un vero e proprio crimine contro l’umanità, se è vero come è vero l’aforisma con cui inauguro questo post. Il presidente brasiliano Michel Temer (anch’egli in odore di corruzioneil 23 agosto ha abolito con decreto la National reserve of Copper and associates (Renca), aprendo la strada alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi che si estende per oltre 46.000 chilometri quadrati, un’area più estesa della Danimarca per intenderci, spiega La Vanguardia, a cavallo degli Stati settentrionali di Amapa e Para.
Probabilmente, l’atto è la conseguenza da una parte delle pressioni che il governo subisce dalle compagnie minerarie, dall’altra della recessione che ha colpito in questi ultimi anni l’economia del paese, proprio il Brasile che andava fiero dell’inserimento nei Brics, le nazioni “emergenti”. Fatto sta che l’atto non è che l’ultimo di una catena ininterrotta di depredazioni del bacino amazzonico.
Tutto iniziò alla metà dello scorso secolo quando il Brasile avviò/consentì una politica di intenso sfruttamento delle risorse naturali dell’Amazzonia, con opere devastanti come la Transamazonica o la Grande perimetrale norte, con impianti idroelettrici, concessioni minerarie, traffico di legname, allevamenti di bestiame. Cui si aggiunsero incendi boschivi per acquisire aree coltivabili, inquinamento dei corsi d’acqua con i garimpeiros, ecc, ecc.
Tutti crimini contro l’ambiente, ma anche crimini contro gli uomini delle foreste. L’Amazzonia è la dimora di circa un milione di indios, quei popoli primitivi (“che arrivarono per primi”) che l’uomo bianco considera inferiori, ma che invece sono oggi gli unici ad avere e mantenere un rapporto empatico con la natura.
E l’abolizione delle Riserva comporterà seri problemi anche per le popolazioni che ci vivono, alcune delle quali non ancora corrotte dagli usi della vita occidentale.
“Questo decreto è il più forte attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni. Nemmeno la Transamazzonica è stata così offensiva, nessuno immaginava che il governo Temer potesse osare tanto”, ha commentato il senatore Randolfe Rodrigues, eletto nella regione.
Leggendo la notizia ho pensato a questa frase frutto della sapienza di altri indiani: “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato e l’ultimo flusso d’acqua contaminato, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro”. Ed ho altresì pensato di inviarla a quell’uomo bianco che guida il Brasile e che si sta rendendo responsabile di questo crimine contro l’umanità.
Invito tutti a fare lo stesso.
La mail del Presidente del Brasile è questa: micheltemer@micheltemer.com.brL’oggetto della mail: “National Reserve of Copper and Associates”
Il testo in brasiliano: “Quando a última árvore serà cortada, o último peixe serà comido e o último fluxo de água serà contaminado vocês irao entender que o dinheiro não se pode comer”.
Non servirà a nulla, ma almeno non saremo stati zitti.

Il Brasile vende la propria anima verde



Brasile, foresta pluviale
Un nuovo disastro ambientale per il Brasile e per l’intera Terra è in dirittura d’arrivo.
Fra moltissime proteste, fra cui quelle della Chiesa brasiliana, il Presidente brasiliano Michel Temer ha firmato nei giorni scorsi l’abolizione della National Reserve of Copper and Associates (Renca)area naturale protetta estesa oltre 46 mila chilometri quadrati di foresta amazzonica fra gli Stati di Amapa e Parà.
Il motivo è semplice: l’apertura di miniere d’oro e di rame.
Si avvicina un vero e proprio disastro ambientale.   L’ennesimo ai danni delle foreste pluviali tropicali della Terra.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Brasile, foresta pluviale
da La Stampa,  25 agosto 2017
Via libera del governo Temer alle trivelle nell’area protetta di Renca: “Faremo ripartire il Paese”. Gli ambientalisti: “Sarà una catastrofe”.  (Lidia Catalano)
Un’immensa riserva naturale dell’Amazzonia si prepara a diventare nuova terra di conquista dei cercatori d’oro. Il via libera porta la firma del presidente brasiliano Michel Temer, che mercoledì ha abolito la National Reserve of Copper and Associates (Renca), aprendo la strada alle trivellazioni in un’area ricca di minerali e metalli preziosi che si estende per oltre 46mila chilometri quadrati, a cavallo degli Stati settentrionali di Amapa e Para. «La misura punta ad attrarre investimenti nel Paese e a creare nuovi posti di lavoro, nel rispetto della sostenibilità ambientale», ha dichiarato in un comunicato il ministero per l’Estrazione e l’Energia, precisando che nove aree della riserva, incluse quelle abitate dalle popolazioni indigene, «continueranno ad essere tutelate».

