
ROMA - Sappiamo cosa ci conviene fare per spostarci in città: usare meno veicoli alimentati da combustibili fossili (l'inquinamento dell'aria causa oltre 400 mila morti l'anno in Europa); utilizzare di più il mezzo pubblico per evitare le code (che inghiottono 5 anni di una vita media); prendere la bici (bastano 20-30 minuti al giorno per migliorare il nostro benessere). Ma facciamo il contrario: la quota degli spostamenti in auto è passata dall'81,1% del 2014 all'83,8% del 2015; quella con i mezzi pubblici è scesa dal 14,6% del 2014 all'11,7% del 2015; i ciclisti, in assenza di una rete di spazi dedicati, vengono falciati (250 morti l'anno in Italia). Perché?
E' la domanda da cui è partito il convegno "Mobilità In-sostenibile. Obiettivi pubblici e ruolo dei privati per cambiare la situazione delle città italiane", organizzato da Legambiente. E la risposta è venuta da numeri che riflettono trend di lungo periodo, quelli che hanno portato a concentrare le risorse sulle infrastrutture necessarie al trasporto su gomma sacrificando le forme di mobilità che oggi l'Europa premia perché più favorevoli all'ambiente, alla salute e all'economia.Di fatto è stato penalizzato il trasporto pubblico locale che muove 12 miliardi di euro e dà lavoro a 126 mila persone. I numeri citati da Maria Elena Perretti, della Cassa depositi e prestiti, offrono una fotografia impressionante del disastro causato da questa scelta. Il parco autobus circolante è sceso in 10 anni da 58.307 a 50.576 mezzi, e nello stesso periodo l'età dei veicoli è passata da 9,13 a 11,38 anni, quasi il doppio della media europea (7 anni). Inoltre il 27% degli autobus urbani e il 36% di quelli extraurbani appartengono a categorie pre Euro 3: sono fonti di inquinamento mobili.
Record negativo anche per le metropolitane: tutte le città italiane sommate ne hanno meno di Madrid. Siamo a 3.83 chilometri di rete per milione di abitanti contro i 12,5 della Spagna, i 10,45 del Regno Unito, i 9,78 dell'Europa a 28. Non va meglio per i tram (5,3 chilometri di rete per milione di abitanti contro i 23,4 della Germania) e per il trasporto ferroviario regionale effettuato con mezzi che hanno 20 anni di servizio sulle spalle.
"Gli italiani non sono masochisti: le file sulle strade si allungano per mancanza di alternative", ricorda Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. "Su alcune linee ferroviarie il numero dei passeggeri è diminuito per i tagli e il degrado dell'offerta: Roma-Lido -30% in 5 anni, in Campania -40,3% di pendolari rispetto al 2011, in Calabria -31%, in Piemonte -9,5% dal 2011. E nello stesso tempo sono aumentate le auto: a Perugia sono oltre 700 ogni 1.000 abitanti, a Catania e Roma 670, a Palermo e Napoli si arriva a 570. Contro le 320 di Berlino, le 405 di Barcellona e le 250 di Londra. Continuando così a Roma ci vorranno 80 anni per arrivare dove l'Europa è oggi".
Qualche segnale di miglioramento sta comunque cominciando a diventare visibile. Il ritmo di sostituzione degli autobus, che era mille l'anno, è triplicato. E in alcune città il cambiamento è visibile. Da Milano, dove l'ingresso a pagamento in centro ha abbattuto code e inquinamento, al tram che collega Firenze e Scandicci (una vettura ogni 4 minuti, 30 mila passeggeri al giorno di cui più di un terzo usava la macchina o la moto), passando per la "bicipolitana" di Pesaro, una rete di piste ciclabili usata quotidianamente dal 32% della popolazione.
"L'alta velocità è stata una grande operazione tecnologica che ha migliorato il Paese", spiega Walter Tocci, il senatore del Pd che è stato tra i pochi a sperimentare innovazioni urbanistiche di successo. "Ma non doveva essere pagata con il sacrificio della rete urbana; anche perché negli ultimi 30 anni le città si sono dilatate fino a occupare spazi che rendono indispensabile il trasporto su ferro. Ma siamo ancora in tempo. Bisogna recuperare le linee dismesse e trasformarle in arterie vitali. E capire che il mondo è cambiato. Ai giovani la lunga guerra dei taxi appare ridicola: bisogna andare verso un nuovo sistema di mobilità; taxi e noleggio possono convergere in un'offerta fluida e collettiva da utilizzare anche online. E la metropolitana di Roma va rilanciata portando le stazioni a 30 metri di profondità e trasformando le risalite in un tour archeologico spettacolare".
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