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martedì 6 novembre 2018

Mamme No Inceneritore: GABANELLI, ci dispiace dirlo, E’ UNA FAKE NEWS !!!

Il 28 ottobre su Il Corriere della Sera Data Room e il 29 ottobre nello spazio all’interno del TG La7 di Mentana, la giornalista Milena Gabanelli ha presentato l’inchiesta condotta con i colleghi Antonio Castaldo e Paolo Foschi, dal titolo:
TARI, nei Comuni virtuosi si paga di più. Perché?
Viene denunciato un problema da parte di amministratori locali di Comuni virtuosi nella raccolta differenziata dei rifiuti urbani come quello del Comune brianzolo di Lesmo: gli inceneritori lombardi privilegiano il secco non riciclabile (il cosiddetto CSS, Combustibile Solido Secondario), ossia il rifiuto proveniente dal trattamento dell'indifferenziato di Comuni non virtuosi, “del sud” aggiunge Gabanelli, perché ha un elevato contenuto di plastiche e quindi elevato potere calorifico. Quindi, deduciamo noi poiché nel servizio è detto in maniera confusa e contraddittoria, i gestori degli inceneritori hanno rincarato la tonnellata di CSS ai comuni virtuosi “del nord”, in quanto CSS con minor potere calorifico, povero in plastiche. Ne conseguirebbe, secondo la Gabanelli, un maggior costo di smaltimento sulla Tari dei Comuni virtuosi (del nord). Ma la giornalista intanto non dice che questa è una distorsione assurda di un mercato particolare come è quello dei rifiuti, dovuta a logiche di massimizzazione del profitto da parte dei gestori degli impianti di incenerimento su cui potrebbero e dovrebbero intervenire lo Stato e le Regioni in piu' modi: ad esempio eliminando i contributi alle fonti rinnovabili ad oggi percepiti dagli inceneritori e introducendo una ecotassa allo smaltimento in inceneritori che sia maggiore per il CSS “sporco” a causa del suo maggiore impatto ambientale.
Con tale informazione, parziale,quindi Gabanelli afferma che servono gli inceneritori (al sud); ecco testualmente cosa ha detto:
" IL CICLO COMPLETO DEI RIFIUTI PREVEDE COMUNQUE … ci dispiace dirlo ... MA NON SI PUÒ FARE A MENO DEL TERMOVALORIZZATORE "
Purtroppo in questo servizio la giornalista Gabanelli è stata molto, troppo, superficiale nell’analisi dati.
Se voleva fare una analisi approfondita, non poteva che fare un confronto sui seguenti dati Ispra (da lei rammentati ma non utilizzati):
1) CTSab = Costi di Trattamento e Smaltimento dei rifiuti urbani indifferenziati (Euro/abitante*anno),
2) CTOTab = Costi TOTali di gestione del servizio di igiene urbana (Euro/abitante*anno)
Nel 2016 nel citato Comune di Lesmo in Brianza la raccolta differenziata è pari al 92,34% con un costo di trattamento e smaltimento del’indifferenziato pari a CTSab= 3,42 Euro/abitante*anno e un costo totale del servizio pari a CTOTab = 95,35 Euro/abitante*anno
Nello stesso anno 2016 nel Comune di Desio, altro Comune della Brianza (“casualmente” preso come confronto visto che oltre ad essere il Comune dove ha vissuto fino a 19 anni la giornalista, vi è presente un inceneritore), la raccolta differenziata è ferma al 50,23% e si hanno costi di trattamento e smaltimento dell’indifferenziato pari a CTSab = 25,39 Euro e un costo totale di gestione del servizio pari a CTOTab 124,08 Euro/abitante*anno
Quindi il Comune non virtuoso di Desio ha costi più elevati di gestione del servizio del Comune virtuoso di Lesmo; ne segue che la Tari pagata dai cittadini di Desio è più alta di quella pagata dai cittadini di Lesmo.
Seppure siamo d’accordo con l'inchiesta di Data Room sulla denuncia (confusa) del costo maggiore attribuito al rifiuto CSS povero in plastiche (proveniente da buona raccolta differenziata) rispetto al CSS “sporco” o ricco in plastiche (proveniente da cattiva raccolta differenziata), quello che mirava invece di dimostrare e’ semplicemente sbagliato: TARI, nei Comuni più virtuosi si PAGA mediamente MENO. Perché questa di Gabanelli/DataRoom è una FAKE NEWS!!!
Analogo confronto può essere fatto infatti tra altri Comuni virtuosi e non virtuosi della provincia di Monza e Brianza, o se si preferisce tra Comuni con gestione della raccolta a cassonetto e Comuni con raccolta Porta a Porta, senza andare a scomodare categorie Nord/Sud e senza lanciarsi in avventurose dimostrazioni sulla necessità dei “termovalorizzatori”.
Quello che risulta a noi dall’analisi dati Ispra è che laddove si hanno inceneritori, si trova sempre la gestione a cassonetto, con la raccolta differenziata che non decolla mai e con i costi per i cittadini nella bolletta Tari più elevati a causa proprio dell’enorme peso della gestione dell’indifferenziato e degli scarsi ricavi dalla vendita dei materiali raccolti con i cassonetti delle frazioni differenziata, per la bassa qualità legata al tipo di raccolta.
Per maggiore dettaglio sul confronto dei costi tra sistemi a cassonetto e Porta a Porta si rimanda allo studio commissionato proprio dalla Regione Lombardia sui 1.346 Comuni della Regione
Se poi si volesse affiancare ad un' analisi dei dati economici anche quella relativa ai
dati ambientali e sanitari si scoprirebbe anche altro.
Due osservazioni risultano indispensabili:
sono proprio gli impianti di incenerimento ad ostacolare la soluzione dell’emergenza rifiuti” in quanto non permettono di incentivare riduzione, riciclo e riuso dei materiali (emerge anche dalla presente inchiesta), continuando a rappresentare un ottimo investimento ma solo per i gestori ;
questi impianti inquinano, anche se di ultima generazione.
Inquinano le enormi portate di fumi rilasciate nell'ambiente sotto forma di polveri sottili e ultrafini ricche di metalli pesanti,diossine etc; inquinano le scorie di combustione, inquinano le fly ashes catturate dai filtri al camino, considerato rifiuti pericolosi e che quindi necessitano di essere smaltite in speciali discariche, con i relativi costi.
Giustificare ancora la necessità di questi impianti, in tempi in cui è indispensabile puntare su altre strategie note e diffuse, non considerare il rischio di ricadute sanitarie sugli abitanti, si connota come una visione non esaustiva della questione e ne risulta un servizio di informazione mancata. Da ultimo, e non per importanza, continuare a ragionare in termini di smaltimento e non di prevenzione, ponendo ad esempio al bando i manufatti di plastica usa e getta, o "costringendo" i gestori e i Comuni a orientarsi su gestioni virtuose dei rifiuti e i produttori di imballaggi a riprogettare con materiali riciclabili, non ci consentirà di uscire dal corto circuito delineato dal servizio.

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