Brasile, Amazzonia
L’ira degli ambientalisti  
Ma le rassicurazioni non sono bastate ad alleviare i timori degli ambientalisti, secondo cui l’attività di estrazione mineraria nella zona porterebbe a «esplosioni demografiche, deforestazioni, distruzione delle risorse idriche, perdita di biodiversità e creazione di conflitti territoriali». Secondo un recente rapporto del Wwf, la principale area di interesse per l’estrazione di rame e di oro si trova proprio in una delle aree protette, la Riserva Biologica di Maicuru, «popolata da comunità indigene di varie etnie che vivono in isolamento» e una corsa all’oro nella regione potrebbe «creare danni irreversibili a queste culture». «È più grande attacco all’Amazzonia degli ultimi 50 anni – ha denunciato il senatore dell’opposizione Randolfe Rodrigues – neppure la dittatura militare o la costruzione dell’autostrada trans-Amazzonica riuscirono a produrre una tale devastazione».
Secondo i dati dell’Inpe, l’Istituto di ricerca sull’Ambiente brasiliano, tra agosto 2015 e luglio 2016 sono andati perduti circa 8000 chilometri quadri di foresta Amazzonica, pari a oltre cinque volte l’area di Londra. Nell’arco di appena dodici mesi il tasso di deforestazione è cresciuto del 29 per cento: per ritrovare cifre simili bisogna tornare al 2008. Il governo Temer assicura che le trivelle saranno autorizzate ad operare soltanto in un’area pari al 30 per cento del’ex riserva naturale, la cui superficie totale supera per estensione la Danimarca. Fondata nel 1984 sotto l’allora dittatura militare, la riserva di Renca fu nominata area protetta per consentire le estrazioni minerarie solo alle compagnie di Stato. Il governo brasiliano ha accompagnato il cambio di passo con la promessa che l’apertura ai privati dopo 33 anni di interdizione «porterà enorme ricchezza nel Paese e contribuirà ad estirpare le attività di estrazione illegale in Amazzonia».
Ma secondo gli ambientalisti e l’opposizione la mossa rientra nell’aggressiva strategia di sfruttamento delle risorse minerarie messa in campo da Temer. Il presidente – su cui pende una pesante accusa di corruzione nell’ambito di un’inchiesta che ha già portato in carcere dirigenti statali e delle principali multinazionali brasiliane del settore petrolifero – ha infatti in programma di dare il via libera alle trivellazioni di compagnie nazionali e straniere in 20.000 siti minerari distribuiti in 400 parchi nazionali.
«Lula da Silva and Dilma Rousseff erano molto più attenti a salvaguardare il nostro patrimonio naturale», lamentano gli attivisti, mentre il governo insiste sull’importanza di questa spinta per trascinare il Brasile fuori dalla più grave crisi economica dell’ultimo secolo. «Nessuno ignora l’importanza dell’attività mineraria per risollevare il Paese», è la replica di Michel de Souza, coordinatore di Wwf Brasile. «Ma se il governo tirerà dritto senza valutare le conseguenze sull’ambiente e sulle comunità locali andremo incontro a una catastrofe annunciata».

Brasile, foreste tropicali, stato di conservazione e di deforestazione (aprile 2015, da Imazon)
(foto da Imazon, Wikipedia, da mailing list ambientalista)

sabato 19 agosto 2017

Trenitalia inizierà la sperimentazione dei treni ad Idrogeno

di Roberto Lentini - 10 luglio 2017
I treni ad idrogeno potrebbero essere una realtà anche in Italia. Lo si è appreso dal convegno “Muoversi in Toscana“, che si è svolto il 6 e 7 luglio all’auditorium di Sant’Apollonia, a Firenze, organizzato dalla Regione Toscana per fare il punto sui temi delle infrastrutture e della mobilità. (vedi articolo)
Tra i prossimi traguardi del Gruppo FS Italiane delineati da Maurizio Gentile, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), e Orazio Iacono, Direttore Divisione Passeggeri Regionale di Trenitalia, c’è infatti la prima sperimentazione dei treni a idrogeno che inizierà proprio in Toscana per un eventuale impiego sulle linee secondarie non elettrificate.
Sarà comunque la Germania il primo Paese al mondo ad inaugurare un treno passeggeri a idrogeno e a emissioni zero. Si chiamerà Coradia iLint ed è stato progettato, in soli due anni, dalla società francese Alstom. Entrerà in servizio sui binari della linea Buxtehude-Bremervörde-Bremerhaven-Cuxhaven, in Bassa Sassonia, già a partire da dicembre 2017.
Nel cuore di Coradia iLint c’è la tecnologia ‘hydrail, una combinazione di fuel cell a idrogeno, batterie e sistemi di stoccaggio in sostituzione al diesel power pack che permette una resa equivalente a quella dell’unità elettrica multipla.
Sul tetto saranno posizionate delle celle a combustibile a idrogeno, ed inoltre saranno collocati dei punti di rifornimento lungo le linee ferroviarie, senza alcun bisogno di ulteriori interventi infrastrutturali o adeguamenti delle linee. Le sue uniche emissioni saranno vapore e acqua di condensa.
Con un pieno, afferma la società, la nuova locomotiva potrà percorrere tra i 600 e gli 800 chilometri, raggiungendo una velocità massima di 140 km / h.

L’Unione europea esamini le nuove (pessime) norme italiane sulla valutazione di impatto ambientale.

La direttiva n. 2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n. 2011/92/UE sulla valutazione di impatto ambientale (qui il testo coordinato delle direttive sulla V.I.A.).
Nonostante reiterate e argomentate osservazioni inviate a Governo, Camera dei Deputati e Senato da parte di associazioni e comitati ambientalisti, purtroppo il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – serie generale – n. 156 del 6 luglio 2017 ed è in vigore dal 21 luglio 2017.

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi per l’alta velocità (genn. 2010)
Soltanto alcuni aspetti marginali sono stati migliorati in seguito alle osservazioni ambientaliste e alle richieste di Regioni e Province autonome, ma 
l’impianto è rimasto di pessima fattura. Per giunta, contiene elementi di molto dubbia rispondenza alla direttiva europea, motivo per il quale il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (17 agosto 2017) un ricorso ai sensi dell’art. 258 del Trattato per il funzionamento dell’Unione europea (TFUE) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo perché verifichino la piena rispondenza o meno del decreto legislativo n. 104/2017 alla normativa comunitaria sulla V.I.A.
Sono diverse le norme della disciplina nazionale sulla V.I.A. contestate:
* l’articolo 2, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 104/2017 prevede che il progetto da sottoporre a procedura di V.I.A. sia il progetto di fattibilità” di cui all’articolo 23, comma 6°, del decreto legislativo n. 50/2016 (nuovo Codice degli appalti), con una definizione progettuale generica e incompleta rispetto alla descrizione degli impatti ambientali, con evidenti danni collaterali sociali, ambientali ed economico-finanziari, in contrasto con gli obiettivi il coinvolgimento dell’opinione pubblica e il rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili durante il processo autorizzativo richiesti dalla direttiva n. 2014/52/UE;
* analoghe considerazioni possono esser fatte riguardo l’articolo 8 del decreto legislativo n. 104/2017, che modifica l’art. 19 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. concernente la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.: il Soggetto proponente attualmente produce per lo svolgimento della procedura un mero “studio preliminare ambientale” al posto del vero e proprio progetto preliminare o progetto di fattibilità, come previsto dalla previgente normativa. E’ del tutto evidente come non siano raggiungibili gli obiettivi del coinvolgimento dell’opinione pubblica e del rafforzamento della qualità delle informazioni disposti dal Legislatore comunitario;

Balena (da National Geographic)
* l’articolo 23, comma 2°, del decreto legislativo n. 104/2017 prevede la valutazione di impatto sanitario per le sole “centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW”, in palese contrasto con gli obiettivi di cui alla direttiva n. 2014/52/UE (art. 3), che impone una valutazione degli effetti del progetto sulla salute della popolazione in via preminente in tutti i casi e non solo negli impianti sopra una determinata soglia (300 MW);
* l’articolo 18 del decreto legislativo n. 104/2017 prevede la sostituzione del previgente art. 29 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. in tema di sanzioni per violazioni varie della disciplina sulla V.I.A. e sulla verifica di assoggettabilità a V.I.A.        Esso viola pesantemente principi e obiettivi della direttiva n. 2014/52/UE in quanto permette “nel caso di progetti … realizzati senza la previa sottoposizione al procedimento di verifica di assoggettabilita’ a VIA, al procedimento di VIA ovvero al procedimento unico di cui all’articolo 27 o di cui all’articolo 27-bis, in violazione delle disposizioni  …  ovvero  in  caso  di  annullamento  in   sede giurisdizionale o in autotutela  dei  provvedimenti  di  verifica  di assoggettabilita’ a VIA o dei provvedimenti  di  VIA  relativi  a  un progetto gia’ realizzato o in  corso  di  realizzazione” alla “autorita’ competente” di “consentire la prosecuzione dei lavori o delle attivita’“ previa la considerazione discrezionale dell’esistenza dei “termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari,  ambientali o  per  il  patrimonio  culturale”.       Si tratta del palese svuotamento degli obiettivi della normativa comunitaria che impone, in particolare con l’art. 10 bis della direttiva n.2011/92/UE come integrata dalla direttiva n. 2014/52/UE che testualmente afferma: “Gli Stati membri determinano le regole per le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate ai sensi della presente direttiva. Tali sanzioni sono effettive, proporzionate e dissuasive”, nonché con il successivo art. 11 relativo alle procedure amministrative e giurisdizionali di valutazione della legittimità del procedimento e i conseguenti provvedimenti.   
In parole povere, anche in assenza di preventiva pronuncia di V.I.A., anche contro una sentenza dei Giudici amministrativi, i lavori possono esser fatti proseguire, con una discrezionalità che scivola penosamente nell’arbitrio.

Roma, Fiume Tevere
Vi sono ulteriori aspetti molto discutibili della disciplina nazionale di recepimento delle direttive V.I.A. relative alla distribuzione dei poteri fra Stato e Regioni e Province autonome, alla sottrazione dei progetti di ricerche di idrocarburi all’obbligo di V.I.A. (sono ora destinati alla meno stringente procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.), alla nomina della Commissione tecnica V.I.A./V.A.S. per chiamata diretta, senza alcuna procedura selettiva, ma non sembrano confliggere con la normativa comunitaria in tema di valutazione di impatto ambientale.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene opportuno che vi sia una vera e propria ampia denuncia popolare contro questa pessima e illegittima normativa nazionale di recepimento della disciplina comunitaria sulla V.I.A.: un fac simile di ricorso è disponibile gratuitamente per comitati, associazioni, singoli cittadini, basta richiederlo all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.
La procedura di V.I.A. deve garantire l’ambiente e la salute dei cittadini, non gli interessi di speculatori e petrolieri!
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
 
(foto A.N.S.A., E.R., S.D., archivio GrIG)
-----------